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Articolo estratto dal testo “Self Power, psicologia della motivazione e della performance“, copyright FrancoAngeli Editore e Dr. Daniele Trevisani Formazione Aziendale e Coaching, pubblicato con il permesso dell’autore.

Prendersi cura del proprio destino

La debolezza imputridisce, produce solo persone che si girano dall’altra parte quando qualcuno aggredisce una donna o dei bambini per strada. Molto meglio sarebbe una società ripiena di persone forti che lottano per qualcosa, come individui, e se serve, assieme, uniti.

In questo senso, il lavoro diventa training e il confine tra lavoro e preparazione sfuma, perchè ogni ora di lavoro e di preparazione conta e vale. Non è tempo gettato. Allenare la mente e non solo il corpo è fondamentale.

Fare grounding significa cercare un senso di radicamento forte, un ancoraggio, sentire una robustezza di sé nelle radici. Senza grounding siamo, letteralmente, senza base e più deboli.

Essere grounded significa sentirsi solidi e radicati nel proprio terreno d’azione e padroni del proprio territorio psicologico. Il grounding permette di ancorarsi a un senso di robustezza della causa e degli ideali verso i quali si lavora e a un senso di radicamento i nse stessi, nel proprio corpo.

Richiede ancoraggi, un forte lavoro di sviluppo e formazione, rimuovendo ogni atteggiamento banalizzante, stare alla larga dal pensiero di ricorrere alla fortuna o casualità, di cercare furbizie o astuzie improvvisate. Questo vale in ogni campo.

Chi vi propone soldi facili non ha grounding. Chi vi propone vittorie facili non ha grounding.

Serve un lavoro centrato sulla persona e sulla sua crescita, un approccio che gli psicologi umanistici chiamano rogersiano (da Carl Rogers, psicologo umanistico sviluppatore della Client-centered Therapy).

Ogni ostacolo può essere visto come una barriera davanti a noi. Ma pensiamo a quanti ostacoli abbiamo superato. E quindi giriamoci verso la luce e attraversiamo il buio, guardiamolo in faccia con una nuova consapevolezza: possiamo trovare le risorse dentro di noi per affrontare il buoi e gli ostacoli, per ridurne la complessità percepita, passarli da sopra, da sotto, di lato o persino da dentro.

Per approfondimenti vedi:

Articolo estratto dal testo “Self Power, psicologia della motivazione e della performance“, copyright FrancoAngeli Editore e Dr. Daniele Trevisani Formazione Aziendale e Coaching, pubblicato con il permesso dell’autore.

Quando aumentano le energie mentali ?

Le energie mentali aumentano quando:

  • Si accresce il grado di auto-accettazione sia attuale che nella storia personale
  • viene ricercata e raggiunta un’identità e un ruolo positivo per la propria possibilità di espressione, per i valori e ideali personali, si mettono in moto tentativi di cambiare in meglio e si supera la fase di stallo.
  • Aumenta la chiarezza sui ruoli multipli compresenti, e diventa possibile imparare a integrarli senza dissonanze irrisolte.
  • L’individuo sa distinguere i confini dei ruoli e sa gestire le energie e tempi da dedicare ai diversi ruoli; non vive più in multitasking ma gioisce di ogni esperienza vivendola nel momento.
  • Le immagini del Sé ideale o Sé ispirazionale sono maggiormente frutto di autodeterminazione e libero arbitrio, con minore dipendenza da schemi esterni; vogliamo diventare qualcuno o qualcosa che sia frutto di una nostra elaborazione libera e autonoma.
  • L’individuo sa trovare aree per la propria espressione. Abbiamo chiaro cosa significa per noi esprimerci e non ci vergogniamo a pensare e di fare.
  • Aumentano le capacità assertive per costruire e negoziare i tratti del ruolo con le controparti, per interagire senza subire, impariamo a non vivere come permanente situazioni che non sentiamo nostre e ci adoperiamo per cambiarle.
  • L’individuo affronta il problema della chiarificazione del proprio ruolo, e ricorre a supporti adeguati (coaching, counseling, terapia, dialogo profondo).

