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	<title>Marketing esperienziale &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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	<description>Formazione Aziendale, Coaching, Counseling, Ricerca e Sviluppo</description>
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	<title>Marketing esperienziale &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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		<title>Il valore simbolico ed espressivo nella vendita</title>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2024 09:51:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Connessione cliente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Solution selling. Il manuale della vendita consulenziale”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore. Per concretizzare la vendita professionale dobbiamo capire come dare valore simbolico ed espressivo a quello che siamo e a quello che facciamo, e inserire il prodotto/servizio nel quadro mentale del nostro &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/il-valore-simbolico-ed-espressivo-nella-vendita/">Il valore simbolico ed espressivo nella vendita</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">© Articolo estratto dal libro di <a href="https://www.studiotrevisani.it/">Daniele Trevisani</a> “<a href="https://amzn.to/4f5H1yR" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Solution selling. Il manuale della vendita consulenziale</a>”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per concretizzare la vendita professionale dobbiamo capire come dare valore simbolico ed espressivo a quello che siamo e a quello che facciamo, e inserire il prodotto/servizio nel quadro mentale del nostro interlocutore, come una pietra preziosa che abbellirà la sua immagine di sé, un gioiello che ancora mancava alla sua collezione.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Nella Vendita Professionale dobbiamo ricordare che ogni dettaglio conta e richiede qualità e attenzione. Dal modo con cui scriviamo una mail o vi diamo risposta, alla stretta di mano, sino alla qualità con cui sappiamo ascoltare empaticamente, e lo stile grafico dei nostri documenti e delle nostre offerte. E ancora, il nostro abbigliamento, la coerenza tra i vari messaggi che mandiamo, la coerenza interna tra la nostra immagine di noi stessi e quello che trasmettiamo fuori.</li>



<li>Nella Vendita Professionale, solo l’autenticità più vera premia, quell’autenticità che sa esprimere solo chi ha lavorato a lungo e in profondità su sé stesso. Per questo, la Vendita Professionale è anche un grande, profondo e meraviglioso laboratorio per la propria crescita personale.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli alambicchi di questo laboratorio di crescita personale, si colloca certamente la capacità di &#8220;<strong>Stretching Comunicazionale</strong>&#8220;, la capacità di gestire le comunicazioni con una persona che ha un certo sfondo emotivo magari inatteso (arrabbiato, deluso, confuso, o invece aperto, felice, gioioso), la capacità di negoziare con persone di grandissimo spessore culturale e magari più lauree, ma anche con un &#8220;padrone d&#8217;azienda&#8221; che è partito come operaio e non ha alcuna istruzione formale, o relazionarsi con magazzinieri e tecnici della produzione dai quali ci servono informazioni preziose per elaborare una proposta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo &#8220;<strong>Allenamento alla Varietà</strong>&#8220;, andare contro gli stereotipi e le frasi fatte, rende la Vendita Professionale una grande e costante &#8220;<strong>Palestra di Comunicazione</strong>&#8221; e una palestra di vita. Una palestra in cui allenarsi il più possibile e ottenere, come ogni allenamento che si rispetti, dei risultati di potenziamento, una crescita personale e professionale, una capacità di entrare in &#8220;zone di sfida&#8221; e trattare con target e clienti di alto livello strategico, che altrimenti ci sarebbero preclusi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.coachingworldfederation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Coaching World Federation</a></li>



<li><a href="http://www.danieletrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Daniele Trevisani (Italian)</a></li>



<li><a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Website Dr. Daniele Trevisani (English)</a></li>



<li><a href="https://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Aziendale</a></li>



<li><a href="https://www.linkedin.com/in/danieletrevisani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Linkedin Profile Dr. Daniele Trevisani</a></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altre risorse online</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pubblicazioni e libri dott. Daniele Trevisani</a> (Books published)</li>



<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/iscriviti-gratuitamente-alla-rivista-online-di-formazione-communication-research-e-potenziale-umano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivista online gratuita di Comunicazione, Potenziale Umano e Management</a></li>



<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/blog/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iscrizione gratuita al Blog Studiotrevisani.it tramite Email</a></li>



<li><a href="https://www.youtube.com/channel/UCWXqtAjX1ctXm4fNX2ogb6Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Canale YouTube</a></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Valore percepito</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esperienza cliente</p>



<p class="wp-block-paragraph">Emozione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Storytelling</p>



<p class="wp-block-paragraph">Identità di marca</p>



<p class="wp-block-paragraph">Significato simbolico</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing esperienziale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Branding emotivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Immagine di marca</p>



<p class="wp-block-paragraph">Desiderio d&#8217;acquisto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comunicazione emozionale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Connessione cliente</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fiducia nella marca</p>



<p class="wp-block-paragraph">Valori aziendali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Empatia di vendita</p>



<p class="wp-block-paragraph">Posizionamento emotivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Relazione cliente</p>



