Tag

coaching professionale

Browsing

Cos’è l’Ikigai e a cosa serve. Video sul modello Ikigai. Articolo sul tema ascolto avanzato con utilizzo del modello Ikigai immediatamente dopo il video.

  • Anteprima editoriale esclusiva per i lettori del blog, realizzata dall’autore del libro, articolo

    condivisibile, si prega di citare sempre la fonte.

  • © Daniele Trevisani, Volume “L’ascolto Attivo: Metodi e Strumenti per l’ascolto attivo ed empatico”. Anteprima editoriale, Franco Angeli editore Milano, 2019.
  • Per ricevere altri articoli appena escono, iscriversi al blog https://studiotrevisani.it sulla destra in alto, inserire la mail e fare clic su “segui il blog”.

_______________

Possiamo potenziare l’ascolto tramite modelli che ci aiutano a fare domande più corrette e centrate, sia

  1. nel modo (modalità di ascolto) che
  2. nei contenuti (contenuti delle domande).

Se centriamo entrambe, avremo fatto un centro perfetto.

Anticipiamo per questo fine il modello, centrale per questo libro, della “scala dei livelli di ascolto”, che riguarda soprattutto il “modo” di ascoltare.

La scala è esposta nella figura che segue.

Approfondiremo i dettagli di questa scala nel capitolo successivo. Per ora, ci basti sapere che gli strumenti per fare salti di qualità nell’ascolto attivo esistono, e si possono fare enormi passi in avanti, sino a farne uno dei punti di forza della propria vita e cambiare il nostro modo di essere.

L’ascolto è parte della comunicazione, la comunicazione è parte della vita delle persone, e la vita delle persone è parte dell’universo.

Ascoltando, stiamo dando un contributo alla comprensione anche della parte di universo che vive in noi.

Lo sforzo di capire l’universo è tra le pochissime cose che innalzano la vita umana al di sopra del livello di una farsa,

conferendole un pò della dignità di una tragedia.

 (Steven Weinberg)

Come vediamo, si parte dal basso, con un ascolto impreciso, giudicante, agressivo, sino ad arrivare ad un ascolto attivo, empatico, positivo, attraversando tratti intermedi.

Queste sono le modalità di ascolto.

Se applichiamo queste modalità ad un modello, che sia psicosociale o organizzativo, otteniamo un “ascolto modellizzato”.

Il modello su cui ci concentriamo brevemente ora è l’Ikigai.

L’Ikigai (生き甲斐) è l’equivalente giapponese di significati quali “ragione di vita”, “ragion d’essere”, “scopo della vita”. Nella zona di Okinawa l’ikigai è visto come “una ragione per svegliarsi al mattino”, e certamente, “qual’è la tua ragione per svegliarti al mattino” è sia una domanda potente che una domanda che richiede poi empatia potente e ascolto attivo avanzato.

Infatti,

“Tutti, secondo la cultura giapponese, avrebbero il proprio ikigai. Trovare quale sia la ragione della propria esistenza richiede però una ricerca interiore che può spesso essere lunga e difficile. Tale ricerca viene considerata molto importante e la sua conclusione positiva porta alla persona una profonda soddisfazione.

Oltre che aspetti positivi per chi segue il proprio ‘ikigai possono esserci anche aspetti negativi: coloro che vivono la vita con estrema passione rischiano infatti di esserne consumati sino alla degradazione.”[1]

Occorre innanzitutto vedere il modello per capire di cosa tratta.

Lo vedremo prima nella versione ufficiale in lingua inglese:

 

 

 

 

 

I quattro grandi vettori o variabili sono

  1. Cioè che ami (What you LOVE)
  2. Ciò che serve nel mondo (What the world NEEDS)
  3. Ciò per cui puoi essere pagato (What you can be PAID FOR)
  4. Ciò che sei abile a fare (What you are GOOD AT)

L’Ikigai rappresenta il centro perfetto, la condizione che soddisfa tutte le altre condizioni, per cui riusciamo a fare un lavoro che amiamo, un lavoro utile al mondo, un lavoro per cui siamo pagati, e un lavoro nel quale siamo abili.

In psicologia, questa condizione assomiglia molto ad una vita o esistenza in stato di Flow, o Flusso, “il momento magico in cui tutto scorre perfettamente e il tempo sembra svanire”, concetto introdotto nel 1975 dallo psicologo Mihály Csíkszentmihályi poi diffuso in vari campi di applicazione della psicologia, alel performance, allo sport, sino alla a spiritualità, all’istruzione e al lavoro, all’immersività dell’esperienza nella vita quotidiana, alla creatività, e persino alla meditazione.[2]

Nei momenti di flow, tutto sembra funzionare magicamente e perfettamente, nonostante le sfide ci siano e siano anche alte. Possiamo dire che l’ascolto in stato di Flow esiste, ed è reso possibile da una nostra totale “Presenza Mentale” nell’ascolto unita alla presenza mentale dell’altro e alla disponibilità reciproca.

Figura 3 Modello Ikigai, italiano

Notiamo come le intersazioni imperfette, quegli spazi in cui una o più delle quattro esigenze di base non sono soddisfatte, generano diverse tipologie di “stato di vita”, esaminabili nella figura stessa.

