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	<title>psicologia del consumo &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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	<description>Formazione Aziendale, Coaching, Counseling, Ricerca e Sviluppo</description>
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	<title>psicologia del consumo &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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		<title>La cultura d&#8217;impresa nella allocazione dei budget e nella scelta di acquisto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Daniel Trevisani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Jun 2024 10:40:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;Psicologia di Marketing e Comunicazione&#8221; Franco Angeli Editore, Milano Nell’ambito dell’azienda, è indispensabile creare nell’imprenditore la tendenza a far propri meccanismi di income source effect. Occorre generare la consapevolezza che linee di produzione profittevoli devono finanziare la ricerca e sviluppo, e l’innovazione, perché &#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’ambito dell’azienda, è indispensabile creare nell’imprenditore la tendenza a far propri meccanismi di <em>income source effect</em>. Occorre generare la consapevolezza che linee di produzione profittevoli devono finanziare la ricerca e sviluppo, e l’innovazione, perché quando tali linee non lo saranno&nbsp; più, non esisterà più nessuna possibilità: sarà troppo tardi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso tempo, aumenti di profitti dovuti a congiunture favorevoli (es: aumento dell’export causato dal deprezzamento della moneta nazionale) devono essere viste come <em>income source</em> da destinare maggiormente alla sperimentazione e al consolidamento, rispetto ad altri profitti che vengono ottenuti in tempi normali. Anche nell’azienda, quindi, le banconote che entrano “non hanno lo stesso odore”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel campo delle vendite business-to-business, i <strong>budget aziendali</strong> di spesa ed investimento riflettono i <strong>budget mentali</strong> del management (titolari o altri decisori e influenzatori). Capire i budget mentali di un imprenditore o acquirente è assolutamente rilevante per il venditore di beni innovativi e servizi evoluti all’impresa. Non ci sarà da stupirsi di fronte ad un diniego, se nei budget mentali degli investimenti del titolare d’azienda o del buyer non vi è una percentuale di spesa destinata all’innovazione o alla sperimentazione, così come non si potrà impostare una trattativa altro che sul prezzo senza sapere sino a che punto un prodotto/servizio ricade nei budget mentali previsti dall’acquirente potenziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad esempio, nel campo della formazione, la domanda “Avete definito un budget annuale per la formazione?” è un buon punto di partenza per inquadrare i sistemi di <em>budget setting</em> dell’interlocutore nella vendita dei servizi formativi all’impresa. Se la risposta è sì, questo sarà un indicatore della presenza di un budget mentale aperto rispetto a tale voce di spesa. Se la risposta è no, si aprirà un altro percorso, diverso, di “vendita della categoria di prodotto”, nel quale lo scopo primario sarà sensibilizzare il soggetto verso la tipologia di soluzione, i suoi risultati (preventivi, anticipatori, omeostatici) ancor prima che verso la specifica offerta formativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci addentriamo qui tuttavia sulle tecniche di vendita front-line, che saranno oggetto di una futura pubblicazione. Preferiamo rimanere all’interno delle analisi della psicologia del consumo, certi del fatto che una disamina approfondita sarà in grado di spianare la strada alla definizione dei metodi di vendita conseguenti, mentre una strada inversa avrebbe esiti più superficiali, che non ci interessano, soluzioni del tipo “il venditore deve sempre sorridere” e sciocchezze del genere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una considerazione da fare rispetto alla vendita di servizi innovativi e delle nuove tecnologie alle imprese è relativa ai <strong>fenomeni di categorizzazione cognitiva</strong>, esposti in precedenza per il consumatore. Questi fenomeni prevedono che alcune forme di spesa siano facilmente categorizzabili per il soggetto (esempio: la carta per la fotocopiatrice), mentre altri invece sono più difficili in merito alla <strong>collocazione nelle categorie</strong> <strong>mentali</strong> del soggetto, soprattutto se si tratta di temi d’innovazione. Il non sapere dove un investimento va collocato aumenta lo sforzo valutativo e riduce la probabilità di trovare lo spazio mentale per l’investimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La proposta deve essere riconducibile all’interno di categorie che il soggetto possa almeno inquadrare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il venditore di servizi all’impresa, quindi, dovrà essere valutato e compreso il <strong>grado di complessità cognitiva</strong> del soggetto fronteggiato, sviluppando la capacità di adattare la propria comunicazione in relazione alle categorie disponibili. In caso contrario, il venditore potrà affrontare l’impresa di “creare una nuova categoria mentale” nell’interlocutore, con lo sforzo che questo comporta. La non comprensione delle categorie, in un soggetto cognitivamente semplice, può provocarne il rifiuto (“non ho un budget mentale per queste cose, e fra l’altro non capisco nemmeno cosa siano, grazie lo stesso”). Una delle più forti competenze del venditore è la capacità di sintonizzazione dello stile comunicativo e di visualizzazione dei risultati, per creare tangibilità nella proposta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



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<h3 class="wp-block-heading">Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Generare consapevolezza aziendale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Income source</p>



<p class="wp-block-paragraph">Business-to-business</p>



<p class="wp-block-paragraph">Budget aziendali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Innovazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Budget setting</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia del consumo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Categorizzazione cognitiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Categorie mentali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Complessità cognitiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cultura organizzativa</p>



<p class="wp-block-paragraph">Visione aziendale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mission aziendale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Valori aziendali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leadership aziendale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comunicazione interna</p>



<p class="wp-block-paragraph">Processi decisionali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gestione del budget</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pianificazione strategica</p>



<p class="wp-block-paragraph">Coinvolgimento dei dipendenti</p>



<p class="wp-block-paragraph">Performance aziendale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Governance aziendale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Innovazione aziendale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allineamento degli obiettivi</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sostenibilità aziendale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Responsabilità sociale d&#8217;impresa</p>



<p class="wp-block-paragraph">Efficienza operativa</p>



<p class="wp-block-paragraph">Politiche di spesa</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trasparenza finanziaria</p>



