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		<title>Orgoglio e riconoscimento: i sistemi di Pride &#038; Recognition per creare gruppo e spirito di squadra</title>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2022 11:54:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo estratto con il permesso dell’autore dal testo di Daniele Trevisani “Il potenziale umano. Metodi e tecniche di coaching e training per lo sviluppo delle performance”. Franco Angeli editore, Milano. Come sentirsi parte di un team Le strategie motivazionali vincenti puntano a valorizzare l’orgoglio di appartenenza (Pride) e il senso di riconoscimento o riconoscenza (Recognition) &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/orgoglio-e-riconoscimento-i-sistemi-di-pride-recognition-per-creare-gruppo-e-spirito-di-squadra/">Orgoglio e riconoscimento: i sistemi di Pride &amp; Recognition per creare gruppo e spirito di squadra</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><a>Articolo estratto con il permesso dell’autore dal testo di </a><a href="https://www.studiotrevisani.it">Daniele Trevisani</a> “<a href="https://amzn.to/3HpVpko" target="_blank" rel="noopener">Il potenziale umano. Metodi e tecniche di coaching e training per lo sviluppo delle performance</a>”. Franco Angeli editore, Milano.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Come sentirsi parte di un team</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le strategie motivazionali vincenti puntano a valorizzare l’orgoglio di appartenenza (<em>Pride</em>) e il senso di riconoscimento o riconoscenza (<em>Recognition</em>) per il contributo che una persona apporta al team o al gruppo, o alla causa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’orgoglio di appartenenza (ad una nazione, ad un gruppo, ad una famiglia) alimenta le energie motivazionali attraverso diversi canali: l’in­di­viduo percepisce che il risultato sarà apprezzato da un insieme più vasto di persone. E non solo. Percepisce che il suo lavoro non si limita al fine materiale, può lasciare una traccia di sé, arriverà un riconoscimento morale o materiale per la sua azione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo alimenta l’immagine di sé nel gruppo, la persona contribuisce al gruppo di cui fa parte o al suo benessere complessivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <em>Pride</em> (orgoglio) permette inoltre di assorbire energie da <strong>temi e simboli</strong> che caratterizzano il sistema. Il saluto alla bandiera nell’Esercito, l’inno nazionale per una squadra sportiva, sono momenti in cui l’individuo (se crede in quanto sta facendo) innesca una connessione forte con sistemi superiori e con valori sani che li caratterizzano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando questi canali mancano, l’unico fattore motivazionale rimanente è una motivazione endogena, autoprodotta, che non fruisce del rinforzo dei gruppi e sistemi di appartenenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I sistemi motivazionali che agiscono tramite orgoglio, senso di appartenenza e riconoscimento, valgono sia nei gruppi formali, ad esempio un’a­zien­da o una pubblica amministrazione, che nei gruppi informali o sociali, quali una famiglia o un gruppo di amici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una casalinga che senta il proprio ruolo poco apprezzato e valorizzato, e non riceva riconoscimenti dai membri familiari, potrà unicamente far leva su energie autoctone, ma il mancato riconoscimento del contributo dato poterà prima o poi ad un calo di energie motivazionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il team, l’azienda, pubblica amministrazione, direzione o leader, o la famiglia, che eroga solo sanzioni quando le cose non vanno, e non premia gli sforzi delle persone o i risultati, distrugge i meccanismi della motivazione positiva al risultato (<em>Recognition</em>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Far crescere l’attenzione verso questo tema è già un risultato in sè. Nelle organizzazioni serie, si possono compiere anche progetti strutturati. Ad esempio, indagare con tecniche quali il <strong>differenziale semantico</strong> e altri metodi, il <strong>profilo di immagine interna percepita</strong> dai membri dell’organizzazione, per valutare quando si discosta da una organizzazione per la quale valga la pena di battersi e impegnarsi (<em>Pride</em>). Capire queste percezioni permette di poter intervenire con azioni di comunicazione interna, informazione e motivazione del personale, o sviluppo organizzativo.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2022/05/orgoglio-e-riconoscimento.jpg?w=401" alt="" class="wp-image-633" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph"><a>Principio </a>16 – Pride &amp; Recognition</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le energie mentali diminuiscono o si esauriscono quando:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>l’individuo non percepisce un forte senso di adesione ad un gruppo, non dispone di orgoglio di appartenenza (<em>Pride</em>); specularmente, le energie mentali diminuiscono quando il gruppo non attiva nessuna azione efficace per far sentire un individuo suo membro importante, aumentarne l’orgoglio di appartenenza, la stima, l’onore della partecipazione, la gratificazione al contributo, lo status nel gruppo;</li><li>i gruppi di appartenenza non offrono ricompensa morale e gratificazione, banalizzano il valore dell’appartenenza (mancanza di una strategia di <em>Pride</em> nell’organizzazione);</li><li>l’individuo non ha fatto propria la mission aziendale o del team, non è in sintonia con gli scopi, o non sente un compito o missione come proprio, non crede e non prova orgoglio verso l’utilità del proprio operato o del valore del gruppo;</li><li>l’immagine del gruppo di cui fa parte (identità di gruppo percepita) è negativa, ed egli non vi si associa volentieri;</li><li>il profilo di immagine interna percepito dai membri dell’organizzazione si discosta da quello di una organizzazione per la quale valga la pena di battersi e impegnarsi;</li><li>il gruppo o la direzione non premiano l’individuo per i risultati o per lo sforzo, sono assenti sistemi di riconoscimento (materiale o immateriale) e soprattutto forme significative di gratificazione morale (<em>Recognition</em>).