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	<title>vantaggi competitivi &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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	<description>Formazione Aziendale, Coaching, Counseling, Ricerca e Sviluppo</description>
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	<title>vantaggi competitivi &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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	<item>
		<title>Il ruolo del fattore umano nella vendita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Nov 2024 09:36:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Solution selling. Il manuale della vendita consulenziale”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore. La crescita delle capacità di vendita richiede un lavoro continuo su sé stessi, ricordando che la vendita consulenziale è essenzialmente dominata dalla centralità del fattore umano e delle relazioni umane. Il &#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">© Articolo estratto dal libro di <a href="https://www.studiotrevisani.it/">Daniele Trevisani</a> “<a href="https://amzn.to/4f5H1yR" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Solution selling. Il manuale della vendita consulenziale</a>”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La crescita delle capacità di vendita richiede un lavoro continuo su sé stessi, ricordando che la vendita consulenziale è essenzialmente dominata dalla centralità del fattore umano e delle relazioni umane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Fattore Umano è l’elemento critico spesso sottovalutato. Se siamo in un ristorante, ad esempio, il cameriere dovrà capire se è bene lasciare le persone tranquille ad un tavolo, perché stanno avendo un momento di intimità, o aiutarli per velocizzarne il pagamento e l’uscita (distinguere, ad esempio, avventori per piacere da avventori per lavoro che devono ripartire subito). Non sapere cogliere questa percezione sottile è una lacuna che rientra tra gli elementi di Fattore Umano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Fattore Umano nella Vendita Professionale si gioca sulla puntualità, sul rispetto totale della parola data, sulla volontà di fare quel “qualcosa di più” fatto di cortesia, di gentilezza, di attenzione umana, che non è scritto da nessuna parte ma che il cliente apprezza e anzi ricorda più di qualsiasi altra cosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un certo cliente industriale può essere importante essere assistito e curato nella fase di messa in avvio di un macchinario, nell’istruzione e formazione degli operatori, o ancora la garanzia totale sulla <em>Business Continuity</em> (la continuità operativa di produzione), nella promessa (da mantenere) che il processo produttivo del cliente, per quanto riguarda la nostra parte, non sarà mai fermo per più di due ore, o qualsiasi altra esigenza che emerga da un ascolto attento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vediamo un caso diverso. Il Fattore Umano nella vendita professionale per uno studio dentistico è dato dal fatto di saper rilassare il cliente che è già agitato di suo, e nel metterlo in una atmosfera emotiva e umana di relax. Per un dentista specializzato nel target bambini, il CVBU del Fattore Umano può essere la capacità di trasformare lo studio dentistico in una sorta di filiale della Disney, con TV che trasmettono cartoni, giochi da usare per distrarsi, e persino far continuare lo stesso cartone dalla sala di aspetto, sino ad uno schermo che il bambino vede mentre viene trattato dal dentista. Una carie è una carie e un’otturazione è un’otturazione, ma c’è modo e modo di far vivere questa esperienza al bambino, e di riflesso ai genitori, in modo traumatico, o invece in modo giocoso e gradevole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Saper vendere questa caratteristica è una Vendita Professionale a tutti gli effetti e <strong>progettare l’esperienza del cliente</strong> è una parte raffinata del marketing.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che cosa differenzia del resto una clinica privata di lusso, da una struttura della sanità ordinaria, forse sono le siringhe o garze ad essere diverse, o è la sensazione del “come sei trattato” che ti fa pensare di rivolgerti a quella specifica clinica, o il passaparola su “come sono stato trattato bene”, sentito da un nostro collega o familiare?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il CVBU del fattore umano della clinica può essere ad esempio:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>riduzione dei tempi di attesa nelle visite;</li>



<li>riduzione dei tempi di ricovero e dimissione;</li>



<li>essere trattati sempre dalle stesse persone anziché sentirsi sballottati da un medico all’altro;</li>



<li>sentire che i medici e operatori tengono davvero al tuo caso;</li>



<li>sapere che i medici che mi tratteranno sono aggiornati allo stato dell’arte sulle specifiche patologie e cure.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Si parla del Fattore Umano come della parte intangibile della vendita, ma a mio parere, questa parte è estremamente concreta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso, sono sufficienti questi elementi per far spendere ad un malato anche decine di migliaia di euro in più.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma lo stesso vale per una concessionaria di auto, o qualsiasi altra realtà ove si venda. Una concessionaria BMW può essere fisicamente del tutto simile ad un’altra, ma magari il clima umano e l’attenzione data al cliente in una delle due sedi è molto diversa, e questo fa spostare le persone anche di parecchi chilometri pur di sentirsi trattati come si ritiene giusto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se il venditore della concessionaria A denigra il mio usato, dicendo che “è roba che non vale niente, al massimo può valere 5.000 euro”, e parla con disprezzo dell’auto che io magari ho trattato con tanta cura, mentre il venditore della concessionaria B mi dice che “si vede che l’auto è stata trattata bene, ma purtroppo non riesco a dare più di 5.000 euro di valutazione”, da chi andreste voi?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dobbiamo capire che la cortesia, la disponibilità, la cura che mettiamo nelle relazioni umane è un valore tanto alto quanto almeno quello economico, se non di più.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso meccanismo del Fattore Umano si applica anche a grandissime forniture industriali nel B2B, dove anzi e ancora di più, i gesti contano, come – per un cliente che viene a negoziare da noi un acquisto importante &#8211; il fatto di andarlo a prendere all’aeroporto, portarlo in hotel, andarlo a prendere la mattina e farlo sentire come a casa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro di ogni analisi CVBU si collocano le peculiarità del cliente specifico, e non di un cliente astratto. Nessun ciclo CVBU può svolgersi nel vuoto: la percezione di valore ha luogo solamente nella mente del cliente, ed è lì che dobbiamo lavorare.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" class="wp-image-26971" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/10/image-69.png" alt="" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.coachingworldfederation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Coaching World Federation</a></li>



