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© Copyright estratto dal libro di Daniele Trevisani (2016).  Psicologia di Marketing e Comunicazione. Pulsioni d’acquisto, leve persuasive, nuove strategie di comunicazione e management. Milano, Franco Angeli, 9° edizione.

Il costo psicologico latente

L’analisi delle pulsioni si pone l’obiettivo di capire quali leve decisionali scattano, portando un soggetto a separarsi da un valore (il proprio denaro, il proprio tempo, ed altri valori per sé importanti) in cambio di altro (una prestazione, un bene, un servizio, un favore). L’analisi dei meccanismi mentali che avvengono durante una scelta deve portarci a riflettere su quali siano le aree del pensiero umano coinvolte nella decisione.

Studi qualitativi condotti dall’autore hanno evidenziato che durante un atto d’acquisto avvengono alcuni fenomeni di valutazione che hanno una valenza generale. Possono cioè essere applicati a qualsiasi fenomeno di acquisto e vendita.

Gli studi sono in corso, ma possiamo qui anticipare alcuni risultati, che costituiscono un punto fermo del presente volume e del prossimo in fase di elaborazione, dedicato alla comunicazione frontale.

I primi risultati delle nostre ricerche evidenziano due fenomeni:

  • il costo di acquisto reale è molto diverso dal costo monetario: il costo di acquisto è una sommatoria di costi economici e costi psicologici – correlati all’acquisto – che il cliente anticipa, percepisce, teme o prevede.
  • Il rientro percepito derivante dall’acquisto è molto diverso dal bene o proprietà realmente acquisito: anche in questo caso sono presenti (con forza maggiore o minore) flussi di valore psicologico che influenzano la percezione di valore del bene o servizio acquistato. Pertanto, anche il rientro totale dell’acquisto è una somma: beni materiali (o servizi) più rientri psicologici di varia natura.

Possiamo quindi parlare di un Costo Totale di Separazione (CTS: sommatoria del denaro o beni ceduti + costi psicologici connessi all’acquisto) e di un Rientro Totale dell’Acquisto (RT, sommatoria dei rientri fisici e di servizio + rientri psicologici).

In generale, affinché avvenga un acquisto, il costo totale di separazione (separazione da denaro + costi psicologici) deve essere inferiore al rientro totale dell’operazione (rientro fisico o in servizi + rientro psicologico).

Acquistare non richiede unicamente un esborso in denaro. Spesso un acquisto si carica di costi psicologici nascosti che ne aumentano il gravame.

Ad esempio, ipotizziamo che un’azienda riceva una proposta di passaggio ad un nuovo sistema operativo per i propri PC. Se essa ha appena terminato un costoso programma di formazione per il personale sul vecchio sistema operativo, il costo di acquisto si caricherà di ansie e preoccupazioni non monetarie (costi psicologici). Ad esempio, può nascere la percezione che l’investimento precedente in formazione diventerebbe immediatamente inutile.

Un secondo costo psicologico può essere di natura relazionale e d’immagine. Il buyer che decide di passare al nuovo sistema operativo potrebbe venire giudicato dai dipendenti come incapace di programmare (Perché mi avete fatto fare un corso su questo sistema operativo, se poi appena appreso non lo devo utilizzare, e devo iniziare da capo? – potrebbe chiedersi il dipendente). Di questa reazione negativa attesa il buyer può sentire con forza il peso, e decidere di non acquistare, soprattutto temendo le ripercussioni nell’ambiente circostante, anche se la valutazione del prodotto è buona.

Un altro esempio di costo psicologico nascosto è connesso al costo valoriale di una scelta. Una scelta di acquisto viene soppesata anche alla luce dei valori sottostanti. Ad esempio, per un ecologista/animalista convinto, acquistare un hamburger non significa unicamente sborsare alcuni dollari, ma rifiutare a tutti i valori in cui crede. Il costo psicologico in questo caso è enormemente superiore al costo monetario. Lo stesso vale (nell’ecologista) per l’acquisto di una pelliccia, o di un’auto che consuma molto.

I costi psicologici si dividono quindi, nella nostra prima categorizzazione, in costi psicologici personali (effetti indesiderati dell’acquisto legati ai propri valori o credenze) e in costi sociali o normativi (determinano un non-acquisto causato delle possibili reazioni negative degli altri: colleghi, amici, parenti, superiori, ecc.).

Tra i costi psicologici rientrano possibili perdite di immagine, di valori, cambiamenti di abitudini consolidate, diminuzioni di sicurezza, calo di approvazione sociale, riduzioni di qualità della vita, aumento di ansie e tensioni, e altre preoccupazioni legate in qualche modo (nella mente del cliente) all’atto di acquisto. Esse incidono sul comportamento di acquisto anche se frutto di immaginazione o basate su dati in realtà non fondati.

