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	<title>ascolto apatico &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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		<title>Tecniche e livelli di ascolto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Sep 2021 06:53:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “Strategic selling. Psicologia e comunicazione per la vendita consulenziale e le negoziazioni complesse”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore. Tecniche di ascolto attivo L’ ascolto attivo si collega alla comunicazione paralinguistica e non verbale e comprende&#160;in particolare: tecniche verbali di ascolto attivo;tecniche paralinguistiche di &#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">© Articolo estratto dal libro di Daniele Trevisani “<a href="https://amzn.to/36MQl8T" target="_blank" rel="noopener">Strategic selling. Psicologia e comunicazione per la vendita consulenziale e le negoziazioni complesse</a>”. Franco Angeli editore, Milano. Pubblicato con il permesso dell’autore.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Tecniche di ascolto attivo</h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L’ ascolto attivo si collega alla comunicazione paralinguistica e non verbale e comprende&nbsp;</strong>in particolare:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>tecniche verbali di ascolto attivo;</li><li>tecniche paralinguistiche di ascolto attivo;</li><li>tecniche non verbali di ascolto attivo.</li></ul>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Tecniche verbali di ascolto attivo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Comprende parole che segnalano attenzione e comprensione.</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Domande aperte</strong>: chi, dove, quando, come, perché, con chi, in quale modo, in quali tempi, per quanto, cos’altro&#8230; e altre domande che consentano di allargare il discorso e precisarlo.</li><li><strong>Domande chiuse o di precisazione</strong>: verifica di parti del contenuto tramite domande che prevedano una risposta di tipo “Si/No” o altre categorie precise “molto/poco”, “prima/dopo” e altre di questo tipo.</li><li><strong>Tecnica dello specchio</strong>&nbsp;(riflessione del contenuto): ripetizione di frasi o parti di frasi dette dalla controparte, senza modifiche e alterazioni. La tecnica dello “specchio” proviene dalle metodologie di ascolto empatico utilizzate nel colloquio terapeutico Rogersiano<a href="//F017FE59-CE8A-4F6C-A1DB-502BBBFE6E75#_ftn1"><sup>[1]</sup></a>. È una tecnica di origine psicoterapeutica, che consente al “cliente” di approfondire i propri contenuti e riflettersi nei contenuti stessi da egli espressi.</li><li><strong>Parafrasi:&nbsp;</strong>utilizzo del “come se”. Ricerca della comprensione di quanto detto, con l’uso di metafore o esempi che cercano di valutare se si è realmente compreso il senso profondo di quanto la controparte dice.</li><li><strong>Sintesi storica, riassunto</strong>: ripetizione di quanto asserito, sotto forma di riassunto dei punti salienti della “storia”.</li><li><strong>Incoraggiamenti verbali</strong>: es, “bene”, “interessante”, “si”, “ok”.</li></ul>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Tecniche paralinguistiche di ascolto attivo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Utilizzo di vocalizzazioni che esprimono interesse per la “storia” e facilitano l’espressione, quali Uhmm.. ahh&#8230;.emissioni gutturali o respiratorie&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo scopo delle tecniche paralinguistiche (assieme a quelle non verbali visuali) è quello di fornire segnali&nbsp;<em>fàtici</em>&nbsp;(di contatto), affinché l’interlocutore senta che siamo in ascolto, siamo presenti, e siamo interessati.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">Tecniche non-verbali di ascolto attivo</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Utilizzano l’atteggiamento del corpo per esprimere interesse:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>postura aperta ed inclinata in avanti per indicare disponibilità; posizione del corpo rilassata e di disponibilità;</li><li>avvicinamento e allontanamento (prossemica): ridurre la distanza con l’interlocutore nei momenti di maggiore interesse, allontanarsi nei momenti di distensione;</li><li>espressione del volto: non dubitativa, ironica o aggressiva, ma attenta e partecipativa;</li><li>sguardo attento e diretto;</li><li>movimenti delle sopracciglia associati a punti salienti del discorso altrui;</li><li>cenni del capo, cenni assenso o di diniego;</li><li>gesti morbidi, lenti e rotatori per comunicare senso di rilassamento e incoraggiare ad andare avanti nella conversazione;</li><li>metafore non verbali utilizzando il body language, che dimostrano comprensione di quanto detto dalla controparte.