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	<title>comportamento &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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	<description>Formazione Aziendale, Coaching, Counseling, Ricerca e Sviluppo</description>
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	<title>comportamento &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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		<title>Effetto stimolo-risposta: il ruolo del Mental Training</title>
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		<dc:creator><![CDATA[DR. DANIELE TREVISANI]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Feb 2025 09:36:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Self Power. Psicologia della motivazione e della performance”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore. Non ci sarà mai pieno accesso al nostro potenziale finché non capiamo come funziona la nostra macchina biologica e mentale, e sfruttare i tanti reattori di energie che nasconde. Dentro &#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">© Articolo estratto dal libro di <a href="https://www.studiotrevisani.it/">Daniele Trevisani</a> <a href="https://amzn.to/4gtoyN5" target="_blank" rel="noopener">“Self Power. Psicologia della motivazione e della performance</a>”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Non ci sarà mai pieno accesso al nostro potenziale finché non capiamo come funziona la nostra macchina biologica e mentale, e sfruttare i tanti reattori di energie che nasconde.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dentro di noi lavorano ogni istante due sistemi specifici (Simpatico e Parasimpatico) con compiti diversi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Conoscerli è bene per capire cosa ci succede di fronte sia al pericolo che nei casi di ansia o di attivazione. Ma anche per rilassarci meglio…</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molti nostri comportamenti quotidiani – senza che ce ne rendiamo conto &#8211;  sono dominati dal meccanismo Stimolo-Risposta. Automatismi innati che funzionano bene nel mondo animale ma meno in un mondo sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tu mi aggredisci, io aggredisco te. Tu mi fai un sorriso, io ti faccio un sorriso. Tu mi ignori, io mi rattristo o ancora peggio mi avvilisco. Qualcuno rifiuta un tuo progetto o lavoro, tu ti senti svalorizzato. E magari cominci a pensare di non valere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il passo successivo è lo stress, e l&#8217;attivazione del SNS – Sistema Nervoso Simpatico, che determina le reazioni attacco-fuga.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E’ un sistema che opera a livello primordiale, nato per farci sopravvivere di fronte ai pericoli della savana, della giungla, degli assalti di tribù nemiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fuga prende forma o di corsa (scappare) o di blocco fisico (come un animale che si irrigidisce quando attaccato, ma capita anche alle persone). Un blocco comportamentale o decisionale, non riuscire più a muoversi, o a decidere, è una forma di fuga dal pericolo mossa dal SNS (bloccandosi l&#8217;animale pensa di non farsi più vedere dal predatore o darsi per morto).</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’attacco può prendere forma fisica, o verbale, violenta o sottile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Sistema Simpatico è anche chiamato sistema “<em>fight or flight</em>” = combatti o fuggi. Alcuni segnali sono la dilatazione della pupilla, aumento della pressione arteriosa, del battito cardiaco, si blocca la digestione per aumentare il flusso di sangue ai muscoli, si blocca la peristalsi (la discesa del cibo nel tratto digerente), aumenta la frequenza respiratoria, la sudorazione, e può arrivare anche urgenza di defecare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E’ la tipica reazione dell’uomo antico di fronte ad un leone, o ad una minaccia o pericolo di vita: fuggire o difendersi. Scappare o attaccare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema è che oggi questo sistema “parte” anche quando sentiamo un pericolo non così reale, come un compito in classe, una presentazione di fronte ad un pubblico, o una discussione accesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma quando entra in scena il Sistema Simpatico? Serve che qualcosa lo faccia “accendere”, serve uno stimolo. Di fronte a questo stimolo, si determina una risposta (meccanismo Stimolo-Risposta, o S-R).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il &#8220;Condizionamento mentale&#8221; accade quando sei stato sottoposto al sistema Stimolo Risposta, l&#8217;hai appreso come unica modalità di comportamento &#8211; e non te ne sei reso conto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E’ possibile apprendere a dominare meglio il proprio SNS? Nella mia esperienza professionale ho maturato la necessità di insegnare a miei clienti e allievi una competenza nuova, sviluppare un modello diverso<strong>: S-E-R (Stimolo-Elaborazione-Risposta). </strong>In questo training lo scopo è far si che le risposte comportamentali sfuggano al controllo obbligato del Sistema Simpatico. In altre parole, diventare più padroni del proprio comportamento anche in casi estremi e in ambienti estremi o altamente sfidanti, dal punto di vista fisico (pericoli fisici) o sociale (pericoli sociali).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato è rimanere coscienti e lucidi. Guardare in faccia i pericoli, guardare in faccia la paura, minacce, o la morte senza esserne sequestrati, bloccati o annientati perdendo di vista le opzioni possibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo riguarda sia le persone comuni, ma anche manager, atleti, negoziatori, comunicatori, padri o madri, vigili del fuoco, responsabili della sicurezza, o protezione civile, che devono apprendere assolutamente a portare il proprio comportamento entro la sfera del proprio controllo volontario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esiste un allenamento specifico &#8211; e come ogni allenamento bisogna ripeterlo varie volte sino alla completa padronanza. Utilizza metodi dalla bioenergetica, il training mentale e training fisico, e funziona come &#8220;decondizionamento&#8221; allenando la mente alla focalizzazione e lucidità anche in condizioni difficili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo è possibile, nella mia esperienza con migliaia di persone, sia per chi opera sulle performance intellettuali che su quelle fisiche e sportive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa testimonianza dalla Campionessa Mondiale di Boxe Femminile Professionisti, Simona Galassi, lascio che siano le sue stesse parole a far emergere quanto una immissione di energie, in questo caso tramite Training Mentale, possa avere effetti non solo sullo stato mentale ma anche sul piano strettamente fisico.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2025/02/image-3.png" alt="" class="wp-image-28476"/></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Le sedute di Training Mentale sono in grado di &#8220;muovere&#8221; sia la capacità di attivazione che la capacità di rilassamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vissuto del rilassamento è il territorio del <strong>Sistema Nervoso Parasimpatico (SNP</strong>) &#8211; il sistema opposto al &#8220;sistema nervoso simpatico&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E&#8217; lo stato del “riposa e recupera”, della rigenerazione fisica e mentale. Dirige più sangue all’apparato digerente per favorire i processi digestivi, riducendone la presenza nei muscoli, restringe le pupille (non c&#8217;è più bisogno di cercare un predatore e gli occhi possono riposarsi), diminuisce la frequenza del battito cardiaco, rallenta la frequenza respiratoria, aumenta l’azione di ormoni anabolizzanti che favoriscono la rigeneraione di risorse energetiche nel corpo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche per questo, il Training Mentale può fare molto, rimettendo la persona in grado di rilassarsi quando vuole farlo, vivere con serenità compiti e sfide, recuperare le energie, saper &#8220;spegnere i motori&#8221; e rilassare corpo e mente quando serve.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un motore che non viene mai ricaricato prima o poi finisce la benzina e noi siamo esattamente così. Se non impariamo a recuperare energie, non ne avremo quando le andremo a cercare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vero accesso al nostro pieno potenziale passa attraverso una riflessione profonda ma non nega le neuroscienze, la fisiologia, la conoscenza della macchina biologica e mentale che portiamo dentro di noi e che nasconde mille trucchi da imparare e sfruttare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.coachingworldfederation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Coaching World Federation</a></li>



<li><a href="http://www.danieletrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Daniele Trevisani (Italian)</a></li>



<li><a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Website Dr. Daniele Trevisani (English)</a></li>



<li><a href="https://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Aziendale</a></li>



<li><a href="https://www.linkedin.com/in/danieletrevisani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Linkedin Profile Dr. Daniele Trevisani</a></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altre risorse online</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pubblicazioni e libri dott. Daniele Trevisani</a> (Books published)</li>



<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/iscriviti-gratuitamente-alla-rivista-online-di-formazione-communication-research-e-potenziale-umano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivista online gratuita di Comunicazione, Potenziale Umano e Management</a></li>



<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/blog/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iscrizione gratuita al Blog Studiotrevisani.it tramite Email</a></li>



<li><a href="https://www.youtube.com/channel/UCWXqtAjX1ctXm4fNX2ogb6Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Canale YouTube</a></li>
</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:</strong></h2>



<ul class="wp-block-list">
<li>Stimolo</li>



<li>Risposta</li>



<li>Condizionamento</li>



<li>Feedback</li>



<li>Adattamento</li>



<li>Apprendimento</li>



<li>Motivazione</li>



<li>Comportamento</li>



<li>Performance</li>



<li>Efficacia</li>



<li>Efficienza</li>



<li>Resilienza</li>



<li>Stress</li>



<li>Resistenza</li>



<li>Flessibilità</li>



<li>Autoregolazione</li>



<li>Autocontrollo</li>



<li>Intelligenza emotiva</li>



<li>Crescita personale</li>



<li>Sviluppo del potenziale umano</li>
</ul>
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		<title>La psicologia delle emozioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jan 2025 09:43:00 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[neuroscienze]]></category>
		<category><![CDATA[percezione]]></category>
		<category><![CDATA[Regolazione Emotiva]]></category>
		<category><![CDATA[resilienza]]></category>
		<category><![CDATA[Risposta fisiologica]]></category>
		<category><![CDATA[stress]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Self Power. Psicologia della motivazione e della performance”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore. L’intelligenza emotiva ci parla della capacità di “sentire” le emozioni altrui. Non è da tutti avvicinarci emotivamente agli altri, e nemmeno capire i propri stati emotivi, nonostante ci vivano dentro. &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/la-psicologia-delle-emozioni/">La psicologia delle emozioni</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">© Articolo estratto dal libro di <a href="https://www.studiotrevisani.it/">Daniele Trevisani</a> <a href="https://amzn.to/4gtoyN5" target="_blank" rel="noopener">“Self Power. Psicologia della motivazione e della performance</a>”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intelligenza emotiva ci parla della capacità di “sentire” le emozioni altrui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è da tutti avvicinarci emotivamente agli altri, e nemmeno capire i propri stati emotivi, nonostante ci vivano dentro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È curioso come tutti chiedano agli altri di “capirli” mentre tutti si sforzano di rimanere chiusi nel proprio mondo e non farvi entrare nessuno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Tutti vorrebbero un amico, ma nessuno prova ad esserlo.</em> Jim Morrison</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le emozioni sono da tempo al centro delle performance personali, manageriali e sportive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli studi di Le Doux<a href="#_ftn1" id="_ftnref1">[1]</a> evidenziano che gli stimoli esterni attivano le emozioni attraverso vari canali, ma soprattutto che le emozioni trovano vie per esprimersi anche se non vogliamo, al di la della nostra parte razionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esistono scorciatoie primordiali attraverso cui gli stimoli bypassano la neocorteccia (la parte più culturale del cervello) e arrivano direttamente al “cervello rettile” e alla zona limbica, la parte del cervello più antica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa significa questo? Che gli stimoli legati allo svolgere performance possono avere valutazioni duplici e arrecare dissonanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad esempio possono essere valutati positivamente a livello razionale, intellettuale, analitico, ma trasmettere inconsapevolmente paura e produrre ansia attivando la parte più remota e antica del cervello.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il volo d’aereo è un esempio di stimolo a duplice valenza: le statistiche dicono che è il mezzo di trasporto più sicuro, la ragione vorrebbe credere che sia così, ma la nostra parte animale ha paura di cadere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altre situazioni simili sono legate alle performance manageriali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parlare in pubblico o esporre un progetto davanti ad una vasta platea, razionalmente, non dovrebbe porre ansia, ma attiva in realtà gli stessi meccanismi di chi vedeva davanti a sé nell’antichità un’orda di nemici o predatori pronti a sbranarci: in questi casi si mettono in moto i meccanismi di attacco-fuga, il cuore sale nei battiti, la digestione si ferma, il corpo si fa pronto per combattere. Possono insorgere attacchi di panico che bloccano completamente, o stati di ansia che danneggiano la performance.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sul fronte positivo, invece, attiviamo emozioni positive spesso verso mète o attività di cui non capiamo bene il senso, e tuttavia queste ci provocano piacere, un piacere non razionale e soprattutto viscerale. Luoghi amati, persone, paesaggi, stimoli, i quali ci “accendono” senza che capiamo bene perché.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una buona performance richiede quindi nuove abilità psicologiche nel riconoscere le dinamiche emotive, attivarle, e gestirle, anche e soprattutto nei leader che devono ottenere e sviluppare risultati attraverso le persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcuni motivi per farlo sono collegati al concetto di intelligenze multiple (Gardner). Un progetto di <em>active training</em> attiva le intelligenze multiple.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1983, Howard Gardner in <em>Frames of Mind: The Theory of Multiple Intelligences</em> inserisce in letteratura il concetto delle intelligenze plurime o multiple, che includono &#8211; tra le altre &#8211; questioni fondamentali, come l’intelligenza interpersonale (capacità di relazionarsi, capire gli altri), e l’intelligenza intrapersonale (capacità di capire se stessi, entrare in contatto con i propri desideri, sentimenti, paure, stati d’animo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le intelligenze attivabili in ciascuno di noi secondo Gardner sono:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>intelligenza <strong>logico-matematica</strong>: capacità di astrazione, pensiero logico, ragionamento, uso dei numeri, pensiero critico;</li>



<li>intelligenza <strong>linguistica</strong>: capacità nell&#8217;uso della parola e del linguaggio, leggere, scrivere, raccontare;</li>



<li>intelligenza <strong>visivo</strong>&#8211;<strong>spaziale</strong>: capacità di valutazione degli spazi e visualizzazione mentale;</li>



<li>intelligenza <strong>musicale e armonica</strong>: sensibilità per il suono, ritmo, toni e musica, per gli equilibri e le armonie;</li>



<li>intelligenza <strong>corporea-cinestesica</strong>: capacità di controllo del movimento, del corpo, della gestione di oggetti, dell&#8217;azione fisica;</li>



<li>intelligenza <strong>inter-personale</strong>: sensibilità agli stati d&#8217;animo, alle relazioni, alle interazioni umane:</li>



<li>intelligenza <strong>intra-personale</strong>: introspezione e auto-riflessione; comprensione dei propri punti di forza, debolezza, unicità, le proprie emozioni e sensazioni;</li>



<li>intelligenza <strong>naturalistica</strong>: interazione con l&#8217;ambiente, classificazione di oggetti e cose, ricettività ecologica;</li>



<li>intelligenza <strong>esistenziale</strong>: dimensione religiosa, spirituale, capacità di inserire se stessi e gli eventi in una cornice filosofica<a id="_ftnref2" href="#_ftn2">[2]</a>.</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Arriviamo poi al concetto delle <em>Intelligenze Fluide</em>. La <em>Fluid Intelligence<a href="#_ftn3" id="_ftnref3"><strong>[3]</strong></a></em> comprende il ragionare e risolvere nuovi problemi indipendentemente dalla conoscenza prima acquisita. I ricercatori studiano come i circuiti neurali si abituino &#8211; ma solo con allenamento e stimoli giusti &#8211; ad affrontare problemi nuovi, in una vita che cambia costantemente e sempre più in fretta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La capacità di adottare una filosofia di vita migliore richiede il saper abbracciare non solo una dimensione, ma quante più possibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un progetto di <em>active learning</em> consente di “chiamare all’opera” tutte le intelligenze di cui siamo dotati, mentre si apprende una specifica materia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attiva inoltre l’intelligenza emotiva, mentre l’apprendimento passivo la soffoca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intelligenza emotiva è un concetto che entra con sempre maggior forza nella didattica. Sviluppato dagli studi di Leuner (1966), Greenspan (1989),&nbsp; Salovey e Mayer (1990), e popolarizzato da Goleman (1995), che sinceramente ne ha tratto tutti i benefici senza averne tutti i meriti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante un progetto di apprendimento lo studente può sperimentare invidia,&nbsp; rivalità, gelosia, stress, tristezza, timidezza, ma anche gioia, apertura, responsabilità, piacere di un risultato, senso di appartenenza, motivazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se riusciamo ad avvicinare lentamente lo studente allo sfondo emotivo positivo, e spostarlo dal fronte negativo dello stress e repulsione verso il sistema scolastico e lo studio, avremo compiuto un’operazione straordinaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se non ci riusciamo, stiamo dando un contributo all’Alexitimia (Alessitimia, o <em>Alexithymia</em>) termine coniato da Peter Sifneos nel 1973 per descrivere lo stato di incapacità nel (1) comprendere, (2) elaborare e (3) descrivere, i propri stati emotivi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni tipo di performance ha componenti emotive e va analizzata caso per caso. Ad esempio &#8211; nel del parlare in pubblico – occorre apprendere a ricordare e segnalare alla parte antica del cervello che non siamo di fronte a nemici con la clava, e che dobbiamo riuscire ad attivare una “relazione d’aiuto” verso l’audience, attivare emozioni positive in questo tipo di attività. Dobbiamo saper attivare il piacere di condividere, di far capire alla platea un messaggio, trasmettere o donare quello che riteniamo utile e importante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un leader deve saper attivare le emozioni ancestrali collegate al <strong><em>lottare per</em></strong> o al <strong><em>lottare contro</em></strong>, sia essa una <strong>causa nobile</strong>, o invece <strong>un’ingiustizia</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi meccanismi, nonostante la maggiore conoscenza dei funzionamenti sottostanti, non sono per nulla facili e richiedono un allenamento specifico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molti blocchi inerenti le performance sono soprattutto <strong>blocchi psicologici</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nuove competenze di “intelligenza emotiva” e &#8220;intelligenze fluide&#8221;, riguardano quindi la gestione delle emozioni che accompagnano,&nbsp; precedono e seguono le performance, per saper modificare i nostri meccanismi emotivi abituali, dominandoli e facendoli nostri alleati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste abilità devono essere apprese per confrontarsi con i tratti della nostra psicologia individuale che possono bloccarci, l’ansia insita nella propria personalità (definita “ansia di tratto”), l’ansia situazionale generata da un evento specifico (&#8220;ansia di stato&#8221;), così come l&#8217;imparare ad assaporare pienamente le emozioni positive che una performance può offrire.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="#_ftnref1" id="_ftn1">[1]</a> LeDoux, J. (2003<em>), Il cervello emotivo (alle origini delle emozioni),</em> Baldini &amp; Castoldi, Milano.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="#_ftnref2" id="_ftn2">[2]</a> Gardner, Howard (1983), <em>Frames of Mind: The Theory of Multiple Intelligences</em>, Basic Books, ISBN 0133306143</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="#_ftnref3" id="_ftn3">[3]</a> Susanne M. Jaeggi, Martin Buschkuehl, John Jonides, and Walter J. Perrig (2008), <em>Improving fluid intelligence with training on working memory</em>, Proceedings of The National Academy of Sciences of the USA, vol. 105 no. 19</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.coachingworldfederation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Coaching World Federation</a></li>



<li><a href="http://www.danieletrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Daniele Trevisani (Italian)</a></li>



<li><a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Website Dr. Daniele Trevisani (English)</a></li>



<li><a href="https://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Aziendale</a></li>



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</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altre risorse online</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pubblicazioni e libri dott. Daniele Trevisani</a> (Books published)</li>



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</ul>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:</strong></h2>



