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	<title>livelli di ascolto &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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	<description>Formazione Aziendale, Coaching, Counseling, Ricerca e Sviluppo</description>
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		<title>Comprendere i bisogni del cliente: ascolto attivo ed empatia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Nov 2024 09:54:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Solution selling. Il manuale della vendita consulenziale”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore. Capire i bisogni del cliente richiede saper far parlare il cliente, praticare ascolto attivo ed empatico. Anche l’ascolto, come ogni altra competenza, va allenato. Non si diventa bravi ascoltatori o ascoltatori &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/comprendere-i-bisogni-del-cliente-ascolto-attivo-ed-empatia/">Comprendere i bisogni del cliente: ascolto attivo ed empatia</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">© Articolo estratto dal libro di <a href="https://www.studiotrevisani.it/">Daniele Trevisani</a> “<a href="https://amzn.to/4f5H1yR" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Solution selling. Il manuale della vendita consulenziale</a>”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Capire i bisogni del cliente richiede saper far parlare il cliente, praticare ascolto attivo ed empatico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche l’ascolto, come ogni altra competenza, va allenato. Non si diventa bravi ascoltatori o ascoltatori empatici per caso, lo si diventa con l’allenamento specifico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molti venditori sono addestrati a “mettere su il disco di vendita” e ripetere la stessa frase già detta migliaia di volte, come se andasse bene per tutti. In realtà, le argomentazioni di vendita e i benefici che possono andare bene per il cliente A possono rivelarsi del tutto inutili per il cliente B. Se non sapremo ascoltare la “situazione” del cliente, sarà impossibile offrire soluzioni veramente su misura e centrate sui bisogni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I bravi ascoltatori sono pochi. Essere un buon ascoltatore significa essere capaci di portare la presenza mentale nel “qui ed ora” del colloquio di vendita o trattativa, ed interessarsi realmente alla persona, voler conoscere ogni dettaglio della sua “storia” e situazione, e di ciò che conta per vendere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni vendita si basa ad un certo punto del tempo, su uno o più colloqui tra persone. Nella vendita consulenziale, il colloquio di vendita è un momento centrale, ed entro il colloquio stesso, la fase di ascolto è determinante per il successo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Se non capisci lo stato del cliente, semplicemente non vendi</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno strumento visivo è molto utile per comprendere immediatamente i modi di ascoltare è la “scala” dei livelli di ascolto, che mostra graficamente i diversi livelli nella qualità dell’ascolto<a href="#_ftn1" id="_ftnref1">[1]</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da un ascolto criticante ad un ascolto empatico, la differenza è parecchia, e tangibile. Un ascolto attivo ed empatico favorisce la vendita, un ascolto distratto o distorsivo la allontana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa scala è esposta nella prossima figura. In essa notiamo una progressione verso il miglioramento dei livelli di ascolto, man mano che si sale nella scala.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ascoltare non è solo un atto, è un atto prezioso, mette in connessione due menti e fa emergere idee che da soli probabilmente non sarebbero mai venute a galla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’ascolto attivo e nella ricerca dell’empatia diventa fondamentale la capacità di porre domande, sino ad arrivare alle “domande potenti”, quelle domande che stimolano davvero una forte riflessione e aprono il pensiero.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="#_ftnref1" id="_ftn1">[1]</a> Per una prima trattazione della scala dei livelli di ascolto, vedi Trevisani, Daniele (2019).</p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph"><strong>La Scala dei Livelli di Ascolto (Modello a 8 Stadi di Trevisani)</strong></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="494" height="700" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/10/image-70.png" alt="" class="wp-image-26975" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/10/image-70.png 494w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/10/image-70-212x300.png 212w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/10/image-70-175x248.png 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/10/image-70-450x638.png 450w" sizes="(max-width: 494px) 100vw, 494px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Partiamo dai livelli decisamente negativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un ascolto negativo ha la caratteristica di farti star male, quando lo subisci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un ascolto sbagliato genera il sentimento di non essere capiti, o trascurati, o non considerati per quanto si dice e nemmeno come persone. Va contro, in pratica, ad un bisogno basilare di ogni essere umano: essere accolti e capiti. Un bisogno tanto forte come quello d’aria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per dare il peggio di sé nell’ascolto è sufficiente interrompere, giudicare, non ascoltare, distrarsi, ascoltare mentre si fa altro, far finta di ascoltare mentre si opera su un pc o telefono, non guardare le persone, non dare alcun segnale di contatto, o peggio distorcere ogni possibile interpretazione, insomma, un intero bagaglio di errori.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.coachingworldfederation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Coaching World Federation</a></li>



<li><a href="http://www.danieletrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Daniele Trevisani (Italian)</a></li>



<li><a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Website Dr. Daniele Trevisani (English)</a></li>



<li><a href="https://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Aziendale</a></li>



<li><a href="https://www.linkedin.com/in/danieletrevisani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Linkedin Profile Dr. Daniele Trevisani</a></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altre risorse online</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pubblicazioni e libri dott. Daniele Trevisani</a> (Books published)</li>



<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/iscriviti-gratuitamente-alla-rivista-online-di-formazione-communication-research-e-potenziale-umano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivista online gratuita di Comunicazione, Potenziale Umano e Management</a></li>



<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/blog/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iscrizione gratuita al Blog Studiotrevisani.it tramite Email</a></li>



<li><a href="https://www.youtube.com/channel/UCWXqtAjX1ctXm4fNX2ogb6Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Canale YouTube</a></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Livelli di ascolto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogni del cliente</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ascolto attivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Empatia</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comunicazione efficace</p>



<p class="wp-block-paragraph">Soddisfazione del cliente</p>



<p class="wp-block-paragraph">Customer experience</p>



<p class="wp-block-paragraph">Feedback del cliente</p>



<p class="wp-block-paragraph">Customer care</p>



<p class="wp-block-paragraph">Problem solving</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ascolto profondo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fiducia cliente</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogni espliciti</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogni impliciti</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gestione delle obiezioni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Relazione con il cliente</p>



