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	<title>credenze &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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	<description>Formazione Aziendale, Coaching, Counseling, Ricerca e Sviluppo</description>
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	<title>credenze &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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	<item>
		<title>La progettazione del prodotto secondo la psicologia dell&#8217;atteggiamento e del comportamento del consumatore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Daniel Trevisani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 May 2024 10:16:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libro Psicologia di marketing e comunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;Psicologia di Marketing e Comunicazione&#8221; Franco Angeli Editore, Milano Gli atteggiamenti sono un concetto fondamentale della psicologia sociale. Il loro utilizzo nelle ricerche psicologiche e nel marketing è ampio e permea diverse funzioni: comunicazione, ricerca di mercato, test dei prodotti, segmentazione del mercato, &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/la-progettazione-del-prodotto-secondo-la-psicologia-dellatteggiamento-e-del-comportamento-del-consumatore/">La progettazione del prodotto secondo la psicologia dell&#8217;atteggiamento e del comportamento del consumatore</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli atteggiamenti sono un concetto fondamentale della psicologia sociale. Il loro utilizzo nelle ricerche psicologiche e nel marketing è ampio e permea diverse funzioni: comunicazione, ricerca di mercato, test dei prodotti, segmentazione del mercato, risorse umane e formazione aziendale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forniamo innanzitutto una prima definizione di Thurstone e di Allport.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Psicologia-degli-atteggiamenti.jpg" alt="" class="wp-image-26404"/></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Come sottolineano Eiser e van der Pligt (1991)<a href="#_ftn1" id="_ftnref1">[1]</a>, gli atteggiamenti non sono vaghi stati d&#8217;animo o sensazioni, ma forme di esperienza che (a) si riferiscono a specifici oggetti, eventi, persone o problemi, e (b) sono di natura essenzialmente valutativa, cioè implicano dei giudizi di buono-cattivo, positivo-negativo, giusto-sbagliato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La relazione tra atteggiamento e obiettivi aziendali è forte e immediata. Gli atteggiamenti verso il prodotto, verso il marchio o impresa, e verso il venditore, generano o eliminano la propensione all&#8217;acquisto. Darley, Gluksberg, Kamin e Kinchla (1986)<a href="#_ftn2" id="_ftnref2">[2]</a> collegano direttamente il concetto di atteggiamento alla problematica della persuasione:</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Si spendono miliardi per tentare di convincere le persone che la marca X è migliore, meno cara, e più efficace della marca Y o Z&#8221;, e questo porta immediatamente a chiedersi &#8220;quali sono i fattori della comunicazione che fanno cambiare gli atteggiamenti?&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La psicologia degli atteggiamenti applicata al marketing è in grado di fornire numerosi contributi di grande rilevanza per la comprensione di come le persone valutano i prodotti. L&#8217;importanza del concetto di atteggiamento proviene dalla sua stretta correlazione con il comportamento. Gli atteggiamenti sono precursori dei comportamenti. In altre parole, la creazione di atteggiamenti positivi<strong> (1) verso il prodotto, (2) verso il venditore e (3) verso il marchio, </strong>è indispensabile per conseguire <strong>successo di vendita.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca evidenzia che l’atteggiamento individuale non è l’unica causa del comportamento, altri fattori situazionali (ad esempio la pressione degli amici o della famiglia, o tagli alla disponibilità economica, tanto per fornire un dato concreto) possono bloccare l’azione, o dirigerla verso altre mete.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="#_ftnref1" id="_ftn1">[1]</a> Eiser, J.R., &amp; van der Pligt, J. (1991). <em>Atteggiamenti e decisioni</em>. Bologna, Il Mulino. Edizione originale: <em>Attitudes and Decisions</em>. London, Routledge, 1988.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> Darley, J.M., Glucksberg, S., Kamin, L.J, Kinchla, R.A., (1984). <em>Psicologia</em>. Bologna: Il Mulino. Edizione originale: <em>Psychology</em>. Englewood Cliffs: Prentice-Hall, 1984.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Fattori-valutativi.jpg" alt="" class="wp-image-26405"/></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">In generale, possiamo affermare che nel marketing l&#8217;atteggiamento individuale verso un prodotto o un comportamento è il risultato di una serie di valutazioni specifiche, e si forma come sommatoria delle opinioni e credenze (convinzioni) relative alle componenti del prodotto. L’atteggiamento verso un comportamento emerge come risultato delle varie credenze riguardanti l&#8217;esito del comportamento stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;atteggiamento può avere una valenza positiva o negativa. Inoltre, ciascun atteggiamento avrà una certa &#8220;forza&#8221;, cioè un livello più o meno alto di <strong>radicamento</strong> nel soggetto. Perciò potremo identificare atteggiamenti fortemente positivi o fortemente negativi, moderatamente positivi o moderatamente negativi, oppure atteggiamenti neutri o inesistenti, verso qualsiasi tipo di prodotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>forza di un atteggiamento verso il prodotto</strong> si determina grazie ad un ragionamento moltiplicatorio: è il risultato delle <strong>credenze soggettive</strong> sul fatto che il prodotto possegga una certa proprietà per la <strong>valutazione</strong> (positiva o negativa) di quella proprietà.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Forza-dellatteggiamento.jpg" alt="" class="wp-image-26406"/></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Ad esempio, il mio atteggiamento verso l&#8217; &#8220;oggetto mentale&#8221; Internet sarà dato (1) dalle proprietà positive che io vi attribuisco (ritengo che Internet renda possibile una ricerca veloce di informazioni; considero anche indispensabile, oggi, poter scambiare dati con altre persone senza spostarmi fisicamente) e (2) da quanto risulta per me importante quella proprietà (per me la velocità nelle ricerche di informazioni è molto importante, così come poter risparmiare tempo negli spostamenti). Queste valutazioni spingeranno il soggetto ad avere un atteggiamento complessivamente positivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni prodotto è possibile percepire sia componenti positive che negative, le quali vengono soppesate secondo un sistema di bilanciamento che è estremamente individuale e soggettivo. Posso personalmente ritenere che Internet contenga anche informazioni errate ed inutili, e questo possa generare dispersività, ma questo fatto è per me poco incisivo, in quanto sento di padroneggiare bene lo strumento e di poter gestire facilmente il problema. Tutto sommato, quindi, il mio atteggiamento complessivo verso Internet sarà positivo (sommatoria di forti valutazioni positive, con qualche debole valutazione negativa).</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Elementi-di-atteggiamento.jpg" alt="" class="wp-image-26407"/></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Nell’individuo, le diverse informazioni e valutazioni (positive e negative) compongono un <strong>quadro di atteggiamento</strong> verso il prodotto. Questo sistema complesso di valutazioni deve essere capito se si vuole sperare di ottenere una buona probabilità di successo di mercato. Il quadro, inoltre, può variare da persona a persona. Ad esempio, verso Internet un soggetto diverso (es: un imprenditore) può aver formulato il seguente quadro (negativo).</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Diverso-quadro-di-atteggiamento.jpg" alt="" class="wp-image-26408"/></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">In questo caso, il soggetto (l&#8217;imprenditore) formula il suo atteggiamento sulla base di quattro credenze, di cui tre fortemente negative (per lui): (1) la possibilità che il personale perda tempo in siti inutili, (2) il fatto di vedere il sistema internet come qualcosa di complicato che egli non capisce (e quindi diminuisce il suo potere in azienda), e (3) un aggravio di costi. Tra le sue credenze vi è anche un elemento valutativo positivo, (4) la possibilità di ricercare velocemente informazioni. Tuttavia il soggetto ritiene che vi siano tante altre fonti alternative, e perciò questo dato influisce solo debolmente. Il valore complessivo dell&#8217;atteggiamento che emerge dal quadro, è negativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In termini numerici, l’atteggiamento può essere ridotto e sintetizzato ad un singolo punteggio (ad esempio, 65 su una scala da 1 a 100), ma le dimensioni sottostanti devono essere comunque sviscerate. Per un’azienda, non è sufficiente sapere che la valutazione del proprio marchio su una scala di atteggiamento, da parte di un campione di clienti, sia di 65/100, ma occorre comprendere in base a quali criteri sottostanti avviene la valutazione (perché, ad esempio, è 65 e non 90, quali elementi hanno “tirato giù” la valutazione, quali l’hanno spinta in alto). Solo così sarà possibile capire i propri punti di forza e di debolezza. Questo consente di migliorare la propria offerta, la progettazione di prodotto, e la comunicazione al cliente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<ul class="wp-block-list">
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</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Atteggiamento valutativo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esperienza di prodotto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Problematica della persuasione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comunicazione persuasiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Valutazione del prodotto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Successo di vendita</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forza dell’atteggiamento</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credenze soggettive</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia</p>



<p class="wp-block-paragraph">Atteggiamento</p>



<p class="wp-block-paragraph">Acquisto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comportamento del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Motivazioni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Preferenze</p>



<p class="wp-block-paragraph">Percezioni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Decisioni di acquisto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fattori psicologici</p>



<p class="wp-block-paragraph">Influenza sociale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Processi decisionali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aspettative</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credenze</p>



<p class="wp-block-paragraph">Valori personali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Risposte emotive</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rappresentazioni mentali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentalità del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Biases cognitivi</p>



<p class="wp-block-paragraph">Teoria del comportamento pianificato</p>



<p class="wp-block-paragraph">Condizionamento comportamentale</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Dis-inquinare la comunicazione  nei team: la comunicazione efficace, il riconoscimento delle incomunicabilità</title>
		<link>https://www.studiotrevisani.it/dis-inquinare-la-comunicazione-nei-team-la-comunicazione-efficace-il-riconoscimento-delle-incomunicabilita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Dec 2022 11:25:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Team Leadership e Comunicazione Operativa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo estratto con il permesso dell’autore, dott. Daniele Trevisani, dal testo “Team leadership e comunicazione operativa. Principi e pratiche per il miglioramento continuo individuale e di team” Migliorare la comunicazione nei team È indubbio che un gruppo di persone nel quale si comunichi male possa avere grossi problemi. In una sala operatoria, una sola parola &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/dis-inquinare-la-comunicazione-nei-team-la-comunicazione-efficace-il-riconoscimento-delle-incomunicabilita/">Dis-inquinare la comunicazione  nei team: la comunicazione efficace, il riconoscimento delle incomunicabilità</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Articolo estratto con il permesso dell’autore, <a href="https://www.studiotrevisani.it/">dott. Daniele Trevisani</a>, dal testo “<a href="https://amzn.to/3y30w78" target="_blank" rel="noopener">Team leadership e comunicazione operativa. Principi e pratiche per il miglioramento continuo individuale e di team</a>”</p>



<h2 class="wp-block-heading">Migliorare la comunicazione nei team</h2>



<p class="wp-block-paragraph">È indubbio che un gruppo di persone nel quale si comunichi male possa avere grossi problemi. In una sala operatoria, una sola parola capita male può causare la morte. Lo stesso durante un incendio ove operino vigili del fuoco, o per forze di polizia durante un’azione. Ma esiste un fatto positivo: <strong>le dinamiche comunicazionali interne ai gruppi si possono allenare</strong>. Per poterle allenare è necessario capire come funzionano e soprattutto quali sono gli inquinamenti più pericolosi cui può andare incontro la comunicazione interna a un team, prima tra tutti l’incomunicabilità.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" class="wp-image-250" src="https://libroteamleadership.files.wordpress.com/2022/12/incomunicabilita.jpg?w=5000" alt="incomunicabilità" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le distanze comunicative tra persone</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">I gruppi vincenti devono tenere conto delle dinamiche del­l’incomu­nica­bilità, delle cause di tale problema e delle eventuali leve su cui agire per evitarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo modello, il Trevisani 2V, pubblicato in ALM4 (vedi Trevisani 2004), partendo da un’analisi sulla comunicazione interculturale, utilizza due variabili: la distanza ideologica e la distanza linguistica o di codice.</p>



<p class="wp-block-paragraph">•     La prima distanza rispecchia le differenze nel­l’utilizzo e nella conoscenza di codici o linguaggi tra due persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">•     La seconda distanza riguarda invece le differenze tra persone in termini di credenze, ideologie, valori, visioni del mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su queste due variabili si costruisce una matrice che presenta quattro quadranti (fig. 1).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Unendo le due variabili culturali, codice e visione del mondo, in una matrice, possiamo identificare quattro situazioni ipotetiche di comunicazione (Comsits).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a>Figura 1 – Matrice T2V, Trevisani 2V, a due variabili</a></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" class="wp-image-255" src="https://libroteamleadership.files.wordpress.com/2022/12/matrice-t2v.png?w=980" alt="Matrice T2V" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">•     <strong>Comsit A</strong>: le persone la pensano in modo uguale o simile, e possiedono un linguaggio condiviso. È una situazione idilliaca in cui il team funziona senza ostacoli ideologici o comunicativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">•     <strong>Comsit B</strong>: la visione del mondo o ideologia è similare, ma il linguaggio è diverso. Possono nascere incomprensioni tecniche nel dialogo e degenerare in disaccordi. La soluzione più immediata è lavorare per creare un linguaggio in comune, costruire un vocabolario condiviso di team e regole di comunicazione di team.</p>



<p class="wp-block-paragraph">•     <strong>Comsit C</strong>: le persone si capiscono (linguisticamente) ma la pensano in modo diverso (ideologicamente). È una situazione difficile, in cui il team soffre di distanze e ostacoli ideologici. Ognuno la pensa in modo diverso, è difficile trovare accordo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">•     <strong>Comsit D</strong>: la visione del mondo o ideologia è diversa, così come il linguaggio. Nascono grandi incomprensioni nel dialogo e disaccordi sui contenuti generando conflitto profondo, anche sul merito delle scelte. La soluzione è complessa e richiede di lavorare per creare un linguaggio in comune, costruire un vocabolario condiviso e regole di comunicazione condivise, ma anche analizzare le possibili convergenze e punti in comune a livello ideologico, culturale, valoriale e umano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Può accadere che si realizzino degli “abbagli”, cioè che due persone pensino inizialmente di trovarsi nella condizione ideale A ma non lo siano. Nelle relazioni uomo-donna può essere la condizione tra due amanti (dialogo sul piano biologico forte) che tuttavia non abbiano mai analizzato assieme alcuni veri temi ideologici di fondo. Conoscendosi meglio, trovandosi a dialogare non più solo sul piano fisico-sessuale ma su quello intellettuale, e dovendo non solo risolvere problemi minimali ma fare intere scelte di vita, può accadere che vengano a emergere differenze sia di ideologia che di codice. Ciò a dimostrare che le traiettorie delle relazioni sono mutevoli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attraverso tecniche di simulazione si può valutare e misurare il grado di qualità comunicativa esistente in un gruppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri materiali su Comunicazione, Coaching, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/blog/">Studio Trevisani – Formazione Aziendale</a> Blog con aggiornamenti giornalieri</li>



<li><a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Website Dr. Daniele Trevisani (English)</a></li>



<li><a href="https://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Aziendale</a></li>



<li><a href="https://www.interculturalnegotiation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intercultural Negotiation (English)</a></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altre risorse online</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pubblicazioni e libri dott. Daniele Trevisani</a> (Books published)</li>



<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/iscriviti-gratuitamente-alla-rivista-online-di-formazione-communication-research-e-potenziale-umano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivista online gratuita di Comunicazione, Potenziale Umano e Management</a></li>



