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	<title>Fattori psicologici &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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	<description>Formazione Aziendale, Coaching, Counseling, Ricerca e Sviluppo</description>
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	<title>Fattori psicologici &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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		<title>Le Triadi di Heider nelle strategie di marketing</title>
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		<dc:creator><![CDATA[DR. DANIELE TREVISANI]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Aug 2024 00:05:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>©Copyright. Articoli estratti con il permesso dell&#8217;autore dai libri di Daniele Trevisani: &#8220;Psicologia di Marketing e Comunicazione&#8221; Franco Angeli Editore, Milano e “Solution selling. Il manuale della vendita consulenziale”. Franco Angeli editore, Milano. Elaborazione originale a cura di Cinzia Zocca. Le Triadi di Heider sono un concetto sviluppato dallo psicologo Fritz Heider nel contesto della &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/26796-2/">Le Triadi di Heider nelle strategie di marketing</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articoli estratti con il permesso dell&#8217;autore dai libri di <a href="https://www.studiotrevisani.it/">Daniele Trevisani</a>: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano e “<a href="https://amzn.to/4f5H1yR" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Solution selling. Il manuale della vendita consulenziale</a>”. Franco Angeli editore, Milano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Elaborazione originale a cura di Cinzia Zocca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le Triadi di Heider sono un concetto sviluppato dallo psicologo Fritz Heider nel contesto della teoria dell&#8217;equilibrio. Oggi rappresentano uno strumento potente nel campo della vendita e del marketing perché mettendo in relazione un individuo, un&#8217;altra persona e un oggetto, offrono una prospettiva utile per comprendere e influenzare il comportamento dei consumatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le triadi essenziali di Heider sono otto, distinguibili equamente in equilibrate (quando si verifica una consonanza cognitiva) o in squilibrate (quando originate da profonde dissonanze cognitive). Nelle triadi che abbiamo descritto vengono considerate solo 3 entità, ma nella realtà il mercato presenta delle dinamiche ben più complesse che richiedono analisi scientificamente comprovate per riuscire a navigare la mappa mentale delle associazioni conscie, subconscie e inconscie del cliente, e che riescano a farne comprendere i comportamenti così da realizzare così azioni di previsione strategica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre alle 3 entità descritte, nella decisione d’acquisto e nella valutazione di un prodotto entrano in gioco connotazioni culturali e valoriali, il sistema di credenze del cliente ed altre variabili sociali che ne riempiono di contenuti simbolici l’immagine, rendendo così altamente complessa l’interpretazione degli scenari di mercato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">1. Comprendere le relazioni </h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le Triadi di Heider aiutano a comprendere come le relazioni tra un consumatore (P1), un prodotto o servizio (X) e un&#8217;influenza esterna come un amico, un testimonial o una recensione (P2) possano influenzare le decisioni di acquisto. Se queste relazioni sono in equilibrio (ad esempio, a P1 piace X e a P2 piace X), il consumatore è più propenso a fare un acquisto. Comprendere queste dinamiche permette alle aziende di progettare strategie di marketing più efficaci, favorendo relazioni positive tra tutti gli elementi della triade come descritto nella seguente tabella:</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="669" height="530" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/08/image.png" alt="" class="wp-image-26797" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/08/image.png 669w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/08/image-300x238.png 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/08/image-175x139.png 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/08/image-450x357.png 450w" sizes="(max-width: 669px) 100vw, 669px" /></figure>
</div>


<h2 class="wp-block-heading">2. Implementare le strategie di marketing</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Il marketing può beneficiare di questo strumento per individuare le migliori strategie che consentano all&#8217;azienda di influenzare positivamente le scelte del cliente o di aumentare la<em> Brand Reputation.</em> Alcune azioni che, ad esempio, consentono di influenzare positivamente il cliente sono:</p>