<ul class="wp-block-list">
<li>Consapevolezza emotiva</li>



<li>Regolazione emotiva</li>



<li>Espressione emotiva</li>



<li>Intelligenza emotiva</li>



<li>Empatia</li>



<li>Emozioni primarie</li>



<li>Emozioni secondarie</li>



<li>Motivazione</li>



<li>Percezione</li>



<li>Neuroscienze</li>



<li>Amigdala</li>



<li>Risposta fisiologica</li>



<li>Comportamento</li>



<li>Esperienza soggettiva</li>



<li>Teoria cognitivo-comportamentale</li>



<li>Stress</li>



<li>Resilienza</li>



<li>Adattamento</li>



<li>Valenza emotiva</li>



<li>Comunicazione non verbale</li>
</ul>
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			</item>
		<item>
		<title>Costo psicologico, relazionale, di immagine e valoriale.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Mar 2024 08:17:39 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Costo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;Psicologia di Marketing e Comunicazione&#8221; Franco Angeli Editore, Milano Acquistare non richiede unicamente un esborso in denaro. Spesso un acquisto si carica di costi psicologici nascosti che ne aumentano il gravame. Ad esempio, ipotizziamo che un’azienda riceva una proposta di passaggio ad un &#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<p class="wp-block-paragraph">Acquistare non richiede unicamente un esborso in denaro. Spesso un acquisto si carica di costi psicologici nascosti che ne aumentano il gravame.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad esempio, ipotizziamo che un’azienda riceva una proposta di passaggio ad un nuovo sistema operativo per i propri PC. Se essa ha appena terminato un costoso programma di formazione per il personale sul vecchio sistema operativo, il costo di acquisto si caricherà di ansie e preoccupazioni non monetarie (costi psicologici). Ad esempio, può nascere la percezione che l’investimento precedente in formazione diventerebbe immediatamente inutile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un secondo costo psicologico può essere di natura relazionale e d’immagine. Il buyer che decide di passare al nuovo sistema operativo potrebbe venire giudicato dai dipendenti come incapace di programmare (<em>Perché mi avete fatto fare un corso su questo sistema operativo, se poi appena appreso non lo devo utilizzare, e devo iniziare da capo?</em> &#8211; potrebbe chiedersi il dipendente). Di questa reazione negativa attesa il buyer può sentire con forza il peso, e decidere di non acquistare, soprattutto temendo le ripercussioni nell’ambiente circostante, anche se la valutazione del prodotto è buona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro esempio di costo psicologico nascosto è connesso al costo valoriale di una scelta. Una scelta di acquisto viene soppesata anche alla luce dei valori sottostanti. Ad esempio, per un ecologista/animalista convinto, acquistare un hamburger non significa unicamente sborsare alcuni dollari, ma rifiutare a tutti i valori in cui crede. Il costo psicologico in questo caso è enormemente superiore al costo monetario. Lo stesso vale (nell’ecologista) per l’acquisto di una pelliccia, o di un’auto che consuma molto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I costi psicologici si dividono quindi, nella nostra prima categorizzazione, in costi psicologici personali (effetti indesiderati dell’acquisto legati ai propri valori o credenze) e in costi sociali o normativi (determinano un non-acquisto causato delle possibili reazioni negative degli altri: colleghi, amici, parenti, superiori, ecc.).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i costi psicologici rientrano possibili perdite di immagine, di valori, cambiamenti di abitudini consolidate, diminuzioni di sicurezza, calo di approvazione sociale, riduzioni di qualità della vita, aumento di ansie e tensioni, e altre preoccupazioni legate in qualche modo (nella mente del cliente) all’atto di acquisto. Esse incidono sul comportamento di acquisto anche se frutto di immaginazione o basate su dati in realtà non fondati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Analizziamo un caso ulteriore di acquisto di innovazione: l’implementazione di un sistema di e-commerce aziendale, proposto ad un imprenditore. Potremmo scoprire ad esempio che il costo di separazione sottostante non riguarda il solo denaro necessario (il costo del sistema), ma include anche l’anticipazione di una perdita di controllo. L&#8217;imprenditore sente che altri in azienda (es: gli informatici, o i nuovi esperti di internet marketing) e non più lui, capiranno cosa sta accadendo e come gestire l&#8217;impresa. Questo provoca riduzione del senso di autostima e caduta del ruolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi costi psicologici nascosti possono essere il fuoco che alimenta le obiezioni di superficie. Capirli, per poi gestirli, è assolutamente necessario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Semantica articolo. Le keywords pertinenti nella psicologia del marketing e comunicazione sono:</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Costo latente</p>



<p class="wp-block-paragraph">Costo relazionale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Costo d’immagine</p>



<p class="wp-block-paragraph">Costo valoriale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Costi psicologici personali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Costi sociali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Costi normativi</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comportamento d’acquisto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Senso di autostima</p>



<p class="wp-block-paragraph">Costo di separazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Costo Psicologico</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stress Emotivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Equilibrio Mentale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prezzo Dell&#8217;Ansia</p>



<p class="wp-block-paragraph">FaticaEmotiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">TensioneMentale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rischio Per La Salute Mentale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oneri Psicologici</p>



<p class="wp-block-paragraph">Peso Mentale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Affaticamento Emotivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Impatto Psicologico &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sforzo Mentale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Carico Emotivo &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Toll Mentale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Costo Emotivo &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sacrificio Psicologico</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fardello Emotivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pressione Mentale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fattore Psicologico</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gravame Emotivo</p>
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		<title>Pulsioni e moventi nell&#8217;acquisto: i condizionamenti psicosociali.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Mar 2024 15:49:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;Psicologia di Marketing e Comunicazione&#8221; Franco Angeli Editore, Milano Le nostre ipotesi vanno alla ricerca delle pulsioni e dei moventi profondi, oltre la pura espressione verbale e consapevole. Se considerassimo sufficienti le prime spiegazioni verbali fornite dai consumatori, per capire le dinamiche reali &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/psicologia-del-marketing-e-della-comunicazione-2-2/">Pulsioni e moventi nell&#8217;acquisto: i condizionamenti psicosociali.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le nostre ipotesi vanno alla ricerca delle pulsioni e dei moventi profondi, oltre la pura espressione verbale e consapevole. Se considerassimo sufficienti le prime spiegazioni verbali fornite dai consumatori, per capire le dinamiche reali del loro comportamento, ci accontenteremo davvero di poco. Non è facile per nessuno dare risposte a domande del tipo: &#8220;Quanto ha influito il personaggio di Superman nella costruzione del tuo modello di Sé ideale&#8221; (ad un ragazzo, ma specularmente questo vale per la Barbie in una ragazza). L&#8217;influenza può essere avvenuta, e molto forte, ma a livello inconscio, senza una chiara percezione del fenomeno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La letteratura psicosociale è sin troppo ricca di studi che dimostrano quanta distanza esiste tra ciò che le persone dicono di fare e ciò che fanno veramente, tra l’immagine che proiettano all’esterno e la propria vera identità, tra quello che sono e quello che vorrebbero essere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un primo momento di analisi riguarda la distanza tra ciò che le persone proiettano, tra ciò che dichiarano, e i veri comportamenti e pensieri posseduti. In genere la collimazione tra queste sfere non è totale, ma esistono aree del Sè che non emergono (area 1), ed aree del Sè puramente proiettate (area 3).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca di marketing ha evidenziato il fenomeno del <em>Socially Desirable Responding</em> (SDR) che riguarda la tendenza degli individui a proiettare di se stessi, quando intervistati formalmente o nella comunicazione interpersonale, un&#8217;immagine accettabile, positiva, rispetto alle norme culturali correnti, o alle norme dei gruppi di appartenenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">David Mick (1996)<a href="#_ftn1" id="_ftnref1">[1]</a> ad esempio ha evidenziato le difficoltà insite nell’esplorazione del “dark side” del comportamento del consumatore, su temi quali il materialismo, l’uso di alcool e di droghe, l’acquisto compulsivo, i piccoli furti nei negozi, le scommesse, il fumo di sigaretta, e la prostituzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <em>Socially Desirable Responding</em> avviene sia per incapacità di focalizzare le proprie motivazioni, che per volontà precisa di nascondere fatti, comportamenti e opinioni, di consumo, culturali e politiche.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> Mick, D.G. (1996). Are studies of dark side variables confounded by socially desirable responding? The case of materialism. <em>Journal of Consumer Research</em>, 23.</p>



<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<ul class="wp-block-list">
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<h2 class="wp-block-heading">Semantica articolo – le keyword pertinenti nella psicologia del marketing e comunicazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia del marketing e della comunicazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia della comunicazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia del marketing</p>



<p class="wp-block-paragraph">Livelli della motivazione d’acquisto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Livelli della motivazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Motivazione d’acquisto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia del consumo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comportamenti di acquisto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Motivazione conscia</p>



<p class="wp-block-paragraph">Motivazione inconscia</p>



<p class="wp-block-paragraph">Motivazione subconscia</p>



<p class="wp-block-paragraph">Persuasione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comportamento del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Neuromarketing</p>



<p class="wp-block-paragraph">Segmentazione di mercato</p>



<p class="wp-block-paragraph">Influenza sociale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia del colore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Branding emotivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comunicazione persuasiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia dei prezzi</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scelta razionale vs. emotiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Customer journey</p>



<p class="wp-block-paragraph">Effetto halo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Teoria dell’elaborazione a due vie (Elaboration Likelihood Model)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cognitive bias</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fattori motivazionali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Creazione di desiderio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Costruzione dell’identità di marca</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia delle vendite</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Fattori psicologici nell’acquisto impulsivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gestione delle aspettative del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">#DarkSideMarketing</p>



<p class="wp-block-paragraph">#ManipolazionePsicologica</p>



<p class="wp-block-paragraph">#EticaDelMarketing</p>



<p class="wp-block-paragraph">#ComunicazioneIngannevole</p>



<p class="wp-block-paragraph">#TrucchiDelMarketing</p>



<p class="wp-block-paragraph">#EffettiCollateraliDelMarketing</p>



<p class="wp-block-paragraph">#PsicologiaOscuraDelConsumo</p>



<p class="wp-block-paragraph">#DeceptiveAdvertising</p>



<p class="wp-block-paragraph">#EthicalMarketing</p>



<p class="wp-block-paragraph">#DarkMarketingTactics</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/psicologia-del-marketing-e-della-comunicazione-2-2/">Pulsioni e moventi nell&#8217;acquisto: i condizionamenti psicosociali.</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La psicologia degli atteggiamenti verso il prodotto</title>
		<link>https://www.studiotrevisani.it/la-psicologia-degli-atteggiamenti-verso-il-prodotto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Nov 2021 17:18:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[psicologia di marketing e comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[atteggiamento]]></category>
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		<category><![CDATA[Country of-origin-effect]]></category>
		<category><![CDATA[credenza]]></category>
		<category><![CDATA[distribuzione degli atteggiamenti preesistenti]]></category>
		<category><![CDATA[Immagine del prodotto]]></category>
		<category><![CDATA[impressions management]]></category>
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		<category><![CDATA[Quadro di atteggiamento]]></category>
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		<category><![CDATA[Strategie di marketing sulle credenze]]></category>
		<category><![CDATA[Targeting della comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Vantaggio competitivo di immagine del prodotto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Psicologia di marketing e comunicazione. Pulsioni d&#8217;acquisto, leve persuasive, nuove strategie di comunicazione e management”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore L&#8217;immagine del prodotto L’immagine dell&#8217;impresa nasce dalla somma delle impressioni che un soggetto (ad esempio un cliente) sviluppa nei riguardi di essa, ogni qualvolta &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “</strong><a href="https://amzn.to/3ARSY65" target="_blank" rel="noopener"><strong>Psicologia di marketing e comunicazione. Pulsioni d&#8217;acquisto, leve persuasive, nuove strategie di comunicazione e management</strong></a><strong>”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore</strong></p>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">L&#8217;immagine del prodotto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’immagine dell&#8217;impresa nasce dalla somma delle impressioni che un soggetto (ad esempio un cliente) sviluppa nei riguardi di essa, ogni qualvolta viene a contatto con qualcosa (un prodotto, una persona, un simbolo) ad essa collegato o da essa prodotto. Ogni marchio, ed ogni azienda, sono in grado di generare impressioni nei clienti (positive o negative che siano). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Così come l’azienda assume un’immagine agli occhi dei suoi pubblici, i prodotti acquistano una connotazione, e persino una personalità (debole o forte, definita o vaga, gradita o sgradita). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un prodotto forte è dotato di una personalità ben definita che lo fa fuoriuscire dalla concorrenza di prezzo. L’immagine del prodotto, del marchio e dell’azienda può essere misurata scientificamente. La sua costruzione attiva è uno degli obiettivi primari di qualsiasi strategia competitiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando esiste una connessione tra il prodotto, il marchio e l&#8217;immagine proiettata dall&#8217;individuo, il prodotto diventa strumento di <em>impressions management</em>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il prodotto d&#8217;immagine assume valenze comunicazionali nella proiezione di un’identità, facilitando il passaggio del cliente da un&#8217;identità attuale ad un&#8217;identità desiderata (identità target o immagine target). Non importa che ciò sia realmente vero, è sufficiente che questo sia vero nella psicologia individuale dell&#8217;acquirente. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In altre parole, l&#8217;immagine del marchio e l&#8217;immagine del prodotto diventano strumenti espressivi di un modo di essere, o di un modo di pensare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Trasmettono un&#8217;identità del possessore, o almeno, il più delle volte, questo è ciò che vorrebbe l&#8217;acquirente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il prodotto non è solo un assemblaggio di componenti. Una visione puramente merceologica e ingegneristica impedisce di capirne il valore affettivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando i prodotti si rivolgono a bisogni di ordine superiore &#8211; bisogni sociali, autorealizzazione, costruzione d’immagine della persona &#8211; essi assumono valenze soprattutto psicologiche, ancor prima che tecnico-funzionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I prodotti/servizi (non tutti, naturalmente, ma buona parte di essi) si trasformano da beni asettici a oggetti dotati di anima, e con essi si instaura un rapporto che fuoriesce dalla pura fruizione per entrare nel campo della comunicazione e della psicologia. Diventano, in altre parole, strumenti espressivi con i quali il soggetto cerca di modificare la propria identità, verso un&#8217;immagine più vicina al proprio sè ideale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella psicologia del consumo il prodotto assume valenze emotive, quale porzione del vissuto di un individuo. L’acquisto di un viaggio può avere alla base la ricerca di un semplice momento di svago o ricreazione. Ma un viaggio può essere anche il momento di svolta di una vita, nel quale ricercare la propria identità smarrita, e ritrovare un senso nella propria esistenza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sviluppare sensibilità verso la motivazione d’acquisto sottostante, capire le <strong>valenze emotive</strong> attribuite dal consumatore è un prerequisito per la comunicazione aziendale e la costruzione del prodotto. Come si può notare, <strong>elementi estranei</strong> al prodotto possono distruggere o rovinare l’esperienza del fruitore e distruggere il tentativo di <strong>costruzione attiva dell’immagine</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La presenza di elementi di disturbo, difformi e disomogenei (ad esempio un cesto dei rifiuti di plastica, anziché ricoperto di legno, in un agriturismo) elimina la consonanza tra gli elementi, necessaria per costruire un profilo d’immagine omogeneo e fluido.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il profilo d’immagine di un marchio o di un prodotto è analizzabile ricorrendo, tra l’altro, a concetti sviluppati dalla psicologia sociale degli atteggiamenti, che esploreremo di seguito.</p>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">Gli atteggiamenti del cliente</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli atteggiamenti sono un concetto fondamentale della psicologia sociale. Il loro utilizzo nelle ricerche psicologiche e nel marketing è ampio e permea diverse funzioni: comunicazione, ricerca di mercato, test dei prodotti, segmentazione del mercato, risorse umane e formazione aziendale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come sottolineano Eiser e van der Pligt (1991)<a href="applewebdata://EEC65731-A1BE-4EEA-B75D-81D1C9E7DB82#_ftn1"><sup>[1]</sup></a>, gli atteggiamenti non sono vaghi stati d&#8217;animo o sensazioni, ma forme di esperienza che (a) si riferiscono a specifici oggetti, eventi, persone o problemi, e (b) sono di natura essenzialmente valutativa, cioè implicano dei giudizi di buono-cattivo, positivo-negativo, giusto-sbagliato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La relazione tra atteggiamento e obiettivi aziendali è forte e immediata. Gli atteggiamenti verso il prodotto, verso il marchio o impresa, e verso il venditore, generano o eliminano la propensione all&#8217;acquisto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La psicologia degli atteggiamenti applicata al marketing è in grado di fornire numerosi contributi di grande rilevanza per la comprensione di come le persone valutano i prodotti. L&#8217;importanza del concetto di atteggiamento proviene dalla sua stretta correlazione con il comportamento. Gli atteggiamenti sono precursori dei comportamenti. In altre parole, la creazione di atteggiamenti positivi<strong> (1) verso il prodotto, (2) verso il venditore e (3) verso il marchio, </strong>è indispensabile per conseguire <strong>successo di vendita.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca evidenzia che l’atteggiamento individuale non è l’unica causa del comportamento, altri fattori situazionali (ad esempio la pressione degli amici o della famiglia, o tagli alla disponibilità economica, tanto per fornire un dato concreto) possono bloccare l’azione, o dirigerla verso altre mete.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In generale, possiamo affermare che nel marketing l&#8217;atteggiamento individuale verso un prodotto o un comportamento è il risultato di una serie di valutazioni specifiche, e si forma come sommatoria delle opinioni e credenze (convinzioni) relative alle componenti del prodotto. L’atteggiamento verso un comportamento emerge come risultato delle varie credenze riguardanti l&#8217;esito del comportamento stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;atteggiamento può avere una valenza positiva o negativa. Inoltre, ciascun atteggiamento avrà una certa &#8220;forza&#8221;, cioè un livello più o meno alto di <strong>radicamento</strong> nel soggetto. Perciò potremo identificare atteggiamenti fortemente positivi o fortemente negativi, moderatamente positivi o moderatamente negativi, oppure atteggiamenti neutri o inesistenti, verso qualsiasi tipo di prodotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>forza di un atteggiamento verso il prodotto</strong> si determina grazie ad un ragionamento moltiplicatorio: è il risultato delle <strong>credenze soggettive</strong> sul fatto che il prodotto possegga una certa proprietà per la <strong>valutazione</strong> (positiva o negativa) di quella proprietà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad esempio, il mio atteggiamento verso l&#8217; &#8220;oggetto mentale&#8221; Internet sarà dato:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>dalle proprietà positive che io vi attribuisco</strong> (ritengo che Internet renda possibile una ricerca veloce di informazioni; considero anche indispensabile, oggi, poter scambiare dati con altre persone senza spostarmi fisicamente) e</li>
<li><strong>da quanto risulta per me importante quella proprietà</strong> (per me la velocità nelle ricerche di informazioni è molto importante, così come poter risparmiare tempo negli spostamenti).</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">Queste valutazioni spingeranno il soggetto ad avere un atteggiamento complessivamente positivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni prodotto è possibile percepire sia componenti positive che negative, le quali vengono soppesate secondo un sistema di bilanciamento che è estremamente individuale e soggettivo. Posso personalmente ritenere che Internet contenga anche informazioni errate ed inutili, e questo possa generare dispersività, ma questo fatto è per me poco incisivo, in quanto sento di padroneggiare bene lo strumento e di poter gestire facilmente il problema. Tutto sommato, quindi, il mio atteggiamento complessivo verso Internet sarà positivo (sommatoria di forti valutazioni positive, con qualche debole valutazione negativa). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’individuo, le diverse informazioni e valutazioni (positive e negative) compongono un <strong>quadro di atteggiamento</strong> . Questo sistema complesso di valutazioni deve essere capito, dopo una attenta analisi dei punti di forza e di debolezza del prodotto, se si vuole sperare di ottenere una buona probabilità di successo di mercato. Il valore complessivo dell&#8217;atteggiamento consente di migliorare la propria offerta, la progettazione di prodotto, e la comunicazione al cliente.</p>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">Il prodotto nel continuum positività-negatività</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli individui non sono uguali tra loro in merito a posizioni specifiche su diversi argomenti: ad esempio, riguardo alla pena di morte, alcuni hanno posizioni negative molto forti e radicate, altri ugualmente forti, ma in senso favorevole, altri ancora moderatamente a favore o contro, altri ancora non avranno alcun’opinione specifica. Lo stesso vale rispetto ai prodotti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciascun individuo possederà diverse tipologie di atteggiamento nei riguardi di diverse entità di valutazione. La struttura dei diversi atteggiamenti può essere visualizzata lungo un continuum.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per ogni atteggiamento, esistono ancoraggi valoriali e culturali, a volte chiari e decodificabili immediatamente, altre volte inconsci e subconsci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È naturale che un qualsiasi tentativo di modificare queste situazioni preesistenti (tentativo di persuasione) si confronterà con la modifica dei valori sottostanti, e porrà problemi di diversa natura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In generale si può affermare che quanto maggiore è la forza di un atteggiamento, e radicato il suo collegamento con altri atteggiamenti forti e valori elevati, tanto più alta è la difficoltà di cambiarlo. Atteggiamenti molto forti e radicati nel tempo sono difficili da cambiare. Là dove non esiste alcun atteggiamento specifico (ad esempio un tema sul quale l’individuo non ha mai focalizzato la propria attenzione) la creazione di un atteggiamento specifico risulta più semplice.</p>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">Implicazioni per il marketing business-to-business</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nel <strong>business-to-business</strong>, molto spesso la latitudine di accettazione del buyer verso un nuovo prodotto o nuovo servizio non è predefinita, in quanto appunto non vi sono esperienze in merito. Questa rappresenta una problematica generale delle aziende che vendono innovazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una tattica difensiva del buyer è quella di partire da posizioni negative, salvo modificarle in seguito. Non tutti, fortunatamente, adottano questa tattica, in quanto preclude ad una valutazione oggettiva e ponderata delle opportunità che possono essere realmente presenti nell’offerta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli individui presenti all’interno di un target o campione eterogeneo di aziende, esistono varietà e differenziazioni in merito alla natura di atteggiamento preesistente. All’interno di una popolazione ampia, spesso la <strong>distribuzione degli atteggiamenti preesistenti</strong> assume una forma di <strong>curva normale</strong> (curva gaussiana, in termini statistici), che vede la presenza di un’area di soggetti fortemente positivi, una massa di “incerti” o persone che detengono atteggiamenti deboli, e un’area di soggetti con atteggiamenti negativi. Occorre quindi, per il venditore, capire questo scenario di atteggiamenti preesistenti, poiché con questo quadro egli dovrà confrontarsi.</p>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">Segmentazione attitudinale del cliente</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il termine “<em>attitude</em>” nella terminologia psicologica e di marketing anglosassone risponde all&#8217;equivalente italiano di &#8220;atteggiamento&#8221;. Con una piccola traslazione linguistica, utilizzeremo questo termine per definire il concetto di “segmentazione attitudinale”, intesa come stratificazione del mercato in funzione degli atteggiamenti preesistenti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La nostra tecnica individua cinque macrogruppi, differenziati in termini di posizioni latenti verso il prodotto:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Gruppo A</strong>: soggetti aperti e disponibili che dispongono di atteggiamenti fortemente positivi; le credenze possedute sono tutte positive e rilevanti.</li>
<li><strong>Gruppo B</strong>: i soggetti dispongono di atteggiamenti positivi ma di valenza debole o moderata. Questi soggetti possono collocarsi in B anche quando a credenze positive (prevalenti) si sommano credenze negative (minoritarie).</li>
<li><strong>Gruppo C</strong>: soggetti che non dispongono di un chiaro orientamento, per indisponibilità di esperienze precedenti o difficoltà nel valutare, o non conoscenza della materia;</li>
<li><strong>Gruppo D</strong>: soggetti moderatamente negativi. La negatività può provenire o dal riconoscere solo punti negativi, o dal riconoscere più punti negativi (o di maggiore intensità) rispetto a quelli positivi. Eventuali punti positivi, nel quadro di atteggiamenti complessivo verso il prodotto o la proposta, diventano minoritari.</li>
<li><strong>Gruppo E</strong>: soggetti fortemente negativi; le credenze negative possono essere numerose e sommarsi, oppure possono essere poche ma di intensità molto alta, tali da mettere in secondo piano qualsiasi altra possibile valutazione.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Questi diversi stadi corrispondono a diverse <strong>realtà psicologiche</strong> che il venditore troverà nel buyer. La difficoltà di vendita sarà crescente man mano che ci si sposta dal gruppo A al gruppo E, <strong>con una distribuzione degli atteggiamenti lungo un continuum  positivo/negativo</strong>, anche se venditori abili non si scoraggeranno molto nel fronteggiare soggetti E.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>segmentazione attitudinale </strong>(identificazione di sottogruppi diversificati in funzione degli atteggiamenti esistenti), ha lo scopo di:</p>



