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Articolo estratto dal testo “Ascolto attivo ed empatia – I segreti di una comunicazione efficace” Copyright FrancoAngeli e dott. Daniele Trevisani.

Una cosa è conoscere il sentiero giusto, un’altra è imboccarlo.

Morpheus (Lawrence Fishburne) dal film “Matrix” di Andy Wa

Tutti sappiamo che ascoltare è importante, ma pochi lo fanno, e di quei pochi, ancora meno sono quelli allenati all’empatia, il che significa “formati” a sviluppare tecnicamente empatia e ascolto empatico. A volte serve saperlo fare con metodo, e non solo per attitudine naturale.

Se ti capita che una persona ti stia “sentendo a pelle”, e tu “senti a pelle” che sta capendo, stai vivendo un momento di ascolto oltre le parole. Momenti magici. L’ascolto va assolutamente oltre le parole. L’ascolto è tutto ciò che entra in noi e a cui attribuiamo significato. L’ascolto quindi, diventa percezione, e può diventare “percezione aumentata” se lo potenziamo. Possiamo persino arrivare a capire di una persona più di quanto essa stessa capisca di sè, in quanto l’ascolto, praticato da fuori, riesce a cogliere elementi che una persona vive costantemente, ma di cui non è consapevole. 

È come girare tutta la vita con un cartello dietro la schiena. Tutti lo vedono, tranne tu. La personalità è come quel cartello.

Altrettanto nascoste sono le convinzioni più profonde. Per quelle periferiche, le preferenze, ciò che piace o meno, si possono cogliere da dettagli, con una semplice osservazione dell’alzarsi dei muscoli del naso (come quando si odora qualcosa di sgradito), e raramente vengono verbalizzate in pubblico. Eppure, un ascolto non verbale accurato, le saprà cogliere. 

L’ascolto oltre le parole. Vie per l’ascolto empatico

Quando noi osserviamo tutto questo e non solo le parole, stiamo praticando un “ascolto oltre le parole”, una percezione aumentata.

Fare percezione aumentata significa “saper leggere la gente”, saper cogliere segnali, parole, frasi non dette, gesti, simboli, cenni.

Sapeva ascoltare, e sapeva leggere. 

Non i libri, quelli sono buoni tutti, sapeva leggere la gente.

 

Alessandro baricco

La percezione aumentata può persino arrivare a potenziare i sistemi sensoriali stessi, rendendo una persona allenata capace di ascoltare le variazioni dello stress vocale (segnalatore di bugie o di imbarazzo), qualcosa che in genere solo un software specifico riesce a fare. 

La percezione aumentata può portarti a cogliere microespressioni facciali della durata inferiore ad 1/10 di secondo, così brevi, eppure così significative, come l’alzarsi del muscolo di un sopracciglio, o di un muscolo labiale, indicatore di interesse, o di sorpresa, o di allarme. E non vi è dubbio che quando siamo più acuti nel cogliere, nel percepire, nell’ascoltare, diventiamo persone diverse, noi stessi. Cambiamo dentro.

L’ascolto può poi arrivare a definirsi “empatico” quando davvero siamo riusciti ad “entrare nella testa di una persona”, capire come la pensa, capire come ragiona, coglierne le sfumature del pensiero, e capire perché la pensa così, “da dentro” il suo sistema di credenze, di convinzioni e di emozioni. 

Questo riguarda non solo le questioni semplici, ma anche qualcosa che ci appare molto strano, qualcosa di arcano che con l’ascolto empatico possiamo capire, perché siamo riusciti a cogliere le logiche interne che la persona sta usando.

L’ascolto è una delle fasi di una “conversazione”, di un dialogo, di un rapporto. Spesso, la più importante. E la più trascurata. L’ascolto è un atto di dono, capire una persona è una forma di dono, e può trasformarsi in atto strategico (ad esempio in un negoziato) ma di base e nella vita quotidiana, può essere considerato un grande dono.

Io chiamo religioso colui che comprende la sofferenza degli altri.

Mahatma Gandhi

L’ascolto non si limita assolutamente a voler capire la sofferenza altrui (tema che tocca la psicoterapia, il counseling, le relazioni d’aiuto), ma può anche entrare nel far aumentare le performance di atleti, sportivi, manager, imprese e team, quando l’ascolto viene usato come arma primaria in un buon coaching sulle performance.

L’empatia, quindi, diventa anche una potente arma per vincere le sfide più grandi della nostra vita, o di un cliente.

Per approfondimenti vedi:

Progetto a cura di:

Cristina Turconi
Executive & Business Coach ICF | Formatrice Aziendale | Facilitatrice Lavoro di Gruppo | Master Practitioner in HPM™ Human Potential Modeling | Consulente e Innovation Manager MISE 

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Se vuoi un approfondimento sulla nostra modalità di fare formazione aziendale, vedi l’articolo dedicato alla Formazione Manageriale Attiva e Coaching Attivo

Articolo estratto dal testo “Ascolto attivo ed empatia – I segreti di una comunicazione efficace” Copyright FrancoAngeli e dott. Daniele Trevisani.

Nella nostra società, rimane sempre forte e pulsante una sorta di “pressing” verso l’essere iper-comunicativi e persuasivi, veloci-rapidi-vincenti, ma mai verso l’ascolto. Svanisce il tempo per rallentare al fine di ragionare, riflettere, il tempo che serve per generare la qualità e non solo la quantità. Eppure paradossalmente, anche in azienda – dove la qualità viene giustamente idolatrata e premiata – nonostante questo, le persone tra di loro non si ascoltano mai veramente e a fondo, a volte persino in una riunione. Per non parlare dei colloqui tra capi e collaboratori.

Siamo tutti invitati a “parlare bene”, ma meno ad “ascoltare bene”. L’ascolto comprende anche “l’ascolto delle cose”. I ponti parlano, le navi parlano, le auto parlano, se solo ne sai ascoltare i linguaggi, se solo sai dove e cosa osservare, se solo passi con un occhio, orecchio, e mani, allenati a cogliere emergenze, dissonanze e problemi. 

E se hai voglia di farlo.

– Ascolta la nave.
– Che c’è da ascoltare?
– Ascoltala e basta.

dal film “Pandorum – L’Universo Parallelo”

Siamo spinti ad essere incisivi, ad esempio per passare un colloquio di lavoro, oppure in un corso di public speakingdove si studiano i meccanismi per strappare un applauso, o in pubblicità, le strategie per comunicare verso i target e persuadere. Ma è sempre comunicazione “ad una via”. Non è mai ascolto vero. 

Dal pressing verso l’essere persuasivi alla riscoperta dell’ascolto di qualità

L’ascolto è un processo olistico. Puoi ascoltare una persona, puoi ascoltare una cascata, puoi ascoltare un fiume. E questo ha a che fare con temi fondamentali come la sicurezza. Mai e poi mai, qualcuno penserebbe di “ascoltare un ponte”, o una nave, o un aereo.

L’altra faccia della medaglia comunicativa, il saper ascoltare, il saper percepire, è sparita. Inglobata da un mondo che “va troppo veloce” per potersi permettere il lusso di fermarsi ad ascoltare. Eppure, senza ascolto si muore. Non si colgono i segnali di pericolo, non si coglie la natura dei messaggi sottili.

Prima di morire o cedere, una struttura dà tantissimi segnali, il caso dei 300 metri di viadotto caduto a Genova[1] ne è un esempio. 

In un periodo della mia vita di alcuni anni, in cui ero incaricato di svolgere coaching rivolto a Comandanti di Navi da Crociera, con 5.000 persone a bordo, e un fardello di responsabilità sulla schiena impressionante, facevo compiere ai comandanti e vice-comandanti un esercizio speciale, dicevo “Adesso stenditi a terra e ascolta la nave“. “Chiudi gli occhi. Ascolta la nave“. All’inizio sbalorditi, poi pian piano emergevano dopo pochi minuti un’enormità di segnali, la percezione si faceva più acuta, dalle vibrazioni note a quelle mai ascoltate, dal rumore di una pompa che non avevano mai udito (eppure era sempre stata li), alla capacità di fare un “ascolto olistico” della nave, rollio, beccheggio, inclusi gli uomini, gli equipaggi, le loro vere conversazioni e stati emotivi in manovra. 

La parte del “ascoltare la macchina” si chiama nel mio metodo “Ascolto Strutturale”, la parte “uomo” si chiama “Ascolto dei Climi Emotivi, o “Ascolto degli Acquari Emotivi” quando applicata alle situazioni di Team Leadership. 

È tempo di ridare dignità e metodo alla “parte nascosta della comunicazione” che è appunto l’ascolto, che si tratti di ascoltare attivamente una struttura, o in modo empatico un familiare, un lavoratore, un fornitore, o di capire meglio i dati di un progetto di lavoro, connettersi meglio alle emozioni altrui, capire il proprio equipaggio e team in che condizione emozionale è, saper intervenire quando necessario.


[1] Data accadimento 14/08/2018

Per approfondimenti vedi:

Cristina Turconi
Executive & Business Coach ICF | Formatrice Aziendale | Facilitatrice Lavoro di Gruppo | Master Practitioner in HPM™ Human Potential Modeling | Consulente e Innovation Manager MISE 

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Il Migliore Master Privato in Marketing Management e Comunicazione in Italia è sviluppato da Daniele Trevisani Academy e comprende lo studio del classico di Kotler “Marketing Management”, e di libri innovativi come “Strategic Selling”, “Psicologia di Marketing e Comunicazione” e “Comportamento d’Acquisto e Comunicazione Strategica”, “Strategie di Marketing e Comunicazione”, “Ascolto Attivo ed Empatia”, e altri libri dell’autore,  in un formato one-to-one completamente personalizzato. Può essere svolto in inglese o in italiano.

migliore master privato in marketing management in italiaMigliore Master Privato in Marketing Management e Comunicazione in Italia. Temi del programma e durata

Il programma di Master Privato in Marketing e Management di Daniele Trevisani Academy ha una durata di 6 mesi e prevede incontri in presenza presso lo Studio Trevisani Academy e incontri via Zoom.  Sono previsti 1 incontro a settimana online, incontri in presenza, studio individuale e analisi di casi, e la realizzazione di un blog tematico nel quale inserire i propri riepiloghi didattici che servono come base per le conversazioni didattiche. Il metodo didattico per il migliore Master Privato in Marketing Management è il Mentoring, tecnica che utilizziamo da oltre 30 anni con successo e abbiamo applicato in oltre 200 aziende. Vedi la lista delle referenze scaricabile Libro delle Referenze, completo, scaricabile in PDF: Libro delle Referenze Dott. Daniele Trevisani e l’elenco di alcune delle principali aziende per le quali abbiamo svolto formazione in marketing, sales, leadership e sviluppo personale.

