Tag

flusso psicofisiologico

Browsing

© Dal testo Self Power: Psicologia della Motivazione e delle Performance, di Daniele Trevisani

Le emozioni determinano “a cosa” dedichiamo il nostro tempo migliore, le energie più belle, cosa facciamo più volentieri, e a quali azioni dedichiamo meno tempo possibile, sino al punto di negarle o posticiparle indefinitamente.

Se il tuo tempo nel centro fitness è il premio della tua giornata, nessun regalo sarà migliore. Se viene percepito come la punizione, non c’è programma di fidelizzazione che ti terrà iscritto. Nemmeno a forza.

Il Life Coaching lavora su mondo delle percezioni, prima ancora che sulle azioni e tabelle allenanti.

Il mondo del time management, la gestione del tempo, e più in generale delle risorse limitate – fa troppo conto su calcoli e poco conto sul mondo delle emozioni che proviamo nel fare qualcosa, o nel dirigerci verso uno scopo.

Sembrano due terreni diversi, ma in realtà lo sfondo emotivo è il vero substrato dei risultati.

Noi dedichiamo il nostro tempo migliore e le nostre risorse migliori a ciò che ci nutre, a ciò che ci gratifica, e fuggiamo tutto il resto.

Una cultura della consapevolezza deve portare le persone ad essere più consce di quali obiettivi o stati vuole raggiungere, e di come utilizza il suo tempo. Instillare la centralità di uno stile di vita positivo è un compito del life-coaching.

Una scarsa consapevolezza vede invece le persone in uno stato di divario, di scostamento, tra ciò che desideri e come utilizzi realmente il tuo tempo.

Percepisci una dissonanza, un allarme, ogni volta che senti di dedicare tempo a qualcosa che non senti essere la tua vera vita? O cerchi un perchè in quello che fai, e questo perchè non lo trovi o fai sempre più fatica a trovarlo?

La ricerca del perchè, la ricerca di un bisogno di “senso” è sacra. Si tratta solo di ascoltarla.

In molte aziende ci si dedica alla pianificazione solo quando si è obbligati, mentre guidare un “muletto” o una ruspa gratificherebbe di più. Riempiamo le giornate – e a volte interi brani di vita –  a correre come formiche anziché concentrarci su cosa è importante. Sul cosa fare e sul perchè.

Cerchiamo invece di impegnarci in una vocazione o interesse, e impariamo a sentire il fluire delle energie, la dove prima vedevamo solo azioni vuote. Tutto cambierà.

Intervento divino o costruzione attiva del futuro?

In molti team si dedica pochissimo tempo e allenamento a studiare i moduli di gioco ed enorme tempo a correre. Il risultato: tanto correre, e perdere la partita inseguendo una palla che gli avversari strategicamente fanno girare.

Molte persone desiderano con tutte le forze un fisico atletico, snello, forte, elastico, ma fanno una vita ipo-cinetica (pigra, o fisicamente inattiva), evitano assolutamente di sollevare pesi, di fare stretching, di correre o picchiare su un sacco da boxe, fare un’attività cardiovascolare intensa, o di mangiare frutta e verdura in abbondanza, prendere integratori sani.

Aspettiamo che le cose capitino per qualche intervento divino, anziché costruire il nostro futuro. Dilazioniamo, posticipiamo, in attesa di una “voglia che cali dall’alto” e non arriverà mai.

Niente accadrà mai finche non si genera una connessione emotiva.

Spesso tutto questo avviene ad un livello subconscio ed inconscio, la persona non è pienamente consapevole di come gestisce il tempo, e di quanto tempo sta dedicando ad una certa attività.

Nelle società occidentali le persone passano ore al giorno a guardare la tv, e non se ne rendono conto, arrivando a cumulare circa 9 anni passati davanti alla tv in una vita[1]. Non ci credi nemmeno se te lo dicono. Neghi la realtà.

Addirittura, scopriamo spesso di avere dedicato tanto tempo a questioni che (se va bene) non cambieranno per niente la nostra vita in meglio, o persino ad attività che possono farci male. Perché tutto questo?

Le emozioni sono un tema centrale in campo psicologico. Raramente, purtroppo, esse compaiono in un’analisi seria dei fattori che incidono sul raggiungimento degli obiettivi.

Analisi strategica e analisi emozionale raramente si incontrano, come se si trattasse di due compartimenti stagni.

Questa separazione è un errore molto grave. Soprattutto per chi opera nella generazione di stili di vita più sani.

In realtà, analizzare la strategia e analizzare lo sfondo emotivo di chi opera sugli obiettivi fa parte della stessa problematica: localizzare i fattori che permettono o meno di raggiungere uno scopo.

Partiamo dalla strategia. Senza dubbio, tra le aree disciplinari che più hanno trattato il tema delle strategie vi sono le discipline militari. Da queste vogliamo quindi attingere per arricchire ulteriormente la nostra analisi.

Operazioni centrate sugli effetti

Tra le scuole di pensiero strategico più importanti si trovano le cosiddette Operazioni Centrate sugli Effetti, o EBO (Effects Based Operations).

La disciplina delle EBO mette al centro dell’analisi gli effetti da produrre, andando a identificare tutti gli eventi a cascata che li possono generare, le leve da toccare, le conseguenze di effetti che si possono scatenare tramite specifiche azioni o operations.

Le EBO identificano specifici End-States, o ancoraggi di destinazione,  punti di arrivo: le condizioni che vogliamo siano vere quando le operazioni saranno finite, o in termini di performance, il fine ultimo.