Un ascolto potenziato arriva dall’unire il modello della “scala di ascolto” all’Ikigai, come nella figura seguente:

Figura 4 Combinazione tra scala dei livelli di ascolto e modello Ikigai

Avremo quindi domande come:

  • Cosa ami fare nella vita?
  • Cosa pensi serva al pianeta e al mondo in questo momento?
  • Quali sono i lavori per cui puoi ricevere una remunerazione?
  • Quali sono le cose che ti fanno stare bene?

L’ascolto può farsi via via più complesso, come in un coaching manageriale dove vogliamo poter capire in che condizione è una persona rispetto al suo vissuto lavorativo. Quindi ad esempio:

  • Ami quello che stai facendo ora?
  • Pensi che quello che stai facendo ora sia utile?
  • Sei soddisfatto della tua remunerazione?
  • Ottieni gratificazioni sul lavoro, al di la della remunerazione?
  • Come vivi la tua giornata lavorativa?
  • In quali momenti senti che stai dando il massimo sul lavoro con piacere?

E tante altre domande, un numero non infinito, ma decisamente ampio, e allargabile quando poi le risposte possono permetterci di realizzare dei “ganci” su quanto emerge per approfondire e allargare il discorso, o invece entrare nei dettagli con un ascolto selettivo quando troviamo un problema, o centrare un dettaglio emotivo di un conflitto con un collaboratore o un problema di leadership, e applicare un ascolto empatico.

Non importa quanto o quando finiremo, all’inizio. All’inizio occorrono modelli di partenza utili, che ci aiutino a partire con il piede giusto, per poi correggere la rotta strada facendo.

L’ascolto è una delle attività umane più sensibili, l’utilizzo di modelli la potenzia di certo, ma non sostituisce mai la sensibilità umana che serve per praticare un ascolto di qualità.

Cogliere le sfumature delle persone, sul lavoro o nella vita, richiede enorme volontà empatica, metodo, e un pizzico di arte.

Le persone sono universi, sono mondi infiniti, guardarci dentro può far venire le vertigini, ma ne vale la pena. Perchè conoscere una persona è conoscere un brano di universo.

È strano come la tua vita possa prendere una direzione.

Poi conosci una persona e tutto cambia.

Sophia Danko (Britt Robertson)

dal film “La risposta è nelle stelle” di George Tillman Jr.

 

[1] https://it.wikipedia.org/wiki/Ikigai

[2] Csikszentmihalyi, Mihaly (1975). “Beyond Boredom and Anxiety“. Jossey-Bass: San Francisco, CA. 36. ISBN 0875892612, ISBN 978-0875892610

Csikszentmihalyi, Mihaly (1990). Flow: The Psychology of Optimal Experience. New York: Harper & Row ISBN 0-06-092043-2

Csikszentmihalyi, Mihaly (1996). Creativity: Flow and the Psychology of Discovery and Invention. New York: Harper Perennial. ISBN 0-06-092820-4

Csikszentmihalyi, Mihaly (1998). Finding Flow: The Psychology of Engagement With Everyday Life. Basic Books. ISBN 0-465-02411-4

Csikszentmihalyi, Mihaly (2003). Good Business: Leadership, Flow, and the Making of Meaning. New York: Penguin Books. ISBN 0-14-200409-X

Langer, Ellen J. (1989). Mindfulness. Reading, Mass: Addison Wesley. ISBN 0-201-52341-8

____

  • Anteprima editoriale esclusiva per i lettori del blog, realizzata dall’autore del libro, articolo condivisibile, si prega di citare sempre la fonte.
  • © Daniele Trevisani, Volume “L’ascolto Attivo: Metodi e Strumenti per l’ascolto attivo ed empatico”. Anteprima editoriale, Franco Angeli editore Milano, 2019.
  • Per ricevere altri articoli appena escono, iscriversi al blog https://studiotrevisani.it sulla destra in alto, inserire la mail e fare clic su “segui il blog”.

_______________

Emancipazione e Sviluppo Professionale. Una questione di “memetica”

Copyright, estratto dal libro Psicologia della Libertà, Edizioni Mediterranee, Roma

Il Life Coaching è una grande forma di emancipazione di sè in cui la persona cerca di ri-tarare, con un supporto professionale, la direzione della propria vita, il suo approccio al corpo (da oggetto quasi inutile, a risorsa preziosissima) e gli stili di pensiero che usa, sino a dettagli fondamentali. Tra questi, allargare e selezionare la gamma delle fonti informative e comunicative che usiamo, facendo pulizia netta da stili mentali disfunzionali e cercando attivamente stili di pensiero utili, decisivi, che portino una capacità assertiva di attacco ai problemi, o capacità di rilassamento, meditazione e unione con valori universali.

Viviamo per riprodurre non solo DNA ma anche “memi”, tracce mentali, e di questo processo vogliamo essere non gli spettatori ma i protagonisti. Il meme, a sua volta ricavato dal greco mímēma ‘imitazione’, tende a replicarsi, e noi siamo sia vittime di questi virus (riceventi) che agenti virali (emittenti).