<li><a href="http://www.danieletrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Daniele Trevisani (Italian)</a></li>



<li><a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Website Dr. Daniele Trevisani (English)</a></li>



<li><a href="https://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Aziendale</a></li>



<li><a href="https://www.linkedin.com/in/danieletrevisani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Linkedin Profile Dr. Daniele Trevisani</a></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altre risorse online</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pubblicazioni e libri dott. Daniele Trevisani</a> (Books published)</li>



<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/iscriviti-gratuitamente-alla-rivista-online-di-formazione-communication-research-e-potenziale-umano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivista online gratuita di Comunicazione, Potenziale Umano e Management</a></li>



<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/blog/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iscrizione gratuita al Blog Studiotrevisani.it tramite Email</a></li>



<li><a href="https://www.youtube.com/channel/UCWXqtAjX1ctXm4fNX2ogb6Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Canale YouTube</a></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Fattore umano</p>



<p class="wp-block-paragraph">Caratteristiche uniche</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vantaggi competitivi</p>



<p class="wp-block-paragraph">Benefici umani</p>



<p class="wp-block-paragraph">Unicità personale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sviluppo delle competenze</p>



<p class="wp-block-paragraph">Empatia</p>



<p class="wp-block-paragraph">Valore umano</p>



<p class="wp-block-paragraph">Soft skills</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intelligenza emotiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comunicazione efficace</p>



<p class="wp-block-paragraph">Relazioni interpersonali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potenziale umano</p>



<p class="wp-block-paragraph">Crescita personale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Innovazione personale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Autenticità</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leadership empatica</p>



<p class="wp-block-paragraph">Talenti unici</p>



<p class="wp-block-paragraph">Miglioramento continuo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Differenziazione individuale</p>
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		<title>La conoscenza dell&#8217;altro : la diagnosi e l&#8217;analisi del sistema cliente.</title>
		<link>https://www.studiotrevisani.it/la-conoscenza-dellaltro-la-diagnosi-e-lanalisi-del-sistema-cliente/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Aug 2021 07:33:12 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “<a href="https://amzn.to/36MQl8T" target="_blank" rel="noopener">Strategic selling. Psicologia e comunicazione per la vendita consulenziale e le negoziazioni complesse</a>”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conoscenza e consapevolezza del cliente</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nella vendita consulenziale è indispensabile acquisire la capacità di compiere diagnosi e analisi della controparte, il sistema complesso con il quale stiamo per interagire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’analisi è fondamentale per far emergere il sistema cliente in tutta la sua pienezza, anticipare i possibili rischi, e cogliere tutte le opportunità che esso racchiude.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco i tratti principali della conoscenza del sistema-cliente: </p>