<p class="wp-block-paragraph">Appartenenza</p>



<p class="wp-block-paragraph">Narrazione simbolica</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fidelizzazione cliente</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Bisogni ambientali e valenza del prodotto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Daniel Trevisani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jun 2024 09:13:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libro Psicologia di Marketing e Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Libro Psicologia di marketing e comunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;Psicologia di Marketing e Comunicazione&#8221; Franco Angeli Editore, Milano Si manifestano nella necessità di avere un ambiente di vita (persone, spazi fisici) favorevole e non ostile. Ad esempio, abitare in una casa confortevole, avere un vicinato piacevole, lavorare in un luogo nel quale &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/bisogni-ambientali-e-valenza-del-prodotto/">Bisogni ambientali e valenza del prodotto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si manifestano nella necessità di avere un ambiente di vita (persone, spazi fisici) favorevole e non ostile. Ad esempio, abitare in una casa confortevole, avere un vicinato piacevole, lavorare in un luogo nel quale ci si trovi bene in termini di spazi e persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I prodotti a valenza &#8220;ambientale&#8221; possiedono quindi la proprietà di migliorare la qualità degli ambienti &#8211; fisici e psicologici &#8211; nei quali il consumatore vive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel metodo ALM abbiamo diviso i bisogni ambientali in due categorie: bisogni <strong>ambientali fisici</strong> (temperature, aria, calore, umidità, spazi sufficienti al movimento, luoghi di vita e lavoro, ecc..) e bisogni <strong>ambientali psicologici</strong> (i climi organizzativi sul lavoro, gli ambienti umani e relazionali, lo stare bene in famiglia o con gli altri, con i propri vicini o amici).</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="344" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-22-1024x344.png" alt="" class="wp-image-26552" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-22-1024x344.png 1024w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-22-300x101.png 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-22-768x258.png 768w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-22-175x59.png 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-22-450x151.png 450w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-22.png 1078w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Per contatti con l’autore puoi <a href="https://www.studiotrevisani.it/about-3/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">compilare questo form</a>, ti risponderemo al più presto</li>



<li>Iscriviti gratuitamente alla <a href="https://danieletrevisani.us13.list-manage.com/subscribe?u=56352ffa5c30e4b7ced5394c7&amp;id=c73ede3fc7" target="_blank" rel="noopener">Rivista Online Communication Research</a> per rimanere aggiornato su iniziative di formazione e coaching</li>



<li>Articolo Approvato da <a href="https://www.coachingworldfederation.com" target="_blank" rel="noreferrer noopener">CWF &#8211; Coaching World Federation</a></li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogni ambientali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prodotti a valenza ambientale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Miglioramento della qualità dell’ambiente</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ambiente psicologico</p>



<p class="wp-block-paragraph">Benessere mentale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stress e rilassamento</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esperienza del cliente</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing emozionale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Atmosfera del punto vendita</p>



<p class="wp-block-paragraph">Engagement emotivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Percezione del marchio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ambiente di vendita</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comfort psicologico</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cromoterapia</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ambiente sensoriale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Design emozionale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fedeltà al brand</p>



<p class="wp-block-paragraph">Brand storytelling</p>



<p class="wp-block-paragraph">Influenza psicologica</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ambiente di lavoro</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing esperienziale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Customer journey</p>



