La compassione che cura

La compassione non è qualcosa che dobbiamo forzare o capire: è qualcosa che possiamo coltivare con delicatezza. Cosa effettivamente sostiene la compassione affinché nasca e si mantenga, soprattutto in un mondo che può sembrare opprimente? Attingendo al modello di compassione enattiva di Roshi Joan Halifax e alle tradizioni contemplative, riflettiamo su quattro pilastri fondamentali: attenzione, emozione, intenzione e coinvolgimento incarnato.
Tutto inizia con l’attenzione: non solo la capacità di concentrarsi, ma la volontà di vedere veramente la sofferenza, in noi stessi e negli altri. Spesso non è che non ci importi, è che la nostra attenzione è logorata, stanca o distratta altrove. Riconquistare la nostra capacità di rimanere presenti, senza sentirci sopraffatti o fonderci con il dolore, è il primo atto di compassione.
Poi arriva l’affetto: il calore emotivo al centro della compassione. Non è sentimentalismo o sopraffazione, ma una gentilezza costante abbinata all’equanimità: quel profondo equilibrio interiore che ci ricorda che tutto è in continuo cambiamento. Questo ci aiuta a rimanere aperti senza esaurirci e a sentire senza annegare.
Intenzione e intuizione danno alla nostra compassione direzione e profondità. Quando nutriamo un sincero desiderio di alleviare la sofferenza, questo pianta semi nel nostro cuore che crescono ogni volta che lo ricordiamo. L’intuizione ci permette di riconoscere non solo ciò che accade in superficie, ma anche i bisogni più silenziosi: quelle forme invisibili di sofferenza che altrimenti potrebbero passare inosservate.
E infine, l’incarnazione e il coinvolgimento ci ricordano che la compassione vive nel corpo e si muove nel mondo. Quando riusciamo a percepire le nostre emozioni e sensazioni, siamo più capaci di percepire e rispondere agli altri. E quando la compassione si muove dall’interno verso l’esterno – in azioni, anche piccole – diventa qualcosa di vivo e significativo.
C’è anche una corrente più profonda sotto tutto questo: una compassione spaziosa e sconfinata che non ha bisogno di un obiettivo o di una ragione. A volte ne intravediamo un barlume: quella presenza oceanica che racchiude tutto con amore. È lì. Praticare la compassione, in tutte le sue forme, ci aiuta a ricordare. Ognuno di noi ha dentro di sé questa capacità: prendersi cura con saggezza, sentire pienamente, agire con gentilezza. E insieme, stiamo imparando a gestirla con cura.
Eve Ekman, Insegnante CEB