<p class="wp-block-paragraph">Customer loyalty</p>



<p class="wp-block-paragraph">Analisi dei bisogni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comunicazione persuasiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Personalizzazione</p>
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		<title>Tecniche e livelli di ascolto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Sep 2021 06:53:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Strategic selling. Psicologia e comunicazione per la vendita consulenziale e le negoziazioni complesse”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore. Tecniche di ascolto attivo L’ ascolto attivo si collega alla comunicazione paralinguistica e non verbale e comprende&#160;in particolare: tecniche verbali di ascolto attivo;tecniche paralinguistiche di &#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “<a href="https://amzn.to/36MQl8T" target="_blank" rel="noopener">Strategic selling. Psicologia e comunicazione per la vendita consulenziale e le negoziazioni complesse</a>”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Tecniche di ascolto attivo</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’ ascolto attivo si collega alla comunicazione paralinguistica e non verbale e comprende&nbsp;</strong>in particolare:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>tecniche verbali di ascolto attivo;</li><li>tecniche paralinguistiche di ascolto attivo;</li><li>tecniche non verbali di ascolto attivo.</li></ul>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Tecniche verbali di ascolto attivo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Comprende parole che segnalano attenzione e comprensione.</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Domande aperte</strong>: chi, dove, quando, come, perché, con chi, in quale modo, in quali tempi, per quanto, cos’altro&#8230; e altre domande che consentano di allargare il discorso e precisarlo.</li><li><strong>Domande chiuse o di precisazione</strong>: verifica di parti del contenuto tramite domande che prevedano una risposta di tipo “Si/No” o altre categorie precise “molto/poco”, “prima/dopo” e altre di questo tipo.</li><li><strong>Tecnica dello specchio</strong>&nbsp;(riflessione del contenuto): ripetizione di frasi o parti di frasi dette dalla controparte, senza modifiche e alterazioni. La tecnica dello “specchio” proviene dalle metodologie di ascolto empatico utilizzate nel colloquio terapeutico Rogersiano<a href="//F017FE59-CE8A-4F6C-A1DB-502BBBFE6E75#_ftn1"><sup>[1]</sup></a>. È una tecnica di origine psicoterapeutica, che consente al “cliente” di approfondire i propri contenuti e riflettersi nei contenuti stessi da egli espressi.</li><li><strong>Parafrasi:&nbsp;</strong>utilizzo del “come se”. Ricerca della comprensione di quanto detto, con l’uso di metafore o esempi che cercano di valutare se si è realmente compreso il senso profondo di quanto la controparte dice.</li><li><strong>Sintesi storica, riassunto</strong>: ripetizione di quanto asserito, sotto forma di riassunto dei punti salienti della “storia”.</li><li><strong>Incoraggiamenti verbali</strong>: es, “bene”, “interessante”, “si”, “ok”.</li></ul>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Tecniche paralinguistiche di ascolto attivo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Utilizzo di vocalizzazioni che esprimono interesse per la “storia” e facilitano l’espressione, quali Uhmm.. ahh&#8230;.emissioni gutturali o respiratorie&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scopo delle tecniche paralinguistiche (assieme a quelle non verbali visuali) è quello di fornire segnali&nbsp;<em>fàtici</em>&nbsp;(di contatto), affinché l’interlocutore senta che siamo in ascolto, siamo presenti, e siamo interessati.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Tecniche non-verbali di ascolto attivo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Utilizzano l’atteggiamento del corpo per esprimere interesse:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>postura aperta ed inclinata in avanti per indicare disponibilità; posizione del corpo rilassata e di disponibilità;</li><li>avvicinamento e allontanamento (prossemica): ridurre la distanza con l’interlocutore nei momenti di maggiore interesse, allontanarsi nei momenti di distensione;</li><li>espressione del volto: non dubitativa, ironica o aggressiva, ma attenta e partecipativa;</li><li>sguardo attento e diretto;</li><li>movimenti delle sopracciglia associati a punti salienti del discorso altrui;</li><li>cenni del capo, cenni assenso o di diniego;</li><li>gesti morbidi, lenti e rotatori per comunicare senso di rilassamento e incoraggiare ad andare avanti nella conversazione;</li><li>metafore non verbali utilizzando il body language, che dimostrano comprensione di quanto detto dalla controparte.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano non verbale, dobbiamo sempre considerare che numerose culture frenano l’espressione non verbale delle emozioni (es: quelle asiatiche), ma che anche questo dato è uno stereotipo comunicativo, di valenza solo probabilistica e non consegna certezze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In sintesi, le tecniche principali per un accolto efficace sono:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>curiosità e interesse;</li><li>parafrasi: ripetere con le proprie parole quanto capito (questo non equivale ad essere d’accordo con quanto detto dall’altro);</li><li>sintesi e riassunti: riformulare la “storia” nei suoi punti salienti, per consolidare quanto raccolto;</li><li><strong>dirigere l’ascolto</strong>&nbsp;tramite domande mirate (ricentraggio conversazionale) per far luce sui punti ancora oscuri o i passaggi ancora non ben chiari;</li><li>evitare domande eccessivamente personali finche non si sia creato un rapporto solido e “caldo”;</li><li>offrire al parlante la possibilità di dare feedback sul fatto che quanto capito sia corretto, accurato o invece distorto o lacunoso;</li><li>ascoltare non solo le parole ma anche i segnali non verbali per valutare i sentimenti e stati d’animo;</li><li>verificare la corretta comprensione sia dei sentimenti che del contenuto, non ignorare l’aspetto dei sentimenti;</li><li>non dire alle persone come dovrebbero sentirsi o ciò che dovrebbero pensare (nella fase di ascolto, limitarsi a trarre informazioni, senza voler insegnare o valutare).</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Ancora una volta, sottolineiamo che questi atteggiamenti sono preziosi e determinano la qualità della fase di ascolto, ma non vanno confusi con gli obiettivi di tutta la negoziazione (che prevede sia fasi di ascolto che fasi propositive e affermazioni anche dure o assertive).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In una negoziazione è possibile (ed è anzi uno degli obiettivi strategici) modificare ciò che gli altri pensano (<strong>ristrutturazione cognitiva e persuasiva</strong>) o come gli altri si sentono (<strong>azione emozionale</strong>), ma questo obiettivo verrà perseguito solo ed unicamente se prima il negoziatore sia riuscito a porre in essere un ascolto attivo , attivando l’empatia necessaria per capire in quale quadro si stia muovendo.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">I livelli di ascolto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo individuare una scala del livello di ascolto: </p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Ascolto schermato / distorsivo</strong>: non capire, non prestare attenzione, distorcere i dati in ingresso, i dati reali (fisici e emotivi) non vengono veramente percepiti, ma distorti, percezione limitata e/o errata, barriere culturali, di ruolo, pregiudizi, antipatie, antecedenti, stati emotivi del momento, scarse energie fisiche e mentali, poca umiltà.</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Ascolto giudicante / aggressivo</strong> : interrompe continuamente, attacca, giudica e valuta, disapprova quanto detto, nessuno sforzo di capire o approfondire, caratterizzato dal fatto che non si ascolta veramente, ma si raccolgono informazioni per poi emettere immediatamente sentenze e giudizi. L’ascolto giudicante può emergere anche da una smorfia sottilissima emessa con un segnale non verbale quale “storcere il naso” durante un’affermazione altrui che non approviamo, e non è da confondere con la partecipazione emotiva a quanto detto dall’altro.</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Ascolto apatico / passivo</strong>: privo di energia, stanco, “morto”, spento, nessun cenno del capo o altro segnale “fàtico” (segnali di contatto), disinteresse verso il comunicatore</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Ascolto a tratti</strong>: attento in alcuni momenti, distratto in altri, viene espressa attenzione discontinua, vi sono pensieri o attività che interferiscono, poca concentrazione, si perdono brani.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo poi fasi decisamente migliori quali:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Ascolto attivo / supportivo</strong> : Il soggetto viene incoraggiato a proseguire, aiutato ad esplorare i concetti, supportato tramite domande di approfondimento, aperte e chiuse. Forte partecipazione del body language, utilizza segnali corporei e verbali di partecipazione a quanto detto, riformulazioni e altri dispositivi linguistici e non verbali che servono per dare il segnale “quello che dici mi interessa, ti sto seguendo”.</li><li><strong>Ascolto empatico</strong>: Sospensione del giudizio, interesse genuino, ascolto avalutativo, curiosità, azioni di approfondimento e metacomunicazione, l&#8217;ascolto degli strati profondi, la capacità di sintonizzarsi e capire i livelli più nascosti, emotivi e personali, del vissuto del nostro interlocutore, più che i dati numerici o oggettuali che ci espone.</li><li><strong>Ascolto simpatetico</strong>: Dimostrazione di vicinanza, affetto, piacevolezza, esprime non solo comprensione ma apprezzamento, calore umano, piacere della relazione, gradimento dell’altro. </li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Una nota importante sull’espressione di simpatia durante le fasi di ascolto: dimostrare simpatia non è obbligatorio. Se la nostra espressione è finta, verrà colta. Dobbiamo essere il più possibile <strong>autentici e veri.</strong> Non consigliamo di inoltrarsi in un ascolto simpatetico falso ma di compiere un’operazione decisamente più difficile e professionale: cercare nell’altro le “cose buone” che emergono, partendo dal principio che anche persone che non ci piacciono possono tuttavia avere alcuni tratti e caratteristiche che sono comunque interessanti. Non dobbiamo partire con un senso di superiorità ma con un <strong>atteggiamento di vero interesse per la scoperta di quanto può emergere.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se poi la gradevolezza è vera, questo livello di ascolto verrà fuori naturalmente, ma è essenziale non bloccarlo a priori in nome di una presunta “freddezza professionale” che non è l’obiettivo vero di un ascolto di qualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dobbiamo anche distinguere un altro aspetto fondamentale dell’ascolto: la presenza di almeno due diversi piani di ascolto: i dati e gli stati emotivi. Questo qualifica la differenza tra un ascolto informativo e un ascolto psicologico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ascoltare dati non equivale ad ascoltare stati emotivi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo infatti applicare un ascolto di tipo:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>psicologico</strong> : Interesse per gli aspetti psicologici, ascolto viscerale, delle sensazioni, del livello umano, attenzione centrata sulla persona e sul suo vissuto, ascolto di emozioni, stati umorali, sensazioni, rapporti umani.</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>tecnico-informativo</strong> : ascolto meccanico, concentrato sui dati, numeri e fatti.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Un negoziatore avanzato e un venditore di alto livello saranno in grado di applicare il livello di ascolto corretto, o entrambi, a seconda delle situazioni, senza entrare in uno stato di ascolto prefissato, stereotipato e rigido.</p>