Le energie mentali diminuiscono o si esauriscono quando:

  • l’individuo non accetta l’immagine di uno o più dei suoi Sé passati.
  • L’individuo non accetta la sua identità e ruolo attuale, e non fa niente per cambiare.
  • L’individuo non ha chiarito a se stesso le sue diverse identità e ruoli coesistenti, e manca un Sé superiore in grado di unificare la nostra identità.
  • L’individuo possiede immagini di se stesso multiple e tra di loro incompatibili, dissonanti, alimentando una lotta interiore.
  • Manca la capacità di fissare confini chiari nella gestione delle energie e tempi da dedicare ai diversi ruoli.
  • Le immagini del Sé ideale sono stereotipate e mal ancorate alla realtà.
  • L’individuo non cerca o non sa dove trovare aree per la propria espressione personale, non abbiamo chiaro cosa significa per noi esprimerci veramente.
  • Mancano capacità assertive per costruire e negoziare con le controparti.
  • La chiarificazione del proprio ruolo è posticipata troppo a lungo, o mancano supporti adeguati.

Osserva, localizza, agisci

Le capacità di un’aquila sono straordinarie: guarda dall’alto, osserva, volteggia poi focalizza bene la preda. A quel punto si getta senza esitare.

Dobbiamo fare la stessa cosa: la via per assumere l’atteggiamento dell’aquila è passare dall’apatia alla “fame”,. Nella vita vieni sbattuto continuamente tra messaggi che ti dicono “riposa”, “desidera meno”, “corri”, “lavora”. In questo l’aquila ha qualcosa da insegnarci: si riposa quando deve, va a caccia quando serve.

La nostra caccia riguarda obiettivi di vita, modi di essere e stati d’esistenza. La vera emancipazione arriva quando cominciamo a cercare domande, senso, e ne troviamo alcuni brani, tracce, o semplici segnali, strada facendo.

Troviamo un sogno da inseguire, un emozione da gustare, una compagnia con cui osservare un tramonto. Cerchiamo di capire cosa sia l’universo e come funzioni, dove siamo noi e cosa fare per rendere omaggio a questo miracolo. Se hai la fortuna di incontrare una persona piena di queste energie, di questi sogni e ideali, e ancora più se questa persona sei tu, tienila stretta.

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Articolo estratto dal testo “Self Power, psicologia della motivazione e della performance“, copyright FrancoAngeli Editore e Dr. Daniele Trevisani Formazione Aziendale e Coaching, pubblicato con il permesso dell’autore.

Una parola confusa e da interpretare

Il significato comune del termine performance comprende troppo spesso concetti di fisicità estrema, alta intensità e condizioni di picco, con il chiodo fisso di andare oltre il limite. Questo è un errore. Le performance sono anche atti quotidiani, ripetitivi, azioni di bassa intensità, ma che richiedono una volontà e una forza interiore.

Ogni giorno, ogni singolo giorno, in ogni vita, si producono performance che hanno qualcosa di eccezionale. Le azioni umane sono spesso banalizzate, a meno che qualche tragedia non ci ricordi che il fattore umano è in fulcro di ogni cosa. Allora e solo allora scopriamo che la lucidità mentale fa la differenza tra la vita e la morte, tra benessere e fallimento di migliaia di persone.

E allora, quanto training si fa sulla lucidità mentale ? Poco o niente, un’incoerenza assurda. Si pensa a un formatore spesso come ad un “insegnante” che parla a degli adulti, una specie di auto-parlante. In altri casi appare cos’ ma in realtà sta compiendo una formazione attiva.

Solo chi insegna con passione sa quanta differenza ci sia tra il “parlare” e il “fare formazione attiva” e quanta attenzione serva in ogni istante, in ogni secondo, per tenere monitorati i livelli di attenzione dell’intera aula e dei singoli partecipanti, osservare gli stati emotivi.

È una performance svolgere un colloquio di lavoro o una vendita, gestire una riunione e farla diventare efficace, condurre una buona lezione, o fare una buona diagnosi di una malattia. Persino ascoltare bene è una performance.

Troppo spesso le performance sono confuse con atti puramente muscolari e con azioni di brevissima durata. Nella visione olistica le performance devono essere viste come atti soprattutto mentali e, per quanto riguarda la durata, comprendere 1) il lavoro della comunità e 2) lo scopo, la misura di quanto esso sia nobile.

La visione olistica della performance non si limita a cronometrare i risultati o misurare quanti soldi entrano nel breve termine. Ti parla della vita come di una serie di opportunità da cogliere e persino da costruire, con le tue mani, con la tua volontà, da spirito libero.