Contatti preliminari per il Migliore Master Privato in Marketing Management e Comunicazione in Italia

Se vuoi notizie o hai domande di approfondimento sul Migliore Master Privato in Marketing Management e Comunicazione in Italia compila questo form, ti contatteremo entro 24 ore, 24/7

Bibliografia del Migliore Master Privato in Marketing Management

I libri oggetto della formazione e mentoring  nel Migliore Master Privato in Marketing Management sono:

migliore master privato in marketing management - libro di KotlerProgramma Corso Marketing Management basato sul Kotler “Marketing Management”

Parte 1 – CAPIRE IL MARKETING MANAGEMENT
Capitolo 1 Marketing per il XXi secolo
Capitolo 2 Sviluppare strategie e piani di marketing
Parte 2 – ANALIZZARE IL MERCATO
Capitolo 3 raccogliere informazioni e prevedere la domanda
Capitolo 4 Progettare e realizzare ricerche di marketing
Parte 3 – RELAZIONI CON IL CLIENTE
Capitolo 5 analizzare i mercati di consumo
Capitolo 6 analizzare la domanda di imprese e organizzazioni
Capitolo 7 Sviluppare le relazioni con i clienti
Capitolo 8 Segmentazione della domanda
e selezione dei mercati obiettivo
Parte 4 – CREARE MARCHE FORTI
Capitolo 9 Creare il valore della marca
Capitolo 10 Definire le strategie di posizionamento della marca
Capitolo 11 Dinamiche concorrenziali
Parte 5 – DEFINIRE L’OFFERTA
Capitolo 12 gestire il prodotto
Capitolo 13 Progettare e gestire servizi
Capitolo 14 gestire strategie e politiche di prezzo
Parte 6 – DISTRIBUZIONE DEL VALORE
Capitolo 15 Progettare e gestire i canali di marketing
Capitolo 16 gestire distribuzione e logistica
Parte 7 – COMUNICARE VALORE
Capitolo 17 Comunicazione integrata di marketing
Capitolo 18 Canali di comunicazione non personali
Capitolo 19 Canali di comunicazione personali
Parte 8 – MARKETING EVOLUTIVO
Capitolo 20 innovare e lanciare sul mercato nuove offerte
Capitolo 21 Marketing dinamico: esecuzione, globalizzazione,
Misurazione, trasformazione Digitale

Bibliografia del migliore Master Italiano Privato in Marketing. I libri di studio per l’approfondimento

Psicologia di marketing e comunicazione. Pulsioni d’acquisto, leve persuasive, nuove strategie di comunicazione e management

Psicologia di Marketing e Comunicazione

I contenuti principali del libro:

Sezione di Programma del migliore Master Privato in Italia in Marketing Management. Introduzione alla psicologia del comportamento di acquisto e strategie per la competitività »     11

1.1.     Pulsioni d’acquisto: ragioni di un’analisi »     11

1.2.     Conscio, subconscio e inconscio  »     12

1.3.     La ricerca dei moventi nascosti: oltre il velo del pudore e della consapevolezza  »     18

1.4.     Impressions management e proiezione dell’identità  »     19

1.5.     Scelte del cliente e dissonanza  »     20

1.6.     Il bilanciamento mentale nell’acquisto: una nuova teoria centrata sul cliente  »     21

1.6.1.    Il costo psicologico latente  »     22

1.6.2.    Il rientro psicologico latente  »     24

1.7.     Razionalità interna nelle scelte di acquisto  »     26

1.8.     Acquisto e motivazione all’azione  »     27

1.9.     Teoria e realtà negli acquisti attuati dalle imprese (psicologia del business-to-business marketing) »     29

1.10.   Moventi apparenti e moventi reali dei consumi »     30

1.11.   Implicazioni dei moventi nascosti per le strategie di marketing, verso la ridefinizione della mission  »     31

Sezione di Programma del migliore Master Privato in Italia in Marketing Management. Leve psicologiche temporali nel consumatore »     36

2.1.     Dove si colloca l’utilità dei prodotti: risoluzione, omeostasi, anticipazione  »     36

2.2.     PPR: Prodotti a potere risolutivo, leve risolutive  »     37

2.3.     PPA: Prodotti a potere anticipatorio, leve anticipatorie  »     38

2.4.     PPO: Prodotti a potere omeostatico, leve omeostatiche  »     40

2.5.     Proprietà multiple di prodotto  »     41

2.6.     Prima legge del valore di prodotto  »     42

Sezione di Programma del migliore Master Privato in Italia in Marketing Management. Psicofisiologia della percezione del prodotto »     45

3.1.     Performance evaluation source  »     45

3.2.     Filtratura della realtà e percezione del prodotto  »     47

3.3.     Funzione di risposta del mercato, soglie percettive e limiti del miglioramento: implicazioni per lo sviluppo del prodotto  »     51

3.4.     Percorsi di scansione dell’immagine (scan path) »     53

3.4.1.    La scansione visiva e i segnali di attenzione  »     53

3.4.2.    La visione dei prodotti, dei punti di vendita e dei punti di comunicazione aziendale  »     56

3.4.3.    Trust Signals  »     57

3.4.4.    La ricostruzione della realtà visiva e il costo di fruizione di un prodotto  »     58

3.5.     La perceptivity line analysis: percezione totale di prodotto  »     59

3.6.     Set percettivo, filtri percettivi e valutazione dei prodotti »     61

3.7.     La Gestalt del prodotto e l’immagine dell’impresa  »     63

3.8.     La Gestalt di prodotto e le illusioni percettive  »     64

3.9.     Influenza degli schemi precedenti sulla valutazione del prodotto  »     67

3.10.   Benchmarking percettivo e vendita dell’innovazione  »     69

3.10.1.   La Gestalt e la comprensione del valore del prodotto/servizio  »     71

Sezione di Programma del migliore Master Privato in Italia in Marketing Management. Strategie di marketing percettivo »     73

4.1.     Visione: marketing visivo  »     75

4.1.1.    La comunicazione visiva nel contesto reale di ricezione del messaggio  »     76

4.2.     Tatto: marketing tattile  »     77

4.3.     Olfatto: marketing olfattivo  »     78

4.4.     Gusto: marketing gustativo  »     80

4.5.     Udito: marketing uditivo  »     81

4.6.     Cinestesi: marketing cinestesico (marketing del movimento) »     83

4.7.     Ergogenesi: marketing ergogenico (marketing delle emozioni) »     84

4.7.1.    Le emozioni fornite dai prodotti »     86

4.7.2.    Prodotti ergogenici »     87

4.8.     Le condizioni reali di fruizione al centro della progettazione  »     88

4.9.     Psicopatologie degli oggetti quotidiani e interfacce del prodotto  »     89

4.10.   La tecnica PSA (perceptual steps product-interaction analysis) »     92

4.11.   Planning ambientale e trust-signals  »     95

4.12.   Drammaturgia dell’ambiente d’acquisto  »     96

Sezione di Programma del migliore Master Privato in Italia in Marketing Management. Misurazione dell’immagine e psicologia degli atteggiamenti di marketing »     97

5.1.     La psicologia degli atteggiamenti verso il prodotto  »     99

5.1.1.    Il prodotto nel continuum positività-negatività  »  103

5.2.     Implicazioni per il marketing business-to-business  »  104

5.2.1.    Segmentazione attitudinale del cliente  »  104

5.2.2.    Distribuzione delle risorse sui diversi target »  106

5.2.3.    Credenze sul prodotto e belief system del consumatore  »  108

5.2.4.    Persuasione e organizzazione degli atteggiamenti »  111

5.3.     L’equilibrio cognitivo del cliente nelle situazioni d’acquisto  »  113

5.4.     Le otto triadi essenziali di Heider: implicazioni per il marketing cognitivo e le strategia di vendita  »  117

5.5.     Misurazione degli atteggiamenti e immagine del marchio  »  120

5.5.1.    Errori di misurazione degli atteggiamenti »  122

5.5.2.    Psicolinguistica: impatto delle parole sulla percezione del consumatore  »  123

5.5.3.    Il differenziale semantico originario  »  124

5.5.4.    Il differenziale semantico nel marketing  »  126

5.6.     Terza legge di valore del prodotto  »  130

Sezione di Programma del migliore Master Privato in Italia in Marketing Management. Pulsioni simboliche ed esplorazione qualitativa del vissuto psicologico del prodotto »  131

6.1.     Valenza culturale del prodotto  »  134

6.2.     Le associazioni valoriali e l’influenza dei valori sul consumo  »  135

6.2.1.    Influenze dirette e indirette dei valori sulle scelte di consumo  »  136

6.3.     Le connotazioni culturali del prodotto  »  138

6.4.     Interpretazione semiotica e valenza simbolica del prodotto  »  142

6.4.1.    Codici comunicativi »  144

6.4.2.    Simboli aziendali ed anticipazione delle reazioni di mercato  »  144

6.4.3.    Livelli di lettura del segno  »  145

Sezione di Programma del migliore Master Privato in Italia in Marketing Management. Bisogni umani e leve di vendita »  148