<ol class="wp-block-list" type="1">
<li>inquadrare la struttura degli atteggiamenti preesistenti,</li>
<li>identificare i target prioritari,</li>
<li>definire strategie di attacco ai diversi target.</li>
</ol>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">Distribuzione delle risorse sui diversi target</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuna azienda o organizzazione dispone di un budget di comunicazione infinito, o di infinite risorse di vendita (tempi, uomini e mezzi). Diventa pertanto necessario definire le <strong>priorità di intervento</strong>, o <strong>priorità di vendita</strong>, in relazione ai diversi tipi di target.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In genere, queste vanno ottimizzate e distribuite partendo dai target più accessibili e responsivi, tenendo per ultimi i più ostili, i quali richiedono un maggiore <strong>costo di vendita</strong> (tempo, energie, sforzo persuasivo e abilità necessarie).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Saper identificare con che tipo di soggetti si dovrà avere un confronto è una necessità che va oltre il marketing aziendale, e pervade fortemente anche il marketing pubblico e la comunicazione pubblica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’utilizzo di una strategia standardizzata su target dalle caratteristiche troppo diverse ne riduce sicuramente l’efficacia, soprattutto quando non sia stato trovato un minimo comune denominatore motivazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In base alle considerazioni esposte, formuliamo il seguente principio:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Principio &#8211; Assioma di targeting della comunicazione</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>La comunicazione strategica richiede l’attivazione di percorsi e strategie diversificate in funzione dei diversi target. </li>
<li>La comunicazione deve essere tarata in base alla struttura di atteggiamenti esistente nel soggetto ricevente.</li>
<li>La necessità di diversificazione della strategia cresce all&#8217;aumentare della divergenza/differenza tra soggetti e gruppi sui quali si vuole agire. </li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">In questo assioma si sostiene, quindi, che l’accettazione di un messaggio sia correlata al grado di “centratura” sui bisogni del target, sulla corretta identificazione delle strutture preesistenti di atteggiamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I problemi emergono sia nella pubblicità realizzata senza analisi precedente del target, che nella vendita diretta in cui il venditore fronteggia un soggetto sconosciuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi casi di <strong><em>blind sales</em></strong> (vendita che avviene su soggetti non conosciuti) la posizione dovrà essere rilevata online, in diretta, sul luogo e durante l’incontro. Le tecniche di rilevazione (domande, <em>probing</em>) non devono tuttavia urtare il <strong>sistema difensivo</strong> del soggetto, il quale deve vedere nelle domande del venditore una reale forma di interessamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un tecnico di <em>blind sales </em>o un tecnico di vendita creativa è un soggetto molto abile sia in termini di formazione psicologica che in termini di capacità di analisi. Questi professionisti sono decisamente rari.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella vendita di servizi (es: finanziari, immobiliari), un’attività preliminare di segmentazione e screening diviene necessaria per fornire al venditore un profilo preliminare dei soggetti da incontrare (un profilo psicografico, oppure la posizione di atteggiamento ed interesse rilevata in precedenza). Questo consente la realizzazione di visite di vendita maggiormente mirate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella comunicazione pubblicitaria, o comunque mediata, e nella vendita indirizzata a più soggetti (quando quindi il target è costituito da un gruppo), vale inoltre il seguente principio:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Principio &#8211; Assioma del minimo comune denominatore (MCD)</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Azioni di comunicazione che hanno come target un gruppo composito di soggetti dovranno basarsi su bisogni e caratteristiche che costituiscono un minimo comun denominatore tra i soggetti membri del gruppo (valori condivisi, atteggiamenti condivisi, passati condivisi). </li>
<li>Al crescere della variabilità interna del gruppo diminuisce la probabilità di trovare modelli validi ed efficaci per tutti i soggetti, e quindi aumenta la necessità di sviluppare strategie comunicative diversificate.</li>
</ul>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">Credenze sul prodotto e belief system del consumatore</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le credenze, secondo Rokeach,<a href="applewebdata://EEC65731-A1BE-4EEA-B75D-81D1C9E7DB82#_ftn3"><sup>[2]</sup></a> sono «proposizioni semplici, consapevoli o inconsapevoli, inferite da ciò che una persona dice o fa, che possano essere precedute dalla frase &#8230;Credo che&#8230;».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla base della formazione degli atteggiamenti verso il prodotto vi sono le «credenze» del soggetto (<em>beliefs</em>) relative al prodotto. La somma delle diverse credenze crea il “sistema delle credenze” (<em>belief system</em>) del cliente relativo alle conseguenze dell&#8217;acquisto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Credenze e atteggiamenti sono concetti diversi, in quanto le credenze rappresentano le componenti di base degli atteggiamenti, i mattoni costitutivi. Un atteggiamento può quindi essere considerato come una <strong>organizzazione di credenze</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema delle credenze è un composto instabile, in cui ogni informazione in ingresso può modificarne la struttura. Le diverse credenze, valutate soggettivamente, producono l&#8217;atteggiamento complessivo di prodotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il termine “credenze” evidenzia subito un fatto importante: gli atteggiamenti verso il prodotto sono un fatto psicologico, ed esistono anche senza la prova diretta o test del prodotto svolto in prima persona. È sufficiente un passaparola negativo (o positivo), o una supposizione tutta interiore sul gradimento, o persino il <em>sound</em> del marchio, ad innestare lo sviluppo di credenze e quindi la formazione di atteggiamenti. La credenza è una convinzione, che può anche essere sbagliata. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non dobbiamo pensare che il fondamento di una valutazione di prodotto si basi su riscontri oggettivi o valutazioni scientifiche, ma prendere atto che le credenze (<em>beliefs</em>) di prodotto si formano indipendentemente dalla volontà del venditore: sono dati di fatto con i quali egli deve avere a che fare, e che può tuttavia cercare di cambiare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli atteggiamenti hanno quindi componenti cognitive, affettive e comportamentali. </p>



<ul class="wp-block-list">
<li>La <strong>componente cognitiva</strong> degli atteggiamenti riguarda l’insieme di credenze che il cliente possiede relative all’oggetto (ciò che il cliente pensa di sapere)</li>
<li>La <strong>componente affettiva o valutativa</strong> riguarda il grado di favore o sfavore verso l’oggetto, il grado di positività o negatività, che il cliente percepisce nell’oggetto</li>
<li>La <strong>componente conativa o comportamentale</strong> riguarda la tendenza all’azione che l’atteggiamento predispone nel cliente (acquistare o meno, suggerire il prodotto ad altri, non suggerirlo, o addirittura sconsigliarlo, ecc).</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">La maggior parte degli scienziati sociali è d’accordo sul fatto che un atteggiamento non sia un elemento basilare, irriducibile, all’interno della personalità, ma rappresenti un <em>cluster</em> (aggregazione) di più elementi intercorrelati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esistono forti influenze reciproche tra le tre componenti dell&#8217;atteggiamento. Se dispongo di una informazione non veritiera su una persona (ad esempio, penso &#8211; sbagliando &#8211; che abbia tradito la fiducia di qualcuno), la componente cognitiva sarà viziata da un errore di conoscenza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo errore si trasferirà alla componente valutativa (inizierò ad avere un rifiuto interno di quella persona, se per il mio sistema di valori il tradimento della fiducia è un comportamento indegno) e alla componente comportamentale (non lo inviterò ad una festa). </p>



<p class="wp-block-paragraph">La traduzione non è tuttavia automatica, poiché, come ricordato, vincoli esterni possono creare vincoli così forti da non consentire alla persona di agire coerentemente con i propri atteggiamenti.</p>



<h2 class="has-theme-palette-1-color has-text-color wp-block-heading">Persuasione e organizzazione degli atteggiamenti</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo notato come le credenze su un determinato oggetto o prodotto si inseriscono all’interno del sistema di credenze di cui dispone il soggetto (<em>belief system</em>), che rappresenta «l’universo totale delle credenze di una persona riguardanti il mondo fisico, sociale, e il self». </p>



<p class="wp-block-paragraph">Dobbiamo considerare che le attività di persuasione aziendale, o l’autopersuasione di un consumatore  &#8211; magari successiva alla prova di un prodotto &#8211; costituiscono <strong>atti di riorganizzazione del belief system</strong>, cioè veri e propri mutamenti nel sistema di credenze della persona, a volta anche dolorosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa modifica, se avviene, causerà una forte riorganizzazione cognitiva, il cui costo è elevato in termini di sforzo persuasivo per l’individuo, il quale dovrà iniziare a “vedere il mondo” attraverso un sistema diverso di credenze. Il cambiamento di credenze non è di per se negativo, se il sistema di credenze iniziali conteneva <em>bias</em>, errori di valutazione che autolimitano la crescita del soggetto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Iniziare a percepire il mondo attraverso una luce diversa, con l’eliminazione dei filtri autoimposti o creati artificialmente dall’ambiente sociale, è del resto uno degli obiettivi della terapia cognitiva e di alcune scuole psicoterapeutiche (scuole Rogersiane<a href="applewebdata://EEC65731-A1BE-4EEA-B75D-81D1C9E7DB82#_ftn4"><sup>[3]</sup></a>), le cui applicazioni alla vendita aziendale sono oggetto di studio da parte dell’autore e altri ricercatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La forza coesiva e la resistenza al cambiamento dei <em>belief systems</em> è tale che molti soggetti preferiscono rifiutare nuova informazione, pur di conservare il sistema di credenze in atto. Ad esempio, un razzista etnico sarà tentato a pensare che il ragazzo nero, il quale ha salvato una bambina da un annegamento, lo ha fatto “per ottenere una ricompensa” e non per volontà individuale. Questi meccanismi di “errore di attribuzione” che avvengono per non modificare le proprie strutture concettuali, sono stati dimostrati dalla ricerca sociale sulla comunicazione interculturale, inizialmente per comprendere i meccanismi di comprensione/incomprensione tra culture, ed in seguito per capire alcune valutazioni di prodotto nel <strong>marketing internazionale</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi contesti, infatti, è stato dimostrato che le aziende di paesi ad alta reputazione in un certo settore industriale (moda italiana, meccanica tedesca, elettronica giapponese, ecc.), godono in quel settore di un <strong>vantaggio competitivo di immagine del prodotto</strong>. Ciò avviene grazie al <strong>belief system</strong> stereotipico del consumatore, che attribuisce ai prodotti di quel paese, in quel settore industriale, un grado di qualità di partenza superiore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo effetto, determinato <strong><em>country-of-origin effect,</em></strong> è studiato estensivamente<a href="applewebdata://EEC65731-A1BE-4EEA-B75D-81D1C9E7DB82#_ftn5"><sup>[4]</sup></a>. Ricerche nel campo dimostrano che il fattore “paese di origine” viene utilizzato dal consumatore in condizioni di scarsità di tempo di elaborazione (quando, cioè, non esiste tempo sufficiente per testare realmente le prestazioni e compararle tra prodotti).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non dobbiamo né possiamo basare una strategia di marketing sulle credenze che il cliente “dovrebbe avere”, ma su quelle che effettivamente ha, per quanto sbagliate o distorte siano. Fare il contrario significherebbe ottenere risultati opposti o controproducenti, sia nella comunicazione sociale e pedagogica, che nella comunicazione di mercato.Sono proprio le credenze del momento ciò che l&#8217;individuo pensa, gli elementi in base ai quali agisce. Il fatto che le credenze siano distorte, al di là della verità oggettiva, non cambia le cose. Quindi le credenze assumono un peso maggiore rispetto alla &#8220;verità&#8221; di fatto. </p>


<hr class="wp-block-separator" />


<p class="wp-block-paragraph"><a href="applewebdata://EEC65731-A1BE-4EEA-B75D-81D1C9E7DB82#_ftnref1"><sup>[1]</sup></a> Eiser, J.R., &amp; van der Pligt, J. (1991). <em>Atteggiamenti e decisioni</em>. Bologna, Il Mulino. Edizione originale: <em>Attitudes and Decisions</em>. London, Routledge, 1988.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="applewebdata://EEC65731-A1BE-4EEA-B75D-81D1C9E7DB82#_ftnref3"><sup>[2]</sup></a> Rokeach, M. (1968). <em>Beliefs, attitudes, and values</em>. San Francisco: Jossey-Bass.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rokeach, M. (1973). <em>The</em><em> nature of human values</em>. New York: Free Press.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="applewebdata://EEC65731-A1BE-4EEA-B75D-81D1C9E7DB82#_ftnref4"><sup>[3]</sup></a> Autore di riferimento: Carl Rogers, psicologo e psicoterapeuta creatore della <em>Client-centered therapy</em>. Vedi Rogers (1951). Per approfondimenti sulle applicazioni rogersiane al marketing e comunicazione aziendale vedi www.medialab-research.com/tecniche/rogersiane/</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="applewebdata://EEC65731-A1BE-4EEA-B75D-81D1C9E7DB82#_ftnref5"><sup>[4]</sup></a> Vedi Gurhan-Canli, Z. &amp; Maheswaran, D. (2000). Determinants of Country-of-origin evaluations <em>Journal of Consumer Research</em>, 27.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Studio Trevisani Formazione Coaching Consulenza</a></li>
<li><a href="http://www.danieletrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Daniele Trevisani (Italian)</a></li>
<li><a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Website Dr. Daniele Trevisani (English)</a></li>
<li><a href="https://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Aziendale</a></li>
<li><a href="https://www.comunicazioneinterculturale.iit/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Interculturale</a></li>
<li><a href="http://www.medialab-research.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Medialab Research</a></li>
<li><a href="https://www.interculturalnegotiation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intercultural Negotiation (English)</a></li>
<li><a href="https://www.linkedin.com/in/danieletrevisani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Linkedin Profile Dr. Daniele Trevisani</a></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altre risorse online</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pubblicazioni e libri dott. Daniele Trevisani</a> (Books published)</li>
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/iscriviti-gratuitamente-alla-rivista-online-di-formazione-communication-research-e-potenziale-umano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivista online gratuita di Comunicazione, Potenziale Umano e Management</a></li>
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/blog/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iscrizione gratuita al Blog Studiotrevisani.it tramite Email</a></li>
<li><a href="https://www.youtube.com/channel/UCWXqtAjX1ctXm4fNX2ogb6Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Canale YouTube</a></li>
<li><a href="https://www.coachingworldfederation.com/" target="_blank" rel="noopener">Coaching World Federation (CWF)</a></li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Le parole chiave di questo articolo La psicologia degli atteggiamenti verso il prodotto sono :</h3>