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Sul piano non verbale, dobbiamo sempre considerare che numerose culture frenano l’espressione non verbale delle emozioni (es: quelle asiatiche), ma che anche questo dato è uno stereotipo comunicativo, di valenza solo probabilistica e non consegna certezze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In sintesi, le tecniche principali per un accolto efficace sono:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>curiosità e interesse;</li><li>parafrasi: ripetere con le proprie parole quanto capito (questo non equivale ad essere d’accordo con quanto detto dall’altro);</li><li>sintesi e riassunti: riformulare la “storia” nei suoi punti salienti, per consolidare quanto raccolto;</li><li><strong>dirigere l’ascolto</strong>&nbsp;tramite domande mirate (ricentraggio conversazionale) per far luce sui punti ancora oscuri o i passaggi ancora non ben chiari;</li><li>evitare domande eccessivamente personali finche non si sia creato un rapporto solido e “caldo”;</li><li>offrire al parlante la possibilità di dare feedback sul fatto che quanto capito sia corretto, accurato o invece distorto o lacunoso;</li><li>ascoltare non solo le parole ma anche i segnali non verbali per valutare i sentimenti e stati d’animo;</li><li>verificare la corretta comprensione sia dei sentimenti che del contenuto, non ignorare l’aspetto dei sentimenti;</li><li>non dire alle persone come dovrebbero sentirsi o ciò che dovrebbero pensare (nella fase di ascolto, limitarsi a trarre informazioni, senza voler insegnare o valutare).</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Ancora una volta, sottolineiamo che questi atteggiamenti sono preziosi e determinano la qualità della fase di ascolto, ma non vanno confusi con gli obiettivi di tutta la negoziazione (che prevede sia fasi di ascolto che fasi propositive e affermazioni anche dure o assertive).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In una negoziazione è possibile (ed è anzi uno degli obiettivi strategici) modificare ciò che gli altri pensano (<strong>ristrutturazione cognitiva e persuasiva</strong>) o come gli altri si sentono (<strong>azione emozionale</strong>), ma questo obiettivo verrà perseguito solo ed unicamente se prima il negoziatore sia riuscito a porre in essere un ascolto attivo , attivando l’empatia necessaria per capire in quale quadro si stia muovendo.</p>



<h2 class="has-primary-color has-text-color wp-block-heading">I livelli di ascolto</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo individuare una scala del livello di ascolto: </p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Ascolto schermato / distorsivo</strong>: non capire, non prestare attenzione, distorcere i dati in ingresso, i dati reali (fisici e emotivi) non vengono veramente percepiti, ma distorti, percezione limitata e/o errata, barriere culturali, di ruolo, pregiudizi, antipatie, antecedenti, stati emotivi del momento, scarse energie fisiche e mentali, poca umiltà.</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Ascolto giudicante / aggressivo</strong> : interrompe continuamente, attacca, giudica e valuta, disapprova quanto detto, nessuno sforzo di capire o approfondire, caratterizzato dal fatto che non si ascolta veramente, ma si raccolgono informazioni per poi emettere immediatamente sentenze e giudizi. L’ascolto giudicante può emergere anche da una smorfia sottilissima emessa con un segnale non verbale quale “storcere il naso” durante un’affermazione altrui che non approviamo, e non è da confondere con la partecipazione emotiva a quanto detto dall’altro.</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Ascolto apatico / passivo</strong>: privo di energia, stanco, “morto”, spento, nessun cenno del capo o altro segnale “fàtico” (segnali di contatto), disinteresse verso il comunicatore</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Ascolto a tratti</strong>: attento in alcuni momenti, distratto in altri, viene espressa attenzione discontinua, vi sono pensieri o attività che interferiscono, poca concentrazione, si perdono brani.