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© Articolo estratto con il permesso dell’autore, Dott. Daniele Trevisani dal libro “Ascolto Attivo ed Empatia. I segreti di una comunicazione efficace. Milano, Franco Angeli

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Nell’articolo di oggi parleremo delle “Means-End Chains“, o “catene mezzi-fini“, strategia che ha l’intento di scavare a fondo nel sistema di credenze dell’interlocutore per poter comprendere le motivazioni che si nascondono dietro alle parole, ai comportamenti e agli atteggiamenti.

Le convinzioni sono il motore del comportamento. Le convinzioni, o credenze, possono essere utili (es, se mangio frutta e verdura mi farà bene) o letali (es, vado forte in auto tanto a me non succederà niente). 

Ascoltare le credenze significa setacciare l’ascolto andando alla ricerca delle convinzioni (beliefs, credenze radicate o periferiche) di cui la persona è portatrice. Le credenze sono in parte consce, ma in larga parte inconsce e non espresse, non verbalizzate. 

Come un vento vorticoso, le credenze attorniano le persone e non gli offrono spazio per guardare oltre. Se guardo una persona sollevare un attrezzo (un peso), penso che non abbia altro da fare che farsi del male, o cerco di comprendere e capire perché lo fa. Molto probabilmente quel gesto meccanico, nella sua visione delle cose, ha il fine di stimolare il muscolo, bruciare grassi, ottenere migliore forma fisica e quindi piacere di più, fino ad auto-accettarsi di più. Benvenuti, siamo in una palestra. Adesso quel gesto fisico assume un senso, o almeno una parte del senso totale. Difficilmente, però, se chiediamo a questa persona cosa stia facendo, dirà: “voglio essere più seduttivo e auto-realizzato”. Molto più probabilmente risponderà: “sto facendo palestra, per stare in forma”. Possiamo quindi dire che dietro ad ogni parola (mezzo), o azione che osserviamo, esiste un fine che possiamo scoprire. La Means-End Chain (catena mezzi-finalità) è il meccanismo basilare attraverso il quale si crea un valore. 

Vediamo un’analisi svolta relativamente al prodotto “yoghurt magro”. 

La catena esposta nella figura vede presenti diverse “promesse” (sulla destra), che il cliente percepisce, associate ad altrettanti “stati” del prodotto (sulla sinistra), sino al punto in cui si trasformano in valori. 

Notiamo: 

  1. un attributo concreto (concrete attribute: bassa percentuale di grasso); 
  1. un attributo più intangibile e derivato, ad esso collegato (abstract attribute: meno calorie); 
  1. delle conseguenze funzionali (functional consequences: un dimagrimento); 
  1. conseguenze psicosociali (psychological consequences: superiore accettazione sociale); 
  1. valori strumentali (instrumental value: maggiore fiducia in se stessi – aumento della self confidence o fiducia in sè); 
  1. I valori terminali e più profondi dell’individuo (terminal values): l’incremento del grado di autostima (self-esteem). 

L’analisi delle Means-End Chains ci illumina su un punto critico: ascoltare le parole, di per sé non significa nulla, finché esse rimangono scollegate da sfere semantiche (aree di significato) ed emozioni che vi stanno dietro.  

Servono almeno 5 “Perché?” per arrivare ad un valore terminale. E spesso di più. 

Le catene mezzi-fini sono anche fondamentali per fare domande in profondità, in un approccio di ascolto attivo. 

Il basso contenuto di grasso di uno yoghurt non è positivo o negativo, può essere entrambe le cose: per un muratore cui servono le energie necessarie ad affrontare un lavoro faticoso, il basso potere calorico è assolutamente negativo, mentre per una modella farcita di immagini mentali di magrezza, ossessionata a mantenere la linea, rappresenta un elemento positivo. La catena sopra esposta può essere una delle diverse catene in azione che creano valore semantico del prodotto, ma soprattutto, è soggettiva. Possiamo anche sbagliare nel comprenderla, soprattutto quando cerchiamo di completarne i nodi con le nostre personali credenze. 

Saper ascoltare in profondità significa arrivare a capire il perché le persone fanno ciò che fanno, e quindi arrivare a capire le loro catene mezzi-fini. Finché non capiamo le catene mezzi-fini attive, non riusciremo mai a guidare una persona in un cambiamento, perché siamo come barche che cercano un’isola circondate da una coltre di nebbia. Ascoltare le catene mezzi-fini significa invece fare luce sui motivi dei comportamenti. Questa tecnica è anche fondamentale per “coltivare motivazione” all’interno di sessioni di coaching, e scatenare la motivazione verso obiettivi positivi. Perché le domande, quando sono attive e in profondità, non sono mai neutre verso il destino. Le domande cambiano le persone. 

"Ascolto Attivo ed Empatia" di Daniele Trevisani

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© Articolo estratto con il permesso dell’autore, Dott. Daniele Trevisani dal libro “Ascolto Attivo ed Empatia. I segreti di una comunicazione efficace. Milano, Franco Angeli

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Oggi ci concentreremo sui 3 errori più comuni che di solito vengono fatti durante la fase di ascolto.

Vista la complessità e varietà di casi e situazioni, è normale aspettarsi che quando facciamo una domanda o ascoltiamo, la mente sia aperta a qualsiasi informazione entri. In realtà possono succedere i seguenti errori prevalenti.

Ascoltare solo per avere conferma di avere ragione. Questioni di dissonanza cognitiva in noi e nel cliente

Questo tipo di ascolto è denominato “ascolto confermativo”, poiché l’obiettivo è solo quello di cercare la conferma di avere ragione, di essere nel giusto. 

Questo ascolto fa scartare molte delle informazioni in ingresso, e soprattutto non fa cogliere quei segnali dubitativi che le persone lanciano tramite micro espressioni, gesti corporei e segnali dei muscoli facciali che possono comunicare disapprovazione, disgusto, o sorpresa. 

È confermato che le persone evitino accuratamente di esporsi a fonti informative che possano disturbare i propri equilibri cognitivi, e portare dissonanza cognitiva.  

La dissonanza cognitiva è un concetto introdotto da Leon Festinger e usato prevalentemente in psicologia sociale per descrivere la situazione di elaborazione mentale in cui credenze, nozioni e opinioni su un certo tema entrano in contrasto tra loro. 