<p class="wp-block-paragraph">Incentivi e premi</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La potenza psicologica del prodotto attraverso l&#8217;immagine</title>
		<link>https://www.studiotrevisani.it/la-potenza-psicologica-del-prodotto-attraverso-limmagine/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Daniel Trevisani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 May 2024 10:32:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;Psicologia di Marketing e Comunicazione&#8221; Franco Angeli Editore, Milano Una forma di misurazione dell’immagine, derivante dalla psicologia sociale e dagli studi di psicolinguistica, si attua tramite il &#8220;differenziale semantico&#8221;[1]. Questo strumento permette di costruire un profilo di immagine del prodotto, del marchio, o &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una forma di misurazione dell’immagine, derivante dalla psicologia sociale e dagli studi di psicolinguistica, si attua tramite il &#8220;differenziale semantico&#8221;<a href="#_ftn1" id="_ftnref1">[1]</a>. Questo strumento permette di costruire un <strong>profilo di immagine </strong>del prodotto, del marchio, o persino di una persona.&nbsp; Esso restituisce al ricercatore il profilo percettivo che un qualsiasi oggetto o entità genera in un valutatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il modello si presta ottimamente ad essere utilizzato per valutare la <strong>performance comunicativa</strong> di un venditore, di un politico, di uno speaker, o di un docente, o per capire come gli amici colleghi ci vedono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le applicazioni del differenziale semantico sono state utilizzate per diversi scopi, tra cui la misurazione delle reazioni emozionali prodotte da uno stimolo di marketing, l&#8217;analisi dell&#8217;impatto di un nome di prodotto, di un logo o marchio. Un uso estensivo ne viene fatto anche nella ricerca sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il differenziale semantico è uno strumento prevalentemente quantitativo, nel senso che richiede elaborazione statistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla base della tecnica, come per ogni forma di misurazione psicosociale, vi è la constatazione che gli atteggiamenti non possono essere osservati direttamente, ma devono essere inferiti in base ad espressioni e comportamenti, utilizzando “indicatori”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda la scelta degli indicatori, il differenziale semantico utilizza <strong>aggettivi bipolari</strong>, che esprimono <strong>opposti gradi di giudizio</strong> (es: positivo–negativo, profondo–superficiale, tollerante–intollerante, coraggioso–vile, aggressivo–remissivo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli aggettivi sono disposti lungo una scala di risposta (in genere a 7 punti, ma possono essere utilizzate anche formulazioni diverse) dove ciascun punto esprime un diverso grado di giudizio. Nelle istruzioni di compilazione è possibile fornire “ancoraggi semantici” delle caselle di risposta, es: “moltissimo” o “estremamente” per i poli estremi della scala, “molto” per il secondo grado, “abbastanza” o “leggermente” per il terzo grado, come evidenziato di seguito.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> La tecnica del differenziale semantico è stata sviluppata partendo dagli studi di Osgood (1952) e quindi perfezionata da Osgood, Suci e Tannenbaum e pubblicata (1957) in <em>The Measurement of Meaning</em>, con lo scopo, come evidenzia il titolo, di misurare i significati linguistici. Vedi bibliografia per indicazioni sulla pubblicazione originale.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="915" height="139" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image.png" alt="" class="wp-image-26467" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image.png 915w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-300x46.png 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-768x117.png 768w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-175x27.png 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-450x68.png 450w" sizes="(max-width: 915px) 100vw, 915px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Al grado intermedio sono associate espressioni tipo “né&#8230;/né…”, che indicano un punto centrale, sostanzialmente una valutazione neutra. Altri modelli richiedono invece al compilatore di circolare un numero sulla scala.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="826" height="625" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Modello-originario.jpg" alt="" class="wp-image-26468" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Modello-originario.jpg 826w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Modello-originario-300x227.jpg 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Modello-originario-768x581.jpg 768w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Modello-originario-175x132.jpg 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Modello-originario-450x340.jpg 450w" sizes="(max-width: 826px) 100vw, 826px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Utilizzando le scale del modello originale (Osgood, Suci, Tannenbaum, 1957), la ricerca ha evidenziato che queste coppie di aggettivi si aggregano mentalmente nelle seguenti categorie: <strong>Valutazione</strong> (good/bad, beautiful/ugly, interesting/boring, e effective/ineffective), <strong>Potenza</strong> (strong/weak, heavy/light, e tense/relaxed), e <strong>Attività</strong> (active/passive, fast/slow, e agitated/calm).</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="949" height="185" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Il-fattore-di-valutazione.jpg" alt="" class="wp-image-26469" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Il-fattore-di-valutazione.jpg 949w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Il-fattore-di-valutazione-300x58.jpg 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Il-fattore-di-valutazione-768x150.jpg 768w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Il-fattore-di-valutazione-175x34.jpg 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Il-fattore-di-valutazione-450x88.jpg 450w" sizes="(max-width: 949px) 100vw, 949px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Queste dimensioni possono essere applicate per valutare marchi, persone o prodotti, e persino concetti o idee politiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il differenziale semantico originario aveva tra i suoi scopi primari l’obiettivo di misurare il significato delle parole, e compararlo tra diverse culture o sottoculture. Il differenziale semantico originario permette di misurare fattori primari della reazione emotiva del consumatore rispetto ad un oggetto d’acquisto, e quindi determinare la <strong>potenza dell’oggetto</strong> in termini di generazione delle pulsioni d’acquisto. Al crescere dei punteggi lungo entrambi i fattori, aumenta la probabilità che si generi pulsione d’acquisto. Cala inoltre l’importanza del prezzo, in quanto il prodotto assume valenze psicologiche ancor prima che funzionali. Il principio che ne deriva è il seguente:</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="961" height="198" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Potenza-evocativa.jpg" alt="" class="wp-image-26470" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Potenza-evocativa.jpg 961w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Potenza-evocativa-300x62.jpg 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Potenza-evocativa-768x158.jpg 768w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Potenza-evocativa-175x36.jpg 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Potenza-evocativa-450x93.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 961px) 100vw, 961px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<ul class="wp-block-list">