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo poi fasi decisamente migliori quali:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Ascolto attivo / supportivo</strong> : Il soggetto viene incoraggiato a proseguire, aiutato ad esplorare i concetti, supportato tramite domande di approfondimento, aperte e chiuse. Forte partecipazione del body language, utilizza segnali corporei e verbali di partecipazione a quanto detto, riformulazioni e altri dispositivi linguistici e non verbali che servono per dare il segnale “quello che dici mi interessa, ti sto seguendo”.</li><li><strong>Ascolto empatico</strong>: Sospensione del giudizio, interesse genuino, ascolto avalutativo, curiosità, azioni di approfondimento e metacomunicazione, l&#8217;ascolto degli strati profondi, la capacità di sintonizzarsi e capire i livelli più nascosti, emotivi e personali, del vissuto del nostro interlocutore, più che i dati numerici o oggettuali che ci espone.</li><li><strong>Ascolto simpatetico</strong>: Dimostrazione di vicinanza, affetto, piacevolezza, esprime non solo comprensione ma apprezzamento, calore umano, piacere della relazione, gradimento dell’altro. </li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Una nota importante sull’espressione di simpatia durante le fasi di ascolto: dimostrare simpatia non è obbligatorio. Se la nostra espressione è finta, verrà colta. Dobbiamo essere il più possibile <strong>autentici e veri.</strong> Non consigliamo di inoltrarsi in un ascolto simpatetico falso ma di compiere un’operazione decisamente più difficile e professionale: cercare nell’altro le “cose buone” che emergono, partendo dal principio che anche persone che non ci piacciono possono tuttavia avere alcuni tratti e caratteristiche che sono comunque interessanti. Non dobbiamo partire con un senso di superiorità ma con un <strong>atteggiamento di vero interesse per la scoperta di quanto può emergere.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Se poi la gradevolezza è vera, questo livello di ascolto verrà fuori naturalmente, ma è essenziale non bloccarlo a priori in nome di una presunta “freddezza professionale” che non è l’obiettivo vero di un ascolto di qualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dobbiamo anche distinguere un altro aspetto fondamentale dell’ascolto: la presenza di almeno due diversi piani di ascolto: i dati e gli stati emotivi. Questo qualifica la differenza tra un ascolto informativo e un ascolto psicologico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ascoltare dati non equivale ad ascoltare stati emotivi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo infatti applicare un ascolto di tipo:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>psicologico</strong> : Interesse per gli aspetti psicologici, ascolto viscerale, delle sensazioni, del livello umano, attenzione centrata sulla persona e sul suo vissuto, ascolto di emozioni, stati umorali, sensazioni, rapporti umani.</li></ul>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>tecnico-informativo</strong> : ascolto meccanico, concentrato sui dati, numeri e fatti.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Un negoziatore avanzato e un venditore di alto livello saranno in grado di applicare il livello di ascolto corretto, o entrambi, a seconda delle situazioni, senza entrare in uno stato di ascolto prefissato, stereotipato e rigido.</p>



<hr class="wp-block-separator" />



<p class="wp-block-paragraph"><a href="//F017FE59-CE8A-4F6C-A1DB-502BBBFE6E75#_ftnref1"><sup>[1]</sup></a>&nbsp;Rogers, Carl R. (1961).&nbsp;<em>On becoming a Person</em>. Boston, Houghton Mifflin.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rogers, Carl R. (1951).&nbsp;<em>Client-Centered Therapy: Its Current Practice, Implications, and Theory</em>.&nbsp;Boston, Houghton Mifflin.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altri materiali su Comunicazione, Formazione, Potenziale Umano, Crescita Personale e Professionale, disponibili in questi siti e link:</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Studio Trevisani Formazione Coaching Consulenza</a></li><li><a href="https://www.coachingworldfederation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Coaching World Federation</a></li><li><a href="http://www.danieletrevisani.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Sito Daniele Trevisani (Italian)</a></li><li><a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Website Dr. Daniele Trevisani (English)</a></li><li><a href="https://www.comunicazioneaziendale.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Aziendale</a></li><li><a href="https://www.comunicazioneinterculturale.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Comunicazione Interculturale</a></li><li><a href="http://www.medialab-research.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Medialab Research</a></li><li><a href="https://www.interculturalnegotiation.com/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Intercultural Negotiation (English)</a></li><li><a href="https://www.linkedin.com/in/danieletrevisani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Linkedin Profile Dr. Daniele Trevisani</a></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Altre risorse online</strong></p>