Certe volte preferiamo letteralmente non venire a conoscenza di qualcosa che andrebbe ad alterare ciò che pensiamo sia vero e giusto. 

Ascoltare le persone e le loro dissonanze cognitive è un esercizio fondamentale. 

Naturalmente, lo stesso vale per noi. Quando scopriamo una dissonanza cognitiva in noi, faremo bene ad esaminarla con un supporto professionale di coaching, counseling o terapia, perché “tenersi dentro” delle dissonanze è “tenersi dentro” confusione mentale, e anche dolore. 

Ascoltare utilizzando solo il proprio filtro di opinioni e valori senza accettare che ve ne possano essere altri  

Ascoltare con pregiudizio è un passo di partenza sbagliato. Io chiamo questo tipo di ascolto “ascolto filtrato” ed è normale che accada: quando sentiamo una notizia, la valutiamo in base ai nostri filtri valoriali.  

Quello che è sbagliato, nell’ascolto attivo, è pensare che la persona che stiamo ascoltando abbia esattamente i nostri filtri valoriali, e le stesse nostre mappe mentali, dando per scontate le sue risposte, e adombrandoci quando non assomigliano per niente a quelle che avremmo dato noi. L’ascolto attivo deve essere neutro. 

Nel flusso di comunicazione che stiamo ascoltando, inevitabilmente qualcosa che la persona dirà va contro alcune delle nostre opinioni, persino contro alcuni dei nostri valori, o addirittura è contrario a qualcuno dei nostri principi più solidi.  

Appena questo “contrasto” emerge, rischiamo di irrigidirci e smettere di ascoltare. È fondamentale invece per un ascoltatore avanzato, saper “sospendere il giudizio”, ascoltando tutto il flusso comunicativo.

Ascolto in Cloud 

Partecipare all’ascolto significa sospendere la nostra ruminazione mentale e praticare la presenza mentale, portare la nostra mente “li”, nell’ascolto. Significa ascoltare e basta, spegnendo ogni altro pensiero. 

L’ascolto nella nuvola mentale o ascolto “in Cloud” è invece un ascolto che si pratica mentre la mente si perde in altri pensieri e si deconcentra.  

Consiste in sostanza nel lasciare che l’ascolto rimbombi nella propria testa. È normale che mentre ascoltiamo si aprano pensieri, ricordi, riflessioni. Altrettanto normale è che si creino riverberi interni su quanto ascoltiamo, e altri pensieri.  

Tutti questi pensieri possono formare una “nube” che arriva ad assorbire completamente la nostra attenzione. In questo modo la nostra attenzione diventa auto-centrata, cioè diretta solamente verso noi stessi, perciò, anche se l’altro “emette” parole, queste non entrano realmente nella nostra mente, diventando puro rumore di fondo.  

Questo “ascolto in cloud” o ascolto nella nuvola, può e deve essere spezzato: 

  • da momenti di breve riformulazione (quindi eri a Roma, giusto?);  
  • da domande (in che zona di Roma?);  
  • da momenti di ricapitolazione (Se ho capito bene la storia è andata così…);  
  • da gesti non verbali del capo (come, per esempio, cenni che facciano intendere all’interlocutore che abbiamo capito);
  • da brevi punteggiature para verbali (es, ah, uhm, ok).

Fondamentale è l’assenza di rumori di fondo, di distrattori come televisione, telefoni, chat, e altri elementi di disturbo. È anche possibile dire apertamente “mi sto perdendo, hai parlato di Davide, e poi?” 

Possiamo dire senza ombra di dubbio che la base di una comunicazione in stato di cloud sia il caos, il non capirsi, il disordine mentale, lo stato di entropia comunicativa.

Da questa base di partenza, l’ascolto attivo agisce per inserire maggiore ordine informativo, estrarre informazioni, dati, segnali, emozioni, e coordinarle per trarvi significato. Un lavoro non da poco.

"Ascolto Attivo ed Empatia" di Daniele Trevisani

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L’articolo di oggi, così come quelli a seguire, si concentreranno sull’importanza dell’empatia e dell’ascolto attivo nella comunicazione e nelle negoziazioni. Ciò che leggerete qui di seguito è un’introduzione all’ascolto dei sistemi di credenze del nostro interlocutore. Comprendere le mappe mentali di chi ci circonda, infatti, ci permette di scegliere con cura le parole da utilizzare e apre le strade ad una comunicazione strategica ed efficace.

Le credenze o beliefs sono qualcosa che la persona possiede, e sente propria ben più di un bene materiale. 

Immaginiamo di chiedere ad una persona “cosa ne pensi dello yoghurt al naturale”? E di non sapere veramente niente di quella persona, non averla mai incontrata prima.  

Potrebbe rispondere “buono”, ma in realtà quello che evoca il concetto “yoghurt al naturale” è qualcosa di estremamente più complesso.

Quanta di questa complessità sapremo cogliere? Dipende dalla nostra abilità di ascolto. Questo esempio serve per capire che dietro alle parole si nascondono “mondi semantici”, “mondi di significati“. Lo yoghurt, è solo una scusa per capire come funziona il meccanismo.  

Le mappe mentali che si nascondono dietro alle parole sono il nostro interesse, la nostra ricerca. Le infinità di sfumature e interi universi di significato che si nascondono tra le pieghe delle parole. 

E ci interessa davvero coglierle? Dipende, a volte può non interessarci, a volte, soprattutto nel lavoro d’azienda, può essere ciò che fa la differenza tra il capire un cliente e vendere, e non capirlo e non vendere. La differenza tra fallimento e successo. 

Nell’esempio illustrato qui di seguito si evidenzia la rete semantica che si associa ad uno specifico prodotto: lo yoghurt intero, non scremato. 

Questo è letteralmente “ciò che ha in testa” quella persona, la sua “rete semantica”. Ed è questo il concetto che ci interessa, oltre lo yogurt. 

Una convinzione è un’idea su “come funzionano le cose” che viene accettata come se fosse vera o reale. 

