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	<title>relazioni empatiche &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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	<description>Formazione Aziendale, Coaching, Counseling, Ricerca e Sviluppo</description>
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	<title>relazioni empatiche &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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		<title>Ascolto Attivo ed Empatia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Nov 2024 09:43:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ascolto attivo ed empatia:  Ascolto, empatia e leadership conversazionale Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani &#8220;Ascolto attivo ed empatia. I segreti di una comunicazione efficace&#8220;. Milano, Franco Angeli editore. La gente non ascolta, aspetta solo il suo turno per parlare. (Chuck Palahniuk) Quando si parla di ascolto efficace, si intendono essenzialmente due cose: 1) l’ascolto &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Ascolto attivo ed empatia:  Ascolto, empatia e leadership conversazionale</h1>
<p>Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani &#8220;<span id="productTitle" class="a-size-large celwidget" data-csa-c-id="rsc5bz-eo6w13-a56go8-vok152" data-cel-widget="productTitle"><a href="https://amzn.to/3OgzelH" target="_blank" rel="noopener">Ascolto attivo ed empatia. I segreti di una comunicazione efficace</a>&#8220;. Milano, Franco Angeli editore.</span></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-28809" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/11/ascolto-attivo-empatia.jpg" alt="ascolto attivo empatia" width="753" height="288" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/11/ascolto-attivo-empatia.jpg 753w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/11/ascolto-attivo-empatia-300x115.jpg 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/11/ascolto-attivo-empatia-175x67.jpg 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/11/ascolto-attivo-empatia-450x172.jpg 450w" sizes="(max-width: 753px) 100vw, 753px" /></p>
<blockquote><p><em>La gente non ascolta, aspetta solo il suo turno per parlare.<br />
(Chuck Palahniuk)</em></p></blockquote>
<p>Quando si parla di ascolto efficace, si intendono essenzialmente due cose: 1) l’ascolto è stato utile a raccogliere informazioni e comprendere meglio lo stato delle cose, dei fatti, e delle persone; 2) l’ascolto è stato un momento di relazione piacevole, accogliente, in cui si è riusciti a fare da contenitore emotivo alla persona.</p>
<p>Quando queste due situazioni accadono, siamo di fronte ad un ascolto efficace. Direi abbastanza raro. Nella vita la materia più rara e preziosa non è l’oro, è qualcuno che ti capisca.</p>
<p>Alcune domande possono esserci utili:</p>
<ul>
<li>Hai mai avuto la sensazione che una persona non ti stia ascoltando?</li>
<li>Che voglia non ascoltarti, o che non ci riesca proprio?</li>
<li>Oppure hai mai percepito che mentre parlate, l&#8217;altra persona stia dicendo le cose a metà, non dica tutto, trattenga qualcosa? Per volontà, a volte, o per incapacità, o per paura, chissà?</li>
<li>Hai mai avuto la vaga impressione che la persona con cui parli stia cercando di proiettare di sè un’immagine magari poco veritiera, praticando qualche forma di “<em>Impressions Management</em>”<a href="#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a> (letteralmente “Gestione dell’Impressione”, creare di sè un’immagine artificiosa)?</li>
<li>Ti è mai capitata l’intenzione di parlare con qualcuno per approfondire un certo tema o situazione, mentre invece la persona continua a sfuggire, scappare, evitare?</li>
<li>Hai mai sentito la presenza di un “nucleo” dietro al parlare di una persona, del contenuto &#8211; idee, opinioni, progetti &#8211; che si osserva solo in trasparenza, ma non emerge, per quanti sforzi la persona faccia per spiegarsi?</li>
</ul>
<p>Se ti sei trovato anche solo in una di queste situazioni, hai praticato un “ascolto oltre le parole”, una &#8220;percezione aumentata&#8221; e ti sei avvicinato o avvicinata ai temi dell’ascolto attivo e dell’empatia.</p>
<p>Tra l’altro, se c’erano interessi in gioco, hai toccato con mano quanto possa essere importante la <em>Leadership Conversazionale</em> e la capacità di dirigere gli andamenti di una conversazione.</p>
<p>Hai anche visto, nella tua vita, quanto sia raro l’ascolto attivo, e che essere ascoltati è abbastanza raro, rispetto alla vita normale dove tutto corre e nessuno ha mai il tempo per nulla.</p>
