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Articolo estratto con il permesso dell’autore dal testo di Daniele Trevisani – “Deep coaching. Il Metodo HPM™ per la crescita personale, il coaching in profondità e la formazione attiva”. Franco Angeli editore, Milano.

L’anima libera è rara, ma quando la vedi la riconosci: soprattutto perché provi un senso di benessere, quando gli sei vicino.

Charles Bukowski

La crescita personale assomiglia ad un viaggio compiuto per ritrovarsi, o per scoprire chi siamo davvero, o cosa potremmo essere. Questo vale anche per la crescita professionale. Alla base di tutto vi è la volontà di accedere a nuovi livelli di vita, o a nuovi livelli professionali, e persino a nuovi stati emotivi. Per farlo con successo, tuttavia, serve un modello che ci guidi. 

Il modello Deep Coaching, derivazione del Modello HPM (Human Potential Modeling) sviluppato per la crescita del potenziale umano, ha proprio questo scopo.

In particolare, un metodo di crescita personale o professionale deve rispondere ad alcune domande di base: 

  1. quali fattori primari prendere in considerazione per liberare il potenziale e di conseguenza le performance? 
  2. come si può attivare una buona formazione esperienziale e un coaching in profondità (Deep Coaching) per stimolare la crescita delle energie personali, delle competenze, della progettualità, sino ai valori e alla spiritualità? 

Al centro di tutto questo ragionamento c’è la convinzione profonda che l’essere umano possa prendere in mano larga parte delle redini del suo destino. Per farlo, occorre fare alcuni cambiamenti radicali, proposti nel Metodo HPM (Human Potential Modeling), che qui trattiamo. Dobbiamo imparare a fare cose che non facevamo prima, come il lavoro bioenergetico sul corpo, il training mentale, e tante altre aree previste nel metodo, e farle diventare abitudini sane e positive per la nostra crescita personale.

Sembra sempre impossibile, finché non viene fatto

Nelson Mandela

Se fai tuo questo pensiero, scoprirai che puoi avventurarti in nuove strade della vita, crescere, migliorare e cambiare il tuo modo di pensare, il tuo corpo, il tuo stato mentale e la tua comunicazione e i rapporti con gli altri. Puoi arricchire emotivamente la tua vita. Puoi aiutare gli altri a migliorare a loro volta. Puoi lasciare un segno del tuo passaggio. Puoi dare un contributo alla Civiltà Umana.

Il metodo si interessa sia di chi opera nelle performance di élite (testato in 30 anni di lavoro sul campo nel top management, sport agonistici, ma anche progetti aziendali di alta rilevanza strategica) che della vita quotidiana, e delle azioni di tutti i giorni.

È convinzione diffusa che le performance siano sforzi destinati ad un fine. Vero, ma proviamo per un attimo ad invertire il punto di vista, ed osservare le performance umane come un “termometro”, un indicatore del grado di libertà e di auto-espressione raggiunto. 

Questo ci permette di trovare un fine molto più nobile che non siano prestazioni aride e fini a sé stesse: l’elevazione verso livelli di energie, competenze e cause superiori, sia in senso materiale che spirituale.

Il tema dominante di tutto il nostro pensiero va ricentrato, e presto. 

Dobbiamo spostarlo dal baratro di banalità in cui il pensiero comune, la televisione, i media commerciali, le letture stupide, e la cultura mediana cercano continuamente di spingerci per non farci pensare. 

Dobbiamo cambiare i parametri che usiamo per valutare noi stessi e gli altri. Il conto corrente o la bellezza esteriore sono solo indicatori apparenti, e spesso fuorvianti, di chi sia veramente una persona e di quale sia il suo vero valore.

Dobbiamo liberarci dal cancro mentale che tu sia solo Genetica e tu non abbia alcuna possibilità di influire su ciò che sei, a cosa guardi, verso dove sei diretto, e quindi sul tuo futuro. Dobbiamo iniziare a praticare concretamente la crescita personale e non solo a desiderarla.

Qualunque cosa tu possa fare, qualunque sogno tu possa sognare, comincia. L’audacia reca in sé genialità, magia e forza. Comincia ora.

Johan Wolfgang von Goethe

La tua dote genetica può aver deciso la tua altezza, ma sono nelle tue mani il tuo potenziamento muscolare, la tua flessibilità articolare, o il tuo peso, e persino la tua rapidità di ragionamento, o la liberazione dall’ansia mentale e dallo stress inutile, o da un’immagine di sé improduttiva e dannosa. Sono tutti fattori allenabili e lavorabili con un buon programma di coaching e di training, fatti in profondità. 

Nel Deep Coaching dobbiamo mettere al centro la sacralità dell’essere umano e il forte bisogno di non sprecare nemmeno una vita, nemmeno un giorno, nemmeno un minuto, in qualcosa che non sia legato ad una visione positiva, di emancipazione e di crescita.

E, per crescere o reindirizzare il pensiero, le buone intenzioni non sono sufficienti. Serve un metodo che aiuti a canalizzare questo sforzo positivo. 

Qualsiasi sia la tua età o condizione, non è mai troppo tardi per iniziare o intensificare un lavoro su te stesso orientato alla tua crescita personale o professionale.

© Articolo estratto con il permesso dell’autore dal testo di Daniele Trevisani – “Deep coaching. Il Metodo HPM™ per la crescita personale, il coaching in profondità e la formazione attiva”. Franco Angeli editore, Milano. Vietata la riproduzione senza citazione della fonte.

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Leadership empatica: la capacità di dirigere persone e team applicando l’empatia e la sensibilità emozionale. Le aziende e organizzazioni che applicano una leadership empatica hanno maggiore vantaggio competitivo rispetto alle aziende solo direttive, in quanto permettono alle risorse umane di esprimersi e di creare un clima di ascolto e valorizzazione della persona.

leadership empatica e leadership emozionaleSe desideri un contatto per approfondire possibilità di consulenza o formazione sulla leadership empatica, con il Dott. Daniele Trevisani e colleghi, contattaci attraverso questo form. Risponderemo al più presto.

Il tema è espresso nel testo “Comunicazione Olistica” di Daniele Trevisani, di cui riportiamo qui uno stralcio in anteprima, e nel libro di Daniele Trevisani “Ascolto Attivo ed  Empatia” che trovi nella sezione “libri” del sito

Principio 4 – Comunicazione interna all’individuo stesso e “outing” emozionale, leadership empatica

  • Maggiore è il grado di consapevolezza dei propri bisogni razionali, subconsci e inconsci, maggiore è il grado di qualità della comunicazione esterna.
  • L’ascolto non riguarda solo l’ascolto dell’altro ma anche del dialogo interno, le voci interiori alla persona, i rapporti tra quanto la parte “razionale” dice e cosa invece la componente subconscia e inconscia vorrebbe, desidera, e fa trasparire, o non fa trasparire.
  • Il rapporto con una persona capace di fare da “contenitore emotivo”, far uscire le emozioni (outing emozionale) e ascoltare le emozioni anche più sottili o più nascoste, e dotato di empatia forte, è benefico e persino terapeutico, questo sia nelle relazioni personali che in quelle manageriali e ancora di più nelle relazioni di aiuto.
  • Le aziende e organizzazioni che applicano una leadership empatica hanno maggiore vantaggio competitivo rispetto alle aziende solo direttive, in quanto permettono alle risorse umane di esprimersi e di creare un clima di ascolto e valorizzazione della persona.

Per approfondire il concetto di empatia e leadership empatica osserviamo questi studi sul merito.

Leadership empatica – Approfondimenti – Empatia

empatia è la capacità di comprendere o sentire ciò che un’altra persona sta vivendo all’interno del proprio quadro di riferimento, cioè la capacità di mettersi nella posizione dell’altro. [1] Le definizioni di empatia comprendono un’ampia gamma di processi sociali, cognitivi ed emotivi che riguardano principalmente la comprensione degli altri (e le emozioni degli altri in particolare). I tipi di empatia includono empatia cognitiva, empatia emotiva (o affettiva), empatia somatica ed empatia spirituale. [2] [3] [4]

Leadership empatica – Approfondimenti – Etimologia

La parola inglese empatia deriva dal greco antico ἐμ πάθεια ( empatia , che significa “affetto fisico o passione”). [5] Quella parola deriva da ἐν ( en , “in, at”) e π άθος ( pathos , “passione” o “sofferenza”). [6] Theodor https://en.wikipedia.org/wiki/Theodor_LippsLipps https://en.wikipedia.org/wiki/Theodor_Lippsadattò il termine estetico tedesco Einfühlung (“sentirsi dentro”) alla psicologia nel 1903, [7] ed Edward B. Titchener tradusse Einfühlung in inglese come “empatia” nel 1909. [8] In greco moderno εμπάθεια può significare, a seconda di contesto, pregiudizio , malevolenza , malizia o odio. [9]

Leadership empatica – Approfondimenti – Definizioni

Generale

Sin dalla sua introduzione nella lingua inglese, “empatia” ha avuto un’ampia gamma di definizioni (a volte contrastanti) sia tra i ricercatori che tra i profani. [10] [11] [12] Le definizioni di empatia comprendono un’ampia gamma di fenomeni, compreso il prendersi cura delle altre persone e il desiderio di aiutarle; provare emozioni che corrispondono alle emozioni di un’altra persona; discernere ciò che un’altra persona sta pensando o provando; [13] e rendendo meno distinte le differenze [ necessari chiarimenti ] tra il sé e l’altro. [14]

Poiché l’empatia implica la comprensione degli stati emotivi delle altre persone, il modo in cui è caratterizzata deriva dal modo in cui sono caratterizzate le emozioni. Ad esempio, se le emozioni sono caratterizzate da sentimenti corporei, la comprensione dei sentimenti corporei di un altro sarà considerata centrale per l’empatia. D’altra parte, se le emozioni sono caratterizzate da una combinazione di convinzioni e desideri, la comprensione di tali convinzioni e desideri sarà più essenziale per l’empatia. La capacità di immaginarsi come un’altra persona è un processo sofisticato. Tuttavia, la capacità di base di riconoscere le emozioni negli altri può essere innata [15] e può essere raggiunta inconsciamente. La ricerca empirica supporta una varietà di interventi per migliorare l’empatia. [16] [17] [18] [19] [20]

L’empatia non è tutto o niente; piuttosto, una persona può essere più o meno empatica verso un’altra. Paradigmaticamente, una persona mostra empatia quando comunica un riconoscimento accurato del significato delle azioni intenzionali in corso di un’altra persona, degli stati emotivi associati e delle caratteristiche personali in un modo che sembra accurato e tollerabile per la persona riconosciuta. [21] [22]

La propria capacità di riconoscere i sentimenti corporei di un altro è correlata alle proprie capacità imitative e sembra essere radicata in una capacità innata di associare i movimenti corporei e le espressioni facciali che si vedono in un altro con i sentimenti propriocettivi di produrre personalmente quei movimenti o espressioni corrispondenti. [23]

Leadership empatica – Approfondimenti –  Distinzioni tra empatia e concetti correlati

Compassione e simpatia sono termini associati all’empatia. Una persona prova compassione quando nota che gli altri hanno bisogno e questo sentimento motiva quella persona ad aiutare. Come l’empatia, la compassione ha un’ampia gamma di definizioni e presunte sfaccettature (che si sovrappongono ad alcune definizioni di empatia). [24] [25] La simpatia è un sentimento di cura e comprensione per qualcuno che ha bisogno. Alcuni includono nella simpatia una preoccupazione empatica per un’altra persona e il desiderio di vederla meglio o più felice. [26]

L’empatia è anche legata alla pietà e al contagio emotivo . [27] [26] Si prova pietà per gli altri che potrebbero essere in difficoltà o bisognosi di aiuto. Questo sentimento è descritto come “sentirsi dispiaciuto” per qualcuno. Il contagio emotivo è quando una persona (soprattutto un neonato o un membro di una folla ) imitativamente “cattura” le emozioni che gli altri stanno mostrando senza necessariamente riconoscere che ciò sta accadendo. [28]

L’alessitimia descrive una carenza nella comprensione, elaborazione o descrizione delle proprie emozioni (a differenza dell’empatia che riguarda le emozioni di qualcun altro). [29]

Leadership empatica – Approfondimenti –  Classificazione

L’empatia ha due componenti principali: [30]

  1. L’empatia affettiva , chiamata anche empatia emotiva , [31] è la capacità di rispondere con un’emozione appropriata agli stati mentali di un altro. [30] La nostra capacità di empatizzare emotivamente si basa sul contagio emotivo: [31] essere influenzati dallo stato emotivo o di eccitazione di un altro. [32] L’empatia affettiva può essere suddivisa nelle seguenti scale: [30] [33]
    • Preoccupazione empatica : simpatia e compassione per gli altri in risposta alla loro sofferenza. [30] [34] [35]
    • Distress personale : sentimenti di disagio e ansia in risposta alla sofferenza di un altro. [30] [34] [35] Non c’è consenso sul fatto che il disagio personale sia una forma di empatia o invece sia qualcosa di distinto dall’empatia. [27] [34] Potrebbe esserci un aspetto evolutivo in questa suddivisione. I bambini rispondono all’angoscia degli altri angosciandosi loro stessi; solo quando hanno due anni iniziano a rispondere in modo diverso: cercando di aiutare, confortare e condividere. [34]
  2. L’empatia cognitiva è la capacità di comprendere la prospettiva o lo stato mentale di un altro. [36] [30] [37] I termini cognizione sociale , prospettiva , teoria della mente e mentalizzazione sono spesso usati come sinonimi, ma a causa della mancanza di studi che confrontino la teoria della mente con i tipi di empatia, non è chiaro se questi termini sono equivalenti. [38] Sebbene le misure di empatia cognitiva includano questionari di autovalutazione e misure comportamentali, una meta analisi del 2019 [39] ha rilevato solo un’associazione trascurabile tra autovalutazione e misure comportamentali, suggerendo che le persone generalmente non sono in grado di valutare accuratamente le proprie capacità cognitive capacità di empatia. L’empatia cognitiva può essere suddivisa nelle seguenti scale: [30] [33]
    • Assunzione di prospettiva : la tendenza ad adottare spontaneamente le prospettive psicologiche degli altri. [30] [40]
    • Fantasia: la tendenza a identificarsi con personaggi di fantasia. [30]
    • Empatia tattica (o strategica): l’uso deliberato della prospettiva per raggiungere determinati scopi desiderati. [41]

La comunità scientifica non si è fusa attorno a una definizione precisa di questi costrutti, ma c’è consenso su questa distinzione. [42] [43] [44] Anche l’empatia affettiva e cognitiva sono indipendenti l’una dall’altra; qualcuno che empatizza fortemente emotivamente non è necessariamente bravo a capire la prospettiva di un altro. [45]

Leadership empatica – Approfondimenti – Sviluppo

Evoluzione tra specie

Gli studi sul comportamento animale e sulle neuroscienze indicano che l’empatia non è ristretta agli esseri umani (tuttavia l’interpretazione di tale ricerca dipende in parte da quanto ampia adotta una definizione di empatia che i ricercatori adottano [27] ).

Comportamenti simili all’empatia sono stati osservati nei primati , sia in cattività che in natura, e in particolare nei bonobo , forse il primate più empatico. [46]

Uno studio ha dimostrato il comportamento prosociale suscitato dall’empatia nei roditori. [47] I roditori dimostrano empatia per i compagni di gabbia (ma non per gli estranei) che soffrono. [48] Uno studio influente sull’evoluzione dell’empatia di Stephanie Preston e Frans de Waal [49] discute un meccanismo di azione-percezione neurale e postula un modello di empatia dal basso verso l’alto che lega insieme tutti i livelli, [ chiarimento necessario ] dall’abbinamento dello stato [ chiarimento necessario ] alla presa di prospettiva.

Il neurobiologo dell’Università di Chicago Jean Decety concorda sul fatto che l’empatia non è esclusiva degli esseri umani, ma che l’empatia ha profonde basi evolutive, biochimiche e neurologiche e che anche le forme più avanzate di empatia negli esseri umani sono costruite su forme più basilari e rimangono collegate al nucleo meccanismi associati alla comunicazione affettiva, all’attaccamento sociale e alla cura dei genitori . [50] I circuiti neurali coinvolti nell’empatia e nella cura includono il tronco cerebrale , l’ amigdala , l’ ipotalamo , i gangli della base , l’ insula e la corteccia orbitofrontale . [51]

Sviluppo ontogenetico

All’età di due anni, i bambini normalmente iniziano a mostrare comportamenti fondamentali di empatia avendo una risposta emotiva che corrisponde allo stato emotivo di un’altra persona. [52] Anche prima, a un anno di età, i bambini hanno dei rudimenti di empatia; capiscono che, come con le loro stesse azioni, le azioni degli altri hanno degli obiettivi. [53] [54] I bambini piccoli a volte confortano gli altri o mostrano preoccupazione per loro. Durante il secondo anno, giocano a falsità o fingono nel tentativo di ingannare gli altri. Tali azioni richiedono che il bambino sappia in cosa credono gli altri affinché il bambino possa manipolare quelle convinzioni. [55]

Secondo i ricercatori dell’Università di Chicago che hanno utilizzato la risonanza magnetica funzionale (fMRI), i bambini di età compresa tra i sette ei dodici anni sembrano essere naturalmente inclini a provare empatia per gli altri che soffrono. [ Chiarimento necessario ] [56] I loro risultati sono coerenti con precedenti studi fMRI sull’empatia del dolore con gli adulti. La ricerca ha rilevato che ulteriori aspetti [ chiarimenti necessari ] del cervello sono stati attivati quando i giovani hanno visto un’altra persona ferita intenzionalmente da qualcuno, comprese le regioni coinvolte nel ragionamento morale. [57]

Sebbene i bambini siano in grado di mostrare alcuni segni di empatia, incluso il tentativo di confortare un bambino che piange, dai 18 mesi ai due anni, la maggior parte non dimostra una teoria mentale completa fino all’età di quattro anni. [58] La teoria della mente implica la capacità di comprendere che altre persone possono avere convinzioni diverse dalle proprie e si pensa che coinvolga la componente cognitiva dell’empatia. [36] I bambini di solito possono superare compiti di falsa credenza (un test per una teoria della mente) intorno all’età di quattro anni. Le persone con autismo spesso trovano molto difficile usare una teoria della mente (ad esempio il test di Sally-Anne ). [59] [60]

La maturità empatica è una teoria cognitivo-strutturale sviluppata presso la Yale University School of Nursing. Affronta il modo in cui gli adulti concepiscono o comprendono la personalità dei pazienti. La teoria, prima applicata agli infermieri e poi applicata ad altre professioni, postula tre livelli di strutture cognitive. Il terzo e più alto livello è una teoria metaetica della struttura morale della cura. Gli adulti che operano con una comprensione di livello III sintetizzano sistemi di giustizia ed etica basata sull’assistenza. [61]