<ol class="wp-block-list"><li>Chi sono loro &#8211; Con chi tratto</li><li>Chi e cosa rappresentano</li><li>Storia e network</li><li>Missione e posizionamento</li><li>Bisogni latenti (BSS), espressi e potenziali</li><li>Livelli di <em>arousal</em> e stati emotivi &#8211; </li><li>Grado di &#8220;copertura&#8221; &#8211; Fornitori</li><li>Sociogrammi decisionali</li><li>Cultura e stili comunicazionali</li><li>Potenziale economico e relazionale</li></ol>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Chi sono “loro” &#8211; Con chi tratto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In genere, l’”altro” – in termini commerciali e negoziali &#8211; è un soggetto pericoloso solo finché non lo si conosce bene.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Larga parte dell’attività consulenziale – anche nella vendita – consiste esattamente nel conoscere l’”altro”, il sistema-cliente, le sue strutture, i suoi funzionamenti, i suoi bisogni dichiarati e quelli latenti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo significa ricercare sintomi e “segnali deboli”, capirne le finzioni e le realtà,&nbsp;<strong>svelarne le contraddizioni</strong>. Il teatro è maestro nella capacità di svelare le contraddizioni. Molte rappresentazioni giocano tutto il loro valore sullo smascheramento, sul meccanismo del “giù la maschera”, seguito spesso dal “vediamo cosa c’è realmente sotto la maschera”.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Smascherare, e farlo delicatamente e artisticamente, senza urtare le difese psicologiche della controparte (o farlo solo come strategia e non involontariamente), è uno degli obiettivi della vendita consulenziale e della negoziazione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel teatro, la “rivelazione” o “smascheramento” è il momento in cui il grande avvocato da tutti temuto si dimostra cornuto, o incapace di educare il figlio che diventa paradossalmente un ladro.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il momento in cui tutta l’impalcatura drammaturgica crolla, è lo “strappo nel cielo di carta” del teatrino delle marionette ci cui ci parla Pirandello, il momento in cui il pubblico si accorge che è in corso una recita, il momento in cui siamo costretti a prendere atto che è in corso una rappresentazione scenica e non ci stanno esponendo una realtà ma una sua visione spesso distorta, lacunosa, artefatta.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Basare una vendita su dati distorti, lacunosi, artefatti, incompleti, non è certo garanzia di successo.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Chi e cosa rappresentano</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni azienda è parte di qualche sistema politico o istituzionale, di un network evidente o latente, di qualche cultura o mondo, e “sta per” (rappresenta) qualcosa di altro.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scienza semiotica (scienza dello studio dei segni e dei sistemi di comunicazione simbolica) ci aiuta a far luce sui simbolismi che le aziende utilizzano ( <strong>lato denotativo </strong>) e sui significati che assumono ( <strong>lato connotativo</strong> ). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Conoscere il livello semiotico, capire il senso del “stare per” e del “significare qualcosa”, è indispensabile. Dobbiamo distinguere le rappresentazioni istituzionali dalle rappresentazioni di ruolo. Ogni negoziazione infatti subisce il problema della stratificazione dei ruoli, della molteplicità dei ruoli compresenti in un individuo, e della confusione su chi abbia veramente il potere decisionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso dietro ai simboli di potere ostentato (uffici in centro, vestiti eleganti, siti web evoluti) si nasconde un vuoto e una misera colossale. Non dobbiamo prendere quindi per “veri” i segnali denotativi, ma prenderli solo come “indizi” di qualcosa che deve essere esplorato e convalidato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potremmo avere una trattativa con un buyer di un colosso industriale, che rappresenta la formalizzazione della burocrazia di acquisto, ma dal potere decisionale nullo, oppure un colloquio con un personaggio apparentemente secondario ma che in realtà rappresenta la famiglia che detiene il controllo azionario, e funge da&nbsp;<em>gatekeeper</em>&nbsp;(controlla il “cancello” di alcuni rami di potere aziendale) &#8211; un vero decisore e influenzatore.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nulla deve essere dato per scontato.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Storia e network</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La storia di un’azienda è fondamentale per capire le sue evoluzioni attuali. Una delle attività essenziali del venditore consulenziale e negoziatore di alto livello, è lo studio della storia del cliente o controparte, i suoi cambiamenti epocali e i micro-mutamenti che si trova a subire a causa della concorrenza, della tecnologia, della legislazione e dell’ambiente.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi comanda adesso, chi comandava prima, e perché chi comanda adesso è nella condizione di farlo. In che posizione del suo ciclo storico è un certo decisore? È in fase di declino e sta per lasciare l’azienda o è una new-entry nel ruolo e ha bisogno di dimostrare la sua capacità?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fare vendita consulenziale significa entrare nei processi del cliente, fare “consulenza di processo”<a href="//D998FFF8-7E66-4800-B22C-9FC6A2B2C0AA#_ftn1"><sup>[1]</sup></a>&nbsp;nella vendita significa capire la traiettoria del cliente (passato, presente, ipotesi di possibili futuri) e inserirsi come elemento utile.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il network riguarda le reti di rapporti in cui è inserita l’azienda, ad esempio – se trattiamo con la grande distribuzione &#8211; dobbiamo sapere se stiamo trattando con una grande cooperativa legata al settore della “cooperazione bianca” di ispirazione cattolica, o se essa si riconosce ed è inserita nell’area della “cooperazione rossa” di sinistra, o se invece appartiene ad aree conservatrici, o altri network industriali o politici.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">I profili di appartenenza ai network creano profondi vincoli sulle scelte, soprattutto vincoli politici, mentali, ideologici e influenzano la decisione dei partner e fornitori cui affidarsi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È sbagliato basare una vendita consulenziale sulla sola pura politica o appartenenza ad un network, ma dimenticare questo dato può creare gaffe ed errori conversazionali, conoscerlo invece permette di anticipare alcuni meccanismi di funzionamento del cliente (anticipare, non certo prevedere esattamente).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessun ragionamento euristico (stereotipi di ragionamento, es: è cattolico quindi&#8230;.) deve essere preso come assoluto e dato per scontato.&nbsp;</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Missione e posizionamento</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La missione rappresenta “cosa fai per chi”e &#8220;a chi sei utile e per cosa” e non va confusa con l’obiettivo economico del vendere e guadagnare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ragionamento sulla missione è intriso, nella mente di molti manager, di un costante fraintendimento tra (1) ottenere risultati aziendali per sè (vendere, guadagnare), e (2) portare risultati ai clienti,&nbsp;<strong>avviare “relazioni di aiuto”.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il senso vero della missione è portare risultati ai clienti, e questo è l’unico motore vero delle vendite, è ciò che le rende possibile.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per poter vendere, nel B2B (vendita da impresa ad impresa) dobbiamo capire come la nostra soluzione può aiutare ad aumentare il valore complessivo che il cliente può offrire&nbsp;<strong>ai propri clienti</strong>. Dobbiamo ancora una volta entrare nei processi e capire la catena del valore dell’impresa cliente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche nel negoziare, dobbiamo capire se le nostre proposte o soluzioni aiutano la controparte a risolvere un suo problema e non solo un nostro problema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dobbiamo capire se e dove i nostri flussi di valore possono avere impatto sui flussi di valore che il nostro cliente potrà portare ai propri clienti o interlocutori-chiave.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se uno dei nostri vantaggi competitivi ipotizzati è il tempo di consegna rapido (elemento del marketing mix), non è detto che esso sia anche un elemento del&nbsp;<em>value mix</em>&nbsp;(il mix di valore effettivo percepito dal cliente).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tempo di consegna rapido può impattare positivamente i tempi di consegna del cliente ai propri clienti? Gli è stato richiesto? O è abbastanza marginale?&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nessuna risposta che vale per un cliente vale automaticamente anche per un altro.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È importante per il cliente ottenere miglioramenti sui tempi di consegna? Se si, abbiamo una carta da giocare, se no (e non vi sono altri fattori organizzativi da considerare) si tratta di un vantaggio inutile, puramente autoreferenziale (un puro parlarsi addosso, vuoto, improduttivo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Centrare la missione del cliente e il suo posizionamento ci aiuta a negoziare per creare il successo del cliente negoziale, ancora prima del nostro. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se riusciamo a diventare un elemento del successo del cliente, il nostro successo sarà una semplice conseguenza.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I bisogni possono essere espressi e formalizzati, oppure latenti e non pronunziati, per numerosi motivi (desiderio di coprire informazioni, bisogno di gestire l’immagine pubblica, di non rivelare debolezze).&nbsp;</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Bisogni espressi, latenti (BSS), e bisogni potenziali.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">I bisogni latenti partono dalla radice del Bisogno Sottostante Servito (BSS) del cliente.&nbsp;<strong>I desideri di acquisto di un cliente possono essere portati sul tavolo della negoziazione, oppure rimanere latenti, o ancora stare nel non detto</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">I bisogni latenti sono diversi dai bisogni potenziali in quanto un bisogno potenziale non è allo stato di consapevolezza nel cliente, si tratta di qualcosa di non ancora pensato nemmeno dal cliente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un BSS rappresenta<strong> </strong>la motivazione sottostante l&#8217;acquisto. Esempio: compriamo un PC portatile per soddisfare l’esigenza di scrivere o analizzare dati, e farlo anche potendosi spostare. Vogliamo una videocamera per poter fissare ricordi e momenti. Qualsiasi tecnologia ci aiuti a “fissare ricordi e momenti” per poterli rivedere in seguito, copre il BSS, e quindi è essenziale concentrarsi sul bisogno e non solo sul prodotto.</p>