Le reti semantiche toccate dal “prodotto tradizionale non scremato” sono ben lontane dalla valutazione puramente alimentare. Esse infatti vanno dal “ricordo dei vecchi tempi”, al senso di fiducia, dalla possibilità di avere più energia per lavorare sodo, sino al senso di felicità ed armonia interna. 

Se compariamo la mappa precedente con quella di un prodotto molto più “problematico” (yoghurt modificato geneticamente) capiamo come le mappe percettive consentano di far emergere le percezioni di prodotto e le barriere semantiche

Il prodotto geneticamente modificato si carica di paure, sfiducia, senso di immoralità. Vengono alla luce componenti valutative “organiche”, psicologiche (dissonanza tra innaturalità biologica e armonia interna) e valutazioni sociali e culturali, sino alle responsabilità per il benessere dell’umanità: a cosa contribuisco con questo acquisto? Che valori supporto?  

La scelta smette di aver a che fare unicamente con il prodotto come “cibo” ma assume una connotazione densa di valenze culturali, etiche e sociali (cosa faccio mentre acquisto, chi finanzio, che distanza di valori c’è tra me e loro). Il percorso valutativo agisce indipendentemente dal valore economico del bene, e si correla altamente al valore simbolico assunto dall’atto d’acquisto. La consapevolezza di quali siano le reti semantiche “attive” nel cliente è un tema centrale dell’ascolto delle credenze. Ascoltare le credenze e convinzioni è fondamentale anche per capire cosa motiva le persone. Sia gente comune che grandi campioni formulano credenze, che si ripetono come paradigmi di verità, e nel corso del tempo diventano la loro realtà. 

"Ascolto Attivo ed Empatia" di Daniele Trevisani

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Il T-Chart come strumento di analisi nel Coaching, Counseling, Terapia, Leadership

La valenza del T-Chart è sia avere uno strumento pratico per indirizzare l’ascolto che, come vedremo, uno strumento che si presta ad azioni precise di coaching, counseling, leadership, motivazione, sviluppo personale e professionale.

La nostra filosofia di ascolto intende esplorare come ed in quali situazioni il rapporto tra ascoltatore e ascoltato possa subire una radicale trasformazione.

Ci interessa arrivare una condizione che permetta all’ascoltatore di fare “domande potenti” per arrivare a divenire “illuminatore di percorsi risolutivi” – all’interno del T-Chart – percorsi che portano il cliente o interlocutore verso una maggiore consapevolezza dei propri pensieri ed un miglioramento sostanziale della propria prospettiva temporale.

L’ascolto assume connotati molto diversi in funzione dello scopo.

Se voglio sapere come è andata una vacanza di un amico o familiare, non andrò mai nel futuro positivo e nel futuro negativo, ma starò possibilmente sull’ascolto attivo dei momenti del passato recente. Come è andata la vacanza? Cosa avete visto di bello? Cosa hai mangiato di buono? E tra di voi come è andata? Ci sono stati degli episodi che mi vuoi raccontare? E via così.

Sarà quindi un ascolto concentrato sul passato, dove io applicherò un atteggiamento di empatia per capire non solo i nomi dei luoghi visitati ma anche e soprattutto gli stati d’animo, le emozioni, i vissuti, e le storie.

Esaminiamo invece il colloquio di coaching: Quali sono i tuoi obiettivi? Che goal vorresti raggiungere? Quando li vorresti raggiungere? Con l’aiuto di chi li potresti raggiungere? E via così. generalmente un colloquio tutto spostato al quadrante a destra in alto, orientato agli obiettivi futuri partendo dall’”ora”, e all’inquadramento delle prossime sfide e strategie migliori per esse.

Che si tratti di sfide aziendali, sportive o esistenziali, saremo in un T-Chart che parte sostanzialmente dal presente e si prolunga in un futuro positivo. Questo futuro può essere persino “aspirazionale”, lontano, per poi arrivare a trovare i primissimi “step praticabili, le azioni che possiamo fare, da subito, per dare corpo alla strategia.

Se parliamo invece di un colloquio psicoterapeutico, esso probabilmente partirà dal “Come ti senti ora? Cosa non va nella tua vita? Cosa ti porta a sentirti insoddisfatto, o infelice? Di cosa vorresti parlarmi? (in genere domande che traguardano il lato negativo).

I dati emergenti sono soprattutto legati ad un vissuto negativo, il cliente medio non va da uno psicoterapeuta per raccontare i suoi successi e vittorie, ma in genere, ha bisogno di esaminare un trauma, una fobia, uno stato di ansia o di panico, o un disagio esistenziale.

Il T-Chart partirà quindi dal “qui ed ora” per andare indietro nella zona del passato negativo, a caccia di eventi e modelli di pensiero di cui però la persona dovrebbe liberarsi, e che si stanno probabilmente trascinando nell’oggi.

Distinguere che tipo di ascolto stiamo praticando, con il T-Chart, è anche visivamente molto chiaro.

Grazie a questa  rappresentazione grafica, siamo ora in grado di comprendere meglio quali sono le specificità di un certo tipo di ascolto.

E se pratichiamo un approccio di tipo olistico, possiamo anche visualizzare il fatto che, risolti alcuni aspetti legati al passato, ora compreso ed esaminato, possiamo poi spostarci verso il futuro, per non stare solo in un “angolo del lamento” ma entrare in un “laboratorio di costruzione del futuro positivo.

Ogni professionista, in base alla Scuola di appartenenza, utilizza un modello più o meno centrato su uno dei quadranti, e persino su più quadranti.

L’importante è sapere che cosa vogliamo ascoltare, che cosa vogliamo esplorare, e che fine abbiamo. Se il fine è curare, o aiutare ad elaborare una strategia di gara, o lavorare su una relazione matrimoniale, o sullo stile di leadership. La chiarezza è tutto.

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© Article translated from the book “Strategic Selling: Psicologia e Comunicazione per la Vendita Consulenziale e le Negoziazioni Complesse” (Strategic Selling: Psychology and Communication for Consulting Sales and Complex Negotiations) copyright Dr. Daniele Trevisani Intercultural Negotiation Training and Coaching, published with the author’s permission. The Book’s rights are on sale and are available. If you are interested in publishing the book in English, or any other language, or seek Intercultural Negotiation Training, Coaching, Mentoring and Consulting, please feel free to contact the Website on Intercultural Negotiation

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Today’s article is about the importance – for negotiators – of having an analyst’s mind to observe, analyse and understand what happens around them, grasping all meanings behind words and gestures.