<p class="wp-block-paragraph">Appagamento sensoriale</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/bisogni-ambientali-e-valenza-del-prodotto/">Bisogni ambientali e valenza del prodotto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La potenza psicologica del prodotto attraverso l&#8217;immagine</title>
		<link>https://www.studiotrevisani.it/la-potenza-psicologica-del-prodotto-attraverso-limmagine/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Daniel Trevisani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 May 2024 10:32:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libro Psicologia di marketing e comunicazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Aspettative del consumatore]]></category>
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		<category><![CDATA[Differenziale semantico]]></category>
		<category><![CDATA[Effetto di ancoraggio]]></category>
		<category><![CDATA[Effetto di contrasto]]></category>
		<category><![CDATA[Effetto di priming]]></category>
		<category><![CDATA[Effetto placebo]]></category>
		<category><![CDATA[Fattori di fiducia]]></category>
		<category><![CDATA[Fattori di persuasione]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing dell'autenticità]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing esperienziale]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing sensoriale]]></category>
		<category><![CDATA[Misurare il significato delle parole]]></category>
		<category><![CDATA[Misurazione delle reazioni emozionali]]></category>
		<category><![CDATA[percezione del valore]]></category>
		<category><![CDATA[Performance comunicativa]]></category>
		<category><![CDATA[Potenza del prodotto]]></category>
		<category><![CDATA[Potenza psicologica del prodotto]]></category>
		<category><![CDATA[Profilo di immagine]]></category>
		<category><![CDATA[Profilo percettivo]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia dei colori]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia del consumo]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia della gratificazione istantanea]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia della scelta]]></category>
		<category><![CDATA[Scarsità del prodotto]]></category>
		<category><![CDATA[Teoria del comportamento del consumatore]]></category>
		<category><![CDATA[valutazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;Psicologia di Marketing e Comunicazione&#8221; Franco Angeli Editore, Milano Una forma di misurazione dell’immagine, derivante dalla psicologia sociale e dagli studi di psicolinguistica, si attua tramite il &#8220;differenziale semantico&#8221;[1]. Questo strumento permette di costruire un profilo di immagine del prodotto, del marchio, o &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/la-potenza-psicologica-del-prodotto-attraverso-limmagine/">La potenza psicologica del prodotto attraverso l&#8217;immagine</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una forma di misurazione dell’immagine, derivante dalla psicologia sociale e dagli studi di psicolinguistica, si attua tramite il &#8220;differenziale semantico&#8221;<a href="#_ftn1" id="_ftnref1">[1]</a>. Questo strumento permette di costruire un <strong>profilo di immagine </strong>del prodotto, del marchio, o persino di una persona.&nbsp; Esso restituisce al ricercatore il profilo percettivo che un qualsiasi oggetto o entità genera in un valutatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il modello si presta ottimamente ad essere utilizzato per valutare la <strong>performance comunicativa</strong> di un venditore, di un politico, di uno speaker, o di un docente, o per capire come gli amici colleghi ci vedono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le applicazioni del differenziale semantico sono state utilizzate per diversi scopi, tra cui la misurazione delle reazioni emozionali prodotte da uno stimolo di marketing, l&#8217;analisi dell&#8217;impatto di un nome di prodotto, di un logo o marchio. Un uso estensivo ne viene fatto anche nella ricerca sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il differenziale semantico è uno strumento prevalentemente quantitativo, nel senso che richiede elaborazione statistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla base della tecnica, come per ogni forma di misurazione psicosociale, vi è la constatazione che gli atteggiamenti non possono essere osservati direttamente, ma devono essere inferiti in base ad espressioni e comportamenti, utilizzando “indicatori”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda la scelta degli indicatori, il differenziale semantico utilizza <strong>aggettivi bipolari</strong>, che esprimono <strong>opposti gradi di giudizio</strong> (es: positivo–negativo, profondo–superficiale, tollerante–intollerante, coraggioso–vile, aggressivo–remissivo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli aggettivi sono disposti lungo una scala di risposta (in genere a 7 punti, ma possono essere utilizzate anche formulazioni diverse) dove ciascun punto esprime un diverso grado di giudizio. Nelle istruzioni di compilazione è possibile fornire “ancoraggi semantici” delle caselle di risposta, es: “moltissimo” o “estremamente” per i poli estremi della scala, “molto” per il secondo grado, “abbastanza” o “leggermente” per il terzo grado, come evidenziato di seguito.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> La tecnica del differenziale semantico è stata sviluppata partendo dagli studi di Osgood (1952) e quindi perfezionata da Osgood, Suci e Tannenbaum e pubblicata (1957) in <em>The Measurement of Meaning</em>, con lo scopo, come evidenzia il titolo, di misurare i significati linguistici. Vedi bibliografia per indicazioni sulla pubblicazione originale.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="915" height="139" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image.png" alt="" class="wp-image-26467" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image.png 915w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-300x46.png 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-768x117.png 768w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-175x27.png 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-450x68.png 450w" sizes="(max-width: 915px) 100vw, 915px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Al grado intermedio sono associate espressioni tipo “né&#8230;/né…”, che indicano un punto centrale, sostanzialmente una valutazione neutra. Altri modelli richiedono invece al compilatore di circolare un numero sulla scala.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="826" height="625" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Modello-originario.jpg" alt="" class="wp-image-26468" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Modello-originario.jpg 826w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Modello-originario-300x227.jpg 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Modello-originario-768x581.jpg 768w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Modello-originario-175x132.jpg 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Modello-originario-450x340.jpg 450w" sizes="(max-width: 826px) 100vw, 826px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Utilizzando le scale del modello originale (Osgood, Suci, Tannenbaum, 1957), la ricerca ha evidenziato che queste coppie di aggettivi si aggregano mentalmente nelle seguenti categorie: <strong>Valutazione</strong> (good/bad, beautiful/ugly, interesting/boring, e effective/ineffective), <strong>Potenza</strong> (strong/weak, heavy/light, e tense/relaxed), e <strong>Attività</strong> (active/passive, fast/slow, e agitated/calm).</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="949" height="185" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Il-fattore-di-valutazione.jpg" alt="" class="wp-image-26469" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Il-fattore-di-valutazione.jpg 949w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Il-fattore-di-valutazione-300x58.jpg 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Il-fattore-di-valutazione-768x150.jpg 768w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Il-fattore-di-valutazione-175x34.jpg 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Il-fattore-di-valutazione-450x88.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 949px) 100vw, 949px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Queste dimensioni possono essere applicate per valutare marchi, persone o prodotti, e persino concetti o idee politiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il differenziale semantico originario aveva tra i suoi scopi primari l’obiettivo di misurare il significato delle parole, e compararlo tra diverse culture o sottoculture. Il differenziale semantico originario permette di misurare fattori primari della reazione emotiva del consumatore rispetto ad un oggetto d’acquisto, e quindi determinare la <strong>potenza dell’oggetto</strong> in termini di generazione delle pulsioni d’acquisto. Al crescere dei punteggi lungo entrambi i fattori, aumenta la probabilità che si generi pulsione d’acquisto. Cala inoltre l’importanza del prezzo, in quanto il prodotto assume valenze psicologiche ancor prima che funzionali. Il principio che ne deriva è il seguente:</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="961" height="198" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Potenza-evocativa.jpg" alt="" class="wp-image-26470" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Potenza-evocativa.jpg 961w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Potenza-evocativa-300x62.jpg 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Potenza-evocativa-768x158.jpg 768w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Potenza-evocativa-175x36.jpg 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Potenza-evocativa-450x93.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 961px) 100vw, 961px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



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<h3 class="wp-block-heading">Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Differenziale semanticoInizio modulo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Profilo di immagine</p>



<p class="wp-block-paragraph">Profilo percettivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Performance comunicativa</p>



<p class="wp-block-paragraph">Misurazione delle reazioni emozionali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Valutazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potenza del prodotto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attività</p>



<p class="wp-block-paragraph">Misurare il significato delle parole</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potenza psicologica del prodotto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Percezione del valore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing sensoriale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia del consumo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Branding emotivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scarsità del prodotto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia dei colori</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fattori di fiducia</p>



<p class="wp-block-paragraph">Effetto placebo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aspettative del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing esperienziale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia della scelta</p>



<p class="wp-block-paragraph">Effetto di ancoraggio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fattori di persuasione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Teoria del comportamento del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Effetto di priming</p>