<p>Bene, piuttosto che recriminare gli altri per ciò che fanno o non fanno, questo libro vuole offrire strumenti per chi vuole migliorare il proprio ascolto, per lavoro o nella vita di tutti i giorni, per praticare un ascolto di qualità, un ascolto attivo, e un ascolto empatico.</p>
<p>Lo spirito delle parole di Virgilio, il suo invito a cercare sempre di capire, è il fondamento che scorre lungo tutto questo volume. È il valore di fondo che ci ispira a praticare un ascolto attivo.</p>
<blockquote><p><em>Si può essere stanchi di tutto, ma non di capire.</em></p>
<p><em> (Virgilio)</em></p></blockquote>
<p>L’ascolto è percezione, e percepire per noi è normale, fisiologico.</p>
<p>Lo hai fatto centinaia e migliaia di volte, anche solo osservando le persone nel come sono vestite o come camminano. Inevitabilmente. Lo hai fatto, che volessi o meno. Il problema è che la percezione è diventata superficiale, molto superficiale, e l’ascolto altrettanto. E questo è un peccato, perché una percezione acuta, è una via privilegiata verso la verità.</p>
<p>La leadership conversazionale è la capacità di ridare forza all’ascolto, dirigere la conversazione sui temi che ci interessano, o sui formati che vogliamo strategicamente attivare (e l’ascolto, è uno di questi).</p>
<p>Perché serve leadership per poter ascoltare? Perché la leadership è un atto volontario, e in questo volume trattiamo proprio l’ascolto come atto volontario, deciso da chi ascolta, non come un atto casuale che può capitare a chiunque senza prestarvi attenzione.</p>
<p>Gli esseri umani sono dotati di capacità di ascolto, naturali, utilizzano l’udito per capire suoni e parole, perché questo è vitale per la loro sopravvivenza. Se non sapessimo ascoltare, né i suoni, né le intenzioni (es, aggressive, ostili, o amichevoli), ci saremmo già estinti.</p>
<p>Si dice spesso che occorre il coraggio di alzarsi in piedi e parlare, dire la propria. Beh, molto spesso serve anche il <strong>coraggio di portare la mente li, dove siamo ora, per ascoltare e guardare dentro all’anima e alla mente di una persona. </strong></p>
<p><strong>Esiste coraggio anche nell’ascoltare</strong>.</p>
<blockquote><p><em>Il coraggio è quello che ci vuole per alzarsi e parlare; il coraggio è anche quello che ci vuole per sedersi ed ascoltare.<br />
(Sir Winston Churchill)</em></p></blockquote>
<h2><em> Ascolto attivo ed Empatia &#8211; </em>Ascoltare le emozioni. Emozioni e comunicazione</h2>
<p>Emozioni e comunicazione sono fortemente correlate.</p>
<p>Quando comunichiamo, oltre ai dati verbali (oggetti, soggetti, verbi, aggettivi e altri elementi del discorso) possiamo sempre notare un sottofondo emotivo (la parte esterna della ruota di Plutchik sotto presentata). A volte questo sottofondo si fa più intenso, e quasi arriviamo a “sentire” o “percepire” più lo sfondo emotivo delle stesse parole (area delle emozioni intermedie). Quando si entra nelle emozioni estreme, quelle intense, rappresentate al centro, le parole diventano quasi inutili, perché veniamo inondati dall’emozione che ci arriva dall’altro, e questa finisce per sopraffare qualsiasi contenuto.</p>
<p>Il “solido di Plutchik” o “Ruota delle Emozioni di Plutchik”<a href="#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a> rappresenta una delle migliori visualizzazioni su come funzionano le emozioni.</p>
<p>Dobbiamo tenere a mente che anche noi siamo soggetti comunicatori, per cui quanto sopra evidenziato, vale anche per quando siamo noi a parlare.</p>
<p>Figura 1 &#8211; Ruota degli stati emotivi (Plutchik)</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-26152" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/03/Ruota-delle-emozioni-di-Plutchik.jpg" alt="Ascolto attivo ed empatia - ascoltare le emozioni" width="1124" height="727" /></p>
<p><em>(grafica adattata dal modello originale, con riferimento in bibliografia, Plutchik 1980)</em></p>
<p>Inevitabilmente, in uno scambio comunicativo, abbiamo sempre un <strong>sottostante scambio di emozioni</strong>.</p>
<p>Alcune persone sono bravissime e rapidissime nel cogliere le proprie emozioni interne, dirigerle, dominarle, farne l’uso che vogliono. Ad esempio, parlare in pubblico davanti a migliaia di persone senza provare il minimo di ansia.</p>
<p>Altre persone invece sono vittime delle emozioni, possono diventare vittime di un amore cieco e sordo ad ogni diniego, e perseverare nell’amare una persona che non le ama, o non ha nemmeno mai dato segni di amore. Possono provare paura persino del pensiero di parlare in pubblico, e temerlo come il peggiore dei veleni.</p>