The world of sales and marketing is made up of choices. 

As Mick notes, “the macromarketing system is, to a large extent, the function of many micro marketing decisions made every day.” 

And, for every micro-decision, our mind must be prepared to carry out quick, sometimes even immediate, analyses. 

Complex selling can be considered as the function of many micro and macro behavioural and strategic skills (such as the ability to conduct a conversation, observe non-verbal details, doing scenario analysis, planning and creating projects and reports, etc.). 

The analyst’s mind does not stop at deskwork, but can be found in every contact, in every handshake, in every meeting and in every analysis. 

Nothing is overlooked. 

It also includes macro skills, such as the ability to carry out socio-economic analyses, to design complex plans, to process data, to carry out an entire scenario analysis and to set up a strategy. 

No one can expect to conclude deals or create complex projects without having, or developing, a deep analytical attitude or an “analyst’s mind“. 

An analyst always asks himself “why”. He notices signs and symptoms, develops hypotheses, looks for more information, researches, wants to understand. 

This attitude, called strategic empathy, includes different levels of understanding, a strategic attention to the client

  1. behavioural empathy (understanding all behaviours of the company/client, with whom we want to work and interact), 
  1. cognitive empathy (understanding how other people think), 
  1. emotional empathy (understanding other people’s emotional state),  
  1. relational empathy (understanding others’ relationships network). 

Let’s think about the opposite: 

  • we do not understand others’ behaviours and we cannot grasp their meaning, 
  • we do not understand the reasons of what is happening,  
  • we do not understand what role the other party is playing, 
  • we do not understand how other people think and we believe that they think exactly as we want them to think according to our logic. 

Let’s also imagine what it means to carry the burden of emotional insensitivity, the inability to grasp emotional nuances or to understand if the person we are dealing with is sad or happy.  

Let’s imagine what it means to be indifferent to how and why the person in front of us reacts to a choice – or to some aspects of the project we are developing – in a certain way, instead of another, without being able to understand what worries him/her, or what interests him/her. 

And again, let’s think about the problem of cultural gaffes that can offend a foreign executive, whose position is extremely important for the success of the deal. 

Another major issue concerns the insensitivity towards the decision-making framework, the power relationships, the power matrix, the risk of not understanding whether we are dealing with a real decision maker or with a simple emissary, an influencer, or with someone who has no power. Wasting time is not pleasant for anyone. 

the lack of an analyst’s mind can lead us to lose sight of people and corporate roles that we should involve in projects, even though we are completely neglecting them, and, even worse, to take inter-relationships for granted, for example we do not understand that there is a gravity centre (key concepts and people) in every purchase, in every decision. 

A large part of complex negotiations consists in “attracting” decision-making gravity centres, and in the ability to manage personal meetings and develop human relationships. 

In this difficult world, only knowledgeable people and people who have an “analyst’s mind” can penetrate hostile systems, identifying priorities and the “moves sequence” that can help them shift the decision-making balance in their favour. 

People who have an analyst’s mind ask the following questions:  “Why are you saying this?”, “Why are you saying this now?”, “What lies behind this question?”, “Why is Dr. X… not present at this meeting, while he was present at the other one? “,” For what reasons could they say no to us? “,” What unique products can we offer? “. Obviously, there are many other questions, but they are never stereotyped, never the same. 

For complex projects, an overview ability is needed to understand all relationship systems. 

grasping the meaning of a macro-project, understanding when it’s time to have a meeting, identifying what critical information are needed (Info-Gap) and examining negotiation’s micro-details are all part of the overview skills. 

Micro-analysis skills are equally essential (e.g. understanding how a phone call, a meeting, a handshake, a glance or a gesture is managed). After that, we can focus again on macro-details and, when needed, rethink an entire strategy. 

In other words, business successes depend not only on great strategies, but also on the ability to achieve results in every single sale and become proficient in every single conversation that is part of the sales line. 

The sales action line, as well as the action line of negotiations, require specific sensitivity: we must be sensitive to “holistic” communication, where every action, behaviour, or non-action has a meaning. 

We must develop and improve this sensitivity through daily practice, contact after contact, negotiations after negotiations, meeting after meeting, phone call after phone call, etc. 

This ability is useful in any situation and can help us understand the place where we must park near the client company, if we must open the door to someone or not, if we must offer a coffee or a gift, etc. 

Strategic sales and complex negotiation professionals have a way of working that is also a way of being. 

Corporate titans and small businesses must continuously face “moments of truth” in their Business-to-Business negotiations with distributors, suppliers, sales networks, corporate buyers, such as face-to-face meetings, discussions, emails, presentations, answers to questions, etc. 

For each of them taking care of their relationship skills and of their personal skills of analysis and communication is essential and can help them develop large projects and important sales. 

"Strategic Selling" by Daniele Trevisani

© Article translated from the book “Strategic Selling: Psicologia e Comunicazione per la Vendita Consulenziale e le Negoziazioni Complesse” (Strategic Selling: Psychology and Communication for Consulting Sales and Complex Negotiations) copyright Dr. Daniele Trevisani Intercultural Negotiation Training and Coaching, published with the author’s permission. The Book’s rights are on sale and are available. If you are interested in publishing the book in English, or any other language, or seek Intercultural Negotiation Training, Coaching, Mentoring and Consulting, please feel free to contact the Website on Intercultural Negotiation

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Today, I would like to talk about the increasing importance of face-to face communication and the supremacy of the human factor in negotiations, that force us to analyse our interlocutor’s mental framework and to create helping and winning relationships with our clients.

The mental approach of professional communicators and negotiators is completely focused on the objectives that must be achieved through the evaluation of the interlocutors’ mental framework

Nobody can talk to a wall. Professional communicators, salespeople and negotiators talk “with” someone, they have to deal or negotiate “with” someone. They must understand how the other person thinks. 