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</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Differenziale semanticoInizio modulo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Profilo di immagine</p>



<p class="wp-block-paragraph">Profilo percettivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Performance comunicativa</p>



<p class="wp-block-paragraph">Misurazione delle reazioni emozionali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Valutazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potenza del prodotto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attività</p>



<p class="wp-block-paragraph">Misurare il significato delle parole</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potenza psicologica del prodotto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Percezione del valore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing sensoriale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia del consumo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Branding emotivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scarsità del prodotto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia dei colori</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fattori di fiducia</p>



<p class="wp-block-paragraph">Effetto placebo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aspettative del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing esperienziale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia della scelta</p>



<p class="wp-block-paragraph">Effetto di ancoraggio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fattori di persuasione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Teoria del comportamento del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Effetto di priming</p>



<p class="wp-block-paragraph">Coinvolgimento emotivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia della gratificazione istantanea</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aspirazioni e desideri del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Effetto di contrasto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing dell&#8217;autenticità</p>
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		<title>Comportamenti di acquisto: motivazioni conscie, subconsce e inconsce.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Mar 2024 14:42:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libro Psicologia di Marketing e Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Libro Psicologia di marketing e comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Branding emotivo]]></category>
		<category><![CDATA[Cognitive bias]]></category>
		<category><![CDATA[comportamenti di acquisto]]></category>
		<category><![CDATA[comportamento del consumatore]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione persuasiva]]></category>
		<category><![CDATA[Costruzione dell'identità di marca]]></category>
		<category><![CDATA[Creazione di desiderio]]></category>
		<category><![CDATA[Customer Journey:]]></category>
		<category><![CDATA[Effetto halo]]></category>
		<category><![CDATA[Fattori motivazionali]]></category>
		<category><![CDATA[Fattori psicologici nell'acquisto impulsivo]]></category>
		<category><![CDATA[Gestione delle aspettative del consumatore]]></category>
		<category><![CDATA[Influenza sociale]]></category>
		<category><![CDATA[livelli della motivazione]]></category>
		<category><![CDATA[livelli della motivazione d’acquisto]]></category>
		<category><![CDATA[Motivazione conscia]]></category>
		<category><![CDATA[motivazione d&#039;acquisto]]></category>
		<category><![CDATA[Motivazione inconscia]]></category>
		<category><![CDATA[Motivazione subconscia]]></category>
		<category><![CDATA[neuromarketing]]></category>
		<category><![CDATA[persuasione]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia dei prezzi]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia del colore]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia del consumo]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia del Marketing]]></category>
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		<category><![CDATA[psicologia della comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia delle vendite]]></category>
		<category><![CDATA[Scelta razionale vs. emotiva]]></category>
		<category><![CDATA[Segmentazione di mercato]]></category>
		<category><![CDATA[Teoria dell'elaborazione a due vie (Elaboration Likelihood Model)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;Psicologia di Marketing e Comunicazione&#8221; Franco Angeli Editore, Milano Perché le persone acquistano? Sotto l’influsso di quali forze avvengono le scelte di mercato? E soprattutto, perché affrontare questo tema è così cruciale per la competitività delle aziende? La vita di ogni persona e &#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché le persone acquistano? Sotto l’influsso di quali forze avvengono le scelte di mercato? E soprattutto, perché affrontare questo tema è così cruciale per la competitività delle aziende?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vita di ogni persona e di ogni azienda è costellata da momenti d&#8217;acquisto. Nonostante questo dato incontrovertibile, la psicologia del consumo costituisce uno dei fenomeni meno studiati e meno tradotti in azienda, in buona parte a causa dell’impostazione classica che vedeva nel consumatore un soggetto razionale, che agisce secondo criteri logici. Capovolgendo quest&#8217;impostazione, rivolgeremo la nostra attenzione soprattutto alle dinamiche psicologiche, ai moventi nascosti, al &#8220;dark side&#8221; del consumo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per raggiungere gli obiettivi previsti, riteniamo necessario fornire una prima griglia di impostazione del lavoro, che divide i comportamenti di acquisto in base a motivazioni conscie, subconscie ed inconsce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa prima revisione ha profonde implicazioni a più livelli: (1) per la comunicazione aziendale, (2) per le strategie di creazione del valore nella progettazione di un prodotto/servizio, e (3) per l’educazione al consumo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una seconda considerazione ci spinge a rivolgere la nostra attenzione all’area della psicologia dei bisogni. L’atto di acquisto si lega innegabilmente a qualche forma di problema esistente nell’individuo (es: risolvere un dolore fisico tramite una medicina), o di aspirazione da raggiungere (es: in un’azienda, l’acquisto di un macchinario per aumentare la produttività), sia che si tratti di un bene povero che di un genere di lusso. Questi problemi o moventi sono il nesso che collega il prodotto alla scelta di acquisto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il comportamento degli individui, orientato a diminuire i problemi che li circondano, determina, in un certo momento del tempo, la nascita di una pulsione, un <strong>impulso d&#8217;acquisto</strong>, uno stimolo alla risoluzione dello stato di tensione<a href="#_ftn1" id="_ftnref1">[1]</a>. Una strategia aziendale che non tenga in seria considerazione quali impulsi d&#8217;acquisto inserire nelle proprie offerte, non ha alcuna prospettiva di successo.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> Vedi Rook, D.W. (1987). The buying impulse. <em>Journal of Consumer Research</em>, 14 (September), 189-199.</p>