Analizziamo un caso ulteriore di acquisto di innovazione: l’implementazione di un sistema di e-commerce aziendale, proposto ad un imprenditore. Potremmo scoprire ad esempio che il costo di separazione sottostante non riguarda il solo denaro necessario (il costo del sistema), ma include anche l’anticipazione di una perdita di controllo. L’imprenditore sente che altri in azienda (es: gli informatici, o i nuovi esperti di internet marketing) e non più lui, capiranno cosa sta accadendo e come gestire l’impresa. Questo provoca riduzione del senso di autostima e caduta del ruolo.

Questi costi psicologici nascosti possono essere il fuoco che alimenta le obiezioni di superficie. Capirli, per poi gestirli, è assolutamente necessario.

psicologia di marketing e comunicazione

Altri materiali disponibili in questi siti e link:

Altre risorse online

Questo è un articolo di esempio, pubblicato originariamente come parte della Blogging University. Abbonati a uno dei nostri dieci programmi e inizia bene il tuo blog.

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Non sei incatenato a nessuna di queste cose: uno degli aspetti meravigliosi dei blog è il modo in cui si evolvono costantemente a mano a mano che impariamo, cresciamo e interagiamo con gli altri, ma è bene sapere dove e perché hai iniziato e formulare i tuoi obiettivi potrebbe ispirarti qualche altro articolo.

Non riesci a pensare a come iniziare? Scrivi la prima cosa che ti viene in mente. Anne Lamott, autrice di un libro che amiamo sullo scrivere, dice che devi darti il permesso di scrivere una “prima bozza scadente”. Anne fa esattamente il punto: inizia a scrivere e preoccupati di modificarlo solo in un secondo momento.

Quando sei pronto per pubblicare, assegna al tuo articolo da tre a cinque tag che descrivano il focus del tuo blog: scrivere, fotografia, fiction, genitorialità, cibo, automobili, film, sport, qualsiasi cosa. I tag aiuteranno le persone che si interessano di questi argomenti a trovarti nel Lettore. Assicurati che uno dei tag sia “zerotohero”, in modo che anche altri nuovi blogger possano trovarti.

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© Article translated from the book “Negoziazione interculturale, comunicazione oltre le barriere culturali” (Intercultural Negotiation: Communication Beyond Cultural Barriers) copyright Dr. Daniele Trevisani Intercultural Negotiation Training and Coaching, published with the author’s permission. The Book’s rights are on sale and are available for any Publisher wishing to consider it for publication in English and other languages except for Italian and Arab whose rights are already sold and published. If you are interested in publishing the book in English, or any other language, or seek Intercultural Negotiation Training, Coaching, Mentoring and Consulting, please feel free to contact the author from the webstite www.danieletrevisani.com 

The Four Descriptive Filters

On the intercultural level, as we have noted, even relatively simple and taken-for-granted concepts (eg: “home”, “work”, “friendship”) are misunderstood. It is therefore advisable to carry out activities of setting the semantic boundaries (setting the meanings) that allow to specify the language. Building the common linguistic basis requires clarification on several levels. Each keyword, each word or concept in general, can be read through at least four descriptive filters. Let’s create an example on the Italian word “gondola”.

The possible attributes are:

  • Perceptive: it is long and narrow:
  • Functional: used to transport tourists;
  • Associatives: it makes me think of Venice;
  • Social-Symbolic: recalls a romantic experience, for classy people;
  • Encyclopedic: it is made of wood, it has been used since the year ….., it is built like this ….

The same problem occurs on the business level. Let’s imagine that we are carrying out a “marketing consultancy” on behalf of an Indian, Korean or Chinese client. We should first compare the two mental images of the word “marketing”, understand which of the two different concepts of marketing the customer is thinking about. For example:

Concept A (marketing as an operational tool). Analysis:Concept B (marketing as a strategic tool). Analysis
Perceptual: marketing is equivalent to advertising and promotion, sales, advertisingPerceptual: Marketing is the search for new or better products to satisfy human needs
Functional: used to sell moreFunctional: used to better design products and services
Associative: it is an instrument of capitalism and consumerismAssociative: it is a research tool
Socio-Symbolic: it is for advanced, large, technological or very managerial companiesSocio-Symbolic: it requires respect for the customer and the will to satisfy him, it can be used by anyone
Encyclopedic: deals with concepts such as the marketing mix, customer satisfaction, promotionEncyclopedic: deals with concepts such as marketing mix, customer satisfaction, promotion, but above all market research, creativity, customer orientation

Starting an intercultural negotiation means first of all clarifying semantic concepts, the latent meanings of words, mental associations, and not taking them for granted. Through associative techniques, it is also possible to search for the “stereotypes” that people possess with respect to the concepts dealt with.