<hr class="wp-block-separator" />



<p class="wp-block-paragraph"><a href="//F017FE59-CE8A-4F6C-A1DB-502BBBFE6E75#_ftnref1"><sup>[1]</sup></a>&nbsp;Rogers, Carl R. (1961).&nbsp;<em>On becoming a Person</em>. Boston, Houghton Mifflin.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rogers, Carl R. (1951).&nbsp;<em>Client-Centered Therapy: Its Current Practice, Implications, and Theory</em>.&nbsp;Boston, Houghton Mifflin.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Studio Trevisani Formazione Coaching Consulenza</a></li><li><a href="https://www.coachingworldfederation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Coaching World Federation</a></li><li><a href="http://www.danieletrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Daniele Trevisani (Italian)</a></li><li><a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Website Dr. Daniele Trevisani (English)</a></li><li><a href="https://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Aziendale</a></li><li><a href="https://www.comunicazioneinterculturale.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Interculturale</a></li><li><a href="http://www.medialab-research.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Medialab Research</a></li><li><a href="https://www.interculturalnegotiation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intercultural Negotiation (English)</a></li><li><a href="https://www.linkedin.com/in/danieletrevisani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Linkedin Profile Dr. Daniele Trevisani</a></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altre risorse online</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pubblicazioni e libri dott. Daniele Trevisani</a>&nbsp;(Books published)</li><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/iscriviti-gratuitamente-alla-rivista-online-di-formazione-communication-research-e-potenziale-umano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivista online gratuita di Comunicazione, Potenziale Umano e Management</a></li><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/blog/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iscrizione gratuita al Blog Studiotrevisani.it tramite Email</a></li><li><a href="https://www.youtube.com/channel/UCWXqtAjX1ctXm4fNX2ogb6Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Canale YouTube</a></li></ul>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/1441-2/">Tecniche e livelli di ascolto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I quattro livelli di Empatia (Metodo &#8220;4-Levels Empathy&#8221; di Trevisani per le Tecniche di Ascolto Aumentato)</title>
		<link>https://www.studiotrevisani.it/i-quattro-livelli-di-empatia-metodo-4-levels-empathy-di-trevisani-per-le-tecniche-di-ascolto-aumentato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[DR. DANIELE TREVISANI]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Feb 2016 12:47:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[analisi]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione Interculturale]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione interpersonale]]></category>
		<category><![CDATA[empatia strategica]]></category>
		<category><![CDATA[ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[empatia]]></category>
		<category><![CDATA[livelli di ascolto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>© Fonte: Estratto dal libro Negoziazione interculturale. Comunicare oltre le barriere culturali. Empatia e tecniche di ascolto empatico. Verso l&#8217;ascolto aumentato. L’ascolto è una delle abilità più critiche delle competenze umane e lo vediamo negli ambiti della negoziazione e della vendita. Lo stereotipo classico del venditore intento a “parlare sull’altro”, a “vincere nella conversazione”, ad &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/i-quattro-livelli-di-empatia-metodo-4-levels-empathy-di-trevisani-per-le-tecniche-di-ascolto-aumentato/">I quattro livelli di Empatia (Metodo &#8220;4-Levels Empathy&#8221; di Trevisani per le Tecniche di Ascolto Aumentato)</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h1><a href="https://amzn.to/3dJkIzg" target="_blank" rel="attachment noopener wp-att-8142 noreferrer"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-8142 alignleft" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2015/11/image020.png" alt="image020" width="225" height="286" /></a></h1>
<h3>© Fonte: Estratto dal libro <a href="https://amzn.to/2KnXvoM" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Negoziazione interculturale. Comunicare oltre le barriere culturali.</a></h3>
<h1>Empatia e tecniche di ascolto empatico. Verso l&#8217;ascolto aumentato.</h1>
<p>L’ascolto è una delle abilità più critiche delle competenze umane e lo vediamo negli ambiti della negoziazione e della vendita. Lo stereotipo classico del venditore intento a “parlare sull’altro”, a “vincere nella conversazione”, ad avere sempre l’ultima parola, è sbagliato.</p>
<p>L’approccio empatico prevede una concezione opposta: ascoltare in profondità per <strong>capire la mappa mentale del nostro interlocutore</strong>, il suo sistema di credenze (<em>belief system</em>), e trovare gli spazi psicologici per l’inserimento di una proposta.</p>
<p>Nel metodo ALM distinguiamo alcuni tipi principali di empatia:</p>
<p><strong>In base agli angoli di osservazione:</strong></p>
<ol>
<li><strong>Empatia comportamentale</strong>: capire i comportamenti e le loro cause, capire il perché del comportamento e le catene di comportamenti correlati.</li>
<li><strong>Empatia emozionale</strong>: riuscire a percepire le emozioni vissute dagli altri, capire che emozioni prova il soggetto (quale emozione è in circolo), di quale intensità, quali mix emozionali vive l’interlocutore, come le emozioni si associano a persone, oggetti, fatti, situazioni interne o esterne che l’altro vive.</li>
<li><strong>Empatia relazionale</strong>: capire la mappa delle relazioni del soggetto e le sue valenze affettive, capire con chi il soggetto si rapporta volontariamente o per obbligo, con chi deve rapportarsi per decidere, lavorare o vivere, quale è la sua mappa degli “altri significativi”, dei referenti, degli interlocutori, degli “altri rilevanti” e influenzatori che incidono sulle sue decisioni, con chi va d’accordo e chi no, chi incide sulla sua vita professionale (e in alcuni casi personale).</li>
<li><strong>Empatia cognitiva (o dei prototipi cognitivi)</strong>: capire i prototipi cognitivi attivi in un dato momento del tempo, le credenze, i valori, le ideologie, le strutture mentali che il soggetto possiede e a cui si ancora.</li>
</ol>
<p><a name="_Toc95637773"></a>Fig. 20 &#8211; Tipologie di empatia nel metodo ALM</p>
<p><a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2016/02/empatia.jpg" rel="attachment wp-att-8335"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-8335" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2016/02/empatia.jpg" alt="empatia" width="483" height="458" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2016/02/empatia.jpg 483w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2016/02/empatia-300x284.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 483px) 100vw, 483px" /></a></p>
<h5>© Modello Copyright dott. Daniele Trevisani, <a href="https://www.studiotrevisani.it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Studio Trevisani Consulting</a>, Estratto dal libro <a href="https://amzn.to/2KnXvoM" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Negoziazione interculturale. Comunicare oltre le barriere culturali.</a></h5>
<h3>Impact Factor: Risonanza e applicazioni internazionali del modello di Empatia a 4 Livelli di Trevisani.</h3>
<p>Wikipedia in Inlese. Il modello è stato citato nella voce &#8220;Empatia&#8221; di wikipedia in lingua inglese, con la creazione di un apposito capitolo &#8220;Intercultural Empathy&#8221;. Di seguito la citazione della voce</p>
<h3><span id="Intercultural" class="mw-headline">Empathy (Intercultural)</span></h3>
<p>Intercultural empathy is the ability to perceive the world as it is perceived by a culture different from the subject&#8217;s own. Empathy interculturally regards a variety of issues, such as the approach to time perception (deadlines, temporal precision, perspective time), how to negotiate with people from different cultures and organizations, and be able to integrate all possible difference of communication styles due to differences in culture. The literature distinguishes four levels of empathy, identified by the Italian researcher Daniele Trevisani (2005) that examines the dimensions useful for applying empathic component on the intercultural setting:</p>
<ol>
<li><b>Behavioral empathy</b>: understanding the behavior of a different culture and its causes, the ability to understand why the behavior is adopted and the chains of related behaviors.</li>
<li><b>Emotional empathy</b>: being able to feel the emotions experienced by others, even in cultures different from one&#8217;s own, to understand what emotions the culturally different person feels (which emotion is flowing), of which intensity, which are the emotional lives, how emotions are associated to people, objects, events, situations, in private or public aspects of different cultures.</li>
<li><b>Relational empathy</b>: understanding the map of the relations of the subject and its affective value in the culture of belonging, to understand with whom the subject relates whether voluntarily or compulsorily, who has to deal with that subject in order to decide, in work or life, what is his map of &#8220;significant others &#8220;, the referents, the interlocutors, &#8220;other relevant &#8220;and influencers affecting their decisions, who are enemies and friends, who can affects his/her professional and life decisions.</li>
<li><b>Cognitive empathy</b> (understanding of different cognitive or prototypes): understanding the cognitive prototypes active in a given moment of time in a certain culture in a single person, the beliefs that generate the visible values, ideologies underlying behaviors, identifying the mental structures that the individuals own and which parts are culturally-depending&#8221; (Trevisani, 2005).<sup id="cite_ref-Trevisani.2C_Daniele_2005_164-1" class="reference"><a href="https://en.wikipedia.org/wiki/Empathy#cite_note-Trevisani.2C_Daniele_2005-164" target="_blank" rel="noopener">[164]</a></sup></li>
</ol>
<p>Altri utilizzi:</p>
<ul>
<li><a href="http://self.gutenberg.org/articles/empathic" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Citazione del modello di Empatia </a><a href="http://self.gutenberg.org/articles/empathic" target="_blank" rel="noopener noreferrer">a 4 Livelli </a><a href="http://self.gutenberg.org/articles/empathic" target="_blank" rel="noopener noreferrer">di Trevisani nel Dizionario Online Project Gutemberg: modello di Empatia di Trevisani </a></li>
<li><a href="http://www.tvono.com/wiki/28692" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Citazione nella voce Empatia di &#8220;Intercultural Communication&#8221;</a></li>
</ul>
<p>The concept of &#8220;Intercultural Empathy&#8221; has been advanced as a specific subset of Intercultural Communication Competence by the Italian researcher Daniele Trevisani, who proposes four specific dimensions, that allow the specific Intercultural Competence Empathy Traits to be used in Intercultural Training Projects:. Intercultural empathy is the ability to perceive the world as it is perceived by a culture different from the subject&#8217;s own. The dimension identified by Trevisani are:</p>
<ol>
<li>Behavioral empathy (IBE &#8211; Intercultural Behaviors Empathy): understanding the behavior of a different culture and their causes, the ability to understand why the behavior is adopted and the chains of related behaviors.</li>