<li><a href="https://www.youtube.com/channel/UCWXqtAjX1ctXm4fNX2ogb6Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Canale YouTube</a></li>



<li><a href="https://www.facebook.com/dr.daniele.trevisani" target="_blank" rel="noopener">Canale Facebook</a></li>



<li><a href="https://www.instagram.com/danieletrevisani/" target="_blank" rel="noopener">Canale Instagram</a></li>



<li><a href="https://www.coachingworldfederation.com/" target="_blank" rel="noopener">Coaching World Federation (CWF)</a></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Temi e Keywords dell’articolo:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Comunicazione nei team</li>



<li>Comunicazione efficace</li>



<li>Incomunicabilità</li>



<li>Dinamiche comunicazionali</li>



<li>Trevisani 2V</li>



<li>Distanze comunicative</li>



<li>Distanze ideologiche</li>



<li>Distanze linguistiche</li>



<li>Incomprensioni</li>



<li>Disaccordi</li>



<li>Ostacoli ideologici</li>



<li>Dialogo</li>



<li>Linguaggio</li>



<li>Linguaggio condiviso</li>



<li>Credenze</li>



<li>Ideologie</li>



<li>Regole di comunicazione</li>



<li>Qualità comunicativa</li>
</ul>
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		<title>Senso di autoefficacia</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2022 12:26:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo estratto con il permesso dell’autore dal testo di Daniele Trevisani “Il potenziale umano. Metodi e tecniche di coaching e training per lo sviluppo delle performance”. Franco Angeli editore, Milano. Essere consapevoli dei propri strumenti operativi (tools funzionali) e dei propri strumenti analitici e conoscitivi di base (meta-strumenti) Se credo di poterlo fare,acquisirò sicuramente la &#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><a>Articolo estratto con il permesso dell’autore dal testo di </a><a href="https://www.studiotrevisani.it">Daniele Trevisani</a> “<a href="https://amzn.to/3HpVpko" target="_blank" rel="noopener">Il potenziale umano. Metodi e tecniche di coaching e training per lo sviluppo delle performance</a>”. Franco Angeli editore, Milano.</p>



<h2 class="has-huge-font-size wp-block-heading"><strong>Essere consapevoli dei propri strumenti operativi (tools funzionali) e dei propri strumenti analitici e conoscitivi di base (meta-strumenti)</strong></h2>



<blockquote class="wp-block-quote has-text-align-right has-small-font-size is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p><em>Se credo di poterlo fare,</em></p><p><em>acquisirò sicuramente la capacità di farlo,</em></p><p><em>anche se all’inizio non dovessi averla</em></p><cite>Mahatma Gandhi</cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">L’autoefficacia è un concetto che fa riferimento al “senso delle proprie possibilità”. La coscienza di ciò che è veramente nella sfera delle nostre possibilità e quello che non lo è in un certo momento, ci permette di fare letture corrette della situazione e dei compiti che ci attendono, senza cadere vittima di demoralizzazione precoce o inutile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bandura<a href="#_ftn1" id="_ftnref1"><sup>[1]</sup></a>, sviluppatore del concetto sul piano scientifico, considera che l’autoefficacia percepita sia un insieme di credenze che le persone possiedono rispetto alle loro capacità di produrre livelli designati di performance specifiche (non generali), esercitare influenza sugli eventi e sulle proprie vite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Include, inoltre, l’atteggiamento positivo verso la capacità di raccogliere sfide o porsi nuove sfide.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel nostro metodo, riteniamo che l’autoefficacia dipenda largamente dall’autostima ma anche dalla consapevolezza corretta, non distorta, dei repertori di esperienze e competenze possedute e di ciò che con quei repertori possiamo fare. Spesso queste possibilità sono enormi e inesplorate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’autoefficacia produce il fatto di non abbandonare di fronte a punti d’arresto, perseverare (resilienza), &nbsp;lavorando per ottimizzare i propri progetti, consapevoli della forza intrinseca che essi possono avere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come evidenziato in un articolo del <em>Wall Street Journal</em>, in un brano dal titolo illuminante: “Se all’inizio non hai successo, sei in una azienda eccellente”, i veri successi sono spesso preceduti da dinieghi o porte chiuse<a href="#_ftn2" id="_ftnref2"><sup>[2]</sup></a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i casi citati: il libro di J. K. Rowling rifiutato da 12 editori prima che una piccola casa editrice londinese lo pubblicasse come “Harry Potter e la Pietra Filosofale”, un successo mondiale. La Decca Records che, in uno dei primi provini dei Beatles, disse “non ci piace il loro suono”. Walt Disney fu licenziato da un editor di un giornale, dicendo che egli “mancava di immaginazione.” Michael Jordan (il più grande giocatore di basket della storia) non venne considerato da ragazzino all’altezza del team di basket della sua scuola superiore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Senza una sana dose di autoefficacia e di resilienza, queste persone avrebbero abbandonato la propria strada.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’autoefficacia richiede la consapevolezza dei propri strumenti operativi (<strong>tools funzionali</strong>) e dei propri strumenti analitici e conoscitivi di base (<strong>meta-strumenti</strong>). Sapere di poter imparare vale più della conoscenza in sé.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se diminuisce la percezione di disporre di tali strumenti, prevalgono atteggiamenti di rinuncia, la continua richiesta di aiuto anche su ciò che è invece nel nostro campo di fattibilità, l’immagine di “non essere ancora pronto per&#8230;”, o il sentimento negativo “non fa per me, e non ci posso nemmeno provare, o prepararmi per&#8230;”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’autoefficacia richiede un certo grado di accettazione ragionata del rischio e la consapevolezza che – per molti task – non è indispensabile la perfezione prima di poter passare all’azione. Spesso è sufficiente una dose di comprensione (attuale o potenziale) della materia, un buon spirito di adattamento e una buona capacità generale di problem solving, per poter affrontare larga parte dei problemi o sfide manageriali, sportive, o personali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La consapevolezza delle proprie meta-competenze è un punto basilare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è necessario avere già fatto qualcosa per sentire di poterlo fare, ma è indispensabile avere coscienza della propria capacità di generare soluzioni, di analizzare problemi, di comprendere dinamiche, e sapere di poter apprendere. Questi meta-fattori aiutano ad accettare anche sfide e compiti sui quali non esiste ancora esperienza specifica diretta o consolidata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’autoefficacia non deve diventare sensazione di onnipotenza o delirio, va dovutamente bilanciata con la saggezza e senso pratico, ma questi ancoraggi al realismo non devono impedire di perseguire un sogno difficile che abbia qualche probabilità di successo. La paura di fallire o incontrare difficoltà non deve fermare aspirazioni giuste e sogni sfidanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso di un docente cui viene chiesto di fare una lezione su temi non esattamente pertinenti alla propria formazione, ma vicini, è un esempio concreto. La flessibilità mentale è un fattore vincente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un docente che insegna statistica ed ha basso livello di autoefficacia non accetterà di insegnare una materia come la Qualità Totale (trovandovi molte differenze rispetto alla propria), mentre al contrario sarebbe assolutamente fattibile. Tale materia è ampiamente basata su metodi statistici. Aumentando l’autoefficacia, la stessa persona potrà lanciarsi verso l’insegnamento di Qualità Totale, ma anche altro, es.: Metodi di Ricerca, sapendo di avere sia una buona base e soprattutto le capacità di apprendimento che servono per poter acquisire ciò che manca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In sostanza, quel docente conosce già almeno il 90% di un possibile programma, e sa che potrà apprendere il rimanente 10% con poco sforzo. Un individuo con bassa autoefficacia si concentrerà sul 10% da apprendere e sul come apprenderlo, un individuo con bassa autoefficacia lo vedrà come “quel 10% che manca, per cui non si può fare”. Una differenza notevole!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso vale per un istruttore di karatè cui viene richiesto di insegnare difesa personale. Un istruttore con alto livello di autoefficacia capirà immediatamente che le sue skill di base sono ampiamente sufficienti ad insegnare a qualcuno come difendersi, e se percepisce una lacuna nel suo set di conoscenze si adopererà per colmarla. Un istruttore con basso livello di autoefficacia coglierà ogni possibile “scusa” per non farlo: “non è la mia materia”, “non so come si faccia”, “non sono preparato” etc.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’alta autoefficacia è basata sull’orientamento a cogliere, in ogni sfida, ciò che è fattibile, ciò che è realizzabile o quantomeno tentabile, e la ricerca autonoma di strumenti per colmare le eventuali carenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una bassa autoefficacia vede la dominanza di un orientamento a cogliere la parte negativa della sfida, la concentrazione prevalente sulle proprie lacune e non sulle proprie possibilità, l’assenza di sforzi per dotarsi di strumenti ulteriori che permetterebbero di sentirsi all’altezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso tempo, l’autoefficacia si correla alla consapevolezza di dove, quanto e come siamo in grado di potercela fare da soli. Questo punto (indipendenza e autonomia) non deve essere confuso con una chiusura verso l’esterno e verso l’aiuto. Autoefficacia anzi significa anche capire e volere l’aiuto che serve a compiere un progetto, ma con una consapevolezza di dove realmente si colloca il confine delle proprie capacità autonome e dove è importante ricercare aiuto. Coltivare coscienza di sé è fondamentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le persone che sviluppano un alto livello di autoefficacia hanno credenze positive sulle loro capacità di raggiungere i goal, accettano sfide superiori, e provano con maggiore forza e impegno a raggiungere i loro obiettivi, dando il massimo delle loro capacità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi ha una alta autoefficacia, pensa, agisce e affronta una sfida come se stia per avere successo. Chi ha bassa auto efficacia intraprende la sfida dandosi per perdente dall’inizio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diventa essenziale per ogni coach o counselor capire a quali modelli di autoefficacia sia stata esposta una persona, quali abbia assimilato, quali siano attivi, e soprattutto se vi siano dissonanze interiori o <em>modeling</em> negativi da fonte genitoriale o sociale, attivi sulla persona.</p>



