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	<title>Performance comunicativa &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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	<description>Formazione Aziendale, Coaching, Counseling, Ricerca e Sviluppo</description>
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	<title>Performance comunicativa &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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		<title>Autostima e Autoefficacia nella Comunicazione &#8211; Metodo HPM™</title>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Oct 2025 06:41:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Analisi Transazionale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>──────────────────────────── Autostima e Autoefficacia nella Comunicazione – Metodo HPM Premessa generale del Metodo HPM Il Metodo HPM (Human Potential Modeling), elaborato da Daniele Trevisani, parte dal presupposto che ogni persona possiede un potenziale umano multi-livello: Energetico (fisico e mentale) Motivazionale (volitivo ed emotivo) Cognitivo (convinzioni, pensieri, strategie) Comunicativo-relazionale (interazione con sé stessi e con gli &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>────────────────────────────</strong></p>
<h2>Autostima e Autoefficacia nella Comunicazione – Metodo HPM</h2>
<ol>
<li>
<h2>Premessa generale del Metodo HPM</h2>
</li>
</ol>
<p>Il Metodo HPM (Human Potential Modeling), elaborato da <em>Daniele Trevisani</em>, parte dal presupposto che ogni persona possiede un potenziale umano multi-livello:</p>
<ul>
<li>Energetico (fisico e mentale)</li>
<li>Motivazionale (volitivo ed emotivo)</li>
<li>Cognitivo (convinzioni, pensieri, strategie)</li>
<li>Comunicativo-relazionale (interazione con sé stessi e con gli altri)</li>
</ul>
<p>In questo sistema, autostima e autoefficacia rappresentano due pilastri fondamentali della <em>comunicazione potenziante</em> e dello <em>sviluppo personale</em>.</p>
<h2>2. Autostima: la percezione del proprio valore comunicativo</h2>
<p>Definizione HPM:<br />
L’autostima è la percezione interna del proprio valore e della propria dignità come essere umano e come comunicatore. È il “campo base” della comunicazione efficace.</p>
<p>Caratteristiche:</p>
<ul>
<li>È il termometro del sé comunicante: quanto credo di avere diritto di parlare, esprimermi, farmi ascoltare.</li>
<li>Influenza la presenza comunicativa, il tono di voce, il linguaggio del corpo e la gestione delle emozioni.</li>
<li>È dinamica, può crescere o diminuire in base ai feedback e alle esperienze.</li>
</ul>
<h2>Domande di coaching HPM:</h2>
<ul>
<li>Quanto mi sento “degno di parola” nei diversi contesti della mia vita?</li>
<li>Quali esperienze hanno rafforzato o indebolito la mia autostima comunicativa?</li>
<li>Che tipo di linguaggio interiore uso verso di me quando comunico? (critico, giudicante, o incoraggiante?)</li>
</ul>
<h2>Esercizio pratico HPM – “Specchio comunicativo”</h2>
<ol>
<li>Davanti allo specchio, pronuncia una frase importante per te (“Merito di essere ascoltato”, “Ho qualcosa di valore da dire”).</li>
<li>Osserva la tua postura, lo sguardo e la voce.</li>
<li>Ripeti finché senti coerenza tra parole, corpo e sentimento.</li>
<li>Rileggi la sensazione e annotala nel tuo diario di potenziale.</li>
</ol>
<h2>3. Autoefficacia: la fiducia nella propria capacità comunicativa</h2>
<p>Definizione HPM (ispirata a Bandura ma evoluta in chiave sistemica):<br />
L’autoefficacia è la convinzione di poter produrre risultati efficaci attraverso le proprie azioni comunicative. È la fede nella propria capacità di incidere.</p>
<p>Dimensioni dell’autoefficacia comunicativa:</p>
<ol>
<li>Efficacia nel comprendere: capacità di ascoltare e decodificare messaggi.</li>
<li>Efficacia nel farsi comprendere: capacità di esprimere messaggi chiari, assertivi e empatici.</li>
<li>Efficacia relazionale: capacità di mantenere relazioni costruttive anche in contesti difficili.</li>
</ol>
<h2>Domande di coaching HPM:</h2>
<ul>
<li>In quali situazioni sento di riuscire a farmi ascoltare e in quali no?</li>
<li>Quanto credo nella mia capacità di influire positivamente sugli altri?</li>
<li>Che immagine mentale ho di me come comunicatore?</li>
</ul>
<h2>Esercizio pratico HPM – “Rivivi il tuo successo comunicativo”</h2>
<ol>
<li>Ricorda una situazione in cui la tua comunicazione ha funzionato molto bene.</li>
<li>Analizza cosa hai fatto, detto, come ti sei mosso.</li>
<li>Ricava da quell’episodio una strategia personale di efficacia da replicare.</li>
</ol>
<ol start="4">
<li>
<h2>Interazione tra autostima e autoefficacia nella comunicazione</h2>
</li>
</ol>
<table>
<thead>
<tr>
<td>Livello</td>
<td>Autostima</td>
<td>Autoefficacia</td>
<td>Effetto sulla Comunicazione</td>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td>Alto-Alto</td>
<td>Mi sento degno e capace</td>
<td>Credo di poter influire</td>
<td>Comunicazione carismatica, fluida, ispirante</td>
</tr>
<tr>
<td>Bassa autostima / alta autoefficacia</td>
<td>Mi so esprimere ma non mi sento “all’altezza”</td>
<td>Comunicazione tecnica ma fragile emotivamente</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td>Alta autostima / bassa autoefficacia</td>
<td>Mi sento valido ma mi blocco nell’azione</td>
<td>Comunicazione entusiasta ma inefficace</td>
<td></td>
</tr>
<tr>
<td>Basso-Basso</td>
<td>Mi svaluto e mi sento incapace</td>
<td>Evitamento comunicativo, ansia, blocchi</td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Obiettivo HPM: portare la persona verso il quadrante Alto-Alto, con equilibrio tra fiducia in sé e percezione di competenza.</p>
<h2>5. Tecniche HPM per potenziare autostima e autoefficacia comunicativa</h2>
<ul>
<li>Riprogrammazione delle convinzioni limitanti: sostituire “non sono capace” con “posso migliorare passo dopo passo”.</li>
<li>Allenamento esperienziale: esercitazioni pratiche di comunicazione in piccoli gruppi o simulazioni.</li>
<li>Feedback costruttivo: centrato sul comportamento, non sul valore personale.</li>
<li>Ancoraggio energetico e respirazione HPM: gestire il corpo per rafforzare la presenza comunicativa.</li>
<li>Dialogo interiore potenziante: imparare a parlarsi come un coach, non come un giudice.</li>
</ul>
<h2>6. Aforismi HPM</h2>
<p>“Ogni parola che dici costruisce un pezzo della tua autostima. Ogni silenzio scelto consapevolmente rafforza la tua autoefficacia.”<br />
— <em>Daniele Trevisani, Il Potenziale Umano</em></p>
<p>“La comunicazione non è solo un atto verso l’esterno. È la forma più visibile del dialogo che abbiamo con noi stessi.”<br />
— <em>Daniele Trevisani, Crescita Personale. Il Metodo HPM</em></p>
<h2>7. Applicazioni pratiche</h2>
<ul>
<li>Public speaking: lavorare su autostima vocale e postura per aumentare autoefficacia in pubblico.</li>
<li>Team communication: creare fiducia reciproca per far crescere autostima collettiva e coordinamento.</li>
<li>Coaching HPM: facilitare l’esplorazione del “Sé comunicante” con domande e micro-esercizi esperienziali.</li>
</ul>
<p><strong> </strong></p>
<h1>Autostima e Autoefficacia &#8211; Scheda Operativa</h1>
<p>La presente scheda operativa fa parte del percorso di sviluppo del Potenziale Umano secondo il Metodo HPM<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> di Daniele Trevisani. L’obiettivo è rafforzare la consapevolezza del Sé comunicante, lavorando su due pilastri fondamentali: Autostima e Autoefficacia.</p>
<h2>1. Autostima Comunicativa</h2>
<p>L’autostima comunicativa rappresenta la percezione del proprio valore come persona capace di esprimersi e farsi ascoltare. È la base della sicurezza interiore nella relazione.</p>
<p><strong>Domande di riflessione personale:</strong></p>
<ul>
<li>Quanto mi sento libero di esprimermi nei diversi contesti della mia vita (lavorativo, familiare, sociale)?</li>
<li>In quali situazioni la mia autostima comunicativa cresce, e in quali si riduce?</li>
<li>Qual è la mia voce interiore dominante quando comunico (incoraggiante, critica, giudicante)?</li>
<li>Che messaggio di valore voglio trasmettere agli altri attraverso la mia presenza comunicativa?</li>
</ul>
<p>Spazio per note e riflessioni personali:</p>
<p>__________________________________________________________<br />
__________________________________________________________<br />
__________________________________________________________<br />
__________________________________________________________</p>
<h3>Esercizio HPM – Specchio Comunicativo</h3>
<p>Davanti a uno specchio, pronuncia una frase che rappresenti il tuo diritto a comunicare (es. “Ho qualcosa di valore da dire”). Osserva voce, postura e sguardo. Ripeti fino a percepire coerenza tra parole, corpo e emozione.</p>
<p>Annota le sensazioni percepite:</p>
<p>__________________________________________________________<br />
__________________________________________________________<br />
__________________________________________________________</p>
<h2>2. Autoefficacia Comunicativa</h2>
<p>L’autoefficacia comunicativa è la fiducia nella propria capacità di produrre risultati efficaci con le proprie azioni comunicative. Significa credere nella possibilità di influire positivamente sugli altri.</p>
<p>Domande di analisi:</p>
<ul>
<li>In quali situazioni sento di comunicare con efficacia?</li>
<li>Quando, invece, percepisco un blocco o una perdita di fiducia?</li>
<li>Quali comportamenti specifici mi rendono più efficace (tono di voce, postura, chiarezza, empatia)?</li>
<li>Quale immagine di me come comunicatore voglio rafforzare nei prossimi mesi?</li>
</ul>
<h3>Esercizio HPM – Rivivi il tuo Successo Comunicativo</h3>
<p>Rivivi mentalmente un episodio in cui la tua comunicazione ha avuto successo. Analizza cosa hai fatto e quali fattori hanno contribuito. Usa quell’esperienza come modello per rafforzare la tua autoefficacia.</p>
<p>Descrizione dell’episodio:</p>
<p>__________________________________________________________<br />
__________________________________________________________<br />
__________________________________________________________<br />
__________________________________________________________</p>
<h2>3. Piano di Sviluppo Personale HPM</h2>
<p>Definisci obiettivi e azioni per migliorare autostima e autoefficacia nella comunicazione.</p>
<p>Obiettivi specifici:</p>
<p>__________________________________________________________<br />
__________________________________________________________</p>
<p>Azioni concrete da mettere in pratica:</p>
<p>__________________________________________________________<br />
__________________________________________________________</p>
<p>Indicatori di miglioramento (come capirò di essere cresciuto?):</p>