</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Le energie mentali aumentano quando:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>un fine, causa, ideale o progetto può essere condiviso con altri che vi credono;</li><li>l’individuo percepisce un forte orgoglio di appartenenza a gruppi che considera positivi;</li><li>i gruppi sviluppano una strategia di <em>Pride</em> (orgoglio) verso i propri membri, con azioni di gratificazione e riconoscimento per l’appartenenza stessa e la partecipazione alle attività del gruppo;</li><li>esiste un senso di unità tra l’individuo e la missione del gruppo di cui fa parte.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Chiunque desideri produrre performance e sviluppare il proprio potenziale deve intraprendere una ricerca, spesso laboriosa, per trovare individui, amici, gruppi di persone, centri di ricerca, gruppi d’incontro, club, gruppi di lavoro, associazioni o altre istituzioni, con cui poter condividere un’esplorazione e un cammino, sia essa anche solo una passione comune come il ballo o lo sport, o qualcosa di più intellettuale o culturale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E soprattutto, i leader di questi gruppi devono far si che esserne parte sia qualcosa di speciale, di arricchente, e dia nutrimento umano, gratificazione e senso di appartenenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri materiali su Comunicazione, Coaching, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/blog/">Studio Trevisani – Formazione Aziendale</a> Blog con aggiornamenti giornalieri</li><li><a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Website Dr. Daniele Trevisani (English)</a></li><li><a href="https://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Aziendale</a></li><li><a href="https://www.interculturalnegotiation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intercultural Negotiation (English)</a></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altre risorse online</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pubblicazioni e libri dott. Daniele Trevisani</a> (Books published)</li><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/iscriviti-gratuitamente-alla-rivista-online-di-formazione-communication-research-e-potenziale-umano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivista online gratuita di Comunicazione, Potenziale Umano e Management</a></li><li><a href="https://www.youtube.com/channel/UCWXqtAjX1ctXm4fNX2ogb6Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Canale YouTube</a></li><li><a href="https://www.coachingworldfederation.com/" target="_blank" rel="noopener">Coaching World Federation (CWF)</a></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Temi e Keywords dell’articolo:</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li>modello</li><li>metodo HPM</li><li>visione</li><li>valori</li><li>potenziale umano</li><li>autorealizzazione</li><li>crescita personale</li><li>potenziale personale</li><li>crescita e sviluppo</li><li>aspirazioni</li><li>sogni</li><li>desideri</li><li>orientamento</li><li>viaggio interiore</li><li>scoperta di sè</li><li>introspezione</li><li>smart goals</li><li>orgoglio</li><li>riconoscimento</li><li>pride</li><li>recognition</li><li>gruppo</li><li>team</li><li>coesione</li><li>spirito di squadra</li><li>senso di appartenenza</li><li>strategie motivazionali</li><li>senso di riconoscimento</li><li>motivazione</li><li>temi</li><li>simboli</li><li>Potenziale Umano Veneto</li><li>Mental Coach</li><li>Formazione aziendale</li><li>formazione assistenti sociali</li><li>formazione educatori</li><li>supervisione </li></ul>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/orgoglio-e-riconoscimento-i-sistemi-di-pride-recognition-per-creare-gruppo-e-spirito-di-squadra/">Orgoglio e riconoscimento: i sistemi di Pride &amp; Recognition per creare gruppo e spirito di squadra</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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		<title>La conoscenza dell&#8217;altro : la diagnosi e l&#8217;analisi del sistema cliente.</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Aug 2021 07:33:12 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “<a href="https://amzn.to/36MQl8T" target="_blank" rel="noopener">Strategic selling. Psicologia e comunicazione per la vendita consulenziale e le negoziazioni complesse</a>”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conoscenza e consapevolezza del cliente</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nella vendita consulenziale è indispensabile acquisire la capacità di compiere diagnosi e analisi della controparte, il sistema complesso con il quale stiamo per interagire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’analisi è fondamentale per far emergere il sistema cliente in tutta la sua pienezza, anticipare i possibili rischi, e cogliere tutte le opportunità che esso racchiude.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco i tratti principali della conoscenza del sistema-cliente: </p>



<ol class="wp-block-list"><li>Chi sono loro &#8211; Con chi tratto</li><li>Chi e cosa rappresentano</li><li>Storia e network</li><li>Missione e posizionamento</li><li>Bisogni latenti (BSS), espressi e potenziali</li><li>Livelli di <em>arousal</em> e stati emotivi &#8211; </li><li>Grado di &#8220;copertura&#8221; &#8211; Fornitori</li><li>Sociogrammi decisionali</li><li>Cultura e stili comunicazionali</li><li>Potenziale economico e relazionale</li></ol>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Chi sono “loro” &#8211; Con chi tratto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In genere, l’”altro” – in termini commerciali e negoziali &#8211; è un soggetto pericoloso solo finché non lo si conosce bene.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Larga parte dell’attività consulenziale – anche nella vendita – consiste esattamente nel conoscere l’”altro”, il sistema-cliente, le sue strutture, i suoi funzionamenti, i suoi bisogni dichiarati e quelli latenti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo significa ricercare sintomi e “segnali deboli”, capirne le finzioni e le realtà,&nbsp;<strong>svelarne le contraddizioni</strong>. Il teatro è maestro nella capacità di svelare le contraddizioni. Molte rappresentazioni giocano tutto il loro valore sullo smascheramento, sul meccanismo del “giù la maschera”, seguito spesso dal “vediamo cosa c’è realmente sotto la maschera”.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Smascherare, e farlo delicatamente e artisticamente, senza urtare le difese psicologiche della controparte (o farlo solo come strategia e non involontariamente), è uno degli obiettivi della vendita consulenziale e della negoziazione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel teatro, la “rivelazione” o “smascheramento” è il momento in cui il grande avvocato da tutti temuto si dimostra cornuto, o incapace di educare il figlio che diventa paradossalmente un ladro.