<hr class="wp-block-separator" />



<p class="wp-block-paragraph"><a href="#_ftnref1" id="_ftn1">[1]</a> Bandura, A. (1994), <em>Self-efficacy</em>, in V. S. Ramachaudran (Ed.), <em>Encyclopedia of human behavior</em> (vol. 4, pp. 71-81), Academic Press, New York (Reprinted in H. Friedman [Ed.], <em>Encyclopedia of mental health</em>, San Diego, Academic Press, 1998).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bandura, A. (1986), <em>Social foundations of thought and action: A social cognitive theory</em>, Englewood Cliffs, NJ, Prentice-Hall.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bandura, A. (1991a), <em>Self-efficacy mechanism in physiological activation and health-promoting behavior</em>, in J. Madden, IV (Ed.), <em>Neurobiology of learning, emotion and affect</em> (pp. 229- 270), Raven, New York.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bandura, A. (1991b), <em>Self-regulation of motivation through anticipatory and self-regulatory mechanisms</em>, in R. A. Dienstbier (Ed.), <em>Perspectives on motivation</em>: <em>Nebraska symposium on motivation</em> (Vol. 38, pp. 69-164), University of Nebraska Press, Lincoln.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> Beck, M. (2008), <em>If at First You Don’t Succeed, You’re in Excellent Company</em>, The Wall Street Journal, April 29, p. D1.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" src="https://bernardiveronica.files.wordpress.com/2022/03/autoefficacia.jpg?w=851" alt="" class="wp-image-492" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Alcune domande chiave da porsi o da porre in termini di coaching:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Che desideri stai frenando per colpa di competenze che ti mancano?</li><li>In quali campi ti senti efficace e in quali meno?</li><li>Guardandoti indietro, cosa tenteresti adesso? Quali progetti, idee o ambizioni hai frenato perché non ti consideravi all’altezza?</li><li>Guardando avanti, cosa ti darebbe soddisfazione, cosa vorresti dire di aver fatto tra 10 anni?</li><li>Di cosa ti pentiresti se dovessi pensare di morire senza aver fatto qualcosa cui tieni? Cosa in particolare?</li><li>Cosa vorresti poter dire di aver fatto di buono, la prossima settimana?</li><li>Facciamo un elenco di idee o progetti anche ambiziosi che ti darebbero gratificazione, sogniamo ad occhi aperti per un pò.</li><li>Se dovessimo pensare ad una tua giornata ideale, come sarebbe?</li><li>In un anno ideale, cosa faresti?</li><li>Quanto siamo lontani adesso da (&#8230; sentirsi bene, sentirsi felici, sentirsi gratificati, aver raggiunto i tuoi scopi, etc&#8230;), e perché secondo te?</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’osservare i propri ragionamenti, o quelli di un cliente, ci si potrà concentrare non solo sui contenuti, ma anche sul senso generale di possibilità, di autoefficacia, di padronanza, sulle auto-percezioni, sulle credenze che trasudano, sugli archetipi di sè che emergono, sullo spirito di avventura e ricerca, o invece di rinuncia e disfattismo che permeano la persona. Su questi sarà importante lavorare seriamente, ancor più che sui contenuti.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a><em>Principio </em></a><em>7</em><em> – Autoefficacia</em><em></em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le energie mentali diminuiscono o si esauriscono quando:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>l’individuo non è consapevole delle proprie potenzialità reali;</li><li>l’individuo non è consapevole di come le proprie meta-competenze possano trasformarsi in competenze applicative su nuovi compiti;</li><li>l’individuo coglie prevalentemente gli aspetti di difficoltà di una sfida e non quelli di fattibilità;</li><li>l’individuo non si attiva in una ricerca autonoma di strumenti per colmare i propri <em>gaps</em> percepiti;</li><li>l’individuo sviluppa eccessiva dipendenza sugli altri per portare a termine un compito e non sa contare sulle proprie forze interiori, o percepirle correttamente.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Le energie mentali aumentano quando:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>l’individuo prende coscienza delle proprie potenzialità, sia teoriche, che per prova diretta;</li><li>l’individuo prende coscienza delle proprie meta-competenze e della possibilità di tradurle in competenze applicative in campi nuovi;</li><li>l’individuo tiene in considerazione i margini di fattibilità di una sfida e non solo quelli di difficoltà, applicandosi per aumentare le opzioni positive;</li><li>l’individuo è proattivo e si adopera attivamente in interventi che aumentano le proprie risorse o colmano gap, e in progetti di apprendimento e accrescimento;</li><li>l’individuo ha pieno accesso alla proprie forze interiori, sa individuare bene quante e quali sono le proprie energie, competenze e abilità.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri materiali su Comunicazione, Coaching, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/blog/">Studio Trevisani – Formazione Aziendale</a> Blog con aggiornamenti giornalieri</li><li><a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Website Dr. Daniele Trevisani (English)</a></li><li><a href="https://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Aziendale</a></li><li><a href="https://www.interculturalnegotiation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intercultural Negotiation (English)</a></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altre risorse online</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pubblicazioni e libri dott. Daniele Trevisani</a> (Books published)</li><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/iscriviti-gratuitamente-alla-rivista-online-di-formazione-communication-research-e-potenziale-umano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivista online gratuita di Comunicazione, Potenziale Umano e Management</a></li><li><a href="https://www.youtube.com/channel/UCWXqtAjX1ctXm4fNX2ogb6Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Canale YouTube</a></li><li><a href="https://www.coachingworldfederation.com/" target="_blank" rel="noopener">Coaching World Federation (CWF)</a></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Temi e Keywords dell’articolo:</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li>modello</li><li>metodo HPM</li><li>visione</li><li>valori</li><li>potenziale umano</li><li>autorealizzazione</li><li>crescita personale</li><li>potenziale personale</li><li>crescita e sviluppo</li><li>aspirazioni</li><li>sogni</li><li>desideri</li><li>orientamento</li><li>viaggio interiore</li><li>scoperta di sè</li><li>introspezione</li><li>smart goals</li><li>Senso di autoefficacia</li><li>autoefficacia</li><li>capacità</li><li>abilità</li><li>possibilità</li><li>credenze</li><li>performance specifiche</li><li>perseveranza</li><li>resilienza</li><li>consapevolezza</li><li>visione</li><li>costanza</li><li>tools funzionali</li><li>meta-strumenti</li><li>problem solving</li><li>accettazione</li><li>modeling</li><li>domande potenti &nbsp;</li><li>Potenziale Umano Veneto</li><li>Mental Coach</li><li>Formazione aziendale</li><li>formazione assistenti sociali</li><li>formazione educatori</li><li>supervisione</li></ul>
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		<title>Strumenti strategici per la vendita complessa</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Sep 2021 15:15:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Strategic selling. Psicologia e comunicazione per la vendita consulenziale e le negoziazioni complesse”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore. Il modello del comportamento pianificato Il comportamento (acquistare o meno, fare o meno una scelta) è governato – secondo la Teoria del Comportamento Pianificato – &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “<a href="https://amzn.to/36MQl8T" target="_blank" rel="noopener">Strategic selling. Psicologia e comunicazione per la vendita consulenziale e le negoziazioni complesse</a>”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Il modello del comportamento pianificato</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il comportamento (acquistare o meno, fare o meno una scelta) è governato – secondo la Teoria del Comportamento Pianificato – da 3 grandi forze:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>le credenze dell’individuo,</li>
<li>le aspettative dei gruppi di riferimento,</li>
<li>la sensazione dell’individuo rispetto al poter controllare gli esiti delle sue scelte.<a href="//D25D5822-D5A6-4AC6-9D5A-7183F2193DDE#_ftn1"><sup>[1]</sup></a></li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">L’<strong>atteggiamento</strong> <strong>verso il prodotto o verso la scelta risulta dalla somma delle diverse credenze che la persona possiede</strong>. Queste possono essere tutte negative (avremo quindi un atteggiamento negativo), tutte positive (con esito di una valutazione positiva) o in parte positive e in parte negative (avremo quindi uno stato di dissonanza nel cliente).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non solo. Ogni volta che siamo a decidere se fare o non fare, o cosa scegliere, scatta il meccanismo del “cosa ne penseranno gli altri che sono importanti per me” (la famiglia, gli amici della palestra, gli amici del bar, colleghi di lavoro, o qualsiasi altro <strong>gruppo</strong> importante per il soggetto).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <em><strong>Perceived Behavioral Control</strong></em> viene determinato da due fattori: </p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong><em>Control Beliefs: </em></strong>quanto vengono visti difficili i comportamenti (risorse necessarie, skills, barriere ambientali), in termini di attuazione pratica (es: penso che giocare a poker sia bello ma difficilissimo);</li>
<li><strong><em>Perceived Power: </em></strong>la percezione del grado di successo, le capacità che l’individuo sente di avere, sull’attuazione del comportamento (es: penso di poter imparare a giocare a poker se mi impegno a fondo).</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">La teoria prevede che anche un compito difficile può essere tentato, se la <strong>percezione di</strong> <strong>potercela fare</strong> è alta (del tipo “potrei persino lanciarmi da un grattacielo, se penso di aver gli strumenti per atterrare bene”). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Viceversa, anche azioni semplici non verranno attuate, se l’individuo percepisce barriere tali (interne o esterne) che lo possano bloccare (Es: “non ce la farò mai a parlare a quella persona, sono troppo timido”).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste percezioni partono dall’esperienza passata, da un analisi del proprio stato attuale, e dall’anticipazione di circostanze future (credenze sul futuro).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei contributi importanti fornito dalla T.C.P. consiste nel far emergere l’importanza delle <strong>credenze del soggetto</strong> come principali determinanti del suo comportamento: credenze soggettive, e non realtà oggettive. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le credenze</strong>, come tali, possono essere anche profondamente errate, dovute a disinformazione, o scarsa conoscenza di stati reali, situazioni oggettive e dati di fatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel modello osserviamo infatti che: </p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>sono le credenze sugli esiti dei comportamenti a creare l’atteggiamento verso l’intraprendere o meno un’azione (non le prove reali sugli esiti dimostrabili del comportamento);</strong></li>
<li><strong>sono le credenze su come gli altri reagiranno, a creare la percezione di doversi adattare alle aspettative altrui (non la conoscenza reale di come gli altri reagiranno, ma una pura ipotesi anticipativa di tale reazione);</strong></li>
<li><strong>sono le credenze del soggetto rispetto a ciò che egli può o riesce a fare, e non le sue reali capacità, a limitare il campo del fattibile.</strong></li>
</ul>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Le credenze comportamentali : <em>Behavioral Beliefs</em>:</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le credenze comportamentali collegano il comportamento target ai suoi esiti previsti.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em>Una credenza comportamentale è la probabilità percepita che il comportamento target produca un certo risultato (outcome), un risultato che potrà essere positivo o negativo.</em></li>
<li><em>La somma delle credenze possedute dall’individuo forma l’atteggiamento verso il comportamento.</em></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Poniamo il caso di un consumatore di fronte alla scelta di acquistare cerchi in lega leggera per la propria auto. Una delle pulsioni verso l’acquisto nasce dalla credenza che il cerchio in lega sia più leggero e riduca gli spazi di frenata dell’auto. Se questo risultato (<em>outcome</em>) è valutato molto positivamente (il cliente è molto sensibile al discorso “sicurezza”), la credenza inciderà positivamente sulla propensione specifica all’acquisto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La propensione d’acquisto tuttavia è influenza da tutto l’insieme di credenze del cliente. Se una credenza ulteriore è che i cerchi in lega possano arrugginire facilmente, prima dei cerchi tradizionali (un <em>outcome</em> negativo), avremo una fonte di credenze che riduce la propensione all’acquisto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta si farà più difficile in quanto due credenze diverse, dai risultati attesi opposti (uno positivo, l’altro negativo), sono in conflitto, creando <strong>dissonanza cognitiva nel cliente</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Compito di chi vende o agisce nel marketing è quindi scoprire:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>quante e quali sono le credenze “attive” nel soggetto;</li>
<li>quante e quali sono positive, negative, e con che intensità;</li>
<li>come le credenze si rapportano tra loro (decostruzione della mappa mentale delle credenze o <em>belief-system</em>);</li>
<li>quali credenze sono tra di loro in antitesi, creando dissonanza palese o latente;</li>
<li>quali credenze possono essere create per modificare lo stato attuale;</li>
<li>su quali credenze è più agevole agire per modificarne la direzione o intensità;</li>
<li>quali sono determinate da valutazioni d’esperienza personale, e quali sono basate su fonti non validate.</li>
</ul>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Le credenze normative : <em>Normative Beliefs</em></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le credenze normative si riferiscono alle aspettative comportamentali percepite nei referenti importanti per l’individuo (persone o gruppi),</strong> quali la moglie o marito, famiglia, amici, colleghi, collaboratori o capi, clienti, partner, concorrenti o fornitori e altri che assumono funzione di referenti in relazione al ruolo ricoperto e al comportamento in esame.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le credenze normative (ciò che pensiamo gli altri vorrebbero noi facessimo o non facessimo), in combinazione con le motivazione ad adattarsi alle aspettative altrui, formano la “<strong>norma soggettiva</strong>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In termini psicanalitici, dobbiamo ricordare che il modello TCP non include solo soggetti importanti “viventi, ma anche persone del proprio passato, o miti, o personaggi religiosi di riferimento (es, cosa farebbe Gesù se fosse al posto mio di fronte a questa scelta?) </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le persone influenti possono anche non essere presenti, ma fungono comunque da “altri soggetti di riferimento”. Gli “altri latenti” o “referenti latenti” sono soggetti cui l’individuo guarda mentalmente per capire se questi sarebbero contenti o meno dell’azione che sta per intraprendere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando sto per fare qualcosa di importante penso sempre se mia nonna avrebbe voluto o no, lei si che sapeva come si stava al mondo&#8230;. era una persona eccezionale. Mi ha cresciuto lei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli “altri rilevanti reali” sono invece soggetti presenti fisicamente nella vita del soggetto, soggetti con i quali ha realmente a che fare. Questi soggetti sono spesso multipli, nel senso che in molte scelte l’individuo deve render conto a numerose persone e gruppi Es: scegliere un abito ha un’influenza sia sulla famiglia che sul gruppo di persone con cui si lavora. Le loro “opinioni latenti” sulla bontà dell’acquisto agiscono in background sulla scelta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche in questo caso dobbiamo notare che si tratta comunque di credenze: un cliente potrebbe rifiutare un acquisto gradito, nell’ipotesi che la mogli abbia una reazione negativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo rappresenta un problema dal momento in cui non si tratta di certezze ma di credenze, e come tali suscettibili di errore e percezioni distorte della realtà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In termini di vendita, il lavoro sulla norma soggettiva richiede al venditore la capacità di modificare la percezione del rapporto individuo-gruppi, in due direzioni:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>direzione A: emancipando l’individuo dalla pressione percepita dei gruppi, o,</li>
<li>direzione B: facilitando l’acquirente a vendere egli stesso l’idea della soluzione ai propri gruppi di riferimento, fornendogli argomentazioni adeguate.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogna, in altre parole, ridurre le pressioni sociali percepite verso il non-acquisto ed eliminare la fonte di obiezione normativa, che recita nella mente del soggetto il mantra “quelli che contano per me non vorrebbero questo acquisto, o se lo facessi ne verrei in qualche modo punito”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi casi si inseriscono all’interno dell’ampia gamma delle <strong>riflessioni guidate indirizzanti</strong>, tecnica specifica del metodo ALM.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Le credenze sulle proprie capacità di controllo della situazione : <em>Control Beliefs</em></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le credenze sul controllo degli eventi e sulle proprie capacità di azione sono al centro dell’intenzione di fare o no fare, agire o non agire, acquistare o non acquistare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">“Sarò in grado di far digerire questo acquisto a mia moglie?” può chiedersi un marito. </p>



<p class="wp-block-paragraph"> “Ho il controllo della situazione?” “Ce la posso fare?” sono altre domande inerenti le credenze sul controllo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il controllo comportamentale percepito si riferisce alla riflessione del soggetto rispetto alla sua abilità di “tenere a bada” gli esiti di una scelta<a href="//D25D5822-D5A6-4AC6-9D5A-7183F2193DDE#_ftn3"><sup>[2]</sup></a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le credenze sul controllo hanno a che fare con le presenza percepita di fattori che possono facilitare o impedire la prestazione o comportamento. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Poniamo il caso di un manager che debba affrontare un discorso in pubblico: se anticipa tra gli uditori la presenza di elementi ostili, ma si ritiene in grado di dominarli, andrà tranquillamente verso la prestazione. Se non ritiene di avere le energie sufficienti per farlo, cercherà di evitare la situazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema dei <em>control beliefs</em> non dipende solo dalla forza delle sfide esterne, ma anche e soprattutto dalla capacità interna che l’individuo sente di possedere, in relazione alle sfide (<strong>stato bio-energetico e psico-energetico dell’organismo</strong>)<a href="//D25D5822-D5A6-4AC6-9D5A-7183F2193DDE#_ftn4"><sup>[3]</sup></a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche sfide banali possono apparire gigantesche se i <em>control beliefs</em> sono negativi. Al contrario, il soggetto che sente di possedere grado elevato di autostima, sicurezza di sé, autocontrollo, e livelli energetici elevati, percepirà le condizioni per realizzare una buona prestazione, sia essa comunicativa, o in qualsiasi altro contesto comportamentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Relativamente all’acquisto, il cliente basa le sue credenze di controllo sulla base di passate esperienze, e giungere alla conclusione che “sì, sono in grado di gestire questa situazione, quindi procedo verso l’acquisto”, oppure “no, non ce la posso fare, è troppo difficile per me far passare la cosa, non sono in grado, non ce la faccio”, e quindi non procedere all’acquisto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le credenze sul controllo sono assolutamente diverse dal reale controllo che l’individuo possiede. Il controllo comportamentale <strong>reale</strong> si riferisce alle reali abilità, capacità e strumenti e altri prerequisiti posseduti, necessari per produrre un certo risultato o azione. Il controllo <strong>percepito</strong> si basa invece sulle credenze, su ipotesi, e non su una verifica svolta nella realtà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella negoziazione, i meccanismi sono gli stessi. Solo che al posto del prodotto la controparte analizzerà la proposta o soluzione (o le diverse proposte).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per esempio, se due parti in guerra stanno trattando un armistizio, la proposta dello stesso verrà analizzata dalla controparte in:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>termini di atteggiamenti (cosa rappresenta per me un armistizio, una resa o un successo?),</li>
<li>termini di aspettative altrui (i generali, i politici e la popolazione si aspettano un armistizio o saranno contrari?),</li>
<li>controllo situazionale (sarò in grado di farlo rispettare o mi aspetto che anche firmando vi siano fazioni che non lo rispetteranno?).</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti questi elementi possono essere oggetto di analisi e di negoziazione.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">La capacità di vendere &#8220;sicurezza&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La Teoria del Comportamento Pianificato è in grado di spiegare numerose scelte del consumatore. I campi di applicazione di questo modello comportamentale sono vasti, e spaziano dal marketing finanziario al marketing turistico, dai comportamenti di consumo individuale agli acquisti aziendali. Ad esempio, nel marketing sportivo diverse ricerche evidenziano che la scelta di uno sport si basa spesso su percezioni errate di ciò che si è o meno in grado di fare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La credenza “non ce la posso fare”</strong> caratterizza anche gli aspetti finanziari di molti acquisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le cause che possono (1) bloccare o (2) fornire un “lasciapassare” all’acquisto, si inserisce un importante elemento del <em>control belief</em>: la percezione di poter finanziare l’investimento, di essere o non essere economicamente all’altezza della spesa. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Esistono infatti acquisti o investimenti aziendali che (a) sono personalmente ritenuti utili (= atteggiamento positivo), (b) non trovano barriere all’acquisto da parte dei gruppi di riferimento (= lasciapassare normativo), ma (c) sono percepite come troppo onerose in relazione alle disponibilità personali o aziendali (= blocco sul senso di controllo dell’investimento).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel metodo ALM è necessario porre attenzione sia ai dati oggettivi (es: il fatturato aziendale, la disponibilità economica misurabile) che al sistema di credenze dell’individuo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I blocchi d’acquisto non partono solo da reali condizioni finanziarie o da vera indisponibilità ma anche da barriere mentali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La percezione di non poter finanziare un investimento deriva spesso, nella nostra esperienza, da una errata allocazione dei budget mentali: casi in cui le risorse finanziarie esistono, ma sono mal distribuite. Si investono denari in aspetti aziendali irrilevanti e non dove conta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi casi alcuni budget di spesa improduttivi sono sovrafinanziati, mentre nuove possibilità di investimento, più produttive, non hanno ancora trovato “canali mentali” aperti nel cliente<a href="//D25D5822-D5A6-4AC6-9D5A-7183F2193DDE#_ftn6"><sup>[5]</sup></a>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso tipico è dato dalla carenza di budget per la formazione. La formazione aziendale, se ben condotta, produce in realtà un ROI (<em>Return on Investment</em>) molto elevato, rispetto a spese in investimenti materiali che rimangono spesso inutilizzati. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il venditore consulenziale dovrà quindi sapersi muovere su diversi fronti</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Aiutare il cliente a dirottare budget mentali da spese improduttive a nuove forme di investimento più produttivo. Il lavoro sui budget mentali implica un processo consulenziale e pedagogico sul modo di gestire le risorse del cliente, un’attività di che richiede grande professionalità.</li>
<li>Saper gestire la dilazione nel tempo dell’investimento (es: rateizzazione).</li>
<li>Saper suggerire soluzioni di finanziamento dell’investimento tramite fonti diverse (da fonti pubbliche, quali i finanziamenti agevolati, a fonti private di credito).</li>
<li>Saper creare messaggi e comunicazione centrata sul ritorno dell’investimento (creare credenze positive su come l’investimento metterà il soggetto in grado di produrre più utile e fatturato, e quindi di ripagare abbondantemente la spesa). </li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Il supporto professionale del venditore/consulente consiste quindi nel creare maggiore percezione di controllo sulla finanziabilità, sulla fattibilità e ritorno dell’investimento (messaggio: “anche tu puoi farlo”, e “si ripagherà abbondantemente”) e anche nel dirottare risorse da budget improduttivi ad altri budget (consulenza sui budget mentali).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il consulente d’acquisto che agisce sui <em>control beliefs</em> si trova quindi ad agire non solo come consulente “di risultato” (cosa otterrai dall’investimento) ma anche come consulente sul metodo di finanziamento, là dove esistono barriere mentali dovute a credenze errate da parte del cliente sul fatto che l’investimento non sia alla sua portata o non finanziabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il consulente che intende agire sui <em>control beliefs</em> deve creare una relazione di aiuto nei riguardi del cliente, relativa al come implementare la soluzione. Questo significa <strong>accompagnare il cliente nel</strong> <strong>processo di cambiamento</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad esempio, una soluzione informatica costosa, ma gradita e produttiva, può trovare barriere dovute ai <em>control beliefs</em> quando il cliente pensa di non essere in grado di gestire la transizione al nuovo sistema informatico (difficoltà di migrazione). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il consulente che offra un <strong>servizio di formazione, accompagnamento, tutoraggio e coaching</strong> nella transizione/migrazione al nuovo sistema informatico rimuoverà in questo modo diverse barriere legate alla percezione “non ce la posso fare”, che caratterizza i <em>control beliefs</em> negativi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo significa vendere qualcosa di ben superiore al prodotto/servizio: la capacità di “vendere sicurezza”.</p>