<ul class="wp-block-list">
<li>Psicologia degli atteggiamenti</li>
<li>Immagine del prodotto</li>
<li>Impressions management</li>
<li>Atteggiamento</li>
<li>Credenza</li>
<li>Comportamento</li>
<li>Quadro di atteggiamento</li>
<li>Distribuzione degli atteggiamenti preesistenti</li>
<li>Segmentazione attitudinale</li>
<li>Priorità di intervento</li>
<li>Targeting della comunicazione</li>
<li>Blind sales</li>
<li>Probing</li>
<li>Sistema delle credenze</li>
<li>Belief sistem</li>
<li>Componente cognitiva</li>
<li>Componente affettiva</li>
<li>Componente comportamentale</li>
<li>Vantaggio competitivo di immagine del prodotto</li>
<li>Country of-origin-effect</li>
<li>Strategie di marketing sulle credenze</li>
</ul>
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			</item>
		<item>
		<title>Strumenti strategici per la vendita complessa</title>
		<link>https://www.studiotrevisani.it/strumenti-strategici-per-la-vendita-complessa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Sep 2021 15:15:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[strategic selling]]></category>
		<category><![CDATA[accompagnare il cliente nel processo di cambiamento]]></category>
		<category><![CDATA[altri rilevanti reali]]></category>
		<category><![CDATA[analisi del proprio stato attuale]]></category>
		<category><![CDATA[anticipazione di circostanze future]]></category>
		<category><![CDATA[aspettative]]></category>
		<category><![CDATA[aspettative altrui]]></category>
		<category><![CDATA[atteggiamento verso il prodotto]]></category>
		<category><![CDATA[autostima]]></category>
		<category><![CDATA[barriere interne ed esterne]]></category>
		<category><![CDATA[barriere mentali]]></category>
		<category><![CDATA[Behavioral Beliefs]]></category>
		<category><![CDATA[belief system]]></category>
		<category><![CDATA[blocchi d&#039;acquisto]]></category>
		<category><![CDATA[canali mentali]]></category>
		<category><![CDATA[capacità di vendere sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[comportamento]]></category>
		<category><![CDATA[consulenza sui budget mentali]]></category>
		<category><![CDATA[control belief]]></category>
		<category><![CDATA[control beliefs]]></category>
		<category><![CDATA[controllo comportamentale]]></category>
		<category><![CDATA[controllo situazionale]]></category>
		<category><![CDATA[credenze]]></category>
		<category><![CDATA[credenze comportamentali]]></category>
		<category><![CDATA[credenze del cliente]]></category>
		<category><![CDATA[credenze rispetto a ciò che egli può o riesce a fare]]></category>
		<category><![CDATA[credenze su come gli altri reagiranno]]></category>
		<category><![CDATA[credenze sugli esiti dei comportamenti]]></category>
		<category><![CDATA[credenze sul controllo]]></category>
		<category><![CDATA[credenze sul controllo degli eventi]]></category>
		<category><![CDATA[dati oggettivi]]></category>
		<category><![CDATA[difficoltà di migrazione]]></category>
		<category><![CDATA[dissonanza cognitiva del cliente]]></category>
		<category><![CDATA[dissonanza nel cliente]]></category>
		<category><![CDATA[emancipare il cliente]]></category>
		<category><![CDATA[esperienza passata]]></category>
		<category><![CDATA[fatturato aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[fonte di obiezione normativa]]></category>
		<category><![CDATA[fonti diverse]]></category>
		<category><![CDATA[formazione aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[forza delle sfide esterne]]></category>
		<category><![CDATA[gruppo]]></category>
		<category><![CDATA[implementare la soluzione]]></category>
		<category><![CDATA[La credenza non ce la posso fare]]></category>
		<category><![CDATA[mappa mentale]]></category>
		<category><![CDATA[marketing finanziario]]></category>
		<category><![CDATA[marketing sportivo]]></category>
		<category><![CDATA[marketing turistico]]></category>
		<category><![CDATA[Metodo ALM]]></category>
		<category><![CDATA[negoziazione]]></category>
		<category><![CDATA[non-acquisto]]></category>
		<category><![CDATA[norma soggettiva]]></category>
		<category><![CDATA[normative beliefs]]></category>
		<category><![CDATA[opinioni latenti]]></category>
		<category><![CDATA[outcome]]></category>
		<category><![CDATA[Perceived Behavioral Control]]></category>
		<category><![CDATA[perceived power]]></category>
		<category><![CDATA[percezione del grado di successo]]></category>
		<category><![CDATA[percezione di potercela fare]]></category>
		<category><![CDATA[percezioni]]></category>
		<category><![CDATA[pressioni sociali]]></category>
		<category><![CDATA[processo consulenziale e pedagogico]]></category>
		<category><![CDATA[propensione d&#039;acquisto]]></category>
		<category><![CDATA[Pulsioni d'acquisto]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto cliente-gruppo]]></category>
		<category><![CDATA[referenti latenti]]></category>
		<category><![CDATA[referenti reali]]></category>
		<category><![CDATA[return on investment]]></category>
		<category><![CDATA[riflessioni guidate indirizzanti]]></category>
		<category><![CDATA[ROI]]></category>
		<category><![CDATA[scelta]]></category>
		<category><![CDATA[sensazione]]></category>
		<category><![CDATA[servizio di accompagnamento]]></category>
		<category><![CDATA[servizio di coaching]]></category>
		<category><![CDATA[servizio di formazione]]></category>
		<category><![CDATA[servizio di tutoraggio]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza di sé]]></category>
		<category><![CDATA[stato bio-energetico dell’organismo]]></category>
		<category><![CDATA[stato psico-energetico dell’organismo]]></category>
		<category><![CDATA[teoria del comportamento pianificato]]></category>
		<category><![CDATA[valutazioni d&#039;esperienza personale]]></category>
		<category><![CDATA[vendita complessa]]></category>
		<category><![CDATA[venditore consulenziale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Strategic selling. Psicologia e comunicazione per la vendita consulenziale e le negoziazioni complesse”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore. Il modello del comportamento pianificato Il comportamento (acquistare o meno, fare o meno una scelta) è governato – secondo la Teoria del Comportamento Pianificato – &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “<a href="https://amzn.to/36MQl8T" target="_blank" rel="noopener">Strategic selling. Psicologia e comunicazione per la vendita consulenziale e le negoziazioni complesse</a>”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Il modello del comportamento pianificato</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il comportamento (acquistare o meno, fare o meno una scelta) è governato – secondo la Teoria del Comportamento Pianificato – da 3 grandi forze:</p>



<ol class="wp-block-list">
<li>le credenze dell’individuo,</li>
<li>le aspettative dei gruppi di riferimento,</li>
<li>la sensazione dell’individuo rispetto al poter controllare gli esiti delle sue scelte.<a href="//D25D5822-D5A6-4AC6-9D5A-7183F2193DDE#_ftn1"><sup>[1]</sup></a></li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">L’<strong>atteggiamento</strong> <strong>verso il prodotto o verso la scelta risulta dalla somma delle diverse credenze che la persona possiede</strong>. Queste possono essere tutte negative (avremo quindi un atteggiamento negativo), tutte positive (con esito di una valutazione positiva) o in parte positive e in parte negative (avremo quindi uno stato di dissonanza nel cliente).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non solo. Ogni volta che siamo a decidere se fare o non fare, o cosa scegliere, scatta il meccanismo del “cosa ne penseranno gli altri che sono importanti per me” (la famiglia, gli amici della palestra, gli amici del bar, colleghi di lavoro, o qualsiasi altro <strong>gruppo</strong> importante per il soggetto).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <em><strong>Perceived Behavioral Control</strong></em> viene determinato da due fattori: </p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong><em>Control Beliefs: </em></strong>quanto vengono visti difficili i comportamenti (risorse necessarie, skills, barriere ambientali), in termini di attuazione pratica (es: penso che giocare a poker sia bello ma difficilissimo);</li>
<li><strong><em>Perceived Power: </em></strong>la percezione del grado di successo, le capacità che l’individuo sente di avere, sull’attuazione del comportamento (es: penso di poter imparare a giocare a poker se mi impegno a fondo).</li>
</ol>



<p class="wp-block-paragraph">La teoria prevede che anche un compito difficile può essere tentato, se la <strong>percezione di</strong> <strong>potercela fare</strong> è alta (del tipo “potrei persino lanciarmi da un grattacielo, se penso di aver gli strumenti per atterrare bene”). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Viceversa, anche azioni semplici non verranno attuate, se l’individuo percepisce barriere tali (interne o esterne) che lo possano bloccare (Es: “non ce la farò mai a parlare a quella persona, sono troppo timido”).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste percezioni partono dall’esperienza passata, da un analisi del proprio stato attuale, e dall’anticipazione di circostanze future (credenze sul futuro).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei contributi importanti fornito dalla T.C.P. consiste nel far emergere l’importanza delle <strong>credenze del soggetto</strong> come principali determinanti del suo comportamento: credenze soggettive, e non realtà oggettive. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le credenze</strong>, come tali, possono essere anche profondamente errate, dovute a disinformazione, o scarsa conoscenza di stati reali, situazioni oggettive e dati di fatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel modello osserviamo infatti che: </p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>sono le credenze sugli esiti dei comportamenti a creare l’atteggiamento verso l’intraprendere o meno un’azione (non le prove reali sugli esiti dimostrabili del comportamento);</strong></li>
<li><strong>sono le credenze su come gli altri reagiranno, a creare la percezione di doversi adattare alle aspettative altrui (non la conoscenza reale di come gli altri reagiranno, ma una pura ipotesi anticipativa di tale reazione);</strong></li>
<li><strong>sono le credenze del soggetto rispetto a ciò che egli può o riesce a fare, e non le sue reali capacità, a limitare il campo del fattibile.</strong></li>
</ul>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Le credenze comportamentali : <em>Behavioral Beliefs</em>:</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le credenze comportamentali collegano il comportamento target ai suoi esiti previsti.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em>Una credenza comportamentale è la probabilità percepita che il comportamento target produca un certo risultato (outcome), un risultato che potrà essere positivo o negativo.</em></li>
<li><em>La somma delle credenze possedute dall’individuo forma l’atteggiamento verso il comportamento.</em></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Poniamo il caso di un consumatore di fronte alla scelta di acquistare cerchi in lega leggera per la propria auto. Una delle pulsioni verso l’acquisto nasce dalla credenza che il cerchio in lega sia più leggero e riduca gli spazi di frenata dell’auto. Se questo risultato (<em>outcome</em>) è valutato molto positivamente (il cliente è molto sensibile al discorso “sicurezza”), la credenza inciderà positivamente sulla propensione specifica all’acquisto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La propensione d’acquisto tuttavia è influenza da tutto l’insieme di credenze del cliente. Se una credenza ulteriore è che i cerchi in lega possano arrugginire facilmente, prima dei cerchi tradizionali (un <em>outcome</em> negativo), avremo una fonte di credenze che riduce la propensione all’acquisto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La scelta si farà più difficile in quanto due credenze diverse, dai risultati attesi opposti (uno positivo, l’altro negativo), sono in conflitto, creando <strong>dissonanza cognitiva nel cliente</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Compito di chi vende o agisce nel marketing è quindi scoprire:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>quante e quali sono le credenze “attive” nel soggetto;</li>
<li>quante e quali sono positive, negative, e con che intensità;</li>
<li>come le credenze si rapportano tra loro (decostruzione della mappa mentale delle credenze o <em>belief-system</em>);</li>
<li>quali credenze sono tra di loro in antitesi, creando dissonanza palese o latente;</li>
<li>quali credenze possono essere create per modificare lo stato attuale;</li>
<li>su quali credenze è più agevole agire per modificarne la direzione o intensità;</li>
<li>quali sono determinate da valutazioni d’esperienza personale, e quali sono basate su fonti non validate.</li>
</ul>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Le credenze normative : <em>Normative Beliefs</em></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le credenze normative si riferiscono alle aspettative comportamentali percepite nei referenti importanti per l’individuo (persone o gruppi),</strong> quali la moglie o marito, famiglia, amici, colleghi, collaboratori o capi, clienti, partner, concorrenti o fornitori e altri che assumono funzione di referenti in relazione al ruolo ricoperto e al comportamento in esame.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le credenze normative (ciò che pensiamo gli altri vorrebbero noi facessimo o non facessimo), in combinazione con le motivazione ad adattarsi alle aspettative altrui, formano la “<strong>norma soggettiva</strong>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In termini psicanalitici, dobbiamo ricordare che il modello TCP non include solo soggetti importanti “viventi, ma anche persone del proprio passato, o miti, o personaggi religiosi di riferimento (es, cosa farebbe Gesù se fosse al posto mio di fronte a questa scelta?) </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le persone influenti possono anche non essere presenti, ma fungono comunque da “altri soggetti di riferimento”. Gli “altri latenti” o “referenti latenti” sono soggetti cui l’individuo guarda mentalmente per capire se questi sarebbero contenti o meno dell’azione che sta per intraprendere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando sto per fare qualcosa di importante penso sempre se mia nonna avrebbe voluto o no, lei si che sapeva come si stava al mondo&#8230;. era una persona eccezionale. Mi ha cresciuto lei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli “altri rilevanti reali” sono invece soggetti presenti fisicamente nella vita del soggetto, soggetti con i quali ha realmente a che fare. Questi soggetti sono spesso multipli, nel senso che in molte scelte l’individuo deve render conto a numerose persone e gruppi Es: scegliere un abito ha un’influenza sia sulla famiglia che sul gruppo di persone con cui si lavora. Le loro “opinioni latenti” sulla bontà dell’acquisto agiscono in background sulla scelta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche in questo caso dobbiamo notare che si tratta comunque di credenze: un cliente potrebbe rifiutare un acquisto gradito, nell’ipotesi che la mogli abbia una reazione negativa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo rappresenta un problema dal momento in cui non si tratta di certezze ma di credenze, e come tali suscettibili di errore e percezioni distorte della realtà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In termini di vendita, il lavoro sulla norma soggettiva richiede al venditore la capacità di modificare la percezione del rapporto individuo-gruppi, in due direzioni:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>direzione A: emancipando l’individuo dalla pressione percepita dei gruppi, o,</li>
<li>direzione B: facilitando l’acquirente a vendere egli stesso l’idea della soluzione ai propri gruppi di riferimento, fornendogli argomentazioni adeguate.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogna, in altre parole, ridurre le pressioni sociali percepite verso il non-acquisto ed eliminare la fonte di obiezione normativa, che recita nella mente del soggetto il mantra “quelli che contano per me non vorrebbero questo acquisto, o se lo facessi ne verrei in qualche modo punito”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi casi si inseriscono all’interno dell’ampia gamma delle <strong>riflessioni guidate indirizzanti</strong>, tecnica specifica del metodo ALM.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Le credenze sulle proprie capacità di controllo della situazione : <em>Control Beliefs</em></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le credenze sul controllo degli eventi e sulle proprie capacità di azione sono al centro dell’intenzione di fare o no fare, agire o non agire, acquistare o non acquistare. </p>



<p class="wp-block-paragraph">“Sarò in grado di far digerire questo acquisto a mia moglie?” può chiedersi un marito. </p>