<p>__________________________________________________________<br />
__________________________________________________________</p>
<h2>4. Scala di Autovalutazione</h2>
<p>Valuta il tuo livello attuale su una scala da 1 a 10.</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td width="288">Aspetto</td>
<td width="288">Punteggio (1-10)</td>
</tr>
<tr>
<td width="288">Autostima comunicativa</td>
<td width="288">&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="288">Autoefficacia comunicativa</td>
<td width="288">&nbsp;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>“Ogni parola che dici costruisce un pezzo della tua autostima.”</em></p>
<p><strong>— Daniele Trevisani, *Il Potenziale Umano*</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>Autostima e autoefficacia nella comunicazione &#8211; Semantica articolo</h3>
<ol>
<li>Autostima</li>
<li>Autoefficacia</li>
<li>Comunicazione efficace</li>
<li>Potenziale umano</li>
<li>Metodo HPM</li>
<li>Crescita personale</li>
<li>Coaching</li>
<li>Consapevolezza di sé</li>
<li>Sicurezza interiore</li>
<li>Fiducia in sé</li>
<li>Assertività</li>
<li>Presenza comunicativa</li>
<li>Linguaggio del corpo</li>
<li>Espressione verbale</li>
<li>Espressione non verbale</li>
<li>Gestione delle emozioni</li>
<li>Leadership personale</li>
<li>Performance comunicativa</li>
<li>Motivazione intrinseca</li>
<li>Self-power</li>
<li>Dialogo interiore</li>
<li>Autovalutazione</li>
<li>Feedback costruttivo</li>
<li>Comunicazione persuasiva</li>
<li>Mindset potenziante</li>
<li>Resilienza comunicativa</li>
<li>Influenza positiva</li>
<li>Relazioni interpersonali</li>
<li>Capacità di ascolto</li>
<li>Empatia</li>
<li>Self-coaching</li>
<li>Assertività positiva</li>
<li>Sicurezza comunicativa</li>
<li>Controllo dello stress</li>
<li>Obiettivi di sviluppo</li>
<li>Potenziamento delle competenze</li>
<li>Autoconsapevolezza</li>
<li>Energia mentale</li>
<li>Auto-riflessione</li>
<li>Gestione dei conflitti</li>
<li>Comunicazione persuasiva</li>
<li>Strategie comunicative</li>
<li>Fiducia nelle proprie capacità</li>
<li>Miglioramento continuo</li>
<li>Crescita professionale</li>
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<li>Esercizi di autoefficacia</li>
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<li>Influenza interpersonale</li>
<li>Comunicazione assertiva</li>
</ol>
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			</item>
		<item>
		<title>La potenza psicologica del prodotto attraverso l&#8217;immagine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Daniel Trevisani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 May 2024 10:32:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libro Psicologia di Marketing e Comunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;Psicologia di Marketing e Comunicazione&#8221; Franco Angeli Editore, Milano Una forma di misurazione dell’immagine, derivante dalla psicologia sociale e dagli studi di psicolinguistica, si attua tramite il &#8220;differenziale semantico&#8221;[1]. Questo strumento permette di costruire un profilo di immagine del prodotto, del marchio, o &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/la-potenza-psicologica-del-prodotto-attraverso-limmagine/">La potenza psicologica del prodotto attraverso l&#8217;immagine</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una forma di misurazione dell’immagine, derivante dalla psicologia sociale e dagli studi di psicolinguistica, si attua tramite il &#8220;differenziale semantico&#8221;<a href="#_ftn1" id="_ftnref1">[1]</a>. Questo strumento permette di costruire un <strong>profilo di immagine </strong>del prodotto, del marchio, o persino di una persona.&nbsp; Esso restituisce al ricercatore il profilo percettivo che un qualsiasi oggetto o entità genera in un valutatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il modello si presta ottimamente ad essere utilizzato per valutare la <strong>performance comunicativa</strong> di un venditore, di un politico, di uno speaker, o di un docente, o per capire come gli amici colleghi ci vedono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le applicazioni del differenziale semantico sono state utilizzate per diversi scopi, tra cui la misurazione delle reazioni emozionali prodotte da uno stimolo di marketing, l&#8217;analisi dell&#8217;impatto di un nome di prodotto, di un logo o marchio. Un uso estensivo ne viene fatto anche nella ricerca sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il differenziale semantico è uno strumento prevalentemente quantitativo, nel senso che richiede elaborazione statistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla base della tecnica, come per ogni forma di misurazione psicosociale, vi è la constatazione che gli atteggiamenti non possono essere osservati direttamente, ma devono essere inferiti in base ad espressioni e comportamenti, utilizzando “indicatori”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda la scelta degli indicatori, il differenziale semantico utilizza <strong>aggettivi bipolari</strong>, che esprimono <strong>opposti gradi di giudizio</strong> (es: positivo–negativo, profondo–superficiale, tollerante–intollerante, coraggioso–vile, aggressivo–remissivo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli aggettivi sono disposti lungo una scala di risposta (in genere a 7 punti, ma possono essere utilizzate anche formulazioni diverse) dove ciascun punto esprime un diverso grado di giudizio. Nelle istruzioni di compilazione è possibile fornire “ancoraggi semantici” delle caselle di risposta, es: “moltissimo” o “estremamente” per i poli estremi della scala, “molto” per il secondo grado, “abbastanza” o “leggermente” per il terzo grado, come evidenziato di seguito.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> La tecnica del differenziale semantico è stata sviluppata partendo dagli studi di Osgood (1952) e quindi perfezionata da Osgood, Suci e Tannenbaum e pubblicata (1957) in <em>The Measurement of Meaning</em>, con lo scopo, come evidenzia il titolo, di misurare i significati linguistici. Vedi bibliografia per indicazioni sulla pubblicazione originale.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="915" height="139" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image.png" alt="" class="wp-image-26467" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image.png 915w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-300x46.png 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-768x117.png 768w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-175x27.png 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-450x68.png 450w" sizes="(max-width: 915px) 100vw, 915px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Al grado intermedio sono associate espressioni tipo “né&#8230;/né…”, che indicano un punto centrale, sostanzialmente una valutazione neutra. Altri modelli richiedono invece al compilatore di circolare un numero sulla scala.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="826" height="625" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Modello-originario.jpg" alt="" class="wp-image-26468" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Modello-originario.jpg 826w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Modello-originario-300x227.jpg 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Modello-originario-768x581.jpg 768w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Modello-originario-175x132.jpg 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Modello-originario-450x340.jpg 450w" sizes="(max-width: 826px) 100vw, 826px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Utilizzando le scale del modello originale (Osgood, Suci, Tannenbaum, 1957), la ricerca ha evidenziato che queste coppie di aggettivi si aggregano mentalmente nelle seguenti categorie: <strong>Valutazione</strong> (good/bad, beautiful/ugly, interesting/boring, e effective/ineffective), <strong>Potenza</strong> (strong/weak, heavy/light, e tense/relaxed), e <strong>Attività</strong> (active/passive, fast/slow, e agitated/calm).</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="949" height="185" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Il-fattore-di-valutazione.jpg" alt="" class="wp-image-26469" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Il-fattore-di-valutazione.jpg 949w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Il-fattore-di-valutazione-300x58.jpg 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Il-fattore-di-valutazione-768x150.jpg 768w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Il-fattore-di-valutazione-175x34.jpg 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Il-fattore-di-valutazione-450x88.jpg 450w" sizes="(max-width: 949px) 100vw, 949px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Queste dimensioni possono essere applicate per valutare marchi, persone o prodotti, e persino concetti o idee politiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il differenziale semantico originario aveva tra i suoi scopi primari l’obiettivo di misurare il significato delle parole, e compararlo tra diverse culture o sottoculture. Il differenziale semantico originario permette di misurare fattori primari della reazione emotiva del consumatore rispetto ad un oggetto d’acquisto, e quindi determinare la <strong>potenza dell’oggetto</strong> in termini di generazione delle pulsioni d’acquisto. Al crescere dei punteggi lungo entrambi i fattori, aumenta la probabilità che si generi pulsione d’acquisto. Cala inoltre l’importanza del prezzo, in quanto il prodotto assume valenze psicologiche ancor prima che funzionali. Il principio che ne deriva è il seguente:</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="961" height="198" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Potenza-evocativa.jpg" alt="" class="wp-image-26470" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Potenza-evocativa.jpg 961w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Potenza-evocativa-300x62.jpg 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Potenza-evocativa-768x158.jpg 768w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Potenza-evocativa-175x36.jpg 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Potenza-evocativa-450x93.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 961px) 100vw, 961px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<ul class="wp-block-list">
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</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Differenziale semanticoInizio modulo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Profilo di immagine</p>