Leadership empatica – Approfondimenti –  Differenze individuali

La scala Empathic Concern valuta i sentimenti di simpatia e preoccupazione orientati verso gli altri e la scala Personal Distress misura i sentimenti auto-orientati di ansia e disagio personale. [62] I ricercatori hanno utilizzato dati comportamentali e di neuroimaging per analizzare l’estroversione e la gradevolezza (il profilo di personalità del calore e dell’altruismo). Entrambi sono associati all’accuratezza empatica e all’aumento dell’attività cerebrale in due regioni cerebrali importanti per l’elaborazione empatica (corteccia prefrontale mediale e giunzione temporoparietale ). [63]

Leadership empatica – Approfondimenti – Differenze di sesso

Vedi anche: Differenze di sesso in psicologia § Empatia e Differenze di sesso nell’intelligenza emotiva § Empatia

In media, le femmine ottengono punteggi più alti rispetto ai maschi nelle misure di empatia, [64] come il Quoziente di empatia (EQ), mentre i maschi tendono a ottenere un punteggio più alto nel Quoziente di sistema (SQ). Sia i maschi che le femmine con disturbi dello spettro autistico di solito ottengono punteggi più bassi sull’EQ e più alti sull’SQ ( vedi sotto per maggiori dettagli su autismo ed empatia). [36]

Altri studi non mostrano differenze di sesso significative e suggeriscono invece che le differenze di genere sono il risultato di differenze motivazionali, come il mantenimento di stereotipi. [64] [65] Gli stereotipi di genere su uomini e donne possono influenzare il modo in cui esprimono le emozioni. La differenza di sesso è da piccola a moderata, alquanto incoerente ed è spesso influenzata dalle motivazioni o dall’ambiente sociale della persona. [64] Bossone et al. dire “le misure fisiologiche delle emozioni e gli studi che seguono le persone nella loro vita quotidiana non trovano differenze di sesso coerenti nell’esperienza delle emozioni”, il che “suggerisce che le donne possono amplificare determinate espressioni emotive o gli uomini possono sopprimerle”. [64] Tuttavia, una revisione del 2014 di Neuroscience & Biobehavioral Reviews ha riportato che ci sono prove che “le differenze di sesso nell’empatia hanno radici filogenetiche e ontogenetiche in biologia e non sono semplicemente sottoprodotti culturali guidati dalla socializzazione”. [66]

Una recensione pubblicata su Neuropsychologia ha rilevato che le donne tendevano a riconoscere meglio gli effetti facciali, l’elaborazione dell’espressione e le emozioni in generale. [67] I maschi tendevano a riconoscere meglio comportamenti specifici come rabbia, aggressività e segnali minacciosi. [67] Una meta-analisi del 2014, in Cognition and Emotion , ha riscontrato un piccolo vantaggio femminile nel riconoscimento emotivo non verbale su 215 campioni. [ necessari chiarimenti ] [68]

L’analisi 2014 Neuroscience & Biobehavioral Reviews ha rilevato differenze di sesso nell’empatia dalla nascita, che crescono con l’età e coerenti e stabili per tutta la durata della vita. [66] Le femmine, in media, avevano una maggiore empatia rispetto ai maschi, mentre i bambini con maggiore empatia, indipendentemente dal sesso, continuano ad essere più empatici durante lo sviluppo. [66] L’analisi dei potenziali correlati agli eventi cerebrali ha rilevato che le donne che hanno visto la sofferenza umana tendevano ad avere forme d’onda ERP più elevate rispetto ai maschi. [66] Un’indagine sulle ampiezze di N400 ha rilevato, in media, un N400 più alto nelle donne in risposta a situazioni sociali che erano correlate positivamente con l’empatia auto-riferita. [66] Studi strutturali di fMRI hanno anche scoperto che le femmine hanno volumi di materia grigia più grandi nelle aree della corteccia parietale posteriore inferiore frontale e anteriore inferiore che sono correlate con i neuroni specchio nella letteratura fMRI . [66] Le femmine tendevano anche ad avere un legame più forte tra empatia emotiva e cognitiva. [66] I ricercatori ritengono che è improbabile che la stabilità di queste differenze di sesso nello sviluppo sia spiegata dalle influenze ambientali, ma piuttosto dall’evoluzione e dall’eredità umana. [66] Per tutta la preistoria, le donne furono le principali nutritrici e custodi dei bambini; quindi questo potrebbe aver portato a un adattamento neurologico evoluto affinché le donne siano più consapevoli e reattive alle espressioni non verbali. Secondo l ‘”ipotesi del custode primario”, gli uomini preistorici non avevano una pressione così selettiva come i custodi primari. Questo potrebbe spiegare le differenze sessuali moderne nel riconoscimento delle emozioni e nell’empatia. [66]

Leadership empatica – Approfondimenti – Influenze ambientali

Alcune ricerche teorizzano che i fattori ambientali, come lo stile e le relazioni genitoriali , influenzino lo sviluppo dell’empatia nei bambini. L’ empatia promuove le relazioni pro-sociali [69] e aiuta a mediare l’aggressività.

Caroline Tisot ha studiato come fattori ambientali come lo stile genitoriale, l’empatia dei genitori e le precedenti esperienze sociali influenzano lo sviluppo dell’empatia nei bambini piccoli. Ai bambini studiati è stato chiesto di completare una misura di empatia efficace, mentre i genitori dei bambini hanno compilato un questionario per valutare lo stile genitoriale e la scala Balanced Emotional Empathy. Lo studio ha rilevato che alcune pratiche genitoriali, al contrario dello stile genitoriale nel suo insieme, hanno contribuito allo sviluppo dell’empatia nei bambini. Queste pratiche includono incoraggiare il bambino a immaginare le prospettive degli altri e insegnare al bambino a riflettere sui propri sentimenti. Lo sviluppo dell’empatia variava in base al sesso del bambino e del genitore. Il calore paterno era significativamente correlato all’empatia nei bambini, in particolare nei ragazzi. Il calore materno era correlato negativamente all’empatia nei bambini, in particolare nelle ragazze. [70]

L’empatia può essere interrotta a causa di traumi cerebrali come un ictus . Nella maggior parte dei casi, l’empatia è compromessa se si verifica una lesione o un ictus sul lato destro del cervello. [71] Il danno al lobo frontale , che è il principale responsabile della regolazione emotiva, può avere un profondo impatto sulla capacità di una persona di provare empatia. [72] Le persone con una lesione cerebrale acquisita mostrano anche livelli più bassi di empatia. Più della metà delle persone con una lesione cerebrale traumatica dichiara di avere un deficit della propria capacità empatica. [73]

Rabbia e angoscia empatica

La rabbia

La rabbia empatica è un’emozione, una forma di sofferenza empatica. [74] La rabbia empatica si sente in una situazione in cui qualcun altro viene ferito da un’altra persona o cosa. [75]

La rabbia empatica colpisce i desideri di aiutare e punire. Due sottocategorie di rabbia empatica sono la rabbia empatica di tratto e la rabbia empatica di stato. [ necessari chiarimenti ] [76]

Maggiore è la capacità di una persona di prendere la prospettiva, meno arrabbiata è in risposta a una provocazione. La preoccupazione empatica, tuttavia, non prevede in modo significativo la risposta alla rabbia e un maggiore disagio personale è associato a un aumento della rabbia. [77]

Angoscia

Articolo principale: disagio personale

L’angoscia empatica è sentire il dolore percepito di un’altra persona. Questo sentimento può trasformarsi in rabbia empatica, sentimenti di ingiustizia o senso di colpa. Queste emozioni possono essere percepite come pro-sociali; tuttavia, le opinioni differiscono sul fatto che servano come motivi per il comportamento morale. [74] [78]

Leadership empatica – Approfondimenti – Influenza sul comportamento di aiuto

Vedi anche: Empatia-altruismo

Gli investigatori sulla risposta sociale ai disastri naturali hanno studiato le caratteristiche associate alle persone che aiutano le vittime. I ricercatori hanno scoperto che l’empatia cognitiva, piuttosto che l’empatia emotiva, prevedeva un comportamento di aiuto nei confronti delle vittime. [79] Assumere le prospettive degli altri (empatia cognitiva) può consentire a questi aiutanti di entrare in empatia con le vittime senza altrettanto disagio, mentre condividere le emozioni delle vittime (empatia emotiva) può causare disagio emotivo, impotenza e incolpare le vittime , e può portare a evitare piuttosto che aiutare. [80]

Gli individui che hanno espresso preoccupazione per i vulnerabili (cioè empatia affettiva) erano più disposti ad accettare le misure di blocco della pandemia COVID-19 che creano angoscia. [81] La conoscenza di come i sentimenti empatici evocano la motivazione altruistica può portare le persone ad adottare strategie per sopprimere o evitare tali sentimenti. Tale intorpidimento, o perdita della capacità di provare empatia per i clienti, è un possibile fattore nell’esperienza del burnout tra gli operatori del caso nell’aiutare le professioni. Le persone possono controllare cognitivamente le loro azioni più capiscono come emerge il comportamento altruistico, sia che provenga dalla riduzione al minimo della tristezza o dall’eccitazione dei neuroni specchio. L’altruismo indotto dall’empatia potrebbe non produrre sempre effetti pro-sociali. Ad esempio, potrebbe portare a esercitare se stessi per conto di coloro per i quali si prova empatia a scapito di altri potenziali obiettivi pro-sociali, inducendo così un tipo di pregiudizio. I ricercatori suggeriscono che gli individui sono disposti ad agire contro il più grande bene collettivo oa violare i propri principi morali di equità e giustizia se ciò andrà a beneficio di una persona per la quale si sente empatia. [82]

La socializzazione basata sull’empatia differisce dall’inibizione degli impulsi egoistici attraverso la modellazione, la modellazione e il senso di colpa interiorizzato. I programmi terapeutici per promuovere gli impulsi altruistici incoraggiando l’assunzione di prospettive e sentimenti empatici potrebbero consentire agli individui di sviluppare relazioni interpersonali più soddisfacenti, soprattutto a lungo termine. L’altruismo indotto dall’empatia può migliorare gli atteggiamenti nei confronti dei gruppi stigmatizzati e per migliorare gli atteggiamenti e le azioni razziali nei confronti delle persone con AIDS, dei senzatetto e dei detenuti. Tale altruismo che ne deriva aumenta anche la cooperazione in situazioni competitive. [83]

Leadership empatica – Approfondimenti – Genetica

Generale

Le misure di empatia mostrano l’evidenza di essere geneticamente influenzati. [84] Ad esempio, i portatori della variante di eliminazione di ADRA2B mostrano una maggiore attivazione dell’amigdala durante la visualizzazione di immagini emotivamente eccitanti. [85] Il gene 5-HTTLPR sembra influenzare la sensibilità alle informazioni emotive negative ed è anche attenuato dalla variante di delezione di ADRA2b. [86] I portatori della variante doppia G del gene OXTR hanno migliori abilità sociali e una maggiore autostima. [ chiarimento necessario ] [87] Un gene situato vicino a LRRN1 sul cromosoma 3 influenza la capacità umana di leggere, comprendere e rispondere alle emozioni degli altri. [88]

Basi neuroscientifiche dell’empatia

La neuroscienza contemporanea offre approfondimenti sulle basi neurali della capacità della mente di comprendere ed elaborare le emozioni. Gli studi sui neuroni specchio tentano di misurare le basi neurali per la lettura della mente umana e le capacità di condivisione delle emozioni e quindi di spiegare le basi della reazione empatica. [89] Le persone che ottengono punteggi elevati nei test di empatia hanno sistemi di neuroni specchio particolarmente impegnati. [90] L’empatia è una condivisione spontanea dell’affetto, provocata dal testimoniare e dal simpatizzare con lo stato emotivo dell’altro. La persona empatica rispecchia o imita la risposta emotiva che si aspetterebbe di provare se fosse al posto dell’altra persona. A differenza del disagio personale, l’empatia non è caratterizzata dall’avversione per la risposta emotiva dell’altro. Questa distinzione è fondamentale perché l’empatia è associata alla simpatia dell’emozione morale, o preoccupazione empatica, e di conseguenza anche all’azione prosociale o altruistica. [89]

Una persona entra in empatia provando quelle che crede essere le emozioni di un altro, il che rende l’empatia sia affettiva che cognitiva. [ chiarimento necessario ] [13] Per gli esseri sociali, negoziare decisioni interpersonali è importante per la sopravvivenza quanto essere in grado di navigare nel paesaggio fisico. [91]

Studi di meta-analisi degli studi di risonanza magnetica funzionale (fMRI) sull’empatia confermano che diverse aree cerebrali vengono attivate durante l’empatia affettivo-percettiva rispetto all’empatia cognitivo-valutativa. L’empatia affettiva è correlata con una maggiore attività nell’insula , mentre l’empatia cognitiva è correlata con l’attività nella corteccia cingolata media e nella corteccia prefrontale dorsomediale adiacente . [92] Uno studio con pazienti che hanno subito diversi tipi di danno cerebrale ha confermato la distinzione tra empatia emotiva e cognitiva. [31] In particolare, il giro frontale inferiore sembra essere responsabile dell’empatia emotiva e il giro prefrontale ventromediale sembra mediare l’empatia cognitiva. [31]

La fMRI è stata impiegata per studiare l’anatomia funzionale dell’empatia. [93] L’osservazione dello stato emotivo di un’altra persona attiva parti della rete neuronale che sono coinvolte nell’elaborazione di quello stesso stato in se stessi, che si tratti di disgusto, [94] tatto, [95] o dolore. [96] [35]

Lo studio delle basi neurali dell’empatia ha ricevuto un maggiore interesse in seguito a un articolo pubblicato da SD Preston e Frans de Waal [97] dopo la scoperta di neuroni specchio nelle scimmie che si attivano sia quando la creatura osserva un’altra eseguire un’azione sia quando loro stessi eseguirlo. I ricercatori suggeriscono che la percezione assistita dello stato dell’oggetto [ chiarimento necessario ] attiva le rappresentazioni neurali e che questa attivazione innesca o genera le risposte autonomiche e somatiche associate (accoppiamento percezione-azione), [98] a meno che non venga inibita. Questo meccanismo ricorda la comune teoria della codifica tra percezione e azione. Un altro studio fornisce prove di percorsi neurali separati che attivano la soppressione reciproca in diverse regioni del cervello associate all’esecuzione di compiti “sociali” e “meccanici”. Questi risultati suggeriscono che la cognizione associata al ragionamento sullo “stato mentale di un’altra persona” e le “proprietà causali/meccaniche degli oggetti inanimati” sono soppresse neuralmente dal verificarsi contemporaneamente. [99]

Il comportamento riflesso nei motoneuroni durante l’empatia può aiutare a duplicare i sentimenti. [100] Tale azione comprensiva può consentire l’accesso a sentimenti comprensivi e, forse, innescare emozioni di gentilezza e perdono. [101]

Leadership empatica – Approfondimenti – Compromissione

Una differenza nella distribuzione tra empatia affettiva e cognitiva è stata osservata in varie condizioni. La psicopatia e il narcisismo sono associati a deficit dell’empatia affettiva ma non cognitiva, mentre il disturbo bipolare e i tratti borderline sono associati a deficit dell’empatia cognitiva ma non affettiva. [42] I disturbi dello spettro autistico sono associati a varie combinazioni, inclusi deficit nell’empatia cognitiva e deficit nell’empatia sia cognitiva che affettiva. [30] [31] [42] [34] [102] [103] Anche la schizofrenia è associata a deficit in entrambi i tipi di empatia. [104] Tuttavia, anche in persone senza condizioni come queste, l’equilibrio tra empatia affettiva e cognitiva varia. [42]

Le risposte empatiche atipiche sono associate all’autismo e a particolari disturbi della personalità come la psicopatia, i disturbi della personalità borderline , narcisistico e schizoide ; disturbo della condotta ; [105] schizofrenia; disordine bipolare; [42] e depersonalizzazione . [106] Gli autori di reati sessuali che erano stati cresciuti in un ambiente in cui era stata mostrata una mancanza di empatia e avevano subito abusi del tipo che in seguito avrebbero commesso, provavano meno empatia affettiva per le loro vittime. [107]

Autismo

L’interazione tra empatia e autismo è un campo di ricerca complesso e in corso. Si propone che siano in gioco diversi fattori.