<p class="wp-block-paragraph"> “Ho il controllo della situazione?” “Ce la posso fare?” sono altre domande inerenti le credenze sul controllo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il controllo comportamentale percepito si riferisce alla riflessione del soggetto rispetto alla sua abilità di “tenere a bada” gli esiti di una scelta<a href="//D25D5822-D5A6-4AC6-9D5A-7183F2193DDE#_ftn3"><sup>[2]</sup></a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le credenze sul controllo hanno a che fare con le presenza percepita di fattori che possono facilitare o impedire la prestazione o comportamento. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Poniamo il caso di un manager che debba affrontare un discorso in pubblico: se anticipa tra gli uditori la presenza di elementi ostili, ma si ritiene in grado di dominarli, andrà tranquillamente verso la prestazione. Se non ritiene di avere le energie sufficienti per farlo, cercherà di evitare la situazione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema dei <em>control beliefs</em> non dipende solo dalla forza delle sfide esterne, ma anche e soprattutto dalla capacità interna che l’individuo sente di possedere, in relazione alle sfide (<strong>stato bio-energetico e psico-energetico dell’organismo</strong>)<a href="//D25D5822-D5A6-4AC6-9D5A-7183F2193DDE#_ftn4"><sup>[3]</sup></a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche sfide banali possono apparire gigantesche se i <em>control beliefs</em> sono negativi. Al contrario, il soggetto che sente di possedere grado elevato di autostima, sicurezza di sé, autocontrollo, e livelli energetici elevati, percepirà le condizioni per realizzare una buona prestazione, sia essa comunicativa, o in qualsiasi altro contesto comportamentale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Relativamente all’acquisto, il cliente basa le sue credenze di controllo sulla base di passate esperienze, e giungere alla conclusione che “sì, sono in grado di gestire questa situazione, quindi procedo verso l’acquisto”, oppure “no, non ce la posso fare, è troppo difficile per me far passare la cosa, non sono in grado, non ce la faccio”, e quindi non procedere all’acquisto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le credenze sul controllo sono assolutamente diverse dal reale controllo che l’individuo possiede. Il controllo comportamentale <strong>reale</strong> si riferisce alle reali abilità, capacità e strumenti e altri prerequisiti posseduti, necessari per produrre un certo risultato o azione. Il controllo <strong>percepito</strong> si basa invece sulle credenze, su ipotesi, e non su una verifica svolta nella realtà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella negoziazione, i meccanismi sono gli stessi. Solo che al posto del prodotto la controparte analizzerà la proposta o soluzione (o le diverse proposte).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per esempio, se due parti in guerra stanno trattando un armistizio, la proposta dello stesso verrà analizzata dalla controparte in:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>termini di atteggiamenti (cosa rappresenta per me un armistizio, una resa o un successo?),</li>
<li>termini di aspettative altrui (i generali, i politici e la popolazione si aspettano un armistizio o saranno contrari?),</li>
<li>controllo situazionale (sarò in grado di farlo rispettare o mi aspetto che anche firmando vi siano fazioni che non lo rispetteranno?).</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti questi elementi possono essere oggetto di analisi e di negoziazione.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">La capacità di vendere &#8220;sicurezza&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La Teoria del Comportamento Pianificato è in grado di spiegare numerose scelte del consumatore. I campi di applicazione di questo modello comportamentale sono vasti, e spaziano dal marketing finanziario al marketing turistico, dai comportamenti di consumo individuale agli acquisti aziendali. Ad esempio, nel marketing sportivo diverse ricerche evidenziano che la scelta di uno sport si basa spesso su percezioni errate di ciò che si è o meno in grado di fare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La credenza “non ce la posso fare”</strong> caratterizza anche gli aspetti finanziari di molti acquisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le cause che possono (1) bloccare o (2) fornire un “lasciapassare” all’acquisto, si inserisce un importante elemento del <em>control belief</em>: la percezione di poter finanziare l’investimento, di essere o non essere economicamente all’altezza della spesa. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Esistono infatti acquisti o investimenti aziendali che (a) sono personalmente ritenuti utili (= atteggiamento positivo), (b) non trovano barriere all’acquisto da parte dei gruppi di riferimento (= lasciapassare normativo), ma (c) sono percepite come troppo onerose in relazione alle disponibilità personali o aziendali (= blocco sul senso di controllo dell’investimento).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel metodo ALM è necessario porre attenzione sia ai dati oggettivi (es: il fatturato aziendale, la disponibilità economica misurabile) che al sistema di credenze dell’individuo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">I blocchi d’acquisto non partono solo da reali condizioni finanziarie o da vera indisponibilità ma anche da barriere mentali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La percezione di non poter finanziare un investimento deriva spesso, nella nostra esperienza, da una errata allocazione dei budget mentali: casi in cui le risorse finanziarie esistono, ma sono mal distribuite. Si investono denari in aspetti aziendali irrilevanti e non dove conta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi casi alcuni budget di spesa improduttivi sono sovrafinanziati, mentre nuove possibilità di investimento, più produttive, non hanno ancora trovato “canali mentali” aperti nel cliente<a href="//D25D5822-D5A6-4AC6-9D5A-7183F2193DDE#_ftn6"><sup>[5]</sup></a>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caso tipico è dato dalla carenza di budget per la formazione. La formazione aziendale, se ben condotta, produce in realtà un ROI (<em>Return on Investment</em>) molto elevato, rispetto a spese in investimenti materiali che rimangono spesso inutilizzati. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il venditore consulenziale dovrà quindi sapersi muovere su diversi fronti</strong>:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Aiutare il cliente a dirottare budget mentali da spese improduttive a nuove forme di investimento più produttivo. Il lavoro sui budget mentali implica un processo consulenziale e pedagogico sul modo di gestire le risorse del cliente, un’attività di che richiede grande professionalità.</li>
<li>Saper gestire la dilazione nel tempo dell’investimento (es: rateizzazione).</li>
<li>Saper suggerire soluzioni di finanziamento dell’investimento tramite fonti diverse (da fonti pubbliche, quali i finanziamenti agevolati, a fonti private di credito).</li>
<li>Saper creare messaggi e comunicazione centrata sul ritorno dell’investimento (creare credenze positive su come l’investimento metterà il soggetto in grado di produrre più utile e fatturato, e quindi di ripagare abbondantemente la spesa). </li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">Il supporto professionale del venditore/consulente consiste quindi nel creare maggiore percezione di controllo sulla finanziabilità, sulla fattibilità e ritorno dell’investimento (messaggio: “anche tu puoi farlo”, e “si ripagherà abbondantemente”) e anche nel dirottare risorse da budget improduttivi ad altri budget (consulenza sui budget mentali).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il consulente d’acquisto che agisce sui <em>control beliefs</em> si trova quindi ad agire non solo come consulente “di risultato” (cosa otterrai dall’investimento) ma anche come consulente sul metodo di finanziamento, là dove esistono barriere mentali dovute a credenze errate da parte del cliente sul fatto che l’investimento non sia alla sua portata o non finanziabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il consulente che intende agire sui <em>control beliefs</em> deve creare una relazione di aiuto nei riguardi del cliente, relativa al come implementare la soluzione. Questo significa <strong>accompagnare il cliente nel</strong> <strong>processo di cambiamento</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad esempio, una soluzione informatica costosa, ma gradita e produttiva, può trovare barriere dovute ai <em>control beliefs</em> quando il cliente pensa di non essere in grado di gestire la transizione al nuovo sistema informatico (difficoltà di migrazione). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il consulente che offra un <strong>servizio di formazione, accompagnamento, tutoraggio e coaching</strong> nella transizione/migrazione al nuovo sistema informatico rimuoverà in questo modo diverse barriere legate alla percezione “non ce la posso fare”, che caratterizza i <em>control beliefs</em> negativi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo significa vendere qualcosa di ben superiore al prodotto/servizio: la capacità di “vendere sicurezza”.</p>


<hr class="wp-block-separator" />


<p class="wp-block-paragraph"><a href="//D25D5822-D5A6-4AC6-9D5A-7183F2193DDE#_ftnref1"><sup>[1]</sup></a> Vedi Ajzen, Icek (1991). The theory of planned behavior<em>. In: Organizational Behavior and Human Decision Processes</em>, 50, 179-211.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="//D25D5822-D5A6-4AC6-9D5A-7183F2193DDE#_ftnref3"><sup>[2]</sup></a> Performare (<em>to perform)</em> è il verbo utilizzato dagli autori della TPB, e questo esprime il senso più profondo della sensazione di capacità nel fornire una prestazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="//D25D5822-D5A6-4AC6-9D5A-7183F2193DDE#_ftnref4"><sup>[3]</sup></a> Fonte: Ricerche dell’autore (in corso) sulle relazioni tra sistemi energetici e prestazioni comunicative, metodo HPM. Per ottenere informazioni sullo stato di avanzamento e prossime pubblicazioni inerenti il tema, visitare <a href="https://www.studiotrevisani.it/">www.studiotrevisani.it</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="//D25D5822-D5A6-4AC6-9D5A-7183F2193DDE#_ftnref6"><sup>[4]</sup></a> Per un approfondimento sulle teorie dei budget mentali, vedi capitolo 8 (“Budget Mentali e psicologia economica”) nel volume di Trevisani, Daniele (2001), <em>Psicologia di Marketing e Comunicazione</em>. Milano, FrancoAngeli,</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Studio Trevisani Formazione Coaching Consulenza</a></li>
<li><a href="https://www.coachingworldfederation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Coaching World Federation</a></li>
<li><a href="http://www.danieletrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Daniele Trevisani (Italian)</a></li>
<li><a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Website Dr. Daniele Trevisani (English)</a></li>
<li><a href="https://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Aziendale</a></li>
<li><a href="https://www.comunicazioneinterculturale.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Interculturale</a></li>
<li><a href="http://www.medialab-research.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Medialab Research</a></li>
<li><a href="https://www.interculturalnegotiation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intercultural Negotiation (English)</a></li>
<li><a href="https://www.linkedin.com/in/danieletrevisani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Linkedin Profile Dr. Daniele Trevisani</a></li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altre risorse online</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pubblicazioni e libri dott. Daniele Trevisani</a> (Books published)</li>
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/iscriviti-gratuitamente-alla-rivista-online-di-formazione-communication-research-e-potenziale-umano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivista online gratuita di Comunicazione, Potenziale Umano e Management</a></li>
<li><a href="https://www.studiotrevisani.it/blog/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iscrizione gratuita al Blog Studiotrevisani.it tramite Email</a></li>
<li><a href="https://www.youtube.com/channel/UCWXqtAjX1ctXm4fNX2ogb6Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Canale YouTube</a></li>
</ul>
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		<title>Action lines e strategie del negoziatore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Sep 2021 13:31:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Strategic selling. Psicologia e comunicazione per la vendita consulenziale e le negoziazioni complesse”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore. Action Lines Il concetto di&#160;Action Line&#160;è equiparabile alla “linea di azione”, la tattica, la ricerca della “mossa giusta”, della sequenza di mosse azzeccate, così come &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/action-lines-e-strategie-del-negoziatore/">Action lines e strategie del negoziatore</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “<a href="https://amzn.to/36MQl8T" target="_blank" rel="noopener">Strategic selling. Psicologia e comunicazione per la vendita consulenziale e le negoziazioni complesse</a>”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Action Lines</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il concetto di&nbsp;<em>Action Line</em>&nbsp;è equiparabile alla “linea di azione”, la tattica, la ricerca della “mossa giusta”, della sequenza di mosse azzeccate, così come nell’analisi delle possibili “mosse sbagliate”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come concetto, è applicabile in diverse modalità:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>fare&nbsp;<em>action line</em>&nbsp;significa preparasi ad un incontro ed esplorare le possibili opzioni comportamentali da applicare, soprattutto tramite role-playing,</li><li>significa analizzare le possibili reazioni che possono avere gli interlocutori (modello Se-Allora,&nbsp;<em>If- Then</em>),</li><li>significa demolire le tattiche dell’interlocutore prima ancora che esse avvengano.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Dobbiamo distinguere (1) le&nbsp;<em>action line</em>&nbsp;di preparazione agli incontri, e (2) le&nbsp;<em>action line</em>&nbsp;dell’istante, le singole mosse che accadono durante le interazioni reali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come una strategia dell’istante, o tattica comportamentale, la action line richiede sia base teorica che capacità di adattamento rapido.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La linea di azione esprime il senso tattico delle mosse comportamentali e comunicative che vengono condotte da un attore per avvicinarsi al proprio obiettivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tema di fondo delle action line è la capacità di essere flessibili e adattare le proprie skills alle variazioni situazionali anche istantanee (strategia dell’istante: cosa faccio ora).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le scuole di vendita e negoziazione rigide prescrivono generalmente comportamenti standard e formule da apprendere, mentre il metodo delle Action Line focalizza il valore dell’ascolto, delle tecniche conversazionali e della capacità di essere se stessi, “vivi” e non ripetitivi nell’applicarle.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel teatro, soprattutto nel metodo Stanislavskij, troviamo la stessa impostazione:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Una delle cose che colpisce di più studiando Stanislavskij e il suo &#8220;metodo&#8221; è la coscienza che egli aveva dei pericoli di ogni cristallizzazione, di ogni irrigidimento teorico. Stanislavskij aveva troppa pratica viva del teatro per non accorgersi che è proprio l&#8217;irrigidimento, il fermarsi alle &#8220;ricette&#8221; facilmente riproducibili e immediatamente trasformabili in &#8220;luoghi comuni&#8221;, a costituire uno dei maggiori pericoli per chi fa pratica teatrale</em><a href="//A3089312-2237-4A6D-BCE6-AFB2C8889A79#_ftn1"><sup>[1]</sup></a>.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Marketing e Action Line</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Applicare il marketing strategico alla vendita significa soprattutto:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>capire come adeguare i prodotti ai cambiamenti di mercato,&nbsp;</li><li>come trasmettere identità e senso della missione,&nbsp;</li><li>quali strategie di segmentazione e posizionamento adottare,&nbsp;</li><li>quali strategie pubblicitarie e di direct-marketing,&nbsp;</li><li>come costruire la rete di vendita, le politiche distributive</li><li>quali politiche di prezzo adottare.&nbsp;</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">A queste attività vengono dedicate ampie risorse e tempo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto questo investimento, tuttavia, può essere distrutto da negoziazioni sbagliate.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle aziende, la preparazione alla negoziazione risulta ampiamente sottovalutata. Si presta grande attenzione ai budget pubblicitari ma poi si trascurano i <strong>micro-comportamenti</strong> <strong>nei riguardi del cliente</strong>, fatti di singole azioni, incontri, telefonate, frasi e corrispondenza. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia del comportamento tenuto dall’azienda nei riguardi del cliente nasce dall’impatto delle micro-comunicazioni e forma quella “<strong>Customer Experience</strong>” così importante per creare fidelizzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cerchiamo quindi di dare corpo – nella negoziazione &#8211; a tale <strong>approccio di attenzione ai dettagli</strong>, definendo una terminologia che ci permetta di affrontare tecnicamente l’argomento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciascuna storia individuale del rapporto tra organizzazione e cliente è suddivisibile in&nbsp;<strong>Steps</strong>, ovvero fasi temporali successive durante le quali si articola il rapporto. L’insieme dei passi attuati costituisce un percorso della linea di azione (<strong><em>Path</em></strong>).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’insieme degli Steps la cui responsabilità ricade sull’impresa è definibile come linea di azione – <em>Action Line</em>. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Essa ci pone il problema della scelta tra alternative e corsi d’azione diverse,  in quanto è sempre possibile attuare altre tipologie di step, producendo esiti diversi (maggiormente negativi o maggiormente positivi). </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Principio 3 – Definizione ottimale degli steps nelle action line</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il successo della negoziazione dipende:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>dalla capacità di pensare a quali <strong>sequenze di azioni (steps)</strong> siano ottimali per rapportarsi al cliente, partendo dalla volontà iniziale sino all’esito finale;</li><li>dalla capacità di creare <strong>percorsi di azione (<em>path</em>)</strong> soppesati in termini di probabilità di successo e insuccesso;</li><li>dalla capacità di valutare quali punti di rottura, trappole o fallimenti siano possibili nella linea di azione seguita.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Dall’analisi delle Action Lines che hanno avuto esito negativo è possibile ricavare preziosi elementi per evitare futuri errori e per correggere le proprie strategie (<em>lessons learned</em>: lezioni apprese).</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’analisi delle Action Lines già accadute permette di rivedere la propria impostazione sul mercato in termini di comportamenti quotidiani.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’analisi degli eventi negativi (<em>critical incidents</em>&nbsp;negativi) è possibile determinare in quale punto esattamente si sia verificato il&nbsp;<strong>Breakdown</strong>, o dove sia localizzata la trappola relazionale (<strong>Trap</strong>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">E’ possibile identificare le eventuali azioni di recupero (<strong>Recovery</strong>) in caso di fallimento della linea di azione, valutando la loro fattibilità e la loro convenienza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso tipo di analisi è possibile anche sulle Action Lines che hanno avuto esiti positivi (<em>critical incidents</em>&nbsp;positivi).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In caso di esito negoziale positivo, il metodo ALM prevede il ricorso ad una analisi degli atteggiamenti positivi, piuttosto che alla riproposizione esatta dei comportamenti in altre sedi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dobbiamo qui differenziare tra atteggiamenti positivi e comportamenti positivi. Non è possibile generalizzare sempre i&nbsp;<strong>comportamenti</strong>&nbsp;di successo al fine di riproporli in altre situazioni, in quanto – in realtà – esistono sfumature diverse in ogni tipo di rapporto tra persone e tra imprese. Gli&nbsp;<strong>atteggiamenti</strong>&nbsp;positivi invece hanno maggiore possibilità di essere generalizzati.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Principio 4 – Rivisitazione critica delle Action Lines passate, analisi dei critical incidents positivi e negativi e costruzione delle best-practices</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il successo della negoziazione dipende:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>dalla capacità di riflettere sui casi positivi (<em>critical incidents</em>&nbsp;positivi) e trarre da essi prassi da replicare (<em>best practices</em>), analizzando gli atteggiamenti e steps attuati e i motivi del successo;</li><li>dalla capacità di riflettere sui casi negativi (<em>critical incidents</em>&nbsp;negativi) e trarre da essi insegnamenti sui possibili errori strategici, modi di approccio, e motivi dell’insuccesso;</li><li>dalla capacità di trasformare le analisi sul passato in conoscenza operativa per il futuro.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Nel metodo ALM, come già sostenuto, più che regolette semplici è necessario dedicare tempo ed energie alla riflessione sui casi di successo e insuccesso, estrapolandone una teoria basata sulla realtà dei fatti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La decostruzione e ricostruzione del passato è fondamentale per attivare una&nbsp;<strong>crescita personale</strong>, poiché spesso il flusso di esperienza (<em>flow of experience</em>) sovrasta l’individuo, porta le persone a vivere istante dopo istante in un turbine lavorativo e non fermarsi ad analizzare quanto accade.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le <strong>analisi retrospettive</strong> di maggiore efficacia richiedono la presenza di un counselor o coach e devono comunque essere svolte, almeno, con un confronto tra colleghi preparati a farlo, per poter confrontare opinioni e posizioni e non realizzare analisi da un unico punto di vista. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La sola voce interiore non basta, per crescere è indispensabile il confronto.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Una distinzione necessaria nelle Action Lines è quella tra linea di azione (LDA) acquisitiva, che opera sul cliente potenziale già identificato (prospect) e LDA fidelizzativa sul cliente già acquisito.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La LDA sul prospect</strong> si pone il problema di come giungere alla acquisizione del cliente attraverso passi di contatto iniziale, contatti pre-negoziali e contatti negoziali, sino alla conclusione o chiusura.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La LDA sul cliente già acquisito</strong> riguarda invece il problema della <strong><em>Retention</em></strong>, ovvero della fidelizzazione del cliente, riducendo il rischio di perdita del cliente da attacchi della concorrenza e errori interni.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Dall’approccio negoziale classico all’approccio negoziale ALM</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’approccio negoziale classico vede in genere un elevato grado di strutturazione. All’interno di questo approccio, molti suggerimenti risultano certamente utili, ma non è possibile – nel metodo ALM – utilizzare strutture negoziali rigide. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli approcci classici citiamo ad esempio Al Najjari e D’Ambros (2004), i quali invitano i negoziatori internazionali a considerare la negoziazione come un processo diviso in fasi : </p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>La fase pre-negoziale</strong> : le parti si preparano all’incontro. </li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>La fase di costruzione delle relazioni</strong> : questa fase varia grandemente a seconda dell’appartenenza culturale di ciascun incaricato alle trattative.</li><li><strong>La fase di scambio delle informazioni</strong> : le parti decidono quali sono le informazioni da mettere sul tavolo del negoziato, e quali invece sono quelle da tenere nascoste, magari per essere utilizzate come merce di scambio in un momento successivo.<a href="//A3089312-2237-4A6D-BCE6-AFB2C8889A79#_ftn3"><sup>[2]</sup></a>.</li><li><strong>La fase di trattativa vera e propria</strong> : in questa fase lo stile negoziale di ciascuno emerge prepotentemente. Possiamo avere di fronte due tipi di interlocutori: la persona aggressiva, che cercherà in ogni modo di forzare la controparte a modificare le proprie posizioni, ed il soggetto accomodante, il quale tenterà di individuare uno o più punti di interesse comune per utilizzarli come base per una trattativa.<a href="//A3089312-2237-4A6D-BCE6-AFB2C8889A79#_ftn4"><sup>[3]</sup></a>.</li><li><strong>La fase delle reciproche concessioni</strong> : questa è la fase in cui le parti devono, reciprocamente, scambiarsi concessioni e smussare gli inevitabili spigoli esistenti tra le contrapposte loro esigenze.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">In questo modello classico di negoziazione notiamo una struttura preconfezionata, non necessariamente da gettare, e ricca anche di spunti interessanti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che preme sottolineare – come punto di divergenza &#8211; è che nell’approccio ALM le linee di azione strategica possono essere variate e non necessariamente passeremo alla fase delle reciproche concessioni, anzi, questa fase potrebbe trasformarsi in una fase di cross-selling o di aumento del prezzo, e non di discesa del prezzo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni negoziazione, nel metodo ALM, richiede un approccio unico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli approcci negoziali classici evidenziano una esigenza di&nbsp;<strong>standardizzazione</strong>, come emerge chiaramente dalla visione di Najjari e D’Ambros (2004):</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;<em>È stato dimostrato che una strategia pianificata aumenta decisamene le possibilità di successo, specialmente nei casi di negoziazione cooperativa: recarsi ad un incontro avendo come unica strategia la logica del «caso per caso» non è un comportamento efficace. In particolare, nel momento in cui si determinano gli obiettivi strategici della trattativa, è necessario aver ben chiaro qual è la bottom line dell’azienda rispetto alla trattativa stessa, ossia quali sono le condizioni al di sotto delle quali è più conveniente non concludere alcun accordo.&#8221;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nel metodo ALM</strong>, al contrario, si esprime una esigenza di destrutturazione e di <strong>diversificazione</strong> (pur rispettando alcuni principi base o <em>bottom-line</em>): <strong>la negoziazione viene vista come una relazione sempre unica, da condurre caso per caso</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è possibile standardizzare nulla che non si conosca, <strong>l’unico elemento standardizzabile è la pratica la volontà di essere consulenziale.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo richiede la ricerca di una linea tattica originale, spesso irripetibile, non irregimentabile, così come uniche, irripetibili e non standardizzabili sono le situazioni contingenti, le culture aziendali dei clienti e i casi di negoziazione della vita reale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il metodo ALM invita i negoziatori ad identificare Action Lines prototipiche (prototipi o modelli negoziali) di <strong>probabile</strong> efficacia in una certa cultura (americana, latina, cinese, etc), o in una certa azienda, senza mai assumere la certezza che quella linea funzionerà, e <strong>senza mai dare per certo che la reazione dell’interlocutore sarà esattamente quella prevista</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La varianza intra-culturale è oggi almeno pari a quella inter-culturale, così possiamo trovare un cinese più orientato al business di un americano, uno svedese più “caldo” dei latini, nulla è da dare per scontato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il metodo ALM richiede ampie dosi di studio e di leadership conversazionale. Possiamo cercare – e riuscire nella pratica – a spostare il tono della negoziazione da uno stile rigido e anaffettivo, ad uno stile più intriso di emozioni. Il negoziatore assertivo ha il potere di fare questo se conosce le giuste tecniche di&nbsp;<strong>leadership conversazionale</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vero problema che il negoziatore deve tenere a mente è il concetto di Value Mix o consapevolezza del valore che egli è in grado di trasferire.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Il Value Mix e la sequenza ALM per il negoziatore aziendale</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Qualsiasi negoziatore aziendale efficace deve essere consapevole della propria mission, del valore che egli può apportare alla controparte e dei motivi unici per cui la controparte può aver bisogno esattamente di lui o lei e non di altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La consapevolezza del negoziatore deve riguardare tutti i tre punti principali che precedono la negoziazione (Scenari, Mission, Marketing Mix e Value Mix).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">I punti a valle della sequenza (Action Line e Front Line) comprendono l’atto del prepararsi a negoziare (Action Line) e del negoziare reale (Front-Line).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sequenza base del metodo ALM</p>