<p class="wp-block-paragraph">Profilo percettivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Performance comunicativa</p>



<p class="wp-block-paragraph">Misurazione delle reazioni emozionali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Valutazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potenza del prodotto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attività</p>



<p class="wp-block-paragraph">Misurare il significato delle parole</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potenza psicologica del prodotto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Percezione del valore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing sensoriale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia del consumo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Branding emotivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scarsità del prodotto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia dei colori</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fattori di fiducia</p>



<p class="wp-block-paragraph">Effetto placebo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aspettative del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing esperienziale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia della scelta</p>



<p class="wp-block-paragraph">Effetto di ancoraggio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fattori di persuasione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Teoria del comportamento del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Effetto di priming</p>



<p class="wp-block-paragraph">Coinvolgimento emotivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia della gratificazione istantanea</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aspirazioni e desideri del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Effetto di contrasto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing dell&#8217;autenticità</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/la-potenza-psicologica-del-prodotto-attraverso-limmagine/">La potenza psicologica del prodotto attraverso l&#8217;immagine</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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			</item>
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		<title>La formazione dei negoziatori interculturali</title>
		<link>https://www.studiotrevisani.it/la-formazione-dei-negoziatori-interculturali/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 19 Dec 2021 14:13:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Comunicazione e negoziazione interculturale]]></category>
		<category><![CDATA[active training]]></category>
		<category><![CDATA[approccio ALM]]></category>
		<category><![CDATA[communication training]]></category>
		<category><![CDATA[Competenza situazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Competenza trasversale]]></category>
		<category><![CDATA[competenze comunicative]]></category>
		<category><![CDATA[forza contrattuale]]></category>
		<category><![CDATA[Ground-level]]></category>
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		<category><![CDATA[patto psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[Performance comunicativa]]></category>
		<category><![CDATA[reality shock]]></category>
		<category><![CDATA[saper essere]]></category>
		<category><![CDATA[saper fare]]></category>
		<category><![CDATA[saperi]]></category>
		<category><![CDATA[Status]]></category>
		<category><![CDATA[vantaggio competitivo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Negoziazione interculturale. Comunicare oltre le barriere culturali. Dalle relazioni interne sino alle trattative internazionali”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore Il patto psicologico L’approccio negoziale ALM è caratterizzato da:  duttilità della linea di azione, strategia negoziale non stereotipata, strategia creativa;  una forte consapevolezza emozionale del negoziatore; &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/la-formazione-dei-negoziatori-interculturali/">La formazione dei negoziatori interculturali</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">© Articolo estratto dal libro di <a href="https://www.studiotrevisani.it/migliore-mental-coach-italiano/">Daniele Trevisani</a> “<a href="https://amzn.to/3p7FuPN" target="_blank" rel="noopener">Negoziazione interculturale. Comunicare oltre le barriere culturali. Dalle relazioni interne sino alle trattative internazionali</a>”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore</p>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">Il patto psicologico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’approccio negoziale ALM è caratterizzato da: </p>



<ol class="wp-block-list">
<li>duttilità della linea di azione, strategia negoziale non stereotipata, strategia creativa; </li>
<li>una forte consapevolezza emozionale del negoziatore;</li>
<li>presenza di forti momenti di preparazione negoziale, <em>communication training</em> e simulazione.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Un approccio olistico che presta attenzione :</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>ai Saperi, </li>
<li>ai Saper Fare, ma soprattutto </li>
<li>al Saper Essere del negoziatore.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Questo approccio privilegia la crescita del comunicatore e negoziatore soprattutto sul piano umano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più che identificare una singola strategia negoziale, l’approccio ALM invita a chiedersi quali “costellazioni di strategie” (per usare un termine di Tinsley<a href="applewebdata://37CE0E60-488C-467D-B20F-1B2D6EEE2702#_ftn1"><sup>[1]</sup></a>) siano disponibili, e quali possano risultare più proficue. </p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">L’approccio ALM invita inoltre a tenere sempre in considerazione la possibilità che avvengano <em>misunderstanding</em> (incomprensioni) portatori di conflitti, e di esaminare il significato realmente compreso (<em>inferred meaning</em>) delle argomentazioni negoziali (<em>negotiation arguments</em>), senza darlo automaticamente per scontato.</p>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">In linea di principio il metodo ALM propone una linea comunicativa aperta, trasparente, diretta, ma è necessario ricordare che questa modalità comunicativa non è applicabile automaticamente, non è uno standard nemmeno nelle società occidentali che promuovono di facciata la chiarezza e la immediatezza (come quella Statunitense), e tantomeno lo è nelle società orientali, dove dichiarazioni troppo aperte possono innescare offesa e conflitto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo, il negoziatore interculturale deve essere consapevole dello “stress o shock da comunicazione diretta” e dei metodi per alleviarlo quando egli sollecita una comunicazione aperta, una critica costruttiva o anche solo nuovi modi di comunicare non usuali per la controparte<a href="applewebdata://37CE0E60-488C-467D-B20F-1B2D6EEE2702#_ftn2"><sup>[2]</sup></a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si parla, in questo caso, di <strong>patto psicologico tra negoziatori</strong>, nel quale i negoziatori, prima ancora di lanciarsi nella negoziazione, cercano di fissare le proprie modalità di comunicazione ottimale e condividere alcune regole negoziali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Principio – La Negoziazione ed il patto psicologico</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il successo della negoziazione interculturale dipende:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>dalla capacità di fissare regole comuni da seguire nella negoziazione;</li>
<li>dalla coerenza applicativa delle regole;</li>
<li>dalla capacità di mutare le regole quando queste non si dimostrino praticabili o efficaci.</li>
</ul>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">Il <em>communication training</em> e le competenze comunicative</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano interculturale è importante lavorare sulle competenze comunicative negoziali (<em>communication skills</em>), e sull’atteggiamento di fondo di consapevolezza interculturale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Lavorare sulle skills significa aumentare la consapevolezza degli strumenti comunicativi e la loro capacità di utilizzo. Lavorare sugli atteggiamenti significa eliminare le rigidità culturali, riconoscere gli stereotipi e approcci a senso unico, saper mantenere flessibilità e ampiezza di vedute, che nei contesti internazionali e negoziali permettono di muoversi con consapevolezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <em>communication training</em> e la simulazione sono indispensabili per passare dalla teoria alla pratica. Nel communication training metodo ALM:</p>