<ol start="1" class="wp-block-list">
<li><strong>Testimonial e Influencer</strong>: Utilizzare testimonial o influencer che sono apprezzati dal target di mercato può creare una triade positiva. Se i consumatori vedono una figura di riferimento che apprezza un prodotto, sono più inclini a considerare positivamente quel prodotto, portando ad un aumento delle vendite.</li>



<li><strong>Recensioni e Feedback</strong>: Le recensioni positive possono influenzare significativamente la percezione dei prodotti. Quando i clienti vedono che altri utenti simili a loro apprezzano un prodotto, si crea una triade positiva che rafforza la loro intenzione di acquisto.</li>



<li><strong>Branding e Identità del Marchio</strong>: La costruzione di un&#8217;identità di marchio forte e coerente che risuona con i valori e le emozioni dei consumatori può generare una triade positiva. Se i consumatori si identificano con i valori del marchio e percepiscono che il marchio è apprezzato da persone simili a loro, ciò favorisce un atteggiamento positivo verso il prodotto.</li>
</ol>



<h2 class="wp-block-heading">3. Creare esperienze positive</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le aziende possono utilizzare le Triadi di Heider per creare esperienze di acquisto che bilanciano positivamente tutti gli elementi coinvolti. Ad esempio, fornendo un eccellente servizio clienti, prodotti di alta qualità e creando comunità di clienti soddisfatti, si possono costruire relazioni equilibrate e positive che incoraggiano la fedeltà e il passaparola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comprendere le modalità con cui un cliente valuta in modo positivo la proposta di un prodotto o servizio richiede un calcolo cognitivo, che può essere compensativo o discriminante. Si tratta cioè di assegnare un punteggio al prodotto o servizio offerto sulla base di variabili utilizzate nel processo e, quindi, di fare emergere i criteri di scelta che possono influenzare la decisione di acquisto (<em>Key Variables</em>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciascuna variabile dovrebbe essere poi ponderata in base agli attributi del prodotto e all’importanza assegnata ad ognuno di essi, così che la valutazione possa rispecchiare più nel dettaglio ciò che compensa o discrimina nella scelta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La complessità del processo di scelta cresce con l’aumentare delle persone coinvolte e degli scenari, di conseguenza individuare le <em>Key Variables</em> è essenziale per comprendere come la <em>Wish-list</em> del cliente condiziona la scelta, come il cliente pensa e quali processi decisionali l’individuo e i gruppi mettono in atto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca e l’analisi consentono alle aziende di ottenere dei vantaggi competitivi che si traducono in maggiori interventi sui prodotti o servizi e in migliori strategie di comunicazione, pricing e distribuzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come sottolineano Darley, Glucksberg, Kamin e Kinchla (1986),<a href="#_ftn1" id="_ftnref1">[1]</a></p>



<p class="has-text-align-center wp-block-paragraph">&#8230; l&#8217;effetto del principio dell&#8217;equilibrio è così forte che la gente lo usa spesso con valore predittivo. Se io (P) trovo simpatica la persona O, e quella trova simpatico un terzo (X), ritengo che anche a me sarà simpatico X.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="#_ftnref1" id="_ftn1">[1]</a> Darley, J.M., Glucksberg, S., Kamin, L.J, Kinchla, R.A., (1984). <em>Psicologia</em>. Bologna: Il Mulino. Edizione originale: <em>Psychology</em>. Englewood Cliffs: Prentice-Hall, 1984.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/08/image-1.png" alt="" class="wp-image-26798"/></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Lo stesso procedimento di associazione cognitiva viene realizzato in relazione al processo di consumo, dove alcuni modelli vengono presi semioticamente come punti di riferimento dell’appartenenza ad una classe sociale o di un certo stile valoriale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">4. Gestire la reputazione</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le Triadi di Heider sono utili anche nella gestione della reputazione aziendale. Le aziende devono monitorare costantemente le percezioni dei consumatori e le relazioni tra il loro marchio, i clienti e le influenze esterne. Rispondere prontamente alle critiche e migliorare continuamente l&#8217;offerta di prodotti può aiutare a mantenere un equilibrio positivo nelle triadi, proteggendo e migliorando la reputazione del marchio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusioni</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Le Triadi di Heider offrono un modello prezioso per comprendere e influenzare il comportamento dei consumatori. Attraverso l&#8217;analisi e l&#8217;ottimizzazione delle relazioni tra consumatori, prodotti e influenze esterne, le aziende possono sviluppare strategie di marketing più efficaci, migliorare l&#8217;esperienza del cliente ed aumentare le vendite. Questo approccio non solo favorisce la crescita economica, ma aiuta anche a costruire marchi forti e duraturi che risuonano profondamente con i consumatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In conclusione, comprendere come vengono sviluppate o influenzate le decisioni di acquisto significa individuare i processi mentali del cliente posto di fronte ad una scelta tra più alternative, comprendere le variabili in campo, le variabili critiche ed i meccanismi di scelta, oltre che valutare la probabilità di successo di un prodotto o servizio.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Triadi di Heider</p>