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È il momento in cui tutta l’impalcatura drammaturgica crolla, è lo “strappo nel cielo di carta” del teatrino delle marionette ci cui ci parla Pirandello, il momento in cui il pubblico si accorge che è in corso una recita, il momento in cui siamo costretti a prendere atto che è in corso una rappresentazione scenica e non ci stanno esponendo una realtà ma una sua visione spesso distorta, lacunosa, artefatta.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Basare una vendita su dati distorti, lacunosi, artefatti, incompleti, non è certo garanzia di successo.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Chi e cosa rappresentano</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni azienda è parte di qualche sistema politico o istituzionale, di un network evidente o latente, di qualche cultura o mondo, e “sta per” (rappresenta) qualcosa di altro.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scienza semiotica (scienza dello studio dei segni e dei sistemi di comunicazione simbolica) ci aiuta a far luce sui simbolismi che le aziende utilizzano ( <strong>lato denotativo </strong>) e sui significati che assumono ( <strong>lato connotativo</strong> ). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Conoscere il livello semiotico, capire il senso del “stare per” e del “significare qualcosa”, è indispensabile. Dobbiamo distinguere le rappresentazioni istituzionali dalle rappresentazioni di ruolo. Ogni negoziazione infatti subisce il problema della stratificazione dei ruoli, della molteplicità dei ruoli compresenti in un individuo, e della confusione su chi abbia veramente il potere decisionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso dietro ai simboli di potere ostentato (uffici in centro, vestiti eleganti, siti web evoluti) si nasconde un vuoto e una misera colossale. Non dobbiamo prendere quindi per “veri” i segnali denotativi, ma prenderli solo come “indizi” di qualcosa che deve essere esplorato e convalidato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potremmo avere una trattativa con un buyer di un colosso industriale, che rappresenta la formalizzazione della burocrazia di acquisto, ma dal potere decisionale nullo, oppure un colloquio con un personaggio apparentemente secondario ma che in realtà rappresenta la famiglia che detiene il controllo azionario, e funge da&nbsp;<em>gatekeeper</em>&nbsp;(controlla il “cancello” di alcuni rami di potere aziendale) &#8211; un vero decisore e influenzatore.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nulla deve essere dato per scontato.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Storia e network</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La storia di un’azienda è fondamentale per capire le sue evoluzioni attuali. Una delle attività essenziali del venditore consulenziale e negoziatore di alto livello, è lo studio della storia del cliente o controparte, i suoi cambiamenti epocali e i micro-mutamenti che si trova a subire a causa della concorrenza, della tecnologia, della legislazione e dell’ambiente.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi comanda adesso, chi comandava prima, e perché chi comanda adesso è nella condizione di farlo. In che posizione del suo ciclo storico è un certo decisore? È in fase di declino e sta per lasciare l’azienda o è una new-entry nel ruolo e ha bisogno di dimostrare la sua capacità?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fare vendita consulenziale significa entrare nei processi del cliente, fare “consulenza di processo”<a href="//D998FFF8-7E66-4800-B22C-9FC6A2B2C0AA#_ftn1"><sup>[1]</sup></a>&nbsp;nella vendita significa capire la traiettoria del cliente (passato, presente, ipotesi di possibili futuri) e inserirsi come elemento utile.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il network riguarda le reti di rapporti in cui è inserita l’azienda, ad esempio – se trattiamo con la grande distribuzione &#8211; dobbiamo sapere se stiamo trattando con una grande cooperativa legata al settore della “cooperazione bianca” di ispirazione cattolica, o se essa si riconosce ed è inserita nell’area della “cooperazione rossa” di sinistra, o se invece appartiene ad aree conservatrici, o altri network industriali o politici.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">I profili di appartenenza ai network creano profondi vincoli sulle scelte, soprattutto vincoli politici, mentali, ideologici e influenzano la decisione dei partner e fornitori cui affidarsi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È sbagliato basare una vendita consulenziale sulla sola pura politica o appartenenza ad un network, ma dimenticare questo dato può creare gaffe ed errori conversazionali, conoscerlo invece permette di anticipare alcuni meccanismi di funzionamento del cliente (anticipare, non certo prevedere esattamente).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessun ragionamento euristico (stereotipi di ragionamento, es: è cattolico quindi&#8230;.) deve essere preso come assoluto e dato per scontato.&nbsp;</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Missione e posizionamento</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La missione rappresenta “cosa fai per chi”e &#8220;a chi sei utile e per cosa” e non va confusa con l’obiettivo economico del vendere e guadagnare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ragionamento sulla missione è intriso, nella mente di molti manager, di un costante fraintendimento tra (1) ottenere risultati aziendali per sè (vendere, guadagnare), e (2) portare risultati ai clienti,&nbsp;<strong>avviare “relazioni di aiuto”.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il senso vero della missione è portare risultati ai clienti, e questo è l’unico motore vero delle vendite, è ciò che le rende possibile.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per poter vendere, nel B2B (vendita da impresa ad impresa) dobbiamo capire come la nostra soluzione può aiutare ad aumentare il valore complessivo che il cliente può offrire&nbsp;<strong>ai propri clienti</strong>. Dobbiamo ancora una volta entrare nei processi e capire la catena del valore dell’impresa cliente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche nel negoziare, dobbiamo capire se le nostre proposte o soluzioni aiutano la controparte a risolvere un suo problema e non solo un nostro problema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dobbiamo capire se e dove i nostri flussi di valore possono avere impatto sui flussi di valore che il nostro cliente potrà portare ai propri clienti o interlocutori-chiave.