<li>Emotional empathy (IEE &#8211; Intercultural Emotions Empathy): being able to feel the emotions experienced by others, even in cultures different from their own, understand what emotions feels the culturally different person (which emotion is flowing), of which intensity, which are the emotional lives, how emotions are associated to people, objects, events, situations, in private or public aspects of different cultures.</li>
<li>Relational empathy (IRE &#8211; Intercultural Relationship Empathy): understanding the map of the relations of the subject and its affective value in the culture of belonging, to understand with whom the subject relates whether voluntarily or compulsorily, who has to deal with that subject in order to decide, in work or life, what is his map of &#8220;significant others &#8220;, the referents, the interlocutors, &#8220;other relevant &#8220;and influencers affecting their decisions, who are enemies and friends, who can affects his/her professional and life decisions.</li>
<li>Cognitive empathy (ICE &#8211; Intercultural Cognitions Empathy): understanding of different cognitive structures, understanding the cognitive prototypes and archetypes active in a given moment of time in a certain culture in a single person, the beliefs that generate the visible values, ideologies underlying behaviors, identifying the mental structures that the individuals own and which parts are culturally-depending&#8221; (Daniele Trevisani, 2005).&#8221;</li>
</ol>
<ul>
<li><a href="http://ww.57883.com/en/wiki/wiki/people/201502/Empathy0_en.57883.com.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Citazione del modello di Empatia a 4 Livelli nel progetto internazionale 883</a></li>
<li><a href="http://www.hawaiilibrary.net/articles/empathy" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Citazione del Modelli di Empatia di Trevisani presso la Haway Book Library</a></li>
<li><a href="http://helpdesksurvival.com/intercultural-communication-intercultural-communication-competence.html" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Citazione del Modelli di Empatia a 4 Livelli di Trevisani nell&#8217;HelpDesk Survival Project sul tema Competenze Interculturali</a></li>
<li><a href="https://www.linkedin.com/pulse/intercultural-empathy-leo-campos-aldunez" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Citazione in Linkedin Pulse modello di Empatia di Trevisani a 4 livelli, in Inglese</a></li>
</ul>
<h2>Citazione nella voce italiana &#8220;Empatia&#8221; in Wikipedia, sezione Approccio Interculturale</h2>
<h1 id="firstHeading" class="firstHeading">Empatia</h1>
<div id="bodyContent" class="mw-body-content">
<div id="siteSub">Da Wikipedia, l&#8217;enciclopedia libera.</div>
<div id="mw-content-text" class="mw-content-ltr" dir="ltr" lang="it">
<p>L’<b>empatia</b> è la capacità di comprendere a pieno lo stato d&#8217;animo altrui, sia che si tratti di <a title="Felicità" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Felicit%C3%A0" target="_blank" rel="noopener">gioia</a>, che di <a title="Tristezza" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tristezza" target="_blank" rel="noopener">dolore</a>. Empatia significa &#8220;sentire dentro&#8221;<sup id="cite_ref-1" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#cite_note-1" target="_blank" rel="noopener">[1]</a></sup>, ad esempio &#8220;mettersi nei panni dell&#8217;altro&#8221;, ed è una capacità che fa parte dell’esperienza umana ed animale.</p>
<div id="toc" class="toc">
<div id="toctitle">
<h2>Indice</h2>
<p><span class="toctoggle"> [<a id="togglelink" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#" target="_blank" rel="noopener">nascondi</a>] </span></p>
</div>
<ul>
<li class="toclevel-1 tocsection-1"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#Origini_del_termine" target="_blank" rel="noopener"><span class="tocnumber">1</span> <span class="toctext">Origini del termine</span></a></li>
<li class="toclevel-1 tocsection-2"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#Concetto" target="_blank" rel="noopener"><span class="tocnumber">2</span> <span class="toctext">Concetto</span></a></li>
<li class="toclevel-1 tocsection-3"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#Distinzione_tra_empatia_positiva_ed_empatia_negativa" target="_blank" rel="noopener"><span class="tocnumber">3</span> <span class="toctext">Distinzione tra empatia positiva ed empatia negativa</span></a></li>
<li class="toclevel-1 tocsection-4"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#I_diversi_approcci" target="_blank" rel="noopener"><span class="tocnumber">4</span> <span class="toctext">I diversi approcci</span></a>
<ul>
<li class="toclevel-2 tocsection-5"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#Approccio_cognitivo_e_affettivo" target="_blank" rel="noopener"><span class="tocnumber">4.1</span> <span class="toctext">Approccio cognitivo e affettivo</span></a></li>
<li class="toclevel-2 tocsection-6"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#Approccio_psicoanalitico" target="_blank" rel="noopener"><span class="tocnumber">4.2</span> <span class="toctext">Approccio psicoanalitico</span></a></li>
<li class="toclevel-2 tocsection-7"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#Approccio_interculturale_ed_empatia_interculturale" target="_blank" rel="noopener"><span class="tocnumber">4.3</span> <span class="toctext">Approccio interculturale ed empatia interculturale</span></a></li>
</ul>
</li>
<li class="toclevel-1 tocsection-8"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#Educazione" target="_blank" rel="noopener"><span class="tocnumber">5</span> <span class="toctext">Educazione</span></a>
<ul>
<li class="toclevel-2 tocsection-9"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#Genitori_e_attaccamento" target="_blank" rel="noopener"><span class="tocnumber">5.1</span> <span class="toctext">Genitori e attaccamento</span></a></li>
<li class="toclevel-2 tocsection-10"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#A_scuola" target="_blank" rel="noopener"><span class="tocnumber">5.2</span> <span class="toctext">A scuola</span></a></li>
</ul>
</li>
<li class="toclevel-1 tocsection-11"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#Empatia_nelle_relazioni_d.27amore" target="_blank" rel="noopener"><span class="tocnumber">6</span> <span class="toctext">Empatia nelle relazioni d&#8217;amore</span></a></li>
<li class="toclevel-1 tocsection-12"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#La_misurazione_dell.27empatia" target="_blank" rel="noopener"><span class="tocnumber">7</span> <span class="toctext">La misurazione dell&#8217;empatia</span></a>
<ul>
<li class="toclevel-2 tocsection-13"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#Strumenti_basati_su_aspetti_cognitivi" target="_blank" rel="noopener"><span class="tocnumber">7.1</span> <span class="toctext">Strumenti basati su aspetti cognitivi</span></a></li>
<li class="toclevel-2 tocsection-14"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#Strumenti_basati_su_aspetti_affettivi" target="_blank" rel="noopener"><span class="tocnumber">7.2</span> <span class="toctext">Strumenti basati su aspetti affettivi</span></a></li>
<li class="toclevel-2 tocsection-15"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#Strumenti_basati_su_aspetti_multidimensionali" target="_blank" rel="noopener"><span class="tocnumber">7.3</span> <span class="toctext">Strumenti basati su aspetti multidimensionali</span></a></li>
</ul>
</li>
<li class="toclevel-1 tocsection-16"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#Disturbi" target="_blank" rel="noopener"><span class="tocnumber">8</span> <span class="toctext">Disturbi</span></a></li>
<li class="toclevel-1 tocsection-17"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#La_civilt.C3.A0_dell.27empatia_di_Jeremy_Rifkin" target="_blank" rel="noopener"><span class="tocnumber">9</span> <span class="toctext">La civiltà dell&#8217;empatia di Jeremy Rifkin</span></a></li>
<li class="toclevel-1 tocsection-18"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#Note" target="_blank" rel="noopener"><span class="tocnumber">10</span> <span class="toctext">Note</span></a></li>
<li class="toclevel-1 tocsection-19"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#Bibliografia" target="_blank" rel="noopener"><span class="tocnumber">11</span> <span class="toctext">Bibliografia</span></a></li>
<li class="toclevel-1 tocsection-20"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#Voci_correlate" target="_blank" rel="noopener"><span class="tocnumber">12</span> <span class="toctext">Voci correlate</span></a></li>
<li class="toclevel-1 tocsection-21"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#Altri_progetti" target="_blank" rel="noopener"><span class="tocnumber">13</span> <span class="toctext">Altri progetti</span></a></li>
<li class="toclevel-1 tocsection-22"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#Collegamenti_esterni" target="_blank" rel="noopener"><span class="tocnumber">14</span> <span class="toctext">Collegamenti esterni</span></a></li>
</ul>
</div>
<h2><span id="Origini_del_termine" class="mw-headline">Origini del termine</span></h2>
<p>La parola deriva dal <a title="Lingua greca" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_greca" target="_blank" rel="noopener">greco</a> &#8220;εμπαθεία&#8221; (<i>empatéia</i>, a sua volta composta da <i>en-</i>, &#8220;dentro&#8221;, e <i><a title="Pathos" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pathos" target="_blank" rel="noopener">pathos</a></i>, &#8220;sofferenza o sentimento&#8221;),<sup id="cite_ref-2" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#cite_note-2" target="_blank" rel="noopener">[2]</a></sup> che veniva usata per indicare il rapporto emozionale di partecipazione che legava l&#8217;autore-cantore al suo pubblico.</p>
<p>Il termine empatia è stato coniato da <a class="new" title="Robert Vischer (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Robert_Vischer&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank" rel="noopener">Robert Vischer</a>, studioso di <a class="mw-redirect" title="Arti figurative" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Arti_figurative" target="_blank" rel="noopener">arti figurative</a> e di problematiche <a title="Estetica" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Estetica" target="_blank" rel="noopener">estetiche</a>, alla fine dell&#8217;Ottocento. Tale termine nasce perciò all&#8217;interno di un contesto legato alla riflessione estetica, ove con empatia s&#8217;intende <i>la capacità della fantasia umana di cogliere il valore simbolico della natura</i><sup id="cite_ref-3" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#cite_note-3" target="_blank" rel="noopener">[3]</a></sup>. Vischer concepì questo termine come capacità di <i>sentir dentro</i> e di <i>con-sentire</i><sup id="cite_ref-4" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#cite_note-4" target="_blank" rel="noopener">[4]</a></sup>, ossia di percepire la natura esterna, come interna, appartenente al nostro stesso corpo. Rappresenta quindi la capacità di proiettare i sentimenti da noi agli altri e alle cose, che percepiamo.</p>
<p>Il termine empatia verrà utilizzato da <a title="Theodor Lipps" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Theodor_Lipps" target="_blank" rel="noopener">Theodor Lipps</a>, il quale lo porrà al centro della sua concezione estetica e <a class="mw-redirect" title="Filosofica" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Filosofica" target="_blank" rel="noopener">filosofica</a>, considerandolo quale attitudine al sentirsi in armonia con l&#8217;altro, cogliendone i sentimenti, le emozioni e gli stati d&#8217;animo, e quindi in piena sintonia con ciò che egli stesso vive e sente.</p>
<h2><span id="Concetto" class="mw-headline">Concetto</span></h2>