<p class="wp-block-paragraph">Equilibrio cognitivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Relazioni sociali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia sociale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Teoria del bilanciamento</p>



<p class="wp-block-paragraph">Influenza interpersonale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Formazione delle attitudini</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dissonanza cognitiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Processo decisionale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comportamento del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Motivazioni di acquisto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Persuasione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Consenso sociale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scelte di acquisto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fattori psicologici</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stereotipi</p>



<p class="wp-block-paragraph">Identità sociale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riferimenti sociali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bias cognitivi</p>
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		<item>
		<title>Il modello di stimolo e risposta comportamentale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Daniel Trevisani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jun 2024 07:40:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;Psicologia di Marketing e Comunicazione&#8221; Franco Angeli Editore, Milano Partiremo nella nostra analisi da un modello comportamentale dove il soggetto viene assimilato, come evidenziato, ad un &#8220;processore&#8221; che elabora stimoli ed informazioni, producendo output decisionali e comportamentali. Nel modello &#8220;comportamentale&#8221;, il consumatore è &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<p class="wp-block-paragraph">Partiremo nella nostra analisi da un modello comportamentale dove il soggetto viene assimilato, come evidenziato, ad un &#8220;processore&#8221; che elabora stimoli ed informazioni, producendo output decisionali e comportamentali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel modello &#8220;comportamentale&#8221;, il consumatore è considerato un soggetto elaboratore di informazioni, dotato di sue caratteristiche peculiari, il quale reagisce a determinati stimoli, producendo, di conseguenza, delle <strong>risposte comportamentali</strong> (modello S-R: stimolo-risposta).</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="830" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/06/image-25-1024x830.png" alt="" class="wp-image-26676" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/06/image-25-1024x830.png 1024w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/06/image-25-300x243.png 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/06/image-25-768x622.png 768w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/06/image-25-175x142.png 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/06/image-25-450x365.png 450w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/06/image-25.png 1096w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Il consumatore percepisce eventi e informazioni, elabora dati e reagisce agli stimoli esterni, che costituiscono variabili di input. In parte, gli stimoli esterni incidenti sul consumatore sono determinati dall&#8217;azienda offerente (marketing mix: caratteristiche del prodotto, caratteristiche del prezzo e formule di pagamento, promozione e pubblicità del prodotto e del marchio, distribuzione, punto di vendita e facilità di accesso al prodotto). Altri tipi di stimolo provengono dal macroambiente (fattori ambientali, politici, culturali, eventi sociali, offerta della concorrenza, comportamenti di altri consumatori che vengono assunti come riferimento ecc..).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pertanto diversi individui possono produrre risposte comportamentali assolutamente diverse a fronte della stessa stimolazione o messaggio di marketing, dando luogo ad una interazione soggetto-messaggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella comunicazione aziendale, ad esempio, l&#8217;utilizzo di una leva pubblicitaria per un prodotto alimentare promosso come &#8220;dietetico&#8221; e ipocalorico avrà effetti positivi sulla decisione di acquisto per un soggetto che cerca riduzione di peso, e effetti altamente negativi su bodybuilder in fase di &#8220;massa&#8221;<a href="#_ftn1" id="_ftnref1">[1]</a> o soggetti eccessivamente magri che cercano un rafforzamento fisico nell&#8217;alimentazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il consumatore diviene processore di informazione, e le sue <strong>caratteristiche sociodemografiche</strong> (status, età, titolo di studio, professione) e <strong>psicografiche</strong> (valori, atteggiamenti, credenze politiche, religiose, stili di vita, cultura, bisogni) determinano il tipo di risposta che esso darà agli stimoli (output). Gli stimoli esterni interagiscono con gli stati emotivi e le caratteristiche psicografiche del soggetto, che costituiscono variabili intervenienti nella decisione (desideri, necessità, paure, bisogni). Comprendere le dinamiche di elaborazione dell’informazione attuate dal cliente assume forte valenza competitiva per l’azienda.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> periodo della preparazione atletica nel quale l’atleta ricerca l’aumento di peso.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/06/image-26-1024x362.png" alt="" class="wp-image-26677"/></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<ul class="wp-block-list">
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</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Modello comportamentale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stimoli</p>