<ol class="wp-block-list" type="1">
<li>si utilizza l’<em>active training, </em>si pone attenzione prevalentemente all’assimilazione esperienziale, alla partecipazione attiva; i momenti di riflessione concettuale e teorica non servono a nulla se non sperimentati nella pratica.</li>
<li>la teoria viene collegata agli schemi cognitivi personali: ci si prefigge l’ingresso di nuovi concetti e abilità ma soprattutto la modificazione dei sistemi di credenze sottostanti, la pura esposizione accademica a concetti non è sufficiente a creare cambiamento; </li>
<li>dagli schemi cognitivi viene effettuato un passaggio agli schemi motori comportamentali e agli schemi motori linguistici: concetti, credenze e atteggiamenti devono essere “<em>ready</em>” per l’individuo ed attivarsi senza bisogno di ricorso alla memoria, evitando la necessità di lunghe elaborazioni cognitive. Così come per il calciatore non è necessario pensare a come si muove il femore per tirare un rigore, il comunicatore e negoziatore devono sviluppare automatismi comunicativi collegati ad un Saper Essere comunicativo interiore </li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Principio – Prontezza (<em>readiness</em>) nella performance comunicativa</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il successo della comunicazione è correlato positivamente:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>al repertorio comunicativo disponibile: ampiezza e varietà di risposte comportamentali e comunicative, ampiezza e varietà di repertori stilistici;</li>
<li>al grado di “<em>readiness</em>” (facile accessibilità) con cui le competenze comunicative e mosse relazionali possono essere dispiegate, diventando schemi motori e schemi linguistici pronti per l’attivazione e non semplici tracce mentali da dover lungamente rielaborare quando necessario.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scopo finale è ottenere una preparazione elevata sulla comunicazione, che metta il negoziatore pronto a trattare sul campo la maggior parte delle situazioni negoziali che possono accadere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il communication training si divide in due aree:</p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<ol class="wp-block-list">
<li><strong>competenza trasversale</strong>, area di base (<strong>ground-level</strong>) dove vengono esaminate le skills principali e necessarie in ogni negoziazione, e </li>
<li><strong>competenza situazionale</strong>, in cui vengono analizzate le necessità dei singoli contesti e degli specifici interlocutori da affrontare.</li>
</ol>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Principio – Duplice stratificazione delle competenze comunicative</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il successo della comunicazione interculturale dipende dalle competenze comunicative sia di tipo:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>trasversale alle culture: regole generali di comunicazione efficace che valgono in ogni contesto culturale, fondamenti della competenza comunicativa (<em>ground level</em>);</li>
<li>specifico nei riguardi della cultura-target, situazionale: analisi dei tratti culturali e strategia specificamente tarata sulla cultura con la quale si deve interagire.</li>
</ul>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">Le competenze comunicative (<em>ground level</em>)</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le competenze comunicative interpersonali principali (<em>ground level</em>) sono:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong><em>Code switching</em></strong>: gestire il cambiamento di codice comunicativo, (linguistico e non verbale), per potersi adattare all’interlocutore. Farsi capire richiede uno sforzo attivo di adattamento, una volontà di modificare il proprio repertorio e avvicinarsi all’altro. Chi impone uno sforzo di adattamento unidirezionale all’interlocutore (adattamento a senso unico) e non si pone il problema della comprensione altrui crea automaticamente barriere alla comunicazione.</li>
<li><strong><em>Topic shifting</em></strong>: il cambiamento di argomento. Capire quali tecniche adottare per scivolare da conversazioni improduttive, allontanarsi da argomenti pericolosi o inutili, evitare di toccare i punti critici della cultura altrui, produrre offesa, risentimenti o irrigidimenti. Questo tratto di competenze – così come gli altri &#8211; vale in ogni ambito comunicativo, nella comunicazione tra amici, colleghi, aziende, così come nella comunicazione diplomatica.</li>
<li><strong><em>Turn taking</em></strong>: gestire i turni conversazionali. Vi sono culture che accettano l’intromissione nel parlato altrui, e altre in cui il rispetto dei turni di parola è essenziale. Il <em>turn taking</em> comprende competenze sulla gestione dei turni conversazionali, modalità di presa del turno, difesa del turno, cessione del turno, apertura e chiusura di linee di conversazione – tecniche che devono essere raffinate sia per le comunicazioni intra- che inter-culturali.</li>
<li><strong><em>Self-monitoring</em></strong>: capacità di auto-analizzarsi, di comprendere come stiamo comunicando (quale stile stiamo utilizzando), riconoscere gli stati emotivi interiori, la propria stanchezza, o frustrazione, o gioia, l’aspettativa o il disgusto, saper riconoscere le emozioni interne che ci animano durante la conversazione o la negoziazione.</li>
<li><strong><em>Others-monitoring</em></strong>: capacità di analizzare e decodificare gli stati del proprio interlocutore dal punto di vista di quali emozioni lo dominano, riconoscere nell’altro lo stato di stanchezza, di energia, di euforia, di avvilimento, saper percepire le influenze reciproche subite dai partecipanti alla conversazione da parte di altri soggetti presenti, cogliere i rapporti di potere in corso nei gruppi di controparte; capire il grado di interesse verso le nostre proposte e i momenti giusti per la chiusura.</li>
<li><strong>Empatia</strong>: capacità di comprendere il punto di vista altrui, dall’interno del sistema di valori dell’altro e nel contesto nel quale l’altro è inserito, capire il valore delle mosse comunicative dall’interno della cultura che le produce.</li>
<li><strong>Competenza linguistica</strong>: capacità nell’utilizzo della lingua, scelta delle parole e repertorio, profondità di conoscenza del linguaggio.</li>
<li><strong>Competenza paralinguistica</strong>: capacità nell’utilizzo degli elementi non verbali del parlato, toni, pause, silenzi, e loro gestione strategica.</li>
<li><strong>Competenza cinesica</strong>, capacità di comunicare attraverso i movimenti del corpo (<em>body language</em>). La gestione del movimento può essere una delle trappole più forti nella comunicazione interculturale, dove alcune culture (come quella italiana) utilizzano normalmente ampi movimenti e gesticolazioni, mentre altre (come quelle orientali) utilizzano contegno maggiore e trattengono l’espressione corporea.</li>
<li><strong>Competenza prossemica</strong>: capacità di comunicare attraverso la gestione dello spazio e delle distanze personali. Ad esempio, le culture latine ed arabe hanno distanze interpersonali molto più strette rispetto alle distanze interpersonali nord europee.</li>
<li><strong>Competenza di decodifica socio-ambientale</strong>: la capacità di interpretare e capire il “cosa sta accadendo qui” rispetto ai fatti che prendono luogo durante la conversazione o interazione. Saper riconoscere un conflitto all’interno dei membri del gruppo di controparte (conflitto intra-gruppo), saper cogliere le diverse posizioni, le traiettorie di avvicinamento e allentamento, i ruoli diversi assunti e le mosse degli interlocutori.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Per agire su tali competenze è necessario applicare soprattutto le tecniche di <em>active training</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le tecniche di <em>active training</em> fanno uso prevalentemente dell’azione, della sperimentazione e del laboratorio comportamentale, e comprendono elementi quali:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>role playing;</li>
<li>tecniche di respirazione e uso della voce;</li>
<li>tecniche di sblocco dei repertori conversazionali;</li>
<li>usi dello spazio scenico e body language;</li>
<li>simulazione e business games;</li>
<li>improvvisazione teatrale e negoziale;</li>
<li>analisi della struttura drammatica del testo, analisi di critical incidents, psicodramma;</li>
<li>costruzione del personaggio e giochi di relazione.</li>
</ul>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">Il reality shock</h2>