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se uno dei nostri vantaggi competitivi ipotizzati è il tempo di consegna rapido (elemento del marketing mix), non è detto che esso sia anche un elemento del&nbsp;<em>value mix</em>&nbsp;(il mix di valore effettivo percepito dal cliente).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tempo di consegna rapido può impattare positivamente i tempi di consegna del cliente ai propri clienti? Gli è stato richiesto? O è abbastanza marginale?&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nessuna risposta che vale per un cliente vale automaticamente anche per un altro.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È importante per il cliente ottenere miglioramenti sui tempi di consegna? Se si, abbiamo una carta da giocare, se no (e non vi sono altri fattori organizzativi da considerare) si tratta di un vantaggio inutile, puramente autoreferenziale (un puro parlarsi addosso, vuoto, improduttivo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Centrare la missione del cliente e il suo posizionamento ci aiuta a negoziare per creare il successo del cliente negoziale, ancora prima del nostro. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se riusciamo a diventare un elemento del successo del cliente, il nostro successo sarà una semplice conseguenza.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I bisogni possono essere espressi e formalizzati, oppure latenti e non pronunziati, per numerosi motivi (desiderio di coprire informazioni, bisogno di gestire l’immagine pubblica, di non rivelare debolezze).&nbsp;</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Bisogni espressi, latenti (BSS), e bisogni potenziali.</h2>



<p class="wp-block-paragraph">I bisogni latenti partono dalla radice del Bisogno Sottostante Servito (BSS) del cliente.&nbsp;<strong>I desideri di acquisto di un cliente possono essere portati sul tavolo della negoziazione, oppure rimanere latenti, o ancora stare nel non detto</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">I bisogni latenti sono diversi dai bisogni potenziali in quanto un bisogno potenziale non è allo stato di consapevolezza nel cliente, si tratta di qualcosa di non ancora pensato nemmeno dal cliente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un BSS rappresenta<strong> </strong>la motivazione sottostante l&#8217;acquisto. Esempio: compriamo un PC portatile per soddisfare l’esigenza di scrivere o analizzare dati, e farlo anche potendosi spostare. Vogliamo una videocamera per poter fissare ricordi e momenti. Qualsiasi tecnologia ci aiuti a “fissare ricordi e momenti” per poterli rivedere in seguito, copre il BSS, e quindi è essenziale concentrarsi sul bisogno e non solo sul prodotto.</p>



<ol class="wp-block-list" type="1"><li>&nbsp;Quali sono i veri bisogni del cliente? Li abbiamo capiti davvero?</li><li>Quanto bene sta risolvendo il prodotto le esigenze di base per cui viene acquistato? E’ una soluzione già ottimale, o si può fare di meglio?</li><li>Quali spazi scoperti e margini di miglioramento rimangono?&nbsp;</li><li>Come evolve la domanda e quali nuove caratteristiche possono costituire fattori di successo? Le aspettative e attese crescono, e in che direzione?&nbsp;</li><li>Quali trend di scenario hanno il potenziale di incidere sul nostro futuro, e cosa faremo per utilizzare i trend anziché esserne sommersi?</li></ol>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Livelli di arousal e stati emotivi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’analisi motivazionale del cliente ci porta a chiederci perché è in corso un tipo di bisogno e se possiamo rispondervi, o se possiamo stimolare un bisogno nel caso siamo convinti di poter portare un beneficio al cliente.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’analisi emotiva</strong>&nbsp;ci porta ad interessarci del quanto forte è un livello di bisogno, quali emozioni si associano nel cliente a questo bisogno (ansia, tristezza, gioia, aspettativa, disagio nel parlarne, gioia del parlarne, e altri stati emotivi).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’<em>arousal&nbsp;</em>è l’attivazione del cliente, il suo grado di “agitazione interiore”, la tensione sottostante il bisogno. Ad esempio, può esistere un bisogno disperato ma questa urgenza viene mascherata (ancora una volta teatralmente) come semplice curiosità.</p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Grado di “copertura” &#8211; Fornitori</h2>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Quanto risulta “coperto” un cliente dai fornitori che ha già? La nostra controparte ha già qualcuno che sia in grado di coprire le esigenze? Qualcuno che possa dare risposte a bisogni sentiti o emergenti?&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’analisi diventa interessante soprattutto sui bisogni non ancora espressi o sui bisogni potenziali e futuri, che ancora non si sono manifestati ma presto potrebbero farlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Capire su quali piani e bisogni un cliente è “scoperto” o ha poco margine di sicurezza nei fornitori attuali è un’acquisizione informativa essenziale.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Sociogrammi decisionali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con chi trattare? Per saperlo, è necessario capire gli influenzatori del processo di acquisto, chi è&nbsp;<em>con</em>&nbsp;e chi è&nbsp;<em>contro</em>, chi è neutro, chi gioca su un tavolo aperto e chi gioca “sotto il tavolo”. Capire quali sono le relazioni e i giochi di potere, i rapporti di forza nella controparte, è un elemento chiave.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle vendite e nelle negoziazioni complesse è essenziale riuscire a risalire la catena decisionale, arrivando al top delle organizzazioni. Occorre arrivare ai livelli decisionali che contano, e farlo per gradi o direttamente, a seconda di quanto “schermati” e filtrati siano questi livelli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È anche importante riuscire a presidiare diversi livelli organizzativi (uscire dal solo settore acquisti, parlare anche con il marketing, con le vendite, con l’amministrazione o con l’area produzione e con l’area qualità), per iniziare a creare un&nbsp;<strong>consenso allargato</strong>&nbsp;verso la nostra azienda e la nostra proposta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa attività di <em>relationship building</em> è essenziale per creare basi solide nel sistema-cliente.