Assorbiamo idee e poi le emettiamo. Vogliamo finalmente imparare a filtrare le idee in ingresso e stare allerta sul fatto che quelle che esprimiamo siano davvero nostre, e non ci limitiamo a fare da grancassa ad idee altrui?

La “memetica” o scienza delle idee, ci ricorda che noi siamo anche responsabili di andare a caccia attivamente di “memi” buoni (concetti, pensieri, idee), in qualsiasi campo dell’espressione umana e della natura: un giornale, un libro, un programma televisivo, un sito web, un canale digitale, un tipo di musica, un paesaggio – e stare alla larga e anzi depurarci da “memi tossici”.

È ovvio che la memetica per il suo potere rivoluzionario sia non solo poco studiata ma anche ostacolata dalle accademie e potentati politici.

Questo comporta per noi una responsabilità etica, di incidere su cosa leggi e cosa guardi, come ti informi, a cosa presti attenzione, e anche un grande intervento di Coaching sul “Comunicare”.

Sappiamo di esistere e vogliamo – istintivamente – metterci in contatto con altre creature viventi. E’ nel nostro DNA, scritto nei geni.

Questa parte della vita è chiamata “comunicazione interpersonale”.

Ma presto scopriamo che le nostre idee non vengono capite immediatamente, l’altra “persona” sembra non capire o non capire fino in fondo, o non gli interessa assolutamente niente di noi, come se tra di noi ci fosse una barriera, e quella barriera esiste.

Si chiama “incomunicabilità”, e qualche livello, chi più chi meno, tocca tutti i rapporti.

Per cui anziché maledirla, scopriamo che lavorare su di sè, sulla propria mente, sul proprio corpo, sulla propria efficacia nella comunicazione, è importante.

E allora, serve la grande dote coltivabile del continuare a crederci.

 

    Non la forza, ma la costanza di un alto sentimento

fa gli uomini superiori.

Friedrich Wilhelm Nietzsche

 

E se da bambini pensavamo che fare l’astronauta tutto sommato non fosse difficile, crescendo la vita inizia a sbatterci porte in faccia e le porte in faccia fanno male. Che si tratti di lavorare in azienda, di farsi assumere, di avere una propria attività e vendere i propri servizi, di portare le persone a fare una vacanza dove vorremmo noi, di uscire con una persona che ci piace, di far passare un nostro progetto. Scopriamo che la vita è dura.

Di fronte a questa scoperta, alcuni si ritirano, fanno marcia indietro, si racchiudono in una vita stereotipata dove non ci sia tanto da spiegare a nessuno né qualcosa di speciale da fare. Si rintanano in un loculo sempre più stretto. Quando vince il ciclo “produci – consuma – muori – taci” sei finito.

Altri non ci stanno, iniziano a studiare, a lavorare sulla propria mente, sul corpo, su come arrivare al cervello altrui e capire meglio le idee altrui. E a far capire le proprie idee, e flessibilizzare le proprie. Ad avere un rapporto diverso con il proprio corpo, a praticare discipline olistiche e vedere quanta libertà riescono a rubare ad un sistema che invece ti vorrebbe ingabbiato. A questi eroi è dedicato questo lavoro.

Viviamo in una finestra di spazio-tempo grande come un granello di sabbia nell’immensità del tempo. Siamo piccoli, molto piccoli. Ma le nostre idee possono essere grandi, immense. E la vita è li a sfidarci: Vuoi ritirarti nella tua nicchia o vuoi uscire e combattere?

E se decidiamo di uscire, possiamo fruire di questa opportunità in una finestra di spazio-tempo molto stretta, la nostra vita terrena. L’epoca in cui nasciamo, la nazione e la zona in cui siamo venuti alla luce, non le abbiamo scelte, ma lì si gioca questa battaglia tra buio e luce, tra oppressione e libertà di vivere a pieno.

Il coaching vuole dare il massimo del senso possibile a questa “finestra temporale” riaprendo il mondo delle scelte possibili e allargando i nostri orizzonti di vita, aiutando le persone a inquadrare obiettivi, mentre il counseling si occupa di potenziare le potenzialità di relazione umana e – se serve – rimuovere alcune “incrostazioni” (psicologiche, relazionali, modelli mentali e comportamentali) che possono rendere difficoltosa l’apertura delle nostre finestre di vita e l’ingresso di luce e aria nella nostra esistenza (ma non di lavorare su patologie mentali clinich).

La psicologia, come scienza, fa da sfondo a cui attingere così come una cava ricca di metalli preziosi da cui si ricavano gioielli, ma non è il gioiello. E’ lo strumento, uno degli strumenti, in alcuni case la fonte, in altri un ingrediente. Sta al lavoro di un coach, di un Counselor, di un consulente, di uno psicologo o terapeuta, di un fitness trainer, di un consulente, la capacità di creare la magia, prendere questi metalli grezzi e trasformarli nel gioiello che vada bene per te e porti la tua vita a risplendere nella gioia, e la tua anima ad avere il sorriso.

Copyright, estratto dal libro Psicologia della Libertà, Edizioni Mediterranee, Roma