<ol class="wp-block-list" type="1"><li>&nbsp;Quali sono i veri bisogni del cliente? Li abbiamo capiti davvero?</li><li>Quanto bene sta risolvendo il prodotto le esigenze di base per cui viene acquistato? E’ una soluzione già ottimale, o si può fare di meglio?</li><li>Quali spazi scoperti e margini di miglioramento rimangono?&nbsp;</li><li>Come evolve la domanda e quali nuove caratteristiche possono costituire fattori di successo? Le aspettative e attese crescono, e in che direzione?&nbsp;</li><li>Quali trend di scenario hanno il potenziale di incidere sul nostro futuro, e cosa faremo per utilizzare i trend anziché esserne sommersi?</li></ol>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Livelli di arousal e stati emotivi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’analisi motivazionale del cliente ci porta a chiederci perché è in corso un tipo di bisogno e se possiamo rispondervi, o se possiamo stimolare un bisogno nel caso siamo convinti di poter portare un beneficio al cliente.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’analisi emotiva</strong>&nbsp;ci porta ad interessarci del quanto forte è un livello di bisogno, quali emozioni si associano nel cliente a questo bisogno (ansia, tristezza, gioia, aspettativa, disagio nel parlarne, gioia del parlarne, e altri stati emotivi).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’<em>arousal&nbsp;</em>è l’attivazione del cliente, il suo grado di “agitazione interiore”, la tensione sottostante il bisogno. Ad esempio, può esistere un bisogno disperato ma questa urgenza viene mascherata (ancora una volta teatralmente) come semplice curiosità.</p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Grado di “copertura” &#8211; Fornitori</h2>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Quanto risulta “coperto” un cliente dai fornitori che ha già? La nostra controparte ha già qualcuno che sia in grado di coprire le esigenze? Qualcuno che possa dare risposte a bisogni sentiti o emergenti?&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’analisi diventa interessante soprattutto sui bisogni non ancora espressi o sui bisogni potenziali e futuri, che ancora non si sono manifestati ma presto potrebbero farlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Capire su quali piani e bisogni un cliente è “scoperto” o ha poco margine di sicurezza nei fornitori attuali è un’acquisizione informativa essenziale.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Sociogrammi decisionali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con chi trattare? Per saperlo, è necessario capire gli influenzatori del processo di acquisto, chi è&nbsp;<em>con</em>&nbsp;e chi è&nbsp;<em>contro</em>, chi è neutro, chi gioca su un tavolo aperto e chi gioca “sotto il tavolo”. Capire quali sono le relazioni e i giochi di potere, i rapporti di forza nella controparte, è un elemento chiave.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle vendite e nelle negoziazioni complesse è essenziale riuscire a risalire la catena decisionale, arrivando al top delle organizzazioni. Occorre arrivare ai livelli decisionali che contano, e farlo per gradi o direttamente, a seconda di quanto “schermati” e filtrati siano questi livelli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È anche importante riuscire a presidiare diversi livelli organizzativi (uscire dal solo settore acquisti, parlare anche con il marketing, con le vendite, con l’amministrazione o con l’area produzione e con l’area qualità), per iniziare a creare un&nbsp;<strong>consenso allargato</strong>&nbsp;verso la nostra azienda e la nostra proposta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa attività di <em>relationship building</em> è essenziale per creare basi solide nel sistema-cliente.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Cultura e stili comunicazionali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quali regole vigono in azienda e nel cliente, quali valori, simboli, abitudini, modi di essere, stili di gestione, stili di comportamento e comunicazione. Anche in questo caso valgono le regole di riconoscimento, per capire quale stile è attivo tra le tante possibilità.</p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Potenziale economico e relazionale</h2>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Da un’analisi complessiva dei dati, possiamo ricavare il potenziale del cliente. L’analisi comprende il potenziale economico degli acquisti, i volumi attuali e futuri, il tipo di rapporto avviabile, i rientri materiali e immateriali che possono arrivare da questo rapporto.</p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Dovremo quindi valutare attentamente alcuni aspetti indispensabili, come le caratteristiche del cliente (dimensioni, fatturato, settore), i costi logistici di ingresso (cliente comodo da raggiungere e servire), quante e quali risorse sarà necessario dedicargli, i termini e le modalità di pagamento, ed ancora, se è un cliente che offre buone prospettive (dirette o indirette) per espandere i nostri contatti, un cliente dal buon potenziale economico, dove praticare prezzi remunerativi con la possibilità di sviluppare margini adeguati.</p>
</div></div>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Pertanto il nostro interesse per questo tipo di cliente (valore d’immagine e relazionale), non dipende solo dai fatturati generabili, ma dall’immagine che ne deriva, dalla possibilità di ingresso in aree di mercato nuove o interessanti e diversi altri fattori intangibili.</p>
</div></div>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Per ciascuna “falla” o segnale dovremo valutare se e come muoverci.</p>