Uno studio su adulti ad alto funzionamento con disturbi dello spettro autistico ha riscontrato una maggiore prevalenza di alessitimia , [108] un costrutto della personalità caratterizzato dall’incapacità di riconoscere e articolare l’eccitazione emotiva in se stessi o negli altri. [108] [109] Alcune ricerche fMRI indicano che l’alexithymia contribuisce alla mancanza di empatia. [110] La mancanza di sintonia empatica inerente agli stati alessitimici può ridurre la qualità [111] e la soddisfazione [112] delle relazioni. I deficit di empatia associati allo spettro autistico possono essere dovuti a una comorbidità significativa tra alessitimia e condizioni dello spettro autistico piuttosto che il risultato di un deterioramento sociale. [113]

Rispetto ai bambini con sviluppo tipico, i bambini autistici ad alto funzionamento hanno mostrato una ridotta attività dei neuroni specchio nel giro frontale inferiore del cervello ( pars opercularis ) mentre imitavano e osservavano le espressioni emotive nei bambini neurotipici. [114] L’evidenza EEG ha rivelato una soppressione mu significativamente maggiore nella corteccia sensomotoria degli individui autistici. L’attività in quest’area era inversamente correlata alla gravità dei sintomi nel dominio sociale, suggerendo che un sistema di neuroni specchio disfunzionale potrebbe essere alla base dei deficit sociali e comunicativi osservati nell’autismo, inclusa la teoria della mente compromessa e l’empatia cognitiva. [115] Il sistema dei neuroni specchio è essenziale per l’empatia emotiva. [31]

Gli studi hanno suggerito che gli individui autistici hanno una teoria della mente alterata. [30] La teoria della mente si basa sulle strutture del lobo temporale e della corteccia prefrontale; l’empatia si basa sulle cortecce sensomotorie e sulle strutture limbiche e para-limbiche. [116] La mancanza di chiare distinzioni tra teoria della mente ed empatia cognitiva potrebbe aver causato una comprensione incompleta delle capacità empatiche delle persone con sindrome di Asperger; molti rapporti sui deficit empatici di individui con sindrome di Asperger sono in realtà basati su menomazioni nella teoria della mente. [30] [117] [118] Sebbene le persone autistiche abbiano difficoltà a riconoscere e ad articolare le emozioni, alcuni studi hanno riportato che mentre possono mancare di empatia cognitiva (la capacità di assumere le emozioni di un altro), hanno livelli di empatia affettiva superiori alla media ( provare le emozioni che un altro sta provando, una volta conosciute). [119]

Gli individui nello spettro autistico si auto-segnalano livelli più bassi di preoccupazione empatica, mostrano risposte confortanti meno o assenti verso qualcuno che sta soffrendo e riferiscono livelli uguali o superiori di disagio personale rispetto ai controlli. [34] La combinazione di una ridotta preoccupazione empatica e di un aumento del disagio personale può portare alla riduzione generale dell’empatia. [34] Il professor Simon Baron-Cohen suggerisce che le persone con autismo classico spesso mancano di empatia sia cognitiva che affettiva. [103] Tuttavia, altre ricerche non hanno trovato prove di compromissione della capacità degli individui autistici di comprendere le intenzioni o gli obiettivi di base di altre persone; invece, i dati suggeriscono che le menomazioni si trovano nella comprensione di emozioni sociali più complesse o nel considerare i punti di vista degli altri. [120] Le persone con la sindrome di Asperger possono avere problemi a comprendere le prospettive degli altri in termini di teoria della mente, ma la persona media con la condizione mostra la stessa preoccupazione empatica e un disagio personale maggiore rispetto ai controlli. [30] L’esistenza di individui con maggiore disagio personale nello spettro autistico è una possibile spiegazione del motivo per cui alcune persone con autismo sembrano avere un’accresciuta empatia emotiva. [34] [102] Sebbene l’aumento del disagio personale possa essere un effetto di un accresciuto egocentrismo, l’empatia emotiva dipende dall’attività dei neuroni specchio (che, come descritto in precedenza, è stata trovata ridotta nelle persone con autismo) e dall’empatia nelle persone sul lo spettro autistico è generalmente ridotto. [31] [34] I deficit di empatia presenti nei disturbi dello spettro autistico possono essere più indicativi di menomazioni nella capacità di assumere la prospettiva degli altri, mentre i deficit di empatia nella psicopatia possono essere più indicativi di menomazioni nella reattività alle emozioni degli altri. Questi “disturbi dell’empatia” sottolineano ulteriormente l’importanza della capacità di empatizzare, nel modo in cui illustrano alcune delle conseguenze dello sviluppo interrotto dell’empatia. [121]

La teoria empatizzante-sistematizzante (ES) classifica le persone testando le loro capacità lungo due dimensioni indipendenti – empatia (E) e sistematizzazione (S) – per stabilire il loro quoziente di empatia (EQ) e il quoziente di sistematizzazione (SQ). Cinque “tipi di cervello” possono essere distinti in base a tali punteggi, che dovrebbero [ chiarimento necessario ] correlarsi con differenze a livello neurale. Nella teoria dell’ES, l’autismo e la sindrome di Asperger sono associati a empatia inferiore alla media e sistematizzazione media o superiore alla media. La teoria dell’ES è stata estesa alla teoria del cervello maschile estremo, che suggerisce che le persone con una condizione dello spettro autistico hanno maggiori probabilità di avere un tipo di cervello di “tipo S estremo”, corrispondente a un’empatia sistematica ma sfidata sopra la media. [122]

La teoria del cervello maschile estremo ( EMB ) propone che gli individui nello spettro autistico siano caratterizzati da menomazioni nell’empatia dovute a differenze di sesso nel cervello: in particolare, le persone con condizioni dello spettro autistico mostrano un profilo maschile esagerato. Alcuni aspetti della neuroanatomia autistica sembrano essere estrapolazioni della tipica neuroanatomia maschile, che può essere influenzata da livelli elevati di testosterone fetale piuttosto che dal genere stesso. [122] [123]

La teoria del problema della doppia empatia propone che studi precedenti su autismo ed empatia possano essere stati interpretati erroneamente e che le persone autistiche mostrino gli stessi livelli di empatia cognitiva l’una verso l’altra delle persone non autistiche. [124]

Leadership empatica – Approfondimenti – Psicopatia

La psicopatia è un disturbo della personalità in parte caratterizzato da comportamenti antisociali e aggressivi, nonché da deficit emotivi e interpersonali, comprese emozioni superficiali e mancanza di rimorso ed empatia. [125] [126] Il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM) e la classificazione internazionale delle malattie (ICD) elencano il disturbo antisociale di personalità (ASPD) e il disturbo dissociale di personalità , affermando che questi sono stati indicati o includono ciò che viene indicato come psicopatia. [127] [128] [129] [130]

La psicopatia è associata a risposte atipiche a segnali di angoscia (es. espressioni facciali e vocali di paura e tristezza ), inclusa una ridotta attivazione delle regioni corticali fusiformi ed  HYPERLINK “https://en.wikipedia.org/wiki/Extrastriate_cortex” \o “Extrastriate cortex” extrastriate , che possono in parte spiegare un ridotto riconoscimento e una ridotta risposta autonomica alle espressioni di paura, e disturbi dell’empatia. [131] [132] [133] [134] Anche studi su bambini con tendenze psicopatiche hanno mostrato tali associazioni. [135] [136] [137] Le superfici biologiche sottostanti [ necessari chiarimenti ] per elaborare le espressioni di felicità sono funzionalmente intatte negli psicopatici, sebbene meno reattive rispetto a quelle dei controlli. [134] [135] [136] [137] La letteratura sul neuroimaging non è chiara sul fatto che i deficit siano specifici di particolari emozioni come la paura. Alcuni studi fMRI riportano che i deficit di percezione delle emozioni nella psicopatia sono pervasivi attraverso le emozioni (positive e negative). [138]

Uno studio sugli psicopatici ha scoperto che, in determinate circostanze, potevano entrare volontariamente in empatia con gli altri e che la loro reazione empatica ha avuto inizio nello stesso modo in cui avviene per i controlli. I criminali psicopatici sono stati scansionati nel cervello mentre guardavano i video di una persona che danneggiava un altro individuo. La reazione empatica degli psicopatici è iniziata allo stesso modo dei controlli quando è stato loro chiesto di entrare in empatia con l’individuo danneggiato, e l’area del cervello relativa al dolore è stata attivata quando agli psicopatici è stato chiesto di immaginare come si sentiva l’individuo danneggiato. La ricerca suggerisce che gli psicopatici possono attivare l’empatia a piacimento, il che consentirebbe loro di essere sia insensibili che affascinanti. Il team che ha condotto lo studio afferma di non sapere come trasformare questa empatia volontaria nell’empatia spontanea che la maggior parte delle persone ha, anche se propone che potrebbe essere possibile riabilitare gli psicopatici aiutandoli ad attivare il loro “interruttore di empatia”. Altri hanno suggerito che non è chiaro se l’esperienza di empatia degli psicopatici fosse la stessa di quella dei controlli e hanno anche messo in dubbio la possibilità di escogitare interventi terapeutici che renderebbero le reazioni empatiche più automatiche. [139] [140]

Un problema con la teoria secondo cui la capacità di attivare e disattivare l’empatia costituisce psicopatia è che una tale teoria classificherebbe la violenza e la punizione socialmente sanzionate come psicopatia, poiché queste comportano la sospensione dell’empatia nei confronti di determinati individui e/o gruppi. Il tentativo di aggirare questo problema standardizzando i test di psicopatia per culture con diverse norme punitive è criticato in questo contesto per essere basato sul presupposto che le persone possono essere classificate in culture discrete mentre le influenze culturali sono in realtà miste e ogni persona incontra un mosaico di influenze. La psicopatia può essere un artefatto della standardizzazione della psichiatria lungo immaginarie linee nette tra le culture, in opposizione a una reale differenza nel cervello. [141]

Il lavoro condotto dal professor Jean https://en.wikipedia.org/wiki/Jean_DecetyDecety https://en.wikipedia.org/wiki/Jean_Decetycon ampi campioni di psicopatici incarcerati offre ulteriori spunti. In uno studio, gli psicopatici sono stati scansionati mentre guardavano videoclip che ritraevano persone ferite intenzionalmente. Sono stati anche testati sulle loro risposte alla visione di brevi video di espressioni facciali di dolore. I partecipanti al gruppo ad alta psicopatia hanno mostrato un’attivazione significativamente inferiore nella corteccia prefrontale ventromediale , nell’amigdala e nelle parti grigie periacqueduttali del cervello, ma più attività nello striato e nell’insula rispetto ai partecipanti di controllo. [142] In un secondo studio, gli individui con psicopatia hanno mostrato una forte risposta nelle regioni cerebrali affettive dal dolore quando hanno adottato una prospettiva immagina-sé, ma non sono riusciti a reclutare i circuiti neurali che sono stati attivati nei controlli durante una prospettiva immagina-altro, in particolare la corteccia prefrontale ventromediale e l’amigdala, che possono contribuire alla loro mancanza di preoccupazione empatica. [143]

I ricercatori hanno studiato se le persone che hanno alti livelli di psicopatia hanno livelli sufficienti di empatia cognitiva ma non hanno la capacità di usare l’empatia affettiva. Le persone che ottengono un punteggio elevato nelle misure di psicopatia hanno meno probabilità di mostrare empatia affettiva. C’era una forte correlazione negativa, che mostrava che la psicopatia e la mancanza di empatia affettiva corrispondono fortemente. Il DANVA-2 [ chiarimento necessario ] ha rilevato che coloro che hanno ottenuto un punteggio elevato nella scala della psicopatia non mancano di riconoscere l’emozione nelle espressioni facciali. Pertanto, tali individui non mancano di capacità di parlare in prospettiva, ma mancano di compassione e degli incidenti negativi che accadono agli altri [ chiarimento necessario ] . [144]

Nonostante gli studi suggeriscano che gli psicopatici hanno deficit nella percezione delle emozioni e immaginano gli altri nel dolore, il professor Simon Baron-Cohen afferma che la psicopatia è associata a un’empatia cognitiva intatta, il che implicherebbe una capacità intatta di leggere e rispondere a comportamenti, segnali sociali e ciò che gli altri stanno provando . La psicopatia è, tuttavia, associata alla compromissione dell’altra componente principale dell’empatia, l’empatia affettiva (emotiva), che include la capacità di sentire la sofferenza e le emozioni degli altri ( contagio emotivo ), e coloro che ne sono affetti non sono quindi angosciati dal sofferenza delle loro vittime. Una tale dissociazione di empatia affettiva e cognitiva è stata dimostrata per i criminali aggressivi. [145]

Leadership empatica – Approfondimenti – Altre condizioni

Le risposte empatiche atipiche sono anche correlate con una varietà di altre condizioni.

Il disturbo borderline di personalità è caratterizzato da estese difficoltà comportamentali e interpersonali che derivano da disfunzioni emotive e cognitive. [146] Il comportamento sociale e interpersonale disfunzionale gioca un ruolo nel modo emotivamente intenso in cui le persone con disturbo borderline di personalità reagiscono. [147] Mentre gli individui con disturbo borderline di personalità possono mostrare le loro emozioni in modo eccessivo, diversi autori hanno suggerito che potrebbero avere una capacità compromessa di riflettere sugli stati mentali (compromessa empatia cognitiva ), così come una teoria della mente compromessa . [147] Le persone con disturbo borderline di personalità hanno dimostrato di essere molto brave a riconoscere le emozioni nei volti delle persone, suggerendo una maggiore capacità empatica. [148] [149] La compromissione dell’empatia cognitiva (la capacità di comprendere l’esperienza e la prospettiva di un’altra persona) può spiegare la tendenza degli individui con disturbo borderline di personalità a disfunzioni interpersonali, mentre “l’empatia iper-emotiva” [ verifica necessaria ] può spiegare il loro eccesso emotivo -reattività. [147] Uno studio ha confermato che i pazienti con disturbo borderline di personalità erano significativamente compromessi nell’empatia cognitiva, ma non vi era alcun segno di compromissione nell’empatia affettiva. [147]

Un criterio diagnostico del disturbo narcisistico di personalità è la mancanza di empatia e la riluttanza o incapacità di riconoscere o identificarsi con i sentimenti e i bisogni degli altri. [150]

Le caratteristiche del disturbo schizoide di personalità includono freddezza emotiva, distacco e alterazione degli affetti corrispondenti all’incapacità di essere empatici e sensibili verso gli altri. [151] [152] [153]

Uno studio condotto da Jean https://en.wikipedia.org/wiki/Jean_DecetyDecety https://en.wikipedia.org/wiki/Jean_Decetye colleghi dell’Università di Chicago ha dimostrato che i soggetti con disturbo della condotta aggressiva mostrano risposte empatiche atipiche quando osservano gli altri che soffrono. [105] I soggetti con disturbo della condotta erano almeno altrettanto reattivi dei controlli al dolore degli altri ma, a differenza dei controlli, i soggetti con disturbo della condotta hanno mostrato un’attivazione forte e specifica dell’amigdala e dello striato ventrale (aree che consentono un effetto generale di eccitazione della ricompensa ) , ancora alterata attivazione delle regioni neurali coinvolte nell’autoregolazione e metacognizione (incluso il ragionamento morale ), oltre alla ridotta elaborazione tra l’amigdala e la corteccia prefrontale . [105]

La schizofrenia è caratterizzata da compromissione dell’empatia affettiva, [13] [42] nonché da gravi disturbi cognitivi ed empatici misurati dal quoziente empatico (EQ). [104] Queste menomazioni dell’empatia sono anche associate a menomazioni nei compiti cognitivi sociali. [104]

bipolari hanno una compromissione dell’empatia cognitiva e della teoria della mente, ma una maggiore empatia affettiva. [42] [154] Nonostante la flessibilità cognitiva sia compromessa, il comportamento di pianificazione è intatto. Le disfunzioni nella corteccia prefrontale potrebbero causare empatia cognitiva compromessa, poiché l’empatia cognitiva compromessa è stata correlata all’esecuzione di compiti neurocognitivi che coinvolgono la flessibilità cognitiva. [154]

Dave Grossman , nel suo libro On Killing , racconta come l’addestramento militare crei artificialmente la spersonalizzazione nei soldati, sopprimendo l’empatia e rendendo più facile per loro uccidere altri esseri umani. [106]

Il termine Disturbo da Deficit di Empatia (EDD) ha guadagnato popolarità online, ma non è una diagnosi ai sensi del DSM-5. Il termine è stato coniato in un articolo di Douglas LaBier , PhD. [155] Nell’articolo, riconosce di essersi “inventato, quindi non lo troverai elencato nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali dell’American Psychiatric Association” e che le sue conclusioni derivano dalla sola esperienza personale. [155] Le sue conclusioni non sono state convalidate attraverso studi clinici, né gli studi hanno identificato l’EDD come un disturbo separato piuttosto che un sintomo associato a diagnosi precedentemente stabilite che compaiono nel DSM-5.

Leadership empatica – Approfondimenti – Nei contesti educativi

Un altro obiettivo di indagine crescente è il modo in cui l’empatia si manifesta nell’istruzione tra insegnanti e studenti. [156] Sebbene vi sia un consenso generale sul fatto che l’empatia sia essenziale nei contesti educativi, la ricerca ha riscontrato che è difficile sviluppare empatia negli insegnanti in formazione. [157]

apprendimento insegnando ( LbT ) è un metodo utilizzato per insegnare l’empatia. Gli studenti trasmettono nuovi contenuti ai loro compagni di classe, quindi devono riflettere continuamente sui processi mentali di quei compagni di classe. Questo sviluppa il sentimento degli studenti per le reazioni di gruppo e il networking. Carl R. Rogers ha aperto la strada alla ricerca sulla psicoterapia e sull’insegnamento efficaci che hanno sposato l’empatia unita al rispetto positivo incondizionato o alla cura degli studenti e l’autenticità o la congruenza erano i tratti più importanti che un terapeuta o un insegnante avevano. Altre ricerche e meta-analisi hanno confermato l’importanza di questi tratti centrati sulla persona. [158]

In contesti interculturali

Articolo principale: empatia etnoculturale

Secondo una teoria, l’empatia è una delle sette componenti coinvolte nell’efficacia della comunicazione interculturale. Questa teoria afferma anche che l’empatia è apprendibile. Tuttavia, la ricerca mostra anche che le persone hanno maggiori difficoltà a entrare in empatia con gli altri che sono diversi da loro per caratteristiche come status, cultura, religione, lingua, colore della pelle , sesso ed età. [157]

Per ottenere [ chiarimento necessario ] l’empatia interculturale, gli psicologi utilizzano la formazione sull’empatia. I ricercatori statunitensi William Weeks, Paul Pedersen, et al. affermare che le persone che sviluppano empatia interculturale possono interpretare esperienze o prospettive da più di una visione del mondo. [159] L’empatia interculturale può anche migliorare la consapevolezza di sé e la consapevolezza critica del proprio stile di interazione come condizionato dalle proprie opinioni culturali [160] e promuovere una visione del sé come processo. [161]

Leadership empatica – Approfondimenti – Questioni pratiche

La capacità di empatizzare è un tratto venerato nella società. [30] L’empatia è considerata un fattore motivante per un comportamento disinteressato e prosociale, [162] mentre la mancanza di empatia è correlata al comportamento antisociale . [30] [163] [164] [165]

A parte la tendenza automatica a riconoscere le emozioni degli altri, si può anche impegnarsi deliberatamente in un ragionamento empatico. Tale impegno empatico aiuta un individuo a comprendere e anticipare il comportamento di un altro. Sono stati identificati due metodi generali: un individuo può simulare mentalmente versioni fittizie delle convinzioni, dei desideri, dei tratti caratteriali e del contesto di un altro individuo per vedere quali sentimenti emotivi ciò provoca. Oppure, un individuo può simulare una sensazione emotiva e quindi analizzare l’ambiente per scoprire una ragione adatta affinché la sensazione emotiva sia appropriata per quell’ambiente specifico. [49]

Primi [ chiarimenti necessari ] indicatori di mancanza di empatia:

  1. Trovarsi spesso in discussioni prolungate
  2. Formare opinioni in anticipo e difenderle vigorosamente
  3. Pensare che le altre persone siano eccessivamente sensibili
  4. Rifiutarsi di ascoltare altri punti di vista
  5. Incolpare gli altri per gli errori
  6. Non ascoltare quando si parla
  7. Portare rancore e avere difficoltà a perdonare
  8. Incapacità di lavorare in gruppo [ citazione necessaria ]

Il background emotivo di un empatizzante può influenzare o distorcere il modo in cui percepisce le emozioni negli altri. [166] Le società che promuovono l’individualismo hanno una minore capacità di empatia [ necessario chiarimento ] . [167] I giudizi che l’empatia fornisce sugli stati emotivi degli altri non sono certi. L’empatia è un’abilità che si sviluppa gradualmente nel corso della vita e che migliora quanto più contatti abbiamo con la persona con cui si entra in empatia [ necessari chiarimenti ] .