<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<ul class="wp-block-list">
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</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Semantica articolo &#8211; le keyword pertinenti nella psicologia del marketing e comunicazione</h2>



<div class="wp-block-group is-vertical is-layout-flex wp-container-core-group-is-layout-4fc3f8e1 wp-block-group-is-layout-flex">
<p class="wp-block-paragraph">Psicologia del marketing e della comunicazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia della comunicazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia del marketing</p>



<p class="wp-block-paragraph">Livelli della motivazione d’acquisto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Livelli della motivazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Motivazione d’acquisto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia del consumo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comportamenti di acquisto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Motivazione conscia</p>



<p class="wp-block-paragraph">Motivazione inconscia</p>



<p class="wp-block-paragraph">Motivazione subconscia</p>



<p class="wp-block-paragraph">Persuasione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comportamento del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Neuromarketing</p>



<p class="wp-block-paragraph">Segmentazione di mercato</p>



<p class="wp-block-paragraph">Influenza sociale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia del colore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Branding emotivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comunicazione persuasiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia dei prezzi</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scelta razionale vs. emotiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Customer journey</p>



<p class="wp-block-paragraph">Effetto halo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Teoria dell&#8217;elaborazione a due vie (Elaboration Likelihood Model)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cognitive bias</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fattori motivazionali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Creazione di desiderio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Costruzione dell&#8217;identità di marca</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia delle vendite</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Fattori psicologici nell&#8217;acquisto impulsivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gestione delle aspettative del consumatore</p>
</div>
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			</item>
		<item>
		<title>La psicologia percettiva del prodotto</title>
		<link>https://www.studiotrevisani.it/la-psicologia-percettiva-del-prodotto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Oct 2021 07:09:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[psicologia di marketing e comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Aspetto percettivo]]></category>
		<category><![CDATA[customer satisfaction]]></category>
		<category><![CDATA[filtratura della realtà]]></category>
		<category><![CDATA[Filtri biologici]]></category>
		<category><![CDATA[Filtri culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Filtri mnemonici]]></category>
		<category><![CDATA[filtri percettivi]]></category>
		<category><![CDATA[Fonte di valutazione della prestazione]]></category>
		<category><![CDATA[frames culturali]]></category>
		<category><![CDATA[Meccanismi percettivi]]></category>
		<category><![CDATA[performance evaluation source]]></category>
		<category><![CDATA[Prestazione oggettiva e soggettiva]]></category>
		<category><![CDATA[Processi di filtratura]]></category>
		<category><![CDATA[prodotto psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia del consumo]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia percettiva del prodotto]]></category>
		<category><![CDATA[Punto di osservazione]]></category>
		<category><![CDATA[Qualità percepibile dal consumatore]]></category>
		<category><![CDATA[Realtà percepita dal consumatore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Psicologia di marketing e comunicazione. Pulsioni d&#8217;acquisto, leve persuasive, nuove strategie di comunicazione e management”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore La percezione del prodotto e la sua valutazione Nella psicologia del consumo non esiste un prodotto, ma tanti prodotti quanti sono i soggetti che &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/la-psicologia-percettiva-del-prodotto/">La psicologia percettiva del prodotto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “</strong><a href="https://amzn.to/3ARSY65" target="_blank" rel="noopener"><strong>Psicologia di marketing e comunicazione. Pulsioni d&#8217;acquisto, leve persuasive, nuove strategie di comunicazione e management</strong></a><strong>”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore</strong></p>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">La percezione del prodotto e la sua valutazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nella psicologia del consumo non esiste un prodotto, ma tanti prodotti quanti sono i soggetti che lo valutano. In altre parole, il vissuto di ciascuno in riferimento al prodotto è estremamente personale. Per qualcuno un marchio quale Rolls Royce può significare prestigio, per altri decadenza. Per qualcuno la pelliccia è eleganza e signorilità, per altri arroganza e ignobile tentativo di affermare uno status a spese di creature innocenti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Capire l&#8217;<strong>aspetto percettivo</strong> è indispensabile per acquisire vantaggio competitivo nella progettazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Entriamo, a questo punto, nella sfera della percezione del prodotto e nella psicologia della fruizione. Tratteremo in particolare del concetto di <strong>prodotto psicologico</strong> e di come il prodotto sia da considerare, in realtà, una pura entità percettiva, la cui natura fisica viene analizzata da innumerevoli filtri mentali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A parte gli aspetti culturali, vi sono altri elementi che modificano la percezione e valutazione del prodotto. Tra questi, gli aspetti biologici e fisiologici dell&#8217;essere umano &#8211; i limiti che essi impongono &#8211; condizionano fortemente la percezione dei prodotti e la loro valutazione.</p>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">La fonte di valutazione della prestazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per direzionare la crescita e lo sviluppo del prodotto/servizio, è necessario introdurre un concetto chiave: la <strong>fonte di valutazione della prestazione</strong> (PES: <em>performance evaluation source</em>), i fattori in base ai quali il consumatore giudica positiva o negativa una prestazione resa da un prodotto o servizio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per raggiungere questo obiettivo è necessario realizzare un&#8217;importante rivoluzione, spostando l&#8217;oggetto della <em>customer satisfaction</em> dalla <strong>prestazione oggettiva</strong> alla <strong>prestazione soggettiva</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I due concetti sono molto diversi :</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>La prestazione oggettiva riguarda aspetti prestazionali misurabili in laboratorio, non discutibili.</li>
<li>La prestazione soggettiva riguarda invece la valutazione realizzata dal singolo consumatore, in base a criteri del tutto personali, sotto l’influenza dei propri filtri biologici, psicologici, culturali e sociali.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Non è possibile per il consumatore medio realizzare una misurazione scientifica della qualità. Di fatto egli si affiderà ai propri sensi, agli stimoli che provengono da un rapporto personale con il prodotto, soprattutto con i suoi aspetti di superficie, con i quali esso viene a contatto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per un ingegnere, ad esempio, può essere assolutamente irrilevante il rumore o suono prodotto dal meccanismo di espulsione dei dischetti dal PC. Per un consumatore può essere inconsciamente un segnale molto forte, in quanto utilizza inconsapevolmente questa informazione per trarre inferenze sulla robustezza del prodotto, sul suo grado di tecnologia, e sulla sua cura costruttiva. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Poco importa se queste sue inferenze, se queste sue deduzioni sono magari sbagliate. Se alla fine determinano un mancato acquisto, o un’impressione negativa di prodotto, diventano molto importanti. Quindi, per uno psicologo del prodotto, per il marketing, e per il fatturato aziendale, esse sono fondamentali.</p>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">Filtratura della realtà e percezione del prodotto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che il cliente valuta nella sua esperienza del prodotto, non è la sua reale consistenza, ma ciò che del prodotto &#8220;filtra&#8221; attraverso :</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>i sensi biologici, e</li>
<li>attraverso gli schemi culturali di riferimento o <strong>frames culturali,</strong> passando per i filtri percettivi e mnemonici (attenzione selettiva, percezione selettiva e ricordo selettivo).</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">I <strong>processi di filtratura</strong> distorcono la percezione oggettiva, sino a trasformare completamente le valutazioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad esempio, questo fenomeno è stato dimostrato da Westcombe e Wardle (1997)<a href="applewebdata://DCD90C9A-688D-42CC-9E0C-D683E022FB78#_ftn1"><sup>[1]</sup></a> in un esperimento riguardante il prodotto dello yogurt. I ricercatori hanno dimostrato che il semplice fatto di apporre una etichetta diversa su una confezione di yogurt (con la dicitura “a basso contenuto di grasso”) causava una valutazione di minore gustosità. Anche se lo yogurt era assolutamente lo stesso. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Riconoscere i filtri che operano su noi stessi consente di divenire consumatori più consapevoli.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il professionista di marketing, riconoscere i filtri che operano sui consumatori significa poter anticipare le reazioni al prodotto e alla comunicazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La combinazione di distorsioni percettive e valutazioni soggettive genera comportamenti di acquisto che sono lontani dall’essere facilmente prevedibili con l’intuito. Solo la ricerca è in grado di fare luce dove l’intuito fallisce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dobbiamo considerare tutta la gamma di possibili filtri che si frappongono tra la realtà “vera” e la realtà percepita dal consumatore. Questi filtri – biologici, mnemonici e culturali – determinano il passaggio dalla realtà oggettiva ad una realtà interpretativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La percezione viene distorta anche a causa di un fenomeno diverso: il punto di osservazione. Qualsiasi oggetto o idea può infatti essere osservato ed esperito da molteplici punti. L&#8217;osservazione da tutti i punti possibili è spesso impossibile, richiederebbe troppo tempo. Accade quindi che due clienti sviluppino impressioni diverse dello stesso prodotto o azienda, a causa delle diverse esperienze da loro avute. Lo stesso accade con le aziende, i prodotti, e le prestazioni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La presenza di diversi punti di osservazione e di filtri alla percezione (biologici, mnemonici, culturali) determina una trasformazione da realtà oggettiva a realtà percettiva, le cui dimensioni possono assumere un divario anche molto ampio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Principio &#8211; Della psicologia percettiva di prodotto</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>La competitività dipende dalla capacità aziendale di curare gli aspetti percettivi del prodotto/servizio, realizzando qualità percepibile dal consumatore. </li>
<li>L&#8217;azienda deve comprendere quali elementi sono esposti alla valutazione del cliente. La realizzazione della qualità percepibile dipende da una corretta analisi della linea di visibilità e linea di percettività dell’organizzazione e del prodotto, unita all’analisi dei meccanismi, dinamiche e filtri percettivi, di fruizione e valutazione. </li>
<li>Il coinvolgimento del cliente (a livello progettuale e di miglioramento) nelle fasi di ricerca è indispensabile alla progettazione delle soluzioni ad esso destinate. </li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Attraverso tecniche qualitative e sperimentali è possibile determinare i valori di utilità attribuiti dal fruitore alle specifiche caratteristiche del prodotto/servizio, identificando le variabili critiche della qualità percettiva e i livelli che ne ottimizzano le prestazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I <strong>meccanismi percettivi</strong> generano effetti a  livello di marketing, nella valutazione dei prodotti e dei servizi. Ad esempio, un viaggio aereo può generare maggiore ansia ed apprensione per la sicurezza rispetto ad un autobus di linea, anche se alla prova dei fatti (statisticamente parlando) la probabilità di incidente è inferiore. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso tempo, un&#8217;acqua potrebbe risultare assolutamente gradevole per il consumatore anche se microbiologicamente impura, radioattiva a livelli mortali, o inquinata da elementi non percepibili. Questo determina due tipologie di prestazione: la <strong>prestazione oggettiva</strong> (rilevabile in laboratorio e basata su dati fisici) e la <strong>prestazione soggettiva,</strong> la quale risiede unicamente nelle sensazioni del fruitore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accanto alla cura tecnica del prodotto che l’etica aziendale deve imporre, assumono un ruolo primario nella progettazione del prodotto e più in generale del mix aziendale fattori di pertinenza psicologica, quali le soglie percettive, la linea di percettività e i fattori di percettività.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa impostazione costituisce una importante differenza rispetto al <em>mainstream</em> dominante nelle imprese, focalizzato sugli aspetti prestazionali tecnici piuttosto che sulla psicologia del prodotto.</p>


