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	<title>stati umorali &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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		<title>Tecniche e livelli di ascolto</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Sep 2021 06:53:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Strategic selling. Psicologia e comunicazione per la vendita consulenziale e le negoziazioni complesse”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore. Tecniche di ascolto attivo L’ ascolto attivo si collega alla comunicazione paralinguistica e non verbale e comprende&#160;in particolare: tecniche verbali di ascolto attivo;tecniche paralinguistiche di &#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “<a href="https://amzn.to/36MQl8T" target="_blank" rel="noopener">Strategic selling. Psicologia e comunicazione per la vendita consulenziale e le negoziazioni complesse</a>”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Tecniche di ascolto attivo</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’ ascolto attivo si collega alla comunicazione paralinguistica e non verbale e comprende&nbsp;</strong>in particolare:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>tecniche verbali di ascolto attivo;</li><li>tecniche paralinguistiche di ascolto attivo;</li><li>tecniche non verbali di ascolto attivo.</li></ul>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Tecniche verbali di ascolto attivo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Comprende parole che segnalano attenzione e comprensione.</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Domande aperte</strong>: chi, dove, quando, come, perché, con chi, in quale modo, in quali tempi, per quanto, cos’altro&#8230; e altre domande che consentano di allargare il discorso e precisarlo.</li><li><strong>Domande chiuse o di precisazione</strong>: verifica di parti del contenuto tramite domande che prevedano una risposta di tipo “Si/No” o altre categorie precise “molto/poco”, “prima/dopo” e altre di questo tipo.</li><li><strong>Tecnica dello specchio</strong>&nbsp;(riflessione del contenuto): ripetizione di frasi o parti di frasi dette dalla controparte, senza modifiche e alterazioni. La tecnica dello “specchio” proviene dalle metodologie di ascolto empatico utilizzate nel colloquio terapeutico Rogersiano<a href="//F017FE59-CE8A-4F6C-A1DB-502BBBFE6E75#_ftn1"><sup>[1]</sup></a>. È una tecnica di origine psicoterapeutica, che consente al “cliente” di approfondire i propri contenuti e riflettersi nei contenuti stessi da egli espressi.</li><li><strong>Parafrasi:&nbsp;</strong>utilizzo del “come se”. Ricerca della comprensione di quanto detto, con l’uso di metafore o esempi che cercano di valutare se si è realmente compreso il senso profondo di quanto la controparte dice.</li><li><strong>Sintesi storica, riassunto</strong>: ripetizione di quanto asserito, sotto forma di riassunto dei punti salienti della “storia”.</li><li><strong>Incoraggiamenti verbali</strong>: es, “bene”, “interessante”, “si”, “ok”.</li></ul>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Tecniche paralinguistiche di ascolto attivo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Utilizzo di vocalizzazioni che esprimono interesse per la “storia” e facilitano l’espressione, quali Uhmm.. ahh&#8230;.emissioni gutturali o respiratorie&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scopo delle tecniche paralinguistiche (assieme a quelle non verbali visuali) è quello di fornire segnali&nbsp;<em>fàtici</em>&nbsp;(di contatto), affinché l’interlocutore senta che siamo in ascolto, siamo presenti, e siamo interessati.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Tecniche non-verbali di ascolto attivo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Utilizzano l’atteggiamento del corpo per esprimere interesse:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>postura aperta ed inclinata in avanti per indicare disponibilità; posizione del corpo rilassata e di disponibilità;</li><li>avvicinamento e allontanamento (prossemica): ridurre la distanza con l’interlocutore nei momenti di maggiore interesse, allontanarsi nei momenti di distensione;</li><li>espressione del volto: non dubitativa, ironica o aggressiva, ma attenta e partecipativa;</li><li>sguardo attento e diretto;</li><li>movimenti delle sopracciglia associati a punti salienti del discorso altrui;</li><li>cenni del capo, cenni assenso o di diniego;</li><li>gesti morbidi, lenti e rotatori per comunicare senso di rilassamento e incoraggiare ad andare avanti nella conversazione;</li><li>metafore non verbali utilizzando il body language, che dimostrano comprensione di quanto detto dalla controparte.