<p class="wp-block-paragraph">Coinvolgimento emotivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia della gratificazione istantanea</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aspirazioni e desideri del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Effetto di contrasto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing dell&#8217;autenticità</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Elementi di valutazione dell&#8217;attitudine all&#8217;acquisto</title>
		<link>https://www.studiotrevisani.it/elementi-di-valutazione-dellattitudine-allacquisto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Daniel Trevisani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 May 2024 09:58:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libro Psicologia di marketing e comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Libro Psicologia di Marketing e Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi dei bisogni dei consumatori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;Psicologia di Marketing e Comunicazione&#8221; Franco Angeli Editore, Milano Nel business-to-business, molto spesso la latitudine di accettazione del buyer verso un nuovo prodotto o nuovo servizio non è predefinita, in quanto appunto non vi sono esperienze in merito. Questa rappresenta una problematica generale &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel <strong>business-to-business</strong>, molto spesso la latitudine di accettazione del buyer verso un nuovo prodotto o nuovo servizio non è predefinita, in quanto appunto non vi sono esperienze in merito. Questa rappresenta una problematica generale delle aziende che vendono innovazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una tattica difensiva del buyer è quella di partire da posizioni negative, salvo modificarle in seguito. Non tutti, fortunatamente, adottano questa tattica, in quanto preclude ad una valutazione oggettiva e ponderata delle opportunità che possono essere realmente presenti nell’offerta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli individui presenti all’interno di un target o campione eterogeneo di aziende, esistono varietà e differenziazioni in merito alla natura di atteggiamento preesistente. All’interno di una popolazione ampia, spesso la <strong>distribuzione degli atteggiamenti</strong> <strong>preesistenti</strong> assume una forma di <strong>curva normale</strong> (curva gaussiana, in termini statistici), che vede la presenza di un’area di soggetti fortemente positivi, una massa di “incerti” o persone che detengono atteggiamenti deboli, e un’area di soggetti con atteggiamenti negativi. Occorre quindi, per il venditore, capire questo scenario di atteggiamenti preesistenti, poiché con questo quadro egli dovrà confrontarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il termine “<em>attitude</em>” nella terminologia psicologica e di marketing anglosassone risponde all&#8217;equivalente italiano di &#8220;atteggiamento&#8221;. Con una piccola traslazione linguistica, utilizzeremo questo termine per definire il concetto di “segmentazione attitudinale”, intesa come stratificazione del mercato in funzione degli atteggiamenti preesistenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La nostra tecnica individua cinque macrogruppi, differenziati in termini di posizioni latenti verso il prodotto:</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Posizioni-latenti.jpg" alt="" class="wp-image-26417"/></figure>
</div>

<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Distribuzione-degli-atteggiamenti.jpg" alt="" class="wp-image-26418"/></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Questi diversi stadi corrispondono a diverse <strong>realtà psicologiche</strong> che il venditore troverà nel buyer. La difficoltà di vendita sarà crescente man mano che ci si sposta dal gruppo A al gruppo E, anche se venditori abili non si scoraggeranno molto nel fronteggiare soggetti E.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>segmentazione attitudinale </strong>(identificazione di sottogruppi diversificati in funzione degli atteggiamenti esistenti), ha lo scopo di:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>inquadrare la struttura degli atteggiamenti preesistenti,</li>



<li>identificare i target prioritari,</li>



<li>definire strategie di attacco ai diversi target.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



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</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Business-to-business</p>



<p class="wp-block-paragraph">Valutazione delle opportunità</p>



<p class="wp-block-paragraph">Distribuzione degli atteggiamenti</p>



<p class="wp-block-paragraph">Atteggiamenti preesistenti</p>



<p class="wp-block-paragraph">Segmentazione attitudinale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Realtà psicologiche</p>



<p class="wp-block-paragraph">Identificazione dei target</p>



<p class="wp-block-paragraph">Strategie di attacco</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricerca di mercato</p>



<p class="wp-block-paragraph">Analisi dei comportamenti dei consumatori</p>



<p class="wp-block-paragraph">Segmentazione del mercato</p>



<p class="wp-block-paragraph">Studio dell&#8217;atteggiamento del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Valutazione dell&#8217;atteggiamento del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Analisi dei bisogni dei consumatori</p>



<p class="wp-block-paragraph">Segmentazione psicografica</p>



<p class="wp-block-paragraph">Analisi delle motivazioni d&#8217;acquisto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing esperienziale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Customer journey mapping</p>



<p class="wp-block-paragraph">Brand perception</p>



<p class="wp-block-paragraph">Neuromarketing</p>



<p class="wp-block-paragraph">Test di concept</p>



<p class="wp-block-paragraph">Analisi dell&#8217;engagement del cliente</p>



<p class="wp-block-paragraph">Customer feedback</p>



<p class="wp-block-paragraph">Studio delle preferenze dei consumatori</p>



<p class="wp-block-paragraph">Valutazione della soddisfazione del cliente</p>



<p class="wp-block-paragraph">Analisi dell&#8217;immagine del brand</p>



<p class="wp-block-paragraph">Studio delle influenze sociali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Analisi delle emozioni legate al prodotto o al brand</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Progettare le emozioni, dal prodotto al consumatore</title>
		<link>https://www.studiotrevisani.it/progettare-le-emozioni-dal-prodotto-al-consumatore/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Daniel Trevisani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Apr 2024 10:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libro Psicologia di Marketing e Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Libro Psicologia di marketing e comunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;Psicologia di Marketing e Comunicazione&#8221; Franco Angeli Editore, Milano L&#8217;ergogenesi rappresenta il processo di percezione delle sensazioni interne all&#8217;organismo. Un dolore ad una parte del corpo &#8211; ad esempio il mal di testa &#8211; o una sensazione positiva (il gonfiore muscolare provocato da &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/progettare-le-emozioni-dal-prodotto-al-consumatore/">Progettare le emozioni, dal prodotto al consumatore</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ergogenesi rappresenta il processo di percezione delle sensazioni interne all&#8217;organismo. Un dolore ad una parte del corpo &#8211; ad esempio il mal di testa &#8211; o una sensazione positiva (il gonfiore muscolare provocato da un intenso allenamento, per un bodybuilder) sono esempi di sensazioni ergogeniche, così come la percezione di sensazioni emotive di fiducia, di ansia, di tristezza, di gioia o di intensa speranza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I prodotti con <strong>funzione ergogenica diretta</strong> sono ad esempio gli psicofarmaci &#8211; che modificano le percezioni interne dell&#8217;organismo e alterano gli stati di coscienza &#8211; gli antidolorifici, l&#8217;alcool e altre sostanze psicoattive. Possiamo parlare in questo caso di ergogenesi diretta o indotta da sostanze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altri prodotti, servizi, prestazioni e situazioni possiedono <strong>funzione ergogenica indiretta</strong>, attuata senza introdurre sostanze nell&#8217;organismo, basandosi unicamente sulle proprietà del prodotto di <strong>infondere emozioni</strong>. Ad esempio, la valenza di un prodotto turistico, un tramonto sul mare, accompagnato dal rumore delle onde e dal profumo della salsedine, le sensazioni del ballo, la potenza della guida, un design emozionante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;emozione complessiva risultante dalla esperienza di un acquisto, il senso generale di professionalità che un venditore riesce a creare, o la piacevolezza di utilizzo di un sistema operativo per computer, costituiscono esempi ulteriori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Produrre sensazioni costituisce la funzione ergogenica del prodotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche in campo alimentare l&#8217;esperienza totale di prodotto (ETP) &#8211; poniamo un pasto di mezzogiorno &#8211; è data da un sistema iniziale percettivo (visione del cibo, gusto, olfatto, sensazioni tattili durante la masticazione), e da un sistema successivo di ergogenesi (pesantezza o lentezza digestiva, effetti sul rendimento lavorativo e sullo stato di veglia).</p>