For example, dealing with the training of a salesperson means first of all clarifying what the mental image of our interlocutor is, understanding what is behind the word “salesman”.

Tab. 1 – Different conception of two sales cultures: the seller …

– He has to talk a lot
– He has to be a bit stupid and work hard, no matter he is a graduate
he doesn’t have to do strategy, we make the strategy
– He have to be around all day
– He has to bring us results
– He has to listen a lot he has to be intelligent and creative
– He has to be a strategist of his territory, respecting the guidelines
– He has to act with targeted appointments
– We have to put him in a position to give the best results

Without clarifying these points, any action risks being based on wrong and misunderstood concepts.

negoziazione interculturale
Intercultural Negotiation Arab Edition

© Article translated from the book “Negoziazione interculturale, comunicazione oltre le barriere culturali” (Intercultural Negotiation: Communication Beyond Cultural Barriers) copyright Dr. Daniele Trevisani Intercultural Negotiation Training and Coaching, published with the author’s permission. The Book’s rights are on sale and are available for any Publisher wishing to consider it for publication in English and other languages except for Italian and Arab whose rights are already sold and published. If you are interested in publishing the book in English, or any other language, or seek Intercultural Negotiation Training, Coaching, Mentoring and Consulting, please feel free to contact the author from the webstite www.danieletrevisani.com 

For further information see:

© Article translated from the book “Negoziazione interculturale, comunicazione oltre le barriere culturali” (Intercultural Negotiation: Communication Beyond Cultural Barriers) copyright Dr. Daniele Trevisani Intercultural Negotiation Training and Coaching, published with the author’s permission. The Book’s rights are on sale and are available for any Publisher wishing to consider it for publication in English and other languages except for Italian and Arab whose rights are already sold and published. If you are interested in publishing the book in English, or any other language, or seek Intercultural Negotiation Training, Coaching, Mentoring and Consulting, please feel free to contact the author from the webstite www.danieletrevisani.com 

The result of the lack of proper negotiator training is failure

As Zorzi (1996) points out, communication requires conversational cooperation and work on the negotiation of meanings: “Analyzing intercultural encounters, we have seen how the interaction between people from different cultures is marked by a series of moments of asynchrony, which manifest themselves in silences, overlaps, unexpected reactions, interruptions, etc. which show the difficulty of establishing and maintaining conversational cooperation due to differences in cultural background and communication conventions.

Participants, normally unaware of both socio-cultural knowledge and the communicative conventions that contribute to their interpretation (and, normally, also unaware of their own conversational conventions), have only the perception of a failed encounter, the causes of which are rarely identified. They explain what happened more often in psychological terms than in sociological or cultural terms, perceiving the other person as uncooperative, aggressive, stupid, incompetent or with unpleasant personal characteristics. Repeated unsuccessful intercultural encounters with different people over time lead to the formation of negative cultural stereotypes (Chick, 1990: 253 et seq).

Zorzi reports this excerpt of real dialogue taken from Blommaert: A is the Belgian, B is the African. They are in Brussels on a winter afternoon.)

A: Do you want a coffee?

B: No, thanks, I’m not hungry.

A: Do you want a COFFEE?

B: No, thanks. (short pause) I’m not hungry. (long pause)

A: Would you like to go for a drink? B: Sure, with pleasure, it’s really cold. A: Maybe a coffee?

B: Well, gladly.

As Zorzi points out, there are strong cultural and strategic implications at the base of this excerpt of communication difficulties: B reacts to the initial question as if he had been offered food, as in his culture (Haya, in northern Tanzania) guests are offered coffee beans to chew as a symbol of friendship, hospitality and wealth. Consequently, B’s categorization of coffee as “food” is entirely consistent.

The categorization of the Belgian, on the other hand, is “hot drink”. The first two bars of the dialogue highlight the difference between the two conceptions, which leads to a pragmalinguistic misunderstanding … Three phases can be identified in this exchange: a first of “observation” of what is happening, in which the participants become aware of the failure of communication: their contributions are perfectly consistent with their cultural assumptions, but do not work in that situation ; a second phase follows, the ‘search for a common ground‘ in which A avoids the problematic element (coffee).

Both then agree on ‘have a drink’. At this point the ‘dialogue’ phase begins: the idea of ​​going for something hot is explicitly appreciated and a common basis has been created to accept the idea of ​​coffee as a drink. This example shows how intercultural competence consists in achieving mutual adaptation (and not just the adaptation of the learner to the linguistic and cultural models of the host country). The primary objective of intercultural pedagogy – consequently – is to find teaching strategies so that subjects of different cultural origins can learn to communicate with each other regardless of differences in language, cultural behavior and beliefs.