7.1.     Piramide di Maslow e implicazioni sulle pulsioni di acquisto  »  149

7.2.     Bisogni di sopravvivenza  »  150

7.3.     Bisogni di sicurezza  »  150

7.4.     Bisogni ambientali »  150

7.5.     Bisogni sociali »  151

7.6.     Bisogni di autorealizzazione o del “Self”. »  151

7.7.     Priorità nella soddisfazione dei bisogni »  152

7.8.     Tipologia di bisogno e sensibilità al prezzo  »  152

7.9.     Aggregazione di proprietà valoriali »  153

7.10.   Seconda legge del valore di prodotto  »  155

7.11.   Creare il valore dove conta  »  156

7.12.   Le leve persuasive e di vendita combinatorie  »  159

7.12.1.   LR1: leva risolutiva di sopravvivenza  »  162

7.12.2.   LO1: leva omeostatica di sopravvivenza  »  162

7.12.3.   LA1: leva anticipatoria di sopravvivenza  »  162

7.12.4.   LR2: leva risolutiva di sicurezza  »  162

7.12.5.   LO2: leva omeostatica di sicurezza  »  163

7.12.6.   LA2: leva anticipatoria di sicurezza  »  163

7.12.7.   LR3: leva risolutiva ambientale  »  163

7.12.8.   LO3: leva omeostatica ambientale  »  163

7.12.9.   LA3: leva anticipatoria ambientale  »  164

7.12.10. LR4: leva risolutiva sociale  »  164

7.12.11. LO4: leva omeostatica sociale  »  164

7.12.12. LA4: leva anticipatoria sociale  »  164

7.12.13. LR5: leva risolutiva del self  »  165

7.12.14. LO5: leva omeostatica del self  »  166

7.12.15. LA5: leva anticipatoria del self  »  166

7.13.   La natura multipla delle funzioni di prodotto  »  166

Sezione di Programma del migliore Master Privato in Italia in Marketing Management. Budget mentali e psicologia economica »  168

8.1.     Meccanismi di ricarica dei budget »  169

8.2.     Attingere alle risorse e trasferire risorse tra account »  170

8.3.     La piramide degli accounts mentali »  171

8.4.     Distribuzione delle risorse limitate: il time management cognitivo  »  174

8.4.1.    Educational marketing: nuova tecnica e filosofia di vendita basata sui budget mentali »  175

8.5.     Budget setting  »  176

8.6.     Income source effects  »  178

8.7.     Budget mentali, acquisti aziendali e cultura d’impresa  »  179

8.8.     Sistemi di tracking  »  180

Sezione di Programma del migliore Master Privato in Italia in Marketing Management. L’arena di acquisto e la concorrenza psicologica »  182

9.1.     Loss aversion: il terrore di perdere e la propensione al rischio  »  182

9.2.     Variabili e patologie nel comportamento di ricerca informativa  »  183

9.3.     Diagnosticità dell’informazione  »  186

9.4.     Processo di acquisto  »  187

9.5.     Il modello comportamentale stimolo-risposta  »  188

9.6.     Segmentazione del mercato  »  190

9.7.     Cultura e reazione ai prodotti »  191

9.8.     La distanza culturale come variabile di marketing  »  192

9.9.     La concorrenza psicologica tra prodotti »  193

9.10.   Mental mapping e positioning  »  193

9.11.   Scelte di concorrenza allargata  »  195

9.12.   Il consideration-set »  197

Sezione di Programma del migliore Master Privato in Italia in Marketing Management. Dal marketing mix al value mix: nuovi strumenti per la customer satisfaction e la ricerca del prodotto ideale »  202

10.1.   Strumenti di base per ottenere customer satisfaction  »  203

10.1.1.   Wish-list: un viaggio verso la chiarezza  »  203

10.1.2.   Modello XY del cambiamento atteso  »  203

10.1.3.   Diagnosi e chiarificazione degli obiettivi (Goals Analysis) »  204

10.1.4.   Diagnosi dello stato attuale (Situation Analysis) »  205

10.1.5.   Gap management »  206

10.1.6.   Triplice componente della wish-list »  207

10.1.7.   Esplicitare la wish-list di risultato  »  208

10.1.8.   Esplicitare la wish-list metodologica  »  210

10.1.9.   Esempi e modelli di rilevazione della wish-list »  210

10.1.10. Narrowing-down  »  213

10.2.   La ricerca del prodotto ideale e i nuovi modelli di customer satisfaction  »  216

10.2.1.   L’inclusione degli ideali nel modello di customer satisfaction  »  216

10.2.2.   L’asse evolutivo del prodotto (R&D) »  220

10.2.3.   La ricerca dei prodotti straordinari »  223

10.3.   Evoluzioni ulteriori: customer satisfaction oltre il prodotto  »  226

10.3.1.   Price satisfaction  »  227

10.3.2.   Distribution satisfaction  »  228

10.3.3.   Communication satisfaction  »  230

10.3.4.   Relationship satisfaction  »  231

10.4.   Interazioni tra i diversi tipi di customer satisfaction  »  233

10.4.1.   Interazioni prodotto/canale  »  234

10.4.2.   Behavioral rules e controllo totale  »  236

10.4.3.   Interazione prodotto/prezzo  »  237

10.4.4.   Interazioni prodotto/comunicazione  »  239

Sezione di Programma del migliore Master Privato in Italia in Marketing Management. Conclusione e sviluppi futuri » 241

11.1.   Uno sguardo al passato: concetti primari della competitività e struttura del metodo ALM    »  241

11.1.1.   Il vantaggio competitivo interno ed esterno  »  241

11.1.2.   La sequenza manageriale ALM    »  242

11.1.3.   I flussi di valore e il marketing relazionale  »  245

11.2.   Uno sguardo al presente  »  247

11.3.   Uno sguardo al futuro: evoluzioni del metodo  »  248

11.3.1.   Algebra mentale  »  248

11.3.2.   Tipologie di acquisto  »  248

11.3.3.   Orizzonte temporale e leve di vendita  »  248

11.3.4.   Nuove concezioni di vendita terapeutica e consulenziale  »  249

11.3.5.   La relazione tra scelte individuali e accettazione sociale  »  249

11.3.6.   Linee di azione strategica e mosse relazionali »  249

11.3.7.   Impressioni visive sul cliente  »  249

11.3.8.   Tecniche di communication training  »  250

11.3.9.   Modelli di planning psicologico del messaggio  »  250

11.3.10. Spartiti t-chart per il planning della comunicazione  »  250

11.3.11. Matrici di incomunicabilità e distanze comunicative  »  250

11.3.12. Web psychology e comunicazione aziendale sul web  »  251

Migliore Master Privato in Marketing Management e Comunicazione d’Impresa in Italia. Gli altri testi adottati con link di approfondimento

Strategic selling. Psicologia e comunicazione per la vendita consulenziale e le negoziazioni complesse

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Strategie di comunicazione e marketing: Un metodo in 12 punti per campagne di comunicazione persuasiva

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Migliore Master Privato in Marketing Management in Italia. I libri di riferimento per approfondire l’area della Comunicazione

Ascolto attivo ed empatia: I segreti di una comunicazione efficace

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Negoziazione interculturale. Comunicare oltre le barriere culturali. Dalle relazioni interne sino alle trattative internazionali

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Parliamoci chiaro. Il modello delle quattro distanze per una comunicazione efficace e costruttiva

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Altri materiali di studio, dispense private riservate frutto della ricerca erogati direttamente ai partecipanti del Master in Marketing Management, Psicologia del Marketing e Comunicazione

  • Marketing Percettivo, Olistico e Polisensoriale
  • Il Marketing delle Sensazioni
  • La Diagnosi Aziendale con il Metodo Action Line Management: manuale di lavoro applicativo
  • Metodologie di Coaching Esperienziale e Coaching ad alta Immersività

Viene inoltre fornito un libro oggi introvabile in Italia, direttamente autografato dall’autore:

Comportamento d’acquisto e comunicazione strategica. Dall’analisi del consumer behavior alla progettazione comunicativa

Comportamento d'acquisto e comunicazione strategica libro di Daniele TrevisaniTemi ulteriori trattati nel volume e nel migliore Master privato in Italia in Marketing Management, Psicologia del Marketing e Comunicazione

  • Analisi del comportamento del consumatore dal punto di vista semiotico e simbolico
  • Analisi del comportamento del consumatore tramite teorie del comportamento sociale e influenza dei gruppi di riferimento
  • Analisi del comportamento del consumatore come forma di autogratificazione o gratificazione altrui
  • Analisi del comportamento del consumatore come sistema di calcoli mentali e ponderazioni cognitive, e dinamiche specifiche del ragionamento del cliente
  • Analisi del comportamento del consumatore come sistema di pulsioni consce, subconsce e inconsce

Il Master include l’analisi del comportamento del consumatore avviata nella prima pubblicazione in assoluto di autore italiano sul tema, “Psicologia di Marketing e Comunicazione”, di Daniele Trevisani.