<p class="wp-block-paragraph">A livello pratico, è necessario analizzare quali prodotti sono suscettibili di possedere funzioni ergogeniche, per poi stabilire la sensazione ergogenica da sviluppare. Lo sviluppo delle <strong>sensazioni ergogeniche target</strong> dà luogo a strategie di <strong>marketing emotivo</strong>, che consiste nel pianificare le emozioni complessive generate dal prodotto (prestazione emotiva del prodotto/servizio) sul consumatore target.</p>



<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



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</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Percezione delle sensazioni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Processo di percezione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sensazioni ergogeniche</p>



<p class="wp-block-paragraph">Funzione ergogenica</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infondere emozioni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Produrre sensazioni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pianificare le emozioni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Consumatore target</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esperienza del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Coinvolgimento emotivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Branding emotivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leva emotiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Connessione emotiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing esperienziale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Storytelling</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esperienza sensoriale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esperienza del marchio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sensazioni del prodotto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Reazioni emotive</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia dei colori</p>



<p class="wp-block-paragraph">Creazione di atmosfera</p>



<p class="wp-block-paragraph">Design emozionale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fattore emozionale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sfondo emotivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Coinvolgimento del cliente</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia della forma</p>



<p class="wp-block-paragraph">Empatia del marchio</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Emozioni e propensione all&#8217;acquisto: quando scatta la molla?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Daniel Trevisani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2024 10:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libro Psicologia di Marketing e Comunicazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Brand affinity]]></category>
		<category><![CDATA[Brand loyalty]]></category>
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		<category><![CDATA[Connessione emotiva]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni d’uso]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni nell'acquisto]]></category>
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		<category><![CDATA[Propensione all’acquisto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;Psicologia di Marketing e Comunicazione&#8221; Franco Angeli Editore, Milano Capire quali emozioni suscita un’interfaccia di prodotto o un interfaccia di servizio è importante in quanto la gradevolezza dell’esperienza emotiva si correla positivamente alla propensione d’acquisto. Le emozioni sono eventi mentali successivi alla percezione &#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<p class="wp-block-paragraph">Capire quali emozioni suscita un’interfaccia di prodotto o un interfaccia di servizio è importante in quanto la gradevolezza dell’esperienza emotiva si correla positivamente alla propensione d’acquisto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le emozioni sono eventi mentali successivi alla percezione di un oggetto (ad esempio, la fruizione di un film, la lettura di un libro, la contemplazione di un panorama turistico, l’utilizzo di un robot da cucina). Le esperienze che le persone hanno dei prodotti generano un’attività mentale, un sentimento che determina anche modificazioni organiche (ansia, rilassatezza, sudorazione, spossatezza). Ad esempio un utensile per falciare l’erba mal progettato genera non solo stanchezza fisica, ma anche emozioni di ira verso il venditore o verso se stessi per averlo acquistato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso vale per l’interfaccia grafica di un programma per PC. Da essa possono emergere emozioni piacevoli: gioia per la facilità di creazione del proprio progetto, resa possibile dalla buona qualità dell’interfaccia. Queste emozioni d’uso si trasferiscono verso l’azienda produttrice in un processo di <strong>osmosi emotiva</strong>. Le osmosi negative producono invece l’odio verso il produttore, derivato dalla frustrazione d’uso o dalle aspettative non mantenute.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/04/Osmosi-emotiva.jpg" alt="" class="wp-image-26362"/></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Ogni prodotto è quindi in grado di generare emozioni, più o meno forti, più o meno intense. La generazione delle emozioni avviene in seguito ai rapporti che la persona ha con la superficie del prodotto, con le sue “interfacce” (<strong>interfacce prodotto</strong>). Il concetto di interfaccia esprime infatti ciò che sta tra il prodotto e l’utilizzatore, includendo gli aspetti di superficie, gli elementi visibili e tangibili, i comandi, i controlli, e tutto ciò che del prodotto viene fruito, visto, toccato, respirato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In termini di marketing e di nascita della pulsione d’acquisto, assume peso la capacità di un’interfaccia di produrre emozioni (piuttosto che semplici input sensoriali, asettici, privi di carica emotiva). Un computer con schermo nero e caratteri verdi produce &#8211; nell&#8217;utilizzatore medio &#8211; meno emozioni di un computer che emette suono, video, musica, immagini animate, colorate, divertenti o interessanti. In ogni campo merceologico, e per ogni target, tali emozioni dovranno essere adeguatamente tarate. Il solo fatto di emettere più dati (più colori, o altro) non è sufficiente a creare marketing emotivo. Occorre valutare la rilevanza e gradevolezza di quei dati per il soggetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



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</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Esperienza emotiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Propensione all’acquisto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Interfaccia di prodotto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Emozioni d’uso</p>