<hr class="wp-block-separator" />



<p class="wp-block-paragraph"><a href="//D998FFF8-7E66-4800-B22C-9FC6A2B2C0AA#_ftnref1"><sup>[1]</sup></a> Vedi Schein, E. (2001). <em>La consulenza di processo. Come costruire le relazioni d’aiuto e promuovere lo sviluppo organizzativo</em>. Milano, Raffaello Cortina Editore</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Studio Trevisani Formazione Coaching Consulenza</a></li><li><a href="https://www.coachingworldfederation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Coaching World Federation</a></li><li><a href="http://www.danieletrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Daniele Trevisani (Italian)</a></li><li><a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Website Dr. Daniele Trevisani (English)</a></li><li><a href="https://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Aziendale</a></li><li><a href="https://www.comunicazioneinterculturale.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Interculturale</a></li><li><a href="http://www.medialab-research.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Medialab Research</a></li><li><a href="https://www.interculturalnegotiation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intercultural Negotiation (English)</a></li><li><a href="https://www.linkedin.com/in/danieletrevisani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Linkedin Profile Dr. Daniele Trevisani</a></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altre risorse online</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pubblicazioni e libri dott. Daniele Trevisani</a>&nbsp;(Books published)</li><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/iscriviti-gratuitamente-alla-rivista-online-di-formazione-communication-research-e-potenziale-umano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivista online gratuita di Comunicazione, Potenziale Umano e Management</a></li><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/blog/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iscrizione gratuita al Blog Studiotrevisani.it tramite Email</a></li><li><a href="https://www.youtube.com/channel/UCWXqtAjX1ctXm4fNX2ogb6Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Canale YouTube</a></li></ul>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/la-conoscenza-dellaltro-la-diagnosi-e-lanalisi-del-sistema-cliente/">La conoscenza dell&#8217;altro : la diagnosi e l&#8217;analisi del sistema cliente.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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		<title>Le competenze comunicative nel &#8220;momento della verità&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Aug 2021 16:16:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Strategic selling. Psicologia e comunicazione per la vendita consulenziale e le negoziazioni complesse”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore. Stili di comunicazione e relazione Ognuno di noi comunica con un certo stile. È importante: riconoscere con quale stile comunichiamo;saper flessibilizzare lo stile per potersi &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/le-competenze-comunicative-nel-momento-della-verita/">Le competenze comunicative nel &#8220;momento della verità&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “<a href="https://amzn.to/36MQl8T" target="_blank" rel="noopener">Strategic selling. Psicologia e comunicazione per la vendita consulenziale e le negoziazioni complesse</a>”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Stili di comunicazione e relazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ognuno di noi comunica con un certo stile. È importante:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>riconoscere con quale stile comunichiamo;</li><li>saper flessibilizzare lo stile per potersi relazionare ad interlocutori diversificati</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Esempi di stili comunicativi, con parole tipiche dello stile:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Intellettuale &#8211; </strong>parallelismo, canovaccio, piattaforma progettuale.</li><li><strong>Dinamico</strong> &#8211; veloce, rapido, risultato, obiettivi, vincere.</li><li><strong>Aggressivo &#8211; </strong>ha capito? Non so se sono stato chiaro? Mi sta seguendo? Qui c’è troppa gente che cazzeggia, non abbiamo tempo da perdere. È ora di concludere, adesso!</li><li><strong>Sottomesso &#8211; </strong>se lei vuole, se preferisce, come lei desidera, se non disturbo, facciamo quello che vuole lei, non c’è problema, siamo molto flessibili su tutto.</li><li><strong>Rustico/volgare – </strong>ma và, non rompere i coglioni,  sono tutte seghe, ve la tirate troppo, è ora che ci diamo una mossa.</li><li><strong>Politicante &#8211; </strong>bisogna valutare, si tratta di ricercare un compromesso, dobbiamo trovare delle sinergie, serve una piattaforma programmatica, è necessario un confronto di visioni.</li><li><strong>Anglo-manageriale &#8211; </strong>il <em>breakeven point</em>, il marketing mix, la <em>supply chain</em>, la <em>customer loyalty</em>, è una questione di <em>customer satisfaction</em>, dobbiamo fare qualcosina sul <em>cross-selling</em>, anche in relazione alla <em>gantizzazione</em> del progetto.</li><li><strong>Ottimista</strong> – è una bella opportunità, ci sono forti possibilità, è un progetto bellissimo, sento che le cose andranno veramente bene, sono sicuro che ce la faremo. </li><li><strong>Pessimista</strong> – non si può fare, è difficile, non ce la possiamo fare, ci sono troppe incognite, è un mondo difficile, non lo hanno mai fatto altri, è troppo nuovo, non lo conosco, non mi fido.</li><li><strong>Concreto</strong>: scadenze, fissare, concludere, concretizzare, definire, inquadrare, arrivare a stringere, non perdere tempo, non perdiamo tempo, andiamo al sodo, badiamo ai risultati.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">&#8230;ogni altro stile identificabile nel panorama sociale circostante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ognuno di noi comunica con un certo stile. È importante per la vendita consulenziale e la negoziazione saper riconoscere gli stili altrui e capire con quale stile rispondere.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Caratteristiche</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Conoscere bene le caratteristiche dei prodotti e dei servizi, conoscerle a fondo e nei dettagli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La conoscenza delle caratteristiche di prodotto, o delle caratteristiche del progetto che stiamo esaminando, è conseguibile attraverso lo studio, il confronto con esperti, e soprattutto attraverso metodi che permettano di metterla alla prova, come il role-playing.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sessioni di domanda-risposta possono aiutare molto a mettere alla prova la conoscenza del prodotto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per una società di formazione, il direttore potrebbe dire ai propri consulenti: fammi vedere come spieghi ad un cliente la differenza tra coaching, training, counseling, e un workshop. Fammi vedere cosa risponderesti se un cliente ti chiede che differenza c’è.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Vantaggi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Conoscere i vantaggi competitivi significa sapere quali&nbsp;<em>plus</em>&nbsp;abbiamo rispetto alla concorrenza, e come questi <strong>vantaggi diventano utili, si trasformano in benefici</strong> tangibili o percepibili per un cliente o utilizzatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I vantaggi possono essere sia competitivi (riferiti a possibili alternative della concorrenza: in cosa siamo migliori rispetto ad altri) o vantaggi assoluti, riferiti al beneficio che ne può trarre il fruitore (che aiuto e vantaggi hanno le nostre proposte o soluzioni).</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Benefici e relazione tra benefici ipotizzati e bisogni reali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Che benefici può trarre un cliente dalle nostre caratteristiche, dai nostri vantaggi competitivi?</p>