<p class="wp-block-paragraph">I negoziatori sia intra-culturali che interculturali devono essere preparati al <strong>Reality Shock</strong> (shock provocato dalla realtà, shock culturale). Il Reality Shock può nascere dalla improvvisa presa di coscienza che:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>gli altri non seguono le nostre regole;</li>
<li>gli altri hanno valori di fondo diversi;</li>
<li>gli altri non hanno gli stessi obiettivi che noi abbiamo;</li>
<li>gli altri non si comportano come noi, e nemmeno come noi vorremo;</li>
<li>alcuni negoziatori sono in malafede e disonesti, non cercano un approccio win-win ma unicamente il vantaggio personale;</li>
<li>anche con la più ampia dose di buona volontà, alcune negoziazioni sfuggono dalla comprensibilità e i comportamenti osservabili non rientrano in una logica razionale.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">La differenza tra un negoziatore esperto e un negoziatore novizio è il grado di danno che il reality shock procura – basso o nullo per l’esperto, devastante per il novizio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scontro con la realtà può provocare uno shock al quale segue:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Un processo positivo, fatto di analisi delle diversità, di accettazione di quanto può essere accettato (senza incorrere negli estremismi dell’accettazione incondizionata radicale), e una crescita delle proprie conoscenze culturali; oppure&#8230;</li>
<li>un processo negativo, fatto di caduta dello stato emotivo, rifiuto della realtà e chiusura nella propria arena culturale, il cui esito è spesso il ritiro.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><img width="330" height="145" /><span style="color: var(--global-palette4); font-size: Revert; background: var(--global-palette8);">Per attivare un percorso di crescita e non di involuzione, è necessario agire sul Saper Essere del negoziare, attraverso: </span></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong><em>Cognitive learning &amp; knowledge acquisition</em></strong>: apprendere i contenuti di ciò che caratterizza la cultura con la quale si vuole interagire.</li>
<li><strong><em>Cognitive restructuring</em></strong>: ristrutturazione cognitiva, trasformazione della percezione dell&#8217;atto comunicativo stesso da elemento ansiogeno a fonte di energie positive. Tale pratica richiede l’identificazione dei <em>self-statements</em> negativi (es: “andrà male sicuramente”, “sono inadatto”, “non riuscirò”), e l’apprendimento di <em>self-statements</em> positivi (<em>positive replacements)</em>, es: “andiamo tranquillamente a vedere se esistono le condizioni per fare business”, “andiamo a confrontare senza paura le nostre reciproche posizioni”, o ancora “andiamo ad aiutare il cliente a capire come noi ragioniamo” L’analisi dei <em>self-statements</em>consiste quindi nel lavorare su come un negoziatore “entra” nella negoziazione, quale spirito lo anima. </li>
<li><strong><em>Behavioral learning &amp; communication skills acquisition</em></strong>: apprendere le abilità necessarie a &#8220;performare&#8221; o realizzare un determinato goal comportamentale o comunicativo, utilizzando tecniche drammaturgiche, espressive e dinamiche relazionali.</li>
<li><strong><em>Emotional control</em> <em>skills</em></strong>: sviluppo delle abilità di gestire le emozioni e canalizzare le energie emozionali verso direzioni positive, riconoscere e rimuovere lo stress da negoziazione, “ricaricare le batterie” e gestire i tempi personali, presentarsi in condizioni psicofisiche ottimali alle negoziazioni<a href="applewebdata://37CE0E60-488C-467D-B20F-1B2D6EEE2702#_ftn4"><sup>[3]</sup></a>.</li>
</ul>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">La gestione dell’immagine nella negoziazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni negoziazione diventa inevitabile confrontare i rispettivi status. Gli status tuttavia sono elementi intra-culturali e non cross-culturali. Non possiamo dare per scontato che una persona appartenente ad una cultura “altra” riconosca uno status che proviene da un sistema ad egli sconosciuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una gestione più o meno consapevole della propria “faccia sociale” è presente in ogni negoziazione. Tuttavia, a livello interculturale, è facilissimo lanciare messaggi inconsapevoli e produrre danni negoziali.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Principio – Gestione dello status proprio e dell’interlocutore, giochi di “faccia” e impressions management interculturale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il successo della negoziazione interculturale dipende:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>dalla capacità di creare una percezione di status adeguato, all’interno del sistema di giudizio dell’interlocutore;</li>
<li>dalla capacità di creare impressioni positive (<em>identity management</em> e <em>impression management</em>);</li>
<li>dalla capacità di acquisire status e faccia senza ricorrere a meccanismi di attacco indebito alla faccia altrui (aggressione alla “faccia” o riduzione dell’immagine, evitazione dell’approccio top-down “a priori”);</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Tante, troppe volte, i negoziatori non si rendono conto di praticare un abuso di posizione dominante (ostentare una superiorità eccessiva a danno dell’altro) o di praticare una “presunzione di posizione dominante” (pensare di se in termini superiori). </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La comunicazione fa trasparire queste concezioni di sè e della relazione anche senza volerlo</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cultura del metodo ALM sostiene che deve esistere un certo grado di comunalità di valori affinché un progetto possa prendere piede.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dobbiamo sempre considerare che la nostra cultura non è automaticamente quella degli altri. La strategia giusta è quindi di evitare di mettere la controparte in condizioni di presunta inferiorità o di assegnarsi automatiche superiorità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non dobbiamo stupirci, quindi, se in una negoziazione entrambe le parti cerchino di affermare il proprio status e soffrano di ansia da status. Tuttavia, dobbiamo chiederci quali sono i meccanismi utili alla negoziazione, e quali quelli distruttivi. Dobbiamo chiederci – e saper riconoscere – i meccanismi altrui di scalata allo status e di <strong>conquista del potere nella negoziazione</strong>, e le contromosse difensive. Dobbiamo evitare – con la consapevolezza di chi sa – di far predominare l’ansia da status e sforzarci di ricercare una soluzione negoziale utile per entrambi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le principali domande della negoziazione interculturale sono quindi:</p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<ul class="wp-block-list">
<li>Quali sono le affermazioni da evitare, quelle che possono produrre attacco allo status del mio interlocutore, lette dal punto di vista della sua cultura di appartenenza?</li>
<li>Come <strong>ri-bilanciare le posizioni</strong> quando l’interlocutore si mette in posizione di superiorità?</li>
<li>Come posso io stesso produrre un’immagine positiva mia e della mia azienda, senza dare la sensazione di superiorità e scatenare risentimenti e meccanismi vendicativi?</li>
<li>Come la cultura cui mi rivolgo valuta lo status, cosa conferisce status?</li>
<li>Quanta parte della negoziazione dedicare alla negoziazione dello status e quanta alla valutazione delle materie di discussione?</li>
<li>Quando si ripresentano le questioni di status nella negoziazione, oltre che nella fase di conoscenza reciproca? Nella negoziazione delle condizioni? Nella fissazione dei prezzi o della logistica, nelle prassi legali, nelle frasi inserite all’interno dei contratti?</li>
</ul>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">La forza e il potere contrattuale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Saper trattare nuovi soggetti, spesso dalle grandi dimensioni ed elevato potere economico e politico, significa <strong>saper proporre il proprio valore come partner</strong> (vendita dell’immagine globale dell’impresa, piuttosto che la semplice vendita di un prodotto) e questo rappresenta una novità per molte aziende, un difficile orizzonte</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per vendere prodotti di scarso valore (caramelle, cioccolatini..) in un punto vendita – quindi nella vendita distributiva &#8211; è sufficiente cortesia ed una minima dose di competenza comunicativa front-line, ma nella creazione di partnership e nella negoziazione avanzata servono forti competenze negoziali e studio della strategia stessa. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Soprattutto per le PMI, risulta difficile trattare sul piano interculturale. Abituate in passato ad un rapporto con reti distributive frammentate e divise, clienti singoli e poco rilevanti, concorrenza scarsa o debole, in cui la leva di forza era prevalentemente dalla parte del produttore, queste imprese hanno serie difficoltà a passare dalla vendita alla negoziazione. Imprese, oltretutto, abituate a vendere all’estero tramite agenti esteri e a perdere gran parte del margine verso la distribuzione, senza mai addentrarsi realmente nelle negoziazioni interculturali vere.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La negoziazione competitiva richiede la creazione di forza contrattuale. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La forza contrattuale dipende dal livello di unicità dell&#8217;offerta (o dalla mancanza di alternative valide o succedanee) e dal livello di bisogno esistente nella controparte, mediati dalle abilità comunicative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le competenze negoziali competitive richiedono training alla negoziazione e alla gestione delle mosse strategiche dell&#8217;interazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le tecniche negoziale divengono ancora più complesse quando le trattative avvengono tra gruppi (es.: gruppi di acquisto contro gruppi di vendita) poiché la dimensione comunicativa si allarga, richiedendo competenze nell’affiatamento tra i partner e coordinamento nelle mosse dell’interazione tra i membri dell’equipe<a href="applewebdata://368C6E01-419C-4A5E-A722-27F352D204CD#_ftn2"><sup>[4]</sup></a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gestire la trattativa richiede preparazione e role-playing. <strong>Una singola parola può rovinare un incontro</strong> (Trevisani, 2000)<a href="applewebdata://368C6E01-419C-4A5E-A722-27F352D204CD#_ftn3"><sup>[5]</sup></a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questi motivi riproponiamo qui il principio della leva contrattuale :</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img width="367" height="92" /></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Principio &#8211; Del potere contrattuale e negoziale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vantaggio competitivo dipende dalla forza contrattuale nella trattativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per il venditore o proponente, la forza dipende:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Dall&#8217;<strong>unicità dell&#8217;offerta</strong>: un’offerta non comparabilità con altre offerte ha più valore;</li>
<li>dalla <strong>mancanza di alternative prossime</strong>: l&#8217;impossibilità di trovare con ragionevole sforzo soddisfazione tramite altrove;</li>
<li>dalla <strong>mancanza di beni succedanei </strong>(beni diversi che possono svolgere una funzione simile, es: treno al posto dell&#8217;aereo);</li>
<li>dall&#8217;<strong>impellenza del bisogno nel destinatario</strong>: un bisogno importante genera minori freni e incertezze;</li>
<li>dal <strong>prestigio di cui gode il proponente</strong>: un proponente credibile e prestigioso crea minori barriere legate alla valutazione a priori del partner;</li>
<li>dalla <strong>forza dei fattori oggettivi dell&#8217;offerta</strong>: le caratteristiche della prestazione &#8211; la sua tecnologia, il servizio reale.</li>
<li>Ciascuna di queste leve anche se presente in misura elevata non si dispiega automaticamente ma richiede <strong>abilità di valorizzazione e comunicazione</strong>.</li>
<li>Il dispiego ottimale della forza contrattuale (per chi offre) si correla positivamente con il livello di competenze comunicative specifiche del negoziatore (abilità negoziale del venditore) e negativamente con le competenze dell&#8217;acquirente (abilità del buyer).</li>
</ul>
</div></div>
</div></div>


<hr class="wp-block-separator" />


<p class="wp-block-paragraph"><a href="applewebdata://37CE0E60-488C-467D-B20F-1B2D6EEE2702#_ftnref1"><sup>[1]</sup></a> Tinsley, C. H. (2001). How negotiators get to yes: predicting the constellation of strategies used across cultures to negotiate conflict. <em>Journal of Applied Psychology</em>, 2001 Aug; 86(4):583-93.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="applewebdata://37CE0E60-488C-467D-B20F-1B2D6EEE2702#_ftnref2"><sup>[2]</sup></a>, per un esempio di ricerche sugli stress da negoziazione interculturale diretta, vedi Kim Hughes, Wilhelm (1995). <em>Intercultural Communication and the Decision-Making Process: Americans and Malaysians in a Cooperative University Setting</em>. Paper presented at the meeting of the Teachers of English to Speakers of Other Languages (29th, Long Beach, CA, March 28-April 1, 1995) and at an International Conference on &#8220;Intercultural Communication: The Last Twenty-Five Years and the Next&#8221; (Rochester, New York, July 13-15, 1995).z</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="applewebdata://37CE0E60-488C-467D-B20F-1B2D6EEE2702#_ftnref4"><sup>[3]</sup></a> Rispetto alle correlazioni tra emozioni, condizioni psicofisiche e performance, si consiglia di visualizzare l’approfondimento nella pubblicazione apposita sul sito <a href="https://www.studiotrevisani.it/">www.studiotrevisani.it</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="applewebdata://37CE0E60-488C-467D-B20F-1B2D6EEE2702#_ftnref9"><sup>[4]</sup></a>  Vedi Goffman, E. (1969) <em>Strategic Interaction</em>. Philadelphia, University of Pennsylvania Press. Trad. it. <em>Modelli di interazione</em>, Bologna, Il Mulino, 1971.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="applewebdata://37CE0E60-488C-467D-B20F-1B2D6EEE2702#_ftnref10"><sup>[5]</sup></a> Trevisani, 2000</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri materiali su Comunicazione, Coaching, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Studio Trevisani Formazione Coaching Consulenza</a></li>
<li><a href="http://www.danieletrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Daniele Trevisani (Italian)</a></li>
<li><a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Website Dr. Daniele Trevisani (English)</a></li>
<li><a href="https://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Aziendale</a></li>
<li><a href="http://www.medialab-research.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Medialab Research</a></li>
<li><a href="https://www.interculturalnegotiation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intercultural Negotiation (English)</a></li>
<li><a href="https://www.comunicazioneinterculturale.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazioneinterculturale.it</a></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altre risorse online</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pubblicazioni e libri dott. Daniele Trevisani</a> (Books published)</li>
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/iscriviti-gratuitamente-alla-rivista-online-di-formazione-communication-research-e-potenziale-umano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivista online gratuita di Comunicazione, Potenziale Umano e Management</a></li>
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/blog/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iscrizione gratuita al Blog Studiotrevisani.it tramite Email</a></li>
<li><a href="https://www.youtube.com/channel/UCWXqtAjX1ctXm4fNX2ogb6Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Canale YouTube</a></li>
<li><a href="https://www.coachingworldfederation.com/" target="_blank" rel="noopener">Coaching World Federation (CWF)</a></li>
<li><a href="https://www.linkedin.com/in/danieletrevisani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Linkedin Profile Dr. Daniele Trevisani</a></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Siti in sviluppo</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="http://www.coachingevolution.eu/" target="_blank" rel="noopener">www.coachingevolution.eu</a></li>
<li><a href="http://www.coachingworldassociation.com/" target="_blank" rel="noopener">www.coachingworldassociation.com</a>  </li>
<li><a href="http://www.comunicazioneinterculturale.it/" target="_blank" rel="noopener">www.comunicazioneinterculturale.it</a></li>
<li><a href="http://www.healingacademy.it/" target="_blank" rel="noopener">www.healingacademy.it</a></li>
<li><a href="http://www.marketinginterculturale.it/" target="_blank" rel="noopener">www.marketinginterculturale.it</a></li>
<li><a href="http://www.medialab-research.com/" target="_blank" rel="noopener">www.medialab-research.com</a></li>
<li><a href="http://www.negoziazioneinterculturale.it/" target="_blank" rel="noopener">www.negoziazioneinterculturale.it</a>    </li>
</ul>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<h3 class="wp-block-heading"><strong>Le parole chiave di questo articolo La formazione dei negoziatori interculturali</strong> <strong>sono :</strong></h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>Active training</li>
<li>Approccio ALM</li>
<li>Communication training</li>
<li>Competenza situazionale</li>
<li>Competenza trasversale</li>
<li>Competenze comunicative</li>
<li>Forza contrattuale</li>
<li>Ground-level</li>
<li>Leva contrattuale</li>
<li>Misunderstanding</li>
<li>Patto psicologico</li>
<li>Performance comunicativa</li>
<li>Reality shock</li>
<li>Saper essere</li>
<li>Saper fare</li>
<li>Saperi</li>
<li>Status</li>
<li>Vantaggio competitivo</li>
</ul>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La dissonanza cognitiva e l&#8217;equilibrio psicologico nel processo d&#8217;acquisto</title>
		<link>https://www.studiotrevisani.it/la-dissonanza-cognitiva-e-lequilibrio-psicologico-nel-processo-dacquisto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Nov 2021 05:37:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[psicologia di marketing e comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Aspettative dei gruppi di riferimento]]></category>
		<category><![CDATA[Comportamento manifesto]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione post-vendita]]></category>
		<category><![CDATA[Differenziale semantico]]></category>
		<category><![CDATA[dissonanza cognitiva]]></category>
		<category><![CDATA[Dissonanza post-vendita]]></category>
		<category><![CDATA[Distanza semantica]]></category>
		<category><![CDATA[Equilibrio psicologico]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing cognitivo]]></category>
		<category><![CDATA[Misurazione degli atteggiamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Percezione reale del prodotto]]></category>
		<category><![CDATA[Performance comunicativa]]></category>
		<category><![CDATA[Potenza psicologica del prodotto]]></category>
		<category><![CDATA[Potere evocativo delle parole]]></category>
		<category><![CDATA[Profilo d’immagine del prodotto]]></category>
		<category><![CDATA[Profilo di prodotto ideale]]></category>
		<category><![CDATA[Pulsioni d’acquisto]]></category>
		<category><![CDATA[Schemi cognitivi preesistenti]]></category>
		<category><![CDATA[valore del prodotto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://massimovannuccini.it/?p=26487</guid>