<ol class="wp-block-list"><li><strong>Scenari</strong></li><li><strong>Mission</strong></li><li><strong>Mktg MixValue Mix</strong></li><li><strong>Action Line</strong></li><li><strong>Front Line</strong></li></ol>



<p class="wp-block-paragraph">Ripetiamo le consapevolezze primarie del negoziatore rispetto ai 5 punti critici:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Consapevolezze di scenario</strong>: quali scenari vive la propria azienda, ad esempio, cosa accade nella distribuzione, nella ricerca, nella concorrenza, cosa accade a livello legale, tecnologico, e ad ogni altro livello che sia in grado di modificare l’ambiente in cui l’azienda opera. Sapere in quali scenari ci si muove è indispensabile per essere consapevoli della mission, in quanto la mission aziendale (come risposta ad un bisogno di mercato) si inserisce sempre in una dinamica innescata da scenari di bisogno sul mercato stesso.</li><li><strong>Consapevolezza della mission e dei confini della mission</strong>: sapere quale mission ha, realmente, l’azienda per cui si opera, cosa si fa e perché, cosa non si fa e per quali motivi. Per mission si intende nel metodo ALM il senso di esistere dell’azienda, i tipi di relazione d’aiuto che l’azienda può attivare e per chi, i bisogni che può risolvere, e la sua differenzialità, distintività o unicità rispetto alle altre aziende che aspirano anch’esse a servire quei mercati.</li><li><strong>Consapevolezza del valore erogabile</strong>: come l’azienda concretizza la mission in valore reale attraverso un marketing mix reale, fatto di prodotti/servizi concreti, di prezzi e listini prezzi, di condizioni di fornitura e distribuzione, di strategie promozionali e di informazione. Tutte le leve del marketing mix, nel metodo ALM, devono essere viste come apportatrici di valore. Non si parla più quindi semplicemente di marketing mix ma di&nbsp;<em>value mix</em>&nbsp;come&nbsp;<strong>patrimonio del negoziatore</strong>.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Il negoziatore deve essere consapevole di tutte le argomentazioni che può usare (consapevolezza della&nbsp;<em>to-say-list</em>) collegate agli scenari, alla mission e al&nbsp;<em>value mix</em>, e del momento in cui usarle.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allo stesso tempo, la consapevolezza deve riguardare la&nbsp;<em>not-to-say</em>&nbsp;list, l’elenco delle frasi o affermazioni che possono uccidere il valore percepito da parte della controparte.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Principio 5 – Consapevolezza della sequenza ALM e degli argomentari negoziali</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il successo della negoziazione dipende:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>dalla consapevolezza degli scenari in cui opera l’azienda e di quelli in cui opera la controparte negoziale;</li><li>dalla consapevolezza dei fattori di “collimazione” tra catene del valore, che possono portare le due mission aziendali a cooperare ed interagire;</li><li>dalla capacità di gestire il posizionamento percettivo in termini di unicità, distintività e differenzialità rispetto agli altri soggetti in grado di servire il cliente;</li><li>dalla capacità di tradurre lo stato di unicità o distintività in specifiche&nbsp;<em>to-say-list</em>&nbsp;e&nbsp;<em>not-to-say list</em>, argomentabili e realmente difendibili.</li></ul>



<hr class="wp-block-separator" />



<p class="wp-block-paragraph"><a href="//A3089312-2237-4A6D-BCE6-AFB2C8889A79#_ftnref1"><sup>[1]</sup></a> Failla, 2005.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="//A3089312-2237-4A6D-BCE6-AFB2C8889A79#_ftnref3"><sup>[2]</sup></a>Al Najjari, Najdat e D’Ambros, Denise (2004), <em>Tecniche e tattiche nella negoziazione internazionale: come impostare una strategia vincente</em>. In: PMI n. 9/2004..</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="//A3089312-2237-4A6D-BCE6-AFB2C8889A79#_ftnref4"><sup>[3]</sup></a> Ibidem.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Studio Trevisani Formazione Coaching Consulenza</a></li><li><a href="https://www.coachingworldfederation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Coaching World Federation</a></li><li><a href="http://www.danieletrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Daniele Trevisani (Italian)</a></li><li><a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Website Dr. Daniele Trevisani (English)</a></li><li><a href="https://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Aziendale</a></li><li><a href="https://www.comunicazioneinterculturale.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Interculturale</a></li><li><a href="http://www.medialab-research.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Medialab Research</a></li><li><a href="https://www.interculturalnegotiation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intercultural Negotiation (English)</a></li><li><a href="https://www.linkedin.com/in/danieletrevisani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Linkedin Profile Dr. Daniele Trevisani</a></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altre risorse online</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pubblicazioni e libri dott. Daniele Trevisani</a>&nbsp;(Books published)</li><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/iscriviti-gratuitamente-alla-rivista-online-di-formazione-communication-research-e-potenziale-umano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivista online gratuita di Comunicazione, Potenziale Umano e Management</a></li><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/blog/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iscrizione gratuita al Blog Studiotrevisani.it tramite Email</a></li><li><a href="https://www.youtube.com/channel/UCWXqtAjX1ctXm4fNX2ogb6Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Canale YouTube</a></li></ul>
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		<title>L&#8217;approccio empatico : la fase di analisi ed ascolto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Sep 2021 05:04:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Strategic selling. Psicologia e comunicazione per la vendita consulenziale e le negoziazioni complesse”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore. I livelli delle domande: domande interiori e domande esterne La fase di analisi ed ascolto richiede il ricorso a: domande aperte,domande chiuse,domande di precisazione,riformulazioni&#160;e verifiche &#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “<a href="https://amzn.to/36MQl8T" target="_blank" rel="noopener">Strategic selling. Psicologia e comunicazione per la vendita consulenziale e le negoziazioni complesse</a>”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">I livelli delle domande: domande interiori e domande esterne</h2>



<p class="wp-block-paragraph">La fase di analisi ed ascolto richiede il ricorso a:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>domande aperte,</li><li>domande chiuse,</li><li>domande di precisazione,</li><li><strong>riformulazioni</strong>&nbsp;e verifiche di comprensione,</li><li>riepiloghi, sommari,</li><li>rispecchiamento dei contenuti.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Le domande devono essere poste solo dopo che si sia creato lo spazio psicologico per farle,&nbsp;<strong>chiedendo il permesso al cliente</strong> di porgli alcune domande che servono per poter realizzare proposte sensate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante la fase di analisi è essenziale il ricorso alla carta e penna per prendere appunti, sotto forma di parole chiave, ed un precedente allentamento alle tecniche di memorizzazione, intervista e Analisi della Conversazione (<em>Conversation Analysis</em>, CA).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti noi abbiamo curiosità e dubbi, che però raramente esprimiamo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">A volte non lo facciamo per pudore (quante volte fai sesso in un mese? = invasione dello spazio psicologico altrui), altre volte per titubanza strategica (vorrei chiedergli quanto sono disposti a pagare ma non lo faccio per timore che mi dicano una bugia sulla quale poi non saprei come argomentare), e per tante altre ragioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’operazione fondamentale è distinguere tra:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>domanda interiore</strong>: la domanda reale che ci stiamo ponendo e a cui vorremmo risposta (es: quanti soldi avete a disposizione?), quello che vorremmo davvero sapere, quello che abbiamo bisogno di sapere, i bisogni informativi di base</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>domanda esteriore</strong>: la domanda che è adeguata e consentita ad un certo stato di relazione, in base al grado di familiarità con il soggetto, di trasparenza comunicativa, di tempo disponibile (es: avete già fissato un budget per questa iniziativa?), le mosse conversazionali che poniamo in essere, i modi con i quali arriviamo ad ottenere quelle informazioni.</li></ul>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Ogni mancata informazione è un rischio</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni volta che il decisore non dispone di informazioni si apre un rischio. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni mancata informazione è un rischio potenziale.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si richiede pertanto il il ricorso a domande mirate:</p>



<p class="wp-block-paragraph">domande latenti &#8211; <strong>fabbisogno informativo</strong> &#8211; cui è necessario dare risposte e rischi correlati al non sapere le risposte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il management scientifico non può permettersi soglie di rischio irragionevoli. Questo non vuol dire chiudersi in una roccaforte, o non accettare una componente di rischio imprenditoriale e di vendita, ma capire in quale terreno ci stiamo muovendo, cioè muoversi&nbsp;<strong>con consapevolezza</strong>.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Empatia e tecniche di ascolto empatico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’ascolto è una delle abilità più critiche della negoziazione e della vendita. Lo stereotipo classico del venditore intento a “parlare sull’altro”, a “vincere nella conversazione”, ad avere sempre l’ultima parola, è sbagliato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’approccio empatico prevede una concezione opposta: ascoltare in profondità per&nbsp;<strong>capire la mappa mentale del nostro interlocutore</strong>, il suo sistema di credenze (<em>belief system</em>), e trovare gli spazi psicologici per l’inserimento di una proposta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel metodo ALM distinguiamo alcuni tipi principali di empatia, in base agli angoli di osservazione:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Empatia comportamentale</strong>: capire i comportamenti e le loro cause, capire il perché del comportamento e le catene di comportamenti correlati.</li><li><strong>Empatia emozionale</strong>: riuscire a percepire le emozioni vissute dagli altri, capire che emozioni prova il soggetto (quale emozione è in circolo), di quale intensità, quali mix emozionali vive l’interlocutore, come le emozioni si associano a persone, oggetti, fatti, situazioni interne o esterne che l’altro vive.</li><li><strong>Empatia relazionale</strong>: capire la mappa delle relazioni del soggetto e le sue valenze affettive, capire con chi il soggetto si rapporta volontariamente o per obbligo, con chi deve rapportarsi per decidere, lavorare o vivere, quale è la sua mappa degli “altri significativi”, dei&nbsp;&nbsp;referenti, degli interlocutori, degli “altri rilevanti” e influenzatori che incidono sulle sue decisioni, con chi va d’accordo e chi no, chi incide sulla sua vita professionale (e in alcuni casi personale).</li><li><strong>Empatia cognitiva (o dei prototipi cognitivi)</strong>: capire i prototipi cognitivi attivi in un dato momento del tempo, le credenze, i valori, le ideologie, le strutture mentali che il soggetto possiede e a cui si ancora.</li></ul>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Elementi positivi e distruttivi dell’empatia</h2>



<p class="wp-block-paragraph">L’empatia viene distrutta o favorita da specifici comportamenti comunicativi e atteggiamenti.</p>



<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td><strong>Favorisce l’empatia</strong></td><td><strong>Distrugge l’empatia</strong></td></tr><tr><td>Curiosità</td><td>Disinteresse</td></tr><tr><td>Partecipazione reale all’ascolto, non finzione</td><td>Fingere un ruolo di ascolto solo per dovere professionale</td></tr><tr><td>Riformulazione dei contenuti</td><td>Giudizio sui contenuti, commenti</td></tr><tr><td>Pluralità di approcci di domanda (domande aperte, chiuse, di precisazione, di focalizzazione, di generalizzazione)</td><td>Monotonia nel tipo di domande</td></tr><tr><td>Centratura sul vissuto emotivo</td><td>Centratura esclusiva sui fatti</td></tr><tr><td>Segnali non verbali di attenzione</td><td>Body Langage che esprime disinteresse o noia</td></tr><tr><td>Segnali paralinguistici di attenzione, incoraggiamento ad esprimersi, segnali “fàtici” (segnali che esprimono il fatto di essere presenti e attenti)</td><td>Scarsa dimostrazione di interesse e attenzione al flusso di pensieroAssenza o scarsità di segnali “fàtici” e di contatto mentale</td></tr></tbody></table></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La comunicazione d’ascolto e la qualità dell’ascolto, comprendono la necessità di separare nettamente le attività di comprensione (comunicazione in ingresso) dalle attività di espressione diretta (comunicazione in uscita).</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Regole per un ascolto di qualità</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Durante le fasi di ascolto è necessario:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>non interrompere l’altro;</li><li>non giudicarlo prematuramente;</li><li>non esprimere giudizi che possano bloccare il flusso espressivo altrui;</li><li>non distrarsi, non pensare ad altro, non fare altre attività mentre si ascolta (tranne prendere eventuali appunti), usare il pensiero per ascoltare, non vagare;</li><li>non correggere l’altro mentre afferma, anche quando non si è d’accordo, rimanere in ascolto;</li><li>non cercare di sopraffarlo;</li><li>non cercare di dominarlo;</li><li>non cercare di insegnargli o impartire verità, trattenere la tentazione di immettersi nel flusso espressivo per correggere qualcosa che non si ritiene corretto;</li><li>non parlare di sè;</li><li>testimoniare interesse e partecipazione attraverso i segnali verbali e il linguaggio del corpo;</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Di particolare interesse risultano gli atteggiamenti di:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>interesse genuino e curiosità verso la controparte: il desiderio di conoscere ed esplorare la mente di un’altra persona, attivare la curiosità umana e professionale;</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li>silenzio interiore: creare uno stato di quiete emozionale (liberarsi da emozioni negative e pregiudizi) per ascoltare l’altro e rispettarne i ritmi.</li></ul>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Differenza tra empatia e simpatia: applicare l’empatia e non la simpatia</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Empatia e simpatia non sono sinonimi</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Empatia significa capire</strong> (es: capire perché un cliente posticipa un acquisto o vuole un prodotto di basso prezzo, o ci parla di un certo problema).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Simpatia significa invece apprezzare, condividere, essere daccordo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vendita richiede l’applicazione dell’empatia e non necessariamente della simpatia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ascolto attivo e l’empatia non vanno confuse con l’accettazione dei contenuti altrui o dei loro valori.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le regole di ascolto attivo non sono regole di accettazione del contenuto, ma metodi che permettono di far fluire il pensiero altrui più liberamente possibile per ricavarne apertura e informazioni utili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La fase di giudizio interiore su quanto ascoltiamo, inevitabile durante la negoziazione, deve essere “relegata” alla nostra elaborazione interna, tenuta per fasi successive della contrattazione, e non deve interferire con la fase di ascolto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando il nostro scopo è ascoltare dobbiamo ascoltare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per farlo dovremo:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>sospendere il giudizio,</li><li>dare segnali di assenso (segnali di contatto, segnali fàtici),</li><li>cercare di rimanere connessi al flusso del discorso,</li><li>fare domande ogniqualvolta un aspetto ci sembra degno di approfondimento,</li><li>non anticipare (es: sono certo che lei…) e non fare affermazioni,</li><li>limitarsi a riformulare i punti chiave di quanto detto dall’altro,</li><li>non interrompere inopportunamente.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">È necessario riservare il nostro giudizio o fare puntualizzazioni solo dopo avere ascoltato in profondità e all’interno di un&nbsp;<em>frame</em>&nbsp;negoziale adeguato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo delle tecniche empatiche è quello di favorire il flusso del pensiero altrui, e di raccogliere quanto più possibile le “<strong>pepite informative</strong>” che l’interlocutore può donare. L’empatia, se ben applicata, produce “<strong>flusso empatico</strong>”, un flusso di dati, informazioni fattuali, sentimentali, esperienziali, di enorme utilità per il negoziatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il comportamento contrario (giudicare, correggere, affermare, bloccare) spezza il flusso empatico, e rischia di arrestare prematuramente la raccolta di informazioni preziose.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esiste un momento nel quale il negoziatore deve arrestare il flusso del discorso altrui (<strong>momento di svolta,&nbsp;<em>turning point</em></strong>) ma in generale è bene lasciarlo fluire, finche non si sia compreso realmente con chi si ha a che fare e quali sono i veri obiettivi, e tutte le altre informazioni necessarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le tecniche empatiche sono inoltre d’aiuto per frenare la tendenza prematura alla&nbsp;<em>disclosure</em>&nbsp;informativa di sè: il dare informazioni, il lasciar trapelare dati inopportunamente o prematuramente su di noi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dare al cliente informazioni e dati che potrebbero risultare controproducenti genera un effetto boomerang. Ogni informazione deve essere fornita con estrema cautela.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’atteggiamento empatico è estremamente utile per concentrare le energie mentali del negoziatore sull’ascolto dell’altro e frenare le nostre&nbsp;<em>disclosure</em>&nbsp;inopportune.</p>