As an expert in Senior Sales Coaching, Antonio Greci, argues: 

  1. Strategic Selling is a way of being. 
  2. Strategic Selling is not a procedure. 
  3. Strategic Selling professionals can be recognized by the fact that they listen deeply. 
  4. The main talent of those who practice Strategic Selling is to be naturally empathetic. 

The presence of “other people” therefore forces us to become analysts and to understand: 

  1. if we are dealing with a person or company who has a strong propensity to plan or not;
  2. if our interlocutor is looking for a quick and immediate remedy, moved by urgencies, or if he/she is in no hurry; 
  3. if we are dealing with materialistic or narrow-minded people or with deeply humane people; 
  4. if we are working with someone looking for a pure personal advantage or with someone who’s looking for his/her company advantage, or a mix of both;
  5. which benefits our counterpart seeks for himself/herself and which benefits he/she seeks for his/her company. 

It is equally essential to understand if there is only the possibility to sell a single product or if – on the contrary – we will be able to create the conditions to become a continuous and trusted supplier, the multi-year partner of a customer with whom we are going to create long-term projects. 

Some clients act instinctively, even irrationally, other clients think with cold logic. 

Concerning all these variables, we cannot take the buyer’s psychology for granted. Each buyer possesses a psychological profile to frame. 

In fact, we can deal with non-planning-oriented people, whose time perspective is limited to the day after, or with long-term oriented people, who work not only for themselves, but also for those who will follow them in the company and in life. 

The former do not ask themselves what the long-term consequences of their choices will be. The latter do. 

Negotiation can be considered as a meeting with human variety. 

We need to get into the right mindset to deal with any kind of mentality, to meet any kind of attitude, culture and values. Otherwise, we would be able to negotiate only with a certain type of customers and not with others. This concept of “communicational stretching” helps us being effective with different types of customers. Here lies the flexibility of professional communicators and negotiators. 

A gear manufacturer who wants to sell products to a machine manufacturer certainly cannot think of resorting to television advertising in prime time, “aiming” at 10 million viewers, hoping to find among them 3 or 4 important decision makers, like purchasing managers and executives of that company.  

Every business can take two main paths:   

  1. advertising communications, which is often expensive, conformed and based on enormous budgets. It is the result of a mirage made of useless senseless sparkles; and   
  1. – especially in Business to Business – the choice to train as professionals in the field of interpersonal negotiations and human meetings, made of real people.  

For most companies and organizations, it makes no sense to invest in a large-scale advertising. We need to learn how to get the attention of decision makers. A more focused approach is needed.  

Advertising is not useless, it is a tool used in very specific cases, but it should not be confused with communication in a broad sense. They are two legs with which companies run: the leg of advertising is often beautiful and massaged, while the leg of human communication and negotiation is usually amputated.  

We are surrounded and pestered by advertisements, by messaging technologies, to the point of nausea. We have been filled with lies and empty promises, and we do not trust anything and anyone anymore, but we have good reason to be tired.  

For this reason, the importance of the human factor and the human encounter started growing again: looking into each other’s eyes, wanting to understand who we are dealing with, has become essential to build projects that really matter. 

The business of the future is the result of projects that companies carry out together with other companies, through people in flesh and blood. This is the return of human supremacy. 

Working in partnership with customers is a challenge. It means building tailor-made projects for customers from the beginning, having the ability to offer uniqueness, specific advice, quality and, above all, “added relational value” that makes the difference between us and others. 

The world of face-to-face business human meetings is more “real” than advertising and much more frequent for small, medium and large companies. Since it is a daily occurrence, it is essential for companies to train on this topic. 

The fate of projects destined to change entire companies and the future of their staff and families is decided by the skills of a few people in a few hours of negotiation. 

There, on the “stage” of sales and negotiations, the fate of companies is at stake, but, whatever happens, we want to remain on this “stage”.  

"Strategic Selling" by Daniele Trevisani

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In the following article I would like to introduce the concept of the “Get-Ready Mindset”, explaining the importance of an adequate preparation both on self-analysis and on the analysis of other people’s way of thinking and behaviours.

It is not easy explaining in a few words what the Get-Ready Mindset is, but I will try to do so by using a metaphor: it is the preparation work that boxers, karateka, or kickboxers do before facing an important match. 

This preparation consists of studying the opponent’s moves, analysing the videos of his/her fights and any possible material concerning him/her, such as what fighting styles he/she may know, his/her masters, his/her preferences, his/her previous defeats , who defeated him/her and how, what are his/her winning strokes, with whom he/she trains, etc.. It includes studying his/her resume, his/her history and the way he/she moves, searching for his/her strengths and weaknesses. 

After having analysed the “other”, it’s time to analyse ourselves:  

  • what are my strengths?  
  • What can I do to improve myself?  
  • Is improving a certain aspect of myself useful or useless?  
  • On what specific development should I focus for that meeting? And how do I convert all this into a training plan? 

We then proceed with building specific combat strategies and techniques. We create a road map, test the progresses made and the state of preparation on the ring with sparring partners. 

This training is related both to fundamental skills (strength, endurance, speed) and to specific techniques. No detail must be overlooked. 

This preparation combines strategy with hard daily gym training, made up of sweat and fatigue, so as to automate the techniques that are going to be used in the match. The best schools do not disregard athletes’ mental training, but they work on focusing and relaxation techniques and on the search for the most profitable mental state, which keeps away the “background mental noises” allowing athletes to be at their best. 

In fact, in every meeting, as I have been able to highlight in the intercultural negotiation field, it is important to know how to keep the background mental noises out of the arena, the retro-thoughts that can weaken us, making us lose tactical clarity of mind and situational awareness (Mental Noise Theory). 

In companies, as well as in sports, one must not rely on destiny or on the hope of being lucky, but on preparation, because that is the only way to strengthen ourselves, to rise to the challenge and to be able to face it. 

And again, a lot of sparring, simulation and training activities must be combined with the indispensable courage that facing challenges that can be lost takes.  

Sales and negotiation in complex environments require specific trainable skills: strategic analysis and communication psychology. In other words, high-level skills. Nothing that can be stereotyped or memorized. 

Just as the fighter prepares himself/herself in the gym, the negotiator can prepare himself/herself through role-playing and simulations. Just as the fighter analyses his/her opponent, mapping his/her strengths and weaknesses, companies can do the same to be ready for strategic meetings. 