Occorre fare una sana e costante manutenzione di questi aspetti essenziali anche quando tutto sembra andare bene. Anzi, è proprio quando le cose vanno bene che i processi di potenziamento delle energie possono avere meno freni e costituire le basi per un futuro di progressi.

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La partenza del lavoro di crescita personale

Il lavoro su di sè parte con il porsi domande cui non esiste risposta facile.

  • Per cosa vivo?
  • Sto vivendo una vita di cui mi sento orgoglioso?
  • Cosa mi carica e cosa mi scarica ?

Le domande potenti sono uno strumento potente. Le domande non riguardano solo i massimi sistemi, ma anche questioni quotidiane.

  • Il mio fare quotidiano è distratto da qualcosa di cui posso fare a meno?

Solo le persone che si pongono domande e si fermano a riflettere possono trovare le risposte. Einstein ha osato porsi domande che altri non si ponevano, e ha saputo osservare l’intangibile con occhi più limpidi di altri scienziati. Come sottolinea egli stesso, quando si applicano domande potenti a temi anche apparentemente banali possono nascere grandi riflessioni.

Lavorare in profondità

Un lavoro profondo deve rifiutare modelli di coaching “da musical” dove le persone vengono sostanzialmente manipolate.. si salta, si balla e si ascolta una persona che ti insegna come diventare ricchi in dieci semplici mosse.

Serve una rivisitazione profonda di sè per liberarsi da modi di essere che non ci appartengono veramente. E per acquisirne di nuovi che prima non conoscevamo. Il “rumore” e le azioni appariscenti, forzatamente eclatanti, “tanto rumore e poca”.. non sono il nostro metodo.

A volte le risposte si trovano nel silenzio, nella quiete, nella meditazione, nella contemplazione. Ma ciò che conta è la capacità di sblocco che un’azione porta sul proprio vissuto. Vale più porsi una buona domanda che ricevere cento suggerimenti inutili.

In un coaching personale o manageriale è importante porre le persone di fronte al bisogno di dare un senso al proprio contributo.

In un coaching sportivo è fondamentale portare un atleta a chiedersi quali performance lo renderanno orgoglioso di sè.

Nello sport, nel lavoro, nella vita personale, e in ogni campo, inutile maledire i risultati che non arrivano, Molto meglio cercare aiuto, parlare con qualcuno che ti ascolti e ci capisca, per esaminare cosa sta accadendo. Sognare l’impossibile è bello, ma anche riuscire a impegnarsi per il possibile.

Dobbiamo abituare le persone a “dirigersi verso” a non accettare la stasi, lottare contro il senso di smarrimento. Vivi quella sensazione per quello che vale, respirala, sentila, non importa se ci sarà un “dopo”.

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Training mentale per accedere ai poteri della mente

Molti nostri comportamenti quotidiani sono dominati dal meccanismo stimolo-risposta. Automatismi innati che funzionano bene nel mondo animale ma meno in un mondo sociale.

Tu mi aggredisci, io aggredisco te. Qualcuno rifiuta il tuo progetto, tu ti senti svalorizzato. E magari cominci a pensare di non valere. Il passo successivo è lo stress, e l’attivazione del SNS (sistema nervoso simpatico) che determina le reazioni di attacco-fuga.

La fuga prende forma o di corsa o di blocco fisico. Un blocco comportamentale o decisionale, non riuscire più a muoversi, o a decidere, è una forma di fuga dal pericolo mossa dal SNS. L’attacco può prendere forma fisica, verbale violente o sottile.

Il sistema simpatico è anche chiamato sistema fight or flight, combatti o fuggi. È la tipica reazione dell’uomo primordiale di fronte al leone, fuggire o difendersi. Il problema è che oggi questo sistema “parte” anche quando sentiamo un pericolo non così reale, come un compito in classe, una presentazione di fronte ad un pubblico, o una discussione accesa.

È possibile apprendere a dominare meglio il proprio sistema nervoso simpatico ? Esiste un metodo di allenamento chiamato S-E-R (stimolo, elaborazione, risposta) in cui lo scopo è far si che le risposte comportamentali sfuggano al controllo obbligato del sistema simpatico.

In altre parole, diventare più padroni del proprio comportamento anche in casi estremi. Il risultato è rimanere coscienti e lucidi. Guardare in faccia i pericoli senza esserne sequestrati, bloccati o annientati perdendo di vista le opzioni possibili.