<p class="wp-block-paragraph">Osmosi emotiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pulsione d’acquisto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Input sensioriali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Connessione emotiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Brand affinity</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leva emotiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Coinvolgimento emotivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Storytelling</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esperienza sensoriale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing esperienziale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Emozioni positive</p>



<p class="wp-block-paragraph">Reazioni emotive</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Brand loyalty</p>



<p class="wp-block-paragraph">Empatia del marchio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing esperienziale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia del marketing</p>



<p class="wp-block-paragraph">Branding emotivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esperienza del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia dei colori</p>



<p class="wp-block-paragraph">Emozioni nell&#8217;acquisto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing sensoriale</p>
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		<item>
		<title>Dalla sensazione al marketing del tatto</title>
		<link>https://www.studiotrevisani.it/dalla-sensazione-al-marketing-del-tatto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Daniel Trevisani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 20 Apr 2024 10:03:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;Psicologia di Marketing e Comunicazione&#8221; Franco Angeli Editore, Milano Il tatto è costituito dall&#8217;insieme di sensazioni &#8211; pressione, calore, temperatura, texture &#8211;&#160; che i prodotti determinano al contatto fisico. La gestione orientata alla customer satisfaction globale deve prevedere sensazioni tattili target del prodotto. &#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il tatto è costituito dall&#8217;insieme di sensazioni &#8211; pressione, calore, temperatura, texture &#8211;&nbsp; che i prodotti determinano al contatto fisico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La gestione orientata alla customer satisfaction globale deve prevedere <strong>sensazioni tattili target</strong> del prodotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La morbidezza di un oggetto, nonché altre caratteristiche quali il peso o la scivolosità, verranno giudicate diversamente dalla mano morbida di uno studente adolescente, piuttosto che dalla mano incallita di un operaio di fonderia. La differenza fisica tra i due individui determina quindi una differenza sulla valutazione di funzionalità di un attrezzo o di qualsiasi altro oggetto impugnabile, a parità di caratteristiche prestazionali tecnologiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad esempio l&#8217;impugnatura di un utensile elettrico &#8211; un trapano o una troncatrice &#8211; progettata per i mercati europei e nordamericani sarà considerata troppo larga da parte di popolazioni dell&#8217;est asiatico le cui mani sono fisicamente più piccole. La prestazione tattile si presenta in elementi come il <em>grip</em> degli utensili elettrici, le caratteristiche dei tessuti interni di un&#8217;automobile, nei capi di abbigliamento e negli oggetti che si utilizzano nella vita quotidiana e professionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al tatto (valutando peso, rugosità, solidità e tenuta) ci affidiamo ad esempio per determinare &#8211; congiuntamente agli elementi visivi &#8211; se una tastiera di PC sia &#8220;solida&#8221; oppure di scarsa qualità, o ancora se un mouse sia funzionale o meno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Elementi come la scivolosità, i materiali, le asperità e protuberanze, spazi e distanze tra componenti di un prodotto, devono essere accuratamente progettati al fine di raggiungere la <strong>sensazione tattile target</strong> che il prodotto ideale deve fornire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In termini di marketing tattile, uno dei fattori importanti da considerare è la conduttività del materiale toccato. Infatti la sensazione di caldo/freddo proviene non solo dalla temperatura reale dell’oggetto ma anche dalla sua capacità di disperdere il calore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Immaginiamo di essere in un ambiente freddo. Materiali isolanti che disperdono molto lentamente il calore, come il legno, diventano percettivamente più caldi al tatto in quanto la zona toccata trattiene localmente il calore corporeo. Al contrario, i materiali molto conduttivi disperdono il calore ricevuto in tutta la loro struttura, e la zona toccata non si satura di calore. In pratica, i materiali conduttivi agiscono da dispersori di calore e risultano più freddi al tatto umano, pur non essendo realmente più freddi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste considerazioni ci portano a considerare la necessità di agire – ove possibile &#8211; sulla conduttività dei materiali, per sviluppare le sensazioni ottimali di calore tattile dei prodotti. In questo senso, il marketing deve confrontarsi attivamente con le scienze dei materiali per definire quali percorsi evolutivi sviluppare e come produrre innovazioni significative di prodotto dal punto di vista tattile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La relazione tra proprietà fisiche ed emotive del prodotto ha una valenza di marketing. Come ben sappiamo, la capacità di infondere calore è importante in ambienti freddi (si pensi al pavimento di una baita di montagna), o per abbigliamenti destinati ai climi estremi, non solo in termini fisici, ma anche in termini psicologici. Materiali caldi e soffici producono sensazioni di avvolgenza che spostano la funzione del prodotto dal marketing tattile al marketing emotivo. Per questo, ad esempio, una sciarpa morbida ed avvolgente può assumere una valenza psicologica di protezione che riporta il soggetto ad una condizione di sicurezza emotiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di <strong>contaminazioni (percettive-emotive)</strong> tra sensazioni fisiche e potenzialità evocative del prodotto si occupa il marketing percettivo, sino alla pianificazione delle emozioni generate dal prodotto (marketing emotivo).</p>



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</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Sensazioni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tatto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Contatto fisico</p>



<p class="wp-block-paragraph">Customer satisfaction</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sensazioni tattili target</p>



<p class="wp-block-paragraph">Differenza di valutazione del prodotto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prestazione tattile</p>



<p class="wp-block-paragraph">Progettare la sensazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Conduttività del materiale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scienze dei materiali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprietà emotive del prodotto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing tattile</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing emotivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Contaminazioni sensoriali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pianificazione delle emozioni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esperienze sensoriali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing sensoriale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stimoli sensoriali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Coinvolgimento multisensoriale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ambienti sensoriali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Design multisensoriale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Immersione sensoriale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sensibilità alle texture</p>