<p>Ogni situazione comunicativa (COMSIT) può avere specifici significati e sottofondi emotivi. Le COMSIT sono specifici <em>frames</em> o momenti comunicativi che possono essere distinti gli uni dagli altri, come il dialogo tra amici, o il litigio, o il dare spiegazioni stradali, e mille altre possibilità date dalla vita di relazione. In ciascuna COMSIT, si presentano gradi diversi di incomunicabilità e diversi tipi di emozioni.<a href="#_ftn3" name="_ftnref3">[3]</a></p>
<p>Ma allora cosa fare. La strada, l’unica vera strada, è “allenarsi alle emozioni”. E detta così sembra come “allenarsi a vivere”, qualcosa di intangibile. Ed è proprio quell’allenare l’intangibile che fa dell&#8217;”allenamento alle emozioni” un esercizio di grande intelligenza emotiva. E una raffinata palestra di Coaching Esperienziale, per chi progetta esercizi di formazione attiva sulle emozioni.</p>
<p>Si tratta di fronteggiare le emozioni in un “laboratorio emotivo” dove queste possano essere sperimentate e poi “sbobinate” con il supporto di un formatore, coach, Counselor o psicologo, in funzione del tipo di intervento.</p>
<p>Quando si lavora su gruppi aziendali e non su situazioni di patologia clinica, certamente la figura del formatore e del Counselor possono essere il riferimento. Questi “laboratori sulle emozioni” devono essere formulati ingegneristicamente, possono utilizzare video, immagini, lettere, dialoghi a tema, ed ogni tipo di esercizio che coinvolga le emozioni.</p>
<p>Come ci dice Howell<a href="#_ftn4" name="_ftnref4">[4]</a> parlando delle nostre “incompetenze emotive inconsapevoli”, all’inizio troveremo il tutto un pò stupido o saremo “imbranati”, ma poi “scaleremo” questa vetta, passo dopo passo, sino a giungere ad una forte competenza emotiva.</p>
<p>E del resto, questa è necessaria tanto più è elevata la posizione di carriera. Si pensi alle necessità di equilibrio emotivo di un Giudice, o di un Chirurgo, o di un operatore delle Forze dell’Ordine, o in situazioni specifiche come tirare un rigore, o in sport difficili ed estremi dove le emozioni sono tutto, o quasi tutto.</p>
<p><a href="#_ftnref1" name="_ftn1">[1]</a> Schlenker, Barry R. (1980). <em>Impression Management: The Self-Concept, Social Identity, and Interpersonal Relations</em>. Monterey, California: Brooks/Cole.</p>
<p><a href="#_ftnref2" name="_ftn2">[2]</a> Plutchik, Robert (1980), <em>Emotion: Theory, research, and experience</em>: Vol. 1. Theories of emotion, 1, New York: Academic</p>
<p>Plutchik, Robert (2002), <em>Emotions and Life: Perspectives from Psychology, Biology, and Evolution</em>, Washington, DC: American Psychological Association</p>
<p>Plutchik, Robert; R. Conte., Hope (1997), <em>Circumplex Models of Personality and</em> <em>Emotions</em>, Washington, DC: American Psychological Association</p>
<p><a href="#_ftnref3" name="_ftn3">[3]</a> Trevisani, Daniele (1992). <em>A Semiotic Models Approach to the Analysis of International/Intercultural Communication</em>; published in “Proceedings of the International and Intercultural Communication Conference”, University of Miami, FL., USA, 19 &#8211; 21 May 1992.</p>
<p><a href="#_ftnref4" name="_ftn4">[4]</a> Howell, William S. (1982). <em>The empathic communicator</em>. University of Minnesota: Wadsworth Publishing Company</p>
<h3>Semantica Articolo su Ascolto Attivo ed Empatia</h3>
<ul>
<li>Ascolto attivo</li>
<li>Empatia</li>
<li>Comunicazione efficace</li>
<li>Relazioni interpersonali</li>
<li>Ascolto empatico</li>
<li>Comunicazione non verbale</li>
<li>Comprensione emotiva</li>
<li>Connessione empatica</li>
<li>Sviluppo personale</li>
<li>Intelligenza emotiva</li>
<li>Comunicazione assertiva</li>
<li>Feedback costruttivo</li>
<li>Ascolto profondo</li>
<li>Relazioni umane</li>
<li>Dialogo efficace</li>
<li>Comunicazione autentica</li>
<li>Comprensione reciproca</li>
<li>Linguaggio del corpo</li>
<li>Presenza empatica</li>
<li>Sintonizzazione emotiva</li>
<li>Comunicazione persuasiva</li>
<li>Fiducia relazionale</li>
<li>Abilità comunicative</li>
<li>Ascolto attivo e feedback</li>
<li>Empatia cognitiva</li>
<li>Gestione delle emozioni</li>
<li>Tecniche di ascolto</li>
<li>Comunicazione positiva</li>
<li>Relazioni professionali</li>
<li>Comunicazione verbale</li>
<li>Empatia affettiva</li>
<li>Ascolto e comprensione</li>
<li>Capacità relazionale</li>
<li>Comunicazione empatica</li>
<li>Ascolto consapevole</li>