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano non verbale, dobbiamo sempre considerare che numerose culture frenano l’espressione non verbale delle emozioni (es: quelle asiatiche), ma che anche questo dato è uno stereotipo comunicativo, di valenza solo probabilistica e non consegna certezze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In sintesi, le tecniche principali per un accolto efficace sono:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>curiosità e interesse;</li><li>parafrasi: ripetere con le proprie parole quanto capito (questo non equivale ad essere d’accordo con quanto detto dall’altro);</li><li>sintesi e riassunti: riformulare la “storia” nei suoi punti salienti, per consolidare quanto raccolto;</li><li><strong>dirigere l’ascolto</strong>&nbsp;tramite domande mirate (ricentraggio conversazionale) per far luce sui punti ancora oscuri o i passaggi ancora non ben chiari;</li><li>evitare domande eccessivamente personali finche non si sia creato un rapporto solido e “caldo”;</li><li>offrire al parlante la possibilità di dare feedback sul fatto che quanto capito sia corretto, accurato o invece distorto o lacunoso;</li><li>ascoltare non solo le parole ma anche i segnali non verbali per valutare i sentimenti e stati d’animo;</li><li>verificare la corretta comprensione sia dei sentimenti che del contenuto, non ignorare l’aspetto dei sentimenti;</li><li>non dire alle persone come dovrebbero sentirsi o ciò che dovrebbero pensare (nella fase di ascolto, limitarsi a trarre informazioni, senza voler insegnare o valutare).</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Ancora una volta, sottolineiamo che questi atteggiamenti sono preziosi e determinano la qualità della fase di ascolto, ma non vanno confusi con gli obiettivi di tutta la negoziazione (che prevede sia fasi di ascolto che fasi propositive e affermazioni anche dure o assertive).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In una negoziazione è possibile (ed è anzi uno degli obiettivi strategici) modificare ciò che gli altri pensano (<strong>ristrutturazione cognitiva e persuasiva</strong>) o come gli altri si sentono (<strong>azione emozionale</strong>), ma questo obiettivo verrà perseguito solo ed unicamente se prima il negoziatore sia riuscito a porre in essere un ascolto attivo , attivando l’empatia necessaria per capire in quale quadro si stia muovendo.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">I livelli di ascolto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo individuare una scala del livello di ascolto: </p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Ascolto schermato / distorsivo</strong>: non capire, non prestare attenzione, distorcere i dati in ingresso, i dati reali (fisici e emotivi) non vengono veramente percepiti, ma distorti, percezione limitata e/o errata, barriere culturali, di ruolo, pregiudizi, antipatie, antecedenti, stati emotivi del momento, scarse energie fisiche e mentali, poca umiltà.</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Ascolto giudicante / aggressivo</strong> : interrompe continuamente, attacca, giudica e valuta, disapprova quanto detto, nessuno sforzo di capire o approfondire, caratterizzato dal fatto che non si ascolta veramente, ma si raccolgono informazioni per poi emettere immediatamente sentenze e giudizi. L’ascolto giudicante può emergere anche da una smorfia sottilissima emessa con un segnale non verbale quale “storcere il naso” durante un’affermazione altrui che non approviamo, e non è da confondere con la partecipazione emotiva a quanto detto dall’altro.</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Ascolto apatico / passivo</strong>: privo di energia, stanco, “morto”, spento, nessun cenno del capo o altro segnale “fàtico” (segnali di contatto), disinteresse verso il comunicatore</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Ascolto a tratti</strong>: attento in alcuni momenti, distratto in altri, viene espressa attenzione discontinua, vi sono pensieri o attività che interferiscono, poca concentrazione, si perdono brani.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo poi fasi decisamente migliori quali:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Ascolto attivo / supportivo</strong> : Il soggetto viene incoraggiato a proseguire, aiutato ad esplorare i concetti, supportato tramite domande di approfondimento, aperte e chiuse. Forte partecipazione del body language, utilizza segnali corporei e verbali di partecipazione a quanto detto, riformulazioni e altri dispositivi linguistici e non verbali che servono per dare il segnale “quello che dici mi interessa, ti sto seguendo”.</li><li><strong>Ascolto empatico</strong>: Sospensione del giudizio, interesse genuino, ascolto avalutativo, curiosità, azioni di approfondimento e metacomunicazione, l&#8217;ascolto degli strati profondi, la capacità di sintonizzarsi e capire i livelli più nascosti, emotivi e personali, del vissuto del nostro interlocutore, più che i dati numerici o oggettuali che ci espone.