<p class="wp-block-paragraph">I benefici riguardano una molteplice sfera di bisogni, sui quali dovremmo fare grande chiarezza. Spesso i benefici ipotizzati sono altamente distanti dai bisogni reali, che possono riguardare aree come:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>il bisogno di risparmiare e liberare risorse per altri progetti;</li><li>il bisogno di sicurezza, garanzie, affidabilità;</li><li>il bisogno di efficienza, e di strumenti che la rendono possibile;</li><li>il bisogno di immagine, la necessità di poter esibire qualcosa ai propri interlocutori esterni, clienti o referenti politici;</li><li>il bisogno di azione, la necessità di poter dire ai propri interlocutori esterni, clienti o referenti politici, che si sta facendo qualcosa;</li><li>il bisogno autorealizzativo, diventare il massimo di ciò che si può essere, raggiungere il proprio potenziale, o un proprio sogno, sviluppare un proprio ideale.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">I benefici non si collegano automaticamente alle caratteristiche dei prodotti, servizi o idee, ma diventano tali solo quando si realizza una connessione mentale tra caratteristica e bisogno.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Unicità e distintività</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In quali elementi di prodotto o di servizio riusciamo ad essere unici, ineguagliabili? In quali punti di forza si concentra la nostra unicità? Cosa possiamo fare solo noi così, avere solo noi, o “essere” solo noi?</p>