We will explore each of these topics in detail. Effective preparation for strategic sales and complex negotiations concerns some very important points: 

  1. The inner will to adopt a consultative approach, with all its consequences: consultancy behaviours, an analytic attitude and a strong psychological and communicational training that can support one’s methods and actions; 
  1. the self-knowledge:  the knowledge of one’s strengths and weaknesses, combined with the full awareness of the value mix that a person, or a company, can create for customers or stakeholders, with whom they must deal; 
  1. the knowledge of others”: their vulnerabilities, their decision-making mechanisms, their balances and imbalances, their dissonances, the problems that can create a state of need or necessity in them, the drives and tensions capable of triggering them to purchase, while bringing us to the positive closing of a negotiation; 
  1. the spaces, options and ways of relating that lead to success, the traps that can cause our failure, the pitfalls, the lines of action and the sense of the “journey”, that must be undertaken to reach the goal by building the right path, step by step. 

"Strategic Selling" by Daniele Trevisani

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In the following article we are going to introduce the importance of negotiation preparation, focusing on professional training.

In the business field there is a lot of confusion about what training is. Some people think that it is possible to prepare negotiators and salespeople through a couple of hours of theoretical lessons based on abstract theories and concepts, relying on university professors who have never sold anything in their life. 

Others rely on people who make them walk on fire, telling them that this will lead them to dominate the universe, with the practical effect of burning their feet, or drag them into sales meetings where they will have to sing and dance like poor delusional morons. 

Others rely on renowned consulting firms to carry out their assignments, hoping to solve the problem (since they have got trained negotiators and salesmen) by turning to alleged Gurus who show sparkling slides, effective phrases, authors with exotic and famous names. Useful, but insufficient. 

Others focus on the “do-it-yourself” method, making young people flank with senior sellers, without filters, with the practical effect of propagating and disseminating all their mistakes for generations and generations. 

A strong “awareness” is more needed, than a classic training, something that goes beyond stereotyped rules, for example:

  • learning to observe how we react to other people’s communications and how our internal dialogue works; 
  • understanding how to examine a conversation and grasp its strategic moves;
  • preparing to be an analyst. 

Serious training is a very strong form of learning. It starts with a self-analysis that no PowerPoint can replace, and allows us to come to terms with who we really are. 

Unlike those seminars held by “training shops”, a good deep coaching (personal coaching or team coaching) can help the person and the team to pay attention to what previously eluded them, and this has nothing to do with a classic training. 

We need to help people to act like professionals, to “think” like professionals. The search for Human Potential, hidden in every person, is neither easy nor immediate, and we all know it very well. But, sometimes, we look for shortcuts that do not exist. 

There are many situations in which communication changes things. 

We can have a job interview, that can represent a turning point in life, where we have to show who we are and prove what we are worth. 

The effects of every word and every gesture will be decisive. 

Effective communication can also solve the problem of finding a financier for a project, or make a dream come true. 

Many situations, one common denominator: the result of communication and negotiation activities changes life. Facing this intriguing world requires the examination of many variables. But let’s first look for a common trait and reflect on the few certainties we have. 

A first basic awareness is the need for great seriousness in those who work in the world of communication and complex negotiation: being aware of the fact that professional changes – changing-life effects – depend on the results of strategic negotiations. 

If negotiations are well managed, they can lay the foundations for a better future. On the contrary, if they are badly managed, they can cause enormous damage. 

A second certainty is related to the fact that a specific training is needed to communicate well. As a matter of fact, negotiations require a mental preparation: we must use all our mental resources, managing negotiations as professional and strategic activities (mental approach of the Get-Ready Mind Set), without neglecting any detail. 

A third certainty is linked to the need of taking care of the seller’s (negotiator or communicator) “machine”, even before worrying about its external performance. A person who’s feeling well, full of physical and mental energies, will have an excellent chance of expressing his/her communicative potential as well. Conversely, a physically debilitated or exhausted person, who’s also psychologically tired or feels out of place, will only make continual mistakes. 

As an important Italian psychologist and advisor, coach of the Italian national freediving team and freediving world champion, points out: “when you “immerse yourself” in relationships and negotiations you come into contact with yourself and your own subconscious, as a free diver does. 

Reasonable or unreasonable fears, conscious or subconscious anxieties or inconsistencies may emerge. 

If they block us, slow us down, we will suffer many negative effects. 

On the contrary, a person who keeps working deeply on himself/herself can “dive” safely both in water and in the most difficult negotiation, keeping his/her composure, despite the difficult environment, without losing his/her emotional awareness. 

"Strategic Selling" by Daniele Trevisani

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© Article translated from the book “Strategic Selling: Psicologia e Comunicazione per la Vendita Consulenziale e le Negoziazioni Complesse” (Strategic Selling: Psychology and Communication for Consulting Sales and Complex Negotiations) copyright Dr. Daniele Trevisani Intercultural Negotiation Training and Coaching, published with the author’s permission. The Book’s rights are on sale and are available. If you are interested in publishing the book in English, or any other language, or seek Intercultural Negotiation Training, Coaching, Mentoring and Consulting, please feel free to contact the Website on Intercultural Negotiation

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Communication and negotiation are very delicate areas of human existence. Successes and failures, victories and falls, as well as the possibility of making dreams and ideals come true, depend on communication skills and that’s why the following articles will revolve around the tools for building our future: communication, strategic selling and complex negotiations.

Our desires, our human and professional aspirations – the ideas we would like to realize – our own life projects, etc. are all linked to this often-unexpressed ability to communicate, a latent skill, a flower to be made bloom. A skill that we rarely cultivate and study. 

It represents one of the most precious power of human nature: being able to express and share feelings, ideas, thoughts, visions, dreams, projects. 

Here below I would like to make a few examples related to the vital importance of communication skills: 

  • a diplomat or an officer have the lives of thousands of people on their shoulders when negotiating peace; peace and war have always been linked to misunderstandings, lack of communication, negotiation successes or failures; 
  • when an executive negotiates a decisive sale, he/she builds the company’s future; in fact, it also influences the future of the families of those who work in the company. His every move, his every action will have a consequence. 