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Cultura e stili comunicazionali</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Quali regole vigono in azienda e nel cliente, quali valori, simboli, abitudini, modi di essere, stili di gestione, stili di comportamento e comunicazione. Anche in questo caso valgono le regole di riconoscimento, per capire quale stile è attivo tra le tante possibilità.</p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Potenziale economico e relazionale</h2>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Da un’analisi complessiva dei dati, possiamo ricavare il potenziale del cliente. L’analisi comprende il potenziale economico degli acquisti, i volumi attuali e futuri, il tipo di rapporto avviabile, i rientri materiali e immateriali che possono arrivare da questo rapporto.</p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Dovremo quindi valutare attentamente alcuni aspetti indispensabili, come le caratteristiche del cliente (dimensioni, fatturato, settore), i costi logistici di ingresso (cliente comodo da raggiungere e servire), quante e quali risorse sarà necessario dedicargli, i termini e le modalità di pagamento, ed ancora, se è un cliente che offre buone prospettive (dirette o indirette) per espandere i nostri contatti, un cliente dal buon potenziale economico, dove praticare prezzi remunerativi con la possibilità di sviluppare margini adeguati.</p>
</div></div>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Pertanto il nostro interesse per questo tipo di cliente (valore d’immagine e relazionale), non dipende solo dai fatturati generabili, ma dall’immagine che ne deriva, dalla possibilità di ingresso in aree di mercato nuove o interessanti e diversi altri fattori intangibili.</p>
</div></div>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Per ciascuna “falla” o segnale dovremo valutare se e come muoverci.</p>



<hr class="wp-block-separator" />



<p class="wp-block-paragraph"><a href="//D998FFF8-7E66-4800-B22C-9FC6A2B2C0AA#_ftnref1"><sup>[1]</sup></a> Vedi Schein, E. (2001). <em>La consulenza di processo. Come costruire le relazioni d’aiuto e promuovere lo sviluppo organizzativo</em>. Milano, Raffaello Cortina Editore</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Studio Trevisani Formazione Coaching Consulenza</a></li><li><a href="https://www.coachingworldfederation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Coaching World Federation</a></li><li><a href="http://www.danieletrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Daniele Trevisani (Italian)</a></li><li><a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Website Dr. Daniele Trevisani (English)</a></li><li><a href="https://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Aziendale</a></li><li><a href="https://www.comunicazioneinterculturale.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Interculturale</a></li><li><a href="http://www.medialab-research.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Medialab Research</a></li><li><a href="https://www.interculturalnegotiation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intercultural Negotiation (English)</a></li><li><a href="https://www.linkedin.com/in/danieletrevisani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Linkedin Profile Dr. Daniele Trevisani</a></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altre risorse online</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pubblicazioni e libri dott. Daniele Trevisani</a>&nbsp;(Books published)</li><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/iscriviti-gratuitamente-alla-rivista-online-di-formazione-communication-research-e-potenziale-umano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivista online gratuita di Comunicazione, Potenziale Umano e Management</a></li><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/blog/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iscrizione gratuita al Blog Studiotrevisani.it tramite Email</a></li><li><a href="https://www.youtube.com/channel/UCWXqtAjX1ctXm4fNX2ogb6Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Canale YouTube</a></li></ul>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/la-conoscenza-dellaltro-la-diagnosi-e-lanalisi-del-sistema-cliente/">La conoscenza dell&#8217;altro : la diagnosi e l&#8217;analisi del sistema cliente.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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		<title>Codici comunicativi e livelli di analisi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[DR. DANIELE TREVISANI]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Sep 2008 09:07:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Psicologia del Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia di vendita]]></category>
		<category><![CDATA[associazioni]]></category>
		<category><![CDATA[codici]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[consumo]]></category>
		<category><![CDATA[frame]]></category>
		<category><![CDATA[grafica]]></category>
		<category><![CDATA[mass media]]></category>
		<category><![CDATA[pragmatica]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia di marketing]]></category>
		<category><![CDATA[semantica]]></category>
		<category><![CDATA[semiotica]]></category>
		<category><![CDATA[simboli]]></category>
		<category><![CDATA[sintattica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>  La semiotica si occupa di analizzare i livelli di lettura dei segni. Possiamo infatti distinguere tra diversi livelli di interpretazione del segno o messaggio:   Sintattica: analisi della struttura del segno o messaggio; Semantica: analisi dei significati; Pragmatica: analisi di impatto, analisi degli effetti pratici del segno, cambiamento indotto dal segno sul ricevente, modificazioni &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/codici-comunicativi/">Codici comunicativi e livelli di analisi</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<div><span lang="EN-US"></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0 0 0 .3pt;"> </p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0 0 0 .3pt;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">La semiotica si occupa di analizzare i livelli di lettura dei segni. Possiamo infatti distinguere tra diversi livelli di interpretazione del segno o messaggio:</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0 0 0 .3pt;"> </p>
<ul>
<li>
<div class="testobordato" style="margin:0 0 0 17.85pt;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Arial;"><strong>Sintattica</strong>: analisi della struttura del segno o messaggio;</span></span></div>