<p class="wp-block-paragraph">Creazione di atmosfere</p>



<p class="wp-block-paragraph">Coinvolgimento emotivo attraverso i sensi</p>



<p class="wp-block-paragraph">Personalizzazione sensoriale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing esperienziale</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Il marketing delle relazioni nella comprensione del valore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Daniel Trevisani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Apr 2024 10:30:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;Psicologia di Marketing e Comunicazione&#8221; Franco Angeli Editore, Milano Il cliente può avere difficoltà, o non percepire immediatamente, il valore che si nasconde dietro la soluzione o il prodotto. Tra gli errori più gravi del venditore vi è senza dubbio la “presunzione della &#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cliente può avere difficoltà, o non percepire immediatamente, il valore che si nasconde dietro la soluzione o il prodotto. Tra gli errori più gravi del venditore vi è senza dubbio la “presunzione della chiarezza del valore”.. Compiere questo errore significa supporre che il cliente debba cogliere il valore di una proposta automaticamente. Significa pretendere che tutti debbano vedere e capire ciò che noi vediamo e capiamo perfettamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La psicologia cognitiva ci aiuta a capire questo fenomeno. È per tutti scontato che nell’insieme di chiazze sottostanti sia presente qualcosa?</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="998" height="824" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/04/Principio-dellemergenza-della-percezione.jpg" alt="" class="wp-image-26293" style="width:840px;height:auto" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/04/Principio-dellemergenza-della-percezione.jpg 998w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/04/Principio-dellemergenza-della-percezione-300x248.jpg 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/04/Principio-dellemergenza-della-percezione-768x634.jpg 768w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/04/Principio-dellemergenza-della-percezione-175x144.jpg 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/04/Principio-dellemergenza-della-percezione-450x372.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 998px) 100vw, 998px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">L’immagine dimostra il “principio dell’emergenza” nella percezione. Le regioni locali dell’immagine non contengono sufficiente informazione per formulare un’ipotesi di contenuto, ma non appena l’immagine viene riconosciuta come quella di “un cane”, i contorni percettivi della figura iniziano a prendere forma, riempiendo i perimetri visuali in regioni nelle quali i contorni sono assenti nello stimolo reale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certamente, il dalmata che annusa la strada diventerà una normalità per chi è abituato a vederlo, ma non necessariamente per un osservatore casuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso processo di percezione si applica all’impresa e ai suoi servizi. Ad esempio, per l’impresa che propone servizi internet o formazione aziendale, il potenziale e il valore delle soluzioni offerte sono chiari, palesi, e “parlano da soli”. Per il cliente no.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo, ed in altri casi, il cliente va “aiutato a capire”, il che è possibile solamente adottando un approccio centrato sul cliente. Adottare un approccio di vendita e di marketing “centrato sul cliente” significa riconoscere due cose: (1) il cliente non è né un “pollo da spennare”, un soggetto al quale chiedere tanto per poi dare poco, né (2) il padrone dell’azienda o del venditore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il cliente è semplicemente una persona, un soggetto, con il quale dobbiamo stabilire un rapporto di business franco, diretto, personale. La base delle relazioni di successo è la trasparenza reciproca. Il cliente è un soggetto che deve essere capito in profondità, ma che al tempo stesso deve essere stimolato a rapportarsi verso l’azienda con la stessa volontà di comprendere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa differenziazione emerge ad esempio nel modo di gestire le obiezioni o di fissare il prezzo. Le scuole tradizionali di vendita insegnano a fissare il prezzo partendo da un punto superiore (<em>target price</em>) per poi scendere a prezzi più bassi man mano che prosegue la trattativa, sino al punto di cedimento (soglia inferiore del range negoziale).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un approccio centrato sul cliente produrrebbe invece una modalità di comunicazione del prezzo di questo tipo, di fronte ad un’obiezione: «abbiamo analizzato in profondità i tuoi obiettivi, abbiamo capito che l’azienda è a questo punto del suo ciclo di vita, e vuole fare un salto di qualità. Abbiamo analizzato assieme cosa occorre per fare questo salto, quali sono le risorse necessarie. Se mi chiedi di tagliare il prezzo devi però dirmi cosa vuoi tagliare, quali obiettivi non vuoi più raggiungere, o se vuoi impiegare risorse di qualità più scarsa. È questo che vuoi? Proviamo a ripercorrere assieme cosa succede nel caso A, e cosa può succedere nel caso B &#8230;. Tu dove vuoi arrivare veramente?». Il marketing moderno non è il “regno del più furbo”, ma il regno delle relazioni. Soltanto chi riuscirà a stabilire relazioni forti, empatiche e reciprocamente umane con il cliente può aspirare a qualche forma di successo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



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<h3 class="wp-block-heading">Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Percezione del valore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Principio dell’emergenza</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ipotesi di contenuto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perimetri visuali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stimolo reale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Approccio centrato sul cliente</p>



<p class="wp-block-paragraph">Range negoziale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Target price</p>



<p class="wp-block-paragraph">Empatia</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fidelizzazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Customer relationship management (CRM)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Interazione cliente-azienda</p>



<p class="wp-block-paragraph">Personalizzazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Coinvolgimento del cliente</p>



<p class="wp-block-paragraph">Customer satisfaction</p>



<p class="wp-block-paragraph">Customer loyalty</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esperienza cliente</p>



<p class="wp-block-paragraph">Retention marketing</p>



<p class="wp-block-paragraph">Programmi fedeltà</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comunicazione bidirezionale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Feedback del cliente</p>



<p class="wp-block-paragraph">Customer engagement</p>



<p class="wp-block-paragraph">Customer lifetime value (CLV)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Customer retention</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing esperienziale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Customer-centric</p>