The vital importance of these skills is not a metaphor, it is something tangible, real. We bumped into it in every job interview, where we were more or less good at presenting our strengths, more or less good at understanding who or what others were looking for, and why. 

The negotiation work is certainly not limited to the business level. 

The importance of communication skills can also alter (for better or for worse) the course of one’s love life; it can bring us closer to the people we love, or create distance, it can generate understanding or misunderstanding, passion or sadness, joy or pain. 

On one hand, good communication can give life to friendships and relationships that last a lifetime, but, on the other hand, bad communication determines the malfunction or irreparable breakdown of human and professional relationships. 

For every human being, the ability to communicate emotions, to open up to others, without letting these emotions being suffocated in an inner mental rumination, is a main factor of physical and mental health. 

Communication skills can even determine life and death, such as in military negotiations or for hostages’ release operations. 

In the business field, the abilities to analyse, present and listen are the core of every sales and partnership project and the heart of every complex negotiation. 

In this context, details also matter, for example: 

  • understanding who the real decision makers are, can change the life of a company; it may or may not let you win a competition, a tender, or the heart of a key customer; 
  • a typing error in an offer’s crucial point can produce a sense of carelessness and raise evaluation barriers, making the sale more difficult; but again… 
  • being distracted in the listening phase can make us lose important “signals” expressed by the interlocutor; 
  • catching or not catching a glance or a facial expression of approval or disapproval is also crucial. 

Concerning negotiations and human relationships, It is an exceptional achievement to understand each other, break the barriers of incommunicability, find ways to achieve cooperative success, and grow together. 

In fact, communicators, professional negotiators, salespeople, represent an active part of society and “put many things into motion”. Without them, companies cannot live. 

A company, where there is no one capable of selling, is a company on the edge of the abyss. All salaries come from a single source: sales. 

We must therefore prepare ourselves: the key is to develop our communication skills and support others’ growth. 

Communication skills must become a real asset (strategic resource) and not a weakness to be covered by discounts, rebates, humiliations, concessions and losses. 

This is why we must act with a fighting and strategic spirit, with a ready and resolute mind – an analyst’s mind – and “legs” ready to meet people everywhere. 

An ancient phrase, expressed by a Japanese Samurai, offers us a beautiful representation, which explains this attitude in a few words: 

Kenshin said: “Fate is in heaven, the armour is on the chest, the result is in the feet” (from the work “Cleary, Thomas. The Mind of the Samurai” by Adachi Masahiro, written from 1780 to 1800) 

The words of Samurai Masahiro help us understand that there are many areas of life that we cannot dominate, and others that are in our hands and that we must manage both personally and as a team. 

Kenshin’s “paradise” refers to global scenarios, for example the choices of the competitors, our armour is our preparation, our feet are the actions we choose to adopt. 

To conclude, we must absorb the fighting spirit proposed by Masahiro and adapt it to our purposes and our profession. 

There is no doubt that operating in sales today means having courage.

The courage of someone who goes out with a suitcase to win over a customer. 

The courage of those who face the world, of those who enter different cultures, new and unknown companies, of those who fight against stronger, more funded or powerful competitors, the courage of those who move on the front line. 

And even greater courage is needed to direct people, standing beside those men and women who work in the front line, especially in times of difficulty and greater need. 

This is leadership. This is a way of life. 

Negotiation is certainly a difficult game, but not a gamble. Serious negotiation never aims to produce free damage to the counterpart, but it is based on building “helping relationships”, that create value for all, and “winning relationships“, that benefit both parties. 

This also applies to marriage, where two people succeed in setting their own spaces of freedom for personal interests (sports, culture, gardening, travel, etc.), without letting marriage become a cage, but rather a springboard that can give power to both. 

This also applies to companies, when, thanks to a good negotiation, a project emerges, that no one, alone, would have been able to create. 

No result, however, is achieved by magic. We need negotiation activities and painstaking work to clarify roles, and roles boundaries. Relationships must be cultivated if we want to reap the fruit of our labour. 

In our everyday life we can negotiate consciously or unconsciously: for example, deciding which film to watch with friends can be considered a negotiation. In projects between companies, negotiation takes on an amplified, enormous importance, and can last for months. Months during which we must never loose our focus on the result. 

These needs require adequate training. 

Communication starts from a main need: the need to enter a relationship, to get in contact with someone or something, and – for those who work with negotiation on a professional level – preparing as professionals is the least that can be done. 

We have been negotiating since we were born, and we will do so for our entire life. 

"Strategic Selling" by Daniele Trevisani

© Article translated from the book “Strategic Selling: Psicologia e Comunicazione per la Vendita Consulenziale e le Negoziazioni Complesse” (Strategic Selling: Psychology and Communication for Consulting Sales and Complex Negotiations) copyright Dr. Daniele Trevisani Intercultural Negotiation Training and Coaching, published with the author’s permission. The Book’s rights are on sale and are available. If you are interested in publishing the book in English, or any other language, or seek Intercultural Negotiation Training, Coaching, Mentoring and Consulting, please feel free to contact the Website on Intercultural Negotiation

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Articolo estratto dal testo “Il potenziale umano – Metodi e tecniche di coaching e training per lo sviluppo delle performance” Copyright FrancoAngeli e dott. Daniele Trevisani.

Lo stato di flusso (flow) è caratterizzato dal procedere di una azione o serie di azioni che “scorre liscia”, in cui tutto avviene perfettamente (non necessariamente senza ostacoli, ma spesso con ostacoli anche forti che vengono superati), in cui vi è la netta sensazione di controllo sugli eventi ed un senso di euforia e potenza accompagnato da una forte felicità interiore e benessere. 

La condizione che ne deriva è simile all’esperienza di qualcosa che scorre bene, un fluire (flow experience) che si deposita in memoria e al quale si può imparare ad attingere per migliorare se stessi, il proprio benessere e le prestazioni/esperienze future.

Lo stato di flusso non è una condizione puramente atletica o prestazionale, ma essenzialmente esistenziale.

Può entrare in ogni condizione di vita, negli elementi e momenti più vari, quali l’esperienza di leggere un libro o di vedere un tramonto o di conversare attorno ad un tavolo, sciare, giocare a calcio, combattere, meditare, o nell’insegnamento, o nel sesso. Ogni stato esistenziale può essere vissuto in condizione di flusso.