  • Antropologia di marketing
  • Acquisto e gratificazione
  • Regalare a se stessi e psicologia del dono e del regalo
  • Acquisto e Gratificazione – il dono a se stessi
  • Dono e traiettorie relazionali
  • Dono come comunicazione
  • Analisi comportamentale del cliente tramite le teorie TRA e TPB
  • Il senso di controllo del cliente sulla situazione di acquisto
  • Acquisto formalizzato
  • Fondamenti di Acquisto Competitivo
  • Fondamenti di Vendita Consulenziale
  • Fondamenti di Way of Buying Competition
  • Il calcolo mentale del cliente
  • Il vantaggio competitivo della consumer research
  • L’acquisto impulsivo
  • Le credenze del cliente e la pulsione di acquisto
  • Management interculturale e internazionale
  • Marketing cross-culturale e comunicazione interculturale
  • Marketing pedagogico
  • Vendita dell’Identità e della Filosofia Aziendale
  • Pulsioni sessuali e acquisto femminile
  • Pulsioni sessuali e acquisto maschile
  • Relazioni tra Acquisti e Vision
  • Ruolo dei gruppi sociali e referenti personali acquisto
  • Semiotica del consumo e costruzione identità
  • Semiotica dell’acquisto
  • Semiotica e marketing dei simboli
  •  Psicologia degli ambienti d’acquisto e Impressions Management
  • Drammaturgia degli ambienti d’acquisto e scenografia psicologica degli spazi d’acquisto e dei punti vendita

Migliore Master Privato in Marketing Management in Italia – Dove si tiene

Prevalentemente online con inoltre sessioni di coaching, mentoring e formazione in presenza presso lo Studio del Prof. Daniele Trevisani E’ possibile inoltre in alcuni casi specifici la partecipazione a Master Class su invito personalizzato

Migliore Master Privato in Marketing Management in Italia – Quanto si investe

Il costo del Master è di 5.900 Euro con la possibilità di ottenere una borsa di studio di 1000 Euro per neo-laureati, laureandi e persone che vogliono dare un contributo di ricerca. Per maggiori informazioni compilare il form e sarete ricontattati al più presto

Migliore Master Privato in Marketing Management in Italia – Che diploma rilascia

Il Diploma è il Master in Marketing Management riconosciuto dalla WCF – World Coaching Federation e da ogni impresa moderna, dalle multinazionali alle imprese di piccole, medie e grandi dimensioni che apprezzano i Master privati e professionalizzanti più dei Master accademici solo teorici

Migliore Master Privato in Marketing Management in Italia – Quanto dura e come si svolge

La durata è di 4 mesi con 1 incontro via web settimanale fissato direttamente con il Prof. Daniele Trevisani su appuntamento oltre agli incontri in presenza fissati personalmente in modo personalizzato nei weekend o in giorni settimanali concordati

Migliore Master Privato in Marketing Management in Italia – Apertura del Blog Personale e diario didattico digitale

Lo studente del migliore Master Privato in Marketing Management,  il Master ALM by Studio Trevisani Academy, viene assistito nella creazione di un sito personale gratuito e alla realizzazione del proprio diario didattico digitale dove vengono riassunti i concetti chiave appresi e le risorse condivise e suggerite

Questo consente anche, per chi lo desidera, di arrivare all’apertura di un sito web personale con minima difficoltà a termine Master, avendone già tutti i contenuti disponibili, altamente professionali.

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Articolo estratto dal testo “Ascolto attivo ed empatia – I segreti di una comunicazione efficace” Copyright FrancoAngeli e dott. Daniele Trevisani.

Nel nostro DNA è intrinseca una parte di noi che s’interessa a quanto gli altri dicono. Fosse anche solo per interesse personale. 

Una delle nostre principali preoccupazioni ancestrali è capire se una persona sia o meno pericolosa per noi, in base ai segnali comunicativi che riceviamo. Altra preoccupazione molto concreta e di natura più quotidiana è capire se una persona sia o meno credibile, se possiamo dargli credito o meno, in base a come comunica, ai canali comunicativi che usa, ai segni e segnali che emette[1].

Saper leggere una persona in un istante significa cogliere quello che, in quel “frame” di tempo, un secondo, o pochi minuti, la persona sta “emettendo” di sè. E quindi potremo cogliere parole, ma anche e soprattutto stati emotivi, stati d’animo, leggendo i volti, leggendo il corpo, ascoltando la non-voce, il timbro, la vocalità, prima ancora delle parole. 

Persino da una foto si capisce qualcosa. Si può “ascoltare” anche una foto, ebbene si. O un dipinto, o un brano di musica, o un paesaggio.

Di una persona, sul lavoro, potremmo fidarci di quanto scritto sul biglietto da visita, ma insistiamo nel guardare anche alla sua postura, alla schiena dritta o curva, al suo mento e agli occhi tristi od orgogliosi, per capire se è fiero di quel biglietto mentre te lo porge, o se per lui/lei è un peso.

Diciamo pure che siamo curiosi per natura, perché la sopravvivenza richiede il sapere le cose, il capire chi ti è ostile o amico, e saperlo fare in una frazione di secondo, come i veri cacciatori/raccoglitori che eravamo, con lo sguardo, osservando occhi, movimenti, intenzioni.

Annusando istintivamente le situazioni prima ancora che “comprenderle razionalmente”.

Questo fa parte di quell’Intelligenza Inconscia, una forma di intelligenza che in questo volume andiamo ad aggiungere alle tante Intelligenze Multiple di cui disponiamo, risorse mentali e corporee così ben esposte da Howard Gardner[2].

Dell’intelligenza inconscia parla giù Freud (definendola „Unbewussten Verständnis“, o „comprensione inconscia“) ma senza evidenziarla come risorsa a disposizione di tutti noi, e ancora prima ne parla il filosofo Schelling (1775 –1854)[3] individuandola come una “intelligenza della natura”, ma ancora una volta senza considerarla per ciò che può essere, una nostra preziosissima risorsa. Noi, invece, vogliamo farlo. Gardner ha dimostrato come il fenomeno “intelligenza” possa essere scomposto in una serie variegata di abilità umane distinte, quindi di diverse intelligenze: linguistica, musicale, logico-matematica, spaziale, corporeo-cinestetica, personale e Interpersonale[4], aggiungendo in seguito, quella Intra-personale legata al conoscere se stessi. 

Vicina all’intelligenza Inter-personale, aggiungiamo in questo volume la categoria dell’Intelligenza Inconscia, che qui consideriamo una vera e propria skill, una competenza allenabile per l’ascolto attivo, che deriva da una connessione e da un allenamento più forte nel far dialogare la Neocorteccia (parte recente nello sviluppo del cervello), e altre aree antiche come il cervello rettile e il cervello pre-mammifero, aree abilissime a cogliere informazioni sottili ed istintive.

E qui siamo: sulla parte animale dell’uomo, sul suo “leggere lo sguardo”, sul suo “ascoltare anche il non detto”.

Saper leggere le persone, le loro finalità, richiede un ritorno a capacità ancestrali, quando l’attrazione era segnalata con gli occhi verso altri occhi, e non con un profilo socialOra, più che mai, è tempo di imparare di nuovo a leggere le persone. Perché da un lato stiamo perdendo la capacità di riconoscere i “cattivi” o nemici, dall’altro lato facciamo di tutta l’erba un fascio e magari diciamo NO a qualcuno che non ci può fare alcun danno e anzi magari ci può portare valore.

Saper cogliere segnali

Urge un ritorno alle nostre sensibilità ancestrali. Urge ripristinare la capacità di percepire correttamente, prima ancora che di valutare logicamente i soli dati. Per farlo, dobbiamo saper usare in modo speciale l’ascolto, facendolo diventare una “percezione aumentata” di qualsiasi segnale entra nella nostra sfera:

  1. Segnali uditivi verbali. cos’ha appena detto Tizio all’altro tavolo?
  2. Segnali uditivi paralinguistici. Riesco a sentire lo stress vocale di una persona?
  3. Segnali tattili-aptici (in questa seggiola si è appena seduto qualcuno? È calda?), o “cosa mi dice questa stretta di mano su di te?”
  4. Segnali cinestesici-visivi: come sta oggi la squadra? Capirlo dalla falcata, dalla postura. Capirlo persino negli spogliatoi. Sembrano tranquilli o agitati? Demotivati o motivati?
  5. Segnali Olfattivi: Che cos’è questo odore di nuovo che sento nell’auto appena comprata, ci ho mai fatto caso? Sono consapevole che è un odore ingegnerizzato o penso sia frutto del caso?
  6. Segnali emotivi: come sto in questo momento, come sta la mia ansia, la mia gioia, il mio cuore, il mio sognare, il mio vivere in relazione con altri e con me stesso? E… Come sta la persona di fronte a me? Come sta respirando, cosa sta sentendo?
  7. Segnali corporali: che mestiere potrebbe fare il secondo da destra su quel tavolo, in base alla tipologia di muscolatura e come è vestito e ai segni che noto sulla pelle?
  8. Segnali olistici: chi è la persona più pericolosa o dissonante in questa carrozza di treno o in questo bar, c’è qualcuno che potrebbe essere pericoloso? In base a cosa lo noto?

I segnali sono tanti. Segnali d’amore, segnali di odio, di indifferenza, di paura, di disgusto, di amicizia. Se solo sapessimo coglierli tutti…

Ma appena cogliamo che il discorso non tocca i nostri interessi vitali, facciamo dietrofront e continuiamo nel nostro fare distratto.

La distrazione è un male dell’epoca.

La “furia dei tempi” e la fretta hanno portato l’ascolto ai livelli minimi assoluti nella storia della civiltà occidentale. 

Smartphone e altri dispositivi elettronici hanno sostituito le persone, e siamo quindi diventati bravi ad “ascoltare” i segnali dei dispositivi elettronici, riconoscere un bip da un beeep, a manipolare un telefono o uno schermo touch, ma meno bravi a guardare negli occhi una persona che ci parla dal vivo e coglierne le sfumature, il tono di voce, lo sguardo, i cenni del capo, e capire cosa prova, e se mente o meno. E’ importante imparare l’arte e tecnica del “leggere le persone” – che significa praticare un “ascolto oltre le parole”. L’importante è che si accenda in noi la scintilla. La scintilla del DNA ancestrale. La scintilla della curiosità.

La furia dei tempi ha abituato gli studenti a fare quiz, test a risposta multipla, esami informatizzati, e l’esame orale va sparendo lentamente dal panorama della formazione accademica, perché “richiede troppo tempo”. Così, non impariamo più a “sintonizzarci sul Prof. e sui suoi interessi che magari abbiamo sentito a lezione”, perché è diventato inutile.

Anche nei gruppi di ragazzi e ragazze, seduti a tavola in una pizzeria, si può notare un continuo “fare”, ma con il proprio smartphone, e una assenza quasi fisica del luogo in cui le persone sono veramente, con rare, rarissime conversazioni tra i partecipanti, spesso superficiali.

Non è mai facile ascoltare.
A volte è più comodo comportarsi da sordi, accendere il walkman e isolarsi da tutti. È così semplice sostituire l’ascolto con le e-mail, i messaggi e le chat, e in questo modo priviamo noi stessi di volti, sguardi e abbracci.

Papa Francesco

[1] Weigold, Michael & Trevisani, Daniele (1993). Mass Media, image and persuasion: The indirect effect of communication channels on source credibility and message acceptance. Paper presented at the Annual meeting of the Association For Education In Journalism And Mass Communication, Kansas City, MO, USA, (1993, August).

