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© Articolo estratto con il permesso dell’autore, Dott. Daniele Trevisani dal libro “Ascolto Attivo ed Empatia. I segreti di una comunicazione efficace. Milano, Franco Angeli

Il T-Chart come strumento di analisi nel Coaching, Counseling, Terapia, Leadership

La valenza del T-Chart è sia avere uno strumento pratico per indirizzare l’ascolto che, come vedremo, uno strumento che si presta ad azioni precise di coaching, counseling, leadership, motivazione, sviluppo personale e professionale.

La nostra filosofia di ascolto intende esplorare come ed in quali situazioni il rapporto tra ascoltatore e ascoltato possa subire una radicale trasformazione.

Ci interessa arrivare una condizione che permetta all’ascoltatore di fare “domande potenti” per arrivare a divenire “illuminatore di percorsi risolutivi” – all’interno del T-Chart – percorsi che portano il cliente o interlocutore verso una maggiore consapevolezza dei propri pensieri ed un miglioramento sostanziale della propria prospettiva temporale.

L’ascolto assume connotati molto diversi in funzione dello scopo.

Se voglio sapere come è andata una vacanza di un amico o familiare, non andrò mai nel futuro positivo e nel futuro negativo, ma starò possibilmente sull’ascolto attivo dei momenti del passato recente. Come è andata la vacanza? Cosa avete visto di bello? Cosa hai mangiato di buono? E tra di voi come è andata? Ci sono stati degli episodi che mi vuoi raccontare? E via così.

Sarà quindi un ascolto concentrato sul passato, dove io applicherò un atteggiamento di empatia per capire non solo i nomi dei luoghi visitati ma anche e soprattutto gli stati d’animo, le emozioni, i vissuti, e le storie.

Esaminiamo invece il colloquio di coaching: Quali sono i tuoi obiettivi? Che goal vorresti raggiungere? Quando li vorresti raggiungere? Con l’aiuto di chi li potresti raggiungere? E via così. generalmente un colloquio tutto spostato al quadrante a destra in alto, orientato agli obiettivi futuri partendo dall’”ora”, e all’inquadramento delle prossime sfide e strategie migliori per esse.

Che si tratti di sfide aziendali, sportive o esistenziali, saremo in un T-Chart che parte sostanzialmente dal presente e si prolunga in un futuro positivo. Questo futuro può essere persino “aspirazionale”, lontano, per poi arrivare a trovare i primissimi “step praticabili, le azioni che possiamo fare, da subito, per dare corpo alla strategia.

Se parliamo invece di un colloquio psicoterapeutico, esso probabilmente partirà dal “Come ti senti ora? Cosa non va nella tua vita? Cosa ti porta a sentirti insoddisfatto, o infelice? Di cosa vorresti parlarmi? (in genere domande che traguardano il lato negativo).

I dati emergenti sono soprattutto legati ad un vissuto negativo, il cliente medio non va da uno psicoterapeuta per raccontare i suoi successi e vittorie, ma in genere, ha bisogno di esaminare un trauma, una fobia, uno stato di ansia o di panico, o un disagio esistenziale.

Il T-Chart partirà quindi dal “qui ed ora” per andare indietro nella zona del passato negativo, a caccia di eventi e modelli di pensiero di cui però la persona dovrebbe liberarsi, e che si stanno probabilmente trascinando nell’oggi.

Distinguere che tipo di ascolto stiamo praticando, con il T-Chart, è anche visivamente molto chiaro.

Grazie a questa  rappresentazione grafica, siamo ora in grado di comprendere meglio quali sono le specificità di un certo tipo di ascolto.

E se pratichiamo un approccio di tipo olistico, possiamo anche visualizzare il fatto che, risolti alcuni aspetti legati al passato, ora compreso ed esaminato, possiamo poi spostarci verso il futuro, per non stare solo in un “angolo del lamento” ma entrare in un “laboratorio di costruzione del futuro positivo.

Ogni professionista, in base alla Scuola di appartenenza, utilizza un modello più o meno centrato su uno dei quadranti, e persino su più quadranti.

L’importante è sapere che cosa vogliamo ascoltare, che cosa vogliamo esplorare, e che fine abbiamo. Se il fine è curare, o aiutare ad elaborare una strategia di gara, o lavorare su una relazione matrimoniale, o sullo stile di leadership. La chiarezza è tutto.

Altri materiali su Comunicazione, Ascolto, Empatia, Potenziale Umano e Crescita Personale disponibili in questi siti e link:

Altre risorse online

© Article translated from the book “Strategic Selling: Psicologia e Comunicazione per la Vendita Consulenziale e le Negoziazioni Complesse” (Strategic Selling: Psychology and Communication for Consulting Sales and Complex Negotiations) copyright Dr. Daniele Trevisani Intercultural Negotiation Training and Coaching, published with the author’s permission. The Book’s rights are on sale and are available. If you are interested in publishing the book in English, or any other language, or seek Intercultural Negotiation Training, Coaching, Mentoring and Consulting, please feel free to contact the Website on Intercultural Negotiation

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In the following article I would like to introduce the concept of the “Get-Ready Mindset”, explaining the importance of an adequate preparation both on self-analysis and on the analysis of other people’s way of thinking and behaviours.

It is not easy explaining in a few words what the Get-Ready Mindset is, but I will try to do so by using a metaphor: it is the preparation work that boxers, karateka, or kickboxers do before facing an important match. 

This preparation consists of studying the opponent’s moves, analysing the videos of his/her fights and any possible material concerning him/her, such as what fighting styles he/she may know, his/her masters, his/her preferences, his/her previous defeats , who defeated him/her and how, what are his/her winning strokes, with whom he/she trains, etc.. It includes studying his/her resume, his/her history and the way he/she moves, searching for his/her strengths and weaknesses. 

After having analysed the “other”, it’s time to analyse ourselves:  

  • what are my strengths?  
  • What can I do to improve myself?  
  • Is improving a certain aspect of myself useful or useless?  
  • On what specific development should I focus for that meeting? And how do I convert all this into a training plan? 

We then proceed with building specific combat strategies and techniques. We create a road map, test the progresses made and the state of preparation on the ring with sparring partners. 

This training is related both to fundamental skills (strength, endurance, speed) and to specific techniques. No detail must be overlooked. 