<p class="wp-block-paragraph">In cosa si caratterizza la nostra distintività? Nella certezza della parola data? Nei tempi di consegna? In qualche brevetto? Nelle relazioni umane? Nella capacità di analisi? Nella capacità di vendere fiducia? Nell’essere i leader di mercato per ricerca e sviluppo? O nell’essere i leader di costo? O di convenienza? O in quali altri campi?&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In altre parole, in cosa vogliamo essere percepiti come “diversi” per uscire dalla massa indistinta dei possibili fornitori?</strong></p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Il nostro valore, il valore reale e il valore percettivo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Da dove deriva il nostro valore? Essenzialmente, dalla capacità di offrire benefici, soluzioni, e dare risposte ad esigenze sentite. Il valore può provenire anche dall’insieme delle caratteristiche di credibilità personale, di credibilità aziendale, sommato alle caratteristiche, vantaggi, benefici e unicità del mix di offerta aziendale, dei suoi prodotti/servizi, sistemi di prezzo, logistica, distribuzione, informazione, e&nbsp;<em>customer care</em>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il&nbsp;<strong>valore reale</strong>&nbsp;(osservato dal punto di vista del venditore) è spesso diverso dal&nbsp;<strong>valore percettivo</strong>&nbsp;visto dal cliente. Il cliente può solo intuire e cogliere solo in parte, da pochi elementi di contatto, una realtà complessa.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il valore può essere amplificato o invece “ucciso” da poche informazioni o da dettagli apparentemente insignificanti che distruggono la fiducia (<em>distrust signals</em>, segnali di sfiducia).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle missioni fondamentali del venditore e del negoziatore è far emergere il valore e costruire il clima di fiducia ed emettere i segnali generatori di fiducia (<em>trust signals</em>) che permettono alla relazione di avanzare.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Trasmettere il concetto di cui si è portatori, e interessarsi al processo del cliente</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni venditore porta con sè stesso un’immagine di sè (<em>self image</em>) e una immagine della propria azienda (<em>corporate image</em>). Queste realtà percettive emergono in ogni interazione, che egli ne sia consapevole o meno.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Egli porta con sè anche l’immagine che possiede della propria azienda, i suoi limiti, i suoi punti di forza, ne definisce una immagine mentale: “azienda tradizionalista” “azienda tecnologica” “boutique”, oppure “discount” – non importa di quale settore merceologico si stia parlando.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Vendere i prodotti di un’impresa non significa esporre semplicemente il suo catalogo prodotti. Significa soprattutto vendere il “concetto” che l’azienda rappresenta.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad esempio, un venditore BMW dovrebbe sapere che in qualsiasi trattativa di vendita sta rappresentando non solo un insieme di bulloni, ruote e lamiere, ma soprattutto il concetto di un’auto prestigiosa, tedesca, solida, sportiva, <strong>un punto di arrivo</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla negoziazione politica o progettuale, troviamo un parallelo. Avere come partner un paese come la Germania in un progetto significa far entrare nel progetto un senso di “ordine” e di “tecnologia”, avere l’Italia può significare far entrare il concetto di “creatività”, ma anche connotazioni negative come “confusione” per l’Italia, o “rigidità” per la Germania. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ogni negoziatore deve sapere quali immagini mentali porta con sè e quali sono associate al proprio sistema di appartenenza</strong>.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Identificarsi come un “punto di arrivo”</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chi entra in negoziazione vedendosi come una “seconda scelta” inevitabilmente trasmette questo concetto alla controparte.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Identificarsi come un punto di arrivo è importante per creare un senso di autostima e sicurezza che emergerà nella trattativa. Questo è reso possibile solo da un grande lavoro sulla consapevolezza di sè e dei punti di forza aziendali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Vendere un “punto di arrivo”</strong> è ben diverso dal vendere un insieme di parti meccaniche o pezzi di servizio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La scena si complica se consideriamo che il cliente ha una propria percezione di cosa sia un “punto di arrivo” e questa può essere diversa dalla nostra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Entra qui in scena la “psicologia della comprensione del cliente”, il desiderio forte di&nbsp;<strong>entrare nel suo mondo</strong>, alimentato da curiosità, volontà di capire, desiderio di non fermarsi alla superficie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per vendere un concetto assimilabile ad un “punto di arrivo” bisogna sapere quale è il punto di partenza, cioè da quale situazione parte il cliente, e&nbsp;<strong>perché egli aspira ad un diverso punto di arrivo.&nbsp;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dobbiamo chiederci se e perché il cliente è contento della situazione che in quel momento ha o vive, cosa desidera cambiare, in quali termini desidera evolvere, e cosa lo frena. In altre parole, dobbiamo&nbsp;<strong>interessarci del processo del cliente (entrare nei processi)</strong>. Solo in questo modo la vendita potrà diventare consulenziale e trovare le migliori opzioni che permettono di concretizzare un risultato aziendale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fare questo, significa applicare alla vendita i metodi della “Consulenza di Processo”, ovvero far convergere vendita e consulenza in un unico metodo di vendita consulenziale.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Passare dall’interesse generico alle pratiche conversazionali che lo rendono concreto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti condividono a parole e in teoria un generico senso di “attenzione verso il cliente” ma pochi lo sanno tradurre in pratiche conversazionali e azione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nei “momenti della verità”, in una vera negoziazione di vendita con un vero cliente, possiamo osservare e misurare se i concetti diventano&nbsp;<strong>realtà conversazionale</strong>, se cioè il venditore riesce a tradurre i concetti di “centratura sul cliente” in vere domande, in riformulazioni, in esplorazione, ricentraggio degli argomenti di conversazione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dobbiamo analizzare&nbsp;<strong>se egli sa cogliere i depistaggi</strong>, o i tentativi di&nbsp;<strong>esproprialo del suo ruolo consulenziale. Dobbiamo accorgerci, se siamo Direttori Vendite o coach di vendita, se il venditore ha vere capacità di fare domande centrali e fare analisi</strong>&nbsp;&#8211; o se invece si disinteressa del processo del cliente, non pone domande, non cerca di capirlo veramente, non esplora il suo “mondo” e le sue evoluzioni, e lascia che sia il cliente a decidere quale ruolo egli deve giocare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro esempio sul tema del “vendere un concetto” prima ancora di un prodotto. L’esempio questa volta è semi-autobiografico, poiché tratta di un mercato, quello della formazione e del coaching, nel quale viviamo ogni giorno.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi opera con o per il nostro Studio, ad esempio, deve essere ben consapevole del fatto che fare consulenza e formazione significa applicare dei modelli scientifici e non essere dei ciarlatani improvvisati. Un consulente o formatore può essere interprete, anche ottimo, di teorie e modelli elaborati da altri autori, oppure può diventare contemporaneamente autore e ricercatore se ha adeguate capacità.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel nostro studio abbiamo svolto un grande sforzo di ricerca per produrre (generare, creare) numerosi modelli proprietari, prodotti formativi e consulenziali nuovi, integrandoli in paradigmi evoluti per lo sviluppo personale e organizzativo. Tra questi modelli troviamo il Metodo&nbsp;<em>Action Line Management</em>&nbsp;(ALM) <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />, le Regie di Cambiamento<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> per la formazione avanzata, il&nbsp;<em>Deep Coaching Protocol</em><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> per lo sviluppo personale, e creando inoltre il metodo HPM<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> (<em>Human Performance Modeling</em>) per lo sviluppo del potenziale personale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi opera con il nostro Studio deve quindi sapere che per i suoi servizi di formazione il cliente troverà un mondo di unicità, di modelli proprietari che altri non hanno. Questo permette al cliente di ottenere formazione consulenziale con tecniche nuove e proprietarie, anticipare di anni quello che uscirà sul mercato “per tutti” ed avere un vantaggio competitivo, scoprire tecniche uniche create dalla ricerca attuata direttamente dallo Studio, avere a disposizione modelli non reperibili altrove.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una consulenza o training centrata sul cliente e sul suo processo deve essere distanziata dal concetto di “corsificio” e questo significa saperlo comunicare, per chi opera dal lato dello Studio.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso problema e obiettivo, capire le unicità, vale per ogni azienda di prodotti o servizi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La conoscenza che deve possedere chi opera per un’impresa non può essere superficiale. In generale, chi rappresenta una realtà deve essere consapevole di quale realtà rappresenta, quali potenziali porta con se.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una rappresentazione di sè distorta, o lacunosa, emerge inevitabilmente in ogni “momento della verità” e in ogni vendita che aspira ad essere consulenziale.&nbsp;</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Le tecniche conversazionali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa significa “tecnica conversazionale”? Dobbiamo innanzitutto capire che una interazione di vendita e una negoziazione sono basate – nel&nbsp;<em>face to face</em>&nbsp;– su specifici meccanismi della conversazione. Tra questi:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>la gestione dei turni di conversazione (<em>turn management</em>)</li><li>il ricentraggio degli argomenti di conversazione</li><li>le tecniche di “ammorbidimento” delle relazioni (<em>repair</em>)</li><li>la produzione di domande (dare ascolto), opposta alla produzione di emissioni persuasive o informative (ottenere ascolto).</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Riuscire a bilanciare il flusso che esiste tra dare ascolto e ottenere ascolto (<em>balancing</em>) è una precisa tecnica conversazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella vendita classica il conflitto è “per parlare” e lo scopo è parlare più dell’altro o <strong>sovrastarlo con le proprie argomentazioni.</strong>&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella vendita consulenziale troviamo il gioco opposto, il gioco diventa “<strong>chi fa parlare di più l’altro”</strong>, e lo scopo strategico è indurre il cliente in uno stato di “apertura” per poter ottenere le informazioni indispensabili a costruire un pacchetto consulenziale o di offerta.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ottenere uno stato di apertura significa aprire sempre più il “flusso empatico” – il flusso di attenzione verso l’interlocutore che lo porta a fare delle aperture (<em>disclosure</em>), a dischiudere le proprie informazioni o posizioni. Tale tecnica è denominata nel nostro metodo&nbsp;<em>Info-Bleeding&nbsp;</em>(trasudazione informativa) e permette di ottenere informazioni indispensabili a rifinire la strategia e formularla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo risultato richiede precise&nbsp;<strong>tecniche conversazionali</strong>, che nel nostro metodo assorbiamo dalle scienze di Analisi della Conversazione (<em>Conversation Analysis</em>), dalle tecniche di intervista degli informatori (<em>Humint</em>), dalle tecniche di intervista clinica in psicoterapia, e da altre fonti scientifiche, non ultime le tecniche utilizzate nelle investigazioni, opportunamente adattate al fatto di non volere in nessun modo creare una sensazione di “interrogatorio”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dietro ad ogni incontro tra realtà personali (incontro tra persone) e tra realtà aziendali (incontro tra aziende) esistono enormi potenziali da esplorare e questa consapevolezza alimenta chiunque non si accontenta della superficie, in ogni manifestazione dell’essere umano e della conoscenza umana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La consapevolezza di sè (<em>self-awareness</em>) include il “come io comunico”, l’analisi di “qual è il mio stile conversazionale in una negoziazione”, ed è il tratto più importante della capacità di vendita, poiché in ogni vendita una persona porta con sè “se stesso”, i propri limiti, i propri principi morali e le sue esperienze ed abilità pratiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le caratteristiche dell’azienda cliente e del sistema cliente – in senso più generale – sono estremamente importanti, ma (senza sminuirle) di minore importanza strategica rispetto alla costruzione di una buona conoscenza di sè e della propria azienda, poiché questo “lavoro” viene riutilizzato in ogni relazione di vendita, mentre lo studio di un cliente specifico è un investimento essenziale ma che trova rientro in una sola ed unica relazione di vendita.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La consapevolezza dell’istituzione che rappresentiamo, delle sue persone, dei suoi confini, delle sue forze e debolezze, è un anello forte della vendita consulenziale che ci accompagna in ogni trattativa, ma esso non verrà mai valorizzato se non è sostenuto dallo</strong> <strong>sviluppo delle proprie competenze comunicative</strong>.</p>