<p class="wp-block-paragraph">Informazioni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Output decisionali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Risposte comportamentali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Messaggio di marketing</p>



<p class="wp-block-paragraph">Caratteristiche sociodemografiche</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stati emotivi</p>



<p class="wp-block-paragraph">Competitività dell’azienda</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stimolo-risposta</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fattori psicologici</p>



<p class="wp-block-paragraph">Influenza sociale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Motivazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Percezione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Apprendimento</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attitudini</p>



<p class="wp-block-paragraph">Personalità</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cultura</p>



<p class="wp-block-paragraph">Norme sociali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Modello AIDA</p>



<p class="wp-block-paragraph">Teoria del comportamento pianificato</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bias cognitivi</p>



<p class="wp-block-paragraph">Decision-making</p>



<p class="wp-block-paragraph">Coinvolgimento</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comportamento impulsivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fattori situazionali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comportamento d&#8217;acquisto abituale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Heuristics</p>



<p class="wp-block-paragraph">Processo decisionale complesso</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Diagnostica delle informazioni e propensione al rischio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Daniel Trevisani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jun 2024 10:36:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;Psicologia di Marketing e Comunicazione&#8221; Franco Angeli Editore, Milano Le informazioni raccolte sui possibili fornitori o sui prodotti non hanno tutte lo stesso peso. Infatti, nei processi di scelta solo le informazioni altamente diagnostiche hanno il potere di generare fiducia nelle proprie valutazioni &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/diagnostica-delle-informazioni-e-propensione-al-rischio/">Diagnostica delle informazioni e propensione al rischio</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le informazioni raccolte sui possibili fornitori o sui prodotti non hanno tutte lo stesso peso. Infatti, nei processi di scelta solo le informazioni altamente diagnostiche hanno il potere di generare fiducia nelle proprie valutazioni (van-Wallendael, 1995)<a href="#_ftn1" id="_ftnref1">[1]</a>. La <strong>diagnosticità di un’informazione</strong> riguarda la sua pertinenza rispetto alla capacità di discriminare le caratteristiche ricercate. Ad esempio, nell’acquisto di un computer, la composizione chimica della vernice esterna non ha un potere diagnostico, ma lo avranno i termini di garanzia, le prestazioni assicurate, la velocità, e altre informazioni. Il marchio visibile su un prodotto (ad esempio uno zaino da scuola) può essere del tutto ininfluente per un genitore, e assolutamente strategico per la figlia, influenzata dalla moda del momento e dal fatto che tutte le amiche nella classe hanno quello zaino, e non uno zaino qualsiasi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema del rapporto tra informazione e consumo non è affatto lineare. Infatti la qualità della decisione migliora al crescere della quantità di informazione posseduta, ma solo in linea teorica. Nella realtà, quando la quantità di informazione eccede la capacità elaborativa, il decisore viene sovraccaricato da informazioni, rendendo il processo decisionale lungo e difficoltoso (<strong><em>overload</em> informativo</strong>). Il consumatore si trova quindi costretto a ridurre e scegliere le proprie fonti informative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo porta spesso ad affidarsi alle proprie relazioni, a rivolgersi ai consigli degli altri, ad osservare quanto fanno gli altri, per un aiuto nella scelta, sfruttando, in un certo senso, la <strong>fatica decisionale</strong> già svolta da altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sheth e Parvatyar (1995)<a href="#_ftn2" id="_ftnref2">[2]</a> hanno analizzato le tematiche del <em>Relationship Marketing</em>, evidenziando che i consumatori utilizzano la propria rete di conoscenze per ridurre le scelte possibili (ricerca di suggerimenti, osservazione del comportamento già svolto da altri, imitazione). Lo scopo sottostante è l’intento di semplificare i compiti di consumo e acquisto, ridurre la necessità di <em>information processing</em>, diminuire il rischio percepito e mantenere la consistenza cognitiva e il comfort psicologico, riducendo l&#8217;ansia di scegliere.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="#_ftnref1" id="_ftn1">[1]</a> Van Wallendael, L.R. (1995). Implicit diagnosticity in and information buying task: How do we use the information that we bring with us to a problem?&nbsp; <em>Journal of Behavioral Decision Making</em>, 8, 245-264.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="#_ftnref2" id="_ftn2">[2]</a> Sheth, J. N., &amp; Parvatiyar, A. (1995). Relationship marketing in consumer markets: antecedents and consequences. <em>Journal of the Academy of Marketing Sciences</em>, vol. 23, 255-271.</p>