The focus therefore shifts from the work that the single learner does to the way in which two people from different cultures manage to negotiate meanings and relationships through a linguistic medium in which they have very unbalanced skills. There is therefore a linguistic common ground that allows negotiators to get out of the impasse of the lack of a shared vocabulary. Trying to share the meaning of the terms, to get out of “semantic indeterminacy”, “semantic confusion”, “connotative shadows” is one of the main tools of the intercultural negotiator.

interc

© Article translated from the book “Negoziazione interculturale, comunicazione oltre le barriere culturali” (Intercultural Negotiation: Communication Beyond Cultural Barriers) copyright Dr. Daniele Trevisani Intercultural Negotiation Training and Coaching, published with the author’s permission. The Book’s rights are on sale and are available for any Publisher wishing to consider it for publication in English and other languages except for Italian and Arab whose rights are already sold and published. If you are interested in publishing the book in English, or any other language, or seek Intercultural Negotiation Training, Coaching, Mentoring and Consulting, please feel free to contact the author from the webstite www.danieletrevisani.com 

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Negotiating Requires the Ability to Seduce.

A seduction not at all sexual, but in fact comparable to courtship: the proposal must contain “appeal“, must respond to the impulses and needs of the interlocutor. A forced proposal is not negotiation in the strict sense but imposition. A poorly digested condition, moreover, lends itself much more to being refused a posteriori, disregarded, or not applied.

For thousands of years, theorists of each discipline have encouraged people to adapt their art to the different situations in which they will have to operate, recognizing the need to calibrate the strategy towards the interlocutor, creating a communication centered on the recipients. Aristotle, in Rhetoric, deals with public seduction and persuasion. He invites the politician to dynamically use ethos (credibility), logos (dialectical art) and pathos (ability to arouse emotions), centering the audience in being more intimate than him.

There is a seduction component in every negotiation In the Kamasutra of Vatsyayana – a classic Indian treatise on seduction – a sequence of different types of bite is listed, designed to cause pleasure: the hidden bite, the swollen bite, the point, the line of points, the coral and the jewel, the of jewels, the unbroken cloud, and finally the bite of the wild boar. The good seducer will have to adapt the type of bite to the situation. Western managers often use the “boar bite” (whatever action it is) a priori, perhaps receiving sound slaps in response, where perhaps the “hidden bite” would have given the desired effects. We are using a joking metaphor to express a message that is nevertheless strong: the communication strategy must take into account the cultural traits of the counterpart.

Let’s see an example of a micro-conversation between the Italian area manager and a possible Russian importer:

Area Manager: What guarantees can you give us?

Importer: What guarantees do you need?

Area Manager: Well, you need to learn how to sell our products, however don’t worry because we will give you courses, if you can’t pay them we discount them from commissions.

The Russian interlocutor perceives a latent message (“you are incapable”, “you are poor”, “you need”) linked to the course offer. The sentence touches the interlocutor’s entire cultic system, stirs a wounded “Russian pride” and the memories of suffering of an entire people. The Italian area manager has been able to destroy the corporate ethos in a few moves (giving the image of a company completely unprepared to negotiate with foreign interlocutors), using a dialectic based on “a priori” conflict (humiliate them), thus arousing emotions of revenge and revenge (at a minimum) in the interlocutor. A strategy of total ineffectiveness, based on wrong assumptions.

The offer of a course, presented in this way, does not create added value and aims solely at the disqualification of the interlocutor. Both Aristotle and Vatsyayana would have rejected this area manager. In this micro-negotiation there have been several “judgment biases” or errors of judgment, and neither of them have achieved any results. As research on the accuracy of intercultural assessments shows, the error of judgment (misunderstanding who you are dealing with, or badly decoding a message) – an error already present at an intra-cultural level – is enhanced by cultural distances, and it is one of the most destructive factors in negotiation.

To overcome the judgment biases it is necessary to take action, to prepare. Intercultural communication requires commitment, at the level of:

  • understanding of the cultural system with which one interacts;
  • knowledge of the underlying values ​​and beliefs of the interlocutor;
  • social identification: what status does the interlocutor have in his membership system;
  • methods of non-verbal communication;
  • analysis and resolution of conflicts. Every intercultural negotiator should have strong expertise on these matters in their curriculum.

Principle 9 – Training in intercultural communication

The success of negotiation communication depends on:

  • from the depth of communication training;
  • the ability to put into practice communicative skills of trans-cultural value;
  • the ability to identify communicative characteristics and specific cultural traits of the interlocutor to pay attention to.

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