<li>Relazioni di fiducia</li>
<li>Comunicazione assertiva e empatia</li>
<li>Coinvolgimento emotivo</li>
<li>Comunicazione relazionale</li>
<li>Approccio empatico</li>
<li>Dialogo costruttivo</li>
<li>Relazioni empatiche</li>
<li>Tecniche di empatia</li>
<li>Ascolto attento</li>
<li>Consapevolezza emotiva</li>
<li>Comunicazione interpersonale</li>
<li>Approccio umano</li>
<li>Empatia nelle relazioni</li>
<li>Ascolto reciproco</li>
<li>Connessione emotiva</li>
</ul>
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			</item>
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		<title>La Gestalt del prodotto: una visione d&#8217;insieme</title>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Oct 2021 14:11:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Psicologia di marketing e comunicazione. Pulsioni d&#8217;acquisto, leve persuasive, nuove strategie di comunicazione e management”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore Il set percettivo Il set percettivo è un contesto situazionale ampio, che coinvolge le esperienze precedenti dell’individuo e determina l’inquadramento delle nuove informazioni in &#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “</strong><a href="https://amzn.to/3ARSY65" target="_blank" rel="noopener"><strong>Psicologia di marketing e comunicazione. Pulsioni d&#8217;acquisto, leve persuasive, nuove strategie di comunicazione e management</strong></a><strong>”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore</strong></p>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">Il set percettivo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il set percettivo è un contesto situazionale ampio, che coinvolge le esperienze precedenti dell’individuo e determina l’inquadramento delle nuove informazioni in ingresso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In base al fenomeno del set percettivo, le persone si auto-condizionano a valutare le esperienze successive sulla base delle prime esperienze. Le prime esperienze di prodotto, in altre parole, formano un <em>imprinting</em>, una &#8220;marchiatura&#8221; dell&#8217;azienda, uno schema di riferimento valutativo che guiderà le future considerazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad esempio, una lettera sbagliata, un sito internet mal progettato e dilettantesco, un catalogo male impaginato, macchie, errori grammaticali e ortografici &#8211; producono un filtro negativo che guiderà  le valutazioni future del cliente. Le valutazioni di un singolo elemento si trasferiscono per osmosi all&#8217;intero sistema aziendale. Se così poca cura è stata posta in una semplice lettera  &#8211; pensa il cliente &#8211; cosa succederà poi a livello di prodotti, o di assistenza e garanzie?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il set percettivo, pertanto ci induce a sottolineare l’importanza della cura progettuale degli elementi di primo impatto nei prodotti, e  &#8211; in generale &#8211; la cura di qualsiasi prima occasione di incontro tra azienda e cliente, o tra persone che non si conoscono ancora.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le prime impressioni guidano le impressioni future</strong>. Modificare le impressioni successive ad una serie di valutazioni iniziali negative, i primi momenti di impatto avuti dal cliente, è opera ardua, e richiede molto sforzo (inversione di atteggiamento).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fenomeno della persistenza dell&#8217;impressione porta il soggetto a ragionare sulla base di <strong>regole euristiche</strong>. Le euristiche sono modalità di ragionamento stereotipiche, che utilizzano particolari frame o set percettivi per guidare le future analisi degli oggetti o delle persone. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca dell&#8217;evitazione di dissonanza cognitiva dirige la percezione lungo una linea di stabilità e uniformità con le sensazioni iniziali. Se il sito internet dell&#8217;azienda (elemento altamente esposto nella linea di visibilità) contiene errori o produce immagine negativa, il cliente sarà portato a ricercare errori e negatività anche in altre parti dell&#8217;azienda. Se l&#8217;impressione iniziale è positiva, gli errori successivi verranno valutati meno negativamente, godendo di un &#8220;bonus&#8221; euristico, che porta il cliente a convincersi che si tratta di &#8220;errori passeggeri&#8221; e non di &#8220;errori fondamentali&#8221;.