Gli empatizzanti riferiscono di aver trovato più facile assumere la prospettiva di un’altra persona in una situazione quando ha vissuto una situazione simile, [168] e di aver sperimentato una maggiore comprensione empatica. [169] La ricerca sul fatto che un’esperienza passata simile renda l’empatizzante più accurato è mista. [168] [169]

La misura in cui le emozioni di una persona sono pubblicamente osservabili o reciprocamente riconosciute come tali ha conseguenze sociali significative. Il riconoscimento empatico può essere o meno gradito o socialmente desiderabile. [ esempio necessario ] Questo è particolarmente vero quando riconosciamo le emozioni che qualcuno ha nei nostri confronti durante le interazioni in tempo reale. Basandosi su un’affinità metaforica con il tatto, la filosofa Edith Wyschogrod afferma che la vicinanza implicata dall’empatia aumenta la potenziale vulnerabilità di entrambe le parti. [170]

Leadership empatica – Approfondimenti – Problemi creati da troppa empatia e pregiudizi empatici

Alcune ricerche suggeriscono che le persone sono più capaci e disposte a entrare in empatia con le persone più simili a loro stesse. In particolare, l’empatia aumenta con le somiglianze nella cultura e nelle condizioni di vita. È più probabile che si verifichi empatia tra individui la cui interazione è più frequente. [171] [172] William Ickes ha sviluppato una misura di quanto bene una persona può dedurre il contenuto specifico dei pensieri e dei sentimenti di un’altra persona. [ chiarimento necessario ] [65] In un esperimento, i ricercatori hanno dato a due gruppi di uomini braccialetti in base alla squadra di calcio che hanno sostenuto. Ogni partecipante ha ricevuto una leggera scossa elettrica, poi ha guardato un altro soffrire lo stesso dolore. Quando i braccialetti si sono abbinati, entrambi i cervelli si sono infiammati [ sono necessari chiarimenti ] : con dolore e dolore empatico. Se sostenevano squadre avversarie, si scoprì che l’osservatore aveva poca empatia. [173]

Lo psicologo Paul Bloom , autore di Against Empathy , sottolinea che questo pregiudizio può sfociare in tribalismo e reazioni violente in nome dell’aiuto a persone della stessa “tribù” o gruppo sociale, ad esempio quando il pregiudizio empatico viene sfruttato dai demagoghi . [174] Egli propone come alternativa la “compassione razionale”; un esempio è l’uso dell’altruismo efficace per decidere razionalmente le donazioni di beneficenza, piuttosto che fare affidamento sulle risposte emotive alle immagini nei media. [174] L’empatia può essere sfruttata anche da mendicanti comprensivi . Bloom fa riferimento all’esempio dei bambini di strada in India, che possono ottenere molte donazioni perché sono adorabili , ma questo si traduce nella loro riduzione in schiavitù dalla criminalità organizzata. Bloom dice che sebbene qualcuno possa sentirsi meglio con se stesso e trovare più significato [ chiarimento necessario ] quando dà alla persona che ha di fronte, in alcuni casi farebbe meno male e in molti casi farebbe più bene al mondo dando a un ente di beneficenza efficace attraverso un sito web impersonale. [174]

Bloom crede che l’uso improprio dell’empatia e dell’intelligenza sociale possa portare ad azioni miopi e al campanilismo. [78] Sfida ulteriormente i risultati della ricerca convenzionale di supporto come gremlin da standard distorti. [ richiesto chiarimento ]

Bloom dice che sebbene gli psicopatici abbiano una bassa empatia, la correlazione tra bassa empatia e comportamento violento come documentato negli studi scientifici è “zero”. [174] Altre misure sono molto più predittive di comportamenti violenti, come la mancanza di autocontrollo . [174] Anche le persone con sindrome di Asperger e autismo hanno una bassa empatia, ma sono più spesso vittime di attacchi violenti rispetto agli autori. [174]

Bloom sottolinea che i genitori che hanno troppa empatia a breve termine potrebbero creare problemi a lungo termine per i loro figli, trascurando la disciplina, la genitorialità in elicottero o decidendo di non vaccinare i propri figli a causa del disagio a breve termine. [174] Le persone che provano troppa empatia dopo un disastro possono continuare a inviare donazioni come prodotti in scatola o vestiti usati anche dopo che gli è stato chiesto di interrompere o inviare denaro, e questo può peggiorare la situazione creando la necessità di smaltire donazioni inutili e sottraendo risorse alle attività utili. [174] Bloom ritiene inoltre che l’empatia possa incoraggiare comportamenti non etici quando induce le persone a preoccuparsi più delle persone attraenti che delle persone brutte, o delle persone della propria razza rispetto a persone di una razza diversa. [174] Il pregiudizio dell’attrattiva può anche influenzare gli sforzi di conservazione della fauna selvatica , aumentando la quantità di denaro dedicata e le leggi approvate per proteggere gli animali carini e fotogenici, distogliendo l’attenzione dalle specie più importanti dal punto di vista ecologico. [174]

Affaticamento da stress empatico

Un’eccessiva empatia può portare a “stanchezza da stress empatico”, soprattutto se associata ad altruismo patologico . I rischi medici [ necessari chiarimenti ] sono stanchezza , esaurimento lavorativo , senso di colpa , vergogna , ansia e depressione . [175] [176]

Tania Singer afferma che gli operatori sanitari e gli operatori sanitari devono essere obiettivi riguardo alle emozioni degli altri. Non dovrebbero investire eccessivamente le proprie emozioni nell’altro, a rischio di prosciugare la propria intraprendenza. [177] Paul Bloom sottolinea che gli infermieri ad alta empatia tendono a trascorrere meno tempo con i loro pazienti, per evitare di provare emozioni negative associate all’essere testimoni della sofferenza. [174]

Leadership empatica – Approfondimenti – Approcci disciplinari

Filosofia

Etica

Nel libro del 2007 The Ethics of Care and Empathy , il filosofo Michael https://en.wikipedia.org/wiki/Michael_SloteSlote https://en.wikipedia.org/wiki/Michael_Sloteintroduce una teoria dell’etica basata sulla cura che si basa sull’empatia. La sua affermazione è che la motivazione morale fa, e dovrebbe, derivare da una base di risposta empatica. Afferma che la nostra reazione naturale a situazioni di significato morale si spiega con l’empatia. Spiega che i limiti e gli obblighi dell’empatia e, a sua volta, della moralità sono naturali. Questi obblighi naturali includono un maggiore obbligo empatico e morale nei confronti della famiglia, degli amici e di coloro che ci sono vicini nel tempo e nello spazio. Il nostro obbligo morale verso tali persone ci sembra naturalmente più forte di quello verso estranei a distanza. Slote spiega che ciò è dovuto al naturale processo di empatia. Afferma che le azioni sono sbagliate se e solo se riflettono o mostrano una carenza di preoccupazione empatica completamente sviluppata per gli altri da parte dell’agente. [178]

Fenomenologia

In fenomenologia , l’empatia descrive l’esperienza di qualcosa dal punto di vista dell’altro, senza confusione tra sé e l’ altro . Ciò si basa su [ chiarimento necessario ] il senso di agenzia . Nel senso più elementare, questa è l’esperienza del corpo dell’altro come “il mio corpo laggiù”. Per molti altri aspetti, tuttavia, ciò che viene sperimentato viene vissuto come esperienza dell’altro; nello sperimentare l’empatia, ciò che viene vissuto non è la “mia” esperienza, anche se la vivo io . L’empatia è anche considerata la condizione dell’intersoggettività e, come tale, la fonte della costituzione dell’oggettività [ gergo ] . [179]

Storia

Alcuni storici postmoderni come Keith Jenkins hanno discusso se sia possibile o meno entrare in empatia con le persone del passato. Jenkins sostiene che l’empatia gode di una tale posizione privilegiata nel presente solo perché corrisponde armoniosamente al discorso liberale dominante della società moderna e può essere collegata al concetto di libertà reciproca di John Stuart Mill . Jenkins sostiene che il passato è un paese straniero e poiché non abbiamo accesso alle condizioni epistemologiche di epoche passate, non siamo in grado di entrare in empatia con coloro che vissero allora. [180]

Psicoterapia

Heinz Kohut ha introdotto il principio dell’empatia in psicoanalisi. Il suo principio si applica al metodo di raccolta del materiale inconscio. La possibilità di non applicare il principio è concessa nella cura, ad esempio quando si deve fare i conti con un altro principio, quello della realtà. [ richiesto chiarimento ]

Leadership empatica – Approfondimenti – Business e gestione

Nel libro del 2009 Wired to Care , il consulente strategico Dev Patnaik sostiene che un grave difetto nella pratica aziendale contemporanea è la mancanza di empatia all’interno delle grandi aziende. Afferma che senza empatia le persone all’interno delle aziende lottano per prendere decisioni intuitive e spesso vengono ingannate nel credere di capire il loro business se hanno una ricerca quantitativa su cui fare affidamento. Dice che le aziende possono creare un senso di empatia per i clienti, indicando Nike , Harley-Davidson e IBM come esempi di “organizzazioni aperte per l’empatia”. Tali aziende, afferma, vedono nuove opportunità più rapidamente rispetto alla concorrenza, si adattano ai cambiamenti più facilmente e creano ambienti di lavoro che offrono ai dipendenti un maggiore senso di missione nel loro lavoro. [181] Nel libro del 2011 The Empathy Factor , la consulente organizzativa Marie Miyashiro sostiene allo stesso modo di portare empatia sul posto di lavoro e suggerisce la comunicazione nonviolenta come meccanismo efficace per raggiungere questo obiettivo. [182] Negli studi del Management Research Group, l’empatia è risultata essere il più forte predittore del comportamento di leadership etica su 22 competenze nel suo modello di gestione e l’empatia è stata uno dei tre più forti predittori dell’efficacia dei dirigenti senior. [183] Uno studio del Center for Creative Leadership ha rilevato che l’empatia è positivamente correlata alle prestazioni lavorative anche tra i dipendenti. [184]

Leadership empatica – Approfondimenti – Evoluzione della cooperazione

L’assunzione di prospettiva empatica gioca un ruolo importante nel sostenere la cooperazione nelle società umane, come studiato dalla teoria dei giochi evolutiva. Nei modelli teorici dei giochi, la reciprocità indiretta si riferisce al meccanismo di cooperazione basato su reputazioni morali che vengono assegnate agli individui in base alla loro adesione percepita a un insieme di regole morali chiamate norme sociali. È stato dimostrato che se le reputazioni sono relative [ è necessario un chiarimento ] e gli individui non sono d’accordo sulla posizione morale degli altri (per esempio, perché usano regole di valutazione morale diverse o commettono errori di giudizio), allora la cooperazione non sarà sostenuta. Tuttavia, quando gli individui hanno la capacità di assumere una prospettiva empatica, il comportamento altruistico può evolversi ancora una volta. [40] Inoltre, i modelli evolutivi hanno anche rivelato che la stessa presa di prospettiva empatica può evolversi, promuovendo il comportamento prosociale nelle popolazioni umane. [185]

Misurazione

Gli sforzi per misurare l’empatia risalgono almeno alla metà del XX secolo. [10] [186] I ricercatori affrontano la misurazione dell’empatia da una serie di prospettive.

Le misure comportamentali normalmente coinvolgono i valutatori che valutano la presenza o l’assenza di determinati comportamenti predeterminati o ad hoc [ necessari chiarimenti ] nei soggetti che stanno monitorando. Sia i comportamenti verbali che quelli non verbali sono stati catturati in video da sperimentatori come Truax. [187] Altri sperimentatori, tra cui Mehrabian ed Epstein, [188] richiedevano ai soggetti di commentare i propri sentimenti e comportamenti, o quelli di altre persone coinvolte nell’esperimento, come modi indiretti per segnalare il loro livello di funzionamento empatico ai valutatori.

Le risposte fisiologiche tendono ad essere catturate da elaborate apparecchiature elettroniche che sono state fisicamente collegate al corpo del soggetto. I ricercatori traggono quindi inferenze sulle reazioni empatiche di quella persona dalle letture elettroniche prodotte. [189]

Le misure corporee o “somatiche” possono essere viste come misure comportamentali a livello micro. Misurano l’empatia attraverso reazioni facciali e altre reazioni non espresse verbalmente. Tali cambiamenti sono presumibilmente sostenuti da cambiamenti fisiologici determinati da una qualche forma di “contagio emotivo” o rispecchiamento. [189] Queste reazioni, sebbene sembrino riflettere lo stato emotivo interno dell’empatizzante, potrebbero anche, se l’incidente dello stimolo è durato più del periodo più breve, riflettere i risultati di reazioni emotive basate su cognizioni associate all’assunzione di ruoli (“se fossi in lui mi sentirei…”).

Sono stati adottati indici di empatia per immagini o storie di marionette per consentire anche a soggetti molto giovani in età prescolare di rispondere senza dover leggere domande e scrivere risposte. [190] Le variabili dipendenti (variabili che sono monitorate per qualsiasi cambiamento dallo sperimentatore) per i soggetti più giovani hanno incluso l’auto-segnalazione su una scala di faccine a sette punti e reazioni facciali filmate. [191]

In alcuni esperimenti, ai soggetti è richiesto di guardare scenari video (in scena o autentici) e di fornire risposte scritte che vengono poi valutate per i loro livelli di empatia; [192] gli scenari sono talvolta rappresentati anche in forma stampata. [193]

Leadership empatica – Approfondimenti – Misure di autovalutazione

Le misurazioni dell’empatia richiedono spesso ai soggetti di riferire autonomamente le proprie capacità o capacità di empatia, utilizzando risposte numeriche in stile Likert a un questionario stampato che potrebbe essere stato progettato per rivelare i substrati affettivi, cognitivo-affettivi o in gran parte cognitivi dell’empatia funzionamento. Alcuni questionari affermano di rivelare substrati sia cognitivi che affettivi. [194] Tuttavia, una meta analisi del 2019 mette in dubbio la validità delle misure di autovalutazione dell’empatia cognitiva, scoprendo che tali misure di autovalutazione hanno correlazioni trascurabilmente piccole con le corrispondenti misure comportamentali. [39]

Nel campo della medicina, uno strumento di misurazione per i caregiver è la Jefferson Scale of Physician Empathy, Health Professional Version ( JSPE -HP) . [195]

L’ Indice di reattività interpersonale ( https://en.wikipedia.org/wiki/Interpersonal_Reactivity_IndexIRI https://en.wikipedia.org/wiki/Interpersonal_Reactivity_Index) è tra i più antichi strumenti di misurazione pubblicati ancora in uso frequente (pubblicato per la prima volta nel 1983) che fornisce una valutazione multidimensionale dell’empatia. Comprende un questionario di autovalutazione di 28 item, suddiviso in quattro scale di 7 item che coprono le suddivisioni dell’empatia affettiva e cognitiva sopra descritte. [30] [33] Strumenti di autovalutazione più recenti includono The Empathy Quotient (EQ) creato da Baron-Cohen e Wheelwright [196] che comprende un questionario di autovalutazione composto da 60 item. Un’altra scala multidimensionale è il Questionario di empatia cognitiva e affettiva ( QCAE , pubblicato per la prima volta nel 2011). [197]

La scala dell’esperienza empatica è un questionario di 30 elementi che misura l’empatia da una prospettiva fenomenologica sull’intersoggettività , che fornisce una base comune per l’esperienza percettiva (dimensione dell’esperienza vicaria) e una consapevolezza cognitiva di base (dimensione della comprensione intuitiva) degli stati emotivi degli altri. [198]

Confronto internazionale dell’empatia a livello nazionale

In uno studio del 2016 condotto da un team di ricerca statunitense, i dati di autovalutazione dell’indice di interreattività (vedi misurazione ) sono stati confrontati tra i paesi. Dalle nazioni esaminate, le nazioni con i cinque punteggi di empatia più alti erano (in ordine decrescente): Ecuador , Arabia Saudita , Perù , Danimarca ed Emirati Arabi Uniti . I punteggi più bassi provengono da Bulgaria , Polonia , Estonia , Venezuela e Lituania . [199]

Per finta

Il potere dell’empatia è diventato un’abilità frequente nella narrativa , in particolare in quella dei media sui supereroi . Gli utenti, noti come “empatici”, hanno la capacità di percepire/sentire le emozioni e le sensazioni corporee degli altri e, in alcuni casi, influenzarle o controllarle.

Sebbene a volte sia un potere specifico detenuto da utenti come il personaggio della Marvel Comics Empath , il potere è stato anche spesso collegato a quello della telepatia come nel caso di Jean Gray .

La serie televisiva riavviata Charmed vede il personaggio Maggie Vera come una strega con il potere dell’empatia. I suoi poteri in seguito si espandono per permetterle di controllare le emozioni degli altri e, occasionalmente, di concentrare le emozioni in pura energia. Nella quarta stagione impara a replicare i poteri delle persone comprendendole empaticamente.

Leadership empatica – Approfondimenti – Guarda anche

Leadership empatica – Approfondimenti – Riferimenti

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Leadership empatica – Approfondimenti – link esterno

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Articolo estratto con il permesso dell’autore dal testo di Daniele TrevisaniIl potenziale umano. Metodi e tecniche di coaching e training per lo sviluppo delle performance”. Franco Angeli editore, Milano.

Come aumentare le energie mentali

Le emozioni sono un vissuto permanente di ogni essere umano. La Self-leadership emozionale consiste nella capacità di vivere le emozioni come una risorsa, siano esse positive o negative, e non solo come un sottoprodotto della vita.

Questo prevede alcune capacità psicologiche che si possono apprendere:

  • riconoscere i propri stati emotivi (abilità di riconoscimento, detection skills);
  • saper ancorare il proprio stato emotivo a precise fonti, esperienze o vissuti (localizzazione emozionale),  riconoscere da dove vengono le propri emozioni;
  • disinnescare gli stati emotivi negativi e allontanarsi da emozioni negative croniche o superiori alle nostre capacità di elaborarle (scudo emozionale, emotional shielding);
  • aumentare la positività dei vissuti emozionali riuscendo a gioire e trarre emozioni positive anche da piccoli eventi (micro-eventi) o grandi eventi della vita (gioia situazionale, sensation windows);
  • aumentare la solidità emotiva opposta ad una fragilità emotiva, soprattutto in condizioni in cui la fragilità emotiva può bloccare o annebbiare l’individuo, rendere confuse le sue azioni e reazioni.