</li><li><strong>Ascolto simpatetico</strong>: Dimostrazione di vicinanza, affetto, piacevolezza, esprime non solo comprensione ma apprezzamento, calore umano, piacere della relazione, gradimento dell’altro. </li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Una nota importante sull’espressione di simpatia durante le fasi di ascolto: dimostrare simpatia non è obbligatorio. Se la nostra espressione è finta, verrà colta. Dobbiamo essere il più possibile <strong>autentici e veri.</strong> Non consigliamo di inoltrarsi in un ascolto simpatetico falso ma di compiere un’operazione decisamente più difficile e professionale: cercare nell’altro le “cose buone” che emergono, partendo dal principio che anche persone che non ci piacciono possono tuttavia avere alcuni tratti e caratteristiche che sono comunque interessanti. Non dobbiamo partire con un senso di superiorità ma con un <strong>atteggiamento di vero interesse per la scoperta di quanto può emergere.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se poi la gradevolezza è vera, questo livello di ascolto verrà fuori naturalmente, ma è essenziale non bloccarlo a priori in nome di una presunta “freddezza professionale” che non è l’obiettivo vero di un ascolto di qualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dobbiamo anche distinguere un altro aspetto fondamentale dell’ascolto: la presenza di almeno due diversi piani di ascolto: i dati e gli stati emotivi. Questo qualifica la differenza tra un ascolto informativo e un ascolto psicologico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ascoltare dati non equivale ad ascoltare stati emotivi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo infatti applicare un ascolto di tipo:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>psicologico</strong> : Interesse per gli aspetti psicologici, ascolto viscerale, delle sensazioni, del livello umano, attenzione centrata sulla persona e sul suo vissuto, ascolto di emozioni, stati umorali, sensazioni, rapporti umani.</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>tecnico-informativo</strong> : ascolto meccanico, concentrato sui dati, numeri e fatti.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Un negoziatore avanzato e un venditore di alto livello saranno in grado di applicare il livello di ascolto corretto, o entrambi, a seconda delle situazioni, senza entrare in uno stato di ascolto prefissato, stereotipato e rigido.</p>



<hr class="wp-block-separator" />



<p class="wp-block-paragraph"><a href="//F017FE59-CE8A-4F6C-A1DB-502BBBFE6E75#_ftnref1"><sup>[1]</sup></a>&nbsp;Rogers, Carl R. (1961).&nbsp;<em>On becoming a Person</em>. Boston, Houghton Mifflin.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rogers, Carl R. (1951).&nbsp;<em>Client-Centered Therapy: Its Current Practice, Implications, and Theory</em>.&nbsp;Boston, Houghton Mifflin.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Studio Trevisani Formazione Coaching Consulenza</a></li><li><a href="https://www.coachingworldfederation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Coaching World Federation</a></li><li><a href="http://www.danieletrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Daniele Trevisani (Italian)</a></li><li><a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Website Dr. Daniele Trevisani (English)</a></li><li><a href="https://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Aziendale</a></li><li><a href="https://www.comunicazioneinterculturale.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Interculturale</a></li><li><a href="http://www.medialab-research.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Medialab Research</a></li><li><a href="https://www.interculturalnegotiation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intercultural Negotiation (English)</a></li><li><a href="https://www.linkedin.com/in/danieletrevisani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Linkedin Profile Dr. Daniele Trevisani</a></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altre risorse online</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pubblicazioni e libri dott. Daniele Trevisani</a>&nbsp;(Books published)</li><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/iscriviti-gratuitamente-alla-rivista-online-di-formazione-communication-research-e-potenziale-umano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivista online gratuita di Comunicazione, Potenziale Umano e Management</a></li><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/blog/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iscrizione gratuita al Blog Studiotrevisani.it tramite Email</a></li><li><a href="https://www.youtube.com/channel/UCWXqtAjX1ctXm4fNX2ogb6Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Canale YouTube</a></li></ul>