</p>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">La Gestalt del prodotto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La psicologia della Gestalt può essere considerata &#8211; in linea molto semplificata &#8211; una scuola di pensiero nella quale si pone attenzione ai rapporti tra un &#8220;tutto&#8221; e i suoi componenti, tra elemento e insieme di appartenenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le ricerche sottolineano che le persone, andando alla ricerca di una coerenza con i propri costrutti mentali, mettono in pratica comportamenti di percezione selettiva, percezione distorsiva e attenzione selettiva. In altre parole, filtrano la realtà e cercano di ricostruirla per ridare ad essa un senso. Nel farlo, utilizzano dei &#8220;set&#8221; o &#8220;<em>frame</em>&#8221; (punti di osservazione e modalità di inquadramento), come linee guida.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le ripercussioni sulla fruizione del prodotto e sulla customer satisfaction sono numerose. Le caratteristiche del prodotto possono infatti venire giudicate in maniera diversa &#8211; più o meno positiva &#8211; a seconda del frame adottato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In termini di marketing, questo determina un fenomeno di imprinting (marchiatura), per cui le sensazioni iniziali in un rapporto con il prodotto formano il set (o <em>frame</em>) attraverso il quale il resto dell’esperienza verrà filtrato. Se esse sono negative, tutto il resto della prestazione verrà giudicato tramite un filtro negativo. Ad esempio, una grave &#8220;gaffe&#8221; comportamentale nei primi secondi di una presentazione di vendita (se il soggetto viene colto mentre fa cenni di nascosto ad un suo collega) è in grado di instillare un frame di sospetto e atteggiamento negativo per tutto il resto dell&#8217;incontro. Allo stesso modo, un sito internet poco curato produce un transfer di immagine negativa di cui soffrirà sia la vendita che la valutazione del prodotto.</p>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">Le illusioni percettive</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Analizzare la Gestalt di marketing significa valutare :</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>le interazioni tra i molteplici elementi (parti) di cui si compone il prodotto/servizio/prestazione, e</li>
<li>l&#8217;effetto complessivo che ne emerge, in termini di impatto sul cliente.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Significa quindi andare oltre la semplice somma delle parti, e capire l&#8217;effetto complessivo, globale, sinergico, di un insieme di input con i quali il cliente viene a contatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La psicologia della Gestalt<a href="applewebdata://8B96A899-DF0E-4AC1-B326-5F53114C7227#_ftn1"><sup>[1]</sup></a> ha evidenziato come, di fronte ad un insieme di percezioni, colui che percepisce tende ad organizzare i diversi stimoli in maniera coerente secondo schemi precostituiti, ed il tutto crea qualcosa di diverso dall’insieme delle parti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La percezione è qualcosa di più di una semplice &#8220;ricezione&#8221; passiva di stimoli, ma diviene nella mente umana &#8220;organizzazione&#8221; attiva degli stimoli provenienti dall&#8217;esterno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il prodotto o servizio offerto è quindi una Gestalt, una realtà complessa superiore ad una semplice somma di componenti : l’organizzazione del design del prodotto e la somma dei suoi elementi percettivi (visivi, olfattivi, tattili, gustativi), creano una realtà che è diversa dalla somma delle parti, un&#8217;entità che acquista una personalità propria anche in relazione a come i diversi componenti si rapportano tra loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;impresa stessa, il valore del suo marchio, il valore della sua offerta, costituiscono un&#8217;insieme di Gestalt di livello ancora superiore. Le implicazioni che ne derivano sono la contaminazione continua (positiva o negativa) tra elementi comunicativi dell&#8217;impresa, tra la comunicazione del sito web e una visita aziendale, tra il packaging e la pubblicità, tra una promozione e la percezione del valore del marchio, in un crescendo di interazioni complesse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca della strutturazione e della congruenza con i propri schemi cognitivi è una delle costanti della mente umana. Il tentativo di semplificazione della complessità, la ricerca di categorie in cui incasellare gli eventi e le cose, la strutturazione di elementi in insiemi omogenei, nasce da un bisogno di consistenza, di coerenza tra elementi, di omogeneità di senso e significato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le implicazioni per la psicologia del prodotto sono numerose e si riferiscono alla necessità di considerare il prodotto anche nei suoi minimi dettagli. L&#8217;<strong>esperienza totale di prodotto</strong> (ETP) si forma per organizzazione di una molteplicità di dettagli.  