<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



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</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Processo di scelta</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diagnostica delle informazioni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fiducia nelle valutazioni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualità dell’informazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Capacità elaborativa</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fatica decisionale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Relationship marketing</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riduzione del rischio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Propensione al rischio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Analisi del rischio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Decisioni informate</p>



<p class="wp-block-paragraph">Percezione del rischio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comportamento del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Valutazione del rischio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tolleranza al rischio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Modelli decisionali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Raccolta dei dati</p>



<p class="wp-block-paragraph">Interpretazione dei dati</p>



<p class="wp-block-paragraph">Strategia di mitigazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fattori psicologici</p>



<p class="wp-block-paragraph">Analisi predittiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Profilo di rischio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Consapevolezza del rischio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Big data analytics</p>



<p class="wp-block-paragraph">Feedback del cliente</p>



<p class="wp-block-paragraph">Incertezza e decisioni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Customer insights</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Variabili comportamentali e costi di ricerca delle informazioni</title>
		<link>https://www.studiotrevisani.it/variabili-comportamentali-e-costi-di-ricerca-delle-informazioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Daniel Trevisani]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jun 2024 10:22:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libro Psicologia di Marketing e Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Libro Psicologia di marketing e comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Affidabilità della fonte]]></category>
		<category><![CDATA[Analisi delle preferenze]]></category>
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		<category><![CDATA[costi cognitivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;Psicologia di Marketing e Comunicazione&#8221; Franco Angeli Editore, Milano Diversi studi hanno evidenziato la presenza di un search cost effect (il costo della ricerca di informazioni): l’acquirente cercherà ulteriori informazioni solo fintanto che il costo marginale della ricerca non eccede il beneficio marginale &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diversi studi hanno evidenziato la presenza di un <strong><em>search cost effect</em></strong> (il costo della ricerca di informazioni): l’acquirente cercherà ulteriori informazioni solo fintanto che il costo marginale della ricerca non eccede il beneficio marginale ricavabile dall’informazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le ricerche di informazioni, per una singola scelta, non possono durare tutta la vita. Ad un certo punto si fermeranno, considerato il tempo e costo necessario per la ricerca stessa, in comparazione a quanto vi sia