[2] Howard Gardner (1983), Frames of Mind: The Theory of Multiple Intelligences, Edition Hachette UK, 2011.

[3] Friedrich Schelling, Vom Ich als Prinzip der Philosophie oder über das Unbedingte im menschlichen Wissen (L’io come principio della Filosofia o sul fondamento della conoscenza umana), 1795.

Friedrich Schelling, Ideen zu einer Philosophie der Natur (Idee per una filosofia della natura), 1797.

[4] Howard Gardner (2010), Formae mentis. Saggio sulla pluralità dell’intelligenza. Feltrinelli, Milano.

Per approfondimenti vedi:

Cristina Turconi
Executive & Business Coach ICF | Formatrice Aziendale | Facilitatrice Lavoro di Gruppo | Master Practitioner in HPM™ Human Potential Modeling | Consulente e Innovation Manager MISE 

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Articolo estratto dal testo “Ascolto attivo ed empatia – I segreti di una comunicazione efficace” Copyright FrancoAngeli e dott. Daniele Trevisani.

Se sei nato con le ali,
non vedo perché dovresti strisciare
se sei nato con le ali,
non vedo perché non dovresti provare ad a usarle
se non sei nato con le ali,
ma le vuoi veramente, cresceranno
sino a che non ti accorgerai nemmeno più di usarle
e volerai alto nel cielo, libero.

Come evidenziato in “Il Coraggio delle Emozioni”[1], gli studi di Howell[2] sintetizzano la scalata dell’essere umano verso le competenze di livello superiore, ben esposta nel modello Staircase di Howell.

Questa scalata vale anche per le competenze emotive e di ascolto empatico. I diversi stati possono essere estesi in campo formativo-consulenziale, di Coaching o di terapia. Vediamo la loro natura:

Visualizzazione schematica della Staircase of Competences

La scalata di Howell. Passaggi verso la fluidità

  1. incompetenze inconsapevoli: ciò che non so di non sapere, elementi o lacune che sfuggono alla mia coscienza, alla mia auto-consapevolezza;
  2. incompetenze consapevoli: lacune di cui ho preso coscienza;
  3. competenze consapevoli: ciò che so di sapere; l’esecuzione è possibile ma deve comunque essere prestata attenzione cosciente ai meccanismi, al processo in corso;
  4. competenze inconsapevoli: ciò che faccio senza dovervi pensare. L’esecuzione avviene senza dover riflettere coscientemente, utilizza schemi psico-motori e/o linguistici oramai acquisiti, e per questo richiede scarso o limitato impegno mentale. È basata sulla forte padronanza dei meccanismi in azione. Evidenzia la presenza di una mastery (forte padronanza) nelle competenze, una abilità interiorizzata, acquisita definitivamente;
  5. supercompetenze: il livello della massima padronanza unito ad allenamento estremo della tecnica e a doti personali fuori dalla norma, che differenzia un key-performer, un fuoriclasse, da altri seppur bravi. Comprende anche doti di intuito, intelligenza corporea, intelligenze multiple che convergono per formare i migliori piloti del mondo, i migliori suonatori del mondo, i migliori chirurghi, i migliori danzatori, e ogni altro tipo di persona che nel suo campo eccelle oltre la norma.

Il modello di Howell è stato concepito in origine per studiare una graduatoria di stati di empatia interculturale. Howell intendeva studiare i diversi livelli di capacità di adattamento di una persona a un contesto culturale diverso (superare le difficoltà che nascono nell’inserirsi in un paese non nativo): quando riesco a muovermi bene e senza gaffe entro una cultura, avendola incorporata e capita completamente?

Questa domanda è stata il punto di partenza, ma il modello è stato poi ripreso da molti come schema generale di gradi di apprendimento in ogni campo, sport, management, educazione.

William Howell e Stella Ting-Toomey hanno anche introdotto successivamente una quinta categoria, la Unconscious Super-Competence, per evidenziare chi, in un processo di adattamento, riesce a sviluppare competenze nettamente oltre la media, eccezionali, sopra il limite.

La validità di questa scala è ampia, riguarda ogni tipo di apprendimento nella vita.
Ci aiuta a chiederci dove siamo, o dove ci siamo fermati, e, soprattutto, invita a riflettere sul fatto stesso che vi sono margini di miglioramento ovunque e sempre. Anche nell’apprendere a gestire le nostre emozioni e sviluppare empatia.

[1] “Il coraggio delle emozioni. Energie per la vita, la comunicazione e la crescita personale“, di Daniele Trevisani, Franco Angeli editore, 2015

[2] Howell, William S. (1982). The empathic communicator. University of Minnesota: Wadsworth Publishing Company.

Per approfondimenti vedi:

Cristina Turconi
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Articolo estratto dal testo “Il potenziale umano – Metodi e tecniche di coaching e training per lo sviluppo delle performance” Copyright FrancoAngeli e dott. Daniele Trevisani.

Esprimersi è importante. In letteratura si distingue un’espressività positiva (generativa di idee e progetti) e un’espressività negativa (poter manifestare stati di disagio, lasciare fuoriuscire le emozioni negative), su cui il patrimonio mentale ricevuto dai genitori ha notevole effetto (Kolak & Volling)[1].

Esiste quindi uno sfondo importante del potenziale personale, il Modeling familiare e sociale: esempi, pensieri,  modelli comportamentali e mentali cui siamo stati esposti ci fanno da sfondo e agiscono spesso a nostra insaputa. Tutti subiamo in qualche misura un imprinting psicologico (modellamento precoce al quale siamo stati esposti nella crescita). In questo substrato si trovano apprendimenti positivi e negativi.

Prendere coscienza di cosa di buono abbiamo assimilato nella nostra crescita (risorse attive), di cosa invece non abbiamo assimilato (risorse assenti), e dei modelli sbagliati appresi, i modelli che ci danneggiano, la spazzatura mentale che ci circola dentro, è un’operazione eccezionale. Se potessimo passare al setaccio ogni nostra debolezza, timore, paura, insuccesso, riusciremmo ad arrivare alla radice delle credenze “tossiche” per il nostro sistema, le idee acquisite che ci appartengono ma ci danneggiano.

Ogni singola credenza dannosa che ci assedia da dentro è come un sasso nel nostro motore. Rompe gli ingranaggi, inceppa, arresta, frena, distrugge. Es: la credenza “devo sempre essere il massimo in ogni campo, sempre” a lungo termine sviluppa ansia, manie, depressione, tensione permanente e corrosiva. La sua impossibilità materiale di concretizzarsi genera frustrazione continua, e non solo stimolo positivo. Se lo portiamo dentro, da dove viene? Quando l’abbiamo imparato? Da chi? 

O ancora: “la fortuna dipende solo dal destino: puoi fare ciò che vuoi, ma tanto tutto è già scritto”, produce disimpegno verso lo studio e l’imprenditorialità, genera lassismo e pressapochismo. Se tutto è già scritto, a cosa serve impegnarsi per qualcosa? Da dove viene questa spazzatura? Quando e da chi è stata appresa?

Coaching

Oppure immaginiamo quanto la credenza “devi farcela da solo, se chiedi sei un debole” possa impedire ad un leader di apprendere a delegare correttamente, o invece produrre un accentratore incapace di gestire davvero un team, o di fidarsi nel assegnare un obiettivo. Un caso ancora: il problema dell’utilizzare larga parte del proprio tempo libero a guardare programmi stupidi in televisione anziché dedicarlo alla propria crescita o a contenuti attivi. Da dove viene? Dove lo abbiamo appreso?

Al Modeling sociale precoce, che non è frutto di una scelta o libero arbitrio, il sistema HPM vuole aggiungere un modeling diverso, frutto di una decisione della persona, un atto di coraggio, un grido di emancipazione. Si tratta di una scelta di come e dove utilizzare il proprio tempo positivamente, di quali credenze liberarsi, di quale “cultura” nutrirsi invece di “digerire” a forza ciò che il sistema culturale dominante a ha sinora passato.

HPM lavora soprattutto come metodo di sviluppo nel quale la persona possa valutare la propria situazione in termini di energie, smontare alcune delle “celle” del proprio sistema, capire come radicarsi, e poi procedere in avanti: essere protagonista del proprio sviluppo. Lavora inoltre come sistema di riferimento per i coach e trainer che vogliono assistere le persone e le imprese in questo viaggio.

Che si usi come sistema di analisi della persona la piramide HPM, o altri sistemi più classici  – come la tassonomia di Bloom centrata sui “saperi”, “saper essere”, e “saper fare”[2] – l’essenziale è localizzare in quale direzione sono possibili avanzamenti, e dove agire. Trovato un buon livello di ancoraggio, o grounding (radicamento), è possibile per ogni persona osare oltre, dare spazio alla propria espressività. È decisamente vero, quindi, che l’espressività è un tratto in parte appreso, e riceviamo in eredità un dono (se presente, forte, ben accessibile) o un handicap sociale (se inibita, castrata, amputata).

In particolare la figura paterna ha un ruolo leggermente prevalente nell’esprimersi in progetti costruttivi (espressività positiva), mentre la figura materna ha un ruolo leggermente prevalente nel fare da contenitore emotivo, insegnando l’espressività negativa, cioè la nostra capacità di liberare le emozioni negative e non trattenerle dentro a macerare[3]

Se il patrimonio genitoriale o culturale non è così fortunato, cosa si dovrebbe fare? Arrendersi? Non è il nostro progetto. E se invece fosse magnificamente fortunato, perché non chiedersi cosa possiamo noi conquistare ancora, al di là di quello che abbiamo ricevuto? E come praticare una self-contribution, o contributo autonomo, invece di adagiarsi su quanto ricevuto da altri? Ciò che si conquista vale sempre più di ciò che si riceve gratis. Riuscire ad esprimersi in progetti, in risultati, nello sport, nel lavoro, nella leadership, o nel comunicare, è qualcosa che si può decidere di apprendere, non è solo questione di genetica o di fortuna. 