<p class="wp-block-paragraph">Advocacy del cliente</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gestione della clientela</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing di relazione</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/il-marketing-delle-relazioni-nella-comprensione-del-valore/">Il marketing delle relazioni nella comprensione del valore</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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		<title>Ottimismo Attivo e Locus of Control</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Pintori]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Apr 2024 12:38:43 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>©Articolo estratto con il permesso dell’autore, <a href="https://www.studiotrevisani.it/about-3/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dott. Daniele Trevisani</a>, dal testo: “<a href="https://amzn.to/49gt8tz" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Solution selling. Il manuale della vendita consulenziale</a>”. Franco Angeli editore, Milano.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;Importanza dell&#8217;Ottimismo Attivo nel Potenziamento Personale e Professionale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel percorso di crescita personale e professionale, uno degli elementi chiave che può fare la differenza è l&#8217;ottimismo attivo. Questo concetto va oltre la mera speranza passiva, spingendoci a prendere in mano il nostro destino e a costruire il nostro futuro con impegno e determinazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel contesto del Modello PsyCap, l&#8217;ottimismo non è semplicemente una predisposizione a sperare che le cose vadano bene, ma implica una consapevolezza del potere che abbiamo di influenzare il nostro futuro tramite le nostre azioni e le nostre scelte. È la sensazione di avere il controllo sul proprio destino, rappresentata dal concetto di Locus of Control. (LOC)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Locus of Control indica quanto una persona tenda a attribuire al destino o al fato il proprio stato attuale e futuro (Locus of Control esterno), oppure consideri il proprio stato e il proprio futuro come qualcosa su cui possiamo influire attraverso le nostre scelte e i nostri comportamenti (Locus of Control interno).</p>



<p class="wp-block-paragraph">È chiaro che coloro che hanno un Locus of Control interno, senza cadere nell&#8217;ossessività, tendono ad avere una maggiore volontà di agire rispetto a coloro che attribuiscono tutto al destino. Se crediamo che il nostro destino dipenda anche dalle nostre azioni e scelte, saremo più inclini a impegnarci in progetti concreti e azioni positive per il nostro sviluppo personale e professionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo concetto è valido in ogni ambito della vita, sia esso la vendita, lo sport, l&#8217;azienda, la politica o il sociale. Chiunque abbracci l&#8217;ottimismo attivo è più propenso a intraprendere azioni concrete per il proprio successo, piuttosto che rimanere passivo e fatalista di fronte alle sfide.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In conclusione, l&#8217;ottimismo attivo è una risorsa preziosa per il potenziamento personale e professionale. Coltivare un Locus of Control interno ci permette di assumere il controllo delle nostre vite e di perseguire i nostri obiettivi con fiducia e determinazione.</p>
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		<title>Il Concetto di Capitale Psicologico-PsyCap</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Michele Pintori]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Mar 2024 16:48:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>©Articolo estratto con il permesso dell’autore, dott. Daniele Trevisani, dal testo: “Solution selling. Il manuale della vendita consulenziale”. Franco Angeli editore, Milano. Potenziare il Capitale Psicologico per il Successo Personale e Professionale Nel mondo della crescita personale e del management, un concetto cruciale si presenta sotto il nome di capitale psicologico, o PsyCap. Questo concetto non &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/il-concetto-di-capitale-psicologico-psycap/">Il Concetto di Capitale Psicologico-PsyCap</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>©Articolo estratto con il permesso dell’autore, <a href="https://www.studiotrevisani.it/about-3/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dott. Daniele Trevisani</a>, dal testo: “<a href="https://amzn.to/49gt8tz" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Solution selling. Il manuale della vendita consulenziale</a>”. Franco Angeli editore, Milano.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Potenziare il Capitale Psicologico per il Successo Personale e Professionale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel mondo della crescita personale e del management, un concetto cruciale si presenta sotto il nome di capitale psicologico, o PsyCap. Questo concetto non solo riveste un ruolo essenziale nel coaching e nella consulenza, ma è fondamentale anche per strategie di vendita come la vendita consulenziale, strategic selling e solution selling.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il capitale psicologico si definisce come uno stato di sviluppo psicologico positivo caratterizzato da: avere fiducia (auto-efficacia) nel mettere in campo lo sforzo necessario per avere successo in compiti sfidanti, come il vendere bene e vendere soluzioni di lungo periodo al cliente, dopo averlo ascoltato a fondo; realizzare attribuzioni positive (ottimismo) sulle possibilità di successo ora e nel futuro, perseverare verso gli obiettivi (speranza), e, quando necessario, ridirezionare il percorso verso gli obiettivi, quando si incontrano cadute e avversità, sostenerli e rialzarsi (resilienza).&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo modello si basa su quattro fattori primari: Autoefficacia (Self Efficacy), Ottimismo (Optimism), Speranza (Hope) e Resilienza (Resilience).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La speranza, intesa come &#8220;speranza attiva&#8221;, richiede determinazione, pianificazione, volontà e potere della volontà, oltre alla perseveranza nel cercare strade efficaci per raggiungere gli obiettivi. Non è una semplice illusione che le cose migliorino, ma un impegno attivo per costruire il proprio futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Analogamente, l&#8217;efficacia si basa sulla percezione chiara delle sfide e dei progetti in cui possiamo dimostrare efficacia, oltre che sull&#8217;entusiasmo per il successo. La resilienza è un concetto attivo che richiede persistenza, costanza e la capacità di trovare strade alternative dopo i fallimenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ottimismo, nel contesto del modello PsyCap, implica la sensazione di poter influenzare il proprio futuro attraverso le proprie azioni e scelte. Il Locus of Control, cioè la percezione di controllare il proprio destino, è fondamentale in questo contesto, poiché indica quanto una persona sia propensa a credere di poter incidere sul proprio stato attuale e futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In conclusione, il potenziamento del capitale psicologico richiede un impegno quotidiano e pratico. Non è solo una questione di attitudine, ma di azione e determinazione. Coltivare la speranza, l&#8217;efficacia, la resilienza e l&#8217;ottimismo non solo migliora il benessere personale, ma anche le performance professionali.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/il-concetto-di-capitale-psicologico-psycap/">Il Concetto di Capitale Psicologico-PsyCap</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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