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©Copyright. Estratto dal testo di Daniele Trevisani “Psicologia della libertà. Liberare le potenzialità delle persone”. Roma, Mediterranee. Articolo estratto dal testo e pubblicato con il permesso dell’autore.

Rendersi conto di avere alternative, uscire dalle camere a gas

Molta gente non si accorge nemmeno di avere alternative. Alternative a quello che fa, a come vive, a come pensa. 

Vive con il paraocchi, in un riquadro che non ha scelto ma gli è stato imposto, dalla cultura di appartenenza e da altri. Poi finisce per crederci. E li è la fine.

Siamo specialisti nel costruirci gabbie comportamentali e rimanervi dentro. Resettare questa Visione e aprire i margini di libertà è un’operazione notevole. 

Questo non significa rigettare tutto quanto appreso, ma imparare a scegliere, o come afferma Musashi[1]riconoscere l’utile dall’inutile e il vero dal falso: sapersi concentrare su ciò che serve, non disperdere tempo ed energie.

E una volta che hai riconosciuto che qualcosa è falso, veramente vuoto di valori e marcio, mollalo.

Le tue energie rinasceranno, la tua autostima avrà un’impennata tale da far impallidire il sole stesso. 

E il tuo Potere Personale ne gioirà. 

Avrai più tempo finalmente per trovare alternative di vita e almeno ti guarderai allo specchio più felice di te. 

Il tuo respiro si farà improvvisamente più leggero e il tuo corpo più vitale.

Si certo, puoi prenderti tempo per trovare alternative, ma non ti suggerisco di stare a lungo in una camera a gas

L’essere umano sbalordisce sia in negativo che in positivo. 

A noi interessa la sua parte positiva, le sue immense possibilità generatrici, e il fatto che le sue competenze ed energie non sono solo genetiche, ma anche coltivabili e allenabili. 

La formazione seria crede nelle possibilità umane e le amplifica.

Osservando atleti professionisti, manager, ricercatori, pensatori, e, in generale, chi produce prestazioni notevoli, si rimane colpiti dalle capacità mentali di ricercare, esprimersi, andare oltre, non accettare la stasi, il dolore, il male, le ingiustizie, i limiti sbagliati, andare persino oltre la propria condizione di partenza genetica e sociale, e non vederla come immutabile. 

Stupisce la sensazione di moto, di movimento verso… di possibilità ancora da scoprire. E la voglia di vivere, il sentimento di passione che scorre.

Se vogliamo rendere omaggio a questo dono sacro e a questa responsabilità dobbiamo coltivare il nostro potenziale, e da questo scaturiranno le performance attese, i contributi per Sé e a chi ci sta vicino, e benefici a cascata.

L’arma competitiva del ventunesimo secolo sarà la formazione accompagnata dalle competenze della nostra forza lavoro
(Lester Thurow) 

L’arte del recupero, del riposo, del rilassamento e rigenerazione

La società è bravissima nel porti sotto pressione. Le persone vogliono tutto da te. Le aziende vorrebbero che tu comprassi ogni cosa sia nei loro magazzini e anche oltre. Genitori, figli, famiglie, pretendono. Tu cerchi di darti da fare, magari lavori un’ora in più, a volte un giorno in più, a volte un mese in più, a volte salti il pranzo o lo riduci ad uno snack, a volte lavori quando hai sonno, a volte vorresti dire no ma dici si per accontentare un vago senso di colpa che nascerebbe nel dire no.

Tutto questo provoca stress, tanto stress.

Allora i casi sono due: o prendi una linea strategica di riduzione, (1) smetti di fare qualsiasi cosa, o rallenti, riduci i ritmi, ti umanizzi; (2) impari strategie di recupero migliori, impari il rilassamento, impari a rigenerarti profondamente. Non dirmi che vai a rigenerarti all’Ikea un sabato pomeriggio, quella non è rigenerazione. Fa parte del circuito produci-consuma-muori, non confonderla con la rigenerazione. 

Uno degli indicatori più importanti dello stato di stress, è proprio la difficoltà a rilassarsi anche quando ve ne sarebbero le possibilità. Prendete una persona molto stressata, fisicamente e/o mentalmente, fategli fare un esercizio di rilassamento “normale”, ad occhi chiusi, e molto probabilmente questa persona sarà assalita da pensieri, preoccupazioni, ansie, avrà un respiro corto, toracico, e tensioni muscolari diffuse. Possiamo parlare di un effetto “rimbalzo” (nel metodo HPM, “effetto Rebound”), come se lo stress avesse talmente teso il sistema, che appena tocca il suolo schizza di nuovo in alto come una pallina di gomma elastica. Quello che ci dirà se le nostre manovre e training sul rilassamento stanno funzionando, è una attenta osservazione del corpo, del respiro, di quanto emerge dal colloquio. 

Soprattutto, l’attivazione del Sistema Nervoso Parasimpatico (il sistema del recupero e della rigenerazione fisica e mentale) e la disattivazione del Sistema Nervoso Simpatico (responsabile delle reazioni attacco-fuga-immobilizzazione, dell’agitazione, della tensione).

Con un buon addestramento, i sintomi sono facilmente osservabili. Ma oltre ad osservare, bisogna “fare”. Esistono tecniche di rilassamento attive e tecniche passive. 

Le tecniche attive, come il camminare nella natura, stare in ambienti rilassanti quali la montagna, il mare, i laghi, funzionano solo quando un certo livello di rilassamento è già stato raggiunto. Spesso, diventa necessario usare metodi ben più forti, come un’attività fisica intensa, che sia fatta con sacco, pesi, corsa e altro, dopo la quale far seguire immediatamente una fase di recupero e rilassamento, ma entro la stessa sessione. La salita della tensione respiratoria, fisica e muscolare, facilità l’espressione delle tensioni e la loro espulsione, così da rendere possibile poi un migliore rilassamento e l’accesso allo stato “alfagenico”, il momento in cui il cervello produce onde “Alfa” e si sta rilassando, mente e corpo.

Come evidenzia Alexander Lowen, fondatore della bioenergetica, durante gli esercizi stessi di bioenergetica, le persone esprimono questa difficoltà, ma quando riescono a superarla accadono scoperte eccezionali su di sè:

I momenti di riposo sono il polo opposto dell’agitazione, dell’operosità e dell’azione febbrile della vita quotidiana. È bene che i riposo e la distensione si sviluppino. Eppure molti si stupiscono quando sentono una certa difficoltà a lasciarsi andare nelle fasi di riposo, tra gli esercizi. Tale difficoltà si esprime nell’andirivieni dei pensieri, nel fatto che ci si dimentica dei processi del corpo e di come li abbiamo concepiti, che si viene distratti dagli altri e che non si seguono le istruzioni per gli esercizi. Entrano in funzione le vecchie e familiari “strategie di evitamento”. Si incomincia a fare domande, a parlare con gli altri, si vuol sapere perché è successa una data cosa, eccetera. Non è affatto così facile abbandonarsi al proprio corpo e ai suoi processi durante le fasi di riposo. Per molti è una sorpresa quel che può succedere in una fase di riposo quando riescono a sentire che si sviluppa qualcosa di nuovo[2].

Quel “qualcosa di nuovo” è molto spesso una esperienza mistica, lo stare con se stessi in un modo pacificato, il tenere le tensioni e i pensieri ad uno stato di distanza e sentirne ormai solo il brusio, e poi niente, fino ad una pace interiore totale.

Il metodo MBTE™ (Mind Body Training Experience™) che ho sviluppato in base alle mie ricerche in ambito agonistico, sportivo e di counseling, utilizza proprio questo potere duplice, il potere dell’attività fisica intensa, e il potere di un recupero potente, ciclicamente, all’interno della stessa sessione, per fare quello che ogni essere umano vorrebbe fare: far lavorare il corpo e la motivazione per essere potente quando serve, sapere lasciare andare, distaccare e rigenerarsi quando lo si desidera.

Sul fronte religioso, sul senso di “apertura” che è reso possibile da una pratica fisica e mentale, il Buddhismo ha una lunga tradizione:

nella vita di tutti i giorni c’è una sensazione incredibile di pressione. Ci sentiamo perennemente assillati dal nostro lavoro, dalle responsabilità, dalla gente che abbiamo intorno, o dalle preoccupazioni, e via dicendo. Arriviamo al punto che persino cercare di rilassarci diventa un assillo. Nel Buddhismo cerchiamo proprio di sviluppare una sensazione di libertà dall’assillo. Non c’è però bisogno di sentirsi sotto pressione, proprio perché disponiamo sempre di un grande spazio intorno a noi[3].

Ecco, un importante punto di arrivo per chi lavora sul proprio potenziale personale è proprio quello di non aspettare ondate di stress prima di dedicarsi al rilassamento, ma di fare sempre più spazio a questa pratica, affinché entri nel nostro assetto mentale in modo stabile e non solo come “estintore” di stati acuti e cronici di stress.

La ricerca della potenza fisica e mentale positiva e la lotta verso i regimi che amputano la libertà umana

La vita è incerta: l’incertezza è la sua natura intrinseca. Una persona intelligente rimane sempre nell’incertezza. La disponibilità stessa a rimanere nell’incertezza è coraggio 

(Osho)

I messaggi culturali spesso generano paura della potenza, fanno abbassare la testa, spengono le persone. Quando un sistema fiscale opprime chi guadagna, fatica e si impegna, facendo cose utili e positive, non fa altro che cercare di castrarlo. 

Questo comportamento amputatorio è stato tipico dei regimi comunisti, in cui l’iniziativa privata veniva bastonata sino alla morte, e chi non ubbidiva ucciso o mandato nei lager (i Gulag) o in centri per la “rieducazione mentale” (manicomi-carceri dediti al brainwashing, il lavaggio mentale). 

Sono stato testimone personale di crimini dei Comunisti, nei racconti orali, mai scritti, di un medico rifugiatosi dal Laos in Italia dopo l’invasione del Laos da parte del regime comunista vietnamita. Appena ottenuto il potere con le armi, la prima operazione fu la “pulizia culturale”. Chi aveva un titolo di studio veniva messo in ginocchio a guardare un muro bianco. Il muro bianco era costantemente esposto al sole, con gli occhi aperti forzatamente, sino a che la mente non impazziva e le persone dimenticavano persino il proprio nome. Bisognava “resettare” la mente delle persone e chi non si riusciva a resettare, ucciderlo.

Ogni tanto una guardia da dietro sparava in testa a chi osava girarsi. le persone tremavano di terrore e giorno dopo giorno impazzivano. La mente si svuotava di qualsiasi forma di coscienza di Sé. 

Questo era il comunismo in Laos, solo pochi anni fa, ascoltato a viva voce da un medico ancora in vita, riuscito a fuggire. Torture quotidiane, uccisione di chiunque avesse studiato o detenesse libri. Morte e devastazione. La sua fuga incredibile, passata attraverso due anni nelle giungle thailandesi assieme ad altri 10.000 profughi, ha dell’incredibile e ha portato a me questa testimonianza che mai nei libri di storia avevo potuto studiare, e che almeno qui potrà rimanere scritta.

Il nazismo ha fatto cose uguali. Peggiori è difficile, forse solo gli esperimenti sui bambini di Mengele, il “dottor morte”, possono essere peggiori, ma per fortuna l’umanità si è liberata per ora e si spera per sempre. E quando certi psicologi o ricercatori fanno esperimenti simili su scimmie e su cani, non sono diversi da Mengele, per brutalità e assenza di qualsiasi forma di sensibilità per creature che soffrono per un finto “nobile scopo scientifico”, mentre in realtà la maggior parte di questi codardi cerca solo la carriera. 

Nei regimi totalitari, ma anche in alcune aziende e in alcune multinazionali accecate e prive di valori, il delirio di onnipotenza ha preso il posto della ricerca positiva. 

La ricerca della potenza, nella storia, da parte di tiranni o sanguinari come Hitler o Stalin, o imprenditori senza scrupoli, ha preso la piega sbagliata.

Il nostro percorso va verso un senso di sana potenza intesa come volontà e forza del corpo e dello spirito e capacità di incidere sul mondo.