					<description><![CDATA[<p>© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Psicologia di marketing e comunicazione. Pulsioni d&#8217;acquisto, leve persuasive, nuove strategie di comunicazione e management”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore L&#8217;equilibrio cognitivo del cliente nelle situazioni d&#8217;acquisto L’equilibrio interno della persona, in termini psicologici (tra opinioni possedute ed espresse, tra azioni e atteggiamenti, e &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/la-dissonanza-cognitiva-e-lequilibrio-psicologico-nel-processo-dacquisto/">La dissonanza cognitiva e l&#8217;equilibrio psicologico nel processo d&#8217;acquisto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “</strong><a href="https://amzn.to/3ARSY65" target="_blank" rel="noopener"><strong>Psicologia di marketing e comunicazione. Pulsioni d&#8217;acquisto, leve persuasive, nuove strategie di comunicazione e management</strong></a><strong>”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore</strong></p>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">L&#8217;equilibrio cognitivo del cliente nelle situazioni d&#8217;acquisto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’equilibrio interno della persona, in termini psicologici (tra opinioni possedute ed espresse, tra azioni e atteggiamenti, e tra i diversi atteggiamenti concatenati), è una necessità  per la stabilità emotiva e per la qualità della vita. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni persona ha la necessità di possedere un equilibrio psicologico, anche in relazione alle valutazioni e alle scelte di acquisto. La presenza di valutazioni miste, cioè la compresenza di valutazioni sia positive che negative &#8211; può portare il soggetto ad uno stato di dissonanza interna &#8211; teorizzato nella letteratura psicologica classica come <strong>dissonanza cognitiva</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La dissonanza cognitiva è uno stato mentale che avviene ogniqualvolta una persona prova <strong>pulsioni tra di loro contrastanti</strong>, emozioni di opposta natura, desideri tra di loro antitetici, o si trova a doversi comportare in modo difforme dai propri valori. Le scelte di acquisto sono tra i comportamenti che più sottostanno alle leggi della dissonanza e dell’equilibrio cognitivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è possibile acquistare tranquillamente un prodotto se questo è fortemente contrastante con i <strong>valori</strong> della persona. Un prodotto può avere alcune componenti gradevoli ed altre assolutamente indesiderabili. Ad esempio, un ecologista che consideri di acquistare un profumo per lui o lei molto gradevole, si trova in dissonanza cognitiva se viene a conoscenza del fatto che esso è stato testato su animali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ancora, può accadere che il gradimento e le preferenze di acquisto di un individuo vadano in direzione opposta alle <strong>aspettative dei gruppi di riferimento</strong>, le persone per lui importanti: la famiglia, o gli amici, o i colleghi di lavoro, o altri gruppi sociali che contano nella sua vita. Anche questi casi creano dissonanza cognitiva. Ogni azione, comportamento, valore, atteggiamento, ha connessioni con altre azioni, valori, comportamenti, atteggiamenti. Mantenere equilibrio in un reticolo così complesso è un compito difficile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le aree di più forte interesse nel campo della dissonanza, vi è quella delle contraddizioni tra<strong> pulsioni primarie</strong> (istintuali, non inibite, impulsive, di natura spesso inconscia) e le <strong>pulsioni secondarie</strong>, frutto dei doveri, delle norme, della cultura radicata nell’individuo<a href="applewebdata://5F6F061B-DAD3-4475-9EBB-D8A3BA2B5E02#_ftn1"><sup>[1]</sup></a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I lavori di Heider (1946, 1958)<a href="applewebdata://5F6F061B-DAD3-4475-9EBB-D8A3BA2B5E02#_ftn2"><sup>[1]</sup></a> nell’area della dissonanza e dell’equilibrio cognitivo hanno prodotto modelli di ampia portata, utilizzabili anche nello studio dei processi di acquisto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tensione di cui parla Heider è stata sperimentata da tutti noi, ogniqualvolta ci siamo confrontati con scelte difficili relative ad un acquisto. Ad esempio, acquistare un abito desiderato ma troppo costoso a discapito di altri utilizzi del denaro, oppure un acquisto che sia in grado di generare discordia: l&#8217;acquisto di una minigonna eccessivamente corta da parte di una adolescente, ben sapendo che essa sarebbe stata mal digerita dalla famiglia. Oppure l’acquisto aziendale di beni da un fornitore sgradito, ma imposto da equilibri politici della direzione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le strategie aziendali di riduzione della dissonanza ha un posto importante la <strong>comunicazione post-vendita</strong>, che deve tranquillizzare l’acquirente della bontà della scelta effettuata. Ogni atto di vendita importante deve essere seguito da messaggi rassicuranti, affinché venga meno la <strong>dissonanza post-vendita</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le applicazioni di marketing della teorie sulla dissonanza trovano un terreno applicativo enorme nella ponderazione dell’acquisto svolta dal cliente e nelle dinamiche che avvengono durante la <strong>trattativa di vendita</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si determinano dissonanze interne nel cliente, l’individuo cercherà di ridurre lo stato di tensione, che è sempre in qualche misura doloroso. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un passo importante per la comprensione di questi comportamenti è dato dal riconoscere che il <strong>comportamento manifesto, </strong>quello messo in atto dalle persone giorno dopo giorno, è il risultato di una diversa serie di pulsioni complesse, anche tra di loro contraddittorie. Capire queste relazioni richiede (1) studio analitico, e (2) possibilità di disporre, collocare, visualizzare i rapporti di forza tra variabili su un media idoneo (carta, PC, o altri formati).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le dinamiche della dissonanza cognitiva sono al centro dell’analisi del processo persuasivo. Infatti, <strong>solo la percezione di una dissonanza è in grado di aprire il varco al cambiamento di atteggiamento duraturo</strong>. L’intensità della dissonanza percepita è correlata alla necessità dell’individuo di ritrovare un equilibrio. Al crescere della dissonanza, cresce la necessità di trovare soluzioni. Il marketing cognitivo, basato sulla percezione delle dissonanze e successiva risoluzione, è la chiave strategica per la vendita dei servizi innovativi e intangibili (formazione manageriale, ricerca di mercato, interventi di sviluppo della comunicazione).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Principio &#8211; Ridefinizione cognitiva e cambiamento degli equilibri psicologici (rottura-ricostruzione)</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Ogni acquisto o cambiamento è influenzato dagli schemi cognitivi preesistenti. </li>
<li>Gli schemi cognitivi agiscono in background nel cliente, a livello subconscio e inconscio.</li>
<li>L’acquisto di innovazione o il cambiamento comportamentale richiede la presa di coscienza nel soggetto (cliente o buyer) che gli schemi utilizzati precedentemente non sono più adeguati a fronteggiare i bisogni, gli scenari, i nuovi obiettivi o traguardi.</li>
<li>Il venditore o consulente può fungere da elemento in grado di scardinare gli schemi preesistenti, tramite tecniche che generano riflessione profonda nel cliente,  rivisitazione e presa di coscienza di schemi cognitivi errati.</li>
<li>L’atto di acquisto di prodotti e servizi innovativi &#8211;  non rientranti negli schemi preesistenti, o distanti concettualmente dal cliente &#8211; deve essere preceduto dalla rottura degli equilibri preesistenti (presa di coscienza).</li>
<li>La presa di coscienza che gli equilibri preesistenti non sono più adeguati apre la strada all’inserimento di nuovi comportamenti e atteggiamenti di acquisto, nei quali i prodotti/servizi innovativi possono trovare spazi e fungere da elementi riequilibratori.</li>
</ul>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">Misurazione degli atteggiamenti e immagine del marchio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La misurazione quantitativa degli atteggiamenti verso il prodotto può essere effettuata con due classi di tecniche: <strong>metodi quantitativi</strong> e <strong>metodi</strong> <strong>qualitativi</strong>. La misurazione su base quantitativa segue alcune linee guida generali:</p>