La somma dei dettagli costruisce una Gestalt di prodotto &#8211; una visione d&#8217;insieme. Ogni dettaglio del prodotto è significativo, coerente o incoerente, consonante o dissonante, rispetto all’immagine globale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cliente non valuta un prodotto o un’impresa per quello che sono realmente. Egli elabora input che provengono da un <strong>insieme percettivo di contatto</strong> (ogni elemento, oggetto, persona, lettera, packaging, media, che veicola qualcosa dell&#8217;impresa e del prodotto, nel momento in cui il cliente li incontra).  Questo insieme di contatto può produrre informazioni distorte o divergenti dalle intenzioni aziendali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La presenza di elementi dissonanti, in questo insieme, contravviene al tentativo del consumatore di formare una immagine coerente di prodotto, e genera un effetto negativo a catena su tutto il processo valutativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad esempio, nelle prime fasi di contatto con l’impresa, potrebbe succedere che (1) venga visitato innanzitutto il sito aziendale con funzione di orientamento e valutazione preliminare, e (2) vengano ricercate informazioni ulteriori sulla società tramite altre fonti. Se il sito aziendale è sbagliato e proietta un&#8217;immagine negativa, le ricerche ulteriori di informazioni sull’impresa saranno guidate da un tentativo latente di ottenere conferme negative, che rinforzino l’opinione iniziale scaturita dalla navigazione del sito, ed evitino l’instaurarsi di una dissonanza interna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le contaminazioni tra elementi possono portare a detrazioni di immagine le quali si traducono immediatamente in riduzioni di fatturato, nel momento stesso in cui generano una minore propensione all&#8217;acquisto.</p>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">Gli schemi cognitivi e la valutazione del prodotto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli psicologi della Gestalt<a href="applewebdata://8B96A899-DF0E-4AC1-B326-5F53114C7227#_ftn2"><sup>[2]</sup></a> sono stati in grado di scoprire alcuni principi fondamentali dell’organizzazione visiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che i principi di organizzazione visiva della Gestalt  suggeriscono è che le persone vedono la realtà secondo schemi cognitivi forniti anche da variabili culturali e apprese, non solo innate. I principi della Gestalt rinforzano la nozione che il mondo non sia semplicemente e oggettivamente “là fuori”, ma venga costruito attivamente dai processi di percezione, a seconda di quali “parti del mondo” si decida di osservare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In termini di impatto, ogni esperienza soggettiva è condizionata dagli schemi appresi, cioè dai &#8220;filtri&#8221; con i quali abbiamo appreso a guardare il mondo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo spiega, tra l’altro perché sia possibile che alcune persone povere considerino la propria vita dignitosa e felice, mentre per alcune persone ricche la vita sia un inferno, piena di preoccupazioni, stress e ansia, fino al suicidio. </p>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">Benchmarking percettivo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In termini aziendali, la Gestalt evidenzia la necessità di prestare attenzione non solo alle caratteristiche del prodotto &#8220;isolato&#8221;, ma anche al suo posizionamento relativo rispetto alla concorrenza. Questo posizionamento può essere rilevato efficacemente attraverso apposite indagini di <strong>benchmarking</strong> (valutazione comparativa delle prestazioni), sviluppando sia benchmarking tecnologici (basati su variabili fisiche, es: misurazione comparativa del grado di resistenza allo sforzo di un utensile) che benchmarking percettivi (basati su variabili psicologiche, es: misurazione comparativa dell&#8217;efficacia comunicazionale di siti internet aziendali e della concorrenza).