Se riesco a far visualizzare al cliente uno “stato di destinazione desiderato” e fargli capire che ci arriverà ascoltando i miei suggerimenti, sarà una forma di life-coaching molto avanzata. Se riesco a fargli percepire “il flusso della forza” mentre si allena, amerà ogni azione che fa. Se riesco a portare varietà allenante, non si annoierà e farà ogni tipo di disciplina che lo stimola, le cambierà, ma non mollerà il club. Perchè li dentro, e solo li dentro, riuscirà a generare la sua trasformazione personale.

Il vissuto dell’obiettivo (come voglio sentirmi) e il vissuto dell’azione (come mi sento mentre lavoro su di me) sono i temi fondamentali. Per un life-coach nel campo del fitness, sono IL tema, e questo significa farsi guerrieri per una causa nobile.

© Dal testo Self Power: Psicologia della Motivazione e delle Performance, di Daniele Trevisani

[1] BLS American Time Use Survey, A.C. Nielsen Co. (2013), Television Watching Statistics, Date Verified: 9.7.2013 http://www.statisticbrain.com/television-watching-statistics/

 1.5. Capsule spaziotemporali e finestre di sensazioni

Per accrescere il proprio potenziale bisogna apprendere nuove abilità, e si tratta spesso di abilità sottili, sfuggenti, impalpabili.

Imparare ad apprezzare le “capsule spaziotemporali” è una delle aree di apprendimento del metodo HPM, centrale sia nei piani di crescita personale, che nello sviluppo delle prestazioni.

Una capsula spaziotemporale è un segmento del tempo e dello spazio dotato di significato proprio. Può trattarsi di pochi minuti di un incontro, o del segmento di tempo di un allenamento, o di un qualsiasi brano di vita. La vita è piena di stupende “capsule” non viste.

In una capsula o frame (finestra, brano di esistenza) possono trovarsi esperienze meditative o fisiche, riflessive, o invece molto attive e dinamiche, valori e significati, da vivere soli o in compagnia.

I sensation seekers (cercatori di sensazioni) sono alla continua ricerca di capsule spaziotemporali positive e ne traggono energie.

La matematica non è opinione.

Se vivi 2 momenti positivi la mattina, 1 al pomeriggio, e 1 alla sera, avrai avuto 4 momenti positivi nella giornata, al di là del loro contenuto. Se questo si ripete per almeno 5 o 6 giorni, avrai una settimana in cui prevalgono sensazioni positive. Se invece nella giornata hai avuto 1 evento negativo la mattina, 1 il pomeriggio, il vuoto esistenziale la sera, e nessun momento positivo di ricarica, avremo una sequenza di giornate che scaricano.

Alla fine della settimana, del mese, dell’anno, e della vita, saremo sempre più scarichi e rintanati in un guscio sempre più stretto. Al punto di non aver nemmeno più la voglia di guardare fuori, o peggio, la forza di cercare.

Ancora una volta, stiamo attenti a non confondere le capacità di rilassamento (un fatto in sé positivo, da apprendere e coltivare) con stasi, apatia e abulia, la perdita di voglia di vivere.

Le capsule non sono pastiglie da digerire per “tirare avanti”, ma momenti dotati di significato in sé e per sé. Hanno valore per come attivano le nostre sensazioni ed emozioni, e non come anestetico di altro che non va. Se ne hanno la proprietà, non è comunque questa la loro funzione.

Una capsula per qualcuno può essere un momento di allenamento in palestra o sul campo, “sentendo” un’attività intensa o che piace, una cena, la scrittura, la lettura di una lettera, o di un passaggio che colpisce in un  libro, un momento di solitudine guardando il tramonto, una preghiera, un gioco, un dialogo profondo tra persone, o qualsiasi altro brano di vita dotato di significato proprio, persino uno sguardo.

Il semplice fatto che un momento di esperienza sia dotato di significati dovrebbe farci rizzare le antenne, visto che senza significati la vita muore e le energie mentali si annullano. Le capsule sono contenitori di significati.

Spesso si ricerca il senso compiuto all’interno della perfezione. Capsule di durata eterna, anziché di durata limitata e praticabile. Questa è una delle più grandi bestialità che un essere umano possa apprendere, e se gli capita di incamerare questo virus, farà bene a disfarsene prima possibile.

Il contrario è saper cogliere il dono limitato. Per dono limitato si intende nel metodo HMP una finestra di sensazioni (Sensation Window – SW), ad esempio la sensazione positiva che si prova quando siamo in presenza di persone che ci piacciono, in quel preciso momento, anche non potendo possedere illimitatamente il tutto, tutto il suo tempo, tutte le sue ore o minuti.

O ancora, la sensazione che può dare un allenamento, persino un brano di un allenamento (training experience), senza per forza dover vincere qualcosa, e dover diventare campioni per forza. Apprezzare il training, oltre che il risultato che ne può derivare, persino indipendentemente da esso, è una nuova forma di competenza.

Di fatto, siamo poco allenati a riconoscere e generare finestre di sensazioni positive, e ben allenati verso quelle negative. Questo produce danni psicologici e fisiologici.

Tra i fattori determinanti del lavoro sul potenziale umano: 1) far apprezzare alla persona i frames esperienziali di cui si compone un’esperienza allenante o formativa, 2) scoprire sensazioni nascoste anche nei momenti più piccoli o apparentemente insignificanti,  3) aumentare la capacità di cogliere, percepire e assaporare il fluire di sensazioni, 4) diminuire le passività e aumentare la capacità di costruire esperienze positive e di crescita.

 

 

_________

Copyright, dal Volume:

“Il Potenziale Umano”

Metodi e tecniche di coaching e training per lo sviluppo delle performance