Esiste un allenamento specifico e come ogni allenamento bisogna ripeterlo varie volte sino alla completa padronanza. Questo è possibile sia per chi opera sulle performance intellettuali, sia su quelle sportive o fisiche.

Le sedute di training mentale sono in grado di muovere sia la capacità di attivazione che la capacità di rilassamento. Il vissuto del rilassamento è il territorio del sistema nervoso parasimpatico (SNP), il sistema opposto al sistema nervoso simpatico.

È lo stato del riposa e recupera, della rigenerazione fisica e mentale. Dirige il sangue verso l’apparato digerente, restringe le pupille, diminuisce la frequenza del battito cardiaco. Il training mentale può essere molto utile, rimettendo la persona in grado di rilassarsi quando vuole farlo, vivere con serenità compiti e sfide, recuperare le energie.

Il vero accesso verso il nostro vero potenziale passa attraverso una riflessione profonda ma non nega le neuroscienze, la fisiologia, la conoscenza della macchina biologica e mentale che portiamo dentro di noi e che nasconde trucchi da imparare e sfruttare.

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Articolo estratto dal testo “Self Power, psicologia della motivazione e della performance“, copyright FrancoAngeli Editore e Dr. Daniele Trevisani Formazione Aziendale e Coaching, pubblicato con il permesso dell’autore.

La performance-wellness

Esistono performance che costruiscono le persone, le migliorano e le fanno crescere, e altre che distruggono chi vi si impegna. L’obiettivo di performance può essere raggiunto con o senza wellness (benessere). Al pari, il wellness può essere raggiunto con o senza performance.

Esistono diverse condizioni:

  • Condizioni di drenaggio: le performance sono elevate ma le condizioni psicofisiche decadono, la persona si consuma, il processo è degenerativo, l’individuo consuma le proprie energie a danno di se stesso.
  • Condizioni di distruzione: lo sforzo nel raggiungere la performance non trova riscontri, i risultati non arrivano. Allo stesso tempo, l’esperienza e la condizione psicofisica sono consumanti e negative, la distruzione è rapida sia sul piano fisico che morale.
  • Condizione di relax: Viene ricercato e raggiunto uno stato di benessere (wellness), una condizione di relax, di recupero e ricarica, ma non vengono raggiunti obiettivi di performance. È una condizione di recupero, positiva per l’individuo per il periodo che serve, ma non è sostenibile per ampi periodi di tempo per un’organizzazione produttiva o nella vita di chi non abbia una rendita garantita. Non è inoltre sostenibile come condizione permanente per chi debba produrre, guadagnare, e trovare sostentamento.
  • Stato di Flusso: le prestazioni vengono raggiunte ottenendo allo stesso tempo una buona condizione di wellness, raggiungere le performance non va a discapito di una condizione psicofisica ottimale ma le due condizioni coesistono e si amplificano a vicenda.

Lo stato di flusso è possibile solo a condizione che tutte le sei celle della piramide siano in condizione di filling (carica) e la persona possa esperire un forte empowerment (sentimento di potere personale legato alle sfide e al ruolo).

La natura esplorativa dell’essere umano che vive per riuscire a raggiungere un obiettivo coesiste con il desiderio di vivere in una condizione di wellness. Questa natura non va contrastata. I risultati non arrivano solo tramite la sofferenza.

Un processo di crescita richiede sforzo ed impegno, ma è falso che lo sforzo e l’impegno debbano essere sempre e solo accompagnati da emozioni negative, e non possano invece essere vissute come uno stato di gioia, di amore e di passione.

La nuove sfida è questa: come posso arrivare a coesistere in un unico super-obiettivo? Per rispondere dobbiamo fare i conti con le emozioni.

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Articolo estratto dal testo “Self Power, psicologia della motivazione e della performance“, copyright FrancoAngeli Editore e Dr. Daniele Trevisani Formazione Aziendale e Coaching, pubblicato con il permesso dell’autore.

Riconoscerli e difendersi, poi passare al contrattacco

Possiamo ritenere che un bambino appena nato abbia in se ogni risorsa possibile per diventare una persona eccezionale. Se non lo diventa è colpa in larga parte delle culture, degli acquari esistenziali e comunicativi tossici in cui si cresce e di come questi possano amputare o ridurre la persona entro i loro schemi.