<hr class="wp-block-separator" />


<p class="wp-block-paragraph"><a href="//D25D5822-D5A6-4AC6-9D5A-7183F2193DDE#_ftnref1"><sup>[1]</sup></a> Vedi Ajzen, Icek (1991). The theory of planned behavior<em>. In: Organizational Behavior and Human Decision Processes</em>, 50, 179-211.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="//D25D5822-D5A6-4AC6-9D5A-7183F2193DDE#_ftnref3"><sup>[2]</sup></a> Performare (<em>to perform)</em> è il verbo utilizzato dagli autori della TPB, e questo esprime il senso più profondo della sensazione di capacità nel fornire una prestazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="//D25D5822-D5A6-4AC6-9D5A-7183F2193DDE#_ftnref4"><sup>[3]</sup></a> Fonte: Ricerche dell’autore (in corso) sulle relazioni tra sistemi energetici e prestazioni comunicative, metodo HPM. Per ottenere informazioni sullo stato di avanzamento e prossime pubblicazioni inerenti il tema, visitare <a href="https://www.studiotrevisani.it/">www.studiotrevisani.it</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="//D25D5822-D5A6-4AC6-9D5A-7183F2193DDE#_ftnref6"><sup>[4]</sup></a> Per un approfondimento sulle teorie dei budget mentali, vedi capitolo 8 (“Budget Mentali e psicologia economica”) nel volume di Trevisani, Daniele (2001), <em>Psicologia di Marketing e Comunicazione</em>. Milano, FrancoAngeli,</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Studio Trevisani Formazione Coaching Consulenza</a></li>
<li><a href="https://www.coachingworldfederation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Coaching World Federation</a></li>
<li><a href="http://www.danieletrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Daniele Trevisani (Italian)</a></li>
<li><a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Website Dr. Daniele Trevisani (English)</a></li>
<li><a href="https://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Aziendale</a></li>
<li><a href="https://www.comunicazioneinterculturale.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Interculturale</a></li>
<li><a href="http://www.medialab-research.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Medialab Research</a></li>
<li><a href="https://www.interculturalnegotiation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intercultural Negotiation (English)</a></li>
<li><a href="https://www.linkedin.com/in/danieletrevisani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Linkedin Profile Dr. Daniele Trevisani</a></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altre risorse online</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pubblicazioni e libri dott. Daniele Trevisani</a> (Books published)</li>
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/iscriviti-gratuitamente-alla-rivista-online-di-formazione-communication-research-e-potenziale-umano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivista online gratuita di Comunicazione, Potenziale Umano e Management</a></li>
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/blog/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iscrizione gratuita al Blog Studiotrevisani.it tramite Email</a></li>
<li><a href="https://www.youtube.com/channel/UCWXqtAjX1ctXm4fNX2ogb6Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Canale YouTube</a></li>
</ul>
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		<title>La Visione Extra-Ordinaria che ti Libera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 May 2021 05:09:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>©Copyright. Estratto dal testo di Daniele Trevisani “Psicologia della libertà. Liberare le potenzialità delle persone”. Roma, Mediterranee. Articolo estratto dal testo e pubblicato con il permesso dell’autore. Life Coaching: Aumentare i “Gradi di libertà” fisici e mentali Avrai sentito molte volte la frase “sii te stesso”. Bella frase, ma quel “me stesso”, è veramente chi &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/la-visione-extra-ordinaria-che-ti-libera/">La Visione Extra-Ordinaria che ti Libera</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"> ©Copyright. Estratto dal testo di Daniele Trevisani “<a href="https://amzn.to/3uDnT3K" target="_blank" rel="noopener">Psicologia della libertà. Liberare le potenzialità delle persone</a>”. Roma, Mediterranee. Articolo estratto dal testo e pubblicato con il permesso dell’autore.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><a>Life Coaching: Aumentare i “Gradi di libertà” fisici e mentali</a></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Avrai sentito molte volte la frase “sii te stesso”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bella frase, ma quel “me stesso”, è veramente chi sono io, o è quello che è stato buttato dentro al mio&nbsp;<strong>frullatore mentale</strong>? Scoprire chi e cosa è veramente quel “me stesso” è un lavoro stupendo e sfidante per il coaching e il counseling.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nostro sistema mente-corpo è immerso in un oceano di messaggi, di informazioni, di sensazioni tattili, olfattive, gustative, di pensieri su cosa è giusto e sbagliato, sui “devi” e “non devi fare”, persino “cosa devi e non devi pensare, nella tua testa”, messaggi che lo plasmano sin dalla nascita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono persone che vedono lontano e non hanno timore di esprimere il loro sogno, la loro visione. Alcune di queste visioni sono state considerate pazzie, altre sono diventate realtà e storia.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Non solo la potenza atomica verrà sprigionata, ma un giorno imbriglieremo la salita e la discesa delle maree e imprigioneremo i raggi del sole.”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Thomas Edison</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Edison, pensavano i suoi contemporanei, sognava. Oggi possiamo dire: anticipava.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il timore crea prigioni. Alcune persone temono persino di farsi notare, di esistere, di dire qualsiasi cosa che qualcuno possa contraddire. Muoiono da vivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La libertà non è uno stato singolo, ma piuttosto una posizione tra un continuum tra due poli. Da un lato abbiamo la costrizione assoluta (fisica e mentale) e dall’altro lato la libera scelta assoluta (fisica e mentale). Ogni “grado di libertà” che possiamo e riusciamo a scalfire dalla costrizione aggiunge un tassello alla nostra libertà totale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La formazione dei guerrieri Ninja passava attraverso fasi importanti di superamento delle paure. Queste paure erano viste come ombre che impedivano alle abilità di esprimersi. I Ninja consideravano il superamento delle paure attraverso formazione iniziatica.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle iniziazioni e addestramenti venivano inseriti elementi di paura controllata, “in modo che l’ombra possa essere portata alla luce della mente dell’iniziato, che potrà così attraversare quella determinata paura. La paura è la porta più importante, perché senza lo slancio energetico che deriva dall’abbandono delle nostre paure ci sarà difficile proseguire nel nostro viaggio”<a href="//52B44B32-8DC1-4AE5-8C65-E46C2032AEE5#_ftn1"><sup>[1]</sup></a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle pratiche di coaching esistono specifici esercizi, sia tradizionali (es,&nbsp;<em>firewalking</em>, seppure condotti da personaggi a volte discutibili) che innovativi. Personalmente, mi sono occupato di sviluppare alcuni esercizi speciali i quali attingono dalla mia esperienza trentennale nelle arti marziali, mentre altri nascono sulla base di esercizi psicodrammatici o comunicativi. Il fine ultimo è di crescere superando paure e generare slancio emotivo, senza con questo creare rischi fisici stupidi e inutili. Le stesse tecniche possono essere applicate nel counseling.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo dire che il coaching e il counseling siano due discipline che vogliono dire un grande “adesso basta!” all’essere plasmati a forza da ideologie esterne, da paure interne inutili, e cercano una via vera, più personale, depurata da ogni forma di falsità, consci persino che la libertà vera diventa un fine utopico ma senza quel fine ci sentiremmo morti. Queste discipline vogliono una vita più vera, più propria, più gestita con consapevolezza anziché in un sentimento di schiavitù.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E’ un approccio rivoluzionario di sommossa esistenziale e non armata ma che cambia, attimo dopo attimo, vita dopo vita, l’intero pianeta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non bastassero le informazioni esterne, siamo a nostra insaputa inondati da informazioni interne (enterocettive, provenienti dal corpo stesso), alle quali prestiamo scarsa attenzione se non adeguatamente allenati.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcune di queste sono deboli, sottili, ma importanti, ad esempio i segnali dello stress fisico e mentale, le posture, il respiro stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le tensioni muscolari latenti, croniche, dovute a stress mentale, sono un esempio classico di segnale “non ascoltato” che però porta a mal di testa, a mal di stomaco, a dolore fisico poi molto concreto, persino all’alterazione della nostra postura.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sto dicendo, assolutamente, che il nostro corpo fa trasparire&nbsp;<strong>fuori</strong>&nbsp;come ci sentiamo&nbsp;<strong>dentro</strong>, e se impariamo a leggerlo e a leggerci, possiamo fare di noi stessi un grande laboratorio di crescita personale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Imparare a leggere i segnali deboli e farli diventare segnali forti è un’arte che si apprende nel coaching e nel counseling corporeo.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Questi segnali sono così anestetizzati dalle nostre menti bombardate da rumore, che scopriamo che qualcosa non va solo quando ci troviamo al pronto soccorso.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo persino sottoposti ad energie come onde elettromagnetiche (la luce solare è una), la forza di gravità e tantissime altre, sulle quali non riflettiamo più di tanto e ancora meno “sentiamo”, tranne quando, come il sole preso troppo, ti bruciano.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esistono anche forze psicologiche, come i “calchi mentali” e le credenze più forti che abbiamo assorbito dalle famiglie e dalle persone con cui ci siamo rapportati. Sono forze che sono penetrate nella nostra testa tramite religioni, libri di testo, letture, televisioni, conversazioni, e tanto altro materiale&nbsp;<strong>dell’acquario comunicativo</strong>&nbsp;nel quale abbiamo respirato e nuotato sinora.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Prima di giudicare la mia vita o il mio carattere, metti le mie scarpe, percorri il cammino che ho percorso io. Vivi il mio dolore. i miei dubbi, le mie risate. Vivi gli anni che ho vissuto io e cadi là dove sono caduto io e soprattutto prova a rialzarti come ho fatto io.” Luigi Pirandello</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo in balia di forze tanto potenti e persistenti, che il fatto di metterle in discussione non passa nemmeno nella testa ai più. Qualche lamento si, qualche boffonchiamento si, ma niente di vero, niente di radicale. Anche nelle città dove l’economia fa schifo e le economie languono, anno dopo anno, i voti non cambiano più di tanto, gli stili di vita non cambiano più di tanto, e molti se potessero non cambierebbero proprio, resistendo al cambiamento fino a morire.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Zombie che camminano verso la bara.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma risvegliarsi in vita è possibile. Può accadere quando accade un incontro con una persona illuminata, o molto più spesso una crisi, un esaurimento fisico o nervoso, o un trauma, ti fanno capire che quel sistema di forze e di equilibri ora non regge più.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è più adatto per te. Poteva andare bene per chi l’ha sviluppato, nell’epoca in cui si è formato, ma non va bene per te, non ora, non qui. E tu te ne rendi conto e vuoi agire.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><a>Coaching Umanistico</a></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Siamo fatti per seguire la direzione mitica della nostra vita, per scoprire e poi intraprendere le più grandi imprese&#8221;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&nbsp;Caroline Miss.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Coaching Umanistico vuole dare voce ad una pulsione di speranza, di forza, di azione, di vita vissuta a pieno.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Counseling Corporeo pone invece l’accento sugli intricati meccanismi che rendono il nostro corpo l’unico mezzo abilitante, il mezzo con cui poter, di fatto, accedere al mondo esterno, l’unico ponte della mente verso realtà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da questo ponte possiamo cogliere le “pietre preziose” che il nostro cosmo racchiude, quando riusciamo a sviluppare facoltà di percezione aumentata, il che significa che la nostra percezione deve essere (1)&nbsp;<em>abilitata</em>&nbsp;e (2)&nbsp;<em>allenato</em>&nbsp;a vedere queste pietre preziose.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parliamo di<em>&nbsp;“Abilitato”</em>&nbsp;(<em>enabled</em>) in quanto alcune parti del nostro corpo, come la retina, devono esistere, materialmente, per cogliere fotoni, e quindi vedere, e questo solo per quanto riguarda la vista, ma per ogni fonte di senso e informazione. Ma qui non parliamo solo di una “abilitazione fisica”, bensì di allenare la nostra percezione a “vedere” di più e cogliere messaggi che ci sono, ma non percepisci semplicemente perché non li sai vedere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mente va anche<em>&nbsp;“Allenata” (trained)</em>&nbsp;perché in ogni secondo di “visione” entrano nel nostro cervello circa 20 Giga di dati, ma se nessuno ti ha mai insegnato a cogliere l’essenza e alcuni dettagli speciali, selezionando, di quei 20 giga non rimarrà altro che il nulla, o una visione sbiadita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Peggio ancora non vedrai le “pietre preziose” che l’universo costantemente ci mette sotto gli occhi in un flusso costante di possibili meraviglie.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo passando attraverso un training specifico di percezione aumentata potrai vedere la realtà un pò più vera, un pò più vicina a quella che è.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarai, allora, un pò più libero.<br></p>