<p class="wp-block-paragraph">Linee guida per la realizzazione di ricerche quantitative sull’immagine</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>brainstorming<a href="applewebdata://5F6F061B-DAD3-4475-9EBB-D8A3BA2B5E02#_ftn7"><sup><strong>[2]</strong></sup></a> e desk-work<a href="applewebdata://5F6F061B-DAD3-4475-9EBB-D8A3BA2B5E02#_ftn8"><sup><strong>[3]</strong></sup></a></strong>: Una prima fase qualitativa in cui viene costruito un modello preliminare, che contiene le componenti ipotizzate di atteggiamento sul prodotto. Il lavoro avviene tramite riunioni, analisi della letteratura e studio teorico del problema;</li>
<li><strong>pretest</strong>: Il modello preliminare viene testato sul campo, tramite ricerca empirica (pretest) per poterlo tarare e migliorare;</li>
<li><strong>campionamento</strong>: Viene selezionato statisticamente un campione rappresentativo della popolazione che si intende studiare;</li>
<li><strong>raccolta dati</strong>: vengono realizzate interviste sul campione;</li>
<li><strong>elaborazione</strong>: I dati raccolti vengono immessi su PC. Le diverse misurazioni sono elaborate statisticamente: la ponderazione delle diverse componenti di atteggiamento restituisce un immagine complessiva della valutazione di prodotto, rappresentata in forma di grafici e tabelle contenenti dati e indicatori statistici;</li>
<li><strong>interpretazione</strong>: I risultati in formato grafico e tabellare vengono analizzati managerialmente, alla ricerca delle implicazioni per l’azienda e le sue strategie. Viene verificata ulteriormente la validità e affidabilità della metodologia di ricerca, per non rischiare di basare le strategie su dati errati o viziati;</li>
<li><strong>implementazione</strong>: Dall’interpretazione vengono derivate le strategie (se i dati sono sufficienti a risolvere il problema o prendere la decisione), o viene stabilito di intraprendere ulteriori ricerche utili a far luce sul problema e prendere la decisione giusta</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Questa procedura minima si basa su un <strong>approccio quantitativo e correlazionale</strong> alla misurazione degli atteggiamenti, basato sulla “rilevazione dell’esistente”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le <strong>ricerche sperimentali</strong> (basate su gruppi di controllo) vengono invece utilizzate per valutare quale impatto sull’immagine aziendale possono determinare specifiche modifiche (es: cambiamento di logo o packaging).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>misurazione qualitativa</strong> degli atteggiamenti richiede invece l’intervento di esperti in psicologia del profondo e tecniche di intervista psicologica, con il compito arduo, ma raggiungibile, di ricostruire il <em>belief system</em> del soggetto, e capire il ruolo del prodotto al suo interno. Il risultato di tale lavoro di indagine possiede una forte valenza strategica: permette di avviare azioni comunicative ad alto impatto, e di compiere un salto di qualità a livello di progettazione dei nuovi prodotti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’azione più incisiva in assoluto proviene dall’utilizzo combinato delle tre tecniche (correlazionale, sperimentale e in profondità).</p>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">Errori di misurazione degli atteggiamenti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Esistono diverse possibilità di errore nella misurazione, sia (a) legate al modello teorico adottato che (b) dipendenti dal metodo di rilevazione e da errori pratici accaduti durante la misurazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Costituiscono elementi di errore imputabili al modello l&#8217;aver sottovalutato un fattore non inserendolo nel questionario, o aver inserito elementi inutili, aver utilizzato teorie sbagliate, o ipotesi di nessun valore predittivo. Gli errori del modello sono quindi errori fondamentali della teoria su cui si basa il lavoro di misurazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono da attribuire al metodo errori come il porre il soggetto in condizioni psicologiche sfavorevoli (ad esempio, chiedere ad un soggetto il suo grado di soddisfazione lavorativa in presenza del diretto superiore), o presupporre nella persona una consapevolezza che non esiste, valutare qualcosa del tutto estraneo per il soggetto (chiedere di valutare il potere benefico del ginseng ad una persona che non sappia cosa sia il ginseng), o ancora codificare male i dati statistici (errori di battitura e inserimento dati), o produrre manipolazioni sbagliate sul file (inversione di righe, ordinamenti alfabetici errati, confusione di codici).</p>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">L&#8217;impatto delle parole sulla percezione del consumatore</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Come misurare l&#8217;immagine che generiamo negli altri? Come valutare l&#8217;immagine di un prodotto o di un marchio, per verificare se sono conformi a quanto dovrebbero? </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le pulsioni d’acquisto nascono ogni qualvolta un profilo percepito di prodotto combacia con un’immagine ricercata. È quindi importante riuscire a misurare sia l’immagine desiderata che l’immagine percepita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il potere evocativo delle parole e l’immagine associata ai marchi è alla base di molti successi o fallimenti di mercato. La misurazione dei simbolismi, delle loro connotazioni semantiche e delle loro ripercussioni sulle vendite è una delle tecniche in grado di prevedere il successo di mercato. Come espone Packard in questo esempio:</p>