Principio 2 – Leadership emozionale ed energie mentali

Le energie mentali diminuiscono o si esauriscono quando:

  • l’individuo non è consapevole degli stati emotivi che sta vivendo;
  • l’individuo non è consapevole delle cause che producono un certo stato emotivo;
  • l’individuo non è in grado di proteggersi dalle emozioni negative, vivere con maggiore distanziamento le esperienze negative, e i vissuti emotivi negativi impediscono di raggiungere i propri obiettivi e risultati (fragilità emotiva);
  • l’attenzione è imprigionata sui vissuti negativi, in relazione a micro-eventi e macro-eventi personali (traumi emotivi irrisolti);
  • l’individuo non ha appreso a generare stati, situazioni, momenti, eventi (micro e macro) che possono generare emozioni e sensazioni positive;
  • l’individuo viene trascinato negli stati emotivi da persone ed eventi, senza riuscire ad arrestare i trascinamenti (essere in balìa degli eventi e delle persone).

Le energie mentali aumentano quando:

  • si genera consapevolezza degli stati emotivi vissuti (coscienza emotiva), della loro tipologia, intensità e localizzazione, con buona capacità di riconoscimento e di labeling (dare un nome alle emozioni e distinguerle);
  • si genera consapevolezza delle cause degli stati emotivi vissuti;
  • si acquisiscono capacità di protezione dalle emozioni negative, si apprende a far si che esse si manifestino e fluiscano senza bloccare il corso della propria vita e azione;
  • viene condotto un lavoro serio e programmatico per risolvere traumi emotivi passati (gravi o meno gravi) e quelli generati dall’operatività quotidiana, con un supporto umano (evitare l’elaborazione di traumi in solitudine o senza supporto);
  • l’individuo apprende a nutrirsi di emozioni positive, percepire le positività, generare le occasioni di positività, produrre un clima emotivo positivo;
  • l’individuo sa riconoscere e bloccare i trascinamenti emotivi, non è in balìa di eventi e persone, è meno soggetto ai “tiranti emotivi” generati dall’ambiente e dalle relazioni.

Altri materiali su Comunicazione, Coaching, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:

Altre risorse online:

Temi e Keywords dell’articolo:

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Studio Trevisani Academy. Stress Management, Emozioni, Resilienza, Comunicazione – Al Rifugio-Wellness di montagna con l’Autore. 5 Marzo (sabato) giornata intera dalle 10 alle 18. 6 Marzo (domenica) dalle 9 alle 12.30.

Costo 200 Euro + commissione Eventbrite + iva. Qui il link per iscriversi tramite piattaforma Eventbrite comodamente con Paypal

Ciao a tutti, sono il vostro Coach per il Seminario Formativo Esperienziale dedicato allo “Stress, Emozioni e Resilienza”, che terremo in presenza in una splendida località, un rifugio-wellness di montagna sull’Altipiano di Asiago (VI). Qui il link della Location https://centrofondocampolongo.it/

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Corso esperienziale su stress emozioni resilienza – i libri di riferimento

Qui la bibliografia che fa da sostegno scientifico per il corso

  • Deep Coaching. Il Metodo HPM per la crescita personale il Coaching in profondità e la formazione attiva. Editore Franco Angeli, Milano, 2021 (256 pag.) Scheda su Amazon
  • Il Potenziale Umano. Metodi e tecniche di coaching e training per lo sviluppo delle performance. Franco Angeli editore, Milano, 2009. (240 pag.). Bestseller area Formazione Aziendale. Scheda su Amazon
  • Ascolto attivo ed empatia. I segreti di una comunicazione efficace. Franco Angeli, Milano, 2019 (202 pag.) Scheda su Amazon
  • Self-Power. Psicologia della motivazione e della performance. Franco Angeli editore, Milano, 2014. (176 pag.) Scheda su Amazon
  • Team leadership e comunicazione operativa. Principi e pratiche per il miglioramento continuo individuale e di team. Franco Angeli editore, Milano, 2016 (250 pag.) Scheda su Amazon
  • Il Coraggio delle Emozioni. Energie per la vita, la comunicazione, la Crescita Personale. Franco Angeli editore, Milano, 2015. Scheda su Amazon

Perché Stress, Emozioni e Resilienza? Perché mai prima d’ora questi temi sono diventati così importanti.

Direi anche che ora sono indispensabili per vivere bene e lavorare bene.

Studio questi argomenti scientificamente dal 1985, quindi da oltre 30 anni, e inizialmente mi sembrava tutta teoria e continuava a sfuggirmi la parte pratica. Poi, al primo caso di eccesso di stress nella mia vita personale, mi sono reso conto di come le capacità emotive siano qualcosa di “molto pratico”, importante e fondamentale per tutti noi. E allora ho deciso di approfondire, sino ad arrivare ad un modello (HPM) che oggi è il riferimento in Italia per il lavoro sul Potenziale Umano.

Direi che attivarsi su questi temi è ancora più urgente in questo periodo dove tutti sono “stressati” per la situazione attuale. Per cui, con orgoglio, ho sentito il dovere di fare qualcosa di pratico e di farlo in presenza, in mezzo alla natura, in un luogo meraviglioso e raggiungibilissimo con mezzi ed auto.

Approfittiamo quindi di questa occasione per conoscerci più internamente e sviluppare nuove competenze “soft” che – vedrete strada facendo – hanno un impatto molto concreto anche al di fuori del lavoro, oltre a migliorare il lavoro stesso.

Per chi partecipa, a volte in questo campo basta portarsi a casa anche un un’unica riflessione, o un solo “Insight” come si dice tecnicamente, per dare un senso profondo all’intero percorso.

Qui una sintesi dei temi che tratteremo:

il programma è solo indicativo in quanto il training sarà soprattutto esperienziale e comprenderà

  • Brevi lezioni introduttive ai temi
  • Lavoro personale sui temi
  • Escursioni nella natura in outdoor-training
  • Condivisione delle esperienze dei partecipanti in sottogruppi
  • Colloqui di coaching e sviluppo del potenziale personale

Programma

Corso esperienziale su stress emozioni resilienza – Sabato mattina h 10-13

  • I 6 tipi di stress nel modello HPM
  • Le competenze specifiche per superare lo stress
  • Riconoscere i Segni e sintomi di stress
  • Coping e resilienza
  • Coping adattivo e coping disadattivo
  • Come promuovere il coping adattivo
  • Prepararsi in anticipo ad affrontare sfide stressanti
  • Evita il coping disadattivo
  • Promuovere i fattori di resilienza
  • Modelli di ruolo positivi
  • Ottimismo
  • Humor
  • Bussola morale – il potere dei valori interni
  • Altruismo
  • Religione & Spiritualità
  • Supporto sociale

Corso esperienziale su stress emozioni resilienza – Sabato pomeriggio h 14.30-18

  • Trovare i propri Punti di Forza
  • I due modi fisiologici per affrontare lo stress
  • Cause di stress Interne ed Esterne – Come evitare la ruminazione mentale
  • Lo stress sul lavoro – Principali cause di stress organizzativo
  • La Scala di Fisher – Impariamo a riconoscere i nostri stati mentali
  • Malattie comuni associate allo stress
  • Stress – I tipi, dall’Eustress al Distress, Stress Acuto e Stress Cronico
  • Fasi della risposta allo stress – Sindrome di adattamento generale di Hans Selye
  • Stress e risorse personali. Potenziare le proprie risorse fisiche e mentali – Modello transazionale di stress e coping di Richard Lazarus
  • Metodi di riduzione dello stress
  • 2 Modelli delle zone di stress al lavoro – modelli Trevisani e Vygotsky per il Coaching
  • Leadership e coaching
  • Il Capitale Psicologico (PsyCap) e il Modello H.E.R.O.
  • Stress ed Emozioni – la Ruota delle Emozioni (Plutchick)

Corso esperienziale su stress emozioni resilienza – Domenica mattina h 9-12.30

  • Imparare a concentrarsi sulle emozioni esterne e sottili prima che diventino più forti e ingestibili
  • Emozioni Miste – Le Emozioni diadiche e triadiche di Plutchick
  • Emozioni – la Rabbia e le sue tipologie
  • Emozioni – la Paura
  • Emozioni – il Disgusto
  • Emozioni – la Tristezza
  • Emozioni – la Felicità e il Percorso verso la Felicità
  • Gli stati dell’Umore
  • Gestione X-Y – Focalizzazione delle operazioni psicologiche
  • Campi della resilienza
  • Jung e Archetipi. Lo stress degli autoinganni
  • Problem Solving – la Ruota del Problem Solving
  • Ruota della Vita
  • HPM – Il Piano Antistress
  • La curva dello stress e le performance – La Ricerca dello Stato di Flusso (Flow)
  • Dalla resilienza fino all’Autorealizzazione

Corso esperienziale su stress emozioni resilienza – È disponibile per i soli partecipanti:

  • Sintesi delle slides
  • 2 Ebook sul tema del Potenziale Umano e Self Power
  • Pdf con l’elenco delle 333 emozioni e stati emotivi identificati da Trevisani
  • Attestato di partecipazione al corso, in pdf, riconosciuto da Coaching World Federation

Il rifugio ha solo 6 camere per cui consiglio a tutti di cercare con Booking o altri mezzi una sede per dormire tipo B&B in Asiago e dintorni. Da Asiago il rifugio dista circa 20 minuti ed è raggiungibilissimo in auto, con un ampio parcheggio.

Sarà un’esperienza molto pratica ed immersiva, indimenticabile, tra concetti potenti, esercitazioni esperienziali, e l’abbraccio della natura incontaminata.

Intanto un “abbraccio digitale” a tutti

Un saluto,

Dott. Daniele Trevisani – Direttore www.studiotrevisani.it

  • per ricevere articoli gratuiti e notizie aggiornate sui prossimi seminari di crescita personale e professionale, è possibile iscriversi gratuitamente alla rivista di comunicazione “Communication Research e Potenziale Umano” da questo link http://eepurl.com/b727Pv

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Corso esperienziale su stress emozioni resilienza – concetti chiave

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© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Negoziazione interculturale. Comunicare oltre le barriere culturali. Dalle relazioni interne sino alle trattative internazionali”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore

La Mental Noise Theory (rumore mentale)

La Mental Noise Theory evidenzia che le persone irritate o che vivono emozioni negative hanno maggiori difficoltà nell’ascoltare e nell’elaborare l’informazione.

Il “rumore mentale” può ridurre dell’80% l’abilità di elaborare la comunicazione e di capire[1].

Tra le ragioni che conducono alla riduzione di efficienza comunicativa sino al 20% si collocano:

  • traumi dovuti a esperienze precedenti;
  • agende (priorità) in competizione;
  • eccesso emotivo (eccesso di attivazione);
  • scarso senso di autoefficacia (self-efficacy) e assertività.

La consapevolezza delle proprie predisposizioni emotive

Secondo Schein[2], per poter negoziare o lavorare positivamente è necessario identificare la propria predisposizione emotiva

Schein evidenzia questa dinamica all’interno del processo di consulenza (relazione consulente-cliente) ma essa ha una validità che si estende a tutte le dinamiche di gestione del potere nei gruppi, come nel caso della negoziazione:

Se la mia indole mi predispone a rispondere a certi tipi di fatto con certi tipi di reazione emotiva, è necessario che io conosca questa predisposizione per giudicarne il grado di adeguatezza in determinate situazioni. Se per esempio tendo a mettermi sulla difensiva e adirarmi ogni volta che un cliente mi tiene testa o mi dà torto, devo riconoscere l’esistenza di questa tendenza e imparare a controllarmi o a gestire le mie emozioni nel miglior modo possibile,specialmente se, a mio giudizio, una polemica con il cliente non sarebbe produttiva ai fini del processo di consulenza. Non sempre, tuttavia, è sbagliato mettersi sulla difensiva o adirarsi. Talvolta è anzi la reazione più adeguata, ma per scegliere e decidere il modo migliore di affrontare la situazione è necessario conoscere le proprie predisposizioni[3]..

Come risulta evidente, la direzione data da Schein non è quella della repressione emotiva assoluta, ma la gestione consapevole.

L’ecologia della comunicazione e la leadership emotiva

L’ecologia della comunicazione rappresenta uno stimolo sensoriale complesso (inteso come insieme di input visivi, verbali, tattili, olfattivi, gustativi, cinestesici). Ogni elemento che raggiunge il sistema percettivo del soggetto è in grado di generare emozioni (forti o deboli, centrali o periferiche). 

La serie di stimoli sensoriali che si attivano nella partecipazione alla negoziazione è quindi un portatore di attivazione emozionale.

Noi viviamo costantemente all’interno di specifiche aree emozionali o vissuti emozionali, ci spostiamo di emozione in emozione, spesso velocemente, altre volte lentamente. 

L’incontro negoziale e le attività negoziali sono momenti di forte attivazione emotiva, poiché mettono in gioco i propri interessi personali, gli interessi del ruolo rappresentato, gli interessi dell’impresa, ma anche la propria “faccia” ed immagine, verso se stessi (autostima) e verso gli altri.

L’esito negoziale – positivo o negativo – può incidere sulla propria storia personale, sulla sicurezza di sè, sul senso di autoefficacia. 

Tali fattori emotivi si amplificano in genere nella negoziazione interculturale, in cui possono entrare in gioco altre ed ulteriori dimensioni[4], quali:

  • la Communication Apprehension (apprensione o ansia da comunicazione) amplificata da incontri di tipo interculturale;
  • l’etnocentrismo, la considerazione che la propria cultura sia superiore e la difficoltà di accettare opinioni provenienti da culture diverse;
  • la IWTC (intercultural willingness to communicate), intesa come generale atteggiamento o predisposizione (positiva o negativa) verso l’incontrare genti di culture diverse.

Diversi fenomeni rendono difficile mettere in pratica una gestione delle emozioni consapevole, razionale, in grado di farle emergere dal subconscio e dall’inconscio, per potervi “fare i conti” e reagire adeguatamente.

I rapporti tra le emozioni, la comunicazione interculturale e le performance del lavoro di gruppo

Quanto sono importanti le emozioni nell’incidere sulla performance?

Nel metodo ALM si evidenzia con forza che il vissuto emotivo di un gruppo è uno dei fattori più importanti per poter ottenere performance durature ed efficaci. 

Anche un gruppo momentaneo, composto da persone che negoziano per un tempo limitato, diventa per quel periodo di tempo un team, un raggruppamento di persone che cercano di raggiungere risultati, ciascuno per se (nei modelli più arretrati) o con soddisfazione reciproca elevata, nei modelli win-win più evoluti.

L’importanza dei vissuti emotivi nei gruppi interculturali è evidenziata anche nei setting più estremi, come nei multicultural crews spaziali. La pianificazione e gestione delle missioni spaziali cambia drasticamente quando i team sono composti da persone che provengono da culture e nazioni diverse.

Sebbene accomunati da una passione e da una professione, i diversi bagagli di esperienze e di acculturazione possono portare il team-member a collidere in ambienti ristretti, non appena queste differenze iniziano a trasudare.

Diversi studi esaminano il problema, per meglio comprendere l’influenza e la gestione delle differenze culturali tra membri di equipaggi e team tecnico-scientifici che lavoreranno e vivranno nello spazio nel futuro[5]. Questi studi si rifanno quindi alle ricerche sulla intercultural effectiveness (efficacia interculturale) sulla Terra, si occupano inoltre di come migliorare le procedure di e selezione/valutazione, il training interculturale, il monitoraggio e il supporto, e il debriefing delle esperienze vissute dagli astronauti.

Essere chiusi in una stanza a “far funzionare una negoziazione” non è molto diverso – per le dinamiche interculturali in corso – dall’essere chiusi in un’astronave e doverla far operare.

Durante le manovre (fisiche o conversazionali), possono emergere una molteplicità di vissuti emotivi (rabbia, delusione, o anche semplice fastidio) che stratificandosi possono portare alla rottura del rapporto e al malfunzionamento delle operazioni. 

Non si tratta solo di grandi scelte, ma a volte di micro-dettagli comportamentali, semplici gesti. Piccoli elementi secondari che all’interno di una cultura non disturbano possono risultare sgradevoli quando a giudicarli è una cultura diversa[6].

Riconoscere le emozioni è quindi indispensabile per la performance negoziale.

Il rischio dei trascinamenti emotivi durante le negoziazioni

Per trascinamento emotivo intendiamo la situazione in cui una emozione, apparentemente ben gestita e rimossa, si ripresenti sotto altre forme in momenti successivi e vada ad incidere negativamente sugli esiti di una negoziazione.

Il trascinamento può accadere:

  1. all’interno della stessa sessione negoziale, andando a colpire soggetti diversi da quelli che hanno generato un impatto emotivo negativo, ma anche
  2. tra le diverse sessioni, trasportando stati negativi da un incontro all’altro.

I trascinamenti intra-sessione

I trascinamenti intra-sessione accadono in modo molto maggiore di quanto ritenuto a livello cosciente. Un caso classico è quello della rabbia trattenuta verso uno degli interlocutori, che viene poi rigettata verso un’altro interlocutore presente, in forma modificata, attenuata o rafforzata.

Osserviamo il seguente caso, una trascrizione originale e non censurata, sul vissuto emotivo di una riunione negoziale:

Eravamo al tavolo da circa venti minuti ed eravamo appena entrati nel vivo, dopo un pò di convenevoli vari (chiacchiere sul tempo, il caffè della macchinetta, eccetera), iniziamo a discutere del merito ed ecco che entra uno, si siede, sta zitto un pò, poi inizia a dire le sue cazzate atomiche. Io chiedo se posso avere il piacere di sapere il ruolo nel progetto, e lui dice che lui ha un ruolo in tutti i progetti, e vuole vedere chi entra e chi esce dalla sua azienda. Sul progetto dice che non c’entra niente ma supervisiona un pò. Praticamente è venuto a dire che “teneva a bada” i suoi ragazzotti perché non facessero puttanate. Te la metto in un altro modo: era venuto a segnare il suo territorio come un cane che piscia sugli alberi per dire che quell’albero è suo. In pratica era entrato sulla riunione e aveva pisciato sui presenti, sui suoi collaboratori e sugli esterni, me compreso, per far capire che quello era territorio suo. Io ero appena entrato, non conoscevo nessuno, ero un esterno, e sulle prime ci sono rimasto male. Poi ho pensato che di stronzi come questi ne ho già visti un sacco in giro per le aziende, e non dovevo lasciarmi prendere più di tanto, dovevo andare dritto per la mia strada, che era di portare a casa il contratto e basta. Il bastardo magari se lo incontravo per la strada lo mettevo sotto in macchina, ma li no, altrimenti saltava tutto.