<hr class="wp-block-separator" />



<p class="wp-block-paragraph"><a href="//52B44B32-8DC1-4AE5-8C65-E46C2032AEE5#_ftnref1"><sup>[1]</sup></a> Heaven, Ross (2006). The Spiritual Practices of the Ninja. Inner Traditions, Rochester. Trad it: 2008, Le Pratiche Spirituali dei Ninja. p. 43-44. Macroedizioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri materiali su Comunicazione, Ascolto, Empatia, Potenziale Umano e Crescita Personale disponibili in questi siti e link:</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Studio Trevisani Formazione Coaching Consulenza</a></li><li><a href="https://www.coachingworldfederation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Coaching World Federation</a></li><li><a href="http://www.danieletrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Daniele Trevisani (Italian)</a></li><li><a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Website Dr. Daniele Trevisani (English)</a></li><li><a href="https://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Aziendale</a></li><li><a href="https://www.comunicazioneinterculturale.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Interculturale</a></li><li><a href="http://www.medialab-research.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Medialab Research</a></li><li><a href="https://www.interculturalnegotiation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intercultural Negotiation (English)</a></li><li><a href="https://operationalnegotiation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Operational Negotiation (English)</a></li><li><a href="https://www.linkedin.com/in/danieletrevisani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Linkedin Profile Dr. Daniele Trevisani</a></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altre risorse online</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pubblicazioni e libri dott. Daniele Trevisani</a>&nbsp;(Books published)</li><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/iscriviti-gratuitamente-alla-rivista-online-di-formazione-communication-research-e-potenziale-umano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivista online gratuita di Comunicazione, Potenziale Umano e Management</a></li><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/blog/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iscrizione gratuita al Blog Studiotrevisani.it tramite Email</a></li><li><a href="https://www.youtube.com/channel/UCWXqtAjX1ctXm4fNX2ogb6Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Canale YouTube</a></li></ul>
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		<title>I sei gradi di libertà</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2021 05:17:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>©Copyright. Estratto dal testo di Daniele Trevisani “Psicologia della libertà. Liberare le potenzialità delle persone”. Roma, Mediterranee. Articolo estratto dal testo e pubblicato con il permesso dell’autore. Libertà del corpo (area bioenergetica) Con il corpo si fanno i conti solo quando va male, si ammala, o una parte di esso smette di funzionare bene. Cambiare &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/i-sei-gradi-di-liberta/">I sei gradi di libertà</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"> ©Copyright. Estratto dal testo di Daniele Trevisani “<a href="https://amzn.to/3uDnT3K" target="_blank" rel="noopener">Psicologia della libertà. Liberare le potenzialità delle persone</a>”. Roma, Mediterranee. Articolo estratto dal testo e pubblicato con il permesso dell’autore.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><a>Libertà del corpo (area bioenergetica)</a></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Con il corpo si fanno i conti solo quando va male, si ammala, o una parte di esso smette di funzionare bene. Cambiare la cultura del corpo per manager è fondamentale, per lavorare meglio, per vivere meglio, per essere migliori</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>La cultura dell’abitare in un corpo cui dai “attenzione” è stata persa man mano che il lavoro si è spostato sul piano intellettuale. Si crede, erroneamente, che un compito come essere manager sia un compito della mente, dimenticando che è un compito ampiamente dipendente dalle energie corporee a disposizione. Provate a dirigere con attenzione una riunione avendo mal di testa, e capirete immediatamente quanto questo sia vero. Vi è poi un altro capitolo, quello dell’effetto che ha un corpo forte e sano sull’auto-immagine. L’assertività e la pacatezza di un corpo sano e forte sono un connubio assoluto. La malattia o un corpo debole portano sempre con sè anche disturbi dell’umore, sino a vere e proprie distorsioni della personalità</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La libertà del corpo è qualcosa che si conquista. Persino imparare a camminare, o a mangiare da soli, è una conquista e deve essere letteralmente “imparata”.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se poi vogliamo essere liberi di correre o fare sport impegnativi, allora è davvero il caso che per ottenere questa libertà, mettiamo il corpo, il nostro corpo, al centro di un serio piano di allenamento, alimentazione, recupero, e lo trattiamo come macchina delicata, evitando di romperlo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qui diventa fondamentale distinguere tra stimoli allenanti (un buon allenamento, anche duro, e progressivamente impegnativo, fa bene) e stress inutili (intasarsi di smog, di stress relazionale, di climi tossici, non fa bene, mai).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La libertà corporea è condizionata dalle nostre credenze e abitudini sul funzionamento del corpo e del rapporto corpo-mente. Questo sfondo di conoscenze è spesso viziato da enormità di errori e informazioni dissonanti assorbite dalle fonti più disparate, riviste, media, amici, parenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rispetto al corpo, esiste ogni tipo di atteggiamento e il suo contrario, per cui andiamo dai vegani che rifiutano ogni fonte di cibo legata agli animali (definendo il latte “sangue bianco”), ai fan delle proteine ad ogni pasto (mangio ogni cosa che abbia due occhi e un naso), dai fautori dello yoga del respiro ai praticanti di Mixed Martial Arts e dell&#8217;allenamento estremo. E non sto giudicando queste discipline, ne pratico parecchie. Ma è bene essere coscienti di cosa si fa con il proprio corpo e di quali effetti ne verranno.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per cui, spendiamo tempo a curare la nostra macchina corporea, alleniamola, curiamola, diamogli attenzione. Ci ripagherà!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mai dare per scontato niente. Un buon coach, deve verificare eventuali squilibri sul piano corporeo e biologico che impediscono all&#8217;individuo di avere un corpo libero, flessibile, sano, e uno stile di vita in cui il corpo va usato, gli va fatta manutenzione, va curato, e non solo abusato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La libertà è anche alzarsi sulle proprie gambe e avere un corpo che ti porti dove vuoi e non ti faccia da ostacolo o palla al piede. E per quanto la vecchiaia, gli handicap, le malattie, non aiutino, l’attenzione al corpo e il lavoro allenante ha sempre una sua dignità, in qualsiasi condizione si sia.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><a>Libertà mentale (psicoenergetica)</a></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La libertà psicoenergetica riguarda il pieno possesso delle nostre energie mentali e facoltà mentali. Quali facoltà? Ne cito solo alcune tra le migliaia individuabili:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>resilienza psicologica e resistenza allo stress; </li><li>forza emotiva e connessione alla fragilità emotiva; </li><li>capacità di percezione;</li><li>capacità propriocettive (percezione dei propri stati interni);</li><li>capacità di analisi;</li><li>capacità di isolamento mentale (concentrazione focalizzata);</li><li>capacità di concentrazione sul task/compito;</li><li>capacità di focalizzazione;</li><li>capacità di ricentrare le energie mentali;</li><li>capacità di rilassamento;</li><li>capacità di meditazione;</li><li>capacità emozionali (intelligenza emotiva);</li><li>capacità di distanziare l’ansia;</li><li>capacità relazionali (es.: empatiche e assertive).</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Quando siamo in pieno possesso della motivazione, della volontà, dell’attenzione, delle facoltà di percezione, siamo molto più pronti ad essere liberi o a diventarlo. Siamo in grado di recepire i segnali corporei, e le atmosfere umane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo più in grado di capire cosa ci nutre, cosa ci intossica, e intervenire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lavoro comprende il conoscere come funziona la propria motivazione ed energie mentali interiori; tocca la libertà dall’ansia, dalle paure immotivate e inutili.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se non impariamo a filtrare i messaggi in ingresso, ad ancorarci a facoltà mentali con buona capacità di accedervi quando lo vogliamo, rischiamo di venire strattonati da ogni possibile persona che vuole influenzarci, vittime di ogni possibile gruppo o messaggio, sino ad ingolfare la mente ed entrare in dissonanza totale.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><a>Libertà dalle “Emozioni parassite” e capacità di attivare una “Ginnastica delle Emozioni”</a></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scopo del metodo HPM sull’area psicoenergetica è che le emozioni siano vissute in armonia con i propri bisogni e desideri, e soprattutto che possano esserne un supporto, e non un peso.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le emozioni che l&#8217;individuo vive però a volte sfuggono di mano, diventano zavorra, anziché aiutare, possono impedirgli di realizzare sogni, bisogni e desideri. Ad esempio, potresti sentirti triste seppure accanto ad una persona con cui invece vorresti essere, oppure invaso da pensieri negativi, introversione e tristezza ad una festa, una festa dove desideri socializzare. Potresti vivere un convegno interessante e ricco di possibili incontri e scoperte come una serie di fastidi e obblighi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tristezza viene vissuta nel momento sbagliato e porta il tempo verso un crescente isolamento, In questo caso, la tristezza diventa un’emozione parassita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le emozioni parassite si presentano spesso unite a svalutazione di sè, a pensieri del tipo “non valgo”, non merito, non sono all’altezza e altre ruminazioni mentali negative.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel metodo HPM ci occupiamo proprio di riconoscere e rimuovere questi stati, che non riguardano una “patologia” ma un bisogno di alfabetizzazione ai vissuti emotivi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le tecniche utilizzate vanno dall’<strong>Emotional</strong>&nbsp;<strong>Detection</strong>&nbsp;(riconoscere l’emozione, grazie ad un lavoro di “Focusing”),&nbsp;<strong>all’Emotional Labeling</strong>&nbsp;(saperla denominare),&nbsp;<strong>Emotional Refraiming</strong>&nbsp;(saper sostituire uno stato emotivo con pensieri alternativi e positivi),&nbsp;<strong>Emotional Communication</strong>&nbsp;(saper comunicare i propri stati emotivi e condividerli con le persone giuste e i momenti giusti per non lasciarli macerare dentro).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto questo repertorio porta verso una “Ginnastica delle Emozioni”, di cui ho parlato già nel libro “Il Coraggio delle Emozioni”, e altro materiale verrà esposto in questo libro.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><a>Libertà dei propri ruoli di vita</a></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Vivere ha spesso l’obbligo sottostante di interpretare un ruolo. Medico, cantante, saldatore, giardiniere, studente di architettura, sportivo, padre, single, studente di scuola media, artista, leader, capitano, gregario. Sono tutti ruoli rispettabili.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il punto è: quando viene il momento in cui tu decidi il tuo ruolo? E quanto sei in grado di far convivere tra di loro più ruoli? Es. essere padre senza rinunciare ad essere sportivo ed evitare di cedere allo stile “lavoro-stress-mangiare-divano-tv-pancia”?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come fare per trovare forme di autoregolazione tali che il desiderio di carriera non distrugga la famiglia e te? Intanto sappiamo che è possibile. Secondo, sappiamo che è materia di Life Coaching: trovare equilibri di vita, sperimentare, provare e riprovare senza paura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo ha a che fare con le conoscenze su come si forma un ruolo e sul funzionamento delle proprie competenze di ruolo; credenze su come “si fa carriera”, su cosa significa progredire, avanzare, trovare se stessi in un ruolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per ogni ruolo, esiste quello che è bene conoscere e quello che puoi fare a meno di conoscere. E nella vita, i ruoli si susseguono, non sono statici, e non devono mai diventarlo. La libertà, è anche libertà di cambiare ruolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Occorre liberare le idee su quanto si possa o non si possa incidere attivamente sul proprio futuro, su dove esso è o non può essere diretto o bloccato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo campo il coaching è fondamentale per assistere la persona nel dotarsi di competenze indispensabili per costruire il proprio futuro anziché lasciarlo in mano al destino o alle volontà di altri. Vivere la propria vita a pieno significa anche acquisire i saperi, saper fare, e saper essere, che lo rendono possibile. Vivere con gioia un ruolo è un forte stato di libertà.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><a>Libertà di esprimersi nei dettagli</a></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo decidere di andare in profondità nelle cose anziché starne solo alla superficie? Questa è una forma interessante di libertà. Una “micro-libertà”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riguarda la libertà di appassionarsi a cose che altri giudicano futili, es fare modellini di auto in miniatura, o bonsai, o curare un giardino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esiste un grado di abilità nei dettagli di esecuzione, i possibili miglioramenti di esecuzione rispetto ad attività che la persona compie e in cui vuole migliorarsi; ad esempio, un coaching sulla respirazione durante il gesto sportivo, o in campo manageriale, migliorare le tecniche di apertura di un public speaking, imparare a riconoscere le micro-espressioni. Un buon coach sa capire e far emergere quali sono i dettagli lavorabili che possono aumentare l&#8217;efficacia della persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Maggiore è la nostra padronanza nei dettagli di qualcosa che per noi è importante, maggiore è il senso di autoefficacia, potenza e libertà esecutiva.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><a>Libertà progettuale</a></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Essere liberi significa anche saper realizzare progetti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Avere sogni che non si concretizzano mai e poi mai, non è vera libertà. Quando ve ne sono le condizioni, o impariamo a crearle, fare progetti diventa bellissimo e liberatorio. Un atto di espressività.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dobbiamo quindi esaminare le nostre credenze sul tema della propria capacità progettuale, ampliamento della capacità di concretizzare un proprio progetto, tradurre un ideale in progetto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il coaching qui è veramente fondamentale per far passare un sogno da qualcosa di utopico ad un progetto realizzabile. Se sogno di dimagrire, un progetto concreto per dimagrire mi sarà di enorme aiuto, e qualcuno che mi segue diventa un mio compagno di viaggio. Se voglio esplorare i mercati asiatici, devo identificare gli step da compiere, e iniziare con step praticabili molto pratici. Non posso solo sognare di farlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La libertà di progetto è una “libertà pragmatica”, fatta di cose tangibili, di azione, di “chi fa cosa”, di gestione di risorse e dei tempi. Ma è creativa tanto quanto la pittura o la scultura. Così come la libertà di portare avanti un progetto “a modo nostro” senza dovere sempre seguire la tradizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Assagioli<a href="//3C24204A-4D50-4377-902D-4E12221D5858#_ftn1"><sup>[1]</sup></a>, un grandissimo scienziato Italiano vissuto negli USA, in un classico degli studi sul potere personale del “fare”, tuttora attualissimo, ci parla dell’ &#8220;Atto di Volontà” come forma suprema di espressione umana. Bene, quando questo atto si concretizza e passa dal “voglio” al “lo faccio, ci provo”, abbiamo fatto grandi passi avanti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><a>Libertà di valori e libertà ideologica. Come queste diventano libertà nei comportamenti di tutti i giorni</a></h2>



<p class="wp-block-paragraph">La libertà della persona di assumere sistemi di valori che sente propri, di cambiarli.&nbsp;&nbsp;Esaminare il sistema di valori ritenuti importanti nella vita, priorità tra valori e eventuali aspettative divergenti. Si tratta di un esame delle ideologie, dei &#8220;credo&#8221; valoriali, delle scelte di fondo che ci possono rendere un&#8217;attività soddisfazione o sacrificio. In cosa credi? Cosa è importante per te? Cosa da senso alla vita?&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo tratto è il più difficile da far emergere, toccando le scelte esistenziali, il significato stesso dell’esistenza. Se però riusciamo a far emergere alcuni di questi elementi forti, essi possono costituire l&#8217;ancoraggio di qualsiasi motivazione al fare, al crescere al migliorarsi. Un faro che guida la persona nella nebbia e verso la libertà più vera.</p>