Lo stato di flow può essere sperimentato dagli atleti durante alcuni allenamenti (non in ogni momento, e non da tutti gli atleti). Può emergere anche nella vita di relazione, in un comunicatore durante un discorso (o docente durante una lezione), nel momento in cui senta che il pensiero fluisce con energia, l’espressività si sblocca, si apre un magnetismo speciale sulla platea e il pubblico lo segue intensamente. 

Ancora, può sperimentare lo stato di flusso una coppia, durante atti amorosi o momenti particolarmente romantici, o in atti sessuali vissuti come scambi di emozioni e non come prestazioni ginniche. Ancora, può sperimentare questo stato un terapeuta che riesca a stabilire una netta empatia con il cliente e a far emergere qualcosa di buono (scoperte, insights), durante la seduta.

In campo sportivo, osserviamo un brano è utile per analizzare come lo stato di flusso sia aiutato da rituali preparatori, e capire quanta “presenza mentale” sia raggiunta dall’atleta in questo stato. Si evidenzia inoltre la grande capacità di “contatto con se stessi”, di auto-percezione:

I Quadricipiti secondo Rühl. Esercizio n. 1: Squat.

Quando sento di essere riscaldato a fondo e sono ansioso di cominciare, vado dritto alla rastrelliera per gli squat, senza pensare ad altro che alla percezione di decine di chili sulla schiena e a contrarre i quadricipiti scendendo fino al pavimento, gonfiandoli fino a farli raddoppiare di volume. 

Mi assicuro sempre di controllare bene il movimento, di tenere la schiena dritta e gli addominali tesi. Non mi sbilancio mai in avanti né utilizzo la zona lombare come leva. Salendo e scendendo, spingo il carico sfruttando il perfetto asse di potenza che attraversa il centro del torace, il centro del bacino, il centro dei quadricipiti e il centro dei talloni. Nel primo set cerco di ottenere un forte bruciore muscolare, per assicurarmi di aver stimolato la zona giusta, eseguendo anche 30 ripetizioni se necessario.

Dopo aver allungato e strofinato i muscoli per eliminare in parte l’acido lattico, aggiungo un’altra piastra per lato e ricomincio daccapo, sempre in con una tecnica di esecuzione perfetta, per inondare i quadricipiti di sangue. Nel frattempo, Marc Arnold, mio amico di lunga data e training partner, continua ad urlarmi di rimanere dritto, di tenere i muscoli contratti, di pompare, di fare un’altra ripetizione. Se c’è qualcuno che riesce a darmi la spinta giusta, quello è Marc.

Ora il tempo e i numeri non esistono più. Continuo semplicemente ad aggiungere pesi e a contrarre i quadricipiti, scendendo molto, in modo da sentire la forza sempre più esplosiva nei muscoli interessati. Tra un set e l’altro, me la prendo comoda: non passo al set seguente se prima non riesco a percepire di nuovo i quadricipiti e a sentire che c’è ancora spazio per un nuovo afflusso di sangue. Seguo questo schema per almeno dieci set, spesso dodici, fino a raggiungere il cedimento dopo tre ripetizioni nell’ultimo set. A me piace allenarmi così[1].

“Ora il tempo e i numeri non esistono più”, sostiene il campione mondiale Rühl, e da quel momento inizia lo stato di flusso. 

Questa esperienza di perdita completa del senso del tempo e dello spazio, l’immersione totale nell’esperienza, assume tratti comuni e trasversali sia nelle attività sportive ad alto tasso di “passione e immersività” così come può prodursi in attività lavorative, o in attività creative (dipingere, suonare), sociali (stare assieme, conversare), sentimentali (sognare assieme). 

Può riguardare sia attività fisiche in rapido movimento che attività statiche quali l’ingresso in una meditazione profonda e ben riuscita, o attività di modesta entità fisica ma alta passionalità, quali una partita di carte.

Si può sperimentare lo stato di flusso durante la scrittura di un libro o di una lettera, o la stesura di un disegno, quando parole, segni ed idee sembrano uscire da sole senza sforzo. Al contrario, il blocco del flow viene vissuto come la “pagina bianca” (il vuoto da cui non si sa come muoversi) o una “pagina nera”, densa di ansia, di emozioni negative, in cui ogni gesto costa fatiche immense, e persino l’inizio sembra opera ciclopica.

Il flow può essere vissuto anche durante un momento di abbandono completo ad un massaggio, in cui il tempo sembra fermarsi. I pensieri estranei e le ruminazioni mentali che interferiscono con la concentrazione sull’atto, impediscono al flow di manifestarsi. Imparare a bloccarli per vivere a pieno le esperienze è difficile ma può essere appreso. E tutto questo è complicato dal fatto che non si tratta di un apprendimento che si ottiene una volta per tutte. Esso può sparire in determinate condizioni e rilasciare spazio al pensiero invasivo e alla ruminazione mentale che interferisce. 

Apprendere a generarlo anche in condizioni difficili è una vera conquista e un percorso umano sacro per il quale le culture occidentali sono decisamente impreparate. È quindi anche una sfida didattica e pedagogica per un’umanità migliore.

Lo stato di flusso è un “momento magico” che rappresenta più l’ecce­zio­ne che la norma. Vi sono persone che non hanno mai sperimentato lo stato di flusso in tutta una vita, altre che non lo vivono da almeno dieci anni, immersi fino al collo in problemi, in disagi esterni e auto-creati, o da uno stile di vita o approccio culturale/cognitivo sbagliato.

Trovare lo stato di flusso spesso, idealmente all’interno di ogni giornata e prestazione fisica o comunicativa, è l’obiettivo di una pratica energetica e professionale seria che non abbia l’unico scopo di “arrivare a sera in qualche modo”.

[1] Ruhl, M. (2002), Quadricipiti bestiali, Flex, giugno, n. 44, p. 78.

Per approfondimenti vedi:

Cristina Turconi
Executive & Business Coach ICF | Formatrice Aziendale | Facilitatrice Lavoro di Gruppo | Master Practitioner in HPM™ Human Potential Modeling | Consulente e Innovation Manager MISE 

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