</li>
<li>
<div class="testobordato" style="margin:0 0 0 17.85pt;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Arial;"><strong>Semantica</strong>: analisi dei significati;</span></span></div>
</li>
<li>
<div class="testobordato" style="margin:0 0 0 17.85pt;"><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Arial;"><strong>Pragmatica</strong>: analisi di impatto, analisi degli effetti pratici del segno, cambiamento indotto dal segno sul ricevente, modificazioni di atteggiamento.</span></span></div>
</li>
</ul>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0 0 0 .3pt;"> </p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0 0 0 .3pt;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Ciascun livello di lettura ha una funzione specifica, e altrettanto specifiche implicazioni aziendali. Tra i ricercatori che più hanno approfondito gli studi di semiotica del prodotto e della comunicazione pubblicitaria, è necessario evidenziare i lavori di David Mick, pioniere nell’applicazione di metodi scientifici di misurazione dell’impatto semiotico della comunicazione di marketing (vedi Mick, 1986, 1989, 1991; Mick e DeMoss, 1990).</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0 0 0 .3pt;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Vediamo più in dettaglio le peculiarità di questi diversi livelli di lettura della comunicazione aziendale, e più in generale del “segno” aziendale:</span></p>
<p><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Altri problemi posti dalla semiotica sono dati dal livello di intenzionalità dei segni. Eco (1987)</span><a name="_ftnref1" href="http://studiotrevisani.wordpress.com/wp-admin/#_ftn1" target="_blank" rel="noopener"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">[1]</span></span></span></span></a><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> sottolinea come alcuni comportamenti &#8220;appaiono capaci di significare anche se chi li emette non è cosciente di significare attraverso di essi&#8221;, e questo può dare luogo a una &#8220;commedia degli equivoci intessuta di arrière pensées, reticenze, doppi giochi e così via&#8221; (cfr Eco, 1973,</span><a name="_ftnref2" href="http://studiotrevisani.wordpress.com/wp-admin/#_ftn2" target="_blank" rel="noopener"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">[2]</span></span></span></span></a><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> in Eco, 1987). Ogni azienda deve rendersi conto di un dato di fatto: come sottolinea Watzlawick, non è possibile non comunicare. Ogni dettaglio, ogni parola, ogni elemento, proietta un’immagine, e incide sulle scelte del cliente.</span></p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p></span></div>
<p><figure id="attachment_153" aria-describedby="caption-attachment-153" style="width: 450px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2008/09/livelli-lettura-segno-semiotica1.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-153" title="livelli-lettura-segno-semiotica1" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2008/09/livelli-lettura-segno-semiotica1.png" alt="livelli di analisi" width="450" height="361" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2008/09/livelli-lettura-segno-semiotica1.png 776w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2008/09/livelli-lettura-segno-semiotica1-600x482.png 600w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2008/09/livelli-lettura-segno-semiotica1-300x241.png 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2008/09/livelli-lettura-segno-semiotica1-768x617.png 768w" sizes="(max-width: 450px) 100vw, 450px" /></a><figcaption id="caption-attachment-153" class="wp-caption-text">livelli di analisi</figcaption></figure></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0 0 0 .3pt;"> </p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0 0 0 .3pt;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Mentre per gli indici le associazioni sono comprensibili ed immediate (es: Rolls Royce indice di denaro, muscoli indice di forza, occhiaie indice di stanchezza), le interpretazioni dei simboli, essendo arbitrarie, devono essere concordate tra emittente e ricevente, costruendo un <strong>codice di comunicazione</strong> (sistema di regole che associa forme a significati), o ricorrendo ai codici di comunicazione già esistenti nella società. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0 0 0 .3pt;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Ciascuna società, tuttavia, utilizza codici che sono frutto della sua storia e del suo passato, ed è quindi sbagliato pretendere o dare per scontato che i simboli funzionanti in una cultura funzionino anche in un’altra cultura. Le differenze culturali agiscono fortemente sulla comunicazione internazionale d’impresa, anche se le contaminazioni culturali tendono, nel corso del tempo, ad omogeneizzare alcuni codici di comunicazione internazionale.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0 0 0 .3pt;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Ciascun simbolo si presta a diversi livelli di lettura. È necessario quindi considerare la molteplicità di interpretazioni che, in chiave simbolica, qualsiasi elemento è in grado di assumere, e anticipare le possibilità di errore e devianza interpretativa che possono avvenire. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0 0 0 .3pt;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Ricerche svolte dall’autore</span><a name="_ftnref1" href="http://studiotrevisani.wordpress.com/wp-admin/#_ftn1" target="_blank" rel="noopener"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">[1]</span></span></span></span></a><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> hanno evidenziato che l’utilizzo di un <strong>logo</strong> aziendale (il simbolo di una mano aperta) può avere riflessi simbolicamente neutri per alcune culture, per altre culture può assumere significati negativi (nello specifico, una connotazione di “stop”), in altre ancora può produrre significati ancora più negativi. Ad esempio in Grecia il simbolo della mano aperta è un modo non verbale di offendere, di dire “sei stupido”, e un packaging che incorpora tale simbolo troverà ostacoli culturali molto forti in quel paese. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0 0 0 .3pt;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">In generale, in ogni nazione o area culturale esistono simbologie negative che le aziende devono attentamente evitare di inserire all’interno della propria comunicazione. Una nota casa di pneumatici ha dovuto ritirare dai mercati mondiali un suo prodotto il cui battistrada riproduceva sul terreno non asfaltato un disegno simile a versetti coranici. Questo è risultato molto offensivo per tutti i mercati in cui la religione islamica è dominante, e l’azienda si è vista costretta a ritirare il prodotto, fornendo inoltre scuse ufficiali.</span></p>