<hr class="wp-block-separator" />



<p class="wp-block-paragraph"><a href="//3C24204A-4D50-4377-902D-4E12221D5858#_ftnref1"><sup>[1]</sup></a> Assagioli, Roberto (1973). <em>The Act of Will</em>. Viking Press, NY. Trad it. <em>L’atto di volontà</em>, Roma, Astrolabio, 1977.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri materiali su Comunicazione, Ascolto, Empatia, Potenziale Umano e Crescita Personale disponibili in questi siti e link:</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Studio Trevisani Formazione Coaching Consulenza</a></li><li><a href="https://www.coachingworldfederation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Coaching World Federation</a></li><li><a href="http://www.danieletrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Daniele Trevisani (Italian)</a></li><li><a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Website Dr. Daniele Trevisani (English)</a></li><li><a href="https://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Aziendale</a></li><li><a href="https://www.comunicazioneinterculturale.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Interculturale</a></li><li><a href="http://www.medialab-research.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Medialab Research</a></li><li><a href="https://www.interculturalnegotiation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intercultural Negotiation (English)</a></li><li><a href="https://operationalnegotiation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Operational Negotiation (English)</a></li><li><a href="https://www.linkedin.com/in/danieletrevisani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Linkedin Profile Dr. Daniele Trevisani</a></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altre risorse online</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pubblicazioni e libri dott. Daniele Trevisani</a>&nbsp;(Books published)</li><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/iscriviti-gratuitamente-alla-rivista-online-di-formazione-communication-research-e-potenziale-umano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivista online gratuita di Comunicazione, Potenziale Umano e Management</a></li><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/blog/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iscrizione gratuita al Blog Studiotrevisani.it tramite Email</a></li><li><a href="https://www.youtube.com/channel/UCWXqtAjX1ctXm4fNX2ogb6Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Canale YouTube</a></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.studiotrevisani.it/#linkedin" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><br></a></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/i-sei-gradi-di-liberta/">I sei gradi di libertà</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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		<title>Riconoscere l&#8217;irrigidimento cognitivo e la cultura come stato di coscienza per ottenere una comunicazione efficace</title>
		<link>https://www.studiotrevisani.it/riconoscere-lirrigidimento-cognitivo-e-la-cultura-come-stato-di-coscienza-per-ottenere-una-comunicazione-efficace/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jan 2021 12:01:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[comunicazione assertiva]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione autentica]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione efficace e costruttiva]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione Interculturale]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura come stato di coscienza]]></category>
		<category><![CDATA[Irrigidimento cognitivo]]></category>
		<category><![CDATA[Modello delle Quattro Distanze della Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[negoziazione interculturale]]></category>
		<category><![CDATA[abitudini]]></category>
		<category><![CDATA[ambiguità]]></category>
		<category><![CDATA[ascolto attivo]]></category>
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		<category><![CDATA[codice di comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[common ground]]></category>
		<category><![CDATA[communication training]]></category>
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		<category><![CDATA[comunicazione efficace]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione positiva]]></category>
		<category><![CDATA[Conoscere se stessi]]></category>
		<category><![CDATA[convinzioni]]></category>
		<category><![CDATA[credenze]]></category>
		<category><![CDATA[distorsioni comunicative]]></category>
		<category><![CDATA[empatia]]></category>
		<category><![CDATA[finzioni]]></category>
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		<category><![CDATA[realtà percettiva]]></category>
		<category><![CDATA[ruolo]]></category>
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		<category><![CDATA[valori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo estratto dal testo “Parliamoci Chiaro: il modello delle quattro distanze per una comunicazione efficace e costruttiva” copyright Gribaudo Editore e Daniele Trevisani, pubblicato con il permesso dell’autore. __________ Nell&#8217;articolo a seguire tratteremo diversi argomenti: in primis si parlerà della formazione alla comunicazione efficace, successivamente si tratterà l&#8217;irrigidimento cognitivo, come riconoscerlo e superarlo, ed infine &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/riconoscere-lirrigidimento-cognitivo-e-la-cultura-come-stato-di-coscienza-per-ottenere-una-comunicazione-efficace/">Riconoscere l&#8217;irrigidimento cognitivo e la cultura come stato di coscienza per ottenere una comunicazione efficace</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Articolo estratto dal testo “<a href="https://www.amazon.it/Parliamoci-Chiaro-Daniele-Trevisani/dp/8858024095/ref=as_li_ss_tl?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;dchild=1&amp;keywords=%E2%80%A2+Parliamoci+Chiaro&amp;qid=1605169606&amp;sr=8-1&amp;linkCode=sl1&amp;tag=danietrevi-21&amp;linkId=10990dc081470bbfe62e187caed95c44&amp;language=it_IT" target="_blank" rel="noopener">Parliamoci Chiaro: il modello delle quattro distanze per una comunicazione efficace e costruttiva</a>” copyright Gribaudo Editore e Daniele Trevisani, pubblicato con il permesso dell’autore.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">__________</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;articolo a seguire tratteremo diversi argomenti: in primis si parlerà della formazione alla comunicazione efficace, successivamente si tratterà l&#8217;irrigidimento cognitivo, come riconoscerlo e superarlo, ed infine si approfondirà il tema della cultura come stato di coscienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&nbsp;progetto o&nbsp;corso/percorso sulla&nbsp;comunicazione&nbsp;efficace&nbsp;e sullo sviluppo personale può e deve insegnare alle persone a scoprire ciò che non sanno, le cosiddette &#8220;incompetenze inconsapevoli&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I grandi capitoli formativi per apprendere a ridurre l&#8217;incomunicabilità sono:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>la nostra identità&nbsp;</strong>e le<strong> identità multiple</strong>, il <strong>nostro</strong>&nbsp;<strong>ruolo</strong>&nbsp;e i <strong>ruoli multipli</strong> e il modo in cui influenzano la nostra comunicazione. </li><li>i&nbsp;<strong>codici comunicativi</strong> e gli<strong> stili comunicativi</strong>, sul piano sia verbale che paralinguistico e non verbale, sino alla comunicazione polisensoriale e multicanale. Imparare a comunicare anche con codici comunicativi diversi dai nostri abituali è fondamentale, poiché la comunicazione è una competenza, e va allenata portando le persone fuori dalla zona di comfort, a sperimentarsi su nuove modalità comunicative.&nbsp;</li><li>comprendere come si manifestano i nostri&nbsp;<strong>valori, </strong>le<strong> convinzioni, </strong>le<strong> credenze</strong> più<strong> </strong>profonde e gli<strong> atteggiamenti</strong>&nbsp;centrali e&nbsp;periferici e come trasmetterli nel modo più efficace. Imparare a cercare la base comune (<em>common ground</em>).&nbsp;</li><li>comprendere come il nostro&nbsp;<strong>vissuto relazionale, esperienziale&nbsp;ed emotivo</strong> può essere elaborato e analizzato per&nbsp;scoprire&nbsp;lezioni di vita e auto-casi. </li><li>Cercare <strong>momenti di vita vissuta comuni</strong>, <em>common ground</em> sul piano delle emozioni vissute o altri tipi di <em>common ground </em>esperienziale.&nbsp;</li><li>imparare <strong>l&#8217;ascolto, l&#8217;empatia</strong>&nbsp;e le tecniche di ascolto attivo.&nbsp;</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto ciò deve essere fatto tramite la formazione attiva ed esperienziale che ci porti verso il nostro obiettivo e risultato.&nbsp;La formazione in comunicazione è un’arte espressiva, deve dare voce alla comunicazione degli aspetti emotivi così come a quelli informativi,&nbsp;perché&nbsp;la realtà è composta da entrambi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo sviluppo della capacità comunicativa parte sempre dal rendersi conto che non sappiamo fare qualcosa (1), per poi prenderne atto (2), lavorarci sopra anche se l’esecuzione è ancora incerta (3), proseguire fino a che l’esecuzione diventa fluida (4). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa&nbsp;operazione&nbsp;di crescita personale continua&nbsp;può farci arrivare anche allo stato di flusso (<em>flow</em>), lo stato di grazia e di piacere che può accompagnare una performance, anche difficile, quando sentiamo che il nostro corpo e la nostra mente stanno rispondendo perfettamente e riusciamo ad entrare in risonanza con l&#8217;azione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei punti importanti che un corso&nbsp;di comunicazione e sviluppo personale affronta, quando ben condotto, è il fatto di affrontare l&#8217;incomunicabilità.&nbsp;&nbsp;Questo ci aiuta a cambiare la modalità che usiamo nel rapportarci agli altri, uscendo dalla nostra corazza pesante di stereotipi e aprendo nuovi canali di comunicazione, aiutandoci anche ad affrontare situazioni comunicative in cui si insinuano rabbia, litigi, incomprensioni.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli errori o i fallimenti diventano momenti di apprendimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il progresso nelle competenze porta con&nbsp;sé&nbsp;una forza espansiva, aumenta la nostra zona di comfort, fa entrare questioni prima per noi impossibili entro la nostra area di sfida, amplia la nostra visione di ciò che è possibile. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un corso di comunicazione e sviluppo personale può incidere su:&nbsp;</p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<ol class="wp-block-list"><li>le nostre <strong>credenze</strong> potenzianti e limitanti;&nbsp;</li><li>le nostre <strong>convinzioni</strong> più radicate su come sia bene agire;&nbsp;</li><li>le nostre <strong>abitudini</strong>;&nbsp;</li><li>la nostra<strong> identità</strong> e come la esprimiamo al di fuori dei nostri contatti comunicativi;&nbsp;</li><li>i nostri <strong>valori</strong> profondi, inserendovi il valore di una comunicazione di qualità come nuovo riferimento per una vasta gamma di situazioni di vita.&nbsp;</li></ol>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo anche affrontare:&nbsp;</p>



<ol class="wp-block-list"><li><strong>distorsioni comunicative</strong>;&nbsp;</li><li><strong>ambiguità</strong>;&nbsp;</li><li><strong>finzioni</strong>, anche attraverso l&#8217;osservazione dei segnali deboli che le persone emettono;&nbsp;</li><li><strong>metafore e figure logiche</strong>, cioè gli strumenti che danno forza ed enfasi al messaggio, lo rendono più bello, meglio strutturato, più potente ed efficace.&nbsp;</li></ol>



<p class="wp-block-paragraph">Quando una persona migliora la propria comunicazione, questo miglioramento si estende ad ogni ambito e territorio della vita, in famiglia e nel lavoro.&nbsp;È bene sviluppare le abilità, coltivare i talenti, dare spazio al potenziale personale di ciascuno, in qualsiasi direzione esso si possa esprimere. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema dell&#8217;incomunicabilità ha origini sociali.&nbsp;Nel pieno dello sviluppo della propria espressività, il bambino e l’adolescente imparano che ad essere sinceri nascono problemi, e che dedicare tempo agli altri è una perdita di&nbsp;tempo, o almeno così viene loro fatto credere. Mentre i&nbsp;sistemi&nbsp;educativi formali sostengono l’importanza dell’espressività e della comunicazione, i comportamenti educativi reali insegnano invece esattamente il contrario. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche le aziende insegnano questo: la regola&nbsp;basilare&nbsp;del “non fidarsi” è tramandata dall’esperienza&nbsp;degli “anziani” d’azienda ai giovani, creando&nbsp;una&nbsp;<strong>condizione di allerta&nbsp;permanente</strong>, un clima di sospetto che permea ogni avvio di relazione e ogni&nbsp;comunicazione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, tale condizione di “allerta” deve diventare una scelta tattica&nbsp;consapevole&nbsp;da applicare in alcuni momenti, non sempre,&nbsp;e non uno stato&nbsp;costante&nbsp;fissato a priori, una “ingessatura inamovibile”&nbsp;o un blocco cognitivo che impedisce un&nbsp;percorso di crescita.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poco&nbsp;a poco, il blocco delle espressioni esterne diventa incapacità di riconoscere ciò che ci accade all’interno e all’esterno.&nbsp;La realtà dei fatti è piena di persone che non riescono a&nbsp;spiegare il proprio bisogno (se si acquista) o il proprio valore (se si vende).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In queste condizioni, il manager ingessato&nbsp;si trova a fare business, a negoziare, a dover comunicare, esprimersi, a volte persino&nbsp;a dover&nbsp;capire gli altri e ascoltare, e non ci riesce.&nbsp;&nbsp;Esiste quindi un meta-obiettivo per ogni persona e gruppo:&nbsp;lo&nbsp;<strong>sblocco delle rigidità cognitive</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È indispensabile lavorare per riconoscere&nbsp;i propri stereotipi e le proprie credenze,&nbsp;agire attivamente per&nbsp;capirli,&nbsp;identificare&nbsp;i propri stati di incomunicabilità,&nbsp;impegnarsi&nbsp;per&nbsp;eliminarla o ridurla, non attendere che la comunicazione migliori passivamente o “per miracolo”, ma&nbsp;impegnarsi&nbsp;in prima persona,&nbsp;come se fosse una priorità assoluta.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La&nbsp;comunicazione può&nbsp;essere concepita come un contatto tra diversi stati di coscienza, un&nbsp;<strong>ponte tra universi mentali</strong>&nbsp;distanti.&nbsp;&nbsp;Ogni cultura mette il soggetto nella condizione di prestare più attenzione a certi aspetti del mondo e di trascurarne o ignorarne altri.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo l’ipotesi Sapir-Whorf&nbsp;e gli studi di psicolinguistica, lo stesso linguaggio forma una struttura della realtà e plasma la realtà che vediamo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni essere umano percepisce la realtà in modo diverso, per cui&nbsp;non&nbsp;esiste&nbsp;“una realtà” ma più realtà, a seconda degli schemi mentali utilizzati&nbsp;per la percezione&nbsp;(<strong><em>multiple reality theory</em></strong>). Un fenomeno esterno (<strong>presunta realtà oggettiva</strong>) non produce automaticamente la stessa esperienza soggettiva del fenomeno (<strong>realtà percettiva</strong>).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo per alcuni è inaccettabile: il rifiuto di&nbsp;tale&nbsp;concetto produce&nbsp;rigidità umana e manageriale.&nbsp;L’incomunicabilità nasce persino all’interno dell’individuo stesso, che si trova dissociato tra il proprio&nbsp;Sé&nbsp;cosciente e il proprio&nbsp;inconscio.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’individuo che non comunica con&nbsp;sé&nbsp;stesso ha difficoltà a riconoscere i propri stati emotivi, non capisce alcuni dei suoi comportamenti o non sa darsene una spiegazione, vorrebbe essere&nbsp;in un modo e si trova nella condizione opposta.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso tempo, l’individuo che “non si conosce” agisce senza consapevolezza di quali&nbsp;norme, principi,&nbsp;precetti, canoni, direzioni, usanze, linee guida&nbsp;o teorie implicite stia utilizzando.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In conclusione, il successo della comunicazione dipende:&nbsp;</p>