Riconoscere il potenziale, proibire la sua mutilazione, lavorare per un futuro fantastico, dove ognuno sia libero di esprimersi e si possa veramente esprimere al massimo senza amputazioni culturali. Se hai un minimo di margine di libertà, pupi decidere di impegnarti in una risalita.

O se sei già in alto, sfruttare la tua altezza per guardare dove altri non hanno ancora mai guardato, osare e avanzare ancora. E se senti di non farcela, un consiglio. Non suicidarti, combatti.

Spesso il risultato è che le persone costruiscono una corazza caratteriale anzichè diventare creature libere. Non possiamo fare a meno di notare il potere coercitivo di oppressione esercitato dalle culture, soprattutto quando queste prendono forma in religioni totalitarie.

La religione, qualsiasi credo, nel metodo HPM, è un fattore da rispettare, fintanto che essa rispetta te. Non puoi mai diventare dogma da forzare sulle persone. Lo stesso meccanismo di base viene attribuito alle istituzioni totalitarie anche da George Orwell.

Il controllo sociale, oggi, è decisamente più subdolo di quanto praticato dai regimi che lo fanno apertamente. È sufficiente far guardare abbastanza Tv commerciale ad un ragazzo, riempirlo di spot in cui impari che cosa è giusto e sbagliato dai nuovi educatori pubblicitari.

La vita di una persona che si impegna per un lavoro onesto, o nello studio, o nella ricerca, dopo decenni di dieta psicologica tossica, sembrerà davvero sprecata, banale e da evitare. La psicologia positiva deve portare le persone a gestire da sole i parametri e gli standard che utilizza per valutarsi.

Purchè non faccia male a qualche innocente, una vita che devia dallo standard locale e culturale non deve diventare sbagliata per forza. L’essere umano ha un’enorme capacità di crescere ed evolversi. Questa potenzialità di crescita travalica ogni età, stato e condizione, e un ambiente formativo adeguato permette di trovare strade e percorsi per farlo.

Anche nel proprio piccolo territorio personale, raggiungere e superare il proprio potenziale è possibile.

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Il lavoro è appena cominciato

Nel momento in cui la liberazione del potenziale individuale possa diventare un fenomeno di massa assisteremo a mutamenti positivi travolgenti, un mondo nuovo.

La sfida è enorme, il campo della crescita personale è certamente affollato da studi, ricerche e metodi, ma abbondano gli improvvisatori e i venditori di fumo, e come ambito di ricerca di certo non si può considerare concluso.

Chi sostiene che nelle scienze umane sia già stato detto tutto afferma un ipocrisia che viene smentita appena si esce dalla porta, o persino dentro casa. Se fosse vero, la realtà dovrebbe essere magicamente priva di problemi, un paradiso felice per tutti, ma non è così. Esiste un grande bisogno di performance in ogni campo.

Le performance sociali devono avere un obiettivo importante: crescere la qualità di un sistema sociale. Per chi abbia già raggiunto un certo grado di benessere materiale, se il primo problema al risveglio non diventa quello di crescere se stessi e gli altri, di contribuire a una causa, il lavoro non è finito. Finchè avremo aziende condotte in modo nepotistico, manager arroganti, o insufficientemente preparati, o privi di visione, il lavoro non è finito.

Un mondo di idioti, sarà idiota. Un mondo di persone illuminate sarà illuminato. Il presupposto di base di tuto questo lavoro è in una visione illuministica dell’essere umano e del suo sviluppo. L’aspetto più interessante dell’essere umano è nel suo potenziale ancora non espresso, la sua enorme possibilità di evolvere.

La cultura in cui cresce la persona, gli stimoli che riceve ma soprattutto quelli che non riceve, i maltrattamenti, impediscono a questi fiori di crescere, e agiscono come defolianti chimici anche su chi stia per sbocciare o lo abbia già fatto.

Sfuggire a tutto questo e andare verso l’orizzonte è più di un obbligo, è un modo per seguire un richiamo dell’anima, dire no a ogni tiranno del presente, del passato e del futuro.

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Difendersi e difendere gli altri

Ogni ideologia prevede specifici set di credenze (beliefs), di atteggiamenti, e di comportamenti, e agisce su più livelli: credenze, atteggiamenti personali e i comportamenti pratici o proibiti.