Ho continuato a farmi pisciare in testa per un pò, poi su alcuni punti l’ho contraddetto non in modo forte, ma appena sfumato, giusto per fargli capire che io ero un esperto e su certi punti non poteva permettersi di affermare di tutto e di più, senza sapere un cazzo. Comunque sta di fatto che entra ed esce dalla riunione, fa i cazzi suoi, risponde al cellulare, chiama gente in riunione e lavora li dentro, insomma, fa il figo, forse per far vedere che lui li può fare, poi esce e non torna più. Ho pensato “è morto, è sparito, finalmente, non torna più”. Verso la fine della riunione, lui non c’era ancora, cerchiamo di tirare le somme e a me esce una frase di questo tipo “si, possiamo certamente fare un buon progetto, l’importante è tenere fuori dal progetto la politichetta aziendale da due soldi, io sono uno che se c’è un problema lo dice e non fa finta di niente solo perché è scomodo dirlo”. Teniamo conto di una cosa: ero nel posto più sbagliato del pianeta per dire una cosa così. Avrei dovuto tirarla fuori dopo essere entrato come fornitore, dopo aver trovato qualche alleato, non lì, al primo incontro. E mi accorgo adesso che mentre dicevo questo strizzavo gli occhi, sembravo Clint Eastwood che sta per sparare a qualcuno. Adesso riconosco che avevo un mucchio di rabbia ancora addosso, farmi pisciare addosso dallo stronzo, mi aveva dato fastidio, e la stavo rigettando sugli altri, sui suoi collaboratori. Poi ti dirò che anche la sera a casa ero disturbato, ho fatto fatica ad addormentarmi, non sopportavo l’idea che uno stronzo raccomandato ignorante mi pisci in testa in quel modo. 

I trascinamenti tra sessioni

Il trascinamento tra sessioni si forma in seguito ad esperienze negative avute in rapporti precedenti con lo stesso soggetto o con la stessa categoria di soggetti. Possiamo avere avuto esperienze spiacevoli con una categoria e allargare queste esperienze all’intera categoria, entrando con una disposizione sbagliata nella negoziazione.

Gli stereotipi che si formano debbono essere usati con cautela. Soprattutto, è indispensabile apprendere a fare “pulizia mentale” dagli atteggiamenti negativi frutto di sessioni precedenti e poter entrare nella negoziazione con la mente libera. 

I trascinamenti tra stati emotivi della vita personale e le situazioni professionali

La vita personale genera inevitabilmente vissuti emotivi. 

Le relazioni con amici, familiari, parenti, gli eventi vissuti fuori dal lavoro impattano immancabilmente la persona. Alcuni individui sono bravi nel mascherare quanto accade loro (di negativo, soprattutto) nella vita personale, ma il mascheramento non è la strategia migliore.

Le tecniche più evolute sul piano professionale prevedono – per chi ha necessità di negoziazione pressante e per chi negozia ad alto livello – il ricorso a strumenti di counseling e coaching professionale, in grado di supportare il soggetto nell’elaborare i fatti della vita personale e professionale, ed integrare in modo armonico il vissuto personale con quello manageriale.

Non si può far finta che un manager che abbia appena avuto un trauma familiare o professionale possa vivere il lavoro come nulla fosse ed essere egualmente produttivo. Una difficoltà nel matrimonio, con i figli, o a causa di malattie, riduce la concentrazione e le energie mentali disponibili.

Allo stesso tempo, sul piano opposto, è possibile apprendere ad alimentarsi delle emozioni positive che la vita privata può offrire e assorbire queste energie per nutrire il piano professionale.

Si può tranquillamente affermare che oggi uno dei punti più sottovalutati del management sia la condizione energetica e motivazionale del soggetto, la visione del manager o collaboratore come “essere olistico” che ha una vita sia psicologica che fisica. 

La negoziazione interculturale può creare turbolenza emotiva e stress emotivo elevato. La negoziazione stessa (anche intraculturale) è un fenomeno che impegna a fondo i sistemi energetici della persona. L’addizione della variabile interculturale forte aumenta il costo cognitivo di attenzione, elaborazione, le probabilità di fraintendimento, di rottura, di riparazione.

È sul piano energetico quindi che i manager vanno aiutati a trovare e mantenere una condizione elevata, positiva, in grado di fornire loro il supporto necessario per le sfide negoziali interculturali.

Le tecniche per gestire e ridurre lo stress emotivo da negoziazione

Per gestire lo stress emotivo da negoziazione vengono utilizzate nel metodo ALM diverse strategie.

Le tecniche di training autogeno e meditative (tecniche passive) e altre tecniche di rilassamento (dissipazione fisica, sport, tecniche attive) sono estremamente utili per generare una buona predisposizione emotiva nel negoziatore, soprattutto se praticate nella stessa giornata, prima della sessione negoziale.

Sul piano immediato, la separazione tra vissuti emotivi personali e tempo professionale può essere facilitata da apposite tecniche di rilassamento, mentre a livelli avanzati e sul lungo periodo risulta più produttivo il ricorso alle professionalità di coaching e counseling manageriale, che aiutino il manager a rivedere in profondità sia gli elementi dello stile di vita (lifestyle training) che la modalità di gestire le emozioni (emotional management)[7].

Le tecniche utilizzabili sono:

  • strategie di preparazione concettuale e desk-work: analisi culturale, delle obiezioni culturali latenti, preparazione alla gestione delle obiezioni;
  • strategie di preparazione esperienziale: role playing situazionali per affinare e attivare gli schemi motori e conversazionali, creare readiness nelle le mosse conversazionali e creare sicurezza;
  • strategie di preparazione emozionale e riassetto emotivo: tecniche di rilassamento, training autogeno, concentrazione e meditazione;
  • tecniche fisiche di ricarica bio-energetica: lavoro fisico di rimozione dello stress tramite esercizio fisico finalizzato;
  • tecniche di disidentificazione, come quelle proposte da Assoagioli nella disciplina della Psicosintesi, che “allontanano” emotivamente il soggetto dall’esperienza in corso, come se fosse qualcosa che stia capitando ad altri e non intacca il proprio Self;
  • tecniche di ristrutturazione cognitiva, ad esempio passare dalla concezione della “negoziazione come scontro” alla “negoziazione come relazione d’aiuto” (aiutare la controparte a capire qualcosa o raggiungere un obiettivo);
  • tecniche di debriefing post-trattativa: in grado di sciogliere lo stress da negoziazione, rielaborarlo e utilizzarlo per la crescita anziché lasciare che esso blocchi l’individuo e lo impegni concettualmente ed emotivamente, rendendolo inadeguato a fronteggiare nuovi obiettivi o sfide.

[1] Fonte: ns. elaborazioni basate su Riley, Kirk (2005). Risky Business: Involving the Public in Environmental Decision Making. Materiale didattico, Great Lakes & Mid-Atlantic Center for Hazardous Substance Research, Michigan State University, East Lansing, Michigan

[2] Schein, E. H. (1999). Process Consultation Revisited: Building the Helping Relationship, 1999, Addison Wesley. It.: La consulenza di processo: come costruire le relazioni d’aiuto e promuovere lo sviluppo organizzativo. Milano, Cortina.

[3] Ibidem.

[4] Vedi ad esempio Lin Y, Rancer AS. (2003). Sex differences in intercultural communication apprehension, ethnocentrism, and intercultural willingness to communicatePsychol Rep. 2003 Feb;92(1):195-200

[5] Vedi Kealey DJ (2004). “Research on intercultural effectiveness and its relevance to multicultural crews in space”. Aviation Space Environmental Medicine2004 Jul;75(7 Suppl):C58-64.

[6] Ad esempio, non è difficile vedere uno studente statunitense anche adulto partecipare ad una lezione universitaria in canottiera e ciabatte d’estate, o ancora sentire “tirare sul col naso” frequentemente in una biblioteca americana ove molti abbiano il raffreddore, ma questi comportamenti provocano nella cultura italiana un notevole fastidio, per cui uno studente statunitense che si inserisca in un gruppo di studio italiano potrebbe generare fastidio e provocare emozioni negative, se non consapevole di questi micro-fenomeni.

[7] Esempi di servizi di lifestyle training, coaching e counseling manageriale, e temi di communication management training, sono riportati sul sito www.studiotrevisani.it

Altri materiali su Comunicazione, Coaching, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:

Altre risorse online

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Le parole chiave di questo articolo La gestione delle emozioni nella negoziazione interculturale sono :

  • Coaching professionale
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  • Stress emotivo
  • Strumenti di counseling
  • Tecniche di rilassamento
  • Tecniche di training autogeno e meditativo
  • Trascinamento emotivo
  • Vissuto emotivo
  • Vita personale e professionale

© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Strategic selling. Psicologia e comunicazione per la vendita consulenziale e le negoziazioni complesse”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.

I livelli delle domande: domande interiori e domande esterne

La fase di analisi ed ascolto richiede il ricorso a:

  • domande aperte,
  • domande chiuse,
  • domande di precisazione,
  • riformulazioni e verifiche di comprensione,
  • riepiloghi, sommari,
  • rispecchiamento dei contenuti.

Le domande devono essere poste solo dopo che si sia creato lo spazio psicologico per farle, chiedendo il permesso al cliente di porgli alcune domande che servono per poter realizzare proposte sensate.

Durante la fase di analisi è essenziale il ricorso alla carta e penna per prendere appunti, sotto forma di parole chiave, ed un precedente allentamento alle tecniche di memorizzazione, intervista e Analisi della Conversazione (Conversation Analysis, CA).

Tutti noi abbiamo curiosità e dubbi, che però raramente esprimiamo. 

A volte non lo facciamo per pudore (quante volte fai sesso in un mese? = invasione dello spazio psicologico altrui), altre volte per titubanza strategica (vorrei chiedergli quanto sono disposti a pagare ma non lo faccio per timore che mi dicano una bugia sulla quale poi non saprei come argomentare), e per tante altre ragioni.

Un’operazione fondamentale è distinguere tra:

  • domanda interiore: la domanda reale che ci stiamo ponendo e a cui vorremmo risposta (es: quanti soldi avete a disposizione?), quello che vorremmo davvero sapere, quello che abbiamo bisogno di sapere, i bisogni informativi di base
  • domanda esteriore: la domanda che è adeguata e consentita ad un certo stato di relazione, in base al grado di familiarità con il soggetto, di trasparenza comunicativa, di tempo disponibile (es: avete già fissato un budget per questa iniziativa?), le mosse conversazionali che poniamo in essere, i modi con i quali arriviamo ad ottenere quelle informazioni.

Ogni mancata informazione è un rischio

Ogni volta che il decisore non dispone di informazioni si apre un rischio.

Ogni mancata informazione è un rischio potenziale. 

Si richiede pertanto il il ricorso a domande mirate:

domande latenti – fabbisogno informativo – cui è necessario dare risposte e rischi correlati al non sapere le risposte.

Il management scientifico non può permettersi soglie di rischio irragionevoli. Questo non vuol dire chiudersi in una roccaforte, o non accettare una componente di rischio imprenditoriale e di vendita, ma capire in quale terreno ci stiamo muovendo, cioè muoversi con consapevolezza.

Empatia e tecniche di ascolto empatico

L’ascolto è una delle abilità più critiche della negoziazione e della vendita. Lo stereotipo classico del venditore intento a “parlare sull’altro”, a “vincere nella conversazione”, ad avere sempre l’ultima parola, è sbagliato.

L’approccio empatico prevede una concezione opposta: ascoltare in profondità per capire la mappa mentale del nostro interlocutore, il suo sistema di credenze (belief system), e trovare gli spazi psicologici per l’inserimento di una proposta.

Nel metodo ALM distinguiamo alcuni tipi principali di empatia, in base agli angoli di osservazione:

  • Empatia comportamentale: capire i comportamenti e le loro cause, capire il perché del comportamento e le catene di comportamenti correlati.
  • Empatia emozionale: riuscire a percepire le emozioni vissute dagli altri, capire che emozioni prova il soggetto (quale emozione è in circolo), di quale intensità, quali mix emozionali vive l’interlocutore, come le emozioni si associano a persone, oggetti, fatti, situazioni interne o esterne che l’altro vive.
  • Empatia relazionale: capire la mappa delle relazioni del soggetto e le sue valenze affettive, capire con chi il soggetto si rapporta volontariamente o per obbligo, con chi deve rapportarsi per decidere, lavorare o vivere, quale è la sua mappa degli “altri significativi”, dei  referenti, degli interlocutori, degli “altri rilevanti” e influenzatori che incidono sulle sue decisioni, con chi va d’accordo e chi no, chi incide sulla sua vita professionale (e in alcuni casi personale).
  • Empatia cognitiva (o dei prototipi cognitivi): capire i prototipi cognitivi attivi in un dato momento del tempo, le credenze, i valori, le ideologie, le strutture mentali che il soggetto possiede e a cui si ancora.

Elementi positivi e distruttivi dell’empatia

L’empatia viene distrutta o favorita da specifici comportamenti comunicativi e atteggiamenti.

Favorisce l’empatiaDistrugge l’empatia
CuriositàDisinteresse
Partecipazione reale all’ascolto, non finzioneFingere un ruolo di ascolto solo per dovere professionale
Riformulazione dei contenutiGiudizio sui contenuti, commenti
Pluralità di approcci di domanda (domande aperte, chiuse, di precisazione, di focalizzazione, di generalizzazione)Monotonia nel tipo di domande
Centratura sul vissuto emotivoCentratura esclusiva sui fatti
Segnali non verbali di attenzioneBody Langage che esprime disinteresse o noia
Segnali paralinguistici di attenzione, incoraggiamento ad esprimersi, segnali “fàtici” (segnali che esprimono il fatto di essere presenti e attenti)Scarsa dimostrazione di interesse e attenzione al flusso di pensieroAssenza o scarsità di segnali “fàtici” e di contatto mentale

La comunicazione d’ascolto e la qualità dell’ascolto, comprendono la necessità di separare nettamente le attività di comprensione (comunicazione in ingresso) dalle attività di espressione diretta (comunicazione in uscita).

Regole per un ascolto di qualità

Durante le fasi di ascolto è necessario:

  • non interrompere l’altro;
  • non giudicarlo prematuramente;
  • non esprimere giudizi che possano bloccare il flusso espressivo altrui;
  • non distrarsi, non pensare ad altro, non fare altre attività mentre si ascolta (tranne prendere eventuali appunti), usare il pensiero per ascoltare, non vagare;
  • non correggere l’altro mentre afferma, anche quando non si è d’accordo, rimanere in ascolto;
  • non cercare di sopraffarlo;
  • non cercare di dominarlo;
  • non cercare di insegnargli o impartire verità, trattenere la tentazione di immettersi nel flusso espressivo per correggere qualcosa che non si ritiene corretto;
  • non parlare di sè;
  • testimoniare interesse e partecipazione attraverso i segnali verbali e il linguaggio del corpo;

Di particolare interesse risultano gli atteggiamenti di:

  • interesse genuino e curiosità verso la controparte: il desiderio di conoscere ed esplorare la mente di un’altra persona, attivare la curiosità umana e professionale;
  • silenzio interiore: creare uno stato di quiete emozionale (liberarsi da emozioni negative e pregiudizi) per ascoltare l’altro e rispettarne i ritmi.

Differenza tra empatia e simpatia: applicare l’empatia e non la simpatia

Empatia e simpatia non sono sinonimi

Empatia significa capire (es: capire perché un cliente posticipa un acquisto o vuole un prodotto di basso prezzo, o ci parla di un certo problema). 

Simpatia significa invece apprezzare, condividere, essere daccordo. 

La vendita richiede l’applicazione dell’empatia e non necessariamente della simpatia.

L’ascolto attivo e l’empatia non vanno confuse con l’accettazione dei contenuti altrui o dei loro valori. 

Le regole di ascolto attivo non sono regole di accettazione del contenuto, ma metodi che permettono di far fluire il pensiero altrui più liberamente possibile per ricavarne apertura e informazioni utili.

La fase di giudizio interiore su quanto ascoltiamo, inevitabile durante la negoziazione, deve essere “relegata” alla nostra elaborazione interna, tenuta per fasi successive della contrattazione, e non deve interferire con la fase di ascolto.

Quando il nostro scopo è ascoltare dobbiamo ascoltare.

Per farlo dovremo:

  • sospendere il giudizio,
  • dare segnali di assenso (segnali di contatto, segnali fàtici),
  • cercare di rimanere connessi al flusso del discorso,
  • fare domande ogniqualvolta un aspetto ci sembra degno di approfondimento,
  • non anticipare (es: sono certo che lei…) e non fare affermazioni,
  • limitarsi a riformulare i punti chiave di quanto detto dall’altro,
  • non interrompere inopportunamente.

È necessario riservare il nostro giudizio o fare puntualizzazioni solo dopo avere ascoltato in profondità e all’interno di un frame negoziale adeguato.

L’obiettivo delle tecniche empatiche è quello di favorire il flusso del pensiero altrui, e di raccogliere quanto più possibile le “pepite informative” che l’interlocutore può donare. L’empatia, se ben applicata, produce “flusso empatico”, un flusso di dati, informazioni fattuali, sentimentali, esperienziali, di enorme utilità per il negoziatore.

Il comportamento contrario (giudicare, correggere, affermare, bloccare) spezza il flusso empatico, e rischia di arrestare prematuramente la raccolta di informazioni preziose. 

Esiste un momento nel quale il negoziatore deve arrestare il flusso del discorso altrui (momento di svolta, turning point) ma in generale è bene lasciarlo fluire, finche non si sia compreso realmente con chi si ha a che fare e quali sono i veri obiettivi, e tutte le altre informazioni necessarie.

Le tecniche empatiche sono inoltre d’aiuto per frenare la tendenza prematura alla disclosure informativa di sè: il dare informazioni, il lasciar trapelare dati inopportunamente o prematuramente su di noi. 

Dare al cliente informazioni e dati che potrebbero risultare controproducenti genera un effetto boomerang. Ogni informazione deve essere fornita con estrema cautela. 

L’atteggiamento empatico è estremamente utile per concentrare le energie mentali del negoziatore sull’ascolto dell’altro e frenare le nostre disclosure inopportune.


Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:

Altre risorse online

© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Strategic selling. Psicologia e comunicazione per la vendita consulenziale e le negoziazioni complesse”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.

Conoscenza e consapevolezza del cliente

Nella vendita consulenziale è indispensabile acquisire la capacità di compiere diagnosi e analisi della controparte, il sistema complesso con il quale stiamo per interagire.

L’analisi è fondamentale per far emergere il sistema cliente in tutta la sua pienezza, anticipare i possibili rischi, e cogliere tutte le opportunità che esso racchiude.