In Italia e in Europa in generale, durante gli anni 60 e 70 veniva tacciato di essere fascista chiunque andasse in una palestra di Boxe o a fare pesi, nel periodo “sessantottino” e nella sinistra intellettual-chic italiana persino tuttora. L’assunto sottostante è che chi si occupa del corpo non si sta occupando della mente – quindi non è un intellettuale – quindi è di destra… Quanta ignoranza in questo ragionamento…

La forza fisica e la salute della persona non è ne di sinistra né di destra, è la sua capacità di poter risolvere problemi, di aiutare gli altri e se stessi. La debolezza nel corpo e nella mente non aiutano a risolvere problemi. Non fanno bene all’umanità, alle società, alle aziende, a nessuno

Questo vale anche nell’organizzazione, dove occorre inserire un principio di potenza piena: un’impresa ricolma di uomini “a metà” (spenti o demotivati, privi delle competenze che servono) o invece abitata da uomini realizzati, spiritualmente e energeticamente potenti, produce risultati diametralmente opposti.

Il nostro obiettivo è inquadrare le aree dell’individuo, entro le quali svolgere questo lavoro formativo. 

Avere un metodo di analisi e di lavoro è fondamentale. Il modello olistico – piramidale HPM a 6 celle ne rappresenta lo strumento di base, un punto di partenza collaudato sul campo nelle nostre esperienze, che sentiamo utile diffondere. 

Questo modello ci può essere di grande aiuto soprattutto per comprendere quali sono i piani che sostengono la performance e dove si collocano i potenziali umani. 

Lo spirito del modello è di attivare un continuo confronto tra teoria e realtà, ma la sua validazione dipende dal fatto che esso funzioni sulla “strada”, negli interventi svolti concretamente per sviluppare la persona e i gruppi.

Come evidenzia Kurt Lewin, teoria e realtà debbono collegarsi, e chi non si occupa della realtà costruisce teorie vuote. Lewin paragona tale compito alla costruzione di un ponte sull’abisso che separa la teoria dalla piena realtà del ‘caso individuale[4]

Nessuna teoria è pienamente valida se non si applica sui casi individuali, e finché esistono eccezioni, la teoria è incompleta o evidentemente manca di cogliere qualche aspetto della realtà.

Per un Coach o formatore, questo significa che ogni suo cliente e ogni training deve diventare un test di realtà, un banco di prova dei modelli che usa, un’occasione costante per verificare quanto buone e valide siano le teorie e i concetti che applica.

Se ci fosse un momento per osare, per fare la differenza, per iniziare qualcosa che vale la pena fare, è adesso. Non per una grande causa, ma per qualcosa che accende il tuo cuore, per qualcosa che è d’autentica ispirazione, per un tuo sogno. Lo devi a te stesso, per rendere speciale ogni tuo giorno sulla terra. Divertiti. Scava in profondità e riemergi. Respira la vita. Vivi i tuoi sogni!
(Stephen Littleword
)


[1] Il più grande Samurai vissuto nel Giappone feudale (1584- 1645).

[2] Lowen, Alexander (1995). Esercizi Bioenergetici. Roma, Astrolabio. p. 18-19. Tit orig. Bioenergetick in Del Praxis, Rowholt, Hamburg.

[3] Hookham, Michael (1992), Opennes Clarity Sensitivity, Longchen Foundation. Trad it. L’apertura mentale la chiarezza e la sensibilità. Ubaldini, Roma, 1995.

[4] Secondo Lewin, il ricercatore potrà condurre a termine il suo compito solo se, come risultato di una ‘costante tensione interna’, sarà capace di mantenere nel suo campo visivo sia la teoria che la realtà. Fin dalle primissime esperienze di lavoro, Lewin cercò di applicare le sue scoperte teoriche a numerosi campi pratici, ai metodi d’insegnamento, al lavoro con bambini difficili, alla ‘saturazione psichica’ degli operai, e a numerosi altri problemi pratici. Kurt Lewin, 1948, Conflitti sociali – Premessa di E. Lewin, da K. Lewin “I conflitti sociali”, ed. FrancoAngeli, Milano, 1980.

Altri materiali su Comunicazione, Ascolto, Empatia, Potenziale Umano e Crescita Personale disponibili in questi siti e link:

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©Copyright. Estratto dal testo di Daniele Trevisani “Psicologia della libertà. Liberare le potenzialità delle persone”. Roma, Mediterranee. Articolo estratto dal testo e pubblicato con il permesso dell’autore.

La dignità dell’Uomo è riflettere su ciò che fa. La differenza tra Socrate e le Pietre Aziendali, tra chi cerca il senso è chi spreca ossigeno.

Caro manager, vorrei dirti che… anzi, ti scrivo…

Caro manager. Primo: sul futuro che lasciamo ai nostri figli non si scherza. Secondo. Cosa stai facendo tu per questo futuro? Terzo: ti hanno mai formato per pensare o sei stato vittima di un metodo che ti addestra ad eseguire?

Dimmi il nome dell’ultimo corso che hai fatto per favore, dimmi quanto in questo corso aveva a che fare con il pensare più lucidamente. Forza! Dimmelo.

Sei in difficoltà a ricordarlo? Non preoccuparti, non hai tutta la colpa, c’è  qualcun altro, che si chiama Risorse Umane, il fantomatico “Personale” o per darsi arie, HR (Human Resources) che dovrebbe fare questo tutto il giorno, ogni santo giorno, anziché fare il burocrate, l’amministrativo, o le buste paga (quelle si possono far fare a qualsiasi ragioniere). 

E dovrebbe lottare con la Proprietà per avere le risorse per farlo. E dovrebbe lottare con le “pietre aziendali” cui queste cose non interessano, e sbatterli fuori dall’azienda come un pallone si libera dalla zavorra per salire in alto.

La tua azienda vuole meritarsi l’ossigeno che respira, tu voi avere un senso nella tua vita anche in una giornata lavorativa? Allora iniziamo a pensare.

E cerchiamo il potere e la forza morale per combattere contro le pietre e i dinosauri d’azienda.

Se qualcuno ti chiedesse cosa ti differenzia da una pietra, penso che la risposta migliore sarebbe “Io penso”.

Ma puoi dire lo stesso rispetto a un cane? No. Anche i cani pensano, e molto bene.

Allora serve un altro tipo di risposta: “Io rifletto su chi sono, su cosa sono, su quello che faccio, e cerco di capire l’universo, e me stesso”.

Se tu fornissi questa risposta all’interno della tua azienda ti guarderebbero con sospetto. “Ma chi sei, Socrate?” Magari ci fossero tanti Socrate in azienda, tanti Leonardo da Vinci, tanti filosofi e pensatori. Avremmo aziende geniali.

La realtà sarebbe ribaltata. Allora dico ai pochi che in azienda pensano: Sei tu che devi guardare con sospetto loro.

Sono “loro” che devono vergognarsi come cani se non pensano, anzi come qualcosa che striscia, perché un cane ha una sua dignità.

Se uno non si chiede che ruolo ha il suo agire in un contesto più ampio, come fare del suo lavoro qualcosa di utile, è completamente fuori dal mondo. È una pietra aziendale. Sta sprecando persino l’ossigeno che respira.

E non sta dando un contributo alla sua azienda. La sta affossando.

La ricerca di un senso profondo della missione è l’unica cosa che fa la differenza tra manager che aprono nuove strade e manager che copiano o che fanno chiudere le aziende.

Attenzione… “cerco di…” significa prestarsi volontariamente a un’autoriflessione profonda.

Ciò che dà dignità all’Uomo, nonostante le sue enormi debolezze e fragilità, è il pensiero, un pensiero enciclopedico e riflessivo, non limitato a un campo specialistico (solo ingegneristico o tecnico), ma la possibilità stessa di riflettere su chi è e cosa sta facendo.

Per cui se facciamo questa domanda a un Direttore Commerciale, immediatamente viene fuori il tema di quali siano i Target Audience cui comunicare, quali siano dei bisogni scoperti o sui quali si può creare del valore. 

Se lo chiediamo a un formatore, “qual è il senso di questa giornata formativa” si misura in “come vorrei che le persone uscissero da qui” soprattutto come allargamento della coscienza dell’ambiente in cui si muovono e di come loro stessi si muovono, e come ri-tararsi per essere migliori. 

Se questo non fosse così, non possiamo mai parlare di formazione che amplia la capacità di ragionamento, ma di addestramento meccanico.

La coscienza che si allarga e si espande, è una delle peculiarità più evidenti in chi ha dato contributi veri, in chi ha sviluppato prestazioni e potenziale personale elevato.

L’uomo non è che una canna, la più debole della natura; ma è una canna pensante. Non c’è bisogno che tutto l’universo s’armi per schiacciarlo: un vapore, una goccia d’acqua basta a ucciderlo. Ma, anche se l’universo lo schiacciasse, l’uomo sarebbe ancor più nobile di chi lo uccide, perché sa di morire e conosce la superiorità dell’universo su di lui; l’universo invece non ne sa niente. Tutta la nostra dignità consiste dunque nel pensiero. E’ con questo che dobbiamo nobilitarci e non già con lo spazio e il tempo che potremmo riempire. Studiamoci dunque di pensare bene: questo è il principio della morale. 
(Blaise Pascal, Pensieri)

Si tratta di un pensiero umanistico diventato quasi utopia in un’era di superspecializzazione, un’epoca in cui ciascuno si chiude e rintana in un piccolo campo del sapere.

La Visione Enciclopedica rimane per noi fondamentale. In caso contrario, più che di Coaching sul potenziale umano dovremmo parlare di addestramento su abilità esecutive, due cose estremamente diverse.

Sul piano scientifico viene a galla subito un collegamento forte tra il livello di avanzamento del potenziale individuale (dove si colloca l’individuo in una scala di sviluppo personale), e il rapporto con le proprie ambizioni, che verranno considerate, impossibili, difficili, o invece tentabili e da perseguire.

In questa Visione di un essere umano che decide liberamente di esprimersi, di andare avanti, di non fermarsi, di lavorare per migliorare se stesso e gli altri, si colloca già un grande lavoro di psicologia delle performance: la focalizzazione degli scopi (focusing) e l’analisi del funzionamento (ottimale o meno) di se stessi, e dei vari sistemi umani e organizzativi.

A questa analisi sull’uomo si unisce il tema delle performance o prestazioni, un concetto connesso alla sfida applicata, es.: gare sportive, correre, saltare, giocare in squadra, e risultati aziendali: es.:, sviluppare nuovi prodotti e servizi, entrare in un nuovo mercato con successo, vendere, innovare, costruire un team aziendale efficace, concretizzare un’idea, creare lavoro.

Ragionare sul potenziale umano pone altre domande profonde, non solo tecniche, domande che ci aspettano, cui non fa bene sfuggire.

Tra queste: 

  • Chi sono? 
  • Cosa sto facendo? 
  • Cosa voglio ottenere? 
  • Cosa mi soddisfa davvero? 
  • Sono felice? 
  • Se no, perché? 
  • E cosa mi gratifica? 
  • Dove posso arrivare? 
  • Dove è importante canalizzare le mie energie? 
  • Per fare cosa?

E sul lavoro o nello studio, mi sento realizzato, 

  • Sto facendo qualcosa di utile, di importante? 
  • Ci credo? 
  • Dove sono ora nel mio viaggio di vita?
  • Che contributi all’umanità posso dare, seppure nella mia limitatezza? 
  • Che prestazioni vorrei dare a me e agli altri? 
  • Quanto ho sviluppato del mio potenziale?

Chi non si pone mai domande su di Sé probabilmente andando avanti sarà costretto a porsele, o verrà stimolato a riflettervi, e questo è bene.

Se invece una persona vuole fare da “pietra aziendale”, che vada a consumare ossigeno da altra parte, che lasci il posto a qualcuno che si pone finalmente domande e cerca risposte. 

Perché – lo  ripeto – sul futuro che lasciamo ai nostri figli non si scherza.

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Un approccio grounded alla performance. Micro-performance, per macro-obiettivi

Cercare di raggiungere la performance richiede un approccio grounded, radicato sul lavoro continuativo. Il che significa, inoltre, tenere i piedi per terra. 

Questo si traduce nel lavorare con continuità, nell’attenzione al dettaglio e all’insieme

Serve la capacità di disaggregare un risultato in componenti significative e lavorabili concretamente, coltivare la preparazione e non illudere nessuno su miracoli che avvengano senza impegno. 

Questo vale nelle singole operazioni quotidiane (per il manager), nei singoli gesti o atti preparatori (per lo sportivo), e nei singoli ragionamenti e motivazioni, per ogni persona che dirige un’organizzazione. 

E – alla fine, prima, e durante – occorre trovare un senso in ciò che si fa, avere un perché, una motivazione interiore.

Essere grounded significa anche essere umili: prendersi il tempo necessario, evitare atteggiamenti boriosi e arroganti, sospettare delle scorciatoie e promesse facili.