<hr class="wp-block-separator" />



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Studio Trevisani Formazione Coaching Consulenza</a></li><li><a href="https://www.coachingworldfederation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Coaching World Federation</a></li><li><a href="http://www.danieletrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Daniele Trevisani (Italian)</a></li><li><a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Website Dr. Daniele Trevisani (English)</a></li><li><a href="https://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Aziendale</a></li><li><a href="https://www.comunicazioneinterculturale.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Interculturale</a></li><li><a href="http://www.medialab-research.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Medialab Research</a></li><li><a href="https://www.interculturalnegotiation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intercultural Negotiation (English)</a></li><li><a href="https://www.linkedin.com/in/danieletrevisani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Linkedin Profile Dr. Daniele Trevisani</a></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altre risorse online</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pubblicazioni e libri dott. Daniele Trevisani</a>&nbsp;(Books published)</li><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/iscriviti-gratuitamente-alla-rivista-online-di-formazione-communication-research-e-potenziale-umano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivista online gratuita di Comunicazione, Potenziale Umano e Management</a></li><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/blog/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iscrizione gratuita al Blog Studiotrevisani.it tramite Email</a></li><li><a href="https://www.youtube.com/channel/UCWXqtAjX1ctXm4fNX2ogb6Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Canale YouTube</a></li></ul>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/lapproccio-empatico-la-fase-di-analisi-ed-ascolto/">L&#8217;approccio empatico : la fase di analisi ed ascolto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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		<title>Come si fa a riuscire ad allenare la mente rilassando il corpo, a creare stati di coscienza positivi dove sperimentare sensorialmente le proprie risorse e il proprio valore?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Jul 2021 05:42:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo a cura di: Cristina Turconi &#8211; Executive &#38; Business Coach ICF &#124; Formatrice Aziendale &#124; Facilitatrice Lavoro di Gruppo &#124; Master Trainer in HPM™ Human Potential Modeling &#124; Consulente e Innovation Manager MISE  “Se le porte della percezione fossero sgombrate, ogni cosa apparirebbe com’è, infinita”.&#160;William Blake Questa la domanda che mi ha sempre frullato &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/come-si-fa-a-riuscire-ad-allenare-la-mente-rilassando-il-corpo-a-creare-stati-di-coscienza-positivi-dove-sperimentare-sensorialmente-le-proprie-risorse-e-il-proprio-valore/">Come si fa a riuscire ad allenare la mente rilassando il corpo, a creare stati di coscienza positivi dove sperimentare sensorialmente le proprie risorse e il proprio valore?</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Articolo a cura di: Cristina Turconi &#8211; Executive &amp; Business Coach ICF | Formatrice Aziendale | Facilitatrice Lavoro di Gruppo | Master Trainer in HPM<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Human Potential Modeling | Consulente e Innovation Manager MISE </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>“Se le porte della percezione fossero sgombrate, ogni cosa apparirebbe com’è, infinita”.&nbsp;</p><cite>William Blake</cite></blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Questa la domanda che mi ha sempre frullato nella testa tutte le volte che sentivo parlare genericamente di “Training Mentale” fintanto che ne ho fatto esperienza attraverso la <a href="https://www.programmazioneneuroassociativa.it" target="_blank" rel="noopener"><strong>Programmazione Neuro-Associativa<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></strong>.</a> </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lavoro della Programmazione Neuro-Associativa<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> consiste nell’ancorare uno stato della mente di rilassamento o attivazione di emozioni positive ad uno stato esterno, un compito o task che vogliamo svolgere nello stato migliore possibile.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spesso durante un percorso di Coaching il cliente matura una consapevolezza che poi fatica a portare in azione, questo perché la nostra mente razionale vaglia in continuazione le nostre capacità fisiche, psicologiche, creative, culturali e professionali, così come i valori della cultura nella quale siamo inseriti, e li mette a confronto con i nostri desideri e aspirazioni, filtrando cosa sia possibile e cosa no.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nelle esercitazioni con la Programmazione Neuro-Associativa<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />, la voce del Coach guida il cliente in uno stato alfagenico di completo rilassamento, portandolo a visualizzare la situazione target, a viverla a livello subconscio attenuando i filtri della mente razionale, lasciandola quindi più libera di esplorare i concetti connessi alle consapevolezze maturate nella sessione di coaching e facilitandone il viaggio verso il cambiamento desiderato.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello che accade è un meccanismo unico: è uno spalancarsi alla capacità di “sentire”, di percepire i singoli passi del percorso di cambiamento cogliendone le sensazioni positive; sentendone i profumi, i colori, il tatto, i suoni e le sensazioni interne che possono produrre, fino a toccare quella sorgente di consapevolezza, di libertà vera e propria che dona un senso più profondo a ogni singola azione.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-style-default"><img decoding="async" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2021/07/motoki-tonn-ezokzhyjafo-unsplash-1.jpg" alt="" class="wp-image-1078" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Di seguito le mie annotazioni “a caldo” dopo l’esercizio:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cosa ho sperimentato:</strong></p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Sensazione di respirare liberamente. Stato di calma, imperturbabilità, assenza di turbamento interiore nel corpo. La mente come ferma, senza agitazione, non ci sono pensieri, sono solo il mio respiro. Sensazione di immersività in una dimensione che non ha dimensione. Visualizzazione molto vivida, colori accesi, precisione di alcuni dettagli. Osservo con pacatezza senza fretta. Non so se cammino o mi muovo lentamente o io sono ferma e il paesaggio intorno a me muta. Il posto è meraviglioso, quasi magico, sembra la foresta di avatar. Ci sono fiori, natura, colori, alberi, animali non presenti in natura e animali tipo lucciole. Sento il profumo dei fiori, riesco a percepirne la struttura vellutata anche se non li tocco.&nbsp;</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">Continuo a camminare e tutto diventa sempre più bello. Toglie il fiato.&nbsp;</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">La voce guida mi accarezza lungo tutto il percorso, come il sussurro del vento. Mi sento sicura, protetta e guidata ma è qualcosa che nasce da dentro di me, non dipende dalla voce. La voce forse è solo un eco antico di ciò che già so. È un’essenza più profonda che parla da dentro di me molto più vicina a chi sono davvero. La sacralità di questa passeggiata mi commuove. Sento il calore dentro al corpo. Sento il mio campo del cuore allargarsi e abbracciare tutta la rigogliosità e abbondanza della natura che mi circonda e mi avvolge. Non so se sia beatitudine, non riesco a dare un nome alla sensazione che provo, penso che tentare di darle un nome ne sminuirebbe l’intensità e il valore perché non si può descrivere ma solo provare. Le lacrime mi inumidiscono gli occhi. Sento un profondo grazie salirmi da dentro. Corde profonde sono toccate, e risuonano dentro di me. Non c’è più ansia, turbolenza o agitazione. Non c’è bisogno di muoversi da nessuna parte semplicemente basta vagabondare tra un fiore e l’altro e coglierne ciò che arriva gustandolo totalmente nel qui e ora. Sono qui e faccio per il piacere di fare. Non ci sono risultati da perseguire, non ci sono aspettative, è il cammino che mi chiama e si manifesta davanti a me ad ogni passo e io posso solo fare ciò che è giusto, perché voglio, perché posso farlo, perché sperimento facendo e divento sperimentando. Non c’è più un essere, un fare, un avere, c’è solo uno stare. I dettagli mi colpiscono gli occhi. Sono quasi lucenti. </p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">C&#8217;è solo bellezza, perfezione, conoscenza e amore qui. E io mi immergo. Riesco a respirarci dentro. Non voglio uscire. E poi la voce mi dice che posso portare benessere, pace e amore nel fare coaching, nel chiamare i clienti, nello stare in aula. Mi colpisce. Non ci sono più attese o aspettative ma solo un diventare attraverso l’esprimere chi voglio essere mentre faccio quello che amo fare. È una prospettiva che non ho considerato mai prima.&nbsp;È un concetto che scardina. Sono richiamata ad uscire. Faccio fatica a staccarmi e a ritornare nello stato vigile.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Riflessioni emerse:</strong></p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph">C’è un modo diverso di vivere la mia professionalità, il mio lavoro, la mia quotidianità più orientata allo studio, alla ricerca o a un fare libero dall’ansia, dalle aspettative mie e di come gli altri vorrebbero che io fossi. Non è un vivere con pazienza ma un fare e uno stare mentalmente libero da ogni sforzo. Perché in quel fare c’è il gustare la perfezione e la possibilità di sperimentare chi sono. Solo operando da quello stato della magica foresta di Avatar mi sento a casa e posso suonare la mia musica. Li posso assaporare e gustare il senso di questo mio passaggio terreno, dove i sensi diventano solo un canale, un mezzo, un amplificatore necessario a “fare esperienza” di tutta quella bellezza e perfezione. Liberando me stessa e operando da quello stato, non posso che lasciare una buona scia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I fattori che hanno facilitato la sperimentazione profonda in questa esercitazione sono stati:</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; il rapporto di fiducia instauratosi con il Coach (Dr. Daniele Trevisani)</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; un luogo accogliente e sicuro</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; la posizione comoda, sdraiata con la testa rialzata e gli occhi chiusi</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; la musica rilassante di sottofondo</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; l’uso sapiente della voce e l’utilizzo delle pause che mi hanno permesso di visualizzare e elaborare con i miei tempi&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; il sentire il conduttore sempre presente e in sintonia durante tutta la durata della sperimentazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Essere riuscita a “vivere” nell’esercitazione quel flusso emotivo positivo che dona piacere alle singole azioni è stata una spinta motivazionale potente che sta facendo la differenza nel mio agire quotidiano.</p>



<p class="has-small-font-size wp-block-paragraph"><strong>Per approfondimenti vedi:</strong></p>



<ul class="has-small-font-size wp-block-list"><li><a href="https://www.programmazioneneuroassociativa.it" target="_blank" rel="noopener">Sito Ufficiale Programmazione Neuro-Associativa<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></a></li><li><a href="http://www.danieletrevisani.it/" target="_blank" rel="noopener">Sito Dr. Daniele Trevisani</a></li><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/">Sito Studio TrevisaniAcademy Formazione Aziendale, Coaching e Mentoring</a></li><li><a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noopener">Dr. Daniele Trevisani – Website in English</a></li><li><a href="http://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank" rel="noopener">Il sito della Comunicazione Aziendale – Comunicazioneaziendale.it</a></li><li><a href="http://www.medialab-research.com/" target="_blank" rel="noopener">Medialab Research</a></li><li><a href="https://www.linkedin.com/in/danieletrevisani/" target="_blank" rel="noopener">Dr. Daniele Trevisani Linkedin</a></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Cristina Turconi</strong><br>Executive &amp; Business Coach ICF | Formatrice Aziendale | Facilitatrice Lavoro di Gruppo | Master Trainer in HPM<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Human Potential Modeling | Consulente e Innovation Manager MISE&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="http://www.cristinaturconi.it/" target="_blank" rel="noopener">Sito Cristina Turconi – Sviluppo del Potenziale Individuale, dei Team e delle Imprese</a><br><a href="https://wordpress.com/post/cristinaturconi.wordpress.com/283" target="_blank" rel="noopener">Cristina Turconi – Blog WordPress</a><br><a href="https://www.linkedin.com/in/cristina-turconi/" target="_blank" rel="noopener">Cristina Turconi – Linkedin</a><br><a href="https://www.facebook.com/turconicristina" target="_blank" rel="noopener">Cristina Turconi – Facebook</a></p>



<h3 class="has-small-font-size wp-block-heading">Parole chiave dell’articolo sulla Programmazione Neuro-Associativa<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></h3>



<ul class="has-small-font-size wp-block-list"><li>Analisi</li><li>Ansia</li><li>Attivazione</li><li>Benessere</li><li>Coaching</li><li>Coaching attivo</li><li>Coaching esperienziale</li><li>Coaching in profondità</li><li>Coaching scientifico</li><li>Comportamenti</li><li>Comportamento</li><li>Comunicare</li><li>Comunicazione</li><li>Comunicazione interculturale</li><li>Counseling</li><li>Creatività</li><li>Deep Coaching</li><li>Efficacia</li><li>Efficienza</li><li>Formazione</li><li>Formazione attiva</li><li>Formazione aziendale</li><li>Formazione aziendale attiva</li><li>Formazione manageriale</li><li>Frequenze cerebrali</li><li>Mappa di Fisher</li><li>Modello delle quattro distanze della comunicazione</li><li>Negoziare</li><li>Performance</li><li>Potenziale umano</li><li>Programmazione mentale</li><li>Programmazione neuro associativa</li><li>Programmazione neuroassociativa</li><li>Psicoterapia</li><li>Rilassamento</li><li>Scienza delle performance</li><li>Stati alterati di coscienza</li><li>Stati della mente</li><li>Stati di coscienza</li><li>Stati di coscienza alterati</li><li>Stato della mente</li><li>Stato di coscienza</li><li>Valori</li><li>Valori intangibili</li></ul>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/come-si-fa-a-riuscire-ad-allenare-la-mente-rilassando-il-corpo-a-creare-stati-di-coscienza-positivi-dove-sperimentare-sensorialmente-le-proprie-risorse-e-il-proprio-valore/">Come si fa a riuscire ad allenare la mente rilassando il corpo, a creare stati di coscienza positivi dove sperimentare sensorialmente le proprie risorse e il proprio valore?</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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		<title>La vendita consulenziale : l&#8217;importanza dell&#8217;analisi psicologica strategica e positiva</title>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Jul 2021 06:40:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Strategic selling. Psicologia e comunicazione per la vendita consulenziale e le negoziazioni complesse”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore. Una vendita, tante psicologie Chi si occupa di comunicazione da tempo e per lavoro, sa bene che&#160;le persone non acquistano solo oggetti, ma “comprano” idee, &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/la-vendita-consulenziale-limportanza-dellanalisi-psicologica-strategica-e-positiva/">La vendita consulenziale : l&#8217;importanza dell&#8217;analisi psicologica strategica e positiva</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “<a href="https://amzn.to/36MQl8T" target="_blank" rel="noopener">Strategic selling. Psicologia e comunicazione per la vendita consulenziale e le negoziazioni complesse</a>”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Una vendita, tante psicologie</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Chi si occupa di comunicazione da tempo e per lavoro, sa bene che&nbsp;<strong>le persone non acquistano solo oggetti, ma “comprano” idee, concetti, immagini mentali, simbologie da esibire</strong>. Comprano per far contento qualcuno in azienda, o per conquistare un credito relazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A volte comprano quello che non gli serve. A volte non comprano ciò che gli servirebbe davvero. Ma dietro ad ogni scelta, per quanto primitiva e irrazionale, si nasconde una logica, che una mente da analista può scoprire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <em>Consumer Research</em> (scienza del comportamento di consumo), in alcuni dei suoi esponenti di punta, primo di tutti il Semiologo David Mick, ha analizzato le connessioni tra i significati che attribuiamo ai prodotti e le nostre scelte di acquisto<a href="//6142B379-0FB6-44BB-AA80-F3DF927E6A2E#_ftn1"><sup>[1]</sup></a>. L’esito fondamentale di una grande mole di ricerche è il valore di “auto-regalo” che i prodotti assumono (<em>self-gifting</em>), una “carezza psicologica” che le persone si fanno concedendosi un certo prodotto, o un certo marchio, e il valore di “simbolico” che connette larga parte degli acquisti: l’acquisto come dimostrazione di potere, o di status, di differenziazione da… o di appartenenza ad un gruppo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La&nbsp;<strong>Psicologia Semiotica del Marketing</strong>&nbsp;si occupa di comprendere le connessioni tra “segni” esterni (es. un marchio), significati esistenziali (cosa significa per me quel marchio o simbolo), e comportamenti di acquisto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È attenta quindi ai simbolismi che le persone associano a un prodotto o un comportamento di acquisto, quali sono i segni e segnali ai quali un cliente presta attenzione, e che valore hanno per lui.</p>



<figure class="wp-block-image size-medium"><img decoding="async" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2021/07/jorgen-hendriksen-rozxr7payto-unsplash.jpg?w=183" alt="status" class="wp-image-1197" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Senza l’analisi semiotica non potremmo mai afferrare, ad esempio, il legame ancestrale che lega moto e motociclista (la moto come mezzo di libertà), e lo vedremmo solo come mezzo di trasporto. Se entriamo nell’analisi di uno specifico marchio &#8211; perderemmo di vista il significato di ribellione, potenza e voglia di trasgressione (e tanti altri simbolismi) che un motociclista appassionato associa alla sua Harley Davidson.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altri studi analizzano il valore dimostrativo o esibitivo che hanno i comportamenti specifici di acquisto, come il recarsi in un casinò a giocare o il gioco d’azzardo, i tanti “perché nascosti, dimostrativi e auto-dimostrativi” che conducono una persona a farlo<a href="//6142B379-0FB6-44BB-AA80-F3DF927E6A2E#_ftn2"><sup>[2]</sup></a>. Questi studi esaminano soprattutto i bisogni profondi cui risponde questo atto, nonostante si tratti di un comportamento che esce di ogni logica apparente.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre in campo semiotico, si producono analisi interessantissime, quali quelle sulle “costellazioni di consumo”: i “raggruppamenti” nei quali troviamo mescolati marchi, prodotti, tipologie di persone e strati sociali. Uno studio di Chaplin e Lowrey<a href="//6142B379-0FB6-44BB-AA80-F3DF927E6A2E#_ftn3"><sup>[3]</sup></a>&nbsp;dimostra che i bambini e ragazzi sono in grado di distinguere con precisione queste “costellazioni”, e compiono scelte di acquisto correlate, hanno “fiuto” per il mondo sociale che li circonda, come emerge da questa intervista fatta dai ricercatori:</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mio vicino di casa, . . . è così “Crunchie” . . .hai presente… vegetariano, ambientalista, superintelligente… ma così svaccato.. si mette le Birkenstocks, guida una Prius, mangia solo cibi organici… ci scommetto che lava i panni con il detersivo Seventh Generation. . . l’”Accarezza Alberi”… non so se mi spiego… “ [ride].&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">(ragazza 12enne intervistata nello studio di Chaplin e Lowrey, 2010)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una costellazione di consumo è definita come un gruppo di “prodotti complementari, specifici marchi, e/o attività di consumo utilizzate per costruire, dare significato o assumere uno specifico ruolo sociale” (Englis &amp; Solomon)<a href="//6142B379-0FB6-44BB-AA80-F3DF927E6A2E#_ftn4"><sup>[4]</sup></a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I motivi di un acquisto possono essere tanti, ma tutti portano verso il bisogno di comprensione del lato psicologico del cliente, dei comportamento di acquisto, e della correlazione con la strategia di vendita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un cerchio giallo all’orecchio, con sopra “qualcosa che luccica” può avere valore di “gioiello” solo se chi lo indossa lo vede come tale, in caso contrario verrebbe trattato come un sovrappeso, qualcosa di inutile.</p>