This preparation combines strategy with hard daily gym training, made up of sweat and fatigue, so as to automate the techniques that are going to be used in the match. The best schools do not disregard athletes’ mental training, but they work on focusing and relaxation techniques and on the search for the most profitable mental state, which keeps away the “background mental noises” allowing athletes to be at their best. 

In fact, in every meeting, as I have been able to highlight in the intercultural negotiation field, it is important to know how to keep the background mental noises out of the arena, the retro-thoughts that can weaken us, making us lose tactical clarity of mind and situational awareness (Mental Noise Theory). 

In companies, as well as in sports, one must not rely on destiny or on the hope of being lucky, but on preparation, because that is the only way to strengthen ourselves, to rise to the challenge and to be able to face it. 

And again, a lot of sparring, simulation and training activities must be combined with the indispensable courage that facing challenges that can be lost takes.  

Sales and negotiation in complex environments require specific trainable skills: strategic analysis and communication psychology. In other words, high-level skills. Nothing that can be stereotyped or memorized. 

Just as the fighter prepares himself/herself in the gym, the negotiator can prepare himself/herself through role-playing and simulations. Just as the fighter analyses his/her opponent, mapping his/her strengths and weaknesses, companies can do the same to be ready for strategic meetings. 

We will explore each of these topics in detail. Effective preparation for strategic sales and complex negotiations concerns some very important points: 

  1. The inner will to adopt a consultative approach, with all its consequences: consultancy behaviours, an analytic attitude and a strong psychological and communicational training that can support one’s methods and actions; 
  1. the self-knowledge:  the knowledge of one’s strengths and weaknesses, combined with the full awareness of the value mix that a person, or a company, can create for customers or stakeholders, with whom they must deal; 
  1. the knowledge of others”: their vulnerabilities, their decision-making mechanisms, their balances and imbalances, their dissonances, the problems that can create a state of need or necessity in them, the drives and tensions capable of triggering them to purchase, while bringing us to the positive closing of a negotiation; 
  1. the spaces, options and ways of relating that lead to success, the traps that can cause our failure, the pitfalls, the lines of action and the sense of the “journey”, that must be undertaken to reach the goal by building the right path, step by step. 

"Strategic Selling" by Daniele Trevisani

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In the following article we are going to introduce the importance of negotiation preparation, focusing on professional training.

In the business field there is a lot of confusion about what training is. Some people think that it is possible to prepare negotiators and salespeople through a couple of hours of theoretical lessons based on abstract theories and concepts, relying on university professors who have never sold anything in their life. 

Others rely on people who make them walk on fire, telling them that this will lead them to dominate the universe, with the practical effect of burning their feet, or drag them into sales meetings where they will have to sing and dance like poor delusional morons. 

Others rely on renowned consulting firms to carry out their assignments, hoping to solve the problem (since they have got trained negotiators and salesmen) by turning to alleged Gurus who show sparkling slides, effective phrases, authors with exotic and famous names. Useful, but insufficient. 

Others focus on the “do-it-yourself” method, making young people flank with senior sellers, without filters, with the practical effect of propagating and disseminating all their mistakes for generations and generations. 

A strong “awareness” is more needed, than a classic training, something that goes beyond stereotyped rules, for example:

  • learning to observe how we react to other people’s communications and how our internal dialogue works; 
  • understanding how to examine a conversation and grasp its strategic moves;
  • preparing to be an analyst. 

Serious training is a very strong form of learning. It starts with a self-analysis that no PowerPoint can replace, and allows us to come to terms with who we really are. 

Unlike those seminars held by “training shops”, a good deep coaching (personal coaching or team coaching) can help the person and the team to pay attention to what previously eluded them, and this has nothing to do with a classic training. 

We need to help people to act like professionals, to “think” like professionals. The search for Human Potential, hidden in every person, is neither easy nor immediate, and we all know it very well. But, sometimes, we look for shortcuts that do not exist. 

There are many situations in which communication changes things. 

We can have a job interview, that can represent a turning point in life, where we have to show who we are and prove what we are worth. 

The effects of every word and every gesture will be decisive. 

Effective communication can also solve the problem of finding a financier for a project, or make a dream come true. 

Many situations, one common denominator: the result of communication and negotiation activities changes life. Facing this intriguing world requires the examination of many variables. But let’s first look for a common trait and reflect on the few certainties we have. 

A first basic awareness is the need for great seriousness in those who work in the world of communication and complex negotiation: being aware of the fact that professional changes – changing-life effects – depend on the results of strategic negotiations. 

If negotiations are well managed, they can lay the foundations for a better future. On the contrary, if they are badly managed, they can cause enormous damage. 

A second certainty is related to the fact that a specific training is needed to communicate well. As a matter of fact, negotiations require a mental preparation: we must use all our mental resources, managing negotiations as professional and strategic activities (mental approach of the Get-Ready Mind Set), without neglecting any detail. 

A third certainty is linked to the need of taking care of the seller’s (negotiator or communicator) “machine”, even before worrying about its external performance. A person who’s feeling well, full of physical and mental energies, will have an excellent chance of expressing his/her communicative potential as well. Conversely, a physically debilitated or exhausted person, who’s also psychologically tired or feels out of place, will only make continual mistakes. 

As an important Italian psychologist and advisor, coach of the Italian national freediving team and freediving world champion, points out: “when you “immerse yourself” in relationships and negotiations you come into contact with yourself and your own subconscious, as a free diver does. 

Reasonable or unreasonable fears, conscious or subconscious anxieties or inconsistencies may emerge. 

If they block us, slow us down, we will suffer many negative effects. 

On the contrary, a person who keeps working deeply on himself/herself can “dive” safely both in water and in the most difficult negotiation, keeping his/her composure, despite the difficult environment, without losing his/her emotional awareness. 

"Strategic Selling" by Daniele Trevisani

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Communication and negotiation are very delicate areas of human existence. Successes and failures, victories and falls, as well as the possibility of making dreams and ideals come true, depend on communication skills and that’s why the following articles will revolve around the tools for building our future: communication, strategic selling and complex negotiations.

Our desires, our human and professional aspirations – the ideas we would like to realize – our own life projects, etc. are all linked to this often-unexpressed ability to communicate, a latent skill, a flower to be made bloom. A skill that we rarely cultivate and study. 

It represents one of the most precious power of human nature: being able to express and share feelings, ideas, thoughts, visions, dreams, projects. 