È bene fare di sè un laboratorio, il che significa essere “laboriosi”, evitare di dare per certa e acquisita una competenza che si è in realtà solo sfiorata, o non è ancora entrata stabilmente nel nostro repertorio, anche se ci illudiamo e vorremo che così fosse.

Caliamoci per un attimo nell’ambito delle prestazioni didattiche, per avere un ulteriore esempio. Se prendiamo una lezione, chiediamoci se esiste una sola performance (fare bene la lezione) o se in realtà esistono più livelli.

Possiamo, infatti, disaggregare almeno 

(1) una buona apertura della lezione, in grado di elevare attenzione, interesse e motivazione, 

(2) una buona parte centrale di contenuto, 

(3) la capacità di proporre e far svolgere esercitazioni in gruppi di lavoro, e 

(4) una buona capacità di farne conclusione e sintesi che riesca a fissare bene i contenuti trattati ed esercitati. 

Ovviamente questo non è l’unico modo per condurre una lezione, qui vogliamo solamente evidenziare un fatto: se non poniamo attenzione alle sottosezioni o micro-performance, non riusciremo a conseguire i macro-obiettivi. Una volta identificati i vettori di crescita e i metodi, il micro-management prevale sul macro-management.

Rimanere grounded significa rimanere con i piedi per terra, costruire ponti con fondamenta, non dimenticare che le grandi prestazioni si basano su piccoli miglioramenti.

La liberazione dell’essere umano parte dal principio che “crescere ed evolvere è possibile”. 

Nell’Umanesimo e Rinascimento italiani si è iniziato a credere fortemente nel potenziale dell’Uomo e nella possibilità di eccellere in più arti e discipline. 

Al contrario, nel Medioevo la credenza dominante era che l’individuo potesse o dovesse rimanere per sempre nel ceto sociale di partenza o nella posizione in cui era nato. 

Le culture che aspirano al potenziale umano devono creare le condizioni illuministiche e umanistiche che permettono all’individuo di esprimersi, non solo in un ambito, ma in una serie disparata e variegata di piani. 

Le nostre azioni devono costruire un nuovo Rinascimento. 

E il Rinascimento deve partire da te. Tu stesso devi rinascere, tu stesso devi ridarti un’occasione di cambiare, di pulire le incrostazioni mentali che ti rallentano, e di cambiare di conseguenza piccole cose, come l’alimentazione, l’attività fisica, alcune relazioni. Ogni piccolo cambiamento darà nuova linfa ed energia vitale al tuo sistema. Ogni tossina in circolo, invece, lo soffoca. Fai di te stesso un Rinascimento vivente.

È necessario trovare e costruire le condizioni che rendono possibile la crescita, e quindi i percorsi e i metodi.

Su quali punti agire quindi per raggiungere il potenziale?

È naturale concludere che la performance, i risultati, le prestazioni che ognuno di noi riesce a dare nella vita, nella società, nello sport, o persino verso se stessi come unici referenti e giudici (performance autorealizzative) siano condizionate dal livello di potenziale raggiunto. 

Non è possibile chiedere a un motore di dare prestazioni elevate e a lungo (pur se il suo potenziale è elevato) se il suo stato di manutenzione è pessimo. 

Se la base genetica è un dato di fatto, esiste comunque un’enorme mole di possibilità di lavoro che ogni persona può svolgere per modificare la potenza e performance del proprio corpo, del pensiero, dell’azione, dei suoi progetti.

Un training olistico deve toccare tutti i principali aspetti della crescita umana. Il corpo si può potenziare, una malattia si può sfidare, una vita si può cambiare.

Rimanere con i piedi per terra significa prendere atto del bisogno di credere, del bisogno di integrare aree solo apparentemente lontane, quali il funzionamento biologico, le energie mentali, le competenze personali, la Vision e i goal, il benessere e le e condizioni necessarie al raggiungimento di obiettivi personali.  

Se credi che sia possibile, troverai le energie per impegnarti. 

E i risultati arriveranno.

Non lasciate che vi rubino i sogni. Seguite il vostro cuore, accada quel che accada. 
(Jack Canfield)

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Il lavoro allenante.

Zone di noia, comfort, sfida, over-reaching, e stress

Una volta identificato un principio, un target positivo, un progetto di crescita, un goal, occorre allenarsi per raggiungerlo. 

Ogni obiettivo porta con sè un certo “carico” o sforzo necessario, e questo si confronta con la “potenza” del nostro sistema[1]. Automaticamente, quanto più siamo potenti, quanto più ci alleniamo e potenziamo, tanto maggiori sono i “carichi” che possiamo affrontare e persino osservare con grande facilità obiettivi che prima sembrano irrealizzabili.

E, come osserva Malcom Knowles, con “carico” si intendono le richieste fatte all’individuo sia da se stesso che dalla società. 

Le “auto-richieste”, il chiedersi un certo tipo di performance o pretendere da se stesso molto, non è faccenda semplice. Spesso queste richieste sono persino più elevate di quelle poste da ciò che ci contorna, la società, gli altri.

Una passione, un obiettivo da raggiungere, non si materializzano da soli. Occorre darsi da fare, o, nel Coaching, accompagnare la persona o il team verso la meta, dare sostegno, essere a fianco, fornire strumenti e input. Allenarsi a diventare abili, capaci, potenti, efficaci. Se nella vita vuoi “spostare dei carichi” allenati e diventa forte.

Farlo con passione, e non burocraticamente, è un elemento indispensabile.

Ingrediente fondamentale, oltre alla passione, è la tecnica, il metodo. 

Il fondamento assoluto del metodo del Coaching HPM è il principio di allenamento: produrre un rafforzamento nelle strutture energetiche dell’individuo, energie fisiche, mentali, abilità (skills) o progettualità, per produrre un margine positivo tra la tua potenza e le richieste. E il lavoro deve essere sia fisico che mentale.

Non è sufficiente limitarsi solo all’una o all’altra. Il sistema umano risponde bene e diventa potente solo quando tutte le sue componenti si rafforzano in modo equilibrato.

Aumentare le capacità di una persona significa assisterla per metterla in grado di muoversi ove ora non si sa muovere, estendere le sue possibilità. 

La crescita delle proprie possibilità avviene avventurandosi progressivamente nella zona di sfida, con un passaggio graduale, e dando tempo all’organismo di metabolizzare gli esercizi e gli stressor per supercompensare, cioè ricostruire più di quanto è andato distrutto dall’attività stressante. 

Come sanno bene i bodybuilder, una stimolazione muscolare adeguata (eustress, stress positivo), produce crescita e supercompensazione (dato adeguato riposo e recupero post-esercizio), mentre una stimolazione eccessiva, che va oltre il grado di possibilità massime e di potenza dell’organismo (distress, o stress negativo) produce strappi e danni.

Va chiarito tuttavia, che, mentre nell’allenamento fisico una dose di stress buono è fondamentale per crescere, in campo psicologico, lo stress non è quasi mai “positivo”.

Anzi, dobbiamo cercare di tenerlo il più lontano possibile dalla nostra vita, o se in una certa situazione non è veramente possibile farlo, occorre imparare tecniche di “resilienza”, ovvero recupero da situazioni di stress. Lo stress come meccanismo di potenziamento mentale funziona solo in condizioni di apprendimento volute, altrimenti, quando è troppo, rischia di distruggere la persona.

Questo principio vale in ogni campo prestazionale.

Nel volume “Regie di Cambiamento” ho introdotto anche la distinzione tra diverse zone stimolo:

  • zona di noia: lo stimolo è sottodimensionato, inutile, non coinvolge;
  • zona di comfort: azioni-stimolo che non mettono in crisi il sistema;
  • zona di sfida: azioni-stimolo che possiedono un grado di difficoltà, sfidano le competenze e risorse esistenti, ma risultano affrontabili e risolvibili con un certo grado di impegno; fanno uscire dalla noia e dalla zona di comfort e producono apprendimento;
  • zona di overreaching: le risorse del soggetto non sono sufficienti a raggiungere lo scopo assegnato, nemmeno con il massimo impegno; le capacità o energie vengono sfidate sino a trovarne la soglia, e viene a galla il proprio limite, spesso il sistema a confronto con questo tipo di stresso si rompe o va in sovraccarico tale da non riuscire più a recuperare per lungo tempo. Oppure, può letteralmente rompersi. Questo vale per un motore così come per un essere umano.

Il senso forte di un’operazione di Coaching analitico e di formazione consulenziale è somministrare stimoli di crescita, e collocarli nel punto giusto della scala degli stimoli. Piccole incursioni anche millimetriche nella zona di sfida, fanno capire alla persona di non essere bloccata, di poter tentare, di poterci provare

In particolare, non un solo stimolo, ma un’orchestrazione di stimoli (da cui il concetto di Regie di Cambiamento) permette di fare ancora di più e meglio.

Servono particolari attenzioni: l’overreaching è utilissimo solo quando utilizzato consapevolmente e ingegnerizzato (overreaching strategico) ma richiede una supercompetenza e super-esperienza nel coach o trainer nell’attivare un super-recupero.

Allenarsi oltre la soglia delle proprie possibilità è scienza da maneggiare come una sostanza esplosiva. Consente di fare esperienza del limite, scoprirlo, avventurarsi oltre, ma è dannoso quando viene fatto senza preparazione. Può fare anche danni irreparabili, in alcuni casi può uccidere (un overreaching nella pratica sportiva dell’apnea, o dell’alpinismo, ad esempio è una sfida alla morte, se non vengono predisposte cautele e previste le crisi che possono avvenire).

Quando un individuo vive continuamente in zone di overreaching, si produce uno stress distruttivo, in quanto manca il tempo per il recupero e la riparazione dei danni prodotti dallo stress estremo.

Lo stesso, ma in condizioni più ridotte, nelle situazioni di sfida.

Il performer e i Coach quindi devono imparare a gestire non solo le attività primarie, ma il dopo, ciò che accade quando le performance sono finite, soprattutto i tempi e modi di recupero per non venire distrutti o logorati senza ritorno.

Una modalità utile per apprendere dallo stress è di osservare uno stato di stress come uno stato di disagio e tensione dovuta al divario tra esigenze ambientali (difficoltà esistenti, goals da raggiungere) e le risorse personali disponibili. 

Se c’è una buona percezione, reale e non distorta, tra le energie richieste in un certo compito e le energie percepite in se stessi, questo è un ottimo risultato.

Lo stress è gestibile sia riducendo o modificando il “carico ambientale”, i fattori esterni – che lavorando sulle risorse personali – i fattori interni. 

In altre parole, le grandi scelte sono: abbandonare completamente un’idea, o tirarsi indietro momentaneamente dalle sfide che fanno troppa paura o sono troppo pesanti per noi e rischiano di distruggerci (il che, sull’istante, può andare), potenziarsi gradualmente, formarsi, non considerarle come irraggiungibili ma come target per migliorarsi, darsi da fare per dotarsi di energie, capacità e progettualità in grado di “uccidere il drago”. 

Auguro veramente a ogni persona vivente di impegnare la sua vita il meno possibile nella fuga dalle sfide e il massimo possibile nella propria crescita. E di aiutare gli altri a farlo. 

Ogni singola persona può fare la differenza. E una grande cordata di uomini e donne che ha potenziato le proprie energie, competenze e progettualità, può cambiare l’universo.


[1] Per il concetto di “potenza” e di “carico” e “margine” si rimanda al lavoro di Knowles, Malcom. Quando l’adulto impara. Pedagogia e andragogia. Milano, Franco Angeli, p. 169.

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Avere dei principi guida

Un principio è come una solida ancora in un mare agitato. Un punto fermo in un oceano di incertezza. 

Chi trova un principio trova molto più di una semplice informazione, trova una guida. Trova un riferimento cui guardare tra le nebbie. Un faro di vita.

Moltissimi leader religiosi e spirituali hanno esposto principi. Impossibile selezionarli tutti, molto meglio esporre alcuni sui quali credo si possa lavorare.

I 18 principi del Dalai Lama

Il Dalai Lama Tenzin Gyatso è stato leader politico e spirituale del popolo tibetano, autorità religiosa, voce tra le più ascoltate del mondo spirituale mondiale, nel 1989 è stato insignito del Premio Nobel per la pace. 

Vissuto in esilio in India, a Dharamsala, sede del governo tibetano in esilio.

Questi suoi principi sono, uno dopo l’altro, distillati di saggezza.

  1. Tieni sempre conto del fatto che un grande amore e dei grandi risultati comportano un grande rischio.
  2. Quando perdi, non perdere la lezione.
  3. Segui sempre le 3 “R”: Rispetto per te stesso, Rispetto per gli altri, Responsabilità per le tue azioni.
  4. Ricorda che non ottenere quel che si vuole può essere talvolta un meraviglioso colpo di fortuna.
  5. Impara le regole, affinché tu possa infrangerle in modo appropriato.
  6. Non permettere che una piccola disputa danneggi una grande amicizia.
  7. Quando ti accorgi di aver commesso un errore, fai immediatamente qualcosa per correggerlo.
  8. Trascorri un po’ di tempo da solo ogni giorno.
  9. Apri le braccia al cambiamento, ma non lasciar andare i tuoi valori.
  10. Ricorda che talvolta il silenzio è la migliore risposta.
  11. Vivi una buona, onorevole vita, di modo che, quando ci ripenserai da vecchio, potrai godertela una seconda volta.
  12. Un’atmosfera amorevole nella tua casa deve essere il fondamento della tua vita.
  13. Quando ti trovi in disaccordo con le persone a te care, affronta soltanto il problema attuale, senza tirare in ballo il passato.
  14. Condividi la tua conoscenza. E’ un modo di raggiungere l’immortalità.
  15. Sii gentile con la Terra.
  16. Almeno una volta l’anno, vai in un posto dove non sei mai stato prima.
  17. Ricorda che il miglior rapporto è quello in cui ci si ama di più di quanto si abbia bisogno l’uno dell’altro.
  18. Giudica il tuo successo in relazione a ciò a cui hai dovuto rinunciare per ottenerlo.

Ciascuno di questi principi va preso, esaminato, applicato alla propria vita, e discusso possibilmente con coach o Counselor o compagni di viaggio spirituale e formativo. Ciascuno, uno per uno.

I Nove Principi di Musashi. Segreti nascosti nel Libro dei 5 Anelli[1]

Musashi era un Samurai. In Giappone è considerato il più grande di tutti i Samurai mai vissuti. Ha avuto il suo primo combattimento per la vita e la morte a 13 anni, un Samurai esperto voleva vendicarsi e ucciderlo.

Vendicarsi di cosa, su un 13enne? Vendicarsi, per una disputa avuta con il padre di Musashi, uccidendo il figlio. A lui non rimase che combattere. 

Musashi uccise il Samurai esperto con un bastone trovato lungo la strada. Un bastone contro una spada, usato da un ragazzino, contro un Samurai esperto. 

Da allora ebbe decine e decine di duelli, tutti per la vita, e mai per gioco, duelli nei quali venne affrontato anche da 10 persone contemporaneamente, che volevano sfidarlo per diventare famose o alle quali la sua presenza dava fastidio. Li uccise sempre tutti, senza nemmeno guardarli, proseguendo per la sua strada.

Questo fatto, di uccidere con un colpo e andarsene senza neanche guardare, è entrato nella filmografia su Musashi ed è diventato un “meme” mondiale.

Prima di ogni combattimento, sapeva, istintivamente e strategicamente, che avrebbe vinto. Sapeva che la sua preparazione non concedeva scampo. Non era spavaldo, solo consapevole. Non era di certo il solo ad avere capito che lo stato d’animo con cui entrava in combattimento avrebbe determinato il suo esito.

Chi ha paura d’essere battuto sia certo della sconfitta.

Napoleone Bonaparte

Accettare di sbagliare, accettare gli errori, ripartire, è essenziale, così come liberarsi dall’ossessione “americana” di dover essere sempre vincenti. Qui si sta dicendo altro: che l’idea di vittoria in una sfida, va affrontata con spirito di preparazione e senza ruminazioni mentali inutili.

Nonostante quello che i benpensanti possono rapidamente pensare e giudicare, non era un violento fine a se stesso, non fu mai né aggressivo né prepotente con nessuno, ma semplicemente, come Ronin (Samurai senza padrone), difendeva la sua libertà da chi lo voleva uccidere, in un momento del Giappone Medioevale nel quale non vi erano scelte: nei combattimenti, o si uccideva o si veniva uccisi. Quelle erano le regole. Fu tra l’altro uno dei più grandi pittori Giapponesi.

Per noi, oggi risulta difficile pensare che un pugile professionista, un kickboxer o un karateka possano essere anche Poeti o filosofi, ma in realtà il “viaggio” vero di ricerca di un praticante Marziale non è mai limitato, se interpretato in modo corretto, e si estende ad ogni campo e disciplina). Musashi ne è un esempio per tutti, e per sempre.

“Io non voglio cancellare il mio passato, perché nel bene o nel male mi ha reso quello che sono oggi. Anzi ringrazio chi mi ha fatto scoprire l’amore e il dolore, chi mi ha amato e usato, chi mi ha detto ti voglio bene credendoci e chi invece l’ha fatto solo per i suoi sporchi comodi. Io ringrazio me stesso per aver trovato sempre la forza di rialzarmi e andare avanti, sempre.”

        Oscar Wilde

I 9 precetti di Musashi

Chi voglia intraprendere la via dell’Hejò (strategia) 

tenga a mente i seguenti precetti.

Primo: Non coltivare cattivi pensieri.

Secondo: Esercitati con dedizione.

Terzo: Studia tutte le arti.

Quarto: Conosci anche gli altri mestieri.

Quinto: Distingui l’utile dall’inutile.

Sesto: Riconosci il vero dal falso.

Settimo: Percepisci anche quello che non vedi con gli occhi.

Ottavo: Non essere trascurato neppure nelle minuzie.

Nono: Non abbandonarti in attività futili[2].

Oggi di fronte alle sfide e ai problemi veri del pianeta, di fronte alle ingiustizie e prepotenze, alle arroganze, alle cattiverie, molti non reagiscono, come fece Musashi, ma si nascondono da vigliacchi, sperando che qualcun altro, in un futuro non determinato, se ne faccia carico. Non si rendono conto che i problemi non affrontati oggi ricadranno sui nostri figli entro poco tempo.

Allora, è bene parlare di chi si impegna per produrre un contributo nelle attività umane, nello sport e fuori dallo sport, nelle arti marziali ma anche nella vita, nella società, nel dare un futuro ai ragazzi, nell’insegnare qualcosa dentro e fuori le palestre. 

L’insegnamento deve assumere un preciso abito mentale. 

È l’assetto del guerriero, del Samurai, del combattente, del ricercatore concentrato, del missionario che crede in una causa. Di chi non si lascia distrarre dalle cose futili e dai valori di plastica.

È l’atteggiamento focalizzato di chi desidera ottenere qualcosa che reputa importante e – durante l’esecuzione – non si lascia distrarre da altro. Di chi ha un valore e lotta per esso. Di chi fa della causa una parte di sé.

Non riguarda solo  enormi imprese, ma anche e soprattutto la vita di ogni giorno.

Le lezioni di Musashi vengono da un performer che ha passato la vita a sfidare la morte, e hanno un significato odierno assoluto. 

È ancora più incredibile notare come già nel 1600 Musashi concentrasse tutta la sua analisi su aspetti di enorme attualità: 

  1. sinergia tra corpo e mente durante l’azione, 
  2. correlazione tra preparazione fisica e mentale, 
  3. il fatto che la preparazione o una vittoria sia una conquista personale e non un diritto da pretendere, 
  4. che prima si debba cercare un approccio mentale e strategico valido, e solo dopo vengono i dettegli operativi. 

Una lezione che nel terzo millennio moltissimi sportivi e manager devono ancora imparare.

Quando si dedicano assiduamente tutte le proprie energie all’Hejò e si cerca con costanza la verità è possibile battere chiunque e ovviamente raggiungere la supremazia, sia perché si ha il pieno controllo del proprio corpo, grazie all’esercizio fisico, e sia perché si è padroni della mente, per merito della disciplina spirituale. Chi ha raggiunto questo livello di preparazione non può essere sconfitto[3].

Dobbiamo oggi riflettere sul significato profondo che queste parole assumono: dedizione, ricerca della verità, pulizia spirituale, sono il vero messaggio di fondo. La ricerca della supremazia e della vittoria appartengono ad una realtà medioevale, vengono dall’essere nati in un certo momento storico dove questo significava vivere o morire. Se, in una mattina del 1600, qualcuno si fosse presentato a noi con una spada per ucciderci, sarebbero state drammaticamente importanti anche per noi. 

Oggi i nemici veri non portano spade ma, là fuori, si aggirano ringhiando. 

Si chiamano miseria, ignoranza, ipocrisia, avidità, prepotenza, arroganza, dolore esistenziale, fame, violenza, bambini che soffrono, nepotismi, corruzione, sistemi clientelari – e soprattutto- fonte di ogni male, l’incomunicabilità. 

I nemici possono essere anche dentro: presunzione, chiusura mentale, perdita di senso, perdita di stima in sè, perdita di valori, perdita di orizzonti, chiusura verso nuovi concetti, auto-castrazione, smettere di sognare o credere in qualcosa, chiusura della propria prospettiva temporale in orizzonti sempre più brevi e limitati, vivere solo per se stessi. 

Contro questi nemici gli insegnamenti di Musashi, e lo spirito guerriero che li anima, hanno ancora enorme senso e validità. 

Respirare ogni giorno a pieni polmoni uno spirito guerriero per fini positivi è un abito mentale. Alzarsi con questo spirito, andare a dormire con questo spirito, risvegliare gli archetipi guerrieri e direzionarli per costruire, è una sfida nuova, entusiasmante, che fa onore al dono di esistere.


[1] Testo del sottocapitolo tratto con modifiche dal volume “Il Potenziale Umano” di Daniele Trevisani

[2] Musashi, Myamoto (1644), Il libro dei cinque anelli (Gorin No Sho), edizione italiana Mediterranee, Roma, 1985, ristampa 2005, p. 61.

[3] Ivi, p. 62.

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Amore per…

Più dolce sarebbe la morte 

se il mio sguardo avesse come ultimo orizzonte il tuo volto, 

e se così fosse.. mille volte vorrei nascere per mille volte ancor morire.

Shakespeare, Amleto[1]

L’amore e la Passione sono uno dei motori più forti della vita.

Quando sei giù, quando sei giù di morale sostanzialmente, se ci guardi bene, c’è qualcosa che ha a che fare con una perdita di passione. Stai perdendo la passione per qualcosa. Non hai più qualcosa che ti appassiona veramente. La passione può toccare qualsiasi cosa: una persona, un ideale, un progetto, persino una “cosa” come una moto o fatto come il dipingere o suonare o fare sport.

Quando qualcosa ti appassiona veramente, non sei giù di morale, è impossibile, allora ti senti vivo.

Anche le performance più profonde, e i progetti, richiedono amore e passione.

L’amore è uno dei motori psicologici più potenti in assoluto. 

Per amore si intende un sentimento forte e universale di unione, che può toccare sia il vissuto sentimentale di un uomo o una donna, ma anche il rapporto genitore e figlio, amicizie fortissime, e persino l’amore per un ideale, per un oggetto o una produzione, o per  la natura. Esempio, l’amore per un paesaggio. L’estasi che produce. Il senso di connessione profonda che riesci a provare, e ti fa capire che la vita non può essere in fondo cattiva. Questo è il sentimento di essere parte di qualcosa di più grande e più importante della tua persona.

Qualsiasi forma di intelligenza prima o poi deve avere sviluppato la capacità di provare sentimenti e passioni. Altrimenti non sarebbe veramente viva.

Ed ancora, importantissimo, l’amore per un progetto, l’amore per il risultato che vogliamo produrre. Questo amore lo si vede da come le persone trattano quel progetto, la voglia di far uscire qualcosa, o il comportamento invece burocratico e apatico, in una riunione, in una presentazione. La comunicazione di tipo “mummia” o che ironicamente chiamo “Tutankhamon” che li caratterizza. Quando entrano in scena le passioni forti, le mummie spariscono e tornano le persone vere.

Esiste una sterminata e interessantissima letteratura su ogni tipo di sfera inerente la “psicologia dell’amore”, ad esempio, cosa significa per una persona il “primo amore” e quando avviene nel tempo in diverse culture[2].

L’approccio allo studio dell’amore avviene in numerose discipline: si studia l’amore come fenomeno in psicologia, sociologia, antropologia, zoologia, religione, letteratura. 

Nelle scienze della comunicazione viene studiato il linguaggio dell’amore o la comunicazione seduttiva. In chimica, biologia, in campo medico e neurologico, l’amore viene addirittura analizzato per scoprire i meccanismi biochimici ed elettrici che avvengono nel “cervello che ama”. 

In sede di Coaching analitico non sono tanto i meccanismi chimici a interessare l’impostazione del lavoro, quanto i meccanismi affettivi, il loro risveglio, la loro canalizzazione verso obiettivi importanti. 

Obiettivi che accendano la passione delle persone e li riempiano di vita.

Se non si ama ciò che si fa, le performance non accadono, o, se avvengono, non sono atti di espressione, ma costrizioni, risultati destinati a durare poco. 

Individuare concetti da amare, risultati da ottenere, localizzali bene, significa iniziare a dare forma a vaghe rappresentazioni mentali.

Localizzare per cosa vivere, è uno dei lavori di Coaching e formazione più importanti: far scoprire concetti, amarli, farli scoprire agli altri. 

Questo può significare fare scouting (scovare nuovi orizzonti per il soggetto e con il soggetto, accompagnarlo in questa delicata operazione), ma anche fare archeologia umanistica, andare a trovare ciò che la persona era, riscoprire passioni, ambizioni, aspirazioni, amori per…, progetti abbandonati, sogni giovanili o di altri stadi di vita, qualcosa che è stato sepolto dal Self-Silencing (il meccanismo di auto-silenziamento dei propri bisogni profondi e delle proprie aspirazioni). 

Questi dati a volte confusi sono localizzati nel passato del soggetto, e questo è un’altro forte motivo per non fuggire dall’analisi del passato in operazioni di Coaching analitico.

Uno dei meccanismi più forti notati nella psicologia dell’amore è proprio il Self-Silencing, mettere il silenziatore alle proprie passioni[3].

È un fenomeno esaminato nel campo delle relazioni amorose romantiche, ma la sua validità, come variabile da analizzare, si estende a ogni ambito umano, soprattutto alle ambizioni personali che la persona ha “silenziato”.

Nel Coaching HPM si pratica una tecnica specifica denominata Scouting Affettivo, per indicare l’attività di scavo in cosa alimenta le passioni di un individuo. Quali sono ora? Quali erano in passato? Quanto sono sopite o attive? Quanto la persona è “spenta” o “accesa”, morta o attivata, sul piano delle passioni? A quante passioni, idee e aspirazioni è stato messo il silenziatore, e cosa ne è rimasto?

E, soprattutto, cosa può produrre passione per il futuro?

Le domande da praticare sono numerose, tra queste:

  • Cosa ti appassiona? 
  • Cosa è una passione? 
  • Cosa è l’amore per te? 
  • Come lo definiresti? 
  • Che ruolo ha nella tua vita? 
  • Cosa ti ha appassionato di più sinora? 
  • Che passioni hai adesso? 
  • Cosa ti dà energia? 
  • Con chi vorresti vivere qualche progetto importante?
  •  Cosa hai “silenziato” nella tua vita, a cosa hai rinunciato? 
  • Ci sono state delle ambizioni cui hai rinunciato, cose a cui tenevi? 
  • Cosa faresti se tornassi indietro? 
  • Cosa vorresti fare ancora guardando avanti, sognando?
  • Cosa possiamo fare di concreto, anche solo qualche piccolo step praticabile?

Il senso di un Coaching è produrre e alimentare amore verso…, amore per… amore per se stessi, per un’azione terapeutica di autostima, amore verso una causa, amore verso un progetto.

Nel Coaching, l’amore per un concetto o per un’idea deve accrescere la passione per l’attività, e far meglio sopportare la fatica che si rende necessaria a generare cambiamento.

Una forma di amore, di tipo puramente umano e professionale, deve anche svilupparsi tra Coach, formatore, terapeuta, docente, o altro ruolo di aiuto, e cliente/fruitore. È il tipo di amore non sessuale che desidera unicamente il bene altrui e si adopera per costruirlo. 

Il concetto più utile a tal fine viene dagli studi di psicologia evolutiva[4], ed è quello di engrossment, il sentimento di affetto che un padre sviluppa verso il figlio. 

Questo stato comprende una forma di coinvolgimento emotivo più forte rispetto a quello medio, un desiderio di vedere il proprio cliente ottenere risultati, che diventano anche in parte i propri risultati, e questo può fare la differenza tra un lavoro serio e dedicato e un lavoro superficiale.

Il contrario di engrossment è un approccio distaccato e superficiale, anaffettivo, tra Coach/formatore/consulente e soggetto ricevente, un approccio, che tiene le distanze, che non si arrabbia quando vede una scarsa partecipazione, e non gioisce nemmeno per i risultati, vive il tutto in modo puramente meccanico e poco umano. 

Essere passionali, in questo caso, è positivo.

La stessa passione dobbiamo applicare verso noi stessi, verso ciò che possiamo essere quando coltiviamo le nostre energie, competenze, progettualità. 

Il concetto di Self-Engrossment può essere usato tecnicamente, in questo caso, per esprimere l’atteggiamento di amore verso se stessi, non narcisistico o egoistico, ma un amore per il lavoro di avvicinamento al proprio benessere, al divenire sempre più autentici e padroni delle proprie potenzialità. 

Amarsi e volersi bene significa avere un primo grande amico, se stessi. Se sai che questo amico non ti lascerà mai, se sai che puoi contarci sempre, allora larga parte dei problemi sono risolti. 

Se invece ogni tanto non stai bene con te stesso, senti di non avere fatto ancora ciò che volevi nella vita, hai delle ambizioni cui vorresti dare ascolto, hai delle “spie rosse” che si accendono ma non sai bene per cosa, è bene lavorarvi sopra. Perché la vita è una.


[1] Fonte: http://it.wikiquote.org/wiki/William_Shakespeare

[2] Vedi il paper di Janssen, Diederik F. (2008), First Love: A Case Study in Quantitative Appropriation of Social Concepts, in: Qualitative Report, v.13 n.2 p.178-203 June 2008.

[3] Collins, Kerry A.; Cramer, Kenneth M.; Singleton-Jackson, Jill A. (2005), Love Styles and Self-Silencing in Romantic Relationships, in: Guidance & Counselling, v.20 n.3-4 p.139-146 Spring-Summer 2005.

[4] Greenberg, J., Morris, N. (1974), Engrossment: The Newborn’s Impact upon the Father, in: American Journal of Orthopsychiatry, 44, pp. 520-531.

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Alcune questioni fondamentali della crescita personale. Darsi nuove possibilità

Alcune domande fondamentali utili nell’autoanalisi e nel colloquio di counseling?

  • Come funziona la mia motivazione?
  • Cosa vorrei potermi concedere?
  • Cosa è ora che mi conceda?
  • Che cambiamenti positivi vorrei fare?
  • Qual è la mia vera destinazione?
  • Che ancoraggi solidi mi servono e quali sono invece catene bloccanti?

In ogni percorso di crescita personale viviamo desideri, sogni, aspirazioni, e possiamo farle diventare volontà. Le domande ci aiutano ad esplorare questi orizzonti.

  • Cosa pensi che succederebbe se tu aprissi una porta ad una possibilità di cambiamento?
  • Che barriere sento tra me e alcuni obiettivi che vorrei raggiungere?
  • Che modelli di relazione vorrei vivere?
  • Che ruolo vero vorrei interpretare e vivere nella vita?

Sviluppiamo regole comportamentali rigide che teniamo strette a noi, per tutelarci dalla paura del mondo. Altre le costruiamo nel goffo tentativo di ridurre l’incertezza sulla vita.

Molto spesso, invece di cambiare comportamenti esterni, è bene concentrarsi sul cambiare alcune regole interne, alcune priorità forti che possiamo avere assimilato nella vita ma che in alcuni casi non rispondono più alla nostra realtà.

Volere trovare una nuova centratura, una nuova via, uno stato di nuovo equilibrio, è un grande traguardo di crescita personale.

  • Cosa significa per te raccogliere i frutti del tuo lavoro?
  • Come trasformare i dubbi in esperimenti di vita che permettono di darsi nuove possibilità?
  • Che sigilli vogliamo mettere sul passato per aprire nuove strade, nuove prospettive, nuova luce?

Il valore di una persona non si misura nel suo possesso materiale ma nella qualità dei suoi spessori morali, e dei contributi che ha dato e potrà dare. 

Possiamo lavorare per fare un salto di qualità nell’atteggiamento, nello stare nella vita in modi nuovi, puliti e ripuliti da inquinamenti mentali, da abitudini e difese nate in contesti dove oggi queste abitudini possono diventare dei limiti e non delle risorse.

Andare verso la costruzione delle risorse che attivano la nostra vita più piena è un’operazione sacra e di grande potenzialità.

I tuoi sogni e aspirazioni, quando soffocati, provocano tensioni esistenziali ma anche nel corpo, le contratture della vita diventano contratture muscolari, articolari, contratture croniche di cui non ti accorgi neanche più. 

Un’attività di ascolto e auto-ascolto è fondamentale prima di tutto per sentire il nostro corpo e il flusso della nostra vita e capire cosa c’è da sbloccare.

E’ bene riconoscere le tensioni della vita e come queste si scaricano sul corpo, sulle relazioni, e innescano contrasti interni.

E’ bene capire che blocchi abbiamo, dove si localizzano? Che effetti provocano? E quando queste tensioni se ne vanno come possiamo stare meglio?

La vita è una sequenza a volte fluida, a volte bloccata, in questa vita abitiamo di volta in volta una possibilità di costruire la nostra via, e soffermarci in una stanza. Quando qualcosa chiede una tua attenzione, non far finta di niente. Dagliela.

A volte siamo nella stanza del dolore, altre volte nella stanza della speranza. E’ possibile pensare di abitare per un buon periodo di tempo nella stanza della realizzazione e del fare quello che sentiamo buono. 

La nostra stanza più vera e la nostra casa e vogliamo poter essere felici di abitare questa casa, e questo è possibile.

Il tuo corpo è la tua stanza più abituale e certamente imparare a conoscere e ad abitare il tuo corpo in modo diverso è una bellissima occasione per vivere meglio. 

Dal corpo, alle relazioni, alla coppia, sino all’azienda, al lavoro e all’intera vita, il messaggio di speranza va sostituito con un messaggio di possibilità concreta e di sperimentazione pratica, attivabile con un vero supporto professionale di coaching e counseling.

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La memetica, la scienza delle idee

Cos’è la memetica? E perché è importante per noi?  Una nuova scienza e le sue implicazioni per il Coaching

Memetica deriva dalla parola meme, assimilabile a traccia mentale, idea o credenza. Il “meme” è la base di ogni cosa che pensiamo, di ogni nostro pensiero.

La memetica si occupa di come idee e tracce mentali passano da individuo a individuo, così come la genetica si occupa di genie informazioni biologiche che si trasmettono da un individuo verso i propri discendenti.

Se guardiamo alle idee, ogni idea, siamo di fronte a qualcosa che è nato, è stato trasmesso, e cerca di trasmettersi a sua volta da individuo ad individuo.

Il problema è la nostra mancanza di filtro, o inadeguatezza di filtro.

Io posso essere Cristiano Cattolico e prendere a riferimento la Bibbia per frasi che mi insegnino qualcosa. Ma vi troverò due “memi” apparentemente simili e in realtà assolutamente diversi

  1. Spuntò la luce e il sole: gli umili furono esaltati e divorarono i superbi. (Libro di Ester)
  2. Il Signore ha abbattuto il trono dei potenti, | al loro posto ha fatto sedere gli umili. (Siracide)

Il primo passaggio è un invito ad essere umili “contro” i superbi, gli arroganti o prepotenti. Ed è, nella logica del Potenziale Umano, totalmente condivisibile, possiamo dire un meme utile.

Il secondo è sempre un invito ad essere umili, ma il “nemico” qui viene individuato nei “potenti”, quelli che oggi possiamo noi, nel 21° secolo, anche percepire come i leader, un capo di un’organizzazione, un imprenditore, qualcuno che crea qualcosa e la dirige. 

Quale di questi memi avremo assimilato, quale sarà attivo in noi? Probabilmente nemmeno lo sappiamo, ma in qualche predica domenicale, un prete ha toccato questi temi quando eravamo bambini e qualcosa è passato, dell’uno o dell’altro approccio. 

Se ha fatto presa il secondo, il passo verso l’autocastrazione è breve. Dal secondo deriva l’equazione “essere potenti = avere potere = male”, da qui alla paura di comandare sino alla vergogna di diventare ricchi (“beati gli ultimi che saranno i primi”), alla stigmatizzazione di chi chiunque abbia soldi, anche se ha tanto investito su di se per studiare, tanti altri memi andranno a radicarsi.

Come può questo “meme” essere compatibile con concetti di crescita personale veri? Progetti nei quali anche il benessere economico sia incluso, come uno dei riferimenti. Progetti in cui il denaro possa essere percepito come un potentissimo motore per azioni positive di cambiamento nell’umanità?

La memetica determina la tua vita.

È evidente come une genetica potente e sana sia in grado di generare figli e discendenti potenti e sani. E i portatori di buoni geni, belli, forti, alti, robusti, maschi o femmine che siano, vengo molto ricercati. Anzi, in botanica, in agricoltura, in tantissimi altri campi, si cerca di ottenere un miglioramento genetico e mai un peggioramento, per far si che le piante resistano se attaccate da parassiti e possano prosperare anche in climi difficili.

Se una genetica buona fa bene, e una malata crea organismi sofferenti, perché un bagaglio di idee e tracce mentali dovrebbe mai fare il contrario? 

E quando un Coach incontra il cliente, durante un colloquio, non dovrebbe forse fare il tentativo di capire la sua memetica prima di elargire consigli?

La cattiva notizia è che la presenza di un bagaglio memetico malato genera disastri nella persona, nelle aziende e in intere nazioni, e non è sufficiente cercare di cambiare un comportamento se i memi sottostanti continuano a lavorare indisturbati. Al contrario, un bagaglio memetico sano fa da amplificatore del potenziale personale.

La buona notizia è che, mentre la genetica umana, in vita, per ora non è modificabile, la memetica lo è. Con impegno, ma lo è. Un buon Coach o Counselor diventa quindi come un chirurgo, agendo su un terreno delicatissimo, lavorando delicatamente o con forza sulle idee che una persona ha su di Sé sè e sul mondo, applicando inoltre “innesti di memi” su come poter meglio raggiungere obiettivi e risultati, partendo dal miglioramento di sè.

Come se non bastasse per capire l’importanza della memetica, vediamo una differenza tra memetica e genetica: la memetica è in grado di propagarsi quasi istantaneamente. In pochi minuti un’idea può fare il giro del globo. In pochi giorni o mesi un’azienda può essere “invasa” da un meme buono o cattivo, utile (“progettiamo il nostro futuro e diventiamo il riferimento di serietà per tutti i clienti”) o distruttivo (es., “qui si lavora e basa, poche teorie e correre, il futuro sarà quel che sarà”). 

Alcuni memi aziendali, come il Just in Time, e altre “mode” manageriali, sono bolle provenienti da “virus” nati in magari sotto effetto di sostanze stupefacenti e alcool, e seminano scompiglio, hanno grande diffusione per poi morire e svanire nel nulla.

Altri permangono e resistono a ogni attacco esterno e interno. 

Antichi memi, ed esempio della cultura latina, sono lì, dormienti, in attesa di essere riscoperti, come è accaduto di recente al “termalismo” e alla diffusione delle SPA (centri termali alberghieri) in tutto il mondo.

Arcaici memi recuperati, ad esempio lo slow food – non fanno altro che ripristinare idee vigenti prima – nel caso, nella realtà contadina rurale, i suoi tempi e un maggiore contatto con la natura via dalla frenesia. La New Age riprende lo spiritualismo che troviamo in ogni antica religione, unendolo a memi di forma più tecnologica (supplementi alimentari, integratori, tecniche mentali) e pratiche fisiche, arti marziali, bioenergetica, tecniche olistiche di ogni tipo.

Il meme, secondo Dawkins[1], è un replicator di informazioni culturali analogo al gene. Nelle sue parole: “Proprio come i geni si propagano da corpo a corpo attraverso sperma o uova, così fanno i memi trasmettendosi da cervello a cervello”.

Alcune analisi rese possibile dalla memetica: 

  • nel LifeCoaching. Quali sono le tue convinzioni profonde sul concetto di “essere una brava persona” o un “bravo professionista” e come tu lo stai seguendo ora? Quali di queste ti stanno facendo del male? Quali vogliamo tenere? Di cosa vorresti liberarti? Quali nuove idee dobbiamo assorbire per stare meglio (es., su alimentazione, relazioni umane, tempo per se stessi, tornare a vivere a pieno)? Come fare a far sì che queste idee non rimangano solo idee, ma diventino poi abitudini e si radichino in te e diventino veramente tue?
  • nelle società: come si è diffuso l’odio verso gli ebrei durante il nazismo. Da dove è nato e come ha fatto a diffondersi, propagandosi da persona a persona? 
  • in azienda: quali sono le tue convinzioni profonde su come ci si comporta con i collaboratori? E con i superiori? E con i colleghi di pari livello? E con i fornitori? E con i clienti? E su quando ci sta bene una litigata e quando no? E sul limite della sopportazione? E Sugli equilibri vita/lavoro? Come faccio a inserire un concetto, es “rispetto del cliente interno” in ogni membro, dai reparti produttivi sino al top management? 
  • nello sport. Per un atleta: come faccio a dissociare le sue gare dal concetto di “ansia” e di “prestazione forzata” e associarli al concetto di “gioia di vivere”?

La natura fa enormi sforzi per trasmettere i propri geni. Ogni essere vivente è impegnato in una battaglia costante per trasmettersi e replicarsi. Lo stesso vale per le idee. Chi porta con se convinzioni, opinioni, Visioni del mondo, cerca costantemente di influenzare gli altri e trasmettere i propri memi.

Nel Coaching è essenziale esaminare lo sfondo memetico della persona. Lo sfondo riguarda la mappa delle credenze del soggetto (Belief System), la sua cultura e i suoi valori, la Visione della vita (Weltanschauung, in filosofia) e le credenze sul mondo. Come tale, ha un’influenza determinante su quello che facciamo e come lo facciamo.

E siccome il Coaching vuole modificare in meglio quello che facciamo e come lo facciamo la memetica diventa una scienza per noi cruciale.

Lo sfondo memetico

Lo sfondo memetico (sfondo di credenze) può essere inoltre analizzato in alcune aree di dettaglio. Nel sistema HPM che fa da base al mio approccio al Coaching[2] ho distinto varie fasi:

  • Sfondo memetico per l’area bioenergeticaTu come pensi si possa avere un corpo sano, forte, che non ti dia problemi ma anzi ti porti dove vuoi, e ti aiuti nella vita? Questa area comprende esame di credenze e mappe mentali sul funzionamento del corpo e del rapporto corpo-mente. Questo sfondo è spesso viziato da enormità di errori e informazioni dissonanti assorbite dalle fonti più disparate, riviste, media, amici, parenti, per cui andiamo dai vegani che rifiutano ogni fonte di cibo legata agli animali (definendo il latte sangue bianco), ai fanatici delle proteine ad ogni pasto (mangio ogni cosa che abbia due occhi e un naso), dai fautori dello yoga del respiro in ogni istante della vita, ai praticanti di Mixed Martial Arts e dell’allenamento estremo. Mai dare per scontato niente. Un buon Coach deve verificare eventuali squilibri sul piano corporeo e biologico che impediscono all’individuo di avere un corpo sano e uno stile di vita sano. Nel Coaching manageriale questo è generalmente un tratto sottovalutato. Nel Coaching sportivo questo diventa addirittura determinante.
  • Sfondo memetico per l’area psicoenergeticaTu come pensi che una persona diventi forte di carattere, sana mentalmente, motivata, emotivamente matura e solida? Questo esame credenze e belief system sul funzionamento della propria motivazione e delle energie mentali. Purtroppo, ogni persona vivente ritiene di poter erogare consigli psicologici, e le fonti di assorbimento di credenze sono enormi, variegate, dissonanti. Agiscono come diffusori memetici la scuola, famiglia, amici, media, conoscenti, i messaggi religiosi, i gruppi politici, la cultura di appartenenza, il diritto, e ognuno lotta per affermare e diffondere la sua Visione delle cose. Se non impariamo a filtrare i messaggi in ingresso, ad ancorarci a nostri valori di riferimento chiari e forti, rischiamo di venire sbattuti da ogni onda, strattonati da ogni possibile persona che vuole influenzarci, vittime di ogni possibile gruppo o messaggio, sino ad ingolfare la mente ed entrare in dissonanza totale.
  • Sfondo memetico per l’area macro-skillsQuali aree del sapere ti farebbe bene coltivare? Quali conoscenze nuove ti servono davvero per il futuro verso il quale vuoi dirigerti? O per gli scenari che stanno arrivando? Questo sfondo di credenze e belief system è centrato sul proprio ruolo e sul funzionamento delle proprie competenze di ruolo; credenze su come “si fa carriera”, o “si migliora”, su cosa significa progredire, avanzare, su quello che dovrei conoscere e quello che posso fare a meno di conoscere, idee su quanto si possa o non si possa incidere attivamente sul proprio futuro, su dove esso è o non può essere diretto.  In questo campo il Coaching è fondamentale per assistere la persona nel dotarsi di competenze indispensabili per costruire il proprio futuro anziché lasciarlo in mano al destino o alle volontà di altri. Vivere la propria vita a pieno significa anche acquisire i saperi, saper fare, e saper essere, che lo rendono possibile.
  • Sfondo memetico per l’area micro-skillscome pensi di poter migliorare le tue performance, nelle aree a cui tieni, e soprattutto su quali dettagli dovresti lavorare per farlo? Quest’area riguarda credenze, belief system, e consapevolezze attuali, sul grado di abilità nei dettagli di esecuzione, i possibili miglioramenti a livello micro rispetto ad attività che la persona compie e in cui vuole migliorarsi; ad esempio, migliorare l’atto respiratorio durante un gesto sportivo è una micro-competenze, un Coaching sulla respirazione durante il gesto sportivo ha pienamente senso. In campo manageriale, migliorare le tecniche di apertura di un public speaking, imparare a riconoscere le micro-espressioni, sono altrettanti esempi. Un buon Coach sa capire e far emergere quali sono i dettagli lavorabili che possono aumentare l’efficacia della persona.
  • Sfondo memetico per l’area progettualità e goalscome pensi si possa passare da un’idea a un progetto concreto? Quest’area riguarda credenze e belief system sul tema della propria capacità progettuale, e su come si concretizza un ideale entro un progetto; il Coaching qui è veramente fondamentale per far passare un sogno da qualcosa di utopico a un progetto realizzabile. Se sogno di dimagrire, un “progetto in tappe per dimagrire” mi sarà di enorme aiuto, e qualcuno che mi segue diventa un mio compagno di viaggio. Se voglio esplorare i mercati asiatici, devo identificare gli step da compiere, e iniziare con step praticabili molto pratici. Non posso solo sognare di farlo e fermarmi li. Se voglio pubblicare in inglese, tedesco, arabo e cinese, sarà bene che inizi a formulare un progetto specifico per ciascuna lingua, non posso sperare che un giorno per miracolo i miei libri si materializzino in uno scaffale di Pechino o di Damasco.
  • Sfondo memetico per l’area Valori e Visionecosa pensi rispetto al valore vero della vita, cosa rende la vita qualcosa per cui vale la pena vivere, per cosa daresti la vita, cosa significa per te esprimere te stesso? L’area comprende esame dei valori e orizzonti di lungo periodo attivi nella persona, il sistema di valori ritenuti importanti nella vita, priorità tra valori e eventuali aspettative divergenti. Si tratta di un esame delle ideologie, dei “credo” valoriali, delle scelte di fondo che ci possono rendere un’attività soddisfazione o sacrificio. In cosa credi? Cosa è importante per te? Cosa da senso alla vita? Questo tratto è il più difficile da far emergere, toccando le scelte esistenziali, il significato stesso dell’esistenza. Se riusciamo a far emergere alcuni di questi elementi forti, essi possono costituire l’ancoraggio di qualsiasi motivazione al fare, al crescere al migliorarsi. Un faro che guida la persona nella nebbia. Un motore motivazionale enorme.

Ogni sfondo memetico (sistema di credenze attive o latenti nella persona) è viziato da false credenze e distorsioni. E, tra l’altro, nessuno salvo rare eccezioni può considerarsi in possesso di verità assolute in ogni campo del sapere. 

Ciò che vale sempre – come riferimento per il Coach – è di puntare a inserire memi che potenziano la ricerca di una soddisfazione soggettiva verso la vita (life satisfaction soggettiva), rimuovendo la spazzatura mentale che troviamo nella persona, con un’enorme dose di etica professionale e di attenzione.

Memetica. Quando i memi fanno la differenza tra cosa sei e cosa vuoi diventare

I memi fanno la differenza tra attività che l’individuo vorrebbe saper svolgere e quelle che riesce a svolgere, condizionano il senso di efficacia personale, gli obiettivi che vorrebbe raggiungere e dove pensa di potersi effettivamente a spingersi (senso di potere personale). Determinano inoltra la “soglia dell’impossibile”. 

Ogni intervento di formazione o di Coaching inerente il potenziale personale deve obbligatoriamente comprendere lo stato attuale delle credenze (sfondo memetico della persona) rispetto alle aree su cui vuole intervenire. 

Più specificamente, dovrà inoltre analizzare le credenze attive su specifici quadranti che riguardano la performance (sfondi memetici di dettaglio), rimuovere e modificare credenze dannose rispetto agli obiettivi di Coaching, e costruire un quadro consonante rispetto agli obiettivi desiderati di crescita e sviluppo personale.

Come conseguenza, va ribadito che le azioni di Coaching in profondità e di Coaching analitico non si accontentano di cambiare il comportamento esteriore, ma devono obbligatoriamente incidere sugli sfondi memetici, sulle credenze profonde delle persone, localizzando blocchi e limitazioni, e stimolando stili di pensiero positivi.

Le nostre credenze creano una mappa del mondo che si plasma sulle nostre paure, sulle nostre incertezze, sulle nostre forze e sulle nostre conquiste. 

Liberarsi dalle nostre credenze o vederle per ciò che sono, ci permette di accogliere il nuovo e moltiplicare la gioia della scoperta.
(Stephen Littleword)


[1] Dawkins, R., (1976), The Selfish Gene, Oxford University Press. Trad. it. Il gene egoista, Mondadori, Milano, 1995.

[2] Per un esame completo del sistema HPM, vedi: Trevisani, Daniele (2009) “Il Potenziale Umano“, Franco Angeli, Milano; Trevisani, Daniele (2013) “Personal Energy” Franco Angeli, Milano.

Altri materiali su Comunicazione, Ascolto, Empatia, Potenziale Umano e Crescita Personale disponibili in questi siti e link:

Altre risorse online

 

©Copyright. Estratto dal testo di Daniele Trevisani “Psicologia della libertà. Liberare le potenzialità delle persone”. Roma, Mediterranee. Articolo estratto dal testo e pubblicato con il permesso dell’autore.

La memetica, la scienza delle idee, e il potere personale

Cos’è la memetica? E perché è importante per noi?  Una nuova scienza e le sue implicazioni per il Coaching

Memetica deriva dalla parola meme, assimilabile a traccia mentale, idea o credenza. Il “meme” è la base di ogni cosa che pensiamo, di ogni nostro pensiero.

La memetica si occupa di come idee e tracce mentali passano da individuo a individuo, così come la genetica si occupa di genie informazioni biologiche che si trasmettono da un individuo verso i propri discendenti.

Se guardiamo alle idee, ogni idea, siamo di fronte a qualcosa che è nato, è stato trasmesso, e cerca di trasmettersi a sua volta da individuo ad individuo.

Il problema è la nostra mancanza di filtro, o inadeguatezza di filtro.

Io posso essere Cristiano Cattolico e prendere a riferimento la Bibbia per frasi che mi insegnino qualcosa. Ma vi troverò due “memi” apparentemente simili e in realtà assolutamente diversi

  1. Spuntò la luce e il sole: gli umili furono esaltati e divorarono i superbi. (Libro di Ester)
  2. Il Signore ha abbattuto il trono dei potenti, | al loro posto ha fatto sedere gli umili. (Siracide)

Il primo passaggio è un invito ad essere umili “contro” i superbi, gli arroganti o prepotenti. Ed è, nella logica del Potenziale Umano, totalmente condivisibile, possiamo dire un meme utile.

Il secondo è sempre un invito ad essere umili, ma il “nemico” qui viene individuato nei “potenti”, quelli che oggi possiamo noi, nel 21° secolo, anche percepire come i leader, un capo di un’organizzazione, un imprenditore, qualcuno che crea qualcosa e la dirige. 

Quale di questi memi avremo assimilato, quale sarà attivo in noi? Probabilmente nemmeno lo sappiamo, ma in qualche predica domenicale, un prete ha toccato questi temi quando eravamo bambini e qualcosa è passato, dell’uno o dell’altro approccio. 

Se ha fatto presa il secondo, il passo verso l’autocastrazione è breve. Dal secondo deriva l’equazione “essere potenti = avere potere = male”, da qui alla paura di comandare sino alla vergogna di diventare ricchi (“beati gli ultimi che saranno i primi”), alla stigmatizzazione di chi chiunque abbia soldi, anche se ha tanto investito su di se per studiare, tanti altri memi andranno a radicarsi.

Come può questo “meme” essere compatibile con concetti di crescita personale veri? Progetti nei quali anche il benessere economico sia incluso, come uno dei riferimenti. Progetti in cui il denaro possa essere percepito come un potentissimo motore per azioni positive di cambiamento nell’umanità?

La memetica determina la tua vita.

È evidente come une genetica potente e sana sia in grado di generare figli e discendenti potenti e sani. E i portatori di buoni geni, belli, forti, alti, robusti, maschi o femmine che siano, vengo molto ricercati. Anzi, in botanica, in agricoltura, in tantissimi altri campi, si cerca di ottenere un miglioramento genetico e mai un peggioramento, per far si che le piante resistano se attaccate da parassiti e possano prosperare anche in climi difficili.

Se una genetica buona fa bene, e una malata crea organismi sofferenti, perché un bagaglio di idee e tracce mentali dovrebbe mai fare il contrario? 

E quando un Coach incontra il cliente, durante un colloquio, non dovrebbe forse fare il tentativo di capire la sua memetica prima di elargire consigli?

La cattiva notizia è che la presenza di un bagaglio memetico malato genera disastri nella persona, nelle aziende e in intere nazioni, e non è sufficiente cercare di cambiare un comportamento se i memi sottostanti continuano a lavorare indisturbati. Al contrario, un bagaglio memetico sano fa da amplificatore del potenziale personale.

La buona notizia è che, mentre la genetica umana, in vita, per ora non è modificabile, la memetica lo è. Con impegno, ma lo è. Un buon Coach o Counselor diventa quindi come un chirurgo, agendo su un terreno delicatissimo, lavorando delicatamente o con forza sulle idee che una persona ha su di Sé sè e sul mondo, applicando inoltre “innesti di memi” su come poter meglio raggiungere obiettivi e risultati, partendo dal miglioramento di sè.

Come se non bastasse per capire l’importanza della memetica, vediamo una differenza tra memetica e genetica: la memetica è in grado di propagarsi quasi istantaneamente. In pochi minuti un’idea può fare il giro del globo. In pochi giorni o mesi un’azienda può essere “invasa” da un meme buono o cattivo, utile (“progettiamo il nostro futuro e diventiamo il riferimento di serietà per tutti i clienti”) o distruttivo (es., “qui si lavora e basa, poche teorie e correre, il futuro sarà quel che sarà”). 

Alcuni memi aziendali, come il Just in Time, e altre “mode” manageriali, sono bolle provenienti da “virus” nati in magari sotto effetto di sostanze stupefacenti e alcool, e seminano scompiglio, hanno grande diffusione per poi morire e svanire nel nulla.

Altri permangono e resistono a ogni attacco esterno e interno. 

Antichi memi, ed esempio della cultura latina, sono lì, dormienti, in attesa di essere riscoperti, come è accaduto di recente al “termalismo” e alla diffusione delle SPA (centri termali alberghieri) in tutto il mondo.

Arcaici memi recuperati, ad esempio lo slow food – non fanno altro che ripristinare idee vigenti prima – nel caso, nella realtà contadina rurale, i suoi tempi e un maggiore contatto con la natura via dalla frenesia. La New Age riprende lo spiritualismo che troviamo in ogni antica religione, unendolo a memi di forma più tecnologica (supplementi alimentari, integratori, tecniche mentali) e pratiche fisiche, arti marziali, bioenergetica, tecniche olistiche di ogni tipo.

Il meme, secondo Dawkins[1], è un replicator di informazioni culturali analogo al gene. Nelle sue parole: “Proprio come i geni si propagano da corpo a corpo attraverso sperma o uova, così fanno i memi trasmettendosi da cervello a cervello”.

Alcune analisi rese possibile dalla memetica: 

  • nel LifeCoaching. Quali sono le tue convinzioni profonde sul concetto di “essere una brava persona” o un “bravo professionista” e come tu lo stai seguendo ora? Quali di queste ti stanno facendo del male? Quali vogliamo tenere? Di cosa vorresti liberarti? Quali nuove idee dobbiamo assorbire per stare meglio (es., su alimentazione, relazioni umane, tempo per se stessi, tornare a vivere a pieno)? Come fare a far sì che queste idee non rimangano solo idee, ma diventino poi abitudini e si radichino in te e diventino veramente tue?
  • nelle società: come si è diffuso l’odio verso gli ebrei durante il nazismo. Da dove è nato e come ha fatto a diffondersi, propagandosi da persona a persona? 
  • in azienda: quali sono le tue convinzioni profonde su come ci si comporta con i collaboratori? E con i superiori? E con i colleghi di pari livello? E con i fornitori? E con i clienti? E su quando ci sta bene una litigata e quando no? E sul limite della sopportazione? E Sugli equilibri vita/lavoro? Come faccio a inserire un concetto, es “rispetto del cliente interno” in ogni membro, dai reparti produttivi sino al top management? 
  • nello sport. Per un atleta: come faccio a dissociare le sue gare dal concetto di “ansia” e di “prestazione forzata” e associarli al concetto di “gioia di vivere”?

La natura fa enormi sforzi per trasmettere i propri geni. Ogni essere vivente è impegnato in una battaglia costante per trasmettersi e replicarsi. Lo stesso vale per le idee. Chi porta con se convinzioni, opinioni, Visioni del mondo, cerca costantemente di influenzare gli altri e trasmettere i propri memi.

Nel Coaching è essenziale esaminare lo sfondo memetico della persona. Lo sfondo riguarda la mappa delle credenze del soggetto (Belief System), la sua cultura e i suoi valori, la Visione della vita (Weltanschauung, in filosofia) e le credenze sul mondo. Come tale, ha un’influenza determinante su quello che facciamo e come lo facciamo.

E siccome il Coaching vuole modificare in meglio quello che facciamo e come lo facciamo la memetica diventa una scienza per noi cruciale.

Lo sfondo memetico (sfondo di credenze) può essere inoltre analizzato in alcune aree di dettaglio. Nel sistema HPM che fa da base al mio approccio al Coaching[2] ho distinto varie fasi:

  • Sfondo memetico per l’area bioenergeticaTu come pensi si possa avere un corpo sano, forte, che non ti dia problemi ma anzi ti porti dove vuoi, e ti aiuti nella vita? Questa area comprende esame di credenze e mappe mentali sul funzionamento del corpo e del rapporto corpo-mente. Questo sfondo è spesso viziato da enormità di errori e informazioni dissonanti assorbite dalle fonti più disparate, riviste, media, amici, parenti, per cui andiamo dai vegani che rifiutano ogni fonte di cibo legata agli animali (definendo il latte sangue bianco), ai fanatici delle proteine ad ogni pasto (mangio ogni cosa che abbia due occhi e un naso), dai fautori dello yoga del respiro in ogni istante della vita, ai praticanti di Mixed Martial Arts e dell’allenamento estremo. Mai dare per scontato niente. Un buon Coach deve verificare eventuali squilibri sul piano corporeo e biologico che impediscono all’individuo di avere un corpo sano e uno stile di vita sano. Nel Coaching manageriale questo è generalmente un tratto sottovalutato. Nel Coaching sportivo questo diventa addirittura determinante.
  • Sfondo memetico per l’area psicoenergeticaTu come pensi che una persona diventi forte di carattere, sana mentalmente, motivata, emotivamente matura e solida? Questo esame credenze e belief system sul funzionamento della propria motivazione e delle energie mentali. Purtroppo, ogni persona vivente ritiene di poter erogare consigli psicologici, e le fonti di assorbimento di credenze sono enormi, variegate, dissonanti. Agiscono come diffusori memetici la scuola, famiglia, amici, media, conoscenti, i messaggi religiosi, i gruppi politici, la cultura di appartenenza, il diritto, e ognuno lotta per affermare e diffondere la sua Visione delle cose. Se non impariamo a filtrare i messaggi in ingresso, ad ancorarci a nostri valori di riferimento chiari e forti, rischiamo di venire sbattuti da ogni onda, strattonati da ogni possibile persona che vuole influenzarci, vittime di ogni possibile gruppo o messaggio, sino ad ingolfare la mente ed entrare in dissonanza totale.
  • Sfondo memetico per l’area macro-skillsQuali aree del sapere ti farebbe bene coltivare? Quali conoscenze nuove ti servono davvero per il futuro verso il quale vuoi dirigerti? O per gli scenari che stanno arrivando? Questo sfondo di credenze e belief system è centrato sul proprio ruolo e sul funzionamento delle proprie competenze di ruolo; credenze su come “si fa carriera”, o “si migliora”, su cosa significa progredire, avanzare, su quello che dovrei conoscere e quello che posso fare a meno di conoscere, idee su quanto si possa o non si possa incidere attivamente sul proprio futuro, su dove esso è o non può essere diretto.  In questo campo il Coaching è fondamentale per assistere la persona nel dotarsi di competenze indispensabili per costruire il proprio futuro anziché lasciarlo in mano al destino o alle volontà di altri. Vivere la propria vita a pieno significa anche acquisire i saperi, saper fare, e saper essere, che lo rendono possibile.
  • Sfondo memetico per l’area micro-skillscome pensi di poter migliorare le tue performance, nelle aree a cui tieni, e soprattutto su quali dettagli dovresti lavorare per farlo? Quest’area riguarda credenze, belief system, e consapevolezze attuali, sul grado di abilità nei dettagli di esecuzione, i possibili miglioramenti a livello micro rispetto ad attività che la persona compie e in cui vuole migliorarsi; ad esempio, migliorare l’atto respiratorio durante un gesto sportivo è una micro-competenze, un Coaching sulla respirazione durante il gesto sportivo ha pienamente senso. In campo manageriale, migliorare le tecniche di apertura di un public speaking, imparare a riconoscere le micro-espressioni, sono altrettanti esempi. Un buon Coach sa capire e far emergere quali sono i dettagli lavorabili che possono aumentare l’efficacia della persona.
  • Sfondo memetico per l’area progettualità e goalscome pensi si possa passare da un’idea a un progetto concreto? Quest’area riguarda credenze e belief system sul tema della propria capacità progettuale, e su come si concretizza un ideale entro un progetto; il Coaching qui è veramente fondamentale per far passare un sogno da qualcosa di utopico a un progetto realizzabile. Se sogno di dimagrire, un “progetto in tappe per dimagrire” mi sarà di enorme aiuto, e qualcuno che mi segue diventa un mio compagno di viaggio. Se voglio esplorare i mercati asiatici, devo identificare gli step da compiere, e iniziare con step praticabili molto pratici. Non posso solo sognare di farlo e fermarmi li. Se voglio pubblicare in inglese, tedesco, arabo e cinese, sarà bene che inizi a formulare un progetto specifico per ciascuna lingua, non posso sperare che un giorno per miracolo i miei libri si materializzino in uno scaffale di Pechino o di Damasco.
  • Sfondo memetico per l’area Valori e Visionecosa pensi rispetto al valore vero della vita, cosa rende la vita qualcosa per cui vale la pena vivere, per cosa daresti la vita, cosa significa per te esprimere te stesso? L’area comprende esame dei valori e orizzonti di lungo periodo attivi nella persona, il sistema di valori ritenuti importanti nella vita, priorità tra valori e eventuali aspettative divergenti. Si tratta di un esame delle ideologie, dei “credo” valoriali, delle scelte di fondo che ci possono rendere un’attività soddisfazione o sacrificio. In cosa credi? Cosa è importante per te? Cosa da senso alla vita? Questo tratto è il più difficile da far emergere, toccando le scelte esistenziali, il significato stesso dell’esistenza. Se riusciamo a far emergere alcuni di questi elementi forti, essi possono costituire l’ancoraggio di qualsiasi motivazione al fare, al crescere al migliorarsi. Un faro che guida la persona nella nebbia. Un motore motivazionale enorme.

Ogni sfondo memetico (sistema di credenze attive o latenti nella persona) è viziato da false credenze e distorsioni. E, tra l’altro, nessuno salvo rare eccezioni può considerarsi in possesso di verità assolute in ogni campo del sapere. 

Ciò che vale sempre – come riferimento per il Coach – è di puntare a inserire memi che potenziano la ricerca di una soddisfazione soggettiva verso la vita (life satisfaction soggettiva), rimuovendo la spazzatura mentale che troviamo nella persona, con un’enorme dose di etica professionale e di attenzione.

I memi fanno la differenza tra attività che l’individuo vorrebbe saper svolgere e quelle che riesce a svolgere, condizionano il senso di efficacia personale, gli obiettivi che vorrebbe raggiungere e dove pensa di potersi effettivamente a spingersi (senso di potere personale). Determinano inoltra la “soglia dell’impossibile”. 

Ogni intervento di formazione o di Coaching inerente il potenziale personale deve obbligatoriamente comprendere lo stato attuale delle credenze (sfondo memetico della persona) rispetto alle aree su cui vuole intervenire. 

Più specificamente, dovrà inoltre analizzare le credenze attive su specifici quadranti che riguardano la performance (sfondi memetici di dettaglio), rimuovere e modificare credenze dannose rispetto agli obiettivi di Coaching, e costruire un quadro consonante rispetto agli obiettivi desiderati di crescita e sviluppo personale.

Come conseguenza, va ribadito che le azioni di Coaching in profondità e di Coaching analitico non si accontentano di cambiare il comportamento esteriore, ma devono obbligatoriamente incidere sugli sfondi memetici, sulle credenze profonde delle persone, localizzando blocchi e limitazioni, e stimolando stili di pensiero positivi.

Le nostre credenze creano una mappa del mondo che si plasma sulle nostre paure, sulle nostre incertezze, sulle nostre forze e sulle nostre conquiste. 

Liberarsi dalle nostre credenze o vederle per ciò che sono, ci permette di accogliere il nuovo e moltiplicare la gioia della scoperta.
(Stephen Littleword)


[1] Dawkins, R., (1976), The Selfish Gene, Oxford University Press. Trad. it. Il gene egoista, Mondadori, Milano, 1995.

[2] Per un esame completo del sistema HPM, vedi: Trevisani, Daniele (2009) “Il Potenziale Umano“, Franco Angeli, Milano; Trevisani, Daniele (2013) “Personal Energy” Franco Angeli, Milano.

Altri materiali su Comunicazione, Ascolto, Empatia, Potenziale Umano e Crescita Personale disponibili in questi siti e link:

Altre risorse online


©Copyright. Estratto dal testo di Daniele Trevisani “Psicologia della libertà. Liberare le potenzialità delle persone”. Roma, Mediterranee. Articolo estratto dal testo e pubblicato con il permesso dell’autore.

Sette caratteristiche che permettono lo sviluppo personale. Il Metodo “Centrato sulla Persona” di Rogers

Si deve a Carl R. Rogers il contributo identificato in letteratura come “approccio centrato sulla persona” o “approccio centrato sul cliente”, che ha dato vita alla scuola metodologica del counseling e della psicologia umanistica

Il potenziale umano secondo Rogers dipende dal raggiungimento di uno stadio di sviluppo personale ottimale. 

Lo sviluppo ottimale significa che ogni organismo sano continui a cercare di soddisfare il proprio pieno potenziale, con un atteggiamento fluido di ricerca continua e senza standard fissi. 

Rogers in particolare individua sette caratteristiche che permettono lo sviluppo del potenziale umano verso quella che egli definisce una “persona pienamente funzionante” (“fully functioning person“)[1]

  1. Una crescente apertura all’esperienza – le persone pienamente funzionanti si allontanano progressivamente da uno stato di difensività permanente, e non apprezzano gli stati di soggezione.
  2. Un approccio esistenzialmente crescente – vivere ogni momento a pieno – senza il bisogno di distorcere le percezioni per adattarle alla propria personalità o al proprio concetto di sè, ma permettendo alla propria personalità e al proprio concetto di sè (“self-concept“) di vivere quelle esperienze. Il risultato è un crescente livello di energie, di interesse, adattabilità, tolleranza, spontaneità, e riduzione delle rigidità.
  3. Crescente fiducia nell’organismo e fiducia in sè – aumenta la fiducia in sè e nei propri sensi e intuiti, l’abilità di scegliere i comportamenti appropriati per ciascun singolo momento, si riducono le condizioni di ansia decisionale e incertezza. Le persone che sviluppano un buon livello del proprio potenziale personale non hanno l’esigenza di affidarsi incondizionatamente a rigidi codici preesistenti e norme sociali preordinate, ma sono aperti all’esperienza e sanno che potranno fidarsi di sè stessi nel decidere cosa è giusto e sbagliato.
  4. Libertà di scelta – non essendo incatenati dalle prescrizioni che influenzano le persone incongruenti, sono in grado di compiere una grande gamma di scelte con maggiore fluidità. Sono convinti che essi stessi giocano un ruolo importante nel determinare il proprio personale comportamento e si sentono responsabili per i propri comportamenti.
  5. Creatività– il maggiore stato di libertà esistenziale produce maggiore creatività in modo spontaneo. Le persone saranno più creative nel modo in cui si adattano alle proprie personali circostanze senza sentire un bisogno di conformismo.
  6. Affidabilità e costruttività – ci si può fidare sul fatto che queste persone agiranno in modo costruttivo. Un individuo che sia aperto verso tutti i propri bisogni riuscirà a mantenere un equilibrio tra essi. Persino i bisogni aggressivi saranno accompagnati e bilanciati da bisogno di bontà intrinseca che esiste nelle persone congruenti.
  7. Una vita vissuta a pieno (“rich full life“) – Rogers descrive la vita delle persone pienamente funzionanti come moralmente ricca, piena ed eccitante, in cui la persona vive sia esperienze di gioia che di dolore, di amore e di sofferenza, di paura e di coraggio, più intensamente. Si produce in questo modo uno stato di maggiore “capacità di vivere nelle emozioni” opposto ad una “anestesia emotiva costante”. La descrizione di Rogers di “una buona vita” è lontana dalla visione di una vita statica, come osserviamo dalle sue stesse parole: Questo processo di buona vita non è, ne sono convinto, una vita per deboli di cuore. Comprende l’allargamento e la crescita nel divenire più e più aperti alle proprie potenzialità. Riguarda il coraggio di essere. Significa lanciare se stessi pienamente all’interno del “flusso della vita” (stream of life).

Da queste riflessioni derivano alcune competenze pratiche per chi si occupa di formazione, di coaching e counseling:

  • Saper costruire laboratori esperienziali
  • Saper individuare le resistenze e obiezioni latenti
  • Saper sviluppare percorsi di coaching individuali
  • Sviluppare percorsi di coaching di gruppo
  • Creare strumenti di monitoraggio dei risultati
  • Tecniche di colloquio sotto stress
  • Gestione dello stress
  • Supervisione di sessioni di coaching e counseling
  • Coaching destrutturato: abilità di ascolto e sviluppo del “flusso” di quanto accade, senza predisposizione di gabbie metodologiche
  • Strutturare percorsi di coaching e counseling tramite moduli specifici e denominabili (approccio strutturato)
  • Individuare le “scale di apprendimento” e gli step di apprendimento
  • La ricerca di un’organizzazione interiore ancora prima che esterna
  • Competenze relazionali avanzate per operare in contesti di coaching complessi e aziende o organizzazioni complesse
  • Autocontrollo in condizioni critiche

Su cosa agire: livelli del Training Mentale per il coaching e counseling aziendale

  • Attenzione
  • Memoria
  • Concentrazione

Su cosa agire: livello avanzato

  • Attenzione al livello fisico e agli stati fisici
  • Livello emotivo e rigenerazione emotiva
  • Livello mentale, capacità di ascolto delle mappe mentali
  • Sviluppo della pace interiore e stabilità personale
  • Sviluppo delle aspirazioni alla ricerca continua
  • Sviluppo delle capacità sensoriali e micro-sensoriali
  • Abilitazione delle capacità spirituali
  • Individuare e rimuovere le nevrosi organizzative nei contesti di gruppo
  • Capire in profondità gli scenari 
  • Saper creare domande che aprono ragionamenti importanti
  • Mantenere un flusso organizzato e costante di azioni di coaching e counseling
  • Avere il coraggio di fare e farsi domande crescentemente sfidanti

[1] Carl Rogers (1961), On becoming a person: A therapist’s view of psychotherapy. Constable, London. Isbn=1-84529-057-7

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