Nella nostra visione, dobbiamo concentrarci su quello che possiamo fare, e non solo sui limiti. Esistono sfere della vita che sono in nostro potere, zone di obiettivi su cui si può intervenire. Non farlo è sprecare la vita. Fare focusing (focalizzare e ri-focalizzare), in questo caso, significa prendere coscienza di nuovi traguardi, fare luce su cosa sia vero e falso, esaminare la quantità di bugie e abbagli annidate nelle presunte sfere di impossibilità e possibilità, fare un bilancio, dirigersi verso nuovi orizzonti.

 


[1] Kolak, Amy M., Volling, Brenda L. (2007), Parental Expressiveness as a Moderator of Coparenting and Marital Relationship Quality, Family Relations, v. 56, n. 5, pp. 467-478, Dec.

[2] Bloom Benjamin, S., Krathwohl, David R. (1956), Taxonomy of Educational Objectives. The Classification of Educational Goals, by a committee of college and university examiners. Handbook I: Cognitive Domain, New York, Longmans, Green.

[3] Wong, Maria S., Diener, Marissa L., Isabella, Russell A. (2008), Parents’ Emotion Related Beliefs and Behaviors and Child Grade: Associations with Children’s Perceptions of Peer Competence, Journal of Applied Developmental Psychology, v. 29, n. 3, pp. 175-186, May-Jun.

 

Per approfondimenti vedi:

Cristina Turconi
Executive & Business Coach ICF | Formatrice Aziendale | Facilitatrice Lavoro di Gruppo | Master Practitioner in HPM™ Human Potential Modeling | Consulente e Innovation Manager MISE 

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Progetto a cura di: Cristina Turconi – Executive & Business Coach ICF | Formatrice Aziendale | Facilitatrice Lavoro di Gruppo | Master Practitioner in HPM™ Human Potential Modeling | Consulente e Innovation Manager MISE

È impensabile poter tornare alla vita di prima come se nulla fosse successo.

È infatti sempre più difficile per molti di noi guardare l’altro, soprattutto chi non conosciamo, senza un pensiero che inneschi la paura del contagio. La solitudine e l’isolamento che abbiamo vissuto hanno a messo a nudo da un lato le nostre fragilità, come pure donato un senso nuovo al valore incalcolabile della persona. 

Il primo lockdown è stato vissuto da molti quasi come una fuga dalla realtà, con una attenzione più focalizzata alle piccole cose, con scambi frenetici in rete, videoconferenze continue, impegnati ad adattarci il più velocemente possibile ai nuovi limiti imposti dalla situazione contingente come pure nel tenere a bada le preoccupazioni per una emergenza totalmente sconosciuta. Il secondo periodo di lockdown ha invece fortemente accentuato l’incertezza sul futuro, la perdita di punti di riferimento importanti, l’instabilità politica e la precarietà finanziaria. 

In una situazione come questa è normale che non sia facile per molti di noi vivere quotidianamente il presente e nutrire speranza per il futuro che ci attende. 

Imparare ad alimentare costruttivamente la nostra mente, ad utilizzare al meglio le nostre energie fisiche e psicologiche, a comprendere e armonizzare le emozioni che albergano dentro di noi è un lavoro che richiede una forte capacità di introspezione e una buona dose di consapevolezza di come “funzioniamo” e interagiamo con noi stessi, con gli altri e con il contesto.

Come far sì che la nostra fragilità non si trasformi in vulnerabilità?
Metodo Comunicativo Comportamentale 4Colors®

Navigare nei diversi poli della bussola dei 4Colori può aiutarci a ritrovare quell’equilibrio necessario per gestire al meglio questo momento.

nord della bussola dei colori, la percezione ostile del mondo, ci invita a seguire scrupolosamente le istruzioni di contenimento ma allo stesso tempo a ricercare continuamente dati, notizie dell’ultima ora, fonti sicure che possano permetterci di avere un quadro più chiaro e preciso della situazione e dei possibili sviluppi e scenari futuri. Questa energia blu, che preferisce i fatti alle emozioni, ci fa correre il rischio di rimanere bloccati a ricercare per ore e ore, esponendoci eccessivamente alle prevedibili cattive notizie quotidiane. Il consiglio qui è quello di monitorare il tempo dedicato alla ricerca, dando la preferenza alla stampa settimanale con i suoi articoli di approfondimento, in modo da poter fare un passo indietro e capire meglio tendenze e segnali deboli.

Come far sì che la nostra fragilità non si trasformi in vulnerabilità?

Sempre a nord, c’è l’osservazione di un altro mondo in pericolo. Quello dell’economia, della recessione globale, dei licenziamenti annunciati, del dramma per quei settori fortemente colpiti e per tutte quelle aziende che purtroppo non riapriranno. Qui, nel mondo dell’energia rossa, è facile percepire la situazione come uno “scendere in campo in assetto da guerra” per difendere la nostra sopravvivenza, con il rischio di attivare risposte guidate dalla paura, dalla necessità di difendersi, o dalla necessità di dominio. La paura, lo stress e il panico sono trasmissibili da un essere umano all’altro ancora più di un virus. Di solito, la paura è lì per proteggerci, ma quando il nostro cervello è esposto troppo a lungo a questa emozione, il cortisolo spinge a mettere in campo comportamenti individualistici e violenti, acuendo il panico e la competizione tra gli individui al loro interno. Navigare a nord della bussola, non dovrebbe mobilitarci con le armi ma al contrario con l’intelligenza dei vivi che ci costringe a fermarci per ponderare quali siano le migliori azioni da portare in cammino.

Come far sì che la nostra fragilità non si trasformi in vulnerabilità?

Verso Ovest, ci muoviamo nel mondo del pensiero. Se ci fermiamo a riflettere, possiamo constatare che questa situazione così particolare ci ha offerto un momento di “pausa” senza precedenti, uno “spazio di respiro” in un mondo che è impazzito. 

Le immagini della NASA ci hanno fatto capire quanto questo improvviso cambiamento nelle nostre attività in realtà sia stato benefico per il nostro piccolo pianeta. E se questa pandemia ci offrisse l’opportunità di una ricerca di un significato più profondo? La medicina ci dona a volte l’illusione dell’immortalità, dell’onnipotenza, al punto tale da dimenticare che ciò che inizia, un giorno finisce. Imparare ad integrare vita e morte nel ciclo della natura, può aiutarci a sviluppare più saggezza e meno paura. Questo è un tempo prezioso per prendere coscienza che siamo la specie più intelligente che sta distruggendo il suo stesso ecosistema. Un tempo prezioso per mettere in atto nuovi atteggiamenti basati sulla interrelazione, sulla solidarietà, sull’impegno di ognuno di noi a cooperare, collaborare e contribuire.

Navigare questa parte della bussola, con la sua energia verde, può a volte provocare un grande sensazione di vuoto, di mancanza di significato, di frustrazione e di impossibilità ad invertire la rotta.

Come far sì che la nostra fragilità non si trasformi in vulnerabilità?

E’ possibile allora spostarsi a sud-est della nostra bussola, per sperimentare un po’ di umorismo e di autoironia. Percezioni più ottimiste, un’energia gialla gioiosa come i raggi del sole, potrebbe agire come un vero e proprio antidoto a questa “epidemia della paura”. L’iperattività degli estroversi, le centinaia di video umoristici e il numero di messaggi ricevuti e inviati ai nostri amici digitali non devono però distrarci dall’essenziale: vivere il momento e godere di ciò che ci offre, riscoprire i momenti di condivisione familiare, dare ancora più importanza agli sguardi dei pochi umani che incontriamo nel nostro muoverci quotidiano: così bisognosi di contatto ravvicinato, privati degli abbracci, delle strette di mano, con la necessità di inventare nuovi riti e nuove complicità.

Come far sì che la nostra fragilità non si trasformi in vulnerabilità?

Includere ogni energia colore nelle nostre interazioni ci aiuta a preservare la nostra fragilità e allo stesso tempo ad affrontare al meglio il momento presente riconnettendoci con chi ci circonda. È tempo di amare meglio e di dire a chi ci circonda quanto lo amiamo.

Bibliografia:
– Nos styles de personnalités à l’épreuve du confinement – Vianney Boussuat
– Manager avec les couleurs: Pour un management humain, agile et durable – Brigitte Boussuat

Photo Credit: 
– Matthew Fournier – Unsplash

Progetto a cura di:

Cristina Turconi
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Corso di Vendita, Direzione Vendite, Comunicazione e Marketing con il Metodo Action Line Management (ALM)

Comunicazione, Vendita Professionale e negoziazioni complesse: la psicologia del marketing e della comunicazione in azione

Quando affrontiamo il tema della vendita e dell’acquisto, entriamo immediatamente nel mondo della psicologia, delle percezioni, dei comportamenti umani.

La vendita professionale richiede anni di preparazione ma i suoi risultati si manifestano in attimi, persino in frazioni di secondo, nell’osservare i comportamenti del cliente e gestire le micro-fasi delle conversazioni e delle trattative di vendita.

Per la Vendita Professionale occorrono molte competenze, dalle capacità di “Big Picture” o visione d’insieme del processo di vendita, sino alle micro-abilità comunicative e comportamentali, abilità molto sottili, come il saper osservare il corpo e body language, cogliere i messaggi non verbali di un nostro interlocutore. Queste abilità sottili permettono di raccogliere informazioni strategiche durante un colloquio, notare quella smorfia di sorriso che può accompagnare quello che stiamo dicendo e che segnala una sua motivazione ad interessarsi al nostro prodotto/servizio[1], oppure quell’aggrottamento di sopracciglia che ci indica una condizione di sorpresa o dubbio su un particolare passaggio della nostra offerta.

Ma per poter osservare cosa accade in un colloquio di vendita, bisogna aver saputo “vendere l’appuntamento”, cioè creare le occasioni di un incontro. Competenza forte e altrettanto sfidante.

Nel complesso, le diverse competenze della Vendita Professionale sono racchiuse in questo schema, lo schema denominato ALM, Action Line Management o Gestione delle Linee d’Azione.