<hr class="wp-block-separator" />


<p class="wp-block-paragraph"><a href="applewebdata://DCD90C9A-688D-42CC-9E0C-D683E022FB78#_ftnref1"><sup>[1]</sup></a> Westcombe, A., &amp; Wardle, J. (1997). Influence of relative fat content information on responses to three foods. <em>Appetite</em>, 28 (1), 49-62.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Studio Trevisani Formazione Coaching Consulenza</a></li>
<li><a href="http://www.danieletrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Daniele Trevisani (Italian)</a></li>
<li><a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Website Dr. Daniele Trevisani (English)</a></li>
<li><a href="https://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Aziendale</a></li>
<li><a href="https://www.comunicazioneinterculturale.iit/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Interculturale</a></li>
<li><a href="http://www.medialab-research.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Medialab Research</a></li>
<li><a href="https://www.interculturalnegotiation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intercultural Negotiation (English)</a></li>
<li><a href="https://www.linkedin.com/in/danieletrevisani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Linkedin Profile Dr. Daniele Trevisani</a></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altre risorse online</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pubblicazioni e libri dott. Daniele Trevisani</a> (Books published)</li>
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/iscriviti-gratuitamente-alla-rivista-online-di-formazione-communication-research-e-potenziale-umano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivista online gratuita di Comunicazione, Potenziale Umano e Management</a></li>
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/blog/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iscrizione gratuita al Blog Studiotrevisani.it tramite Email</a></li>
<li><a href="https://www.youtube.com/channel/UCWXqtAjX1ctXm4fNX2ogb6Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Canale YouTube</a></li>
<li><a href="https://www.coachingworldfederation.com/" target="_blank" rel="noopener">Coaching World Federation (CWF)</a></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Le parole chiave di questo articolo La psicologia percettiva del prodotto sono :</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Psicologia percettiva del prodotto </li>
<li>Prodotto psicologico</li>
<li>Fonte di valutazione della prestazione</li>
<li>Prestazione oggettiva e soggettiva</li>
<li>Processi di filtratura</li>
<li>Frames culturali</li>
<li>Filtri percettivi</li>
<li>Punto di osservazione</li>
<li>Meccanismi percettivi</li>
<li>Filtri mnemonici</li>
<li>Filtri biologici</li>
<li>Filtri culturali</li>
<li>Filtratura della realtà</li>
<li>Performance Evaluation Source</li>
<li>Customer satisfaction</li>
<li>Psicologia del consumo</li>
<li>Aspetto percettivo</li>
<li>Realtà percepita dal consumatore</li>
<li>Qualità percepibile dal consumatore</li>
</ul>
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		<title>La psicologia del comportamento di acquisto</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Oct 2021 06:26:15 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “</strong><a href="https://amzn.to/3ARSY65" target="_blank" rel="noopener"><strong>Psicologia di marketing e comunicazione. Pulsioni d&#8217;acquisto, leve persuasive, nuove strategie di comunicazione e management</strong></a><strong>”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore</strong></p>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">Pulsioni d’acquisto: ragioni di un’analisi</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Perché le persone acquistano? Sotto l’influsso di quali forze avvengono le scelte di mercato? E soprattutto, perché affrontare questo tema è così cruciale per la competitività delle aziende?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vita di ogni persona e di ogni azienda è costellata da momenti d&#8217;acquisto. Nonostante questo dato incontrovertibile, la psicologia del consumo costituisce uno dei fenomeni meno studiati e meno tradotti in azienda, in buona parte a causa dell’impostazione classica che vedeva nel consumatore un soggetto razionale, che agisce secondo criteri logici. Capovolgendo quest&#8217;impostazione, rivolgeremo la nostra attenzione soprattutto alle dinamiche psicologiche, ai moventi nascosti, al &#8220;dark side&#8221; del consumo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per raggiungere gli obiettivi previsti, riteniamo necessario fornire una prima griglia di impostazione del lavoro, che divide i comportamenti di acquisto in base a motivazioni consce, subconscie ed inconsce. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I tre livelli della motivazione d’acquisto :</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Inconscio</strong></li>
<li><strong>Subconscio</strong></li>
<li><strong>Conscio</strong></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Una seconda considerazione ci spinge a rivolgere la nostra attenzione all’area della psicologia dei bisogni. L’atto di acquisto si lega innegabilmente a qualche forma di problema esistente nell’individuo (es: risolvere un dolore fisico tramite una medicina), o di aspirazione da raggiungere (es: in un’azienda, l’acquisto di un macchinario per aumentare la produttività), sia che si tratti di un bene povero che di un genere di lusso. Questi problemi o moventi sono il nesso che collega il prodotto alla scelta di acquisto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il comportamento degli individui, orientato a diminuire i problemi che li circondano, determina, in un certo momento del tempo, la nascita di una pulsione, un <strong>impulso d&#8217;acquisto</strong>, uno stimolo alla risoluzione dello stato di tensione<a href="applewebdata://46E1B5D5-FEBD-4767-BFB3-585F7E3982DA#_ftn1"><sup>[1]</sup></a>. Una strategia aziendale che non tenga in seria considerazione quali impulsi d&#8217;acquisto inserire nelle proprie offerte, non ha alcuna prospettiva di successo.</p>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">Conscio, subconscio ed inconscio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">A volte risulta difficile spiegare il comportamento delle persone nella sfera del consumo e del rapporto con i prodotti. Ci animiamo per questioni apparentemente futili (quale film vedere&#8230;), ma ci abituiamo a fatti che non dovrebbero lasciarci dormire (es: la produzione di mine antibambino). Un impiegato dedica una vita a far raccolte di tappi di bottiglia, un bambino non va a scuola senza quello specifico zainetto, ecc&#8230; ecc&#8230;. I casi umani sono tanti. Ogni persona ha le proprie ansie, paure, speranze, illusioni, e queste si trasferiscono anche nel comportamento di acquisto (e di riflesso, sulle strategie di vendita).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se dovessimo catalogare in “consapevoli vs. inconsapevoli”, “razionali vs. irrazionali”, “realmente utili vs. futili”, gli acquisti e i comportamenti del consumatore medio, saremmo costretti ad attribuirne buona parte al secondo tipo: illogico, irrazionale, difficile da spiegare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si entra nella sfera dei gusti e delle preferenze, esprimere consciamente perché odiamo un certo tipo di scarpe, un vestito di un certo colore, un&#8217;azienda tedesca piuttosto che italiana, vede spesso goffi tentativi di ricerca di spiegazioni. Quando queste vengono attuate, si dimostrano spesso vere e proprie “azioni di copertura”. In queste azioni, l&#8217;individuo si sforza di riportare una coltre di apparente razionalità in scelte altrimenti difficile da spiegare anche a se stessi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il grado di consapevolezza delle proprie pulsioni, dei moventi d&#8217;acquisto, infatti decresce nel passaggio da conscio a subconscio ed inconscio.</p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Possiamo o meno essere d’accordo con le analisi freudiane, certo, tuttavia, risulta strano spiegare ricorrendo alla logica perché le persone non utilizzino più i cavalli come mezzo di spostamento a corto raggio, perché molte donne amino il giardinaggio, perché esistano gli sport violenti, perché i bambini siano attratti da attività quali lo smontare e il rimontare o l’arrampicarsi sugli alberi, perché esistano i rossetti, perché alcuni odino i computer, perché esistano le pellicce, perché.., perché&#8230;. <strong>infiniti perché ai quali non è possibile rispondere dando soluzioni meccaniche e razionali. </strong></p>