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come sottolineato, ogni valutazione assume rilevanza soprattutto quando elementi estranei al prodotto aiutano il soggetto a &#8220;collocare&#8221;, &#8220;piazzare&#8221; un input in un contesto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad esempio, molte persone apprendono a godere delle piccole cose solo dopo essere stati ammalati o in ospedale per lungo tempo. I problemi di ieri che parevano insormontabili acquistano una nuova connotazione e ora sembrano sciocchezze. Questo effetto produce un <em>refraiming</em> cognitivo, in cui vengono riviste le categorie mentali di giudizio. Ciò che circonda la persona ne influenza le valutazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In termini di <strong>psicologia del prodotto</strong>, la trasposizione delle leggi della Gestalt richiede capacità di :</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>(1) cogliere il “tutto” del prodotto nella fase di progettazione (elementi visivi, percettivi, prestazionali, di servizio, di comunicazione e di contatto),</li>
<li>(2) capire il ruolo delle singole parti nella formazione della Gestalt del prodotto e all’interno dei diversi costrutti mentali dell’individuo,</li>
<li>(3) comprendere gli elementi di contesto che agiscono sulla valutazione del cliente e la modificano. </li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">In termini di <strong>comunicazione di vendita</strong>, emerge innanzitutto la capacità di saper contestualizzare l’intervento proposto all’interno di altre soluzioni ben meno efficaci. Questo permette di far risaltare l’intervento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad esempio: </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sig. Rossi, dopo quello che ci siamo detti, vorrei ricapitolare alcune cose: sarebbe possibile fare un intervento – chiamiamolo intervento di emergenza, con il quale l’azienda risparmia apparentemente, ma che porta a ripresentarsi il problema tra pochi anni. La seconda modalità, chiamiamola strada B, produrrebbe risultati altrettanto insoddisfacenti. È disponibile un’alternativa, la strada C, che permette&#8230;..» (soluzione soddisfacente). </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’emergere della soluzione soddisfacente all’interno di un contesto di soluzioni lacunose, è in grado di esaltarne la forza.</p>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">La Gestalt e la comprensione del valore del prodotto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il cliente può avere difficoltà, o non percepire immediatamente, il <strong>valore che si nasconde dietro la soluzione o il prodotto. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli errori più gravi del venditore vi è senza dubbio la “presunzione della chiarezza del valore”.. Compiere questo errore significa supporre che il cliente debba cogliere il valore di una proposta automaticamente. Significa pretendere che tutti debbano vedere e capire ciò che noi vediamo e capiamo perfettamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad esempio, per l’impresa che propone servizi internet o formazione aziendale, il potenziale e il valore delle soluzioni offerte sono chiari, palesi, e “parlano da soli”. Per il cliente no. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo, ed in altri casi, il cliente va “aiutato a capire”, il che è possibile solamente adottando un approccio centrato sul cliente. Adottare un approccio di vendita e di marketing “<strong>centrato sul cliente</strong>” significa riconoscere due cose: (1) il cliente non è né un “pollo da spennare”, un soggetto al quale chiedere tanto per poi dare poco, né (2) il padrone dell’azienda o del venditore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cliente è semplicemente una persona, un soggetto, con il quale dobbiamo stabilire un rapporto di business franco, diretto, personale. La base delle relazioni di successo è la trasparenza reciproca. Il cliente è un soggetto che deve essere capito in profondità, ma che al tempo stesso deve essere stimolato a rapportarsi verso l’azienda con la stessa volontà di comprendere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa differenziazione emerge ad esempio nel modo di gestire le obiezioni o di fissare il prezzo. Le scuole tradizionali di vendita insegnano a fissare il prezzo partendo da un punto superiore (<em>target price</em>) per poi scendere a prezzi più bassi man mano che prosegue la trattativa, sino al punto di cedimento (soglia inferiore del range negoziale). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un approccio centrato sul cliente produrrebbe invece una modalità di comunicazione del prezzo di questo tipo, di fronte ad un’obiezione: «abbiamo analizzato in profondità i tuoi obiettivi, abbiamo capito che l’azienda è a questo punto del suo ciclo di vita, e vuole fare un salto di qualità. Abbiamo analizzato assieme cosa occorre per fare questo salto, quali sono le risorse necessarie. Se mi chiedi di tagliare il prezzo devi però dirmi cosa vuoi tagliare, quali obiettivi non vuoi più raggiungere, o se vuoi impiegare risorse di qualità più scarsa. È questo che vuoi? Proviamo a ripercorrere assieme cosa succede nel caso A, e cosa può succedere nel caso B &#8230;. Tu dove vuoi arrivare veramente?».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il marketing moderno non è il “regno del più furbo”, ma il regno delle relazioni. Soltanto chi riuscirà a stabilire relazioni forti, empatiche e reciprocamente umane con il cliente può aspirare a qualche forma di successo.</p>


<hr class="wp-block-separator" />


<p class="wp-block-paragraph"><a href="applewebdata://8B96A899-DF0E-4AC1-B326-5F53114C7227#_ftnref1"><sup>[1]</sup></a> Il termine tedesco Gestalt non ha traduzione esatta in Italiano. I significati più vicini sono: forma, struttura, complesso, insieme. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="applewebdata://8B96A899-DF0E-4AC1-B326-5F53114C7227#_ftnref2"><sup>[2]</sup></a> Tra cui Max Wertheimer (1880-1943), Wolfgang Köhler (1887-1967) e Kurt Koffka (1886-1941).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Studio Trevisani Formazione Coaching Consulenza</a></li>
<li><a href="http://www.danieletrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Daniele Trevisani (Italian)</a></li>
<li><a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Website Dr. Daniele Trevisani (English)</a></li>
<li><a href="https://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Aziendale</a></li>
<li><a href="https://www.comunicazioneinterculturale.iit/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Interculturale</a></li>
<li><a href="http://www.medialab-research.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Medialab Research</a></li>
<li><a href="https://www.interculturalnegotiation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intercultural Negotiation (English)</a></li>
<li><a href="https://www.linkedin.com/in/danieletrevisani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Linkedin Profile Dr. Daniele Trevisani</a></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altre risorse online</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pubblicazioni e libri dott. Daniele Trevisani</a> (Books published)</li>
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/iscriviti-gratuitamente-alla-rivista-online-di-formazione-communication-research-e-potenziale-umano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivista online gratuita di Comunicazione, Potenziale Umano e Management</a></li>
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/blog/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iscrizione gratuita al Blog Studiotrevisani.it tramite Email</a></li>
<li><a href="https://www.youtube.com/channel/UCWXqtAjX1ctXm4fNX2ogb6Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Canale YouTube</a></li>
<li><a href="https://www.coachingworldfederation.com/" target="_blank" rel="noopener">Coaching World Federation (CWF)</a></li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Le parole chiave di questo articolo La Gestalt del prodotto : una visione d&#8217;insieme sono</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>Set percettivo</li>
<li>Filtri percettivi</li>
<li>Imprinting</li>
<li>Regole euristiche</li>
<li>Prime impressioni</li>
<li>Gestalt</li>
<li>Frame</li>
<li>Esperienza totale di prodotto</li>
<li>Visione d’insieme</li>
<li>Insieme percettivo di contatto</li>
<li>Benchmarking percettivo</li>
<li>Valutazione comparativa delle prestazioni</li>
<li>Psicologia del prodotto</li>
<li>Comunicazione di vendita</li>
<li>Approccio centrato sul cliente</li>
<li>Target price</li>
<li>Relazioni empatiche</li>
<li>Valore del prodotto</li>
<li>Attenzione selettiva</li>
<li>Percezione selettiva</li>
<li>Costrutti mentali</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/la-gestalt-del-prodotto-una-visione-dinsieme/">La Gestalt del prodotto: una visione d&#8217;insieme</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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