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		<title>Potenziamento delle competenze emotive e nuove competenze emotive</title>
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		<dc:creator><![CDATA[DR. DANIELE TREVISANI]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 11:07:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Autore: Daniele Trevisani. Estratto dal volume &#8220;Il Potenziale Umano&#8220;, Franco Angeli editore, Milano, 2009, Copyright 2.5. Le nuove competenze emotive (mood awareness, mood labeling, mood monitoring, cognitive la­beling) Bisognerebbe tentare di essere felici, non fosse altro per dare l’esempio. (Jacques Prévert) L’umore è uno degli elementi più esplicitamente correlati alle energie mentali, e dalle forti capacità “contagiose”, &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Autore: <a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noopener">Daniele Trevisani</a>. Estratto dal volume &#8220;<a href="https://www.studiotrevisani.it/hpm2/">Il Potenziale Umano</a>&#8220;, Franco Angeli editore, Milano, 2009, Copyright</p>
<p><a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/1783861.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" title="1783861" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/1783861.jpg?w=150" alt="" width="150" height="99" /></a><a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/bld063676.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" title="BLD063676" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/bld063676.jpg?w=150" alt="" width="150" height="99" /></a><a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/bxp2454142.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" title="bxp245414" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/bxp2454142.jpg?w=150" alt="" width="150" height="99" /></a><a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/bn2290051.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" title="bn229005" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/bn2290051.jpg?w=150" alt="" width="150" height="99" /></a><a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/k12156351.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" title="k1215635" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/k12156351.jpg?w=150" alt="" width="150" height="102" /></a><a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/u121572891.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" title="u12157289" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/u121572891.jpg?w=150" alt="" width="150" height="99" /></a></p>
<h2>2.5. Le nuove competenze emotive (<em>mood awareness, mood labeling, mood monitoring, cognitive la­beling</em>)</h2>
<p style="text-align:right;"><em>Bisognerebbe tentare di essere felici, non fosse altro per dare l’esempio.</em></p>
<p style="text-align:right;"><em>(Jacques Prévert)</em></p>
<p>L’umore è uno degli elementi più esplicitamente correlati alle energie mentali, e dalle forti capacità “contagiose”, in bene e in male.</p>
<p>Un umore è una condizione emotiva di maggiore durata rispetto al­l’emozione istantanea, e meno collegata ad un singolo evento scatenante.</p>
<p>I tipi di personalità sono invece tratti più duraturi che predispongono a tipi di umore specifici. Lottare contro l’eredità umorale appresa è una sfida nobile.</p>
<p>Secondo Thayer, l’umore è un prodotto di due dimensioni, l’energia e la tensione<a href="http://studiotrevisani.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftn1" target="_blank" rel="noopener">[1]</a>. Gli umori positivi avvengono in zone di energie elevate e stato di calma, mentre ci sentiamo peggio quando siamo in condizione di basse energie fisiche accompagnate a tensione emotiva.</p>
<p>Bassi livelli di energie mentali sono in genere accompagnati da condizioni umorali negative, tristezza, depressione, mentre alti livelli sono accompagnati da stati positivi, dal rilassamento sino alla gioia e all’euforia.</p>
<p>Ciò che ci interessa maggiormente in termini di coaching analitico è il concetto di <em>mood awareness</em><a href="http://studiotrevisani.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftn2" target="_blank" rel="noopener">[2]</a>, la consapevolezza dello stato umorale, una capacità specifica ed allenabile, composta da <em>mood labeling</em> (saper etichettare lo stato emotivo in corso) e <em>mood monitoring</em> (saper monitorare l’anda­mento del proprio umore, coscientemente, tener traccia delle variazioni).</p>
<p>Il <em>labeling</em>, in particolare, rappresenta il ponte essenziale tra il sentimento interno e la possibilità di comunicarlo.</p>