<ul class="wp-block-list"><li>dalla capacità di mettere in contatto tra di loro le componenti intraindividuali e sbloccare la comunicazione tra le diverse componenti del soggetto stesso;&nbsp;</li><li>dal grado di consapevolezza acquisita dal soggetto stesso rispetto alla propria cultura, in termini di valori, credenze,&nbsp;schemi,&nbsp;atteggiamenti e altri tratti culturali acquisiti;&nbsp;</li><li>dalla capacità di rimuovere il “rumore di fondo” intrapsichico e attuare una forte&nbsp;<strong>presenza mentale</strong>&nbsp;durante gli&nbsp;incontri e scambi&nbsp;comunicativi.&nbsp;</li></ul>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://negoziazioneinterculturale.files.wordpress.com/2020/12/image-3.png?w=658" alt="libro &quot;Parliamoci Chiaro&quot; di Daniele Trevisani" title="libro &quot;Parliamoci Chiaro&quot; di Daniele Trevisani" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph" id="block-fc6101ea-c491-47fd-a999-f990a47060fb">Per approfondimenti vedi:</p>



<ul class="wp-block-list" id="block-a69e90f2-b5fa-429b-8470-d337a51993f5"><li><a href="http://www.amazon.it/Parliamoci-Chiaro-Daniele-Trevisani/dp/8858024095/ref=as_li_ss_tl?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;dchild=1&amp;keywords=%E2%80%A2+Parliamoci+Chiaro&amp;qid=1605169606&amp;sr=8-1&amp;linkCode=sl1&amp;tag=danietrevi-21&amp;linkId=10990dc081470bbfe62e187caed95c44&amp;language=it_IT" target="_blank" rel="noopener">Parliamoci Chiaro: il modello delle quattro distanze per una comunicazione efficace e costruttiva</a></li><li><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.studiotrevisani.it/" target="_blank">www.studiotrevisani.it</a></li><li><a rel="noreferrer noopener" href="http://www.danieletrevisani.it/" target="_blank">www.danieletrevisani.it</a></li><li><a rel="noreferrer noopener" href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank">www.danieletrevisani.com</a></li><li><a rel="noreferrer noopener" href="http://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank">www.comunicazioneaziendale.it</a></li><li><a rel="noreferrer noopener" href="http://www.medialab-research.com/" target="_blank">www.medialab-research.com</a></li></ul>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/riconoscere-lirrigidimento-cognitivo-e-la-cultura-come-stato-di-coscienza-per-ottenere-una-comunicazione-efficace/">Riconoscere l&#8217;irrigidimento cognitivo e la cultura come stato di coscienza per ottenere una comunicazione efficace</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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		<title>D3 &#8211; La distanza ideologica e valoriale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Jan 2021 12:02:20 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[visioni del mondo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo estratto dal testo “Parliamoci Chiaro: il modello delle quattro distanze per una comunicazione efficace e costruttiva” copyright Gribaudo Editore e Daniele Trevisani, pubblicato con il permesso dell’autore. __________ Dopo aver terminato, con l&#8217;ultimo articolo, la sezione legata alla distanza dei codici comunicativi (D2), proseguo con il 4 Distances Model introducendo qui di seguito la &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/d3-la-distanza-ideologica-e-valoriale/">D3 &#8211; La distanza ideologica e valoriale</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Articolo estratto dal testo “<a href="https://www.amazon.it/Parliamoci-Chiaro-Daniele-Trevisani/dp/8858024095/ref=as_li_ss_tl?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;dchild=1&amp;keywords=%E2%80%A2+Parliamoci+Chiaro&amp;qid=1605169606&amp;sr=8-1&amp;linkCode=sl1&amp;tag=danietrevi-21&amp;linkId=10990dc081470bbfe62e187caed95c44&amp;language=it_IT" target="_blank" rel="noopener">Parliamoci Chiaro: il modello delle quattro distanze per una comunicazione efficace e costruttiva</a>” copyright Gribaudo Editore e Daniele Trevisani, pubblicato con il permesso dell’autore.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">__________</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo aver terminato, con l&#8217;ultimo articolo, la sezione legata alla distanza dei codici comunicativi (D2), proseguo con il<em> 4 Distances Model</em> introducendo qui di seguito la terza distanza, quella legata alle differenze di visione del mondo, di ideologie sottostanti la visione della vita, di valori e di credenze su come funziona il mondo fisico e sociale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La componente più <em>hard</em> del modello nella D3 riguarda i valori di fondo della persona, quelli talmente interiorizzati che risulta quasi impossibile scalfirli o cambiarli: al solo tentativo di toccarli per metterli in discussione, si ottiene una immediata reazione difensiva o di attacco.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">I lati più soft del modello sono le credenze superficiali e gli atteggiamenti superficiali, quelli che sono più disposto a cambiare: per esempio, cosa penso dei fast-food, della Francia, degli Stati Uniti, ecc. Nessuna credenza e nessun valore però va dato per scontato, pensando che l’altro “per forza la dovrebbe pensare così”.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La differenza nella visione del mondo è subdolamente impalpabile, tanto permea la vita quotidiana in modo pervasivo, mai dichiarato.&nbsp;&nbsp;Spesso infatti le distanze su questo piano sono molto forti nonostante le apparenze.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un esempio palese è quello degli orari di lavoro. Vi sono persone che vivono in un sistema nel quale è fondamentale dare l’esempio lavorando più dei collaboratori. Altri,&nbsp;al contrario,&nbsp;credono fermamente nel fatto che la presenza costante non serva e che siano utili altri modelli per&nbsp;dare l’esempio: presenze rare ma significative, poche riunioni ma con una scaletta pregnante e temi&nbsp;robusti e&nbsp;scottanti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Troviamo differenze molto forti,&nbsp;anche&nbsp;ideologiche, su quale sia&nbsp;lo stile di leadership più efficace, sul grado di delega e responsabilizzazione da attuare, sul modo di controllare e gestire le persone&nbsp;(<em>people management</em>), su quale e quanta formazione fare e così via.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In azienda, le&nbsp;diverse visioni&nbsp;su come l’azienda o la leadership vada gestita,&nbsp;sono vere mine vaganti nel rapporto tra i membri di una direzione aziendale e in una&nbsp;comunicazione&nbsp;di natura aziendale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Edgar&nbsp;Schein&nbsp;mette in guardia i consulenti (e più in generale i manager) dal considerare le differenze culturali alla leggera. Nell’identificare le possibili cause di malintesi,&nbsp;Schein&nbsp;include gli <strong>assunti culturali indiscussi</strong>. come causa di primaria importanza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma cosa sono questi &nbsp;<strong>assunti culturali indiscussi</strong>?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dobbiamo renderci conto che il medesimo comportamento può assumere significati diversi in ambiti culturali differenti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per fare un esempio, il grado di disaccordo o accordo può essere dichiarato in modo aperto o nascosto, a seconda delle culture aziendali con cui si tratta. Nei contesti pubblici di&nbsp;comunicazione&nbsp;si assiste spesso alla “<strong>difficoltà di dire no</strong>” a colleghi o clienti che vengono percepiti come importanti e di status superiore, ma anche a clienti&nbsp;di grandi dimensioni.&nbsp;Liberarsi da questa sindrome è indispensabile per il&nbsp;comunicatore,&nbsp;così come assumere la capacità di farlo nel modo adeguato.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una delle principali trappole&nbsp;comunicative&nbsp;è quella di dare per scontato che i dettagli siano così evidenti, così&nbsp;autoesplicativi, da non richiedere lavoro di esplicitazione e&nbsp;comunicazione.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo accade soprattutto quando le differenze culturali vengono minimizzate o non prese in adeguata considerazione, o semplicemente non viste da una o entrambe le parti, esponendoci alla problematica delle micro-culture personali, dei micro-dettagli apparenti, non negoziati, che invece dovevano essere negoziati. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Senza una negoziazione iniziale, che permetta ai due interlocutori di trovare un&#8217;intesa, una base comune dalla quale partire, si rischia di sfociare in malintesi e incomprensioni, che portano alla vittoria dell&#8217;incomunicabilità sulla comunicazione efficace.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le interculturalità che si possono presentare sono di diverso tipo: le <strong>interculturalità trans-generazionali</strong>, per esempio, legate a persone di età diverse, sono forme di “interculturalità debole”. Debole non&nbsp;perché&nbsp;poco incisiva, ma&nbsp;perché&nbsp;scarsamente riconosciuta come comunicazione&nbsp;tra culture diverse. Altre forme di interculturalità “forti” sono invece quelle classiche in cui ci si cimenta tra nazioni diverse, etnie diverse, distanze culturali ampiamente&nbsp;riconosciute. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi casi è possibile il ricorso ad esperti della&nbsp;cultura locale che fungano da&nbsp;“interpreti culturali, i quali possono evitarci la caduta in “<strong>trappole comunicative</strong>”, dalle più banali, come il saluto corretto, alle più complesse, come capire quali argomenti conversazionali evitare in una certa cultura.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Capire la cultura della persona con cui comunichiamo può&nbsp;facilitare la decodifica del comportamento, la comprensione del messaggio latente. Per esempio, un manager americano che si trovi ad operare in Italia per la prima volta può essere fuorviato da letture sugli stereotipi degli italiani e pensare che un forte ritardo sia caratteristica della cultura italiana. Applicare questa regola con un imprenditore italiano può invece costare caro,&nbsp;poiché&nbsp;nella cultura imprenditoriale italiana la puntualità è sinonimo di cortesia e rispetto, mentre nella cultura amicale è invece concessa una maggiore tolleranza.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni azione può avere decodifiche diverse e solo il ricorso ad esperti della cultura locale può aiutare a collocare un comportamento entro un range di “<strong>normalità culturale</strong>” o a definirlo come <strong>manifestazione extra-culturale</strong> da attribuire più all’individuo che alla sua cultura nazionale o etnica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Simili occorrenze sono occorse nelle esperienze dello Studio Trevisani in occasione dell&#8217;applicazione di tecniche di feedback professionale (<em>360&nbsp;Survey: valutazioni manageriali a 360 gradi</em>) su richiesta di multinazionali USA per le proprie filiali italiane. Gli esercizi che mettevano in pubblico l’immagine del soggetto, e davano in pubblico una chiara percezione del valore professionale percepito, delle forze e delle lacune, venivano assolutamente rifiutati nonostante le forti pressioni dell’organizzazione&nbsp;nel volerli fare a tutti i costi.&nbsp;I manager italiani si sono semplicemente rifiutati di farlo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è accaduto poiché le culture latine sono tendenzialmente private e sospettose e soffrono la critica, soprattutto quella personale, molto più delle culture anglofone. Per questo è bene evitare che le persone parlino di altri presenti in sala in un contesto pubblico, mentre potranno tranquillamente farlo in un contesto privato e interpersonale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per concludere, il lavoro comunicativo fatto di attenzione all’ascolto dei valori altrui, a come i valori si concatenano in azioni, comportamenti, scelte, a quanto essi sono diversi dai nostri,&nbsp;e persino al fatto di esplicitare le differenze che troviamo e discuterne,&nbsp;è un elemento fondamentale del comunicare&nbsp;chiaro.</p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://negoziazioneinterculturale.files.wordpress.com/2020/12/image-3.png?w=658" alt="libro &quot;Parliamoci Chiaro&quot; di Daniele Trevisani" title="libro &quot;Parliamoci Chiaro&quot; di Daniele Trevisani" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph" id="block-fc6101ea-c491-47fd-a999-f990a47060fb">Per approfondimenti vedi:</p>



<ul class="wp-block-list" id="block-a69e90f2-b5fa-429b-8470-d337a51993f5"><li><a href="http://www.amazon.it/Parliamoci-Chiaro-Daniele-Trevisani/dp/8858024095/ref=as_li_ss_tl?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;dchild=1&amp;keywords=%E2%80%A2+Parliamoci+Chiaro&amp;qid=1605169606&amp;sr=8-1&amp;linkCode=sl1&amp;tag=danietrevi-21&amp;linkId=10990dc081470bbfe62e187caed95c44&amp;language=it_IT" target="_blank" rel="noopener">Parliamoci Chiaro: il modello delle quattro distanze per una comunicazione efficace e costruttiva</a></li><li><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.studiotrevisani.it/" target="_blank">www.studiotrevisani.it</a></li><li><a rel="noreferrer noopener" href="http://www.danieletrevisani.it/" target="_blank">www.danieletrevisani.it</a></li><li><a rel="noreferrer noopener" href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank">www.danieletrevisani.com</a></li><li><a rel="noreferrer noopener" href="http://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank">www.comunicazioneaziendale.it</a></li><li><a rel="noreferrer noopener" href="http://www.medialab-research.com/" target="_blank">www.medialab-research.com</a></li></ul>
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		<title>La comunicazione autentica e i 3 strati comunicativi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Dec 2020 15:13:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[comunicazione assertiva]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione autentica]]></category>
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		<category><![CDATA[Modello delle Quattro Distanze della Comunicazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo estratto dal testo “Parliamoci Chiaro: il modello delle quattro distanze per una comunicazione efficace e costruttiva” copyright Gribaudo Editore e Daniele Trevisani, pubblicato con il permesso dell’autore. __________ Ogni atto comunicativo può essere autentico o meno. Questa autenticità si lega all&#8217;espressione sincera del proprio pensiero e della propria interiorità, che ognuno ha il compito &#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>Articolo estratto dal testo “<a href="https://www.amazon.it/Parliamoci-Chiaro-Daniele-Trevisani/dp/8858024095/ref=as_li_ss_tl?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;dchild=1&amp;keywords=%E2%80%A2+Parliamoci+Chiaro&amp;qid=1605169606&amp;sr=8-1&amp;linkCode=sl1&amp;tag=danietrevi-21&amp;linkId=10990dc081470bbfe62e187caed95c44&amp;language=it_IT" target="_blank" rel="noopener">Parliamoci Chiaro: il modello delle quattro distanze per una comunicazione efficace e costruttiva</a>” copyright Gribaudo Editore e Daniele Trevisani, pubblicato con il permesso dell’autore.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">__________</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni atto comunicativo può essere autentico o meno. Questa autenticità si lega  all&#8217;espressione sincera del proprio pensiero e della propria interiorità, che ognuno ha il compito di far emergere. Nell&#8217;articolo a seguire analizzeremo più nel dettaglio questo concetto e i suoi effetti comunicativi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La comunicazione implica uno scambio d’informazioni e di emozioni. Ragionare sulla nostra identità ci chiede di fare luce sulla nostra vera natura, sul nostro essere. Una grande fonte d’incomunicabilità avviene quando noi stessi non abbiamo fatto chiarezza prima di tutto su di noi e sui confini del nostro spazio mentale e di ruolo nel mondo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Fare introspezione mirata ha un nome in psicologia: fare <em>focusing</em>. Il <em>focusing</em> ci permette di chiarire, prima di tutto a noi stessi, quello che vogliamo trasmettere, quello che ci sembra importante trasmettere e quello che vogliamo che accada in seguito alla nostra comunicazione (effetto o risultato comunicativo). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema dell’incomunicabilità ci porta a chiederci quale sia il possibile “<em>common ground</em>”, cosa&nbsp;“io e te”&nbsp;abbiamo&nbsp;potenzialmente&nbsp;da condividere, quali interessi comuni abbiamo o potremmo avere, di cosa potremmo parlare.&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema delle&nbsp;quattro&nbsp;distanze ci chiede anche di cercare possibili aree di interesse comune sul ruolo che le persone ci presentano, sui codici comunicativi comuni che potremmo avere, sui valori comuni che ci sono o ci potrebbero essere, sui nostri passati condivisi, anche solo a livello emotivo o esperienziale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiederci in cosa crediamo veramente, chiederci se stiamo davvero comunicando in modo autentico, non è tempo perso. Interiorizzare valori, sentirli nostri, volere fortemente rompere le barriere dell’incomunicabilità, è un compito sacro e nobile. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Fare emergere il contenuto della nostra “nuvoletta dei pensieri”, i pensieri che ci accompagnano sempre anche se non formulati a parole, ci consente di poter interagire tra “il mio mondo” e “il tuo mondo” per cercare spazi comuni.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">Esplicitare il dialogo interno è una tecnica chiamata <em>think aloud</em> (esporre a voce il proprio dialogo interno): una modalità di avvicinamento alla comunicazione autentica. Non tutti ci dicono sempre cosa stanno pensando. Dire cosa stiamo pensando è un atto liberatorio. Dire le cose chiaramente è molto meglio che tenerle dentro a marcire, ma richiede di lasciar perdere tutta quella serie di timori comunicativi, la paura del rifiuto, del giudizio, per far spazio alla voglia di cercare un flusso libero di scambio comunicativo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’importante è che non si crei una sorta di “sincerità distruttiva” che mette la verità e il “dire” prima dei diritti delle altre persone, tra cui, a volte, il diritto di essere lasciati in pace o di non sapere. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le Quattro Distanze entrano prepotentemente nella possibilità o meno di avere uno scambio comunicativo centrato sulla comunicazione autentica, diretta, vera, e non sulla falsità che emerge da maschere e ruoli obbligati. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non tutta la comunicazione può però considerarsi autentica. Esistono infatti 3 strati comunicativi: </p>