Figura  1 – Schema di Vendita Professionale ALM – Action Line Management

schema-Vendita-Professionale-ALM

Cosa ci dice questo schema? Basilarmente, ci porta a dirigere la nostra attenzione sui diversi aspetti che la Vendita Professionale deve considerare, partendo dal “macro” (gli scenari) sino al “micro” (la comunicazione Front Line a contatto con il cliente).

In particolare ci indica che:

  1. dobbiamo conoscere gli scenari di mercato e soprattutto chiedere al cliente quali sono gli scenari che sta vivendo, gli andamenti, ad esempio cosa fanno i competitor, quali sono i mercati e prodotti più attivi e quelli invece più stagnanti, e questo per poter capire lo scenario del cliente in cui si svolge la vendita.
  2. Dobbiamo concentrarci sulla nostra mission intesa come relazione d’aiuto, che è letteralmente “portare aiuto”, aiutare il cliente a migliorare la sua situazione tramite i nostri prodotti/servizi, fare problem-solving, creare valore. Se confondiamo la mission con il guadagno, sbagliamo. La mission è aiutare il cliente, il risultato è vendere in modo professionale, e la conseguenza è il pagamento. Non viceversa.
  3. Dobbiamo saper costruire sapientemente un mix di valore, basato sulle quattro leve del Marketing mix (prodotto e sue varianti, servizio, pricing, distribuzione, promozione e comunicazione).
  4. Dobbiamo usare una linea d’azione specifica per quel cliente (soprattutto nel Business to Business), una sequenza di azioni e comportamenti che siano “sartorializzati”, cuciti addosso a quel cliente come un abito sartoriale;
  5. Dobbiamo curare tutta la nostra comunicazione, dalla presenza personale allo stile di linguaggio, dalle mail alle telefonate ai supporti via web. Ogni singolo messaggio deve essere consonante con i precedenti e curato nella qualità in ogni dettaglio.

Arrivare al front-line, al momento di contatto umano con il cliente, non è immediato. Richiede molti passaggi. Ad esempio, avere selezionato con che tipo di cliente vogliamo avere a che fare. Meglio avere segmentato e profilato clienti con alta probabilità di interesse al nostro prodotto/servizio, piuttosto che prendere nominativi a caso. E sempre in termini di vendita professionale, è bene avere ben chiaro in mente le domande che vorremmo fare e le “cose da dire” che ci possono valorizzare (caratteristiche, vantaggi, benefici, unicità, che determinano il nostro “posizionamento” sul mercato e nella mente del cliente).

Questa fase di Marketing Strategico, definibile Segmentazione e Posizionamento, è indispensabile per la vendita professionale, che si compone per il 25% di vendita front-line e per il 75%, a volte oltre, di preparazione, studi e ricerche, e strategia di marketing.

I Contenuti del Corso Vendita Professionale “Strategic Selling™”

Articoli e schede di approfondimento sulla Vendita Professionale

Corso Vendita: Articoli e schede di approfondimento sulla Formazione Vendite Professionale “Solutions Selling”

• Fondamenti della Vendita Professionale •
• Vendita Professionale e Self Image •
• Esercizio di Vendita Professionale •
• Il Mindset della Vendita Professionale •
• Carattere e atteggiamenti per la Vendita •
• Comunicazione Assertiva e Vendita •
• Caratteristiche, Vantaggi, Benefici, Unicità (CVBU) •
• Il CVBU – Caratteristiche, Vantaggi, Benefici, Unicità •
• Il CVBU del Fattore Umano •
• 5 punti primari per la Vendita •
• L’ascolto nella Vendita Professionale •
• Approfondimento sull’Empatia •
• Strutturare la Comunicazione per la Vendita •
• Organizzare la Vendita tramite Campagne •
• Struttura a 12 punti di una Campagna •
• Energia di Attivazione per la Vendita •
• Archetipi e Vendita •
• Strategia di Vendita e fasi della Vendita •
• Cheklist di valutazione del cliente •
• La fase di contatto e Vendita •
• Psicologia della Vendita e Budget Mentali •
• Psicologia del Marketing. Ricarica dei Budget Mentali •
• Psicologia del Marketing – Piramide Accounts Mentali •
• Psicologia del Marketing e della Vendita •
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• Vendita pedagogica: utilizzare bene le risorse •
• TCP – Il Ragionamento Mentale del Cliente •
• Le Credenze Normative e la “Cordata di Consenso” •
• Il Potere Percepito e l’acquisto •
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• L’intervista al Cliente nel Solutions Selling •
• Formazione Vendite e tipologia di domande •
• Wish-List – Capire i veri desideri del cliente •

Nuovi articoli di Formazione Vendite

Corso Vendita: le basi del successo

Schede di approfondimento per il Corso Vendita e Formazione Vendite

• Corso di vendita – Fondamenti •
• Corso Tecniche di Vendita – Prepararsi da Professionisti •
• Metodi di Vendita – La Preparazione Mentale •
• Formazione Vendite: Empatia Strategica •
• Corso Tecniche di Vendita: La Comunicazione •
• Corsi di Vendita Avanzata: Psicologia della Fiducia •
• Corso Vendita e Key Leader Engagement •
• I 5 principi della vendita •
• Vendita: Distinguere Ascolto e Persuasione •
• Vendita e Stretching Comunicazionale •
• Formazione per la Vendita •
• Crescita Personale e Vendita Professionale •
• Formazione Aziendale sulla Vendita •
• Formazione Vendite e Tattiche di Comunicazione •
• Corso Vendita “Laboratorio di Vendita e Comunicazione”

 

© Daniele Trevisani, antemprima dal libro “Deep Coaching” sulla Formazione Aziendale attiva ed esperienziale e Coaching Esperienziale

“Tutto l’universo cospira affinché chi lo desidera con tutto sé stesso possa riuscire a realizzare i propri sogni.”
Paulo Coelho

Deep Coaching e Personal Training. Principi di un approccio diretto al massimo potenziale umano del cliente

Il Deep Coaching è una forma di Coaching nella quale il lavoro allenante ha caratteristiche molto importanti e distintive:

  1. Il lavoro riguarda sia il corpo che la mente, e quindi comprende sia attivazioni e azioni fisiche che training mentale, e soprattutto, lo studio e conoscenza delle aree su cui lavoriamo. Se lavoriamo sul corpo, questo significa studiare il corpo umano e i suoi funzionamenti. Se lavoriamo sulla comunicazione, questo significa studiare i principi della comunicazione efficace. Un coaching in profondità non si limita a far si che avvenga una performance, ma vuole che la persona diventi “padrona” della performance, che ne conosca le leggi, i funzionamenti, i segreti, e ne possieda i “saperi”, il “saper essere”, e solo in ultimo il “saper fare”.
  2. Il lavoro è non solo pratico e “agito”, ma è accompagnato da una formazione culturale della persona – che chiameremo cliente del coaching – e da un vero e proprio studio delle dinamiche che lo coinvolgono. In altre parole, la persona non solo “Fa” ma apprende lungo il percorso i principi e teorie che guidano il suo fare, per essere sempre più padrona e consapevole del suo miglioramento, dei mezzi che usiamo, per partecipare al processo da protagonista e non come vittima ignara, e arrivare a farli propri fino in fondo. Perché studiare la storia delle Guerre Puniche o come si fa una radice quadrata, se non si conoscono i muscoli, le articolazioni – quando parliamo di coaching sportivo, o i fondamenti della comunicazione verbale e non verbale – quando si parla di coaching manageriale?
  3. Il lavoro di coaching sul piano corporeo è abbinato e in stretta correlazione al coaching mentale, che agisce su due piani specifici: 1) la motivazione, e 2) il perfezionamento dell’azione (che si tratti di un gesto fisico, o di un atto comunicativo, siamo sempre nel campo dell’azione). Il training mentale può dare supporto al trovare una condizione mentale ottimale, ma anche lavorare sul “gesto” fino a ripulirlo e portarlo al massimo grado di espressività (si pensi alla danza) o di potenza (nel bodybuilding o powerlifting), o di controllo e conoscenza di sè (nelle arti marziali e motociclismo, nel climbing e in tanti altri sport, come l’apnea, dove la mente arriva prima del corpo).
  4. Un “loop”, ovvero una ripetizione del ciclo di coaching, dove rivedere i progressi, gli eventuali momenti di stallo, e fissare nuovi punti di miglioramento.
    Il metodo è il risultato di oltre 30 anni di pratica in cui sono stati affrontati elementi di apprendimento di abilità molto concrete (esempio, migliorare il gesto di un atleta in un dettaglio apparentemente minimale, ma significativo, come la posizione di un piede durante un colpo di pugilato, o la capacità di un manager nel fare un buon colloquio con il collaboratore) con una esplorazione profonda dei “costrutti mentali” personali del cliente che pratica il coaching e che sto seguendo, assieme alla formazione e al coaching tradizionali.

© Daniele Trevisani, antemprima dal libro “Deep Coaching” sulla Formazione Aziendale attiva ed esperienziale e Coaching Esperienziale

I tanti perché di un approccio consulenziale nella vendita e nella negoziazionenegoziazionevendite complesse

Articolo Copyright. Estratto dal volume Strategic Selling, di Daniele Trevisani – www.studiotrevisani.it – www.danieletrevisani.com

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Quali sfide nasconde una negoziazione complessa? E come affrontarle? Cosa differenzia una vendita consulenziale da una vendita semplice? Quali strumenti possiamo apprendere e mettere in campo?

Imprese e organizzazioni si trovano sempre più spesso nella condizione di condurre negoziati strategici di business o politici, trovare accordi di partnership o di fornitura, impostare piani e progetti complessi. La vendita consulenziale e la negoziazione complessa non riguardano solo il business. Anche “vendere un’idea” richiede doti di vendita e negoziazione, in qualsiasi campo applicativo.

Esaminiamo di seguito alcuni principi fondamentali che ci aiutano a ricentrare ciò che davvero conta nelle vendite complesse e nelle negoziazioni.

  • 1 Principio del Battle Rhythm

consiste nel tenere un “ritmo di battaglia” nella vendita, un contatto cadenzato e incalzante sulle operazioni di vendita in corso, senza aprire troppi cantieri di vendita con il rischio di concluderne pochi o nessuno.