<ul class="wp-block-list"><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/libri/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Pubblicazioni e libri dott. Daniele Trevisani</a>&nbsp;(Books published)</li><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/iscriviti-gratuitamente-alla-rivista-online-di-formazione-communication-research-e-potenziale-umano/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Rivista online gratuita di Comunicazione, Potenziale Umano e Management</a></li><li><a href="https://www.studiotrevisani.it/blog/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Iscrizione gratuita al Blog Studiotrevisani.it tramite Email</a></li><li><a href="https://www.youtube.com/channel/UCWXqtAjX1ctXm4fNX2ogb6Q" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Canale YouTube</a></li></ul>
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		<title>Le modalità di ascolto negative: quando e come dare il peggio di sè sbagliando tutto il possibile nell&#8217;ascolto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[DR. DANIELE TREVISANI]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Aug 2018 08:17:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[analisi della comunicazione]]></category>
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		<category><![CDATA[analisi della comunkicazione]]></category>
		<category><![CDATA[ascolto a tratti]]></category>
		<category><![CDATA[ascolto aggressivo]]></category>
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		<category><![CDATA[ascolto giudicante]]></category>
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		<category><![CDATA[distrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anteprima editoriale esclusiva per i lettori del blog, realizzata dall’autore del libro, articolo condivisibile, si prega di citare sempre la fonte. © Daniele Trevisani, Volume “L’ascolto Attivo: Metodi e Strumenti per l’ascolto attivo ed empatico”. Anteprima editoriale, Franco Angeli editore Milano, 2019. Per ricevere altri articoli appena escono, iscriversi al blog http://studiotrevisani.it sulla destra in &#8230;</p>
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<li><em>© Daniele Trevisani, Volume “L’ascolto Attivo: Metodi e Strumenti per l’ascolto attivo ed empatico”. Anteprima editoriale, Franco Angeli editore Milano, 2019.</em></li>
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</ul>
<h2>L’ascolto giudicante/aggressivo</h2>
<blockquote><p><em>Essere incompresi da coloro che amiamo è la condizione peggiore per vivere e affrontare ogni giorno gli impegni della vita. </em></p>
<p><em>L’incomprensio<a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2018/08/hard-listening.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-10644 alignleft" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2018/08/hard-listening.jpg" alt="" width="226" height="150" /></a>ne pesa come una montagna e traccia solchi profondi sull’anima.</em></p>
<p><em> (Romano Battaglia)</em></p></blockquote>
<p>L’ascolto giudicante/aggressivo è caratterizzato dal fatto che il ricevente non ascolta veramente, ma raccoglie informazioni per poi emettere immediatamente sentenze e giudizi. Quando riguarda noi, possiamo dire che stiamo &#8220;mettendo su un muro&#8221; verso l&#8217;altra persona, tale che non importa nemmeno cosa dica, come lo dica, è tutto sbagliato &#8220;a prescindere&#8221;.</p>
<p>Quello che possiamo chiamare un “riverbero negativo” può toccare sia il tema “quello che hai detto sul tema x è una stupidaggine”, oppure andare direttamente al cuore, attaccando la persona stessa e non la sua frase “sei un egocentrico e non capisci niente”. Questa seconda forma di offesa è molto più grave della prima perchè investe la persona nella sua totalità: “tu sei”, e non in una sua azione delimitata “tu fai x e non mi piace quel x”.</p>
<p>L’ascolto giudicante si fa con le parole ma non solo. Può emergere anche da una smorfia sottilissima emessa in modo non verbale quale “storcere il naso” durante un’affermazione altrui che non approviamo, e non è da confondere con la partecipazione emotiva a quanto detto dall’altro.</p>
<p>L’ascolto aggressivo innesca la spirale aggressione-odio-maggiore aggressione-maggiore odio e via così. È veramente un nemico delle relazioni umane e dell’umanità più in generale.</p>