<p>Comunicare ad altri come ci si sente è importantissimo, ed è tema di cui si occupano molte ricerche, che giungono a inquadrare il concetto di empatia interna<a href="http://studiotrevisani.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftn3" target="_blank" rel="noopener">[3]</a>, o la capacità di capirsi. Questa dipende anche dalla capacità di trovare etichette (verbali) per gli stati cognitivi e per i sentimenti vissuti.</p>
<p>Conoscere i propri stati e non negarli è essenziale, ma poi serve la capacità di descriverli e – soprattutto &#8211;  l’occasione fisica, vera, di parlarne a qualcuno che ci ascolti.  Trovare oggi chi sia in grado da farci da contenitore emotivo è qualcosa di estremamente raro, ma non è su questo che mi voglio soffermare ora. Il fattore tecnico è che anche quando questa occasione di ascolto accade, non siamo sufficientemente capaci di esprimere i nostri veri sentimenti con precisione. Di questo ogni coach, leader o psicologo dovrebbe tenere conto.</p>
<p>Più in generale, la capacità di riuscire a dare nome e descrizione ai processi mentali in corso (<em>cognitive labeling</em> <em>skills</em>) permette di crescere psicologicamente.</p>
<p>Infatti, non è per nulla scontato sapere come ci si sente, riuscire a riflettervi sopra analiticamente, o riuscire a comunicarlo, prima che gli umori diventino distruttivi. Molti subiscono lo stato umorale passivamente, o non riescono a condividerlo, o essere ascoltati, e in questo modo non arrivano a scardinare i meccanismi che lo generano, o replicare stati positivi.</p>
<p>Le energie mentali producono specifici stati umorali. Nella fig. 2 vediamo diverse tipologie.</p>
<p><a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/ruota-stati-umore.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-675" title="ruota-stati-umore" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/ruota-stati-umore.png" alt="" width="500" height="365" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/ruota-stati-umore.png 515w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/ruota-stati-umore-300x219.png 300w" sizes="auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p>La domanda primaria rispetto allo schema evidenziato è “come ti senti?” L’attività di scavo deve riguardare invece il “perché ti senti così?”</p>
<p>All’interno delle risposte devono essere notati e scoperti i meccanismi di ragionamento che depotenziano e corrodono l’umore, le azioni e stili di vita che avvizziscono la persona, gli stili cognitivi disfunzionali, le aree su cui lavorare, e tutte le azioni invece positive da consolidare e rinforzare.</p>
<p>La psicoenergetica nel metodo HPM si occupa dei fattori psicologici che producono tali stati soggettivi o livelli di umore.</p>
<p>In questo lavoro, non è possibile astenersi dal giudizio, non è possibile evitare di applicare valori e criteri di riferimento personali.</p>
<p>In questo, il coaching differenzia sostanzialmente dalla psicoterapia non direttiva, in quanto arriva a dare giudizi di valore e indicare strade da perseguire.</p>
<hr size="1" /><a href="http://studiotrevisani.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftnref1" target="_blank" rel="noopener">[1]</a> Thayer, R. E. (1989), <em>The biopsychology of mood and arousal</em>, Oxford University Press, New York, NY.</p>
<p>Thayer, R. E. (1996), <em>The origin of everyday moods: Managing energy, tension and stress,</em> Oxford University Press, New York, NY.</p>
<p>Thayer, R. E. (2001), <em>Calm Energy</em>, Oxford University Press, New York, NY.</p>
<p><a href="http://studiotrevisani.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftnref2" target="_blank" rel="noopener">[2]</a> Woodhouse, S. S., Gelso, C.J. (2008), <em>Volunteer Client Adult Attachment, Memory for In-Session Emotion, and Mood Awareness: An Affect Regulation Perspective</em>, Journal of Counseling Psychology, v. 55, n. 2, pp. 197-208, Apr.</p>
<p><a href="http://studiotrevisani.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftnref3" target="_blank" rel="noopener">[3]</a> Jackson, E. (1986), <em>Internal Empathy, Cognitive Labeling, and Demonstrated Empathy, </em>Journal of Humanistic Education and Development, v. 24, n. 3, pp. 104-115, Mar.</p>
<p>______</p>
<p>Copyright, Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore, dal volume di Daniele Trevisani &#8220;<a href="https://www.studiotrevisani.it/hpm2/">Il Potenziale Umano</a>&#8220;, Franco Angeli editore, Milano.2009. Pubblicato con il contributo editoriale di <a href="https://www.studiotrevisani.it">Studio Trevisani Communication Research, Formazione e Coaching</a>.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/potenziamento-delle-competenze-emotive-e-nuove-competenze-emotive/">Potenziamento delle competenze emotive e nuove competenze emotive</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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