Here below I would like to make a few examples related to the vital importance of communication skills: 

  • a diplomat or an officer have the lives of thousands of people on their shoulders when negotiating peace; peace and war have always been linked to misunderstandings, lack of communication, negotiation successes or failures; 
  • when an executive negotiates a decisive sale, he/she builds the company’s future; in fact, it also influences the future of the families of those who work in the company. His every move, his every action will have a consequence. 

The vital importance of these skills is not a metaphor, it is something tangible, real. We bumped into it in every job interview, where we were more or less good at presenting our strengths, more or less good at understanding who or what others were looking for, and why. 

The negotiation work is certainly not limited to the business level. 

The importance of communication skills can also alter (for better or for worse) the course of one’s love life; it can bring us closer to the people we love, or create distance, it can generate understanding or misunderstanding, passion or sadness, joy or pain. 

On one hand, good communication can give life to friendships and relationships that last a lifetime, but, on the other hand, bad communication determines the malfunction or irreparable breakdown of human and professional relationships. 

For every human being, the ability to communicate emotions, to open up to others, without letting these emotions being suffocated in an inner mental rumination, is a main factor of physical and mental health. 

Communication skills can even determine life and death, such as in military negotiations or for hostages’ release operations. 

In the business field, the abilities to analyse, present and listen are the core of every sales and partnership project and the heart of every complex negotiation. 

In this context, details also matter, for example: 

  • understanding who the real decision makers are, can change the life of a company; it may or may not let you win a competition, a tender, or the heart of a key customer; 
  • a typing error in an offer’s crucial point can produce a sense of carelessness and raise evaluation barriers, making the sale more difficult; but again… 
  • being distracted in the listening phase can make us lose important “signals” expressed by the interlocutor; 
  • catching or not catching a glance or a facial expression of approval or disapproval is also crucial. 

Concerning negotiations and human relationships, It is an exceptional achievement to understand each other, break the barriers of incommunicability, find ways to achieve cooperative success, and grow together. 

In fact, communicators, professional negotiators, salespeople, represent an active part of society and “put many things into motion”. Without them, companies cannot live. 

A company, where there is no one capable of selling, is a company on the edge of the abyss. All salaries come from a single source: sales. 

We must therefore prepare ourselves: the key is to develop our communication skills and support others’ growth. 

Communication skills must become a real asset (strategic resource) and not a weakness to be covered by discounts, rebates, humiliations, concessions and losses. 

This is why we must act with a fighting and strategic spirit, with a ready and resolute mind – an analyst’s mind – and “legs” ready to meet people everywhere. 

An ancient phrase, expressed by a Japanese Samurai, offers us a beautiful representation, which explains this attitude in a few words: 

Kenshin said: “Fate is in heaven, the armour is on the chest, the result is in the feet” (from the work “Cleary, Thomas. The Mind of the Samurai” by Adachi Masahiro, written from 1780 to 1800) 

The words of Samurai Masahiro help us understand that there are many areas of life that we cannot dominate, and others that are in our hands and that we must manage both personally and as a team. 

Kenshin’s “paradise” refers to global scenarios, for example the choices of the competitors, our armour is our preparation, our feet are the actions we choose to adopt. 

To conclude, we must absorb the fighting spirit proposed by Masahiro and adapt it to our purposes and our profession. 

There is no doubt that operating in sales today means having courage.

The courage of someone who goes out with a suitcase to win over a customer. 

The courage of those who face the world, of those who enter different cultures, new and unknown companies, of those who fight against stronger, more funded or powerful competitors, the courage of those who move on the front line. 

And even greater courage is needed to direct people, standing beside those men and women who work in the front line, especially in times of difficulty and greater need. 

This is leadership. This is a way of life. 

Negotiation is certainly a difficult game, but not a gamble. Serious negotiation never aims to produce free damage to the counterpart, but it is based on building “helping relationships”, that create value for all, and “winning relationships“, that benefit both parties. 

This also applies to marriage, where two people succeed in setting their own spaces of freedom for personal interests (sports, culture, gardening, travel, etc.), without letting marriage become a cage, but rather a springboard that can give power to both. 

This also applies to companies, when, thanks to a good negotiation, a project emerges, that no one, alone, would have been able to create. 

No result, however, is achieved by magic. We need negotiation activities and painstaking work to clarify roles, and roles boundaries. Relationships must be cultivated if we want to reap the fruit of our labour. 

In our everyday life we can negotiate consciously or unconsciously: for example, deciding which film to watch with friends can be considered a negotiation. In projects between companies, negotiation takes on an amplified, enormous importance, and can last for months. Months during which we must never loose our focus on the result. 

These needs require adequate training. 

Communication starts from a main need: the need to enter a relationship, to get in contact with someone or something, and – for those who work with negotiation on a professional level – preparing as professionals is the least that can be done. 

We have been negotiating since we were born, and we will do so for our entire life. 

"Strategic Selling" by Daniele Trevisani

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Articolo estratto dal testo “Il potenziale umano – Metodi e tecniche di coaching e training per lo sviluppo delle performance” Copyright FrancoAngeli e dott. Daniele Trevisani.

Esprimersi è importante. In letteratura si distingue un’espressività positiva (generativa di idee e progetti) e un’espressività negativa (poter manifestare stati di disagio, lasciare fuoriuscire le emozioni negative), su cui il patrimonio mentale ricevuto dai genitori ha notevole effetto (Kolak & Volling)[1].

Esiste quindi uno sfondo importante del potenziale personale, il Modeling familiare e sociale: esempi, pensieri,  modelli comportamentali e mentali cui siamo stati esposti ci fanno da sfondo e agiscono spesso a nostra insaputa. Tutti subiamo in qualche misura un imprinting psicologico (modellamento precoce al quale siamo stati esposti nella crescita). In questo substrato si trovano apprendimenti positivi e negativi.

Prendere coscienza di cosa di buono abbiamo assimilato nella nostra crescita (risorse attive), di cosa invece non abbiamo assimilato (risorse assenti), e dei modelli sbagliati appresi, i modelli che ci danneggiano, la spazzatura mentale che ci circola dentro, è un’operazione eccezionale. Se potessimo passare al setaccio ogni nostra debolezza, timore, paura, insuccesso, riusciremmo ad arrivare alla radice delle credenze “tossiche” per il nostro sistema, le idee acquisite che ci appartengono ma ci danneggiano.