</div></div>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Se analizziamo le trascrizioni scientifiche dei moventi d’acquisto &#8211; espresse dagli stessi consumatori &#8211; notiamo che in molti atti non appare niente di quanto previsto dall’economia classica. Il concetto di utilità razionale del prodotto a volte sparisce e l’acquisto diventa un fenomeno psicologico che risponde ad altre esigenze, ad esempio un “riempitivo psicologico”, una tecnica di “riparazione di stati emotivi negativi”, o un modo di affermarsi.</p>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Man mano che procediamo nell’analisi dei moventi, notiamo che le motivazioni divengono sempre meno “superficiali” e razionali, ed emergono fattori nuovi. Le motivazioni di primo livello (il motivo apparente d’acquisto) sono progressivamente sostituite da concetti più complessi e la coltre di razionalità sparisce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Continuando a scendere nel grado di introspezione, si nota che le motivazioni apparenti (del tipo, “l’ho comprato perché ne avevo bisogno”, o &#8220;mi piaceva, e basta&#8221;), non tengono. Il livello di profondità nella discesa verso il mondo nascosto a se stessi, l’area delle pulsioni profonde, può decifrare i significati simbolici ed il rapporto emotivo che si genera tra prodotto ed immagine di sè. Da queste analisi emerge spesso che il prodotto diviene strumento di proiezione d&#8217;immagine, o mezzo per raggiungere obiettivi strategici (seduzione, potere), e ciò avviene anche inconsapevolmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;inconsapevolezza dei propri moventi non deve meravigliare. Vediamo una constatazione sulla natura umana, svolta in base al pensiero di Freud:</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Freud la psiche è per la maggior parte inconscia. Essa assomiglia ad un iceberg, i nove decimi della quale sono nascosti o inconsci, e solo un decimo è in superficie o consapevole. Per questo i 9/10 dei nostri atti sono dettati da motivazioni inconsce. La parte consapevole, poi, si divide tra Io o Ego (la coscienza propriamente detta) e Super-io o Super-ego, che raccoglie i referenti morali e educativi. L&#8217;Io o Ego media tra motivazioni inconsce e motivazioni morali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La psicoanalisi è pertanto un processo di autoconoscenza, perché aiuta a svelare l&#8217;inconscio, e a capire quali sono le motivazioni autentiche dell&#8217;individuo rispetto a quelle imposte dai modelli morali o educativi<a href="applewebdata://46E1B5D5-FEBD-4767-BFB3-585F7E3982DA#_ftn4"><sup>[2]</sup></a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fatto che i moventi dei consumatori non siano sempre ben chiari, o le scelte delle aziende appaiano a volte controintuitive, deve portarci ad una prima riflessione generale: i consumatori e clienti sono macchine biologiche e sociali il cui funzionamento è lungi dall’essere compreso a pieno. Queste macchine a volte hanno dei comportamenti strani, ma le aziende, con questi comportamenti, devono fare i conti tutti i giorni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A volte i desideri e le scelte di acquisto delle persone sono prevedibili, a volte non lo sono affatto. Se il campo del consumo fosse dominato dalle leggi della razionalità, vivremmo in un mondo diverso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le persone, sia come consumatori singoli che come decisori aziendali (buyer<a href="applewebdata://46E1B5D5-FEBD-4767-BFB3-585F7E3982DA#_ftn5"><sup>[3]</sup></a>), esprimono nei propri comportamenti tutta la natura umana, in cui subentra, spesso, un versante di irrazionalità e di scelte poco spiegabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forniamo, in via iniziale, una prima tipologia di moventi d’acquisto:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>pulsioni conscie:</strong> gli impulsi d’acquisto che derivano da valutazioni razionali, consapevoli e quasi-scientifiche della convenienza di acquisto in relazione ad un’analisi accurata dei propri bisogni (personali o aziendali); </li>
<li><strong>pulsioni subconscie:</strong> gli impulsi d’acquisto che derivano da associazioni inconsapevoli o solo parzialmente consapevoli tra l’atto d’acquisto e l’eliminazione di problemi reali o potenziali. Le pulsioni subconscie sono prevalentemente di natura culturale e ontogenetica (influssi che il soggetto ha subito durante la sua crescita e sviluppo, partendo dalla nascita);</li>
<li><strong>pulsioni inconscie:</strong> gli impulsi d’acquisto governati da dinamiche non percepite dal soggetto, soprattutto provenienti dalle pulsioni ancestrali, istintuali, genetiche, recondite, le quali agiscono sull’individuo senza che egli stesso ne sia consapevole. Tali impulsi sono prevalentemente dovuti ad aspetti psicobiologici, associati a pulsioni derivanti dalla filogenesi dell’individuo (influssi che derivano dalla storia della specie e dalla sua biologia).</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Un esempio di pulsione <strong>conscia</strong> è dato dalla percezione della necessità di possedere un ombrello se piove molto, o dotarsi di un mezzo di trasporto per raggiungere il lavoro, scegliendo accuratamente tra le diverse alternative esistenti (auto, treno, autobus, bicicletta, ecc..) e valutandone pro e contro razionalmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un esempio di pulsione <strong>subconscia</strong> avviene durante la scelta di un capo di abbigliamento da parte di un impiegato di banca, nella quale egli a priori &#8211; inconsapevolmente &#8211; esclude dal campo delle proprie scelte soluzioni tipo babbucce orientali, tuniche africane o perizomi indiani, includendo invece mocassini o abiti &#8220;giacca e cravatta&#8221; o tuttalpiù maglioni e polo. Il fatto che la scelta avvenga all&#8217;interno di un &#8220;set mentale&#8221; di prodotti occidentali non è  completamente consapevole, e risponde ad esigenze di conformità spesso latenti e subconscie. Per quale motivo plausibile, razionale, un impiegato di banca non dovrebbe recarsi al lavoro in perizoma d&#8217;estate quando fa molto caldo? Proviamo ad anticipare le reazioni (dei colleghi, dei clienti) a questo comportamento, e lo capiremo immediatamente. Una pulsione subconscia alla conformità culturale è presente in moltissimi acquisti, senza che i consumatori se ne rendano conto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un esempio di pulsione <strong>inconscia</strong> è dato dal movente per cui un ragazzo maturo, non sposato o fidanzato, decide di recarsi in una palestra. In questa scelta può esistere un desiderio sottostante di aumentare la propria attrattività riproduttiva, ed acquistare maggiori chance di trasmettere i propri geni. Questo movente fisiologico e genetico, di origine animale, può avvenire al di fuori della consapevolezza della persona stessa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Analisi dei moventi d&#8217;acquisto</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Conscio</strong> : Razionale &#8211; Basato sull’algebra mentale (calcoli matematici di opportunità, comparazioni e valutazioni razionali) &#8211; Chiari modelli di valutazione, ogni variabile influente è nota &#8211; La persona sa esattamente cosa sta facendo, perché agisce così &#8211; Nessuna dimensione nascosta</li>
<li><strong>Subcoscio</strong> : Subisce pressioni culturali, apprese durante la crescita ed interazione con gli input familiari, scolastici-educativi, amici, mass media, società &#8211; Agiscono ad un livello più profondo &#8211;  Le persone non sono sempre consapevoli delle forze culturali che agiscono su di loro &#8211;  Dimensioni nascoste, come l’appropriatezza culturale, la religione, la pressione dei gruppi, agiscono sulle scelte dell’individuo ad un livello  debolmente consapevole, poco razionalizzato</li>
<li><strong>Incoscio</strong> : Forze genetiche agenti sull’individuo partono dai livelli più profondi della psiche &#8211;   Possiedono elementi comportamentali comuni al regno animale &#8211; Includono pulsioni sessuali, comportamenti di difesa-attacco, possesso, paura &#8211; Il comportamento di consumo, le scelte e le valutazioni dei prodotti, vengono influenzate inconsciamente &#8211; Dimensioni molto nascoste all’individuo stesso &#8211; Prevalentemente inconsapevoli</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre le motivazioni conscie si collegano ad acquisti apparentemente logici, l’analisi delle motivazioni subconscie ed inconscie si riferisce alle pulsioni che difficilmente sono spiegabili ricorrendo a modelli razionali. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo spostamento dell’attenzione verso l’area del subconscio ed ancor più verso l’area dell’inconscio disturba la sensibilità di molti. Alcuni si oppongono all’intrusione soprattutto per questioni di interesse. Economisti e ricercatori possono infatti vedere il quadro complicarsi, le formule saltare, e sostanzialmente il potere scivolare di mano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altri oppositori sono coloro i quali vorrebbero l’essere umano emancipato dalla sua componente animale, considerano la componente pulsionale inconscia una sorta di decadenza verso la brutalità animale, una concessione agli impulsi che tutto il sistema educativo cerca di frenare, nascondere, negare. Capisco, sarebbe bello, ma ancora non è possibile. Il compito di un ricercatore è quello di capire, prima di tutto. Il compito di un manager è quello di agire, in base ad informazioni accurate. Se in questo stadio evolutivo dell’uomo, le pulsioni animali sono ancora presenti, non possiamo far finta che così non sia, e che questo non si innesti nei processi di marketing.