<ol class="wp-block-list"><li>Una parte di informazione che noi consideriamo “<strong>la nostra verità</strong>”, qualcosa che crediamo sia vero, almeno per noi. Queste “credenze” sono molto importanti, perché quando vengono messe in dubbio o attaccate, percepiamo un attacco al nostro essere, al nostro ruolo, un attacco alla nostra persona, e non solo un’opinione diversa sul fatto in oggetto. Imparare a scollegare le nostre credenze dalla nostra identità e giudizio di valore è una competenza fondamentale per chi vuole comunicare e negoziare con grande consapevolezza e senza venirne distrutto.  Bisogna però mettere in guardia da tutto ciò: la verità fortemente creduta è in molti casi frutto di autosuggestione, di invenzione, di autoinganni.  Sono elementi che crediamo in tutta fede veri, ma che potrebbero non reggere ad una confutazione scientifica o ad una prova dei fatti, e sono spesso anche inutili depotenzianti; </li></ol>



<ol class="wp-block-list" start="2"><li>Le&nbsp;<strong>verità parziali</strong>: contengono elementi di “nostra verità” mescolate ad una&nbsp;parte di comunicazione non autentica: comunicazione di ruolo, informazioni o messaggi su&nbsp;noi stessi che esponiamo per realizzare un <em>impressions&nbsp;management</em>, un’impressione sugli altri, ma che non corrisponde alla nostra verità più profonda;</li></ol>



<ol class="wp-block-list" start="3"><li>Una parte di <strong>non-detto</strong>, di nostre verità interiori non dette, taciute per motivi di convenienza o di timore delle conseguenze.</li></ol>



<p class="wp-block-paragraph">Esprimere liberamente se stessi e il proprio pensiero non è semplice, ma per creare una comunicazione autentica, oltre che efficace, è sufficiente che ci sia qualcosa, anche di minimale, che faccia da punto di unione tra gli interlocutori: poi si potrà ampliarlo, allargando la profondità di una relazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <em>common ground</em>, o territorio di intersezione, è ciò che ci accomuna. La quantità e qualità di questo <em>common ground</em> offre spazi alla comunicazione costruttiva, ma esso va ricercato, non arriva per magia, e trovarlo non è solo piacevole. È vitale. </p>



<figure class="wp-block-image"><img decoding="async" src="https://negoziazioneinterculturale.files.wordpress.com/2020/12/image-3.png?w=658" alt="libro &quot;Parliamoci Chiaro&quot; di Daniele Trevisani" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph" id="block-fc6101ea-c491-47fd-a999-f990a47060fb">Per approfondimenti vedi:</p>



<ul class="wp-block-list" id="block-a69e90f2-b5fa-429b-8470-d337a51993f5"><li><a href="http://www.amazon.it/Parliamoci-Chiaro-Daniele-Trevisani/dp/8858024095/ref=as_li_ss_tl?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&amp;dchild=1&amp;keywords=%E2%80%A2+Parliamoci+Chiaro&amp;qid=1605169606&amp;sr=8-1&amp;linkCode=sl1&amp;tag=danietrevi-21&amp;linkId=10990dc081470bbfe62e187caed95c44&amp;language=it_IT" target="_blank" rel="noopener">Parliamoci Chiaro: il modello delle quattro distanze per una comunicazione efficace e costruttiva</a></li><li><a rel="noreferrer noopener" href="https://www.studiotrevisani.it/" target="_blank">www.studiotrevisani.it</a></li><li><a rel="noreferrer noopener" href="http://www.danieletrevisani.it/" target="_blank">www.danieletrevisani.it</a></li><li><a rel="noreferrer noopener" href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank">www.danieletrevisani.com</a></li><li><a rel="noreferrer noopener" href="http://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank">www.comunicazioneaziendale.it</a></li><li><a rel="noreferrer noopener" href="http://www.medialab-research.com/" target="_blank">www.medialab-research.com</a></li></ul>
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		<title>Capire &#8220;di che farina sei fatto&#8221;. Il lavoro del Coaching e del Counseling</title>
		<link>https://www.studiotrevisani.it/capire-di-che-farina-sei-fatto-il-lavoro-del-coaching-e-del-counseling/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[DR. DANIELE TREVISANI]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2015 15:06:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Anteprime e anticipazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Daniele Trevisani, dal libro Il Coraggio delle Emozioni. Energie per la vita, la comunicazione e la crescita personale. Franco Angeli editore. Conoscersi significa entrare nei propri &#8220;mattoni costitutivi&#8221;, la &#8220;farina&#8221; con cui è stato fatto il nostro pane, ciò di cui siamo costruiti. Fare i conti con quello che siamo, quello che crediamo &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/capire-di-che-farina-sei-fatto-il-lavoro-del-coaching-e-del-counseling/">Capire &#8220;di che farina sei fatto&#8221;. Il lavoro del Coaching e del Counseling</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2015/09/copertina-libro-il-coraggio-delle-emozioni-compressa.jpg" target="_parent" rel="noopener noreferrer"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-7991 size-medium" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2015/09/copertina-libro-il-coraggio-delle-emozioni-compressa.jpg?w=190&amp;h=300" alt="Copertina Libro Il Coraggio delle Emozioni compressa" width="190" height="300" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2015/09/copertina-libro-il-coraggio-delle-emozioni-compressa.jpg 650w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2015/09/copertina-libro-il-coraggio-delle-emozioni-compressa-600x945.jpg 600w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2015/09/copertina-libro-il-coraggio-delle-emozioni-compressa-190x300.jpg 190w" sizes="(max-width: 190px) 100vw, 190px" /></a></strong>Articolo di <a href="http://www.danieletrevisani.it" target="_parent" rel="noopener noreferrer">Daniele Trevisani</a>, dal libro <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788891714213/trevisani-daniele/coraggio-delle-emozioni-energie.html" target="_parent" rel="noopener noreferrer">Il Coraggio delle Emozioni. Energie per la vita, la comunicazione e la crescita personale</a>.</em> Franco Angeli editore.<br />
<em>Conoscersi significa entrare nei propri &#8220;mattoni costitutivi&#8221;, la &#8220;farina&#8221; con cui è stato fatto il nostro pane, ciò di cui siamo costruiti. </em></p>
<p><em>Fare i conti con quello che siamo, quello che crediamo profondamente, quello che guida le nostre azioni e le nostre non-azioni o blocchi, è un percorso di auto-determinazione sacro e fondamentale. </em></p>
<p><em>E avere qualcuno che ti aiuti in questo percorso è altrettanto importante.<br />
</em></p>
<p>______</p>
<p>Cosa è entrato dentro di noi per farci essere cosa siamo ora è come prendere un pezzo di pane e guardare esattamente quale tipo di farina sia stata usata per prepararlo (una o più di una&#8230; e di che tipo), che acqua sia stata usata, e quanto questa fosse pura.</p>
<p>E quando avremo capito, potremo chiederci: cosa voglio tenere e cosa vogliamo cambiare di questo modo di essere finale in cui ci ritroviamo ora? O per un gruppo come un&#8217;azienda o una squadra, cosa di buono tenere e cosa è bene cambiare?</p>
<p>In certe aziende, famiglie o gruppi sociali (e persino nazioni), la persona e la risorsa umana (in termini aziendalistici) assomigliano molto alla &#8220;rana della pozzanghera&#8221; (una rana che, d&#8217;estate, mentre l&#8217;acqua si scalda al sole si indebolisce sino a lessarsi e non poter più muoversi) o al religioso forzato.</p>
<p>Per la rana aziendale può trattarsi di uno stagno visivamente splendido e accogliente, con entrate sontuose e atri luminosi, e splendide piante ornamentali. Vissuto da dentro potrebbe invece essere e diventare una perfida pozza venefica, nella quale non si riesce più a “respirare”, e si finisce per soffocare.</p>
<p>In ogni caso, le idee che abbiamo in testa non sono sempre le nostre. L’autenticità delle idee è una conquista che richiede un grande lavoro di ricerca personale.</p>
<p>Nella vita gli ambienti circostanti mutano ma non sempre con la velocità sufficiente ad innescare lo shock da reazione, o lo spirito Spartano, o la voglia di autenticità verso se stessi, e ci si sforza di adattarsi o sopportare. In altre realtà opposte, l’ambiente è invece favorevole e permette all’essere umano di realizzarsi.</p>
<p>Se abbiamo la fortuna di trovare persone che ci accompagnano in una ricerca personale, questo sarà un fattore facilitante. Se non l&#8217;abbiamo, possiamo e dobbiamo cercare sia Maestri che compagni di viaggio.</p>
<p><strong>Il lavoro del Coaching e del Counseling</strong></p>
<p>Il lavoro fondamentale del Coaching è quello di creare un clima di fiducia, positivo, attorno alla possibilità stessa di evolvere e migliorare, inquadrare step praticabili, azioni che arricchiscono e avvicinano la persona ad uno stato migliore.<br />
Un Coach potrà essere tanto più bravo e preparato quanto più sa incidere sugli stati che producono il comportamento, e non solo &#8220;dare istruzioni operative&#8221;.</p>
<p>Il lavoro del Coaching è caratterizzato da un grado di direttività (dare istruzioni e suggerimenti) maggiore rispetto al Counseling, che è una relazione di aiuto in cui la persona viene aiutata a trovare soluzioni dall&#8217;interno.</p>
<p>Ma al di là delle etichette, il fattore comune è il principio che lavorare su di sé è possibile, così come lavorare su un team o una intera organizzazione è possibile. Non tutto è nelle mani del destino o attribuibile agli eventi.<br />
Questo ha a che fare con il diritto primario di essere, da cui deriva il diritto a cercare il proprio potenziale personale, e la voglia di lottare per esso.</p>
<p>La vittoria, il successo, il risultato, sono nelle mani di numerosi fattori che non dipendono totalmente da noi. Addirittura, sono spesso falsi bersagli che cercano di distrarci dal nostro percorso di ricerca vero.</p>
<p>La volontà, la costanza, la continuità, il coraggio, sono invece ciò che una persona può metterci di proprio, senza sperare o chiedere a nessuno di fare il lavoro che spetta a noi e solo a noi.</p>
<p>Il Coaching aiuta a far emergere quell&#8217;unicità che solo noi stessi possiamo costruire.</p>
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<p><em>Per quel che mi riguarda ho fatto il possibile, che nessuna delle generazioni venture mi negherà; </em></p>
<p><em>quel che un vincitore poteva metterci di suo: non aver temuto la morte, non aver ceduto con fermo viso a nessun simile, </em></p>
<p><em>aver preferito una morte animosa a un&#8217;imbelle vita. </em></p>
<p><em>(Giordano Bruno, De monade, numero et figura)</em></p>
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<p>Lo sforzo di adattamento al clima negativo invece produce un <strong>adeguamento</strong> <strong>inferiore</strong>, un blocco della tendenza al progredire.<strong> È invece necessario dare propulsione alla &#8220;tendenza attualizzante&#8221;, </strong>la tendenza ad essere il massimo di ciò che si potrebbe essere, l&#8217;aspirazione a raggiungere i propri potenziali massimi di auto-espressione.</p>
<p><strong>Il nostro scopo è di perseguire la tendenza autoespressiva ai suoi massimi livelli: la tendenza di ogni essere umano ad essere il massimo di ciò che può essere</strong>, coltivare una propria originalità costruttiva, positiva, più ricca di vissuto e di passione.</p>
<p>Le forze del conformismo rendono le persone schiave del clima psicologico che le ha nutrite, e questo porta a una devastante ricerca del consenso degli altri, dell’approvazione a tutti i costi, anche – e questo è il problema – su comportamenti e pensieri che ci distruggono.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>&#8211; Lei non si sente mai solo?</em></p>
<p>&#8211; Solo in mezzo alla gente!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Dal film, <em>La Sottile Linea Rossa</em>, di Terrence Malick)</p>
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<p>Il coraggio è apertura al mondo e all&#8217;esperienza, è accettazione della pulsazione vitale tra azione e meditazione. È il contrario della stasi, dell&#8217;apatia, della perdita di valori e di senso. Una vita senza coraggio è come una stanza senza luce. Se stai fermo, non ti farai male, ma non ne uscirai mai, e prima o poi morirai di fame.</p>
<p>Accettare la possibilità che qualcosa vada storto, senza che questo pensiero ti immobilizzi, è un grande passo verso il coraggio.</p>
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<strong><a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2015/09/copertina-libro-il-coraggio-delle-emozioni-compressa.jpg" target="_parent" rel="noopener noreferrer"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-7991 size-medium" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2015/09/copertina-libro-il-coraggio-delle-emozioni-compressa.jpg?w=190&amp;h=300" alt="Copertina Libro Il Coraggio delle Emozioni compressa" width="190" height="300" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2015/09/copertina-libro-il-coraggio-delle-emozioni-compressa.jpg 650w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2015/09/copertina-libro-il-coraggio-delle-emozioni-compressa-600x945.jpg 600w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2015/09/copertina-libro-il-coraggio-delle-emozioni-compressa-190x300.jpg 190w" sizes="(max-width: 190px) 100vw, 190px" /></a></strong>Articolo di <a href="http://www.danieletrevisani.it" target="_parent" rel="noopener noreferrer">Daniele Trevisani</a>, dal libro <em><a href="http://www.ibs.it/code/9788891714213/trevisani-daniele/coraggio-delle-emozioni-energie.html" target="_parent" rel="noopener noreferrer">Il Coraggio delle Emozioni. Energie per la vita, la comunicazione e la crescita personale</a>.</em> Franco Angeli editore.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/capire-di-che-farina-sei-fatto-il-lavoro-del-coaching-e-del-counseling/">Capire &#8220;di che farina sei fatto&#8221;. Il lavoro del Coaching e del Counseling</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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