<p class="wp-block-paragraph">..nel corso degli anni l’esperto di pubblicità Louis Cheskin&#8230; ha controllato il potere simbolico che le parole hanno per i clienti, con interessanti risultati. Un cliente del Texas, la Plenty Products (cioè «prodotti abbondanza») stava per lanciare una nuova linea di gelati. La ditta aveva deciso che Plentifors sarebbe stato un nome molto adatto. Cheskin osservò che dava l’idea della quantità, non della qualità e pertanto non si poteva vendere il prodotto a un prezzo elevato. Egli mise il gelato in un contenitore con l’etichetta Plentifors e lo espose accanto a quattro altri contenitori con etichette diverse, invitando poi 806 consumatori a dare un giudizio sui vari prodotti. In tutti i contenitori c’era il medesimo tipo di gelato. Il contenitore con l’etichetta Splendors (nome inventato da Cheskin) ottenne voti completamente favorevoli in numero quattro volte maggiore del Plentifors.</p>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">Il differenziale semantico originario</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Una forma di misurazione dell’immagine, derivante dalla psicologia sociale e dagli studi di psicolinguistica, si attua tramite il &#8220;differenziale semantico&#8221;<a href="applewebdata://5F6F061B-DAD3-4475-9EBB-D8A3BA2B5E02#_ftn9"><sup>[4]</sup></a>. Questo strumento permette di costruire un <strong>profilo di immagine </strong>del prodotto, del marchio, o persino di una persona.  Esso restituisce al ricercatore il profilo percettivo che un qualsiasi oggetto o entità genera in un valutatore. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il modello si presta ottimamente ad essere utilizzato per valutare la <strong>performance comunicativa</strong> di un venditore, di un politico, di uno speaker, o di un docente, o per capire come gli amici colleghi ci vedono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le applicazioni del differenziale semantico sono state utilizzate per diversi scopi, tra cui la misurazione delle reazioni emozionali prodotte da uno stimolo di marketing, l&#8217;analisi dell&#8217;impatto di un nome di prodotto, di un logo o marchio. Un uso estensivo ne viene fatto anche nella ricerca sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il differenziale semantico originario aveva tra i suoi scopi primari l’obiettivo di misurare il significato delle parole, e compararlo tra diverse culture o sottoculture. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il differenziale semantico originario permette di misurare fattori primari della reazione emotiva del consumatore rispetto ad un oggetto d’acquisto, e quindi determinare la <strong>potenza dell’oggetto</strong> in termini di generazione delle pulsioni d’acquisto. Al crescere dei punteggi lungo entrambi i fattori, aumenta la probabilità che si generi pulsione d’acquisto. Cala inoltre l’importanza del prezzo, in quanto il prodotto assume valenze psicologiche ancor prima che funzionali. Il principio che ne deriva è il seguente:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Principio &#8211; Potenza evocativa psicologica del prodotto/marchio</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>La potenza psicologica del prodotto/marchio dipende dal grado di posizionamento sui fattori valutazione, potenza e attività, dall&#8217;estremo negativo (lento, debole, spregevole) all&#8217;estremo positivo (dinamico, forte, desiderabile).</li>
<li>Al crescere della potenza psicologica del prodotto si riduce la sensibilità al prezzo.</li>
</ul>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">Il differenziale semantico nel marketing</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Con opportuni adattamenti, è possibile misurare la percezione di un marchio o di un prodotto e compararla con altri marchi o prodotti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’applicazione di queste tecniche al marketing ha reso possibile misurare l’effetto che specifiche parole o frasi hanno sul cliente, o la creazione di profili comparativi di immagine tra un’azienda e i suoi concorrenti. L’utilizzo di queste tecniche permette di ottenere risposte a domande non banali, tra cui:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Comparazioni d’immagine</strong>: Cosa vede il cliente nel mio concorrente diretto, di diverso da noi? Perché è nata una pulsione d’acquisto verso la concorrenza a discapito della nostra azienda? Perché abbiamo perso dei clienti? Realizzando un profilo d’immagine differenziale applicato sugli acquirenti della concorrenza possiamo ottenere queste informazioni.</li>
<li><strong>Evoluzioni d’immagine</strong>: L’immagine che noi generiamo nei nostri clienti rimane stabile nel tempo, aumenta o si deteriora in seguito all’uso del prodotto e all&#8217;esperienza con la rete di assistenza?</li>
<li><strong>Prossimità d’immagine</strong>: Quali sono i marchi più vicini ai nostri, dal punto di vista del consumatore?</li>
<li><strong>Scostamenti d&#8217;immagine dall&#8217;ideale</strong>: quanto è distante il profilo percepito da un profilo di prodotto/servizio ideale?</li>
<li><strong>Strategia d’immagine</strong>: Costruzione di un profilo di immagine ideale. Valutazione di quali direzioni prendere per ottenere un <em>positioning</em> migliore.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Queste aree sono alla base di qualsiasi strategia realmente competitiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Partendo dalla struttura di base del modello, è possibile inserire o eliminare items per rendere la misurazione più aderente a specifiche esigenze: misurazione dell’immagine di un prodotto, di un candidato politico, di un oratore, di un venditore, ecc. Il processo di adattamento consente l’inserimento di <strong>nuove dimensioni valutative</strong> maggiormente tarate sull’oggetto di studio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La costruzione di un differenziale semantico adattato richiede la creazione di items specifici e la loro successiva depurazione e selezione, sino ad arrivare allo strumento che meglio si adatta all’esigenza: uno strumento agile (in termini di tempo di somministrazione e sforzo d’intervista) ma sufficientemente <strong>esaustivo</strong> (completo, globale) rispetto alle variabili che si intendono misurare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La correttezza scientifica che lo strumento di misurazione richiede non permette approcci superficiali o poco professionali alla tecnica, in quanto gli esiti della ricerca verrebbero falsati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tecnica del differenziale semantico non si ferma alla sola misurazione  del profilo. Essa permette di svolgere analisi avanzate, tra cui:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>analisi di <strong>omogeneità/disomogeneità</strong> nelle opinioni dei clienti;</li>
<li><strong>analisi fattoriali</strong> per l&#8217;identificazione di tipologie di variabili giudicate simili dai consumatori; identificazione delle variabili latenti nei giudizi dei consumatori;</li>
<li><strong>analisi correlazionali</strong> per comprendere quali items o variabili sono maggiormente predittivi, in grado di incidere maggiormente sull’immagine o su altra variabile dipendente, tra cui l’intenzione d’acquisto, o ancora comprendere cosa specificamente incide con più forza sul gradimento complessivo di prodotto; capire cosa genera l’intenzione d’acquisto;</li>
<li><strong>analisi di regressione</strong> e determinazione della quota di varianza spiegata, per valutare la completezza, predittività ed esaustività del modello da noi utilizzato, in relazione alla variabile dipendente da esaminare (es: intenzione d&#8217;acquisto o gradimento complessivo di prodotto). L’analisi di regressione permette quindi di “capire se abbiamo capito” a sufficienza il ragionamento sottostante la logica di acquisto, cioè se disponiamo di un quadro complessivo delle valutazioni del consumatore in grado di realizzare <strong>previsioni affidabili</strong> su come sia possibile migliorare l’offerta.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Il modello del differenziale semantico si presta anche alla valutazione di persone o prestazioni comunicazionali, per identificare i punti di forza e debolezza del soggetto o della prestazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La valutazione della prestazione può avvenire sia ad opera di un valutatore esperto, sia ad opera di un pool di valutatori, o ancora tramite raccolta dati su campioni rappresentativi di pubblico target.</p>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">Terza legge di valore del prodotto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">In conclusione, le tecniche proposte permettono di giungere ad un importante risultato: misurare la forza e la <strong>distanza semantica</strong> del prodotto rispetto all’ideale (grado di scollamento tra profilo ideale e profilo effettivo, tra desiderio e realtà, tra aspirazioni del consumatore e offerta aziendale). Questa considerazione è alla base della terza legge di valore del prodotto, la quale è applicabile anche alla misurazione del valore dell’impresa in generale:</p>



<p class="wp-block-paragraph">Legge della prossimità del profilo d’immagine</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>V = PI &#8211; PP (Valore = Profilo Ideale &#8211; Profilo Percepito)</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Il valore del prodotto è inversamente proporzionale alla distanza semantica tra il profilo di prodotto ideale del cliente e la percezione reale del prodotto. Quanto più le due percezioni sono distanti, tanto minore sarà il valore del prodotto.</li>
<li>Il valore dell’impresa è inversamente proporzionale alla distanza semantica tra il profilo di fornitore ideale del cliente e la percezione dell’immagine aziendale che il cliente ha sviluppato. Il valore sarà tanto superiore quanto minori sono le distanze tra i due profili.</li>
</ul>


<hr class="wp-block-separator" />


<p class="wp-block-paragraph"><a href="applewebdata://5F6F061B-DAD3-4475-9EBB-D8A3BA2B5E02#_ftnref2"><sup>[1]</sup></a> Heider, F. (1946). Attitudes and cognitive organization. <em>Journal of Psychology.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Heider, F. (1958). <em>The psychology of interpersonal relations</em>. New York, Wiley. Trad It. <em>Psicologia delle relazioni interpersonali</em>. Bologna: il Mulino, 1972.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="applewebdata://5F6F061B-DAD3-4475-9EBB-D8A3BA2B5E02#_ftnref7"><sup>[2]</sup></a> Tecnica di sviluppo della creatività, utile per generare idee, nomi, marchi, strategie.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="applewebdata://5F6F061B-DAD3-4475-9EBB-D8A3BA2B5E02#_ftnref8"><sup>[3]</sup></a> Lavoro “al tavolo”, in cui si analizza il problema, si sviluppano teorie, ipotesi e modelli, ed eventualmente si raccolgono dati preliminari.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="applewebdata://5F6F061B-DAD3-4475-9EBB-D8A3BA2B5E02#_ftnref9"><sup>[4]</sup></a> La tecnica del differenziale semantico è stata sviluppata partendo dagli studi di Osgood (1952) e quindi perfezionata da Osgood, Suci e Tannenbaum e pubblicata (1957) in <em>The Measurement of Meaning</em>, con lo scopo, come evidenzia il titolo, di misurare i significati linguistici. Vedi bibliografia per indicazioni sulla pubblicazione originale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Studio Trevisani Formazione Coaching Consulenza</a></li>
<li><a href="http://www.danieletrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Daniele Trevisani (Italian)</a></li>
<li><a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Website Dr. Daniele Trevisani (English)</a></li>
<li><a href="https://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Aziendale</a></li>
<li><a href="https://www.comunicazioneinterculturale.iit/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Interculturale</a></li>
<li><a href="http://www.medialab-research.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Medialab Research</a></li>
<li><a href="https://www.interculturalnegotiation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intercultural Negotiation (English)</a></li>
<li><a href="https://www.linkedin.com/in/danieletrevisani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Linkedin Profile Dr. Daniele Trevisani</a></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altre risorse online</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pubblicazioni e libri dott. Daniele Trevisani</a> (Books published)</li>
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/iscriviti-gratuitamente-alla-rivista-online-di-formazione-communication-research-e-potenziale-umano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivista online gratuita di Comunicazione, Potenziale Umano e Management</a></li>
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/blog/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iscrizione gratuita al Blog Studiotrevisani.it tramite Email</a></li>
<li><a href="https://www.youtube.com/channel/UCWXqtAjX1ctXm4fNX2ogb6Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Canale YouTube</a></li>
<li><a href="https://www.coachingworldfederation.com/" target="_blank" rel="noopener">Coaching World Federation (CWF)</a></li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Le parole chiave di questo articolo La dissonanza cognitiva e l&#8217;equilibrio psicologico nel processo d&#8217;acquisto sono :</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>Dissonanza cognitiva</li>
<li>Equilibrio psicologico</li>
<li>Pulsioni d’acquisto</li>
<li>Comportamento manifesto</li>
<li>Potere evocativo delle parole</li>
<li>Misurazione degli atteggiamenti</li>
<li>Profilo d’immagine del prodotto</li>
<li>Differenziale semantico</li>
<li>Potenza psicologica del prodotto</li>
<li>Valore del prodotto</li>
<li>Percezione reale del prodotto</li>
<li>Profilo di prodotto ideale</li>
<li>Distanza semantica</li>
<li>Performance comunicativa</li>
<li>Schemi cognitivi preesistenti</li>
<li>Marketing cognitivo</li>
<li>Aspettative dei gruppi di riferimento</li>
<li>Comunicazione post-vendita</li>
<li>Dissonanza post-vendita</li>
</ul>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/la-dissonanza-cognitiva-e-lequilibrio-psicologico-nel-processo-dacquisto/">La dissonanza cognitiva e l&#8217;equilibrio psicologico nel processo d&#8217;acquisto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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					<wfw:commentRss>https://www.studiotrevisani.it/la-dissonanza-cognitiva-e-lequilibrio-psicologico-nel-processo-dacquisto/feed/</wfw:commentRss>
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