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vi sono zone del cervello la cui funzione è solo vagamente conosciuta ed il suo influsso sui comportamenti di acquisto non è mai stato veramente esplorato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo influsso determina scelte che a volte possono apparire illogiche, ma che risultano comprensibili alla luce di una teoria delle pulsioni.</p>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">La ricerca dei moventi nascosti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le nostre ipotesi vanno alla ricerca delle pulsioni e dei moventi profondi, oltre la pura espressione verbale e consapevole. Se considerassimo sufficienti le prime spiegazioni verbali fornite dai consumatori, per capire le dinamiche reali del loro comportamento, ci accontenteremo davvero di poco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è facile per nessuno dare risposte a domande del tipo: &#8220;Quanto ha influito il personaggio di Superman nella costruzione del tuo modello di Sé ideale&#8221; (ad un ragazzo, ma specularmente questo vale per la Barbie in una ragazza). L&#8217;influenza può essere avvenuta, e molto forte, ma a livello inconscio, senza una chiara percezione del fenomeno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La letteratura psicosociale è sin troppo ricca di studi che dimostrano quanta distanza esiste tra ciò che le persone dicono di fare e ciò che fanno veramente, tra l’immagine che proiettano all’esterno e la propria vera identità, tra quello che sono e quello che vorrebbero essere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Differenziazione tra comportamenti reali e comportamenti dichiarati</strong></p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Area della non comunicazione di sè</strong> : ciò che faccio e penso, ma non si deve sapere, <em>Percezione reale di sè &#8211; Comportamenti reali dell&#8217;individuo</em></li>
<li><strong>Area della proiezione d&#8217;immagine reale</strong></li>
<li><strong>Area della proiezione d&#8217;immagine artificiale</strong>: ciò che dico di fare e dico di pensare, ma non corrisponde al vero, <em>Identità proiettata &#8211; Comportamenti dichiarati</em></li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Un primo momento di analisi riguarda la distanza tra ciò che le persone proiettano, tra ciò che dichiarano, e i veri comportamenti e pensieri posseduti. In genere la collimazione tra queste sfere non è totale, ma esistono aree del Sè che non emergono (area 1), ed aree del Sè puramente proiettate (area 3). </p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca di marketing ha evidenziato <strong>il fenomeno del <em>Socially Desirable Responding</em> (SDR) che riguarda la tendenza degli individui a proiettare di se stessi, quando intervistati formalmente o nella comunicazione interpersonale, un&#8217;immagine accettabile, positiva, rispetto alle norme culturali correnti, o alle norme dei gruppi di appartenenza. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">David Mick (1996)<a href="applewebdata://46E1B5D5-FEBD-4767-BFB3-585F7E3982DA#_ftn6"><sup>[6]</sup></a> ad esempio ha evidenziato le difficoltà insite nell’esplorazione del “dark side” del comportamento del consumatore, su temi quali il materialismo, l’uso di alcool e di droghe, l’acquisto compulsivo, i piccoli furti nei negozi, le scommesse, il fumo di sigaretta, e la prostituzione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <em>Socially Desirable Responding</em> avviene sia per incapacità di focalizzare le proprie motivazioni, che per volontà precisa di nascondere fatti, comportamenti e opinioni, di consumo, culturali e politiche. </p>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">Impressions management e proiezione dell&#8217;identità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Un fenomeno estremamente diffuso è costituito dall&#8217;<em>impressions management</em>, il comportamento di gestione strategica della propria immagine verso gli altri. Questo viene attuato esprimendo pensieri e azioni conformi alle norme della buona convivenza sociale e della morale (e non ciò che si fa o si pensa realmente).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Paulhus (1984)<a href="applewebdata://26BB4EC8-81E0-4067-8A20-3E7571A072EC#_ftn1"><sup>[1]</sup></a> evidenzia come i soggetti intervistati nelle ricerche di mercato pratichino ampliamente <em>impressions management</em> e praticano tentativi di costruire le proprie risposte con lo scopo di riflettere un’immagine sociale positiva.</p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;ulteriore spiegazione del permanere di fenomeni di SDR (<strong>Socially Desirable Responding</strong>) anche in condizioni di anonimità deve portarci a chiederci: agli occhi di chi l’individuo cerca di apparire positivo? Solo agli <strong>occhi altrui</strong>? No. In realtà, <em>l’impressions management</em> avviene anche internamente all’<strong>individuo stesso</strong>, (<em>self impressions management</em>), in ogni momento in cui una affermazione provvede all’opera di costruzione dell’immagine ideale di se stessi (immagine di sé ideale o <em>ideal self image</em>).</p>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Impressions management interno ed esterno</strong> : Ricerca della proiezione di un&#8217;immagine coerente, positiva, socialmente accettabile </p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Self Impressions management</strong> : Ricerca della proiezione di un&#8217;immagine coerente, positiva, socialmente accettabile di se stessi. Si produce al fine di evitare dissonanze interne o ammissioni dolorose per la propria immagine personale e l’opinione di sè. Riguarda il rapporto <strong>con se stessi</strong>.</li>
<li><strong>Others Impressions management</strong> : Ricerca della proiezione di un&#8217;immagine coerente, positiva, socialmente accettabile, con <strong>funzione esterna</strong>. Ricerca di costruzione di un&#8217;immagine <strong>per gli altri</strong>, al fine di migliorare il proprio ruolo, il posizionamento sociale e l’accettazione tra i gruppi di persone importanti per l&#8217;individuo. </li>
</ul>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">Scelte del cliente e dissonanza</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le ricerche di Leon Festinger<a href="applewebdata://26BB4EC8-81E0-4067-8A20-3E7571A072EC#_ftn3"><sup>[3]</sup></a> hanno ampiamente dimostrato il bisogno umano di evitare dissonanza tra i propri pensieri e le proprie azioni, sino al punto che &#8211; a fronte della percezione di una dissonanza interna &#8211; l&#8217;individuo modificherà le proprie opinioni o le proprie azioni per ricercare un equilibrio interno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema della dissonanza cognitiva nel marketing emerge in tutta la sua forza quando l’impresa non riesce a sviluppare un&#8217;immagine coerente tra qualità del prodotto, packaging, qualità del marchio, comportamento delle forze di vendita, materiali pubblicitari e internet, e ogni altro elemento comunicativo di contatto con il cliente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lungo il percorso di valutazione del prodotto, il consumatore o buyer può incontrare diverse fonti di dissonanza. Esponiamo alcuni esempi:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Dissonanza interna al prodotto</strong>. La dissonanza interna al prodotto emerge quando diverse caratteristiche dello stesso vanno in direzioni non compatibili l’una con l’altra. Ad esempio, una cucitura mal fatta in un abito da cerimonia (lo stesso difetto non disturberebbe più di tanto in un abito da giardinaggio). Oppure ancora, un paese di origine del prodotto che non rientra tra quelli graditi dal consumatore, pur essendo il prodotto perfetto dal punto di vista tecnico.</li>
<li><strong>Dissonanza prodotto-venditore</strong>. Si presenta nelle situazioni in cui il prodotto piace, ma vi sono dubbi o scarso gradimento rispetto al punto di vendita, o sul venditore stesso. Posso essere estremamente attratto da un marchio di computer, ma non gradire assolutamente il modo di comportarsi arrogante del venditore esclusivista della zona.</li>
<li><strong>Dissonanza prodotto-immagine</strong>. Posso gradire le caratteristiche tecniche del prodotto, ma non l’immagine che vi è associata. Può piacermi il prodotto Lacoste (in termini di qualità e finiture), ma non il soggetto tipico che indossa Lacoste. Posso amare il paesaggio visuale di Portofino, ma non i suoi frequentatori e la sua immagine di luogo d&#8217;elite.</li>
</ul>