<div><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"></p>
<hr size="1" /></span></div>
<div id="ftn1">
<p class="MsoToa" style="margin:1pt 0 0 17pt;"><a name="_ftn1" href="http://studiotrevisani.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref1" target="_blank" rel="noopener"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:9pt;font-family:&quot;">[1]</span></span></span></span></a><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Times New Roman;"> <span>Eco, U. (1987). <em>Trattato di semiotica generale</em>. Milano: Bompiani.</span></span></span></p>
</div>
<div id="ftn2">
<p class="MsoToa" style="margin:1pt 0 0 17pt;"><a name="_ftn2" href="http://studiotrevisani.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref2" target="_blank" rel="noopener"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:9pt;font-family:&quot;">[2]</span></span></span></span></a><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Times New Roman;"> <span>Eco, U. (1973). <em>Il segno</em>. Milano: Isedi.</span></span></span></p>
</div>
<div></div>
<p><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"></p>
<hr size="1" /></span></p>
<div id="ftn1">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin:0;"><a name="_ftn1" href="http://studiotrevisani.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref1" target="_blank" rel="noopener"><span class="MsoFootnoteReference"><span><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:9pt;font-family:&quot;">[1]</span></span></span></span></a><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Times New Roman;"> Daniele Trevisani (1991). <em><span lang="EN-US">Corporate Symbols and Corporate Image</span></em><span lang="EN-US">. University of Florida.</span></span></span></p>
<div><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Times New Roman;"></p>
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<p></span></span></div>
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<div><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Times New Roman;"> </p>
<p></span></span></div>
<div><span style="font-size:x-small;"></span></div>
<p><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Times New Roman;"></p>
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<p></span></span></div>
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		<title>Il valore del prodotto: analisi semiotica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[DR. DANIELE TREVISANI]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Sep 2008 08:59:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia del Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia di vendita]]></category>
		<category><![CDATA[analisi]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione aziendale]]></category>
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		<category><![CDATA[Psicologia di marketing]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>  Interpretazione semiotica e valenza simbolica del prodotto Oltre alla psicologia del prodotto, anche la semiotica del prodotto è in grado di fornire un contributo all’interpretazione di cosa accade nella mente del consumatore, tramite numerose tecniche di analisi. Alla base della dottrina semiotica si colloca il concetto di &#8220;segno&#8221;. Riprendendo uno dei principali semiologi mondiali, &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/il-valore-del-prodotto-analisi-semiotica/">Il valore del prodotto: analisi semiotica</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2 style="margin:24pt 0 12pt 35.45pt;"><a name="_Toc495138323"></a><span style="font:7pt &quot;">  </span><span style="font-size:small;font-family:Arial;">Interpretazione semiotica e valenza simbolica del prodotto</span></h2>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0 0 0 .3pt;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Oltre alla psicologia del prodotto, anche la semiotica del prodotto è in grado di fornire un contributo all’interpretazione di cosa accade nella mente del consumatore, tramite numerose tecniche di analisi. </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0 0 0 .3pt;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Alla base della dottrina semiotica si colloca il concetto di &#8220;segno&#8221;. Riprendendo uno dei principali semiologi mondiali, Umberto Eco (1987)</span><a href="http://studiotrevisani.wordpress.com/wp-admin/#_ftn1" name="_ftnref1" target="_blank" rel="noopener"><span class="MsoFootnoteReference"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size:11pt;font-family:&quot;">[1]</span></span></span></a><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">, «è segno ogni cosa che possa essere assunto come un sostituto di qualcos&#8217;altro». </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0 0 0 .3pt;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Il segno, nel metodo ALM, costituisce un importante punto di riferimento concettuale. Ad esempio, rappresenta un segno aziendale la carta intestata, il logo, il packaging del prodotto (e questo è abbastanza evidente). Quello che dobbiamo sottolineare, è che anche la modalità di risposta telefonica, l&#8217;abbigliamento di un manager, lo stato d&#8217;uso di un&#8217;auto aziendale, o un quadro alla parete in un corridoio, possono assumere la funzione di &#8220;segno&#8221; per un cliente. Essi diventano &#8220;sintomi dello stato di salute aziendale&#8221;, veicoli da cui fuoriesce informazione sulla cultura aziendale e sulla potenziale qualità.</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0 0 0 .3pt;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">I segni vengono suddivisi in categorie in base alle diverse proprietà assunte:</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0 0 0 .3pt;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<div style="margin-left:5.65pt;margin-right:5.65pt;border:windowtext 1pt solid;padding:1pt 4pt;">
<p class="testobordato" style="margin:0 0 0 17.85pt;"><span style="font-family:Wingdings;"><span style="font-size:x-small;">§</span><span style="font:7pt &quot;">  </span></span><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Arial;"><strong>Icone</strong>: hanno proprietà di rassomiglianza. Ad esempio una fotografia di un prodotto rappresenta un&#8217;icona del prodotto.</span></span></p>