Ogni singola credenza dannosa che ci assedia da dentro è come un sasso nel nostro motore. Rompe gli ingranaggi, inceppa, arresta, frena, distrugge. Es: la credenza “devo sempre essere il massimo in ogni campo, sempre” a lungo termine sviluppa ansia, manie, depressione, tensione permanente e corrosiva. La sua impossibilità materiale di concretizzarsi genera frustrazione continua, e non solo stimolo positivo. Se lo portiamo dentro, da dove viene? Quando l’abbiamo imparato? Da chi? 

O ancora: “la fortuna dipende solo dal destino: puoi fare ciò che vuoi, ma tanto tutto è già scritto”, produce disimpegno verso lo studio e l’imprenditorialità, genera lassismo e pressapochismo. Se tutto è già scritto, a cosa serve impegnarsi per qualcosa? Da dove viene questa spazzatura? Quando e da chi è stata appresa?

Coaching

Oppure immaginiamo quanto la credenza “devi farcela da solo, se chiedi sei un debole” possa impedire ad un leader di apprendere a delegare correttamente, o invece produrre un accentratore incapace di gestire davvero un team, o di fidarsi nel assegnare un obiettivo. Un caso ancora: il problema dell’utilizzare larga parte del proprio tempo libero a guardare programmi stupidi in televisione anziché dedicarlo alla propria crescita o a contenuti attivi. Da dove viene? Dove lo abbiamo appreso?

Al Modeling sociale precoce, che non è frutto di una scelta o libero arbitrio, il sistema HPM vuole aggiungere un modeling diverso, frutto di una decisione della persona, un atto di coraggio, un grido di emancipazione. Si tratta di una scelta di come e dove utilizzare il proprio tempo positivamente, di quali credenze liberarsi, di quale “cultura” nutrirsi invece di “digerire” a forza ciò che il sistema culturale dominante a ha sinora passato.

HPM lavora soprattutto come metodo di sviluppo nel quale la persona possa valutare la propria situazione in termini di energie, smontare alcune delle “celle” del proprio sistema, capire come radicarsi, e poi procedere in avanti: essere protagonista del proprio sviluppo. Lavora inoltre come sistema di riferimento per i coach e trainer che vogliono assistere le persone e le imprese in questo viaggio.

Che si usi come sistema di analisi della persona la piramide HPM, o altri sistemi più classici  – come la tassonomia di Bloom centrata sui “saperi”, “saper essere”, e “saper fare”[2] – l’essenziale è localizzare in quale direzione sono possibili avanzamenti, e dove agire. Trovato un buon livello di ancoraggio, o grounding (radicamento), è possibile per ogni persona osare oltre, dare spazio alla propria espressività. È decisamente vero, quindi, che l’espressività è un tratto in parte appreso, e riceviamo in eredità un dono (se presente, forte, ben accessibile) o un handicap sociale (se inibita, castrata, amputata).

In particolare la figura paterna ha un ruolo leggermente prevalente nell’esprimersi in progetti costruttivi (espressività positiva), mentre la figura materna ha un ruolo leggermente prevalente nel fare da contenitore emotivo, insegnando l’espressività negativa, cioè la nostra capacità di liberare le emozioni negative e non trattenerle dentro a macerare[3]

Se il patrimonio genitoriale o culturale non è così fortunato, cosa si dovrebbe fare? Arrendersi? Non è il nostro progetto. E se invece fosse magnificamente fortunato, perché non chiedersi cosa possiamo noi conquistare ancora, al di là di quello che abbiamo ricevuto? E come praticare una self-contribution, o contributo autonomo, invece di adagiarsi su quanto ricevuto da altri? Ciò che si conquista vale sempre più di ciò che si riceve gratis. Riuscire ad esprimersi in progetti, in risultati, nello sport, nel lavoro, nella leadership, o nel comunicare, è qualcosa che si può decidere di apprendere, non è solo questione di genetica o di fortuna. 

Nella nostra visione, dobbiamo concentrarci su quello che possiamo fare, e non solo sui limiti. Esistono sfere della vita che sono in nostro potere, zone di obiettivi su cui si può intervenire. Non farlo è sprecare la vita. Fare focusing (focalizzare e ri-focalizzare), in questo caso, significa prendere coscienza di nuovi traguardi, fare luce su cosa sia vero e falso, esaminare la quantità di bugie e abbagli annidate nelle presunte sfere di impossibilità e possibilità, fare un bilancio, dirigersi verso nuovi orizzonti.

 


[1] Kolak, Amy M., Volling, Brenda L. (2007), Parental Expressiveness as a Moderator of Coparenting and Marital Relationship Quality, Family Relations, v. 56, n. 5, pp. 467-478, Dec.

[2] Bloom Benjamin, S., Krathwohl, David R. (1956), Taxonomy of Educational Objectives. The Classification of Educational Goals, by a committee of college and university examiners. Handbook I: Cognitive Domain, New York, Longmans, Green.

[3] Wong, Maria S., Diener, Marissa L., Isabella, Russell A. (2008), Parents’ Emotion Related Beliefs and Behaviors and Child Grade: Associations with Children’s Perceptions of Peer Competence, Journal of Applied Developmental Psychology, v. 29, n. 3, pp. 175-186, May-Jun.

 

Per approfondimenti vedi:

Cristina Turconi
Executive & Business Coach ICF | Formatrice Aziendale | Facilitatrice Lavoro di Gruppo | Master Practitioner in HPM™ Human Potential Modeling | Consulente e Innovation Manager MISE 

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Articolo estratto dal testo “Il potenziale umano – Metodi e tecniche di coaching e training per lo sviluppo delle performance” Copyright FrancoAngeli e dott. Daniele Trevisani.

Per accrescere il proprio potenziale bisogna apprendere nuove abilità, e si tratta spesso di abilità sottili, sfuggenti, impalpabili.

Imparare ad apprezzare le “capsule spaziotemporali” è una delle aree di apprendimento del metodo HPM, centrale sia nei piani di crescita personale, che nello sviluppo delle prestazioni.

Una capsula spaziotemporale è un segmento del tempo e dello spazio dotato di significato proprio. Può trattarsi di pochi minuti di un incontro, o del segmento di tempo di un allenamento, o di un qualsiasi brano di vita. La vita è piena di stupende “capsule” non viste.

In una capsula o frame (finestra, brano di esistenza) possono trovarsi esperienze meditative o fisiche, riflessive, o invece molto attive e dinamiche, valori e significati, da vivere soli o in compagnia. I sensation seekers (cercatori di sensazioni) sono alla continua ricerca di capsule spaziotemporali positive e ne traggono energie.