Esistono intere ideologie, come il comunismo reale, i capitalismo sfrenati, i fondamentalismi religiosi, i nazismi, e intere organizzazioni e nazioni, che praticano nei fatti una sistematica riduzione del potenziale individuale.

Questi regimi culturali del terrore lavorano per amputare, per chiudere la vita entro recinti sempre più stretti, praticano la morte spirituale degli altri come filosofia e metodo per la propria sopravvivenza, sopprimono il pensiero che diverge.

Che sia chiaro a che punto arrivano i regimi culturali. A questo e ben altro. Sino a uccidere chi non si adegua. Altri regimi si specializzano nell’uccidere il pensiero, impediscono ai giovani di accedere a informazioni su internet o cercano di ridurre l’offerta di alternative informative. Praticano l’oscuramento dell’informazione, tenere le persone nell’ignoranza aiuta a controllarle.

Le culture non sono solo regimi ben visibili, possono prendere forma anche di materialismo strisciante, o di prepotenza e arroganza. Le aziende non ne sono immuni e nemmeno le culture organizzative: le aziende nepotistiche,, dove conta più fare politica interna che produrre idee e valore, portano le persone a smettere di pensare al contributo da dare e a concentrarsi su come fare carriera e avere potere.

Questo e altro ci fanno capire quanto in là si spingono i poteri amputanti delle culture. Per proibire credenze nuove, le culture controllano gli atteggiamenti e il pensiero, tengono monitorati i comportamenti e li sanzionano.

È decisamente eroico compiere un viaggio oltre le barriere che ci vivono dentro e fuori, poichè questo significa anche trovare l’umiltà di mettersi in discussione e non sentirsi arrivati, ma è altrettanto eroico continuare a credere in qualcosa di forte e lottare contro i blocchi esterni.

Le performance possono essere aumentate quando:

  • L’individuo decide di non accettare blocchi interiori, assumerli come irremovibili, e osservarli come variabili lavorative
  • La persona intraprende azioni decise a contrastare tali blocchi
  • L’individuo decide di non accettare i blocchi esterni come fattori insuperabili ma si impegna in attività di studio tattico e strategico su come aggirarli e andare oltre.

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Le performance potenziali che una persona può esprimere sono bloccate da due sistemi di filtri o fatekeepers: i filtri interiori e i filtri esterni:

  • I filtri interiori comprendono credenze dannose, abitudini sbagliate, lacune formative e di competenze.
  • I filtri esterni sono più ostili e refrattari, poichè coincidono con intere culture e comportamenti, che poi ritroviamo i npersone specifiche e detentori di potere.

Se una persona ha un buon potenziale come studioso o ricercatore ma non conosce i metodi di studio ottimali (blocchi interiori) possiamo allenarlo, fornirgli competenze per studiare meglio, e le sue prestazioni scolastiche o universitarie aumenteranno.

Ma se un ricercatore eccellente viene bloccato perchè sbatte contro un blocco esterno, esempio il sistema universitario è clientelare, dominano i raccomandati e la politica, le sue performance saranno di fronte a un enorme muro, un cancello altissimo. Il sistema non offre spazi per le sue performance.

In ogni organizzazione può accadere che gli High Potentials (persone di alto potenziale) diventino persino problemi, rischi da eliminare, qualcuno che diventi un potenziale futuro concorrente ai potenti di adesso. Da risorse a pericoli per il sistema.

Da l ia diventare malattie psicosomatiche il passo è breve. Come osserva il biologo molecolare Bruce Lipton

Perchè ci si ammala ?
I segnali elettrici che controllano il nostro sistema nervoso e ogni tipo di funzione organica possono essere inquinati da 3 fattori:
– traumi fisici
– tossine
– stili di pensiero negativi

Soffermiamoci sul terzo fattore: per fare l’esempio di persone che svengono mentre stanno facendo un discorso in pubblico. L’ansia stessa produce gli stati organici di tachicardia, battito accelerato, sudorazione. Uno stato d’ansia può causare anche attacchi di panico.

Questi fattori determinano in larga misura delle possibili malattie e stati di malessere che un essere umano può sperimentare nella vita. Il tipo di guarigione è basato sul fatto di trovare l’interruttore per spegnere gli stili di pensiero negativo, e liberare la mente affinchè stili più produttivi si facciano strada.

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