Nello specifico:

  1. Le attività di vendita vanno inquadrate in specifiche campagne e progetti, non lasciate al buon senso individuale o gestite come “progetti vaghi”.
  2. Le buone intenzioni vanno trasformate in buone operazioni, seguendo un concetto di “qualità totale” nella vendita e di Eccellenza Operativa, dove nulla di ciò che conta viene lasciato al caso.
  3. Ogni campagna e ogni progetto hanno responsabilità personali ben identificate, ruoli chiari e non confusi, team dedicati o persone dedicate, obiettivi ben inquadrati.
  4. Le cadenze di operazioni e contatti devono tenere “caldo” il progetto senza mai lasciarlo raffreddare, e portarlo sino alla conclusione.
  5. Ogni linea di vendita va portata avanti sino alla chiusura, sia essa positiva o negativa, e non può essere lasciata aperta a tempo indeterminato.
  6. Le energie vanno focalizzate e non disperse. Pertanto, non esiste una vendita generica ma l’organizzazione di progetti di vendita.
  7. Non esiste un flusso di attività indistinto ma una sequenza organizzata di operazioni (Operations) che vogliono produrre un determinato effetto (Effects-Based Operations).
  8. Le attività svolte entro ciascuna linea di vendita – telefonate, incontri interlocutori, mail, presentazioni, incontri tecnici, commerciali, negoziazioni, visite, pranzi, prove, ispezioni, dimostrazioni, etc. – sono tutte importanti, nessuna esclusa, e vanno sincronizzate tra di loro (principio della sincronizzazione operativa).
  9. Dobbiamo distinguere azioni che preparano il terreno dalle azioni di chiusura, seguire tra esse un principio di Catena degli effetti a cascata (una azione prepara la successiva), che prevede un buon coordinamento tra le varie azioni nella linea di vendita.
  10. Le varie azioni devono essere tra loro coordinate in una matrice globale – Effects Synchronization Matrix – che evidenzia graficamente e in tabelle comprensibili chi fa cosa e quando, e come sono tra di loro collegate le varie operazioni.
  • 2 Principio della distinzione tra ascolto e persuasione

La tecnica della vendita avanzata evolve verso una dinamica di rapporto sempre più consulenziale, dove diventa fondamentale la diagnosi (ascoltare e capire) prima ancora della persuasione pura (esprimersi e convincere).

La complessità dei mercati e degli scenari ci obbliga a sviluppare le capacità di essere attenti ed empatici (capire l’altro), condurre diagnosi del cliente, dell’interlocutore, della situazione.

Questo produce un forte cambio di paradigma, dove prima erano fondamentali le capacità espressive (parlare), diventano essenziali le competenze di ascolto, di diagnosi (saper ascoltare, capire), e quindi le competenze progettuali (studiare e costruire soluzioni basate sulla diagnosi).

Sapere di avere buona capacità di analisi inoltre aumenta la sicurezza nella fase di comunicazione e produce un’immagine di maggiore autorevolezza e assertività. Questo si traduce in un forte incremento della capacità comunicativa e negoziale.

Tutto ciò non è semplice. Ma non è ancora abbastanza.

  • 3 Principio dello stretching comunicazionale e rottura dell’incomunicabilità

In una negoziazione avanzata troviamo tutte le difficoltà, i limiti e le barriere date dall’incomunicabilità umana, amplificate dalle barriere culturali e organizzative, dalle abitudini stratificate, dagli stereotipi, e da interessi contrapposti che spesso sembrano antagonistici, uno contro l’altro. Rompere questo circolo vizioso è un principio basilare.

Una regola fondamentale della vendita complessa è il bisogno di trovare il “Common Ground”, i valori e principi condivisi, sui quali costruire i piani successivi. Ad esempio, chiarire che per entrambe le parti sia importante non solo il prodotto ma l’affidabilità reciproca.

Dobbiamo anche considerare che esiste quasi sempre una componente “interculturale” nel fare vendita e negoziazione ad alti livelli: le persone che interagiscono tra loro hanno culture diverse e regole implicite diverse (anche entro la stessa nazione), ed ancora maggiormente quando si rapportano tra loro manager di nazioni diverse. Questo complica il quadro.

La vendita consulenziale e la negoziazione sono tra le attività più complesse e impegnative svolte dall’essere umano. Durante una interazione di vendita o una negoziazione possiamo assistere ad un incontro tra mondi mentali distanti, culture diverse, stili linguistici e manageriali antitetici, differenti psicologie, scontri tra strategie e tattiche comportamentali, e spesso – ad un livello profondo – la collisione tra visioni del mondo contrastanti, accompagnata da forte incomunicabilità.

Lo stretching comunicazionale permette alle persone che svolgono vendita e negoziazione di diventare più flessibili dal punto di vista comunicativo, saper utilizzare un linguaggio “tecnico” quando serve, e in altri momenti un linguaggio più “manageriale”, ed in altri ancora uno più “umanistico e valoriale”.

Vendere in America Latina, il giorno dopo in Germania, e la settimana successiva in Giappone, non richiede solo un aggiustamento di fuso orario, ma anche di “registro comunicativo”. Passare da un incontro con un dirigente del marketing ad un incontro con il responsabile della produzione, entro la stessa azienda-cliente, richiede ancora una volta una capacità di cambiare rapidamente stili comunicativi e sintonizzarsi su una “modalità di ricezione” adeguata ad interlocutori diversi. Questo ancora maggiormente se più interlocutori diversi tra loro sono presenti entro la stessa stanza.

  • 4 Principio della formazione permanente

Esistono enormi bisogni di crescita professionale e formazione in chi opera seriamente nella vendita e nella negoziazione.

I contributi (libri, corsi) disponibili sul mercato sono condotti prevalentemente in modo semplicistico, puntano ad un lettore/partecipante che si presume sostanzialmente abbastanza stupido, poco consapevole, da ammaestrare, bisognoso solo di strutture preconfezionate in cui essere impacchettati, regole da un minuto valide con tutti, scorciatoie per imbonire un soggetto-cliente che si presuppone manipolabile o sciocco, tutto il contrario di quanto sappiamo essere utile nella vita reale.

La nostra visione è invece quella di un professionista della negoziazione che dobbiamo preparare a gestire incontri con persone di alto livello, per nulla facili da persuadere o da gestire tramite trucchetti.

Questo evidenzia la necessità per il venditore di crescere sul piano prima di tutto personale, morale e culturale, entro una palestra di vita e professionale dalle enormi opportunità, offerta dalla vendita complessa e dalla negoziazione avanzata.

Per farlo, servono strumenti sul Potenziale Umano e non solo un addestramento alla vendita cieca e standardizzata. L’accademia e la ricerca universitaria non aiutano, come dicevamo, snobbando il tema della vendita e della negoziazione, disinteressandosi a quello che è in realtà un enorme laboratorio di scienze della comunicazione, di sperimentazione sulle dinamiche comunicative, e di formazione.

Possiamo allora cercare luce nella manualistica professionale, ma la maggior parte della letteratura e della formazione sulla vendita e negoziazione (nel mainstream, la tendenza dominante) punta a ridurre i fattori di complessità (a nasconderli, a non esaminarli, perché troppo difficili) e questo si traduce nel proporre formulette semplici – “one minute” “fast and easy” – pericolose.

Ma la realtà è complessa, la vendita e la negoziazione sono complesse, la psicologia umana è complessa.

Provate a sostituire un fornitore strategico, e si scatenerà una guerra contro di voi. In termini di comunicazione interpersonale, proverete sulla vostra pelle quanto vi sia completamente inutile accavallare la gamba quando il buyer la accavalla (e altre regole di cosiddetto “rispecchiamento”), o altre bugie semplicistiche come queste, che vengono insegnate in molti corsi di vendita.

Muoversi all’interno di questo ambiente è una sfida per ogni professionista. Gestire una vendita e una negoziazione richiede competenze multi-variate, che provengono da tante discipline diverse e convergono poi in un unico momento: il momento della verità, l’incontro umano, la trattativa, i messaggi reali che ci si scambiano le persone, le conversazioni con il cliente, in azienda, al ristorante, e in ogni momento di verità e vita vissuta.

  • 5 Principio della crescita del Potenziale Umano e crescita personale nella vendita

Non è sufficiente vendere di più (le vendite possono essere in crescita anche per altri fattori, congiuntura favorevole e fattori che non dipendono dal venditore). Ciò che a noi interessa è l’atteggiamento di professionalità, le vendite in cui il risultato è dovuto alla propria preparazione, una conseguenza del fatto di migliorarsi come persone. Ci interessano le vendite nelle quali la persona si esprime e non quelle “facili”, in cui non si può capire quanto valore aggiunto è stato portato dalla persona e quanto sia il suo reale contributo.

Nel terreno professionale della vendita e negoziazione troviamo enormi potenziali di ricerca sullo sviluppo umano e organizzativo.

La vendita consulenziale tocca da vicino il tema del Potenziale Umano e dello Sviluppo Personale – poiché ogni progetto andato a buon fine richiede che l’essere umano che lo conduce funzioni al pieno del suo potenziale, libero da blocchi psicologici e condizionamenti culturali, con un corpo che lo aiuti e non lo freni, e un team che operi in modo affiatato e trovi coesione e comunicabilità interna. Questi risultati sono decisamente importanti sotto il piano del potenziale umano in azione.

La vendita complessa tocca anche, anzi, si compenetra e avvinghia, nei temi di sviluppo organizzativo – poiché una vendita di successo, una negoziazione produttiva – sono il successo di un cantiere di lavoro, un laboratorio di progettazione e azione, entro un teatro di azione che impegna interi team e a volte intere aziende in un unico sforzo congiunto.

Il principio del Potenziale Umano chiede a chi si occupa di vendita una attenzione particolare alla coltivazione del proprio livello di forma fisica e mentale, di preparazione e di spessore morale, e non solo risultati a fine trimestre.

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Articolo Copyright. Estratto dal volume Strategic Selling, di Daniele Trevisani – www.studiotrevisani.it – www.danieletrevisani.com