<hr class="wp-block-separator" />



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Studio Trevisani Formazione Coaching Consulenza</a></li><li><a href="https://www.coachingworldfederation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Coaching World Federation</a></li><li><a href="http://www.danieletrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Daniele Trevisani (Italian)</a></li><li><a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Website Dr. Daniele Trevisani (English)</a></li><li><a href="https://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Aziendale</a></li><li><a href="https://www.comunicazioneinterculturale.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Interculturale</a></li><li><a href="http://www.medialab-research.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Medialab Research</a></li><li><a href="https://www.interculturalnegotiation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intercultural Negotiation (English)</a></li><li><a href="https://www.linkedin.com/in/danieletrevisani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Linkedin Profile Dr. Daniele Trevisani</a></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altre risorse online</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pubblicazioni e libri dott. Daniele Trevisani</a>&nbsp;(Books published)</li><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/iscriviti-gratuitamente-alla-rivista-online-di-formazione-communication-research-e-potenziale-umano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivista online gratuita di Comunicazione, Potenziale Umano e Management</a></li><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/blog/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iscrizione gratuita al Blog Studiotrevisani.it tramite Email</a></li><li><a href="https://www.youtube.com/channel/UCWXqtAjX1ctXm4fNX2ogb6Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Canale YouTube</a></li></ul>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/le-competenze-comunicative-nel-momento-della-verita/">Le competenze comunicative nel &#8220;momento della verità&#8221;</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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