<blockquote><p><em>La pace non può essere mantenuta con la forza; può essere conseguito solo la comprensione.</em></p>
<p><em> (Albert Einstein)</em></p></blockquote>
<h2>Asc<a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2018/08/man-on-couch-non-ascolto-con-telecomando.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-10645 alignleft" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2018/08/man-on-couch-non-ascolto-con-telecomando.jpg?w=300" alt="" width="225" height="150" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2018/08/man-on-couch-non-ascolto-con-telecomando.jpg 400w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2018/08/man-on-couch-non-ascolto-con-telecomando-300x200.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a>olto apatico o passivo</h2>
<blockquote><p><em>Che poi ci sono cose peggiori di un’assenza. Una presenza distratta.</em></p>
<p><em> (manuela_reich, Twitter)</em></p></blockquote>
<p>L’ascolto apatico o passivo è caratterizzato dalla nostra o altrui &#8220;assenza mentale&#8221;, ed è negativo. Privo di energia, stanco, “morto”, spento, distratto.</p>
<p>E’ un ascolto praticato da una persona disinteressata, o incapace nell’ascoltare, spesso totalmente assorbita dai suoi processi interni, dai suoi ragionamenti interiori, in cui le parole ascoltate non fanno breccia. Come se volessimo lanciare freccette su una cassaforte blindata, quelle freccette si infrangono e cadono. Niente entra veramente.</p>
<p>La comunicazione e i messaggi sfiorano solo queste persone, e dire che capiranno poco di quanto detto, è fargli un regalo.</p>
<h2>Ascolto a tratti</h2>
<blockquote><p><em><a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2018/08/listening-with-smartphone.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-10643 alignleft" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2018/08/listening-with-smartphone.jpg?w=300" alt="" width="296" height="150" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2018/08/listening-with-smartphone.jpg 984w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2018/08/listening-with-smartphone-600x304.jpg 600w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2018/08/listening-with-smartphone-300x152.jpg 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2018/08/listening-with-smartphone-768x389.jpg 768w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2018/08/listening-with-smartphone-900x455.jpg 900w" sizes="auto, (max-width: 296px) 100vw, 296px" /></a>Il fattore principale di distrazione non sono le chiacchiere della gente che ci circonda, ma quel chiacchiericcio che avviene all’interno della nostra mente. Per poter raggiungere una perfetta concentrazione è necessario mettere a tacere queste voci interiori.</em></p>
<p><em> (Daniel Goleman)</em></p></blockquote>
<p>Attento in alcuni momenti, distratto in altri. E&#8217; un meccanismo, &#8220;acceso/spento/semiacceso/semispento&#8221; che crea un ascolto pessimo.</p>
<p>L’ascolto a tratti è estremamente comune, probabilmente lo stato più realistico delle interazioni medie quotidiane.</p>
<p>Ascoltiamo, poi qualcosa del contenuto altrui ci “accende” perchè connesso ai nostri interessi, allora forse facciamo una domanda di approfondimento, poi il contenuto altrui cambia, o ci viene in mente qualcosa, sentiamo una frase di una conversazione che ci attira, ci perdiamo con la testa, “andiamo via” dalla conversazione, anche se fisicamente siamo ancora li.</p>
<p>Il modo più rapido per applicare un ascolto sbagliato &#8220;a tratti&#8221; è di ascoltare con un media acceso, ascoltare mentre si digita su una tastiera o schermo, ascoltare con la tv accesa o con un monitor acceso, che possiamo considerare &#8220;sottofondo&#8221; ma sottofondo non è, in quanto da esso escono informazioni che a volte ci catturano, e questo è uno degli ascolti peggiori in assoluto, tranne che per alcuni momenti di &#8220;presenza mentale&#8221;.</p>
<p>Lo sforzo di parlare con qualcuno che ascolta &#8220;a tratti&#8221; è enorme, sia fisico che emotivo.</p>
<p>____________</p>
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<li>Anteprima editoriale esclusiva per i lettori del blog, realizzata dall’autore del libro, articolo <strong>condivisibile</strong>, si prega di <strong>citare sempre la fonte</strong>.</li>
<li><em>© Daniele Trevisani, Volume “L’ascolto Attivo: Metodi e Strumenti per l’ascolto attivo ed empatico”. Anteprima editoriale, Franco Angeli editore Milano, 2019.</em></li>
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