<p class="testobordato" style="margin:0 0 0 17.85pt;"><span style="font-family:Wingdings;"><span style="font-size:x-small;">§</span><span style="font:7pt &quot;">  </span></span><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Arial;"><strong>Indici</strong>: sono significati tramite relazioni causali. Ad esempio il fumo è indice di un incendio possibile. Un balbettio può indicare nervosismo durante una trattativa.</span></span></p>
<p class="testobordato" style="margin:0 0 0 17.85pt;"><span style="font-family:Wingdings;"><span style="font-size:x-small;">§</span><span style="font:7pt &quot;">  </span></span><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Arial;"><strong>Simboli</strong>: stabiliscono convenzioni arbitrarie tra un significato e un&#8217;entità. A differenza delle Icone, non hanno una proprietà di rassomiglianza.  Ad esempio, una parola (non onomatopeica) per indicare un concetto.</span></span></p>
</div>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0 0 0 .3pt;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0 0 0 .3pt;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">In termini aziendali, questi concetti si prestano alla realizzazione di diversi tipi di analisi sviluppate nel metodo dall’autore:</span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0 0 0 .3pt;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<div style="margin-left:5.65pt;margin-right:5.65pt;border:windowtext 1pt solid;padding:1pt 4pt;">
<p class="testobordato" style="margin:0 0 0 17.85pt;"><span style="font-family:Wingdings;"><span style="font-size:x-small;">§</span><span style="font:7pt &quot;">  </span></span><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Arial;"><strong>Analisi iconica del prodotto/comunicazione</strong>: ha lo scopo di evidenziare <strong>correlazioni di rassomiglianza</strong> tra elementi visivi (ma anche provenienti da altri sensi) di un prodotto e sensazioni/ricordi provocate da questi elementi. Così come una fotografia di un prodotto rappresenta un&#8217;icona del prodotto, i fanali di alcune auto possono essere disegnati per ricordare, in qualche modo, gli occhi di un felino. Oppure, un abito può essere costruito in modo tale da ricordare l’abbigliamento di un guerriero, ed ancora un PC può essere costruito in modo tale da ricordare un oggetto fantascientifico.</span></span></p>
<p class="testobordato" style="margin:0 0 0 17.85pt;"><span style="font-family:Wingdings;"><span style="font-size:x-small;">§</span><span style="font:7pt &quot;">  </span></span><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Arial;"><strong>Analisi indicale del prodotto/comunicazione</strong>: rappresenta l’analisi di tutto ciò che, nel prodotto o nella comunicazione d’impresa, possa essere utilizzato come <strong>“indicatore di”, segnale</strong> di qualcos’altro (es: una prestazione). Ad esempio, un marchio di qualità viene utilizzato per indicare una possibile qualità elevata. Una sede prestigiosa può essere utilizzata come indicatore di stabilità finanziaria. Una brochure raffinata può essere utilizzata come indicatore di cura dei dettagli.</span></span></p>
<p class="testobordato" style="margin:0 0 0 17.85pt;"><span style="font-family:Wingdings;"><span style="font-size:x-small;">§</span><span style="font:7pt &quot;">  </span></span><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Arial;"><strong>Analisi socio-simbolica del prodotto</strong>: L’analisi socio-simbolica si prefigge di determinare le <strong>valenze sociali e culturali</strong> che correlano un prodotto, un suo elemento, o un modo di consumarlo, a dei concetti sociali, politici, a delle sfere di significati e valori riconosciuti all’interno di un gruppo. Un’analisi simbolica può determinare che valenza sociale assuma il possesso di un certo marchio di occhiali all’interno di un gruppo, quali connotazioni si leghino al suo possesso, cosa significhi per un ragazzo portare l’orecchino, che connotazioni assume la maglia sociale per i tifosi di un club, che implicazioni ha una certa capigliatura, quali inferenze sulla personalità del proprietario vengono svolte a seconda dell’auto posseduta, ecc. </span></span></p>
</div>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0 0 0 .3pt;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"> </span></p>
<p class="MsoBodyText" style="margin:0 0 0 .3pt;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;">Nel campo informatico, è nota agli operatori del settore la querelle culturale e fortemente ideologica tra fautori dei sistemi Macintosh, Linux e sistemi Windows, in cui traspare simbolicamente tutta la lotta all’imperialismo, il mito di Davide contro Golia, la volontà di emanciparsi dai monopoli, che pervade certa cultura, dal Cyberpunk al mondo della grafica e della comunicazione. La semiotica sociale e culturale si presta all’analisi di queste dinamiche, e non solo come esercizi di stile. La comprensione delle dinamiche semiotiche del mercato permette di capire cosa vi sia alla base di fenomeni dalle enormi <strong>implicazioni economiche</strong> su scala mondiale, quali le lotte tra sistemi operativi e il controllo del mercato informatico, e di ogni altro mercato ove i marchi assumono valenze e simbologie sociali.</span></p>
<div><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><span style="font-size:small;font-family:Times New Roman;"><br />
</span></span></p>
<hr size="1" />
<div id="ftn1">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin:0;"><a href="http://studiotrevisani.wordpress.com/wp-admin/#_ftnref1" name="_ftn1" target="_blank" rel="noopener"><span class="MsoFootnoteReference"><span class="MsoFootnoteReference"><span lang="EN-US" style="font-size:9pt;font-family:&quot;">[1]</span></span></span></a><span style="font-size:x-small;"><span style="font-family:Times New Roman;"> Eco, U. (1987). <em>Trattato di semiotica generale</em>. Milano: Bompiani.</span></span></p>
<p class="MsoFootnoteText" style="margin:0;">
<p>________________<br />
Materiale estratto dal libro di Daniele Trevisani (2002), <a title="psicologia del marketing e comunicazione" href="http://www.ibs.it/code/9788846428448/trevisani-daniele/psicologia-di-marketing-e.html?shop=4636" target="_blank" rel="noopener noreferrer">&#8220;Psicologia di marketing e comunicazione&#8221;, FrancoAngeli Editore, Milano</a>. Copyright. Pubblicato per concessione dell’autore da <a href="https://www.studiotrevisani.it">www.studiotrevisani.it</a>.<br />
E’ consentita la riproduzione solo con citazione dell’autore e del volume originario.</p>
</div>
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