<figure class="wp-block-image size-medium"><img decoding="async" src="https://massimovannuccini968185141.files.wordpress.com/2021/07/patricia-zavala-dsfn0bnvzim-unsplash.jpg?w=300" alt="status symbol" class="wp-image-917" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">I Semiologi del marketing hanno segnalato da tempo agli economisti un aspetto fondamentale per chi si occupa di vendita: il bisogno di concentrarsi sul “consumo di simboli”, sull’”acquisto di significati”, il meccanismo che porta una persona a volere non solo il prodotto quanto i simbolismi che quel prodotto porta con sé, per quanto irrazionali essi sembrino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I premi Nobel Kahneman e Tversky<a href="//6142B379-0FB6-44BB-AA80-F3DF927E6A2E#_ftn5"><sup>[5]</sup></a>&nbsp;con i loro studi di psicologia economica, dimostrano come i processi decisionali umani non seguono sempre principi di razionalità, e gli umani non sono “consumatori razionali”.</p>



<div class="wp-block-group"><div class="wp-block-group__inner-container is-layout-flow wp-block-group-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">A cosa affidarsi quindi? Ad alcuni valori ancestrali, come il valore della fiducia. Si diventa fornitori primari e si vende non solo per i prodotti che si possono mettere a disposizione ma anche per la <strong>capacità di generare fiducia</strong>.</p>
</div></div>



<p class="wp-block-paragraph">La fiducia è un fatto molto personale, richiede attenzioni, sensibilità, avere un’immagine positiva alla quale non sia disdicevole accostarsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La distintività, su un mercato affollato di fornitori, arriva oggi dal creare relazioni che possono offrire valori aggiunti: certezza, garanzia di esserci, rassicurazione, problem solving, assumersi dei carichi che il cliente non riesce a gestire da solo o non vuole gestire.</p>



<figure class="wp-block-image size-medium"><img decoding="async" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2021/07/markus-spiske-jjue0eskxau-unsplash.jpg?w=300" alt="fiducia" class="wp-image-1207" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>Psicologia della Fiducia</strong> è un intero nuovo settore della psicologia aziendale che si occupa proprio di questo: come generare (non solo a livello esteriore, ma soprattutto nei fatti) un legame di fiducia forte tra azienda e cliente<a href="//6142B379-0FB6-44BB-AA80-F3DF927E6A2E#_ftn6"><sup>[6]</sup></a>, un “filo rosso”, un senso di sicurezza che unisce il cliente all’azienda. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo comprende la nostra capacità di generare certezze, e per il cliente sapere di poter contare su persone genuine, autentiche, credibili, esperte, preparate e serie, tenendo alla larga i tanti improvvisatori e disonesti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi opera nelle vendite complesse diventa presto consapevole di quanto sia determinante trasferire al cliente un’immagine di identità chiara, forte, vendere chi siamo, far capire dove si colloca il nostro valore, e vendere soluzioni (<strong>Solutions Selling</strong>), far seguire alle promesse i fatti.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">I clienti non acquistano solo “pezzi” (es, una fornitura di PC) ma vogliono soddisfare dei bisogni psicologici e aziendali, es. velocizzare il lavoro o far sparire il “mal di denti” dei continui malfunzionamenti informatici che li assillano e gli impediscono di concentrarsi su quello che conta, sul loro lavoro.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per vendere soluzioni, dobbiamo essere abili nel capire i bisogni, il mondo dei problemi così come percepiti ora dal cliente. E non solo quelli evidenti, ma soprattutto quelli nascosti. Quelli che “non si dicono”.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">È difficile per chiunque, e soprattutto per un dirigente, un titolare d’azienda o un buyer, affermare o “confessare” di aver scelto in precedenza un fornitore sbagliato.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Avviare il meccanismo della “confessione”, far si che un cliente si apra e “confessi” le proprie esigenze, è un risultato da vero professionista</strong>. Un risultato che richiede tempo e abilità.</p>



<figure class="wp-block-image size-medium"><img decoding="async" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2021/07/shalone-cason-uhxqxcqqsom-unsplash.jpg?w=300" alt="confessione" class="wp-image-1200" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">È umanamente difficile confessare di aver fatto scelte di mercato che si sono rivelate errate nei fatti, o avere buchi organizzativi, personale demotivato o impreparato (con il rischio di emergere come leader poco abili), difettosità nei prodotti e lamentele dei clienti, e far trasparire i problemi reali che rischiano di dare di sé un immagine negativa.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La paura di proiettare un’immagine di sé come manager inadeguato esiste, per cui le verità vengono nascoste.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma verità rimangono. E di tali verità di tutti i giorni, nessuna azienda è completamente priva, nemmeno le migliori.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da queste condizioni di bisogno non dette partono i moventi di acquisto più forti. Anzi, proprio questi elementi di realtà sono i motori della vendita.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I moventi d’acquisto si collegano a tensioni sottostanti, stati di discrepanza tra:</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong> (1) come le cose sono, come vengono percepite ora</strong>,</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong> (2) come il cliente le vorrebbe</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">In altre parole, stati di “mancanza di omeostasi”, percezione di squilibrio, e desiderio di cambiare questi stati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per scoprirli, non sarà sufficiente fare domande aperte o contare sulla trasparenza, ma dovremmo arrivare alla verità con una strategia oculata, o una raccolta di informazioni da più fonti, e una forte abilità nelle tecniche di intervista e ascolto attivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È necessario coltivare l’abilità, nel venditore, di produrre un clima comunicazionale o “stato conversazionale” in cui si possa creare questa “confessione”, facendo emergere la verità anziché mascherarla.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo così avremo capito come stanno veramente le cose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, le aziende – come sa benissimo chi le abita &#8211;&nbsp;&nbsp;pullulano di bugie, dette sia internamente sia all’esterno, per cui questa attività di scoperta delle verità è un gioco davvero duro, un gioco per professionisti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Passare la barriera dell’immagine, delle menzogne, e la coltre di reciproche coperture, è un compito arduo, che richiede professionalità. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Vendere in ambienti complessi è possibile solo dopo aver capito dove si situano i gap, le dissonanze, le vulnerabilità, il “non detto”, le molle psicologiche che possono far scattare un acquisto, nella intricata rete di decisori e influenzatori</strong>. Ed è un compito che richiede formazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diventano essenziali quindi non soltanto i training per l’espressività (farsi capire, saper presentare con efficacia), ma soprattutto training che coltivano le doti di ascolto attivo, analisi tattica ed empatia strategica.</p>



<figure class="wp-block-image size-medium"><img decoding="async" src="https://massimovannuccini968185141.files.wordpress.com/2021/05/briefing-pre-missione.png?w=300" alt="strategia" class="wp-image-299" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto questo fa parte della sfera di competenza della psicologia strategica.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La&nbsp;<strong>psicologia strategica</strong>&nbsp;è la scienza che si occupa di come generare risultati attraverso azioni comunicative e tattiche (e non, come nel caso della psicologia clinica, curare disturbi psicologici).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La&nbsp;<strong>psicologia positiva</strong>&nbsp;è una branca delle scienze psicologiche che si occupa di come generare un atteggiamento positivo in sé stessi e nel gruppo, motivazione, voglia di vivere, capacità di analisi e costruzione attiva dei fattori che possono portare una persona a raggiungere risultati, stato di benessere interiore, e resilienza (capacità di apprendere dagli errori e rialzarsi dopo un insuccesso).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La<strong> vendita consulenziale</strong> non è un insieme di procedure, è un modo di essere analisti e strateghi che attinge a piene mani alla psicologia positiva e alla psicologia strategica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il metodo cui stiamo lavorando unisce le tecniche della psicologia strategica e della psicologica positiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scopo è sviluppare una mente da analista e un modo di essere “stratega positivo”: una persona che utilizza la strategia, compie analisi, apprende dagli errori, considera la sua attività come un grande laboratorio di ricerca, riesce ad immettere energie positive nel suo lavoro, ricavando gratificazione dal modo con cui lavora più che dalle aspettative altrui.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo modo di essere si nutre della volontà di capire, di analizzare, di comprendere, anche e persino mentalità diverse, antitetiche, o distorte, strane mappe di potere, personalità razionali e personalità contorte, irrazionali, confusionarie, entrare in sistemi decisionali noti o invece immergersi in sistemi-cliente strambi, inusuali, dissonanti, senza farsi spaventare da questi, ma anzi accettandoli come “oggetto di ricerca” e sfida professionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mettersi&nbsp;<strong>il “camice bianco” dell’analista</strong>&nbsp;è fondamentale per capire i sistemi-cliente e i varchi che si possono aprire per generare una vendita non solo sporadica, ma continuativa.</p>



<figure class="wp-block-image size-medium"><img decoding="async" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2021/07/mark-williams-5hvwq5xuji4-unsplash.jpg?w=200" alt="clima comunicazionale " class="wp-image-1201" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La vendita consulenziale è un approccio psicodinamico alle tecniche di vendita, centrato sul concetto di empatia strategica e di&nbsp;<em>counseling</em>&nbsp;d&#8217;acquisto (consulenza verso i bisogni, analisi dei bisogni espressi ed inespressi).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il modello della scuola consulenziale di vendita, l&#8217;obiettivo di una vendita è di attivare una forte relazione empatica con il cliente, essere di aiuto verso i bisogni espressi, far emergere il lato inespresso, e far precedere alla vendita vera e propria un’importante fase di analisi, di ascolto attivo, di comprensione, attivando una “<strong>percezione aumentata” (<em>Extended Cognition</em>).</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste capacità provengono dalla psicologia clinica, in particolare dalle tecniche del colloquio clinico, dell’intervista in profondità, dalla “terapia centrata sul cliente” di Carl Rogers, che utilizza gli strumenti fondamentali della&nbsp;<strong>riformulazione verbale ed emotiva, senza la quale non potremmo mai sapere se siamo “connessi” o distanti dal vissuto del cliente</strong><a href="//6142B379-0FB6-44BB-AA80-F3DF927E6A2E#_ftn7"><sup>[7]</sup></a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella vendita consulenziale Business to Business non può esistere conclusione di vendita senza analisi dei processi aziendali o psicologici che rendono&nbsp;&nbsp;un certo prodotto – o soluzione &#8211;&nbsp;&nbsp;importante.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Perché qualcosa diventa importante? Perché ora? Perché non ieri? E come ha risolto il problema sinora il cliente? Quanto è soddisfatto? Che differenza esiste tra ciò che dice e ciò che sappiamo? O tra ciò che dice a voce e ciò che traspare dal suo volto o dall’osservazione della sua azienda? Tra quanto si è detto in riunione e quanto si sente dire nei corridoi?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo entrare in un livello di relazione tale da far “aprire” il cliente e tirar fuori i veri bisogni, anche quelli non detti?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per farlo servono vere e proprie metodologie e tecnologie di analisi psicologica. Ad esempio, la Consulenza di Processo (Edgar Schein)<a href="//6142B379-0FB6-44BB-AA80-F3DF927E6A2E#_ftn8"><sup>[8]</sup></a>&nbsp;offre numerosi spunti, ma nessuna scuola in sé è sufficiente. Per affrontare il mondo delle vendite complesse dobbiamo entrare in un territorio di sperimentazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vendita consulenziale non ha alcuna regola prefissata e rigida, non esistono concetti rapidi o giochi ipnotici, o altre scorciatoie comportamentali: esistono solo tante competenze da apprendere, provare sul campo, per poi ritornare ad apprendere, in una palestra professionale che è anche e soprattutto palestra di vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dovremo sempre tenere alto il fronte della Psicologia Positiva, come nuova scienza che può aiutarci a trovare nuove vie della crescita individuale. </p>



<figure class="wp-block-image size-medium"><img decoding="async" src="https://massimovannuccini968185141.files.wordpress.com/2021/07/markus-spiske-sfydxgrt5oa-unsplash.jpg?w=200" alt="coltivare" class="wp-image-1030" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La psicologia positiva ambisce alla coltivazione di uno stile di vita e di pensiero positivo, lo sviluppo delle energie mentali, la crescita dell’ottimismo e dell’ottimismo appreso<a href="//6142B379-0FB6-44BB-AA80-F3DF927E6A2E#_ftn9"><sup>[9]</sup></a>, per costruire gli atteggiamenti che ci servono ad affrontare un mestiere duro ma ricco di enormi soddisfazioni.</p>



<hr class="wp-block-separator" />



<p class="wp-block-paragraph"><a href="//6142B379-0FB6-44BB-AA80-F3DF927E6A2E#_ftnref1"><sup>[1]</sup></a>&nbsp;Gli studi fondamentali che aprono questo dibattito sono: Mick, D. (1991),&nbsp;<em>Giving gifts to ourselves: A greimassian analysis leading to testable propositions.&nbsp;</em><em>Marketing and semiotics</em>. Selected papers from the Copenhagen Symposium. Copenhagen, Handelshojskolens Forlag.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mick, D.G. &amp; DeMoss, M. (1990),&nbsp;<em>To Me from Me. A descriptive phenomenology of self-gifts</em>, in&nbsp;<em>Advances in Consumer Research</em>, 17, 677-682.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mick, D.G. (1986),&nbsp;<em>Consumer research and semiotics: exploring the morphology of signs, symbols, and significante</em>, in&nbsp;<em>Journal of Consumer Research</em>, 12, 196-213.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mick, D.G. (1989),&nbsp;<em>The semiotic motive in consumer behavior: recent insight from North American research</em>, Paper presented at the 14th Annual Colloquioum of the International Association for Research in Economic Psychology, Sept. 24-27, Poland.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="//6142B379-0FB6-44BB-AA80-F3DF927E6A2E#_ftnref2"><sup>[2]</sup></a>&nbsp;Humphreys, A. (2010),&nbsp;<em>Semiotic Structure and the Legitimation of Consumption Practices: The Case of Casino Gambling</em>, in&nbsp;<em>Journal of Consumer Research</em>, October 2010.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="//6142B379-0FB6-44BB-AA80-F3DF927E6A2E#_ftnref3"><sup>[3]</sup></a>&nbsp;Chaplin, L.N &amp; Lowrey, T.M (2010),&nbsp;<em>The Development of Consumer-Based Consumption Constellations in Children</em>, in&nbsp;<em>Journal of Consumer Research</em>, Vol. 36, February 2010</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="//6142B379-0FB6-44BB-AA80-F3DF927E6A2E#_ftnref4"><sup>[4]</sup></a>&nbsp;Englis, B. G. &amp; Michael R. Solomon (1995),&nbsp;<em>To Be and Not to Be: Lifestyle Imagery, Reference Groups, and the Clustering of America</em>, in&nbsp;<em>Journal of Advertising</em>, 24 (Spring), 13–28.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Englis, B. G. &amp; Michael R. Solomon (1996),&nbsp;<em>Using Consumption Constellations to Develop Integrated Communications</em>&nbsp;<em>Strategies</em>, in&nbsp;<em>Journal of Business Research</em>, 37 (3), 183–91.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="//6142B379-0FB6-44BB-AA80-F3DF927E6A2E#_ftnref5"><sup>[5]</sup></a>&nbsp;Kahneman, D. e Tversky, A. (1979),&nbsp;<em>Prospect Theory: An Analysis of Decision Under Risk</em>, in&nbsp;<em>Econometrica</em>, 47(2), 263-291.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Kahneman, D. e Tversky, A. (1981),&nbsp;<em>Judgment under Uncertainty. Heuristics and Biases</em>, in&nbsp;<em>Science</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="//6142B379-0FB6-44BB-AA80-F3DF927E6A2E#_ftnref6"><sup>[6]</sup></a>&nbsp;Tra i tanti articoli in merito, citiamo alcuni tra cui:&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Karmarkar, U. R., &amp; Tormala, Z. L. (2010),&nbsp;<em>Believe Me, I Have No Idea What I’m Talking About: The Effects of Source Certainty on Consumer Involvement and Persuasion</em>, in&nbsp;<em>Journal Of Consumer Research</em>, Vol. 36, April 2010.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Beverland, M. B. &amp; Farrelly F. J (2010),&nbsp;<em>The Quest for Authenticity in Consumption: Consumers’ Purposive Choice of Authentic Cues to Shape Experienced Outcomes</em>, in&nbsp;<em>Journal Of Consumer Research</em>, Vol. 36, February 2010.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="//6142B379-0FB6-44BB-AA80-F3DF927E6A2E#_ftnref7"><sup>[7]</sup></a>&nbsp;Per alcuni riferimenti bibliografici su Carl Rogers, vedi bibliografia a termine volume.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rogers, C. R. (1977),&nbsp;<em>Carl Rogers On Personal Power</em>, Delacorte Press, New York.&nbsp;Trad. it:&nbsp;<em>Potere Personale</em>.<em>&nbsp;La for</em><em>za interiore e il suo effetto rivoluzionario</em>, Roma, Astrolabio, 1978.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rogers, C. R. (1951),&nbsp;<em>Client-Centered Therapy: Its Current Practice, Implications, and Theory</em>, Houghton Mifflin, Boston</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rogers, C. R. (1961),&nbsp;<em>On becoming a Person</em>, Houghton Mifflin, Boston.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="//6142B379-0FB6-44BB-AA80-F3DF927E6A2E#_ftnref8"><sup>[8]</sup></a>&nbsp;La metodologia della Consulenza di Processo è strettamente derivata dagli studi di Psicologia Umanistica di Carl Rogers, ed è in grado di inquadrare i processi evolutivi che il cliente vive, e le sue dinamiche aziendali da un punto di vista evoluzionistico.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, si tratta di un metodo destinato originariamente alla consulenza di Direzione Aziendale. La sua applicazione alla vendita consulenziale va creata (ed è il nostro compito), va appresa, va studiata, e serve una formazione forte, professionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="//6142B379-0FB6-44BB-AA80-F3DF927E6A2E#_ftnref9"><sup>[9]</sup></a>&nbsp;Citiamo le opere di Myers, D. G. (1993),&nbsp;<em>The pursuit of happiness: Discovering the pathway to fulfillment, well-being, and enduring personal joy</em>, Avon, New York.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Seligman, M. E. P. (1998),&nbsp;<em>Learned optimism: How to change your mind and your life (2 nd ed.),&nbsp;</em>Pocket Books, New York.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Seligman, M. E. P., &amp; Csikszentmihalyi, M. (2000),&nbsp;<em>Positive psychology: An introduction. In: American Psychologist</em>, 55, 5-14.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anolli, Luigi (2005), <em>L’ottimismo</em>, Il Mulino, Bologna.</p>



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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Studio Trevisani Formazione Coaching Consulenza</a></li><li><a href="https://www.coachingworldfederation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Coaching World Federation</a></li><li><a href="http://www.danieletrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Daniele Trevisani (Italian)</a></li><li><a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Website Dr. Daniele Trevisani (English)</a></li><li><a href="https://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Aziendale</a></li><li><a href="https://www.comunicazioneinterculturale.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Interculturale</a></li><li><a href="http://www.medialab-research.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Medialab Research</a></li><li><a href="https://www.interculturalnegotiation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intercultural Negotiation (English)</a></li><li><a href="https://www.linkedin.com/in/danieletrevisani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Linkedin Profile Dr. Daniele Trevisani</a></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altre risorse online</strong></p>



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