La matematica non è opinione. Se vivi 2 momenti positivi la mattina, 1 al pomeriggio, e 1 alla sera, avrai avuto 4 momenti positivi nella giornata, al di là del loro contenuto. Se questo si ripete per almeno 5 o 6 giorni, avrai una settimana in cui prevalgono sensazioni positive. Se invece nella giornata hai avuto 1 evento negativo la mattina, 1 il pomeriggio, il vuoto esistenziale la sera, e nessun momento positivo di ricarica, avremo una sequenza di giornate che scaricano. Alla fine della settimana, del mese, dell’anno, e della vita, saremo sempre più scarichi e rintanati in un guscio sempre più stretto. Al punto di non aver nemmeno più la voglia di guardare fuori, o peggio, la forza di cercare. 

Ancora una volta, stiamo attenti a non confondere le capacità di rilassamento (un fatto in sé positivo, da apprendere e coltivare) con stasi, apatia e abulia, la perdita di voglia di vivere. Le capsule non sono pastiglie da digerire per “tirare avanti”, ma momenti dotati di significato in sé e per sé. Hanno valore per come attivano le nostre sensazioni ed emozioni, e non come anestetico di altro che non va. Se ne hanno la proprietà, non è comunque questa la loro funzione.

Coaching

Una capsula per qualcuno può essere un momento di allenamento in palestra o sul campo, “sentendo” un’attività intensa o che piace, una cena, la scrittura, la lettura di una lettera, o di un passaggio che colpisce in un  libro, un momento di solitudine guardando il tramonto, una preghiera, un gioco, un dialogo profondo tra persone, o qualsiasi altro brano di vita dotato di significato proprio, persino uno sguardo.Il semplice fatto che un momento di esperienza sia dotato di significati dovrebbe farci rizzare le antenne, visto che senza significati la vita muore e le energie mentali si annullano. Le capsule sono contenitori di significati.

Spesso si ricerca il senso compiuto all’interno della perfezione. Capsule di durata eterna, anziché di durata limitata e praticabile. Questa è una delle più grandi bestialità che un essere umano possa apprendere, e se gli capita di incamerare questo virus, farà bene a disfarsene prima possibile. Il contrario è saper cogliere il dono limitato. Per dono limitato si intende nel metodo HPM una finestra di sensazioni (Sensation Window – SW), ad esempio la sensazione positiva che si prova quando siamo in presenza di persone che ci piacciono, in quel preciso momento, anche non potendo possedere illimitatamente il tutto, tutto il suo tempo, tutte le sue ore o minuti. 

O ancora, la sensazione che può dare un allenamento, persino un brano di un allenamento (training experience), senza per forza dover vincere qualcosa, e dover diventare campioni per forza. Apprezzare il training, oltre che il risultato che ne può derivare, persino indipendentemente da esso, è una nuova forma di competenza. Di fatto, siamo poco allenati a riconoscere e generare finestre di sensazioni positive, e ben allenati verso quelle negative. Questo produce danni psicologici e fisiologici.

Tra i fattori determinanti del lavoro sul potenziale umano:

1) far apprezzare alla persona i frames esperienziali di cui si compone un’esperienza allenante o formativa;

2) scoprire sensazioni nascoste anche nei momenti più piccoli o apparentemente insignificanti;

3) aumentare la capacità di cogliere, percepire e assaporare il fluire di sensazioni;

4) diminuire le passività e aumentare la capacità di costruire esperienze positive e di crescita.

Per approfondimenti sul Metodo HPM™ del Dr. Daniele Trevisani vedi:

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Progetto a cura di: Cristina Turconi – Executive & Business Coach ICF | Formatrice Aziendale | Facilitatrice Lavoro di Gruppo | Master Practitioner in HPM™ Human Potential Modeling | Consulente e Innovation Manager MISE

È impensabile poter tornare alla vita di prima come se nulla fosse successo.

È infatti sempre più difficile per molti di noi guardare l’altro, soprattutto chi non conosciamo, senza un pensiero che inneschi la paura del contagio. La solitudine e l’isolamento che abbiamo vissuto hanno a messo a nudo da un lato le nostre fragilità, come pure donato un senso nuovo al valore incalcolabile della persona. 

Il primo lockdown è stato vissuto da molti quasi come una fuga dalla realtà, con una attenzione più focalizzata alle piccole cose, con scambi frenetici in rete, videoconferenze continue, impegnati ad adattarci il più velocemente possibile ai nuovi limiti imposti dalla situazione contingente come pure nel tenere a bada le preoccupazioni per una emergenza totalmente sconosciuta. Il secondo periodo di lockdown ha invece fortemente accentuato l’incertezza sul futuro, la perdita di punti di riferimento importanti, l’instabilità politica e la precarietà finanziaria. 

In una situazione come questa è normale che non sia facile per molti di noi vivere quotidianamente il presente e nutrire speranza per il futuro che ci attende. 

Imparare ad alimentare costruttivamente la nostra mente, ad utilizzare al meglio le nostre energie fisiche e psicologiche, a comprendere e armonizzare le emozioni che albergano dentro di noi è un lavoro che richiede una forte capacità di introspezione e una buona dose di consapevolezza di come “funzioniamo” e interagiamo con noi stessi, con gli altri e con il contesto.

Come far sì che la nostra fragilità non si trasformi in vulnerabilità?
Metodo Comunicativo Comportamentale 4Colors®

Navigare nei diversi poli della bussola dei 4Colori può aiutarci a ritrovare quell’equilibrio necessario per gestire al meglio questo momento.

nord della bussola dei colori, la percezione ostile del mondo, ci invita a seguire scrupolosamente le istruzioni di contenimento ma allo stesso tempo a ricercare continuamente dati, notizie dell’ultima ora, fonti sicure che possano permetterci di avere un quadro più chiaro e preciso della situazione e dei possibili sviluppi e scenari futuri. Questa energia blu, che preferisce i fatti alle emozioni, ci fa correre il rischio di rimanere bloccati a ricercare per ore e ore, esponendoci eccessivamente alle prevedibili cattive notizie quotidiane. Il consiglio qui è quello di monitorare il tempo dedicato alla ricerca, dando la preferenza alla stampa settimanale con i suoi articoli di approfondimento, in modo da poter fare un passo indietro e capire meglio tendenze e segnali deboli.

Come far sì che la nostra fragilità non si trasformi in vulnerabilità?

Sempre a nord, c’è l’osservazione di un altro mondo in pericolo. Quello dell’economia, della recessione globale, dei licenziamenti annunciati, del dramma per quei settori fortemente colpiti e per tutte quelle aziende che purtroppo non riapriranno. Qui, nel mondo dell’energia rossa, è facile percepire la situazione come uno “scendere in campo in assetto da guerra” per difendere la nostra sopravvivenza, con il rischio di attivare risposte guidate dalla paura, dalla necessità di difendersi, o dalla necessità di dominio. La paura, lo stress e il panico sono trasmissibili da un essere umano all’altro ancora più di un virus. Di solito, la paura è lì per proteggerci, ma quando il nostro cervello è esposto troppo a lungo a questa emozione, il cortisolo spinge a mettere in campo comportamenti individualistici e violenti, acuendo il panico e la competizione tra gli individui al loro interno. Navigare a nord della bussola, non dovrebbe mobilitarci con le armi ma al contrario con l’intelligenza dei vivi che ci costringe a fermarci per ponderare quali siano le migliori azioni da portare in cammino.

Come far sì che la nostra fragilità non si trasformi in vulnerabilità?

Verso Ovest, ci muoviamo nel mondo del pensiero. Se ci fermiamo a riflettere, possiamo constatare che questa situazione così particolare ci ha offerto un momento di “pausa” senza precedenti, uno “spazio di respiro” in un mondo che è impazzito. 

Le immagini della NASA ci hanno fatto capire quanto questo improvviso cambiamento nelle nostre attività in realtà sia stato benefico per il nostro piccolo pianeta. E se questa pandemia ci offrisse l’opportunità di una ricerca di un significato più profondo? La medicina ci dona a volte l’illusione dell’immortalità, dell’onnipotenza, al punto tale da dimenticare che ciò che inizia, un giorno finisce. Imparare ad integrare vita e morte nel ciclo della natura, può aiutarci a sviluppare più saggezza e meno paura. Questo è un tempo prezioso per prendere coscienza che siamo la specie più intelligente che sta distruggendo il suo stesso ecosistema. Un tempo prezioso per mettere in atto nuovi atteggiamenti basati sulla interrelazione, sulla solidarietà, sull’impegno di ognuno di noi a cooperare, collaborare e contribuire.

Navigare questa parte della bussola, con la sua energia verde, può a volte provocare un grande sensazione di vuoto, di mancanza di significato, di frustrazione e di impossibilità ad invertire la rotta.

Come far sì che la nostra fragilità non si trasformi in vulnerabilità?

E’ possibile allora spostarsi a sud-est della nostra bussola, per sperimentare un po’ di umorismo e di autoironia. Percezioni più ottimiste, un’energia gialla gioiosa come i raggi del sole, potrebbe agire come un vero e proprio antidoto a questa “epidemia della paura”. L’iperattività degli estroversi, le centinaia di video umoristici e il numero di messaggi ricevuti e inviati ai nostri amici digitali non devono però distrarci dall’essenziale: vivere il momento e godere di ciò che ci offre, riscoprire i momenti di condivisione familiare, dare ancora più importanza agli sguardi dei pochi umani che incontriamo nel nostro muoverci quotidiano: così bisognosi di contatto ravvicinato, privati degli abbracci, delle strette di mano, con la necessità di inventare nuovi riti e nuove complicità.

Come far sì che la nostra fragilità non si trasformi in vulnerabilità?

Includere ogni energia colore nelle nostre interazioni ci aiuta a preservare la nostra fragilità e allo stesso tempo ad affrontare al meglio il momento presente riconnettendoci con chi ci circonda. È tempo di amare meglio e di dire a chi ci circonda quanto lo amiamo.

Bibliografia:
– Nos styles de personnalités à l’épreuve du confinement – Vianney Boussuat
– Manager avec les couleurs: Pour un management humain, agile et durable – Brigitte Boussuat

Photo Credit: 
– Matthew Fournier – Unsplash

Progetto a cura di:

Cristina Turconi
Executive & Business Coach ICF | Formatrice Aziendale | Facilitatrice Lavoro di Gruppo | Master Practitioner in HPM™ Human Potential Modeling | Consulente e Innovation Manager MISE 

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Articolo estratto dal testo “Self Power, psicologia della motivazione e della performance“, copyright FrancoAngeli Editore e Dr. Daniele Trevisani Formazione Aziendale e Coaching, pubblicato con il permesso dell’autore.

Training e coaching atti a potenziare la corteccia

Si tratta della zona celebrale che ci mette in grado di elaborare le emozioni positive e cogliere il bello e il piacere degli elementi della vita e dell’ambiente che ci circondano. Se questa zona non viene allenata, come un muscolo in disuso, si riduce in termini di potenza e capacità, per cui rimaniamo in balia della sola corteccia prefrontale destra e di un continuo vissuto negativo.

Le neuroscienze ed il coaching basato sulle neuroscienze in questo sono di grande aiuto, pratico e concreto, con esercizi fattibili da chiunque. Per apprendere questi temi, la sola lettura non è sufficiente, ma serve la partecipazione ad allenamento speciali.

E anche la perseveranza non deve mancare. Se da un corso non traiamo niente, cambiamolo, senza troppe recriminazioni, finchè non troviamo qualcosa che funzioni su di noi. Se senti una pulsione verso una crescita vuol dire che quella voce va ascoltata, è una voce importante da non seppellire mai.

Ecco un paio di esempi di casi:

  • Esempio in ambito sportivo:
    Obiettivo: riprendere il gusto del ring, assaporare ogni attimo. Questo significa, per un atleta che ha già vissuto un intera vita nello sport, rinascere prima di tutto nelle emozioni, poi come atleta. Riscoprire come in ogni singolo colpo si attiva la catena muscolare dalle dita sino al capo, sentire il respiro dell’aria fresca usciti dalla palestra, il piacere del sudore, ascoltare i segnali del corpo. Far diventare il giorno della gara, tra luci e riflettori con telecamere di tv di tutto il mondo puntate addosso, come un momento di gioia, liberi dal giudizio, un momento di vita pura.
  • Esempio in campo manageriale:
    Per un dirigente riscoprire il gusto di fare un colloquio in profondità, anziché un rapido giro di telefonate. Conoscere le persone e sapere su chi poter contare cogliendo la felicità di chi sente di avere un potere di osservazione nuovo, potente e una dote nascosta finora mai usata. Divertirsi ad esaminare e se necessario smontare le argomentazioni e le riunioni, padroneggiare le riunioni anziché esserne dominato, guadagnarsi la leadership sul campo e non tramite pezzi di carta. Lavorare e vivere meglio.

In entrambi i casi, il lavoro sulla corteccia prefrontale sinistra è partito con osservazioni, di quanto ci fosse di piacevole nell’ambiente umano e fisico potenziale, per poi passare a esercizi di bioenergetica in acque termali, con esercizi di percezione aumentata dei segnali positivi circostanti, dati da immagini, suoni, luci, sensazioni interiori. Poi i role-playing, gli esercizi con “stop dell’azione” e osservazione aumentata, e tante altre fasi di training operativo e non solo teorico.

In tutti i casi si assiste ad un meccanismo unico: lo spalancarsi delle capacità di sentire, il percepire gli elementi e i momenti della vita, e un fantastico trascinamento positivo di questa capacità sia nell’azione che nella vita quotidiana.

Ri-allenare la corteccia prefrontale sinistra significa far assaporare ogni singolo boccone di vita e sentire ogni momento nella sua sacralità, anzichè vivere la giornata o una performance senza sentirne i profumi, i colori, il tatto, i suoni e le sensazioni interne che ti possono produrre.

Se non impari e ti alleni a cogliere le sensazioni positive enormi e immense nessun altro lo farà per te.

Per approfondimenti vedi:

Il Capitale Psicologico.

Articolo Copyright in anteprima editoriale, a cura di: Dott. Daniele TrevisaniStudio Trevisani Academy

Il Capitale Psicologico (PsyCap) è oggetto di molte nuove ricerche negli Stati Uniti, dove si cerca di capire cosa “faccia la differenza” tra le organizzazioni che hanno successo e quelle che falliscono senza riuscire a rialzarsi. Dopo osservazioni scientifiche accurate, queste ricerche arrivano a definire il “Capitale Psicologico” dei leader come uno dei fattori di successo primari, in grado addirittura di superare come impatto il capitale tecnologico e finanziario d’impresa.

Lo PsyCap – ricordiamo – è un costrutto composto da quattro variabili specifiche:

  1. Speranza (Hope)
  2. Autoefficacia (Efficacy)
  3. Resilienza (Resilience)
  4. Ottimismo (Optimism).

Ricordiamo che nella letteratura specifica sullo PsyCap, questi concetti non sono strettamente collegati all’uso colloquiale di tali parole, ma hanno tutti  implicazioni operative concrete. Ad esempio, il fattore Hope – Speranza, è connotato come (1) il potere della volontà (willpower), (2) la determinazione, unite a (3) la capacità di pianificazione (planning). Si tratta come è evidente di una concezione di “speranza” non tanto assimilabile ad un credere ciecamente in un destino positivo quanto ad adoperarsi per farlo accadere.

Capitale Psicologico - Ottimismo, Resilienza, Determinazione, CoraggioCapitale Psicologico e Leadership

Il livello di PsyCap di una persona può impattare e influenzare il livello di PsyCap di un’altra persona e direttamente o indirettamente influenzarne i comportamenti relazionali. Per questo motivo, accrescere lo PsyCap è un obiettivo di grande valore da perseguire in chi dirige team di vendita e strutture di Direzione Vendite.

Dall’alto di un’organizzazione, lo PsyCap discende verso il basso e influenza l’intero team e ogni persona che ne fa parte. Ma non solo. Lo PsyCap influenza l’intera catena del valore, esercitando un influsso su tutte le persone con cui si viene a contatto, dai buyer ai clienti.

Lo PsyCap di un leader ha un impatto positivo sui suoi collaboratori (Story et al 2013) e questo a sua volta determina numerosi risultati desiderabili, siano essi attitudinali, comportamentali o di performance di vendita. Il meccanismo teorico del trasferimento di PsyCap da leader a follower, riferito anche come effetto contagio, include l’apprendimento sociale, l’osservazione, e il modellamento dei comportamenti e atteggiamenti osservati. I leader ad alto PsyCap sono modelli per i propri follower e influenzano positivamente il loro livello di PsyCap.

Il “Modeling” positivo (l’apprendimento per vicinanza, assimilazione e osservazione) è un vero e proprio trasferimento, pari a quello dell’osmosi. Questo Modeling include i comportamenti positivi direttamente osservabili, così come i ragionamenti positivi quali il darsi goal sfidanti, il problem solving creativo, la pianificazione, l’analisi degli aspetti positivi delle situazioni, le aspettative positive sul successo, e un’alta automotivazione.

Come osservano Friend, Johnson et al.[1]:

 

“La premessa dell’effetto contagio è che mentre i follower osservano l’impatto positivo combinato dei quattro componenti della risorsa PsyCap in azione, è più probabile che emulino i comportamenti associati allo PsyCap del loro leader (Story et al. 2013)[2]. Questo effetto si traduce in un processo in cui gli stati positivi dei leader vengono modellati e trasferiti ai loro seguaci attraverso il contagio emotivo. In altre parole, la positività mostrata dai leader si converte in positività del follower (Yammarino et al. 2008)[3]. Bono e Ilies (2006)[4] supportano questo transfert attraverso le loro conclusioni che il comportamento del leader è una fonte importante di informazioni che può influenzare le risorse psicologiche percepite dai seguaci. Specificamente per lo PsyCap, Story et al. (2013) indicano che i leader globali di un’azienda che esibiscono livelli più elevati di PsyCap agiscono come modelli di ruolo attraenti e credibili per i follower da imitare. In altre parole, le persone ad alto contenuto di PsyCap trasferiscono le proprie risorse psicologiche ai follower fungendo da guida mentale e comportamentale.”

 ___

[1] Friend, Scott B.; Johnson, Jeff S.; Luthans, Fred; and Sohi, Ravipreet, “Positive Psychology in Sales: Integrating Psychological Capital” (2016). Management Department Faculty Publications. University of Nebraska – Lincoln. Pag. 22

[2] Story, Joana S. P., Carolyn M. Youssef, Fred Luthans, John E. Barbuto, and James Bovaird (2013), “Contagion Effect of Global Leaders’ Positive Psychological Capital on Followers: Does Distance and Quality of Relationship Matter?,” The International Journal of Human Resource Management, 24 (13), 2534–2553.