Ecco i tratti principali della conoscenza del sistema-cliente:

  1. Chi sono loro – Con chi tratto
  2. Chi e cosa rappresentano
  3. Storia e network
  4. Missione e posizionamento
  5. Bisogni latenti (BSS), espressi e potenziali
  6. Livelli di arousal e stati emotivi – 
  7. Grado di “copertura” – Fornitori
  8. Sociogrammi decisionali
  9. Cultura e stili comunicazionali
  10. Potenziale economico e relazionale

Chi sono “loro” – Con chi tratto

In genere, l’”altro” – in termini commerciali e negoziali – è un soggetto pericoloso solo finché non lo si conosce bene. 

Larga parte dell’attività consulenziale – anche nella vendita – consiste esattamente nel conoscere l’”altro”, il sistema-cliente, le sue strutture, i suoi funzionamenti, i suoi bisogni dichiarati e quelli latenti. 

Questo significa ricercare sintomi e “segnali deboli”, capirne le finzioni e le realtà, svelarne le contraddizioni. Il teatro è maestro nella capacità di svelare le contraddizioni. Molte rappresentazioni giocano tutto il loro valore sullo smascheramento, sul meccanismo del “giù la maschera”, seguito spesso dal “vediamo cosa c’è realmente sotto la maschera”. 

Smascherare, e farlo delicatamente e artisticamente, senza urtare le difese psicologiche della controparte (o farlo solo come strategia e non involontariamente), è uno degli obiettivi della vendita consulenziale e della negoziazione. 

Nel teatro, la “rivelazione” o “smascheramento” è il momento in cui il grande avvocato da tutti temuto si dimostra cornuto, o incapace di educare il figlio che diventa paradossalmente un ladro. 

È il momento in cui tutta l’impalcatura drammaturgica crolla, è lo “strappo nel cielo di carta” del teatrino delle marionette ci cui ci parla Pirandello, il momento in cui il pubblico si accorge che è in corso una recita, il momento in cui siamo costretti a prendere atto che è in corso una rappresentazione scenica e non ci stanno esponendo una realtà ma una sua visione spesso distorta, lacunosa, artefatta. 

Basare una vendita su dati distorti, lacunosi, artefatti, incompleti, non è certo garanzia di successo.

Chi e cosa rappresentano

Ogni azienda è parte di qualche sistema politico o istituzionale, di un network evidente o latente, di qualche cultura o mondo, e “sta per” (rappresenta) qualcosa di altro. 

La scienza semiotica (scienza dello studio dei segni e dei sistemi di comunicazione simbolica) ci aiuta a far luce sui simbolismi che le aziende utilizzano ( lato denotativo ) e sui significati che assumono ( lato connotativo ). 

Conoscere il livello semiotico, capire il senso del “stare per” e del “significare qualcosa”, è indispensabile. Dobbiamo distinguere le rappresentazioni istituzionali dalle rappresentazioni di ruolo. Ogni negoziazione infatti subisce il problema della stratificazione dei ruoli, della molteplicità dei ruoli compresenti in un individuo, e della confusione su chi abbia veramente il potere decisionale.

Spesso dietro ai simboli di potere ostentato (uffici in centro, vestiti eleganti, siti web evoluti) si nasconde un vuoto e una misera colossale. Non dobbiamo prendere quindi per “veri” i segnali denotativi, ma prenderli solo come “indizi” di qualcosa che deve essere esplorato e convalidato.

Potremmo avere una trattativa con un buyer di un colosso industriale, che rappresenta la formalizzazione della burocrazia di acquisto, ma dal potere decisionale nullo, oppure un colloquio con un personaggio apparentemente secondario ma che in realtà rappresenta la famiglia che detiene il controllo azionario, e funge da gatekeeper (controlla il “cancello” di alcuni rami di potere aziendale) – un vero decisore e influenzatore. 

Nulla deve essere dato per scontato.

Storia e network

La storia di un’azienda è fondamentale per capire le sue evoluzioni attuali. Una delle attività essenziali del venditore consulenziale e negoziatore di alto livello, è lo studio della storia del cliente o controparte, i suoi cambiamenti epocali e i micro-mutamenti che si trova a subire a causa della concorrenza, della tecnologia, della legislazione e dell’ambiente. 

Chi comanda adesso, chi comandava prima, e perché chi comanda adesso è nella condizione di farlo. In che posizione del suo ciclo storico è un certo decisore? È in fase di declino e sta per lasciare l’azienda o è una new-entry nel ruolo e ha bisogno di dimostrare la sua capacità?

Fare vendita consulenziale significa entrare nei processi del cliente, fare “consulenza di processo”[1] nella vendita significa capire la traiettoria del cliente (passato, presente, ipotesi di possibili futuri) e inserirsi come elemento utile. 

Il network riguarda le reti di rapporti in cui è inserita l’azienda, ad esempio – se trattiamo con la grande distribuzione – dobbiamo sapere se stiamo trattando con una grande cooperativa legata al settore della “cooperazione bianca” di ispirazione cattolica, o se essa si riconosce ed è inserita nell’area della “cooperazione rossa” di sinistra, o se invece appartiene ad aree conservatrici, o altri network industriali o politici. 

I profili di appartenenza ai network creano profondi vincoli sulle scelte, soprattutto vincoli politici, mentali, ideologici e influenzano la decisione dei partner e fornitori cui affidarsi. 

È sbagliato basare una vendita consulenziale sulla sola pura politica o appartenenza ad un network, ma dimenticare questo dato può creare gaffe ed errori conversazionali, conoscerlo invece permette di anticipare alcuni meccanismi di funzionamento del cliente (anticipare, non certo prevedere esattamente). 

Nessun ragionamento euristico (stereotipi di ragionamento, es: è cattolico quindi….) deve essere preso come assoluto e dato per scontato. 

Missione e posizionamento

La missione rappresenta “cosa fai per chi”e “a chi sei utile e per cosa” e non va confusa con l’obiettivo economico del vendere e guadagnare. 

Il ragionamento sulla missione è intriso, nella mente di molti manager, di un costante fraintendimento tra (1) ottenere risultati aziendali per sè (vendere, guadagnare), e (2) portare risultati ai clienti, avviare “relazioni di aiuto”.

Il senso vero della missione è portare risultati ai clienti, e questo è l’unico motore vero delle vendite, è ciò che le rende possibile.

Per poter vendere, nel B2B (vendita da impresa ad impresa) dobbiamo capire come la nostra soluzione può aiutare ad aumentare il valore complessivo che il cliente può offrire ai propri clienti. Dobbiamo ancora una volta entrare nei processi e capire la catena del valore dell’impresa cliente.

Anche nel negoziare, dobbiamo capire se le nostre proposte o soluzioni aiutano la controparte a risolvere un suo problema e non solo un nostro problema.

Dobbiamo capire se e dove i nostri flussi di valore possono avere impatto sui flussi di valore che il nostro cliente potrà portare ai propri clienti o interlocutori-chiave. 

Se uno dei nostri vantaggi competitivi ipotizzati è il tempo di consegna rapido (elemento del marketing mix), non è detto che esso sia anche un elemento del value mix (il mix di valore effettivo percepito dal cliente). 

Il tempo di consegna rapido può impattare positivamente i tempi di consegna del cliente ai propri clienti? Gli è stato richiesto? O è abbastanza marginale? 

Nessuna risposta che vale per un cliente vale automaticamente anche per un altro.

È importante per il cliente ottenere miglioramenti sui tempi di consegna? Se si, abbiamo una carta da giocare, se no (e non vi sono altri fattori organizzativi da considerare) si tratta di un vantaggio inutile, puramente autoreferenziale (un puro parlarsi addosso, vuoto, improduttivo).

Centrare la missione del cliente e il suo posizionamento ci aiuta a negoziare per creare il successo del cliente negoziale, ancora prima del nostro.

Se riusciamo a diventare un elemento del successo del cliente, il nostro successo sarà una semplice conseguenza.

I bisogni possono essere espressi e formalizzati, oppure latenti e non pronunziati, per numerosi motivi (desiderio di coprire informazioni, bisogno di gestire l’immagine pubblica, di non rivelare debolezze). 

Bisogni espressi, latenti (BSS), e bisogni potenziali.

I bisogni latenti partono dalla radice del Bisogno Sottostante Servito (BSS) del cliente. I desideri di acquisto di un cliente possono essere portati sul tavolo della negoziazione, oppure rimanere latenti, o ancora stare nel non detto

I bisogni latenti sono diversi dai bisogni potenziali in quanto un bisogno potenziale non è allo stato di consapevolezza nel cliente, si tratta di qualcosa di non ancora pensato nemmeno dal cliente.

Un BSS rappresenta la motivazione sottostante l’acquisto. Esempio: compriamo un PC portatile per soddisfare l’esigenza di scrivere o analizzare dati, e farlo anche potendosi spostare. Vogliamo una videocamera per poter fissare ricordi e momenti. Qualsiasi tecnologia ci aiuti a “fissare ricordi e momenti” per poterli rivedere in seguito, copre il BSS, e quindi è essenziale concentrarsi sul bisogno e non solo sul prodotto.

  1.  Quali sono i veri bisogni del cliente? Li abbiamo capiti davvero?
  2. Quanto bene sta risolvendo il prodotto le esigenze di base per cui viene acquistato? E’ una soluzione già ottimale, o si può fare di meglio?
  3. Quali spazi scoperti e margini di miglioramento rimangono? 
  4. Come evolve la domanda e quali nuove caratteristiche possono costituire fattori di successo? Le aspettative e attese crescono, e in che direzione? 
  5. Quali trend di scenario hanno il potenziale di incidere sul nostro futuro, e cosa faremo per utilizzare i trend anziché esserne sommersi?

Livelli di arousal e stati emotivi

L’analisi motivazionale del cliente ci porta a chiederci perché è in corso un tipo di bisogno e se possiamo rispondervi, o se possiamo stimolare un bisogno nel caso siamo convinti di poter portare un beneficio al cliente. 

L’analisi emotiva ci porta ad interessarci del quanto forte è un livello di bisogno, quali emozioni si associano nel cliente a questo bisogno (ansia, tristezza, gioia, aspettativa, disagio nel parlarne, gioia del parlarne, e altri stati emotivi). 

L’arousal è l’attivazione del cliente, il suo grado di “agitazione interiore”, la tensione sottostante il bisogno. Ad esempio, può esistere un bisogno disperato ma questa urgenza viene mascherata (ancora una volta teatralmente) come semplice curiosità.

Grado di “copertura” – Fornitori

Quanto risulta “coperto” un cliente dai fornitori che ha già? La nostra controparte ha già qualcuno che sia in grado di coprire le esigenze? Qualcuno che possa dare risposte a bisogni sentiti o emergenti? 

L’analisi diventa interessante soprattutto sui bisogni non ancora espressi o sui bisogni potenziali e futuri, che ancora non si sono manifestati ma presto potrebbero farlo.

Capire su quali piani e bisogni un cliente è “scoperto” o ha poco margine di sicurezza nei fornitori attuali è un’acquisizione informativa essenziale.

Sociogrammi decisionali

Con chi trattare? Per saperlo, è necessario capire gli influenzatori del processo di acquisto, chi è con e chi è contro, chi è neutro, chi gioca su un tavolo aperto e chi gioca “sotto il tavolo”. Capire quali sono le relazioni e i giochi di potere, i rapporti di forza nella controparte, è un elemento chiave.

Nelle vendite e nelle negoziazioni complesse è essenziale riuscire a risalire la catena decisionale, arrivando al top delle organizzazioni. Occorre arrivare ai livelli decisionali che contano, e farlo per gradi o direttamente, a seconda di quanto “schermati” e filtrati siano questi livelli.

È anche importante riuscire a presidiare diversi livelli organizzativi (uscire dal solo settore acquisti, parlare anche con il marketing, con le vendite, con l’amministrazione o con l’area produzione e con l’area qualità), per iniziare a creare un consenso allargato verso la nostra azienda e la nostra proposta.

Questa attività di relationship building è essenziale per creare basi solide nel sistema-cliente.

Cultura e stili comunicazionali

Quali regole vigono in azienda e nel cliente, quali valori, simboli, abitudini, modi di essere, stili di gestione, stili di comportamento e comunicazione. Anche in questo caso valgono le regole di riconoscimento, per capire quale stile è attivo tra le tante possibilità.

Potenziale economico e relazionale

Da un’analisi complessiva dei dati, possiamo ricavare il potenziale del cliente. L’analisi comprende il potenziale economico degli acquisti, i volumi attuali e futuri, il tipo di rapporto avviabile, i rientri materiali e immateriali che possono arrivare da questo rapporto.

Dovremo quindi valutare attentamente alcuni aspetti indispensabili, come le caratteristiche del cliente (dimensioni, fatturato, settore), i costi logistici di ingresso (cliente comodo da raggiungere e servire), quante e quali risorse sarà necessario dedicargli, i termini e le modalità di pagamento, ed ancora, se è un cliente che offre buone prospettive (dirette o indirette) per espandere i nostri contatti, un cliente dal buon potenziale economico, dove praticare prezzi remunerativi con la possibilità di sviluppare margini adeguati.

Pertanto il nostro interesse per questo tipo di cliente (valore d’immagine e relazionale), non dipende solo dai fatturati generabili, ma dall’immagine che ne deriva, dalla possibilità di ingresso in aree di mercato nuove o interessanti e diversi altri fattori intangibili.

Per ciascuna “falla” o segnale dovremo valutare se e come muoverci.


[1] Vedi Schein, E. (2001). La consulenza di processo. Come costruire le relazioni d’aiuto e promuovere lo sviluppo organizzativo. Milano, Raffaello Cortina Editore

Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:

Altre risorse online

©Copyright. Estratto dal testo di Daniele Trevisani “Psicologia della libertà. Liberare le potenzialità delle persone”. Roma, Mediterranee. Articolo estratto dal testo e pubblicato con il permesso dell’autore.

Libertà del corpo (area bioenergetica)

Con il corpo si fanno i conti solo quando va male, si ammala, o una parte di esso smette di funzionare bene. Cambiare la cultura del corpo per manager è fondamentale, per lavorare meglio, per vivere meglio, per essere migliori

La cultura dell’abitare in un corpo cui dai “attenzione” è stata persa man mano che il lavoro si è spostato sul piano intellettuale. Si crede, erroneamente, che un compito come essere manager sia un compito della mente, dimenticando che è un compito ampiamente dipendente dalle energie corporee a disposizione. Provate a dirigere con attenzione una riunione avendo mal di testa, e capirete immediatamente quanto questo sia vero. Vi è poi un altro capitolo, quello dell’effetto che ha un corpo forte e sano sull’auto-immagine. L’assertività e la pacatezza di un corpo sano e forte sono un connubio assoluto. La malattia o un corpo debole portano sempre con sè anche disturbi dell’umore, sino a vere e proprie distorsioni della personalità

La libertà del corpo è qualcosa che si conquista. Persino imparare a camminare, o a mangiare da soli, è una conquista e deve essere letteralmente “imparata”. 

Se poi vogliamo essere liberi di correre o fare sport impegnativi, allora è davvero il caso che per ottenere questa libertà, mettiamo il corpo, il nostro corpo, al centro di un serio piano di allenamento, alimentazione, recupero, e lo trattiamo come macchina delicata, evitando di romperlo. 

Qui diventa fondamentale distinguere tra stimoli allenanti (un buon allenamento, anche duro, e progressivamente impegnativo, fa bene) e stress inutili (intasarsi di smog, di stress relazionale, di climi tossici, non fa bene, mai).

La libertà corporea è condizionata dalle nostre credenze e abitudini sul funzionamento del corpo e del rapporto corpo-mente. Questo sfondo di conoscenze è spesso viziato da enormità di errori e informazioni dissonanti assorbite dalle fonti più disparate, riviste, media, amici, parenti.

Rispetto al corpo, esiste ogni tipo di atteggiamento e il suo contrario, per cui andiamo dai vegani che rifiutano ogni fonte di cibo legata agli animali (definendo il latte “sangue bianco”), ai fan delle proteine ad ogni pasto (mangio ogni cosa che abbia due occhi e un naso), dai fautori dello yoga del respiro ai praticanti di Mixed Martial Arts e dell’allenamento estremo. E non sto giudicando queste discipline, ne pratico parecchie. Ma è bene essere coscienti di cosa si fa con il proprio corpo e di quali effetti ne verranno. 

Per cui, spendiamo tempo a curare la nostra macchina corporea, alleniamola, curiamola, diamogli attenzione. Ci ripagherà!

Mai dare per scontato niente. Un buon coach, deve verificare eventuali squilibri sul piano corporeo e biologico che impediscono all’individuo di avere un corpo libero, flessibile, sano, e uno stile di vita in cui il corpo va usato, gli va fatta manutenzione, va curato, e non solo abusato.

La libertà è anche alzarsi sulle proprie gambe e avere un corpo che ti porti dove vuoi e non ti faccia da ostacolo o palla al piede. E per quanto la vecchiaia, gli handicap, le malattie, non aiutino, l’attenzione al corpo e il lavoro allenante ha sempre una sua dignità, in qualsiasi condizione si sia.

Libertà mentale (psicoenergetica)

La libertà psicoenergetica riguarda il pieno possesso delle nostre energie mentali e facoltà mentali. Quali facoltà? Ne cito solo alcune tra le migliaia individuabili:

  • resilienza psicologica e resistenza allo stress;
  • forza emotiva e connessione alla fragilità emotiva;
  • capacità di percezione;
  • capacità propriocettive (percezione dei propri stati interni);
  • capacità di analisi;
  • capacità di isolamento mentale (concentrazione focalizzata);
  • capacità di concentrazione sul task/compito;
  • capacità di focalizzazione;
  • capacità di ricentrare le energie mentali;
  • capacità di rilassamento;
  • capacità di meditazione;
  • capacità emozionali (intelligenza emotiva);
  • capacità di distanziare l’ansia;
  • capacità relazionali (es.: empatiche e assertive).

Quando siamo in pieno possesso della motivazione, della volontà, dell’attenzione, delle facoltà di percezione, siamo molto più pronti ad essere liberi o a diventarlo. Siamo in grado di recepire i segnali corporei, e le atmosfere umane.

Siamo più in grado di capire cosa ci nutre, cosa ci intossica, e intervenire.

Il lavoro comprende il conoscere come funziona la propria motivazione ed energie mentali interiori; tocca la libertà dall’ansia, dalle paure immotivate e inutili. 

Se non impariamo a filtrare i messaggi in ingresso, ad ancorarci a facoltà mentali con buona capacità di accedervi quando lo vogliamo, rischiamo di venire strattonati da ogni possibile persona che vuole influenzarci, vittime di ogni possibile gruppo o messaggio, sino ad ingolfare la mente ed entrare in dissonanza totale.