<hr class="wp-block-separator" />


<p class="wp-block-paragraph"><sup><a href="applewebdata://46E1B5D5-FEBD-4767-BFB3-585F7E3982DA#_ftnref1">[1]</a></sup> Vedi Rook, D.W. (1987). The buying impulse. <em>Journal of Consumer Research</em>, 14 (September), 189-199.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="applewebdata://46E1B5D5-FEBD-4767-BFB3-585F7E3982DA#_ftnref4"><sup>[2]</sup></a> Enciclopedia Rizzoli Larousse 2000.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="applewebdata://46E1B5D5-FEBD-4767-BFB3-585F7E3982DA#_ftnref5"><sup>[3]</sup></a> Il termine “buyer” viene utilizzato nel corso del testo per indicare la persona responsabile degli acquisti, o chi comunque assume un ruolo di cliente, acquirente, decisore o controparte rispetto al venditore.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="applewebdata://46E1B5D5-FEBD-4767-BFB3-585F7E3982DA#_ftnref6"><sup>[4]</sup></a> Mick, D.G. (1996). Are studies of dark side variables confounded by socially desirable responding? The case of materialism. <em>Journal of Consumer Research</em>, 23.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Studio Trevisani Formazione Coaching Consulenza</a></li>
<li><a href="http://www.danieletrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Daniele Trevisani (Italian)</a></li>
<li><a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Website Dr. Daniele Trevisani (English)</a></li>
<li><a href="https://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Aziendale</a></li>
<li><a href="https://www.comunicazioneinterculturale.iit/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Interculturale</a></li>
<li><a href="http://www.medialab-research.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Medialab Research</a></li>
<li><a href="https://www.interculturalnegotiation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intercultural Negotiation (English)</a></li>
<li><a href="https://www.linkedin.com/in/danieletrevisani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Linkedin Profile Dr. Daniele Trevisani</a></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altre risorse online</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pubblicazioni e libri dott. Daniele Trevisani</a> (Books published)</li>
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/iscriviti-gratuitamente-alla-rivista-online-di-formazione-communication-research-e-potenziale-umano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivista online gratuita di Comunicazione, Potenziale Umano e Management</a></li>
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/blog/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iscrizione gratuita al Blog Studiotrevisani.it tramite Email</a></li>
<li><a href="https://www.youtube.com/channel/UCWXqtAjX1ctXm4fNX2ogb6Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Canale YouTube</a></li>
<li><a href="https://www.coachingworldfederation.com/" target="_blank" rel="noopener">Coaching World Federation (WFC)</a></li>
</ul>
<h3>Le parole chiave di questo articolo sul Comportamento di Acquisto sono:</h3>
<ul>
<li>algebra mentale</li>
<li>analisi freudiane</li>
<li>Area della non comunicazione di sè</li>
<li>Area della proiezione d&#8217;immagine artificiale</li>
<li>Area della proiezione d&#8217;immagine reale</li>
<li>aspetti psicobiologici</li>
<li>associazioni inconsapevoli</li>
<li>azioni di copertura</li>
<li>componente animale</li>
<li>comportamenti del consumatore</li>
<li>comportamenti di acquisto</li>
<li>conscio</li>
<li>consumatore o buyer</li>
<li>consumatori</li>
<li>dark side</li>
<li>dissonanza cognitiva</li>
<li>dissonanza cognitiva nel marketing</li>
<li>dissonanza interna</li>
<li>dissonanza interna al prodotto</li>
<li>dissonanza prodotto venditore</li>
<li>Dissonanza prodotto-immagine</li>
<li>dissonanza tra i propri pensieri e le proprie azioni</li>
<li>ego</li>
<li>equilibrio interno</li>
<li>espressione verbale e consapevole</li>
<li>fonti di dissonanza</li>
<li>forze genetiche</li>
<li>funzione interna ed esterna</li>
<li>gestione strategica della propria immagine</li>
<li>grado di introspezione</li>
<li>iceberg</li>
<li>ideal self image</li>
<li>illogico</li>
<li>immagine ideale di sè</li>
<li>immagine sociale positiva</li>
<li>impressions management</li>
<li>impulso d&#8217;acquisto</li>
<li>inconsapevolezza dei propri moventi</li>
<li>inconscio</li>
<li>irrazionale</li>
<li>letteratura psicosociale</li>
<li>modelli morali o educativi</li>
<li>momenti d&#8217;acquisto</li>
<li>motivazione apparente</li>
<li>motivazioni</li>
<li>motivazioni consce</li>
<li>motivazioni inconsce</li>
<li>motivazioni morali</li>
<li>motivazioni subconsce</li>
<li>motivo apparente d&#8217;acquisto</li>
<li>moventi d&#8217;acquisto</li>
<li>moventi profondi</li>
<li>nascondere fatti</li>
<li>nascosti o inconsci</li>
<li>natura culturale</li>
<li>obiettivi strategici</li>
<li>Others Impressions management</li>
<li>pensieri posseduti</li>
<li>pressioni culturali</li>
<li>processo di autoconoscenza</li>
<li>processo di marketing</li>
<li>proiezione dell&#8217;identità</li>
<li>propri bisogni</li>
<li>psiche</li>
<li>psicoanalisi</li>
<li>psicologia dei bisogni</li>
<li>psicologia del comportamento d&#8217;acquisto</li>
<li>psicologia del consumo</li>
<li>pulsione</li>
<li>pulsioni animali</li>
<li>pulsioni conscie</li>
<li>Pulsioni d&#8217;acquisto</li>
<li>pulsioni profonde</li>
<li>pulsioni sessuali</li>
<li>pulsioni subconscie</li>
<li>rapporto emotivo</li>
<li>razionale</li>
<li>riempitivo psicologico</li>
<li>riparazione di stati emotivi negativi</li>
<li>scelte d&#8217;acquisto</li>
<li>Scelte del cliente e dissonanza</li>
<li>sé ideale</li>
<li>self impressions management</li>
<li>set-mentale</li>
<li>significati simbolici</li>
<li>socially desirable responding</li>
<li>soluzioni meccaniche e razionali</li>
<li>stadio evolutivo dell&#8217;uomo</li>
<li>strumento di proiezione d&#8217;immagine</li>
<li>subconscio</li>
<li>super ego</li>
<li>super io</li>
<li>superficie o consapevoli</li>
<li>strategie di vendita</li>
<li>teoria delle pulsioni</li>
<li>utilità razionale del prodotto</li>
<li>valutazione del prodotto</li>
<li>valutazioni razionali</li>
<li>veri comportamenti</li>
</ul>
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		<title>Video riflessione &#8211; Balasso e il Capitalismo dal Volto Umano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[DR. DANIELE TREVISANI]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Dec 2014 21:13:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[analisi]]></category>
		<category><![CDATA[contenuto]]></category>
		<category><![CDATA[forma]]></category>
		<category><![CDATA[forma e contenuto]]></category>
		<category><![CDATA[immagine]]></category>
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		<category><![CDATA[psicologia del consumo]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia del desiderio]]></category>
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		<category><![CDATA[valori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Video riflessione &#8211; Balasso e il Capitalismo dal Volto Umano, la Psicologia del Desiderio ,,,,vedere almeno fino al minuto 2  e fino al 2.40 se avete il coraggio&#8230;. e se avete più coraggio ancora, la relazione tra il Poveraccio e il Magnasghei (mangiasoldi) al min 11.56 con Briatore eil suo mondo finalmente messi in luce &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/video-riflessione-balasso-e-il-capitalismo-dal-volto-umano/">Video riflessione &#8211; Balasso e il Capitalismo dal Volto Umano</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe loading="lazy" title="Balasso testimonial Rolex" width="1220" height="915" src="https://www.youtube.com/embed/KFZZBIpfdwY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Video riflessione &#8211; Balasso e il Capitalismo dal Volto Umano, la Psicologia del Desiderio</p>
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<li>,,,,vedere almeno fino al minuto 2  e fino al 2.40 se avete il coraggio&#8230;.</li>
<li>e se avete più coraggio ancora, la relazione tra il Poveraccio e il Magnasghei (mangiasoldi) al min 11.56 con Briatore eil suo mondo finalmente messi in luce per quello che sono&#8230;</li>
</ul>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/video-riflessione-balasso-e-il-capitalismo-dal-volto-umano/">Video riflessione &#8211; Balasso e il Capitalismo dal Volto Umano</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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