[3] Yammarino, Francis J., Shelley D. Dionne, Chester A. Schriesheim, and Fred Dansereau (2008), “Authentic Leadership and Positive Organizational Behavior: A Meso, Multi-Level Perspective,” Leadership Quarterly, 19 (6), 693–707.

[4] Bono, Joyce E., and Remus Ilies (2006), “Charisma, Positive Emotions and Mood Contagion,” Leadership Quarterly, 17 (4), 317–334.

Copyright Daniele Trevisani. Tema “Chiarezza dei ruoli” – Dal libro

team leadership e comunicazione operativa - tema chiarezza dei ruoli

Team leadership e comunicazione operativa. Principi e pratiche per il miglioramento continuo individuale e di team

La chiarezza dei ruoli come fattore critico del successo aziendale

La chiarezza dei ruoli è un elemento di successo aziendale e di pulizia mentale per la persona. Ruoli chiari producono sempre maggiore efficienza ed efficacia.

Noi agiamo sempre in base a qualche teoria. Che ce ne rendiamo conto o meno, esiste una teoria per il fatto di lavarsi la faccia la mattina (teoria che l’atto di lavarsi il viso porti ad una maggiore rapidità di risveglio), sino alle teorie più complesse ed elaborate.

Anche i leader seguono teorie, che se ne accorgano o meno. Teorie che governano ogni loro azione come leader, che si tratti di come riprendere un errore (rimproverando bruscamente o sotto forma di feedback cortese), o distribuire deleghe (per iscritto oppure di persona). Ogni cosa che facciamo è governata da teorie implicite. Esplicitarle, farle uscire allo scoperto, ci farà molto bene.

Principio 13 – Riconoscimento delle teorie implicite sulla leadership, motivazione e direzione

La possibilità di crescita personale è correlata:

  • al riconoscimento delle teorie implicite che governano il proprio agire;

  • alla capacità di mettere in discussione le teorie implicite e ricercare vettori di miglioramento nei campi ove questo sia possibile, anche quando il miglioramento costringe a dolorose (o gradevoli) ristrutturazioni cognitive, e alla modifica delle credenze personali, creando una maggiore chiarezza dei ruoli di vita e ruoli professionali che la persona interpreta.

 I critical incidents e la chiarezza dei ruoli

La necessità di dedicarsi alla fissazione dei ruoli e dei confini è sempre presente, ma emerge in modo prepotente quando si presentano critical incidents, momenti di realtà particolarmente impattanti, che evidenziano le lacune e la cattiva separazione di ruoli, o una falla nella teoria organizzativa e comunicativa in uso.

Un critical incident può essere la perdita di un importante cliente senza che ne siano chiare le ragioni, un grave conflitto interno al­l’azienda o tra due persone, e qualsiasi situazione particolarmente difficile da gestire che sfugge al controllo quando utilizziamo le nostre teorie abituali sul­l’agire.

Microcaso 6 – Al crescere dei risultati per il cliente cala la sua soddisfazione[1] – Una questione di chiarezza dei ruoli

Massimo è un consulente progettista di formazione aziendale. È leader di un progetto di miglioramento per l’Associazione degli Industriali di una provincia italiana. In questa provincia esiste una discreta vocazione turistica, e un buon tessuto industriale. La cultura aziendale media è basata sulla produzione e non vi sono livelli manageriali molto elevati.

Una delle caratteristiche notate da Massimo è che nel catalogo dei corsi formativi dell’Associazione si trovano corsi di videoscrittura o di contabilità di base (che ogni scuola di informatica è in grado di offrire) ma mancano completamente corsi sulla comunicazione, innovazione e tecnologie, dei quali vi sarebbe (a suo parere) estremamente bisogno, e che proprio un’Associazione dovrebbe proporre.

All’avvio dei contatti con il cliente, il consulente nota subito questa situazione di fondo. Propone quindi al direttore un accordo quadro dove il consulente si impegna a fornire all’Associazione un’esclusiva per le sue proposte nella provincia indicata. Le iniziative partono, il primo anno vengono proposti e attuati con successo corsi per la comunicazione nel’export in alcune aziende locali (con buona soddisfazione dei clienti), nel secondo anno vengono fatti partire corsi di comunicazione e tecnologie per disoccupati, i quali producono un altissimo tasso di adesione e di occupazione per i ragazzi partecipanti. Il terzo anno viene lanciato un Master, organizzato da Massimo, su una nuova tematica di frontiera della comunicazione e tecnologie, in collaborazione con un’Università locale, in più vengono avviati progetti sperimentali in diverse aziende leader della provincia, con alta soddisfazione per i clienti. Dal quarto anno Massimo non viene più chiamato, le sue proposte non vengono più accolte. Il critical incident più forte accade quando un progetto di Massimo viene fatto circolare dall’Associazione presso altre associazioni, senza che egli percepisca il compenso pattuito per la divulgazione. Gli incontri di chiarimento e negoziazione si fanno sempre più fitti, ma il rapporto progressivamente decade. L’Associazione spiega chiaramente a Massimo che è pratica comune passarsi progetti tra associazioni, per trarne benefici reciproci. Dal quinto anno, il mercato della formazione in comunicazione nella provincia viene preso dai competitor del­l’associazione, da associazioni imprenditoriali concorrenti con quella per cui lavorava Massimo.

  • Quali sembrano essere le teorie implicite che utilizza Massimo?
  • A cosa porta la loro applicazione?
  • Quali sembrano essere le teorie implicite del direttore del­l’Asso­ciazione?
  • A cosa porta la loro applicazione?
  • Che cosa accade realmente nel critical incident e perché accade?

Formulare alcune possibili ipotesi evidenziando le dinamiche in corso.

Esercitazione di role-playing connessa al caso e analisi del tema della chiarezza dei ruoli.

  • Esercitazione 1: riprodurre in un role-playing il momento nel quale Massimo, dopo aver scoperto in internet che i suoi progetti sono stati divulgati ad altre associazioni, si incontra con il diretto­­re per un chiarimento.
  • Esercitazione 2: creare un role-playing finalizzato alla fissazione dei ruoli e confini dei ruoli (role-setting), tra il direttore e Massimo, al termine del terzo anno.

[1] Caso reale ricavato sulla base di interviste in profondità sui critical incidents, svolte a progettisti italiani della formazione. Tema: chiarezza dei ruoli in azienda

Copyright Daniele Trevisani. Dal libro

team leadership e comunicazione operativa

Team leadership e comunicazione operativa. Principi e pratiche per il miglioramento continuo individuale e di team