Libertà dalle “Emozioni parassite” e capacità di attivare una “Ginnastica delle Emozioni”

Lo scopo del metodo HPM sull’area psicoenergetica è che le emozioni siano vissute in armonia con i propri bisogni e desideri, e soprattutto che possano esserne un supporto, e non un peso. 

Le emozioni che l’individuo vive però a volte sfuggono di mano, diventano zavorra, anziché aiutare, possono impedirgli di realizzare sogni, bisogni e desideri. Ad esempio, potresti sentirti triste seppure accanto ad una persona con cui invece vorresti essere, oppure invaso da pensieri negativi, introversione e tristezza ad una festa, una festa dove desideri socializzare. Potresti vivere un convegno interessante e ricco di possibili incontri e scoperte come una serie di fastidi e obblighi.

La tristezza viene vissuta nel momento sbagliato e porta il tempo verso un crescente isolamento, In questo caso, la tristezza diventa un’emozione parassita.

Le emozioni parassite si presentano spesso unite a svalutazione di sè, a pensieri del tipo “non valgo”, non merito, non sono all’altezza e altre ruminazioni mentali negative. 

Nel metodo HPM ci occupiamo proprio di riconoscere e rimuovere questi stati, che non riguardano una “patologia” ma un bisogno di alfabetizzazione ai vissuti emotivi. 

Le tecniche utilizzate vanno dall’Emotional Detection (riconoscere l’emozione, grazie ad un lavoro di “Focusing”), all’Emotional Labeling (saperla denominare), Emotional Refraiming (saper sostituire uno stato emotivo con pensieri alternativi e positivi), Emotional Communication (saper comunicare i propri stati emotivi e condividerli con le persone giuste e i momenti giusti per non lasciarli macerare dentro). 

Tutto questo repertorio porta verso una “Ginnastica delle Emozioni”, di cui ho parlato già nel libro “Il Coraggio delle Emozioni”, e altro materiale verrà esposto in questo libro.

Libertà dei propri ruoli di vita

Vivere ha spesso l’obbligo sottostante di interpretare un ruolo. Medico, cantante, saldatore, giardiniere, studente di architettura, sportivo, padre, single, studente di scuola media, artista, leader, capitano, gregario. Sono tutti ruoli rispettabili. 

Il punto è: quando viene il momento in cui tu decidi il tuo ruolo? E quanto sei in grado di far convivere tra di loro più ruoli? Es. essere padre senza rinunciare ad essere sportivo ed evitare di cedere allo stile “lavoro-stress-mangiare-divano-tv-pancia”?

Come fare per trovare forme di autoregolazione tali che il desiderio di carriera non distrugga la famiglia e te? Intanto sappiamo che è possibile. Secondo, sappiamo che è materia di Life Coaching: trovare equilibri di vita, sperimentare, provare e riprovare senza paura.

Questo ha a che fare con le conoscenze su come si forma un ruolo e sul funzionamento delle proprie competenze di ruolo; credenze su come “si fa carriera”, su cosa significa progredire, avanzare, trovare se stessi in un ruolo.

Per ogni ruolo, esiste quello che è bene conoscere e quello che puoi fare a meno di conoscere. E nella vita, i ruoli si susseguono, non sono statici, e non devono mai diventarlo. La libertà, è anche libertà di cambiare ruolo.

Occorre liberare le idee su quanto si possa o non si possa incidere attivamente sul proprio futuro, su dove esso è o non può essere diretto o bloccato.

In questo campo il coaching è fondamentale per assistere la persona nel dotarsi di competenze indispensabili per costruire il proprio futuro anziché lasciarlo in mano al destino o alle volontà di altri. Vivere la propria vita a pieno significa anche acquisire i saperi, saper fare, e saper essere, che lo rendono possibile. Vivere con gioia un ruolo è un forte stato di libertà.

Libertà di esprimersi nei dettagli

Possiamo decidere di andare in profondità nelle cose anziché starne solo alla superficie? Questa è una forma interessante di libertà. Una “micro-libertà”.

Riguarda la libertà di appassionarsi a cose che altri giudicano futili, es fare modellini di auto in miniatura, o bonsai, o curare un giardino.

Esiste un grado di abilità nei dettagli di esecuzione, i possibili miglioramenti di esecuzione rispetto ad attività che la persona compie e in cui vuole migliorarsi; ad esempio, un coaching sulla respirazione durante il gesto sportivo, o in campo manageriale, migliorare le tecniche di apertura di un public speaking, imparare a riconoscere le micro-espressioni. Un buon coach sa capire e far emergere quali sono i dettagli lavorabili che possono aumentare l’efficacia della persona.

Maggiore è la nostra padronanza nei dettagli di qualcosa che per noi è importante, maggiore è il senso di autoefficacia, potenza e libertà esecutiva.

Libertà progettuale

Essere liberi significa anche saper realizzare progetti. 

Avere sogni che non si concretizzano mai e poi mai, non è vera libertà. Quando ve ne sono le condizioni, o impariamo a crearle, fare progetti diventa bellissimo e liberatorio. Un atto di espressività.

Dobbiamo quindi esaminare le nostre credenze sul tema della propria capacità progettuale, ampliamento della capacità di concretizzare un proprio progetto, tradurre un ideale in progetto.

Il coaching qui è veramente fondamentale per far passare un sogno da qualcosa di utopico ad un progetto realizzabile. Se sogno di dimagrire, un progetto concreto per dimagrire mi sarà di enorme aiuto, e qualcuno che mi segue diventa un mio compagno di viaggio. Se voglio esplorare i mercati asiatici, devo identificare gli step da compiere, e iniziare con step praticabili molto pratici. Non posso solo sognare di farlo.

La libertà di progetto è una “libertà pragmatica”, fatta di cose tangibili, di azione, di “chi fa cosa”, di gestione di risorse e dei tempi. Ma è creativa tanto quanto la pittura o la scultura. Così come la libertà di portare avanti un progetto “a modo nostro” senza dovere sempre seguire la tradizione.

Assagioli[1], un grandissimo scienziato Italiano vissuto negli USA, in un classico degli studi sul potere personale del “fare”, tuttora attualissimo, ci parla dell’ “Atto di Volontà” come forma suprema di espressione umana. Bene, quando questo atto si concretizza e passa dal “voglio” al “lo faccio, ci provo”, abbiamo fatto grandi passi avanti.

Libertà di valori e libertà ideologica. Come queste diventano libertà nei comportamenti di tutti i giorni

La libertà della persona di assumere sistemi di valori che sente propri, di cambiarli.  Esaminare il sistema di valori ritenuti importanti nella vita, priorità tra valori e eventuali aspettative divergenti. Si tratta di un esame delle ideologie, dei “credo” valoriali, delle scelte di fondo che ci possono rendere un’attività soddisfazione o sacrificio. In cosa credi? Cosa è importante per te? Cosa da senso alla vita? 

Questo tratto è il più difficile da far emergere, toccando le scelte esistenziali, il significato stesso dell’esistenza. Se però riusciamo a far emergere alcuni di questi elementi forti, essi possono costituire l’ancoraggio di qualsiasi motivazione al fare, al crescere al migliorarsi. Un faro che guida la persona nella nebbia e verso la libertà più vera.


[1] Assagioli, Roberto (1973). The Act of Will. Viking Press, NY. Trad it. L’atto di volontà, Roma, Astrolabio, 1977.

Altri materiali su Comunicazione, Ascolto, Empatia, Potenziale Umano e Crescita Personale disponibili in questi siti e link:

Altre risorse online


©Copyright. Estratto dal testo di Daniele Trevisani “Psicologia della libertà. Liberare le potenzialità delle persone”. Roma, Mediterranee. Articolo estratto dal testo e pubblicato con il permesso dell’autore.

Il confine corporeo della libertà

In questa ricerca di libertà, abbiamo un confine, il corpo, e questo limite fisico è anche una risorsa straordinaria.

Siamo menti che “abitano” un corpo, degli “embodied minds”, menti incorporate, creature viventi dotate di autocoscienza, cellule e atomi che miracolosamente prendono atto di esistere, e possono muoversi. Ma non per questo, automaticamente, diventiamo liberi. Ad esempio, non possiamo volare, né teletrasportarci.

Poniamo sul tavolo un’ipotesi di lavoro: la libertà è un sentimento vissuto, un sentire corporeo, una forma di dialogo interno, che ci dice che stiamo vivendo a pieno la nostra vita come la vogliamo e senza essere ingabbiati da forze subdole.

Attenzione. Non ha a che fare strettamente con catene, con mura, con “non libertà” fisiche molto ovvie come la prigione. Alcuni pensano che essere single sia un’enorme forma di libertà, altri lo vivono come una prigione (la prigione della solitudine e dell’isolamento). Lo stesso per l’avere famiglia e figli. Prigione esistenziale per alcuni, “il mio focolare più bello” per altri. 

Allenarsi e combattere senza paura e senza ansie inutili è possibile. Lo stesso vale per il lavoro, o fare una presentazione o public speaking. Se lo vivi come un obbligo, viene meno ogni forma di gusto e gioia di vita e dell’atto stesso. Possiamo scoprire i piaceri nascosti in questi brani di vita?

Si tratta di vivere allenamenti e gare, o performance lavorative, come atti di libertà, atti di vita, momenti di festa e di gioia, nel rispetto delle tradizioni. Pensieri come “devo vincere” o “devo fare bella figura” non portano a libertà ma danno sostegno ad emozioni negative, che vogliamo invece tenere lontane da noi nel Dojo, sul ring, o sul lavoro.

La libertà ha come contraltare l’imprigionamento, la paura, l’ansia. Ebbene, queste “prigioni” sono molto più corporee di quanto pensiamo. Costruiscono muri invisibili che ingabbiano le persone peggio delle sbarre.

Un messaggio importante: esistono esercizi, seri, molto seri, che ti aiutano a distinguere le “percezioni”, le “sensazioni” di paura e di ansia inutili e controproducenti, e possono liberarti da paure inutili. Li conduco personalmente, derivano dalle Arti Marziali e dal training mentale per gli sport da ring. Del resto non puoi combattere ad alti livelli se hai paura di farti male, paura della gara, paura di confrontarti, paura del pubblico, vergogna di poter perdere, e quasi tutti gli atleti e potenziali campioni si arrestano per queste paure e non per veri traumi. 

Ne farò omaggio prima possibile alla comunità tramite video, essendo quasi impossibili da descrivere a parole.

Ma torniamo a quanto invece si può scrivere.

Vorresti essere libero dalla paura, libero dall’ansia? Tutti lo vorremmo, ma se fossimo completamente liberi dalla paura, nessun segnale arriverebbe a dirci “stop” nell’attraversare una strada piena di camion e saremmo schiacciati come topi. Quindi, vogliamo liberarci di “tutte” le paure o vogliamo imparare a gestirle diversamente e discriminarle?

Io ascolto i messaggi della paura, li tratto con rispetto e imparo da essi, ma non mi faccio limitare”. Questa frase di Ross Heaven, che proviene dalle tecniche usate nella formazione dei Ninja, i guerrieri giapponesi, esprime bene come un certo approccio di consapevolezza aumentata possa liberare la persona da fardelli inutili.

 

Focusing porta di libertà? L’approccio degli “Embodied Minds”

Così come Paul Watzlawick ha ben espresso, “non è possibile non comunicare”, e che quindi ogni azione o non azione fatta in presenza di altri ha un valore comunicativo[1]. Allo stesso modo, noi dobbiamo renderci conto pienamente che “non è possibile non abitare un corpo”, e il corpo ci condiziona, positivamente o negativamente, ci parla. Che lo ascoltiamo o meno, ci manda segnali e flussi di comunicazione non meno importanti di quelli che scorrono tra le persone (comunicazione mente-corpo).

La libertà richiede prendere atto del corpo e gestirlo in modo consapevole-assertivo, prendere atto del valore della comunicazione mente-corpo e gestirla in modo il più possibile deciso da noi e non esserne solo vittime.

Occorre riconoscere che per comunicare bene all’esterno, è utile capire cosa sta succedendo ai nostri stati interni, stati fisici come le emozioni, stati corporei, i livelli di stanchezza e di stress, stati pre-verbali ancora prima che parole. 

Immaginate una persona che non sa ascoltare bene i propri stati d’animo. Come mai farà ad esprimersi in una comunicazione autentica e libera?

Le emozioni, ricordiamolo, abitano nel corpo[2]. Fare Focusing[3] significa esattamente questo. Andare ad ascoltarsi. Ascoltarsi dentro. Lasciare spazio ai propri segnali interni. Questa è una forma suprema di libertà.

Dal momento in cui capisci di esistere, fino al decidere di dare un’impronta speciale alla tua vita passa molta strada. Questa comprende un atteggiamento altrettanto assertivo sul come esistere e dove voler vivere – sia in termini di ambienti fisiche che di ambienti psicologici.

Da soli è davvero difficile riuscire ad impostare una vita veramente propria e consapevole, fuori dagli schemi proposti con violenza da pubblicità, mass media, esempi negativi attorno a noi e altre forme che subdolamente cercano di dirci “cosa” sia la vita. 

Siamo travolti da messaggi che sin da bambino ti dicono che tu vali in funzione del tuo telefono o della tua auto o della dimensione dei bicipiti o della tua casa o del marchio delle tue scarpe. 

Coaching e Counseling portano un messaggio diverso. Tu vali perché sei, per quello che pensi, per il contributo che dai e darai a questo pianeta, alla cultura umana, sia che tu ci riesca o che tu anche solo ci provi. Tu vali. A prescindere.

Una delle più alte forme di liberta è esprimere se stessi senza nessuna maschera.

Ma come ci ha ricordato Goffman, pioniere su questo tema, siamo creature sociali, e in qualche modo diamo sempre una “rappresentazione” di noi stessi, anche quando cerchiamo di essere genuini.

“Come esseri umani siamo principalmente creature dagli impulsi variabili, con umori ed energie che cambiano da un momento all’altro, come personaggi davanti a un pubblico tuttavia, non possiamo permetterci alti e bassi”.[4]

Le forme del nostro comportamento esterno non sono spesso congruenti con il sentire corporeo interno, le nostre sensazioni, gli stati emotivi che proviamo.

Ecco, forse allora una delle forme estreme di libertà è quella di mostrare anche fuori i nostri sentimenti interni e gli stati interni che viviamo, uscire dal “personaggio” ed essere più veri possibile, anche a costo di apparire “variabili” o come altri dicono, “umorali”. Umorali ma veri, è meglio che standardizzati sempre, ma falsi.

E se sei davvero libero, questo comprende una grande varietà di libertà, ad esempio cercare le emozioni che una certa musica ti dà, anziché ascoltare la stupida radio commerciale. La musica produce emozioni[5]. E tu che emozioni vuoi vivere? 

Che si tratti di musica “epica”, classica, o rock anni ’70, poco importa. Ma accendere la radio e pensare che quella e solo quella che passa il convento radiofonico sia la musica, non è grande esempio di libertà.


[1] Watzlawick, Paul, Janet H. Beavin, and Don D. Jackson. Pragmatics of Human Communication: A Study of Interactional Patterns, Pathologies, and Paradoxes. New York: Norton, 1967.  

[2] Buck, Ross. The Communication of Emotion. New York: Guilford P, 1984.

[3] Letteralmente, “focalizzazione”, nel senso indicato da Gendlin. Vedi bibliografia per approfondimenti.

[4] Goffman, Erving (1959), The Presentation of Self in Everyday Life. New York, Doubleday. Trad. it. La vita quotidiana come rappresentazione, Bologna, Il Mulino, p. 68.

[5] Budd, Malcolm. Music and the Emotions. London: Routledge & Kegan Paul, 1985.

 

Altri materiali su Comunicazione, Ascolto, Empatia, Potenziale Umano e Crescita Personale disponibili in questi siti e link:

Altre risorse online

 

Articolo estratto dal testo “Self Power, psicologia della motivazione e della performance“, copyright FrancoAngeli Editore e Dr. Daniele Trevisani Formazione Aziendale e Coaching, pubblicato con il permesso dell’autore.

Training mentale per accedere ai poteri della mente

Molti nostri comportamenti quotidiani sono dominati dal meccanismo stimolo-risposta. Automatismi innati che funzionano bene nel mondo animale ma meno in un mondo sociale.

Tu mi aggredisci, io aggredisco te. Qualcuno rifiuta il tuo progetto, tu ti senti svalorizzato. E magari cominci a pensare di non valere. Il passo successivo è lo stress, e l’attivazione del SNS (sistema nervoso simpatico) che determina le reazioni di attacco-fuga.

La fuga prende forma o di corsa o di blocco fisico. Un blocco comportamentale o decisionale, non riuscire più a muoversi, o a decidere, è una forma di fuga dal pericolo mossa dal SNS. L’attacco può prendere forma fisica, verbale violente o sottile.

Il sistema simpatico è anche chiamato sistema fight or flight, combatti o fuggi. È la tipica reazione dell’uomo primordiale di fronte al leone, fuggire o difendersi. Il problema è che oggi questo sistema “parte” anche quando sentiamo un pericolo non così reale, come un compito in classe, una presentazione di fronte ad un pubblico, o una discussione accesa.

È possibile apprendere a dominare meglio il proprio sistema nervoso simpatico ? Esiste un metodo di allenamento chiamato S-E-R (stimolo, elaborazione, risposta) in cui lo scopo è far si che le risposte comportamentali sfuggano al controllo obbligato del sistema simpatico.

In altre parole, diventare più padroni del proprio comportamento anche in casi estremi. Il risultato è rimanere coscienti e lucidi. Guardare in faccia i pericoli senza esserne sequestrati, bloccati o annientati perdendo di vista le opzioni possibili.

Esiste un allenamento specifico e come ogni allenamento bisogna ripeterlo varie volte sino alla completa padronanza. Questo è possibile sia per chi opera sulle performance intellettuali, sia su quelle sportive o fisiche.

Le sedute di training mentale sono in grado di muovere sia la capacità di attivazione che la capacità di rilassamento. Il vissuto del rilassamento è il territorio del sistema nervoso parasimpatico (SNP), il sistema opposto al sistema nervoso simpatico.

È lo stato del riposa e recupera, della rigenerazione fisica e mentale. Dirige il sangue verso l’apparato digerente, restringe le pupille, diminuisce la frequenza del battito cardiaco. Il training mentale può essere molto utile, rimettendo la persona in grado di rilassarsi quando vuole farlo, vivere con serenità compiti e sfide, recuperare le energie.

Il vero accesso verso il nostro vero potenziale passa attraverso una riflessione profonda ma non nega le neuroscienze, la fisiologia, la conoscenza della macchina biologica e mentale che portiamo dentro di noi e che nasconde trucchi da imparare e sfruttare.

Per approfondimenti vedi: