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psicologia della libertà

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Per poter parlare di “successo” occorre chiedersi “rispetto a quale missione, e che parametri uso per misurarlo”? Come accedere agli strati pià profondi dei nostri veri scopi?

Articolo inedito e video

Dr. Daniele Trevisani

Dr. Daniele Trevisani

Formatore e Counselor d’Impresa

Articolo inedito ispirato al libro Psicologia della libertà. Liberare le potenzialità delle persone – di Daniele Trevisani (copyright)

La libertà e l’espressività sono concetti tanto sfuggenti quanto più siamo distanti dalla conoscenza della nostra missione. Migliorare la focalizzazione sui nostri obiettivi superficiali e arrivare a quelli profondi è un grande atto di libertà. Questa libertà la chiamo “allineamento al nostro percorso di vita”.

La nostra RAM mentale contiene il nostro bacino di idee attive, ma anche di idee inespresse, e ha stratificazioni, sia profonde che superficiali.

Ci sono informazioni di facile accesso e informazioni anche molto remote, incoscie e subconscie, che lavorano in background ma non emergono mai.

In esercizi speciali sulla visualizzazione, condotte durante il Master in Coaching ad indirizzo Corporeo, si svolgono modalità di accesso, da distesi, a livelli di coscienza resi possibile solo da stati di rilassamento superiori all’ordinaria routine della vita quotidiana. In questo modo, è possibile avere un accesso migliore e più profondo a concetti molto difficili da catturare e fissare in altri modi, come la nostra missione di vita.

In un video di stimolazione udiamo alcune domande particolare che TD Jakes (reverendo Americano) pone alla propria assemblea, ad esempio “cosa aveva in mente Dio quando ti ha creato?” Quale è in altre parole la visione di Dio su di te, il suo progetto? A cosa puoi dare contributi?

Al di là di essere religiosi o meno, questo ragionamento ci porta a rivedere il concetto di “successo”. Il  successo è un grado di raggiungimento rispetto ad un parametro che spesso non è ben chiaro, è assorbito dall’esterno ma non dall’interno, per cui non diventa nemmeno chiaro cosa sia un vero successo per noi. Possiamo continuare ad avere grandi risultati ma su aree di lavoro o di studio che non sono allineate rispetto al percorso della nostra vita. Un vero successo è quando facciamo un progresso, anche piccolo, su qualcosa che sentiamo allineato rispetto alla nostra missione di vita.

Man mano che i partecipanti, in gruppo, ascoltano una traccia audio speciale, durante la traccia emergono elementi alla coscienza (intelligenza inconscia), e questi vengono scritti e “scaricati” dalla Ram mentale per poi essere rielaborati e analizzati in coppie e in gruppi.

Articolo inedito ispirato al libro Psicologia della libertà. Liberare le potenzialità delle persone – di Daniele Trevisani (copyright)

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Qualche consiglio per rimanere in contatto bene e trovare risorse utili connesse a questo progetto:

1.   Video sul canale youtube http://www.youtube.com/c/dottDanieleTrevisani – se ti vorrai iscrivere, ottimo

2.   al blog https://studiotrevisani.it/ metto anticipazioni, estratti e novità, derivate dai libri che scrivo ma anche ad anticipazioni su temi di ricerca che anticipano di parecchio quello che uscirà sul mercato tra anni. Per iscriversi basta entrare e cliccare “segui il blog.”

3.   Su Linkedin (ottimo e da me preferito) Indirizzo Linkedin: http://it.linkedin.com/in/danieletrevisani e il gruppo speciale Formazione, Coaching e Training, Comunicazione, Potenziale Umano, Risorse Umane, Management https://www.linkedin.com/groups/6501418

4.   Qui vedi tutti i libri che ho scritto https://www.ibs.it/libri/autori/Daniele%20Trevisani – scrivere è una grande passione

5.   Ti posso mandare la rivista di formazione, online, gratuita, di cui vedi un esempio qui https://studiotrevisani.it/2018/05/12/rivista-di-formazione-e-sviluppo-personale-e-dei-team-maggio-2018/

6.   Se ti fa piacere ti invito alla presentazione del prossimo libro – qui c’è un modulo e a chi si iscrive posso mandare inviti riservati http://eepurl.com/b727Pv

7.   Per questo gruppo, fai almeno 1 commento o post di benvenuto o saluto, condividilo con le persone cui tieni, e metti post che senti particolarmente vicino ai tuoi valori. Anche uno solo, è sufficiente, parchè una goccia nel mare arriva a creare oceani

(ps. se cerchi Daniele Trevisani su google, vedrai tanti altri contenuti)

Un caro saluto Daniele.

Con il corpo si fanno i conti solo quando va male, si ammala, o una parte di esso smette di funzionare bene. Cambiare la cultura del corpo per manager è fondamentale, per lavorare meglio, per vivere meglio, per essere migliori

La cultura dell’abitare in un corpo cui dai “attenzione” è stata persa man mano che il lavoro si è spostato sul piano intellettuale. Si crede, erroneamente, che un compito come essere manager sia un compito della mente, dimenticando che è un compito ampiamente dipendente dalle energie corporee a disposizione. Provate a dirigere con attenzione una riunione avendo mal di testa, e capirete immediatamente quanto questo sia vero. Vi è poi un altro capitolo, quello dell’effetto che ha un corpo forte e sano sull’auto-immagine. L’assertività e la pacatezza di un corpo sano e forte sono un connubio assoluto. La malattia o un corpo debole portano sempre con sè anche disturbi dell’umore, sino a vere e proprie distorsioni della personalità

Un approfondimento dal testo “Psicologia della Libertà“, edito da Mediterranee, Roma (Copyright)

Libertà del corpo (attenzione alla proria “bioenergetica”)

La libertà del corpo è qualcosa che si conquista. Persino imparare a camminare, o a mangiare da soli, è una conquista e deve essere letteralmente “imparata”.

Se poi vogliamo essere liberi di correre o fare sport impegnativi, allora è davvero il caso che per ottenere questa libertà, mettiamo il corpo, il nostro corpo, al centro di un serio piano di allenamento, alimentazione, recupero, e lo trattiamo come macchina delicata, evitando di romperlo.

Qui diventa fondamentale distinguere tra stimoli allenanti (un buon allenamento, anche duro, e progressivamente impegnativo, fa bene) e stress inutili (intasarsi di smog, di stress relazionale, di climi tossici, non fa bene, mai).

La libertà corporea è condizionata dalle nostre credenze e abitudini sul funzionamento del corpo e del rapporto corpo-mente. Questo sfondo di conoscenze è spesso viziato da enormità di errori e informazioni dissonanti assorbite dalle fonti più disparate, riviste, media, amici, parenti.

Rispetto al corpo, esiste ogni tipo di atteggiamento e il suo contrario, per cui andiamo dai vegani che rifiutano ogni fonte di cibo legata agli animali (definendo il latte “sangue bianco”), ai fan delle proteine ad ogni pasto (mangio ogni cosa che abbia due occhi e un naso), dai fautori dello yoga del respiro ai praticanti di Mixed Martial Arts e dell’allenamento estremo. E non sto giudicando queste discipline, ne pratico parecchie. Ma è bene essere coscienti di cosa si fa con il proprio corpo e di quali effetti ne verranno.

Per cui, spendiamo tempo a curare la nostra macchina corporea, alleniamola, curiamola, diamogli attenzione. Ci ripagherà!

Mai dare per scontato niente. Un buon coach, deve verificare eventuali squilibri sul piano corporeo e biologico che impediscono all’individuo di avere un corpo libero, flessibile, sano, e uno stile di vita in cui il corpo va usato, gli va fatta manutenzione, va curato, e non solo abusato.

La libertà è anche alzarsi sulle proprie gambe e avere un corpo che ti porti dove vuoi e non ti faccia da ostacolo o palla al piede. E per quanto la vecchiaia, gli handicap, le malattie, non aiutino, l’attenzione al corpo e il lavoro allenante ha sempre una sua dignità, in qualsiasi condizione si sia.

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Di seguito, 2 video dal mio canale youtube (cui suggerisco di iscriversi) dove approfondisco alcuni punti chiave, ricordando che questo è solo un accenno ad un metodo di Coaching da me sviluppato (HPM – Human Potential Modeling), di cui trovate trattazione completa nel testo “Il potenziale umano. Metodi e tecniche di coaching e training per lo sviluppo delle performance” edito da Franco Angeli, Milano), pioniere tra le metodologie di coaching olistico comprendente sia dinamiche mentali e sviluppo professionale, ma anche una forte attenzione alle dinamiche corporee.

 

Metodo HPM e Attenzione alla macchina corporea, stile alimentare, recupero, sonno, centralità del corpo
Qualche consiglio per rimanere in contatto bene e trovare risorse utili connesse a questo progetto:
1. al blog https://studiotrevisani.it/ metto anticipazioni, estratti e novità, derivate dai libri che scrivo ma anche ad anticipazioni su temi di ricerca che anticipano di parecchio quello che uscirà sul mercato tra anni. Per iscriversi basta entrare e cliccare “segui il blog.”
2. Su Linkedin (ottimo e da me preferito) Indirizzo Linkedin: http://it.linkedin.com/in/danieletrevisani e il gruppo speciale Formazione, Coaching e Training, Comunicazione, Potenziale Umano, Risorse Umane, Management https://www.linkedin.com/groups/6501418
3. Qui vedi tutti i libri che ho scritto https://www.ibs.it/libri/autori/Daniele%20Trevisani – scrivere è una grande passione
4. Ti posso mandare la rivista di formazione, online, gratuita, di cui vedi un esempio qui https://studiotrevisani.it/2018/05/12/rivista-di-formazione-e-sviluppo-personale-e-dei-team-maggio-2018/
5. Se ti fa piacere ti invito alla presentazione del prossimo libro – qui c’è un modulo e a chi si iscrive posso mandare inviti riservati http://eepurl.com/b727Pv
6. Video sul canale youtube http://www.youtube.com/c/dottDanieleTrevisani – se ti vorrai iscrivere, ottimo
(ps. se cerchi Daniele Trevisani su google, vedrai tanti altri contenuti)
Un caro saluto Daniele.

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Una delle domande che mi poogono più spesso rispetto al libro “Psicologia della LIbertà” è la semplice e forte questione… “ma cos’è la libertà”… Nel libro ho provato a dare alcune risposte

Copyright, estratto dal libro Psicologia della Libertà, Edizioni Mediterranee, Roma

  1. libertà non è prendere 1000 aerei tanto per girare
  2. libertà’ è ascoltare e rispettare i propri bisogni più autentici
  3. libertà è scegliere, spaziare con la fantasia, trovare calma, fermarsi
  4. libertà è cercare un ostacolo da superare, un progetto che altri non considerano alettante
  5. libertà è darsi la libertà di fallire e non doverci sempre mascherare da vincenti
  6. libertà è cambiare opinione su persone, cose e ideologie in base a motivazioni interiori e nuove informazioni
  7. libertà è scegliere le persone con cui passare il tempo senza costringerci in relazioni obbligate
  8. libertà è quando ci rispettiamo
  9. libertà è quando facciamo rispettare i nostri valori
  10. libertà e’ decidere di allontanarci da qualcuno
  11. libertà è darsi la possibilità di avere momenti e brani di vita destrutturati, privi di orologio e vincoli, scadenze ed orari
  12. libertà è anche scegliere di entrare dentro le nostre paure invece di respingerle, negarle o scappare
  13. libertà è esplorare le nostre angosce per capire di che cosa sono fatte e cosa le alimenta
  14. libertà è gioire, sapendolo fare
  15. libertà è sentire (feeling) e non soffocare ciò che si sente
  16. libertà di dire no ad una proposta che può sembrare aletante ma non è nei nostri valori
  17. libertà di ribellarsi ad uno stile di vita massificato che ci porta a fare ciò che tutti gli altri ritengono normale e poi passare in un centro commerciale sbavando per oggetti che se non ci avessero manipolato non vorremo nemmeno in regalo.

Copyright, estratto dal libro Psicologia della Libertà, Edizioni Mediterranee, Roma

Questo è solo un brano di suggestioni, nel si esaminano oltre 200 fonti e articoli scientifici che ci aiutano a ragionare, capire, esaminare, e arrivare alla libertà delle libertà, la libertà di pensare con la propria testa liberi da manipolazioni mentali e sovrastrutture imposte senza che ce ne accorgessimo.

Daniele Trevisani

 

Emancipazione e Sviluppo Professionale. Una questione di “memetica”

Copyright, estratto dal libro Psicologia della Libertà, Edizioni Mediterranee, Roma

Il Life Coaching è una grande forma di emancipazione di sè in cui la persona cerca di ri-tarare, con un supporto professionale, la direzione della propria vita, il suo approccio al corpo (da oggetto quasi inutile, a risorsa preziosissima) e gli stili di pensiero che usa, sino a dettagli fondamentali. Tra questi, allargare e selezionare la gamma delle fonti informative e comunicative che usiamo, facendo pulizia netta da stili mentali disfunzionali e cercando attivamente stili di pensiero utili, decisivi, che portino una capacità assertiva di attacco ai problemi, o capacità di rilassamento, meditazione e unione con valori universali.

Viviamo per riprodurre non solo DNA ma anche “memi”, tracce mentali, e di questo processo vogliamo essere non gli spettatori ma i protagonisti. Il meme, a sua volta ricavato dal greco mímēma ‘imitazione’, tende a replicarsi, e noi siamo sia vittime di questi virus (riceventi) che agenti virali (emittenti).

Assorbiamo idee e poi le emettiamo. Vogliamo finalmente imparare a filtrare le idee in ingresso e stare allerta sul fatto che quelle che esprimiamo siano davvero nostre, e non ci limitiamo a fare da grancassa ad idee altrui?

La “memetica” o scienza delle idee, ci ricorda che noi siamo anche responsabili di andare a caccia attivamente di “memi” buoni (concetti, pensieri, idee), in qualsiasi campo dell’espressione umana e della natura: un giornale, un libro, un programma televisivo, un sito web, un canale digitale, un tipo di musica, un paesaggio – e stare alla larga e anzi depurarci da “memi tossici”.

È ovvio che la memetica per il suo potere rivoluzionario sia non solo poco studiata ma anche ostacolata dalle accademie e potentati politici.

Questo comporta per noi una responsabilità etica, di incidere su cosa leggi e cosa guardi, come ti informi, a cosa presti attenzione, e anche un grande intervento di Coaching sul “Comunicare”.

Sappiamo di esistere e vogliamo – istintivamente – metterci in contatto con altre creature viventi. E’ nel nostro DNA, scritto nei geni.

Questa parte della vita è chiamata “comunicazione interpersonale”.

Ma presto scopriamo che le nostre idee non vengono capite immediatamente, l’altra “persona” sembra non capire o non capire fino in fondo, o non gli interessa assolutamente niente di noi, come se tra di noi ci fosse una barriera, e quella barriera esiste.

Si chiama “incomunicabilità”, e qualche livello, chi più chi meno, tocca tutti i rapporti.

Per cui anziché maledirla, scopriamo che lavorare su di sè, sulla propria mente, sul proprio corpo, sulla propria efficacia nella comunicazione, è importante.

E allora, serve la grande dote coltivabile del continuare a crederci.

 

    Non la forza, ma la costanza di un alto sentimento

fa gli uomini superiori.

Friedrich Wilhelm Nietzsche

 

E se da bambini pensavamo che fare l’astronauta tutto sommato non fosse difficile, crescendo la vita inizia a sbatterci porte in faccia e le porte in faccia fanno male. Che si tratti di lavorare in azienda, di farsi assumere, di avere una propria attività e vendere i propri servizi, di portare le persone a fare una vacanza dove vorremmo noi, di uscire con una persona che ci piace, di far passare un nostro progetto. Scopriamo che la vita è dura.

Di fronte a questa scoperta, alcuni si ritirano, fanno marcia indietro, si racchiudono in una vita stereotipata dove non ci sia tanto da spiegare a nessuno né qualcosa di speciale da fare. Si rintanano in un loculo sempre più stretto. Quando vince il ciclo “produci – consuma – muori – taci” sei finito.

Altri non ci stanno, iniziano a studiare, a lavorare sulla propria mente, sul corpo, su come arrivare al cervello altrui e capire meglio le idee altrui. E a far capire le proprie idee, e flessibilizzare le proprie. Ad avere un rapporto diverso con il proprio corpo, a praticare discipline olistiche e vedere quanta libertà riescono a rubare ad un sistema che invece ti vorrebbe ingabbiato. A questi eroi è dedicato questo lavoro.

Viviamo in una finestra di spazio-tempo grande come un granello di sabbia nell’immensità del tempo. Siamo piccoli, molto piccoli. Ma le nostre idee possono essere grandi, immense. E la vita è li a sfidarci: Vuoi ritirarti nella tua nicchia o vuoi uscire e combattere?

E se decidiamo di uscire, possiamo fruire di questa opportunità in una finestra di spazio-tempo molto stretta, la nostra vita terrena. L’epoca in cui nasciamo, la nazione e la zona in cui siamo venuti alla luce, non le abbiamo scelte, ma lì si gioca questa battaglia tra buio e luce, tra oppressione e libertà di vivere a pieno.

Il coaching vuole dare il massimo del senso possibile a questa “finestra temporale” riaprendo il mondo delle scelte possibili e allargando i nostri orizzonti di vita, aiutando le persone a inquadrare obiettivi, mentre il counseling si occupa di potenziare le potenzialità di relazione umana e – se serve – rimuovere alcune “incrostazioni” (psicologiche, relazionali, modelli mentali e comportamentali) che possono rendere difficoltosa l’apertura delle nostre finestre di vita e l’ingresso di luce e aria nella nostra esistenza (ma non di lavorare su patologie mentali clinich).

La psicologia, come scienza, fa da sfondo a cui attingere così come una cava ricca di metalli preziosi da cui si ricavano gioielli, ma non è il gioiello. E’ lo strumento, uno degli strumenti, in alcuni case la fonte, in altri un ingrediente. Sta al lavoro di un coach, di un Counselor, di un consulente, di uno psicologo o terapeuta, di un fitness trainer, di un consulente, la capacità di creare la magia, prendere questi metalli grezzi e trasformarli nel gioiello che vada bene per te e porti la tua vita a risplendere nella gioia, e la tua anima ad avere il sorriso.

Copyright, estratto dal libro Psicologia della Libertà, Edizioni Mediterranee, Roma

Articolo di Daniele Trevisani, Copyright, estratto con modifiche dal libro Psicologia della Libertà, Edizioni Mediterranee, Roma

Le “gare mentali” sono spesso contro noi stessi, ci tolgono libertà, e non vanno bene

Allenarsi e combattere senza paura e senza ansie inutili è possibile. Lo stesso vale per il lavoro, o fare una presentazione o public speaking. Se lo vivi come un obbligo, viene meno ogni forma di gusto e gioia di vita e dell’atto stesso. Possiamo scoprire i piaceri nascosti in questi brani di vita?

Si tratta di vivere allenamenti e gare, o performance lavorative, come atti di libertà, atti di vita, momenti di festa e di gioia, nel rispetto delle tradizioni. Pensieri come “devo vincere” o “devo fare bella figura” non portano a libertà ma danno sostegno ad emozioni negative, che vogliamo invece tenere lontane da noi nel Dojo, sul ring, o sul lavoro.

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La libertà ha come contraltare l’imprigionamento, la paura, l’ansia. Ebbene, queste “prigioni” sono molto più corporee di quanto pensiamo. Costruiscono muri invisibili che ingabbiano le persone peggio delle sbarre.

Un messaggio importante: esistono esercizi, seri, molto seri, che ti aiutano a distinguere le “percezioni”, le “sensazioni” di paura e di ansia inutili e controproducenti, e possono liberarti da paure inutili. Li conduco personalmente, derivano dalle Arti Marziali e dal training mentale per gli sport da ring. Del resto non puoi combattere ad alti livelli se hai paura di farti male, paura della gara, paura di confrontarti, paura del pubblico, vergogna di poter perdere, e quasi tutti gli atleti e potenziali campioni si arrestano per queste paure e non per veri traumi.

Ne farò omaggio prima possibile alla comunità tramite video, essendo quasi impossibili da descrivere a parole.

Ma torniamo a quanto invece si può scrivere.

Vorresti essere libero dalla paura, libero dall’ansia? Tutti lo vorremmo, ma se fossimo completamente liberi dalla paura, nessun segnale arriverebbe a dirci “stop” nell’attraversare una strada piena di camion e saremmo schiacciati come topi. Quindi, vogliamo liberarci di “tutte” le paure o vogliamo imparare a gestirle diversamente e discriminarle?

Io ascolto i messaggi della paura, li tratto con rispetto e imparo essi, ma non mi faccio limitare”. Questa frase di Ross Heaven, che proviene dalle tecniche usate nella formazione dei Ninja, i guerrieri giapponesi, esprime bene come un certo approccio di consapevolezza aumentata possa liberare la persona da fardelli inutili.

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Decidere come vivere le proprie “gare mentali”, e la propria vita, con maggiore autenticità

Dal momento in cui capisci di esistere, fino al decidere di dare un’impronta speciale alla tua vita passa molta strada. Questa comprende un atteggiamento altrettanto assertivo sul come esistere e dove voler vivere – sia in termini di ambienti fisiche che di ambienti psicologici.
Da soli è davvero difficile riuscire ad impostare una vita veramente propria e consapevole, fuori dagli schemi proposti con violenza da pubblicità, mass media, esempi negativi attorno a noi e altre forme che subdolamente cercano di dirci “cosa” sia la vita.
Siamo travolti da messaggi che sin da bambino ti dicono che tu vali in funzione del tuo telefono o della tua auto o della dimensione dei bicipiti o della tua casa o del marchio delle tue scarpe.
Coaching e Counseling portano un messaggio diverso. Tu vali perché sei, per quello che pensi, per il contributo che dai e darai a questo pianeta, alla cultura umana, sia che tu ci riesca o che tu anche solo ci provi. Tu vali. A prescindere.
Una delle più alte forme di liberta è esprimere se stessi senza nessuna maschera.
Ma come ci ha ricordato Goffman, pioniere su questo tema, siamo creature sociali, e in qualche modo diamo sempre una “rappresentazione” di noi stessi, anche quando cerchiamo di essere genuini.

“Come esseri umani siamo principalmente creature dagli impulsi variabili, con umori ed energie che cambiano da un momento all’altro, come personaggi davanti a un pubblico tuttavia, non possiamo permetterci alti e bassi”.

Le forme del nostro comportamento esterno non sono spesso congruenti con il sentire corporeo interno, le nostre sensazioni, gli stati emotivi che proviamo.
Ecco, forse allora una delle forme estreme di libertà è quella di mostrare anche fuori i nostri sentimenti interni e gli stati interni che viviamo, uscire dal “personaggio” ed essere più veri possibile, anche a costo di apparire “variabili” o come altri dicono, “umorali”. Umorali ma veri, è meglio che standardizzati sempre, ma falsi.

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Articolo di Daniele Trevisani, Copyright, estratto con modifiche dal libro Psicologia della Libertà, Edizioni Mediterranee, Roma

Libertà del corpo (area bioenergetica)

Copyright, estratto dal libro Psicologia della Libertà, Edizioni Mediterranee, Roma

La libertà del corpo è qualcosa che si conquista. Persino imparare a camminare, o a mangiare da soli, è una conquista e deve essere letteralmente “imparata”.

Se poi vogliamo essere liberi di correre o fare sport impegnativi, allora è davvero il caso che per ottenere questa libertà, mettiamo il corpo, il nostro corpo, al centro di un serio piano di allenamento, alimentazione, recupero, e lo trattiamo come macchina delicata, evitando di romperlo.

Qui diventa fondamentale distinguere tra stimoli allenanti (un buon allenamento, anche duro, e progressivamente impegnativo, fa bene) e stress inutili (intasarsi di smog, di stress relazionale, di climi tossici, non fa bene, mai).

La libertà corporea è condizionata dalle nostre credenze e abitudini sul funzionamento del corpo e del rapporto corpo-mente. Questo sfondo di conoscenze è spesso viziato da enormità di errori e informazioni dissonanti assorbite dalle fonti più disparate, riviste, media, amici, parenti.

Rispetto al corpo, esiste ogni tipo di atteggiamento e il suo contrario, per cui andiamo dai vegani che rifiutano ogni fonte di cibo legata agli animali (definendo il latte “sangue bianco”), ai fan delle proteine ad ogni pasto (mangio ogni cosa che abbia due occhi e un naso), dai fautori dello yoga del respiro ai praticanti di Mixed Martial Arts e dell’allenamento estremo. E non sto giudicando queste discipline, ne pratico parecchie. Ma è bene essere coscienti di cosa si fa con il proprio corpo e di quali effetti ne verranno.

Per cui, spendiamo tempo a curare la nostra macchina corporea, alleniamola, curiamola, diamogli attenzione. Ci ripagherà!

Mai dare per scontato niente. Un buon coach, deve verificare eventuali squilibri sul piano corporeo e biologico che impediscono all’individuo di avere un corpo libero, flessibile, sano, e uno stile di vita in cui il corpo va usato, gli va fatta manutenzione, va curato, e non solo abusato.

La libertà è anche alzarsi sulle proprie gambe e avere un corpo che ti porti dove vuoi e non ti faccia da ostacolo o palla al piede. E per quanto la vecchiaia, gli handicap, le malattie, non aiutino, l’attenzione al corpo e il lavoro allenante ha sempre una sua dignità, in qualsiasi condizione si sia.

Per vedere qualche riferimento, qui un primo trailer.

Per chi vuole approfondire… qui il link al libro sul sito della casa editrice Mediterranee

Portare la libertà in azienda significa liberare l’enorme potenziale, gigantesco, oggi soffocato da ruoli ristretti, visioni miopi ed egoismi.

Questa è la rivoluzione aziendale che ci aspetta, nello spirito di Leonardo da Vinci, Italiano che ci ricorda cosa possiamo fare se solo usciamo dai ranghi culturali delle visioni del mondo di Paesi che non ci appartengono.

Le aziende oggi riescono a sfruttare si e no il 5-10% di quanto una persona potrebbe fare e generare, se solo non dovesse combattere contro incomunicabilità, meccanismi tribali, soffocatori di idee, uffici del Personale che non fanno vero Sviluppo Risorse Umane e Formazione ma si limitano a gestire l’ordinario.

Delle 6 libertà di cui parliamo  in questo video, certamente in azienda tutte contano, ma soprattutto la libertà progettuale, e la libertà data dall’allargamento della sfera di conoscenze anche ad altri campi fuori dalla visione ristretta della propria poltrona, ufficio, e reparto, per capire veramente l’azienda come sistema e il contesto dove opera come un universo da conoscere.

Serve uno scatto di orgoglio, e di qualità del pensiero. Qui un primo trailer, ne seguiranno altri.

Per chi vuole approfondire…

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E’ arrivato oggi sul mio tavolo l’ultima creazione, “Psicologia della Libertà”, e sarà perchè l’ho scritto io, è bellissimo.

Ho dato un’occhiata all’impaginazione, ottima. Bibliografia. Superlativa.

Per chi mi conosce o segue i miei lavori di ricerca, allego copertina e indice, in attesa di invitare tutti alle varie presentazioni che ne faremo.

E per iniziare bene, qui il link per le prenotazioni del volume cartaceo presso IBS, con la sorpresa di uno sconto in fase di lancio

  • https://www.ibs.it/psicologia-della-liberta-ispirazione-strumenti-libro-daniele-trevisani/e/9788827228227?inventoryId=97029338

 

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Daniele Trevisani Formazione, Coaching e Counseling d’Impresa

Dirigere le nostre evoluzioni da dentro. Il lavoro sul “nido interiore”

Copyright Daniele Trevisani, dal libro Psicologia della Libertà (ed. Mediterranee)

La natura fa enormi sforzi per trasmettere i propri geni. Un uccello che costruisce un nido sta letteralmente “spendendo”, e la sua moneta è il tempo e l’energia impiegata. Ma impiegata per cosa, ci chiederemo? Per se stesso? No, per le future generazioni, per i suoi piccoli in arrivo.

Forse tutte le nostre complicazioni mentali umane si potrebbero semplificare, se solo pensassimo che quando lavoriamo al nostro “nido interiore” lo stiamo facendo anche per le generazioni a venire.

Il nostro “nido interiore” è la nostra capacità di fare spazio ad un’idea buona, ad una relazione buona, ad una persona buona. È un nido, non fisico, ma altrettanto forte e capace di proteggere le cose buone quando ben coltivato.

Il nido comprende la qualità del nostro pensiero, e investire su questo è forse la forma più nobile che esiste sul pianeta per impiegare il denaro.

Ogni essere vivente è impegnato in una battaglia costante per trasmettersi e replicarsi. Lo stesso vale per le idee. Chi porta con se convinzioni, opinioni, visioni del mondo, cerca costantemente di influenzare gli altri e trasmettere i propri memi.

Nel coaching, è essenziale esaminare lo sfondo memetico della persona. Lo sfondo riguarda la mappa delle credenze del soggetto (Belief System), la sua cultura e i suoi valori, la visione della vita (Weltanschauung, in filosofia) e le credenze sul mondo.

A cosa sei in grado di fare da nido?

Cosa sei in grado di proteggere, cosa no?

Proteggere la propria identità più vera, o uno stile di vita più libero, dagli attacchi esterni, richiede un nido fortificato, forte, ma che non soffochi.

Come tale, ha un’influenza determinante su quello che facciamo e come lo facciamo.

E siccome il coaching vuole modificare in meglio quello che facciamo e come lo facciamo, saper costruire un nido alle nostre idee di libertà diventa una sfida per noi cruciale.

Abbiamo tutti il potenziale per sviluppare la nostra genialità, la nostra autentica essenza, la nostra bellezza interiore, il nostro nucleo. Lottiamo per farlo, facciamoci aiutare, e ce la faremo tutti. A quel punto, avremo un’umanità diversa, non più guerre, non più odio, rimarrà solo l’”essenziale” la libertà di ricerca, la libertà di esplorare nuovi mondi, di essere, di creare, e amarsi. Anziché evadere da questo destino, da questa essenza umana pulita, cerchiamola, ogni giorno, senza fine.

 

Evasione dall’essenziale – modalità di funzionamento dell’organismo corazzato. Evitare a tutti costi l’essenziale protegge dal contatto diretto con la propria corazza. A livello più profondo, l’evasione dall’essenziale equivale all’evasione dalla propria genialità, il cui accesso è sbarrato dalla corazza. L’organismo corazzato, pur desiderandolo ardentemente, prova terrore quando entra in contatto con il proprio nucleo biologico e farà di tutto pur di “evadere” dalla propria essenza biologica più profonda.[1]

[1] Fonte del testo in corsivo: http://www.orgonomia.org/glossario.html – retrieved 10 Sept. 2017

 

Copyright Daniele Trevisani, dal libro Psicologia della Libertà (ed. Mediterranee)

Modelli di vita e “riappropriazioni memetiche”

Copyright Daniele Trevisani, dal libro Psicologia della Libertà (ed. Mediterranee)

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Se chiedi a qualcuno quali siano le sue idee rispetto al denaro, a come investire bene il proprio tempo, e poi osservi il comportamento reale, noterai che vi sono parecchie discrepanze tra la “memetica dichiarata” e il “comportamento reale”.

Ad esempio, molti spendono cifre molto consistenti per un cellulare o una grandissima tv, le quali diventano qualcosa di praticamente indispensabile, ma la stessa cifra investita in un corso che può cambiarti la vita sembra per molti un lusso. E sono gli stessi che ti diranno che bisogna sapersi accontentare di poco, ne sono anche convinti, ma non sanno farlo. Non sanno proprio come si fa!

Fare una “riappropriazione memetica” significa riprendersi in mano un momento di saggezza, come il lavarsi la faccia con acqua fredda e tornare a dire “hei, cosa sto facendo”? In altre parole, lo “svegliarsi” dal torpore di una vita truccata, come nel protagonista del film Matrix, Neo, accorgersi di dove veramente sei.

La memetica si occupa di come idee e tracce mentali passano da individuo ad individuo, così come la genetica si occupa di geni e informazioni biologiche che si trasmettono da un individuo verso i propri discendenti.

Come ho potuto evidenziare nel libro “Il Coraggio delle Emozioni”[1], serve coraggio per prendere atto di come siamo fatti, di come funzioniamo, di cosa funziona e cosa non funziona in noi, nelle nostre credenze, anche in quelle più forti, e nelle nostre mappe mentali.

È evidente come une genetica potente e sana sia in grado di generare figli e discendenti potenti e sani. E anzi, i portatori di buoni memi sono molto ricercati.

E se una genetica buona fa bene, e una malata crea organismi malati, perché un bagaglio di idee e tracce mentali dovrebbe mai fare il contrario?

E quando un coach incontra il cliente, durante un colloquio, non fa forse il tentativo di capire la sua memetica per poi intervenirvi?

La cattiva notizia è che la presenza di un bagaglio memetico malato genera disastri nella persona, nelle aziende e in intere nazioni, e non è sufficiente cercare di cambiare un comportamento se i memi sottostanti continuano a lavorare indisturbati. Ad esempio, il “meme aziendale” che dice “la formazione è un lusso” fa a pugni con la tanto dichiarata credenza sul valore dell’investire in Risorse Umane.

La buona notizia è che al contrario, un bagaglio memetico sano fa da amplificatore del potenziale personale – mentre la genetica per ora non è modificabile, la memetica lo è. Con fatica, ma lo è. Un buon coach diventa quindi come un chirurgo, su un terreno delicatissimo, lavorando delicatamente o con forza sulle idee che una persona ha su di sè e sul mondo, applicando inoltre “innesti di memi e rimozione di memi” su come poter meglio raggiungere obiettivi e risultati.

Come se non bastasse per capire l’importanza della memetica, vediamo una differenza tra memetica e genetica: la memetica è in grado di propagarsi quasi istantaneamente. In pochi minuti un’idea può fare il giro del globo. In pochi giorni o mesi un’azienda può essere “invasa” da un meme buono o cattivo, utile (“progettiamo il nostro futuro e diventiamo il riferimento per tutti i nostri competitors”) o distruttivo (es, “sicuramente chiuderemo, a cosa vale impegnarsi”).

Antichi memi recuperati, ad esempio lo slow food – non fanno altro che ripristinare la libertà del prendersi tempo per mangiare, niente di speciale, ma rivoluzionario. Sono idee recuperate – nel caso, dalla realtà contadina rurale. La new age riprende lo spiritualismo che troviamo in ogni antica religione, ma unendolo a memi di forma più tecnologica (supplementi alimentari, integratori, tecniche mentali).

Il meme, secondo Dawkins[2], è un replicator di informazioni culturali analogo al gene. Nelle sue parole: “proprio come i geni si propagano da corpo a corpo attraverso sperma o uova, così fanno i memi trasmettendosi da cervello a cervello”[3].

Alcune analisi rese possibile dalla memetica:

Nelle società: come si è diffuso l’odio verso gli ebrei durante il nazismo. Da dove è nato è come ha fatto a diffondersi, propagandosi da persona a persona?

In azienda: come faccio ad inserire il concetto di “Cura della qualità in ogni istante” in ogni membro, dai reparti produttivi sino al top management?

Nello sport. Per un atleta: come faccio a dissociare le sue gare dal concetto di “ansia” e di “prestazione forzata” e associarli al concetto di “gioia di vivere e di esprimersi liberi dal giudizio”?

Nel Lifecoaching.

  • Quali sono le tue convinzioni profonde sul concetto di “essere una brava persona” che tu stai seguendo ora?
  • Quali di queste ti stanno facendo del male?
  • Quali vogliamo tenere?
  • Di cosa vorresti liberarti?
  • Quali nuove idee dobbiamo assorbire per stare meglio (es, su alimentazione, relazioni umane, tempo per se stessi, tornare a vivere a pieno)?
  • Come fare a far si che queste idee non rimangano solo idee ma diventino poi abitudini e si radichino in te e diventino veramente tue?

Se osserviamo il ROI (Ritorno sull’Investimento) di un percorso di coaching serio, che ti faccia cambiare anche solo una micro-traccia mentale e la migliori, vedremo quanti effetti a cascata si generano, in ogni relazione, in ogni istante, in ogni momento della vita successiva. Questo, penso, vale molto più di un cellulare.

[1] Trevisani, Daniele (2015), Il coraggio delle emozioni. Energie per la vita, la comunicazione e la crescita personale. Milano, Franco Angeli.

[2] Dawkins, R., (1976), The Selfish Gene, Oxford University Press. Trad. it. Il gene egoista, Mondadori, Milano, 1995.

[3] cit. in Trevisani, Daniele (2005) “Regie di Cambiamento“, Franco Angeli.

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Copyright Daniele Trevisani, dal libro Psicologia della Libertà (ed. Mediterranee)