<p>Il termine &#8220;empatia&#8221; è stato equiparato a quello <a title="Lingua tedesca" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_tedesca" target="_blank" rel="noopener">tedesco</a> <i>Einfühlung</i>.<sup id="cite_ref-5" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#cite_note-5" target="_blank" rel="noopener">[5]</a></sup> Coniato, quest&#8217;ultimo, dal filosofo <a class="new" title="Robert Vischer (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Robert_Vischer&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank" rel="noopener">Robert Vischer</a> (<a title="1847" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1847" target="_blank" rel="noopener">1847</a>&#8211;<a title="1933" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1933" target="_blank" rel="noopener">1933</a>) e, solo più tardi, tradotto in <a title="Lingua inglese" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_inglese" target="_blank" rel="noopener">inglese</a> come <i>empathy</i>. Vischer ne ha anche definito per la prima volta il significato specifico di simpatia estetica. In pratica il sentimento, non altrimenti definibile, che si prova di fronte ad un&#8217;opera d&#8217;arte. Già suo padre <a title="Friedrich Theodor Vischer" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Friedrich_Theodor_Vischer" target="_blank" rel="noopener">Friedrich Theodor Vischer</a> aveva usato il termine evocativo <i>einfühlen</i> per lo studio dell&#8217;<a title="Architettura" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Architettura" target="_blank" rel="noopener">architettura</a> applicato secondo i principi dell&#8217;<a title="Idealismo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Idealismo" target="_blank" rel="noopener">Idealismo</a>.<sup id="cite_ref-6" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#cite_note-6" target="_blank" rel="noopener">[6]</a></sup></p>
<p>Nelle <a class="mw-redirect" title="Scienze umane" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Scienze_umane" target="_blank" rel="noopener">scienze umane</a>, l&#8217;empatia designa un atteggiamento verso gli altri caratterizzato da un impegno di comprensione dell&#8217;altro, escludendo ogni attitudine affettiva personale (simpatia, antipatia) e ogni giudizio morale. Fondamentali, in questo contesto, sia gli studi pionieristici di <a title="Charles Darwin" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Darwin" target="_blank" rel="noopener">Darwin</a> sulle emozioni e sulla comunicazione mimica delle emozioni, sia gli studi recenti sui <a title="Neuroni specchio" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Neuroni_specchio" target="_blank" rel="noopener">neuroni specchio</a> scoperti da <a title="Giacomo Rizzolatti" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giacomo_Rizzolatti" target="_blank" rel="noopener">Giacomo Rizzolatti</a>, che confermano che l&#8217;empatia non nasce da uno sforzo intellettuale, è bensì parte del corredo genetico della specie. Si vedano al proposito anche gli studi di <a title="Daniel Stern (psicoanalista)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Daniel_Stern_(psicoanalista)" target="_blank" rel="noopener">Daniel Stern</a>.</p>
<p>Nell&#8217;uso comune, <i>empatia</i> è l&#8217;attitudine a offrire la propria attenzione per un&#8217;altra persona, mettendo da parte le preoccupazioni e i pensieri personali. La qualità della relazione si basa sull&#8217;ascolto non valutativo e si concentra sulla comprensione dei sentimenti e bisogni fondamentali dell&#8217;altro.</p>
<p><span title="Il testo selezionato deve essere comprovato da una fonte affidabile. Modifica la pagina per aggiungere fonti.">Il contrario di &#8216;empatia&#8217; è &#8216;dispatia&#8217; ovvero l&#8217;incapacità o il rifiuto di condividere i sentimenti o le sofferenze altrui; il vocabolo &#8216;dispatia&#8217; non è inserito nei comuni vocabolari ma è utilizzato nei testi di alcuni autori.</span> <sup class="noprint"><span title="Il testo selezionato deve essere comprovato da una fonte affidabile. Modifica la pagina per aggiungere fonti.">[<i><a title="Wikipedia:Uso delle fonti" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Wikipedia:Uso_delle_fonti" target="_blank" rel="noopener">senza fonte</a></i>]</span></sup> In <a title="Medicina" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Medicina" target="_blank" rel="noopener">medicina</a> l&#8217;empatia è considerata un elemento fondamentale della relazione di cura (ad esempio la relazione medico-paziente) e viene talvolta contrapposta alla <a title="Simpatia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Simpatia" target="_blank" rel="noopener">simpatia</a>: quest&#8217;ultima sarebbe un autentico sentimento doloroso, di sofferenza insieme (da syn- &#8220;insieme&#8221; e pathos &#8220;sofferenza o sentimento&#8221;) al paziente e sarebbe quindi un ostacolo ad un giudizio clinico efficace; al contrario l&#8217;empatia permetterebbe al curante di comprendere i sentimenti e le sofferenze del paziente, incorporandoli nella costruzione del rapporto di cura ma senza esserne sopraffatto (questo tipo di distinzione non è condiviso da tutti, vedi alla voce <a title="Simpatia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Simpatia" target="_blank" rel="noopener">simpatia</a>). Sono state anche messe a punto delle scale per la misurazione dell&#8217;empatia nella relazione di cura, come la Jefferson Scale of Physician Empathy. L&#8217;empatia nella relazione di cura è stata messa in relazione a migliori risultati terapeutici (outcome), migliore soddisfazione del paziente e a minori contenziosi medico-legali tra medici e pazienti.<sup id="cite_ref-Hojat_7-0" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#cite_note-Hojat-7" target="_blank" rel="noopener">[7]</a></sup></p>
<p>La nozione di empatia è stata oggetto di numerose riflessioni da parte di intellettuali come <a title="Edith Stein" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Edith_Stein" target="_blank" rel="noopener">Edith Stein</a>, <a class="new" title="Antoine Chesì (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Antoine_Ches%C3%AC&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank" rel="noopener">Antoine Chesì</a>, <a title="Max Scheler" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Max_Scheler" target="_blank" rel="noopener">Max Scheler</a>, <a title="Sigmund Freud" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sigmund_Freud" target="_blank" rel="noopener">Sigmund Freud</a> o <a title="Carl Rogers" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Carl_Rogers" target="_blank" rel="noopener">Carl Rogers</a>.</p>
<p>Il merito dell&#8217;introduzione del principio di empatia in <a title="Psicoanalisi" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Psicoanalisi" target="_blank" rel="noopener">psicoanalisi</a> è principalmente dovuto a <a title="Heinz Kohut" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Heinz_Kohut" target="_blank" rel="noopener">Heinz Kohut</a><sup id="cite_ref-8" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#cite_note-8" target="_blank" rel="noopener">[8]</a></sup>. Il suo principio è applicabile al metodo di raccolta del materiale inconscio<sup id="cite_ref-9" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#cite_note-9" target="_blank" rel="noopener">[9]</a></sup>. Anche l&#8217;alternativa all&#8217;applicazione del principio rientra nelle possibilità di cura, quando è ineludibile la necessità di fare i conti con un altro principio, quello di realtà.</p>
<p>Per le sue origini l&#8217;empatia ha ragione di essere nell&#8217;<a title="Arte" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Arte" target="_blank" rel="noopener">arte</a> e nelle sue applicazioni. In maniera particolare quando l&#8217;arte utilizza le parole per la <a class="mw-redirect" title="Narrazione" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Narrazione" target="_blank" rel="noopener">narrazione</a>. In questo caso non solo è mantenuto il rapporto con la psicologia, ma si ampliano le sue possibilità di intervento. Non tutti possono scolpire o dipingere, ma parlando se non scrivendo qualcosa lo possono raccontare molti. Allora la produzione si sviluppa nel verso artista-psicologo-individuo. Non sono escluse possibilità per i disabili, privilegiando la relazione artista-individuo con la mediazione più cauta dello psicologo. Quest&#8217;ultimo non può suggerire all&#8217;individuo un percorso di emulazione. Il che non impedisce che l&#8217;individuo disabile possa diventare artista a sua volta. A cambiare è la posizione dello psicologo che deve solo rendere possibile la fusione dei vissuti dell&#8217;artista con quelli dell&#8217;individuo. Di certo lo psicologo dovrebbe mantenere entro limiti accettabili la complessità dell&#8217;intervento. Senza che per questo il disabile o l&#8217;arte abbiano a soffrirne, anzi si potrebbe dire il contrario.</p>
<p>Il libro di <a class="new" title="Geoffrey Miller (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Geoffrey_Miller&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank" rel="noopener">Geoffrey Miller</a> <i><a class="new" title="The mating mind (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=The_mating_mind&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank" rel="noopener">The mating mind</a></i> difende il punto di vista secondo il quale</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td>« l&#8217;empatia si sarebbe sviluppata perché <i>mettersi nei panni dell&#8217;altro</i> per sapere cosa pensa e come reagirebbe costituisce un importante fattore di sopravvivenza in un mondo in cui l&#8217;uomo è in continua competizione con gli altri uomini. »</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>L&#8217;autore spiega inoltre che la <a title="Selezione naturale" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Selezione_naturale" target="_blank" rel="noopener">selezione naturale</a> non ha potuto che rinforzarla, poiché influiva sulla sopravvivenza e che alla fine si è sviluppato un sentimento umano che attribuiva una personalità <i>praticamente a tutto</i> ciò che la circondava. Si vede in questo un&#8217;origine probabile dell&#8217;<a title="Animismo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Animismo" target="_blank" rel="noopener">animismo</a> e più tardi del <a title="Panteismo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Panteismo" target="_blank" rel="noopener">panteismo</a>.</p>
<p>L&#8217;empatia è anche il cuore del processo di <a title="Comunicazione non violenta" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Comunicazione_non_violenta" target="_blank" rel="noopener">comunicazione non violenta</a> secondo <a title="Marshall Rosenberg" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Marshall_Rosenberg" target="_blank" rel="noopener">Marshall Rosenberg</a>, allievo di <a title="Carl Rogers" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Carl_Rogers" target="_blank" rel="noopener">Carl Rogers</a>.</p>
<p>Grande interesse è stato posto nella ricerca di corrispondenze biologiche per l&#8217;empatia<sup id="cite_ref-10" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#cite_note-10" target="_blank" rel="noopener">[10]</a></sup>. Sono stati valutati allo scopo i cosiddetti &#8220;<a title="Neurone" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Neurone" target="_blank" rel="noopener">neuroni</a>-specchio&#8221;, attraverso diagnostica per immagini del tipo fRMN<sup id="cite_ref-11" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#cite_note-11" target="_blank" rel="noopener">[11]</a></sup>. Queste <a title="Cellula" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cellula" target="_blank" rel="noopener">cellule</a> si attivano sia quando un&#8217;azione viene effettuata da un individuo sia quando questo stesso individuo osserva la stessa azione effettuata da un altro individuo; questo fenomeno è stato in particolare osservato in alcuni <a title="Primates" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Primates" target="_blank" rel="noopener">primati</a><sup id="cite_ref-12" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#cite_note-12" target="_blank" rel="noopener">[12]</a></sup> Analogamente negli uomini si attiva la medesima area cerebrale nel corso di un&#8217;emozione e osservando altre persone nel medesimo stato emozionale<sup id="cite_ref-13" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#cite_note-13" target="_blank" rel="noopener">[13]</a></sup>. Vi sono altre segnalazioni analoghe<sup id="cite_ref-14" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#cite_note-14" target="_blank" rel="noopener">[14]</a></sup>, anche in psicopatologia<sup id="cite_ref-15" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#cite_note-15" target="_blank" rel="noopener">[15]</a></sup>.</p>
<p>Molti si aspettano dalla biologia una spiegazione definitiva di questa materia. Creature differenti sembrano possedere lo stesso numero di <a title="Gene" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gene" target="_blank" rel="noopener">geni</a>. Il genere umano è tuttavia peculiare nel mondo vivente. Sappiamo che la funzione del <a title="RNA" href="https://it.wikipedia.org/wiki/RNA" target="_blank" rel="noopener">RNA</a> non consiste solo nella produzione di <a class="mw-redirect" title="Proteine" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Proteine" target="_blank" rel="noopener">proteine</a> sotto la guida del <a title="DNA" href="https://it.wikipedia.org/wiki/DNA" target="_blank" rel="noopener">DNA</a>. L&#8217;RNA ha proprietà di regolazione e programmazione su crescita e funzione cellulare. Il complicato meccanismo d&#8217;azione non è del tutto noto e potrebbe spiegare la differente complessità degli esseri viventi. Al riguardo l&#8217;impressione è che la biologia sia ancora priva di conoscenze complete.<sup id="cite_ref-16" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#cite_note-16" target="_blank" rel="noopener">[16]</a></sup> L&#8217;empatia in questione coinvolge troppo ampiamente sviluppo e funzione psichica perché questo orientamento di ricerca trovi una conferma in esclusiva. Alternativamente si può fare conto su conoscenze disponibili in altre discipline.</p>
<h2><span id="Distinzione_tra_empatia_positiva_ed_empatia_negativa" class="mw-headline">Distinzione tra empatia positiva ed empatia negativa</span></h2>
<p>Con empatia positiva si intende la capacità del soggetto di partecipare pienamente alla gioia altrui; si tratta di un <i>con-gioire</i> e di un saper perciò cogliere la gioia altrui, avendo <a title="Coscienza (psicologia)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Coscienza_(psicologia)" target="_blank" rel="noopener">coscienza</a> della felicità da lui provata. In questo senso l’empatia in termini positivi può essere collegata, in generale a <a title="Simpatia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Simpatia" target="_blank" rel="noopener">simpatia</a>. La gioia colta attraverso la simpatia è però diversa, rispetto al contenuto, dalla gioia colta tramite l’empatia. Nel primo caso, infatti sarà una gioia non-originaria e quindi meno intensa e durevole rispetto a colui che si presenta più prossimo a questa gioia; mentre nel secondo caso, la gioia colta tramite l’empatia sarà di tipo originario, in quanto il contenuto di ciò che viene provato empatizzando con l’altro avrà lo stesso contenuto, <i>anche se solo un altro modo di datità</i><sup id="cite_ref-17" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#cite_note-17" target="_blank" rel="noopener">[17]</a></sup>.</p>
<p>Con empatia negativa si concepisce l’esperienza di colui che non riesce a empatizzare rispetto alla gioia altrui, trasferendo nel proprio vissuto originario le sue <a class="mw-redirect" title="Emozioni" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Emozioni" target="_blank" rel="noopener">emozioni</a>. Ciò accade in quanto qualcosa in lui si oppone; un’esperienza presente o passata o la stessa personalità della persona fungono, infatti,da barriera alla sua capacità di cogliere la gioia altrui. L’esempio potrebbe essere quello della perdita di una persona cara, che impedisce all’individuo di far emergere una simpatia verso la gioia dell’altro e quindi di condividerla. In questo caso, infatti, il triste evento e i sentimenti di altrettanto tipo che ne derivano fanno sorgere un conflitto, in quanto l’io si sente diviso tra due parti: vivere della gioia altrui o rimanere nella tristezza che quanto accaduto determina<sup id="cite_ref-18" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#cite_note-18" target="_blank" rel="noopener">[18]</a></sup>.</p>
<h2><span id="I_diversi_approcci" class="mw-headline">I diversi approcci</span></h2>
<h3><span id="Approccio_cognitivo_e_affettivo" class="mw-headline">Approccio <a title="Psicologia cognitiva" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia_cognitiva" target="_blank" rel="noopener">cognitivo</a> e affettivo</span></h3>
<p>Secondo un approccio prettamente affettivo, l’empatia sarebbe un evento di partecipazione/condivisione del vissuto emotivo dell’altro, seppure in modo vicario.</p>
<p><a title="Psicoterapia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Psicoterapia" target="_blank" rel="noopener">Psicoterapeuti</a>, e <a title="Psicoanalisi" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Psicoanalisi" target="_blank" rel="noopener">psicoanalisti</a> già dall’inizio del secolo scorso, avevano dato maggiore rilievo al ruolo che l’empatia gioca nelle relazioni interpersonali. In particolare, per chi per primo si è avventurato nello studio dell’empatia, inserendola nell’ambito della <a title="Psicologia sociale" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Psicologia_sociale" target="_blank" rel="noopener">psicologia sociale</a>, essa è imitazione spontanea di gesti e posture osservate negli altri, e quindi condivisione dei loro vissuti; d’altro canto per alcuni psicoanalisti, empatizzare significa provare quello che prova l’altro, dando motivo al soggetto di capire ciò che prova egli stesso. Secondo invece la natura di tipo cognitivo l’empatia è considerata la capacità di comprendere il punto di vista dell’altro. Per i cognitivisti, a partire dagli anni ’60, <i>empatizzare con qualcuno significa comprendere i suoi pensieri, le sue intenzioni, riconoscere le sue emozioni in modo accurato e riuscire a vedere la situazione che sta vivendo dalla sua prospettiva</i><sup id="cite_ref-19" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#cite_note-19" target="_blank" rel="noopener">[19]</a></sup>, pur non negando che vi sia anche una piccola partecipazione dell’emotività che entra in gioco, ma considerandola come un epifenomeno cognitivo.</p>
<p>Dagli anni ’80, empatizzare significa provare un’esperienza di condivisione emotiva e di comprensione dell’<a title="Esperienza" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Esperienza" target="_blank" rel="noopener">esperienza</a> dell’altro, dando quindi spazio ad una componente affettiva ed una cognitiva, in modo tale che esse possano coesistere nel processo empatico. Questa nuova idea di vedere il fenomeno, fa riferimento ai modelli multifattoriali (o multidimensionali) dell’empatia. Malgrado alcuni distinguano due tipi diversi di empatia (cognitiva e emozionale), come <a class="new" title="A. Mehrabian (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=A._Mehrabian&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank" rel="noopener">A. Mehrabian</a> (1997), vi sono altri studiosi, come <a class="new" title="N.D. Feshbach (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=N.D._Feshbach&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank" rel="noopener">N.D. Feshbach</a>, la quale considera l’empatia come un costrutto multicomponenziale. In essa vi è un incontro affettivo (affect match), in cui però si prova certezza nel fatto che ciò che si prova è ciò che prova anche l’altro (condivisione vicaria). Vi è quindi un’integrazione delle due componenti affettiva e cognitiva.</p>
<h3><span id="Approccio_psicoanalitico" class="mw-headline">Approccio <a title="Psicoanalisi" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Psicoanalisi" target="_blank" rel="noopener">psicoanalitico</a></span></h3>
<p>Secondo <a class="new" title="Nancy Mc Williams (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Nancy_Mc_Williams&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank" rel="noopener">Nancy Mc Williams</a> l’empatia è uno strumento non solo utile, ma necessario allo psicoanalista di professione per percepire ciò che il paziente prova dal punto di vista emotivo. Capita spesso infatti, che vi siano molti terapeuti che si lamentino di essere poco empatici nei confronti dei propri pazienti, ma in realtà questa loro insicurezza, paura e spesso ostilità verso la clientela, è provocata da affetti poco positivi, che scaturiscono proprio dal loro elevato livello di empatia, il quale permette di entrare talmente nello stato del paziente, da sentirne i sentimenti, a tal punto da confondere i propri con quelli degli altri. Gli affetti dei pazienti quindi, molte volte causano una sofferenza talmente grande allo stesso terapeuta, che a lui risulta difficile indurre negli stessi risposte di uguale intensità. Tutto ciò in realtà è molto positivo, perché in questo modo l’infelicità del paziente diventa percepita in maniera sincera e genuina. Non è quindi frutto di una meccanismo dettato dalla mera compassione professionale, ma tenendo conto dell’unicità della persona si entra autenticamente a far parte del suo vissuto emotivo.</p>
<h3><span id="Approccio_interculturale_ed_empatia_interculturale" class="mw-headline">Approccio interculturale ed empatia interculturale</span></h3>
<p>L&#8217;empatia interculturale rappresenta la capacità di percepire il mondo come esso viene percepito da una cultura diversa dalla propria. Ad esempio, quale sia la diversa concezione della morte nella cultura Italiana rispetto a quella Indiana (utile per capire come essa generi diversi rituali e comportamenti che altrimenti non troverebbero spiegazione), quale sia l&#8217;approccio verso il tempo (scadenze, precisione temporale, prospettiva temporale) in una cultura Nord- Europea o Latina (e quindi come regolarsi nei casi di comunicazione interculturale, mantenendo efficacia anche all&#8217;interno di una cultura diversa), come negoziare con persone e organizzazione di culture diverse, e essere capaci di integrare ogni possibile differenza nella propria strategia comunicativa. La letteratura in materia distingue quattro livelli di empatia (Trevisani, 2005) che qualificano le dimensioni utili per applicare una componente empatica sul piano interculturale:</p>
<ul>
<li><i>Empatia comportamentale</i>: capire i comportamenti di una cultura diversa e le loro cause, capire il perché del comportamento e le catene di comportamenti correlati.</li>
<li><i>Empatia emozionale</i>: riuscire a percepire le emozioni vissute dagli altri, anche in culture diverse dalle proprie, capire che emozioni prova il soggetto (quale emozione è in circolo), di quale intensità, quali mix emozionali vive l’interlocutore, come le emozioni si associano a persone, oggetti, fatti, situazioni interne o esterne che l’altro vive.</li>
<li><i>Empatia relazionale</i>: capire la mappa delle relazioni del soggetto e le sue valenze affettive nella cultura di appartenenza, capire con chi il soggetto si rapporta volontariamente o per obbligo, con chi deve rapportarsi per decidere, lavorare o vivere, quale è la sua mappa degli “altri significativi”, dei referenti, degli interlocutori, degli “altri rilevanti” e influenzatori che incidono sulle sue decisioni, con chi va d’accordo e chi no, chi incide sulla sua vita professionale (e in alcuni casi personale).</li>
<li><i>Empatia cognitiva</i> (o dei prototipi cognitivi): capire i prototipi cognitivi attivi in un dato momento del tempo in una certa cultura, le credenze di cui si compone, i valori, le ideologie, le strutture mentali che il soggetto culturalmente diverso possiede e a cui si ancora&#8221; (Trevisani, 2005)</li>
</ul>
<h2><span id="Educazione" class="mw-headline">Educazione</span></h2>
<h3><span id="Genitori_e_attaccamento" class="mw-headline">Genitori e attaccamento</span></h3>
<p>Già <a class="new" title="M. L. Hoffman (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=M._L._Hoffman&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank" rel="noopener">M. L. Hoffman</a> dà rilievo all’empatia, come qualcosa che compare nella consapevolezza del bambino fin dai primi anni di vita. Madre e padre dovrebbero imparare anch’essi ad essere soggetti empatici, soprattutto tramite la sensibilità e non la punizione. Dovrebbero quindi educare ai valori dell&#8217;altruismo, dell’apertura verso il prossimo, in modo tale che il figlio impari a capire e condividere il punto di vista degli altri.</p>
<p>In generale, secondo <a title="John Bowlby" href="https://it.wikipedia.org/wiki/John_Bowlby" target="_blank" rel="noopener">John Bowlby</a>, esiste la cosiddetta teoria dell’<a title="Attaccamento" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Attaccamento" target="_blank" rel="noopener">attaccamento</a>, per la quale il legame relazionale che si crea tra il bimbo e le figure adulte (<i>caregivers</i>), che si prendono cura di lui, è innato. Inoltre tale legame può essere spiegato ricorrendo alla <a class="mw-redirect" title="Teoria evoluzionistica" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Teoria_evoluzionistica" target="_blank" rel="noopener">teoria evoluzionistica</a>, secondo la quale il piccolo può sopravvivere più facilmente se vicino a qualcuno che lo protegge dai pericoli e gli è vicino nei momenti felici e in quelli di difficoltà.</p>
<p>Secondo <a class="new" title="J. Elicker (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=J._Elicker&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank" rel="noopener">J. Elicker</a>, <a class="new" title="M.Englund (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=M.Englund&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank" rel="noopener">M.Englund</a> e <a class="new" title="L. A. Stroufe (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=L._A._Stroufe&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank" rel="noopener">L. A. Stroufe</a>, le figure adulte di attaccamento, non solo favoriscono al bambino aspettative sociali positive, ma inoltre fa sì che si rinforzi l’autostima del bambino assieme all’immagine che egli ha di sé.</p>
<h3><span id="A_scuola" class="mw-headline">A scuola</span></h3>
<p>Presupposto essenziale dell’educazione è la trasmissione di un messaggio dal contenuto relazionale-affettivo, perché solo con un clima positivo e di fiducia reciproca c’è un incremento dell’<a title="Apprendimento" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Apprendimento" target="_blank" rel="noopener">apprendimento</a> negli allievi. Per questo l’insegnante stesso, per essere un buon insegnante deve ricorrere al raggiungimento di un buon livello di empatia con la sua classe.</p>
<p>Cooper ha voluto indagare quale sia il legame fra empatia-insegnante-alunni, e ha notato, che a livello morale, il livello di empatia dell’insegnante influenza enormemente la condivisione di affetti, sentimenti e conoscenze a livello interclasse. È insomma, egli stesso un esempio, una guida, una sorta di catalizzatore dell’apprendimento. L’importante per lui, è tenere conto individualmente di ciascun alunno, ma senza perdere di vista l’insieme, affinché questa sorta di partecipazione influisca anche sugli alunni più bravi, in modo che lo supportino nel suo obiettivo.</p>
<p>Fortuna e Tiberio (1999) hanno determinato dei criteri per stabilire quanto un insegnante sia più empatico di un altro. Nel caso sia più empatico, il docente è contraddistinto da una maggiore propensione a elogiare e premiare gli studenti che se lo meritano, più che a denigrare o svalutare coloro che non riescono a portare a termine un risultato. Inoltre sanno accogliere e guidare gli studenti che esprimono liberamente i propri sentimenti, incentivando le discussioni condivise in aula. Tali maestri non ricorrono all’atteggiamento autoritario, ma sono capaci di valorizzare i propri alunni, facendo emergere la loro creatività. Molto importante è il fatto che gli alunni che collaborano con insegnanti empatici abbiano un livello di autostima più alto e un concetto di sé sociale più positivo, senza contare che anche a livello sociale gli alunni si prestano molto più ad essere collaborativi, perché capiscono qual è il comportamento più rispettoso da tenere all’interno di un gruppo. L’empatia non è presente però in tutti gli insegnanti, essi stessi infatti ritengono che essa sia una sorta di caratteristica individuale più o meno esercitata nel tempo. Essa emerge soprattutto all’interno delle classi poco numerose. Condizione necessaria è che si instauri tra insegnante e alunni un rapporto di fiducia, positivo, cooperativo e volto all’ascolto reciproco.</p>
<h2><span id="Empatia_nelle_relazioni_d.27amore" class="mw-headline">Empatia nelle relazioni d&#8217;<a title="Amore" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Amore" target="_blank" rel="noopener">amore</a></span></h2>
<p>L’empatia è un fattore fondamentale nelle relazioni di coppia. Nelle relazioni amorose l’uomo non dà cose materiali, ma se stesso in sostanza; dunque le persone che amano si sentono vive. C’è un desiderio di fondersi con l’altro essere, comprendendolo pienamente, che è proprio una dimensione dell’empatia stessa; pertanto l’empatia facilita il coinvolgimento della crescita all’interno della coppia.</p>
<p>L’empatia può produrre effetti positivi e negativi nella coppia. Nel primo caso può essere utilizzata per risolvere incomprensioni e litigi futili; nel secondo caso invece può danneggiarla evidenziando le differenze che minacciano la continuità della relazione. Infatti l’empatia prolunga l’amore quando non vi è una disparità tra i partner nella comprensione reciproca e nella capacità di sentirsi vicendevolmente.</p>
<h2><span id="La_misurazione_dell.27empatia" class="mw-headline">La misurazione dell&#8217;empatia</span></h2>
<p>Poiché non esiste una definizione condivisa di empatia, risulta particolarmente difficile definire quali sono i metodi e gli strumenti maggiormente idonei a misurarla. Alcuni studiosi, infatti, privilegiano l’approccio cognitivo e altri quello affettivo.</p>
<p>È quindi possibile distinguere diverse tecniche di misurazione dell’empatia facendo riferimento agli aspetti che esse considerano: <i>cognitivi</i>, <i>affettivi</i> o <i>multidimensionali</i>.</p>
<h3><span id="Strumenti_basati_su_aspetti_cognitivi" class="mw-headline">Strumenti basati su aspetti cognitivi</span></h3>
<p>Tra di essi si possono distinguere due sottocategorie:</p>
<ul>
<li>I test di predizione sociale, che identificano l’empatia come la capacità della persona di fare una stima di ciò che gli altri provano (emozioni e pensieri). Due famosi test di questo tipo sono quello di <a class="new" title="R. F. Dymond (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=R._F._Dymond&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank" rel="noopener">R. F. Dymond</a> e quello di <a class="new" title="W. A. Kerr (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=W._A._Kerr&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank" rel="noopener">W. A. Kerr</a> e <a class="new" title="B. J. Speroff (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=B._J._Speroff&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank" rel="noopener">B. J. Speroff</a>.</li>
<li>I test di <i>role taking</i> affettivo, che identificano l’empatia come l’abilità dell’individuo di comprendere la prospettiva dell’altro in una determinata situazione. L’esempio più noto è il Test di Percezione Interpersonale (Interpersonal Perception Test) di <a class="new" title="H. Borke (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=H._Borke&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank" rel="noopener">H. Borke</a>.</li>
</ul>
<h3><span id="Strumenti_basati_su_aspetti_affettivi" class="mw-headline">Strumenti basati su aspetti affettivi</span></h3>
<p>In questo caso si possono individuare tre tipologie:</p>
<ul>
<li>Resoconti verbali, cioè risposte che gli individui danno a situazioni stimolo come storie figurate, interviste e questionari.</li>
<li>Indici somatici, cioè <i>posture, gesti, sguardi, vocalizzi ed espressioni facciali</i><sup id="cite_ref-20" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#cite_note-20" target="_blank" rel="noopener">[20]</a></sup> che le persone assumono nel momento in cui si trovano esposte a situazioni significative dal punto di vista emotivo.</li>
<li>Indici psicofisiologici, cioè <i>risposte del sistema nervoso autonomo come, ad esempio, la sudorazione, la vasocostrizione, il battito cardiaco, la temperatura e la conduttanza della pelle</i><sup id="cite_ref-21" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#cite_note-21" target="_blank" rel="noopener">[21]</a></sup>.</li>
</ul>
<h3><span id="Strumenti_basati_su_aspetti_multidimensionali" class="mw-headline">Strumenti basati su aspetti multidimensionali</span></h3>
<p>Secondo alcuni autori non è sufficiente limitarsi a considerare solamente o l’aspetto cognitivo o quello affettivo, ma è necessario utilizzare strumenti più complessi che fanno riferimento ad entrambi. Due esempi significativi sono il Sistema di Punteggio Continuo (Empathy Continuum Scoring System) di <a class="new" title="Janet Stayer (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Janet_Stayer&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank" rel="noopener">Janet Stayer</a> e l’Indice di Reattività Interpersonale (Interpersonal Reactivity Index) di <a class="new" title="M. H. Davis (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=M._H._Davis&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank" rel="noopener">M. H. Davis</a>.</p>
<h2><span id="Disturbi" class="mw-headline">Disturbi</span></h2>
<p>Alcuni disturbi e malattie mentali presentano come sintomi anche carenza di empatia. Mentre in questi tale caratteristica è solo conseguente o parallela ad altre caratteristiche disturbanti, esiste un disturbo comprendente a volte deficit di empatia cognitiva, la <a title="Sindrome di Asperger" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Asperger" target="_blank" rel="noopener">sindrome di Asperger</a>; in questa, tale deficit non deve essere interpretato come negativo, ma neutro, in quanto se nei pazienti mancano i risvolti &#8220;positivi&#8221; dell&#8217;empatia, mancano anche quelli &#8220;negativi&#8221; (<a title="Schadenfreude" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Schadenfreude" target="_blank" rel="noopener">schadenfreude</a>, acredine).</p>
<h2><span id="La_civilt.C3.A0_dell.27empatia_di_Jeremy_Rifkin" class="mw-headline">La civiltà dell&#8217;empatia di Jeremy Rifkin</span></h2>
<p>Secondo i concetti esposti dall&#8217;<a title="Economista" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Economista" target="_blank" rel="noopener">economista</a> e <a class="mw-redirect" title="Saggista" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Saggista" target="_blank" rel="noopener">saggista</a> <a class="mw-redirect" title="Statunitense" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Statunitense" target="_blank" rel="noopener">statunitense</a> <a title="Jeremy Rifkin" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Jeremy_Rifkin" target="_blank" rel="noopener">Jeremy Rifkin</a> in un saggio del <a title="2010" href="https://it.wikipedia.org/wiki/2010" target="_blank" rel="noopener">2010</a> intitolato <i><a class="new" title="La civiltà dell&#039;empatia (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=La_civilt%C3%A0_dell%27empatia&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank" rel="noopener">La civiltà dell&#8217;empatia</a></i>, l&#8217;uomo moderno è naturalmente predisposto all&#8217;empatia, intesa come capacità di immedesimarsi negli altri &#8211; uomini o animali &#8211; attraverso i cosiddetti <a title="Neuroni specchio" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Neuroni_specchio" target="_blank" rel="noopener">neuroni specchio</a>, così da sentirne le sofferenze, le gioie, le fatiche ecc. Secondo Rifkin «sono circa 20.000 anni che non siamo più <a class="mw-redirect" title="Homo sapiens sapiens" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Homo_sapiens_sapiens" target="_blank" rel="noopener">homo sapiens sapiens</a>, ma homo empathicus. Leghiamo tra di noi, socializziamo, ci occupiamo l&#8217;uno dell&#8217;altro, siamo cooperativi [&#8230;] Ci basiamo su tre colonne portanti per il nostro benessere: la socializzazione, la salute (igiene e sanità, nutrizione), e la creatività. Quando una di queste tre colonne o l&#8217;empatia viene a mancare o repressa, vengono fuori i nostri alter-eghi, da cui la violenza, l&#8217;egoismo, il narcisismo ecc. [&#8230;] Poi però, ci pentiamo di aver fatto del male, perché non è proprio nella nostra natura.<sup id="cite_ref-22" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#cite_note-22" target="_blank" rel="noopener">[22]</a></sup></p>
<h2><span id="Note" class="mw-headline">Note</span></h2>
<div class="references note_colonne">
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<li id="cite_note-2"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#cite_ref-2" target="_blank" rel="noopener"><b>^</b></a> <span class="reference-text">Cf. <a class="external text" href="http://www.treccani.it/enciclopedia/empatia/" rel="nofollow noopener" target="_blank"><i>empatia</i></a> in <a title="Enciclopedia Treccani" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Enciclopedia_Treccani" target="_blank" rel="noopener">Enciclopedia Treccani</a> online.</span></li>
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<li id="cite_note-5"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#cite_ref-5" target="_blank" rel="noopener"><b>^</b></a> <span class="reference-text">Cf. <a class="external text" href="http://www.treccani.it/enciclopedia/einfuhlung/" rel="nofollow noopener" target="_blank"><i>Einfühlung</i></a> in Enciclopedia Treccani online.</span></li>
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<li id="cite_note-Hojat-7"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Empatia#cite_ref-Hojat_7-0" target="_blank" rel="noopener"><b>^</b></a> <span class="reference-text"><a class="external text" href="http://www.springer.com/psychology/health+and+behavior/book/978-0-387-33607-7" rel="nofollow noopener" target="_blank">Hojat M. &#8220;Empathy in patient care&#8221;, Springer 2007</a>, Storia, sviluppo, misurazione ed esito dell&#8217;uso dell&#8217;empatia nella cura dei pazienti.</span></li>
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</ol>
</div>
<h2><span id="Bibliografia" class="mw-headline">Bibliografia</span></h2>
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<h2><span id="Voci_correlate" class="mw-headline">Voci correlate</span></h2>
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<li><a title="Compassione (filosofia)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Compassione_(filosofia)" target="_blank" rel="noopener">Compassione (filosofia)</a></li>
<li><a title="Simpatia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Simpatia" target="_blank" rel="noopener">Simpatia</a></li>
<li><a title="Apatia (psicologia)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Apatia_(psicologia)" target="_blank" rel="noopener">Apatia (psicologia)</a></li>
<li><a title="Antipatia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Antipatia" target="_blank" rel="noopener">Antipatia</a></li>
<li><a title="Ascolto attivo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ascolto_attivo" target="_blank" rel="noopener">Ascolto attivo</a></li>
<li><a title="Buon selvaggio" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Buon_selvaggio" target="_blank" rel="noopener">Buon selvaggio</a></li>
<li><a title="Telepatia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Telepatia" target="_blank" rel="noopener">Telepatia</a></li>
<li><a title="Comprensione" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Comprensione" target="_blank" rel="noopener">Comprensione</a></li>
<li><a title="Ermeneutica" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ermeneutica" target="_blank" rel="noopener">Ermeneutica</a></li>
<li><a title="Intelligenza emotiva" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Intelligenza_emotiva" target="_blank" rel="noopener">Intelligenza emotiva</a></li>
<li><a title="Emozione" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Emozione" target="_blank" rel="noopener">Emozione</a></li>
<li><a title="Neuroni specchio" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Neuroni_specchio" target="_blank" rel="noopener">Neuroni specchio</a></li>
<li><a title="Amore" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Amore" target="_blank" rel="noopener">Amore</a></li>
<li><a title="Pathos" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pathos" target="_blank" rel="noopener">Pathos</a></li>
<li><a title="Sensibilità (psicologia)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sensibilit%C3%A0_(psicologia)" target="_blank" rel="noopener">Sensibilità (psicologia)</a></li>
<li><a title="Assertività" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Assertivit%C3%A0" target="_blank" rel="noopener">Assertività</a></li>
<li><a title="Ponerologia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ponerologia" target="_blank" rel="noopener">Ponerologia</a></li>
<li><a title="Kurt Cobain" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Kurt_Cobain" target="_blank" rel="noopener">Kurt Cobain</a></li>
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<h2><span id="Altri_progetti" class="mw-headline">Altri progetti</span></h2>
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<p id="sisterProjects">Altri progetti</p>
<div title="Collegamenti verso gli altri progetti Wikimedia">
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<li title=""><a class="extiw" title="q:Empatia" href="https://it.wikiquote.org/wiki/Empatia" target="_blank" rel="noopener">Wikiquote</a></li>
<li title=""><span class="plainlinks" title="commons:Category:Empathy"><a class="external text" href="https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Empathy?uselang=it" target="_blank" rel="noopener">Wikimedia Commons</a></span></li>
</ul>
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</div>
<ul>
<li><a title="Collabora a Wikiquote" href="https://it.wikiquote.org/wiki/" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/f/fa/Wikiquote-logo.svg/18px-Wikiquote-logo.svg.png" alt="Collabora a Wikiquote" width="18" height="21" /></a> <b><a class="extiw" title="q:" href="https://it.wikiquote.org/wiki/" target="_blank" rel="noopener">Wikiquote</a></b> contiene citazioni sull&#8217;<b><a class="extiw" title="q:Empatia" href="https://it.wikiquote.org/wiki/Empatia" target="_blank" rel="noopener">empatia</a></b></li>
<li><a title="Collabora a Wikizionario" href="https://it.wiktionary.org/wiki/" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/f/f9/Wiktionary_small.svg/18px-Wiktionary_small.svg.png" alt="Collabora a Wikizionario" width="18" height="18" /></a> <b><a class="extiw" title="wikt:" href="https://it.wiktionary.org/wiki/" target="_blank" rel="noopener">Wikizionario</a></b> contiene il lemma di dizionario «<b><a class="extiw" title="wikt:empatia" href="https://it.wiktionary.org/wiki/empatia" target="_blank" rel="noopener">empatia</a></b>»</li>
<li><a title="Collabora a Wikimedia Commons" href="https://commons.wikimedia.org/wiki/?uselang=it" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/4/4a/Commons-logo.svg/18px-Commons-logo.svg.png" alt="Collabora a Wikimedia Commons" width="18" height="24" /></a> <b><span class="plainlinks"><a class="external text" href="https://commons.wikimedia.org/wiki/?uselang=it" target="_blank" rel="noopener">Wikimedia Commons</a></span></b> contiene immagini o altri file sull&#8217;<b><span class="plainlinks"><a class="external text" href="https://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Empathy?uselang=it" target="_blank" rel="noopener">empatia</a></span></b></li>
</ul>
<h2><span id="Collegamenti_esterni" class="mw-headline">Collegamenti esterni</span><span class="mw-editsection"><span class="mw-editsection-bracket">[</span><a class="mw-editsection-visualeditor" title="Modifica la sezione Collegamenti esterni" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Empatia&amp;veaction=edit&amp;vesection=22" target="_blank" rel="noopener">modifica</a><span class="mw-editsection-divider"> | </span><a title="Modifica la sezione Collegamenti esterni" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Empatia&amp;action=edit&amp;section=22" target="_blank" rel="noopener">modifica wikitesto</a><span class="mw-editsection-bracket">]</span></span></h2>
<ul>
<li><cite class="citation web"><a class="external text" href="http://www.lastampa.it/2012/07/26/cultura/tu-chiamala-se-vuoi-empatia-XU6QN3nYVgPIAMg4WLOe2K/pagina.html" rel="nofollow noopener" target="_blank">Articolo di Marco Belpoliti tratto dal sito del quotidiano La Stampa</a>, lastampa.it.</cite></li>
<li><cite class="citation web"><a class="external text" href="http://www.unambro.it/html/pdf/Lectio_prof_Luciano_Berti.PDF" rel="nofollow noopener" target="_blank">Articolo del prof. Luciano Berti</a> (<a title="Portable Document Format" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Portable_Document_Format" target="_blank" rel="noopener">PDF</a>), unambro.it.</cite></li>
<li><cite id="CITEREFThesaurus_BNCF" class="citation web"><a class="external text" href="http://thes.bncf.firenze.sbn.it/termine.php?id=2625" rel="nofollow noopener" target="_blank">Empatia</a>, in <a class="external text" href="http://thes.bncf.firenze.sbn.it/" rel="nofollow noopener" target="_blank">Tesauro</a> del <a title="Nuovo soggettario" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Nuovo_soggettario" target="_blank" rel="noopener">Nuovo soggettario</a>, <a title="Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Biblioteca_Nazionale_Centrale_di_Firenze" target="_blank" rel="noopener">BNCF</a>, marzo 2013.</cite></li>
<li><cite class="citation web"><a class="external text" href="https://www.youtube.com/watch?v=ycO5rG1DM8U" rel="nofollow noopener" target="_blank">Video <i>La civiltà empatica</i> (J. Rifkin)</a>, youtube.com.</cite></li>
<li><cite class="citation web"><a class="external text" href="https://www.youtube.com/watch?v=ASvNrfy-fTs" rel="nofollow noopener" target="_blank">Video <i>Neuroni specchio: una questione di empatia</i></a>, youtube.com.</cite></li>
</ul>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/i-quattro-livelli-di-empatia-metodo-4-levels-empathy-di-trevisani-per-le-tecniche-di-ascolto-aumentato/">I quattro livelli di Empatia (Metodo &#8220;4-Levels Empathy&#8221; di Trevisani per le Tecniche di Ascolto Aumentato)</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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					<wfw:commentRss>https://www.studiotrevisani.it/i-quattro-livelli-di-empatia-metodo-4-levels-empathy-di-trevisani-per-le-tecniche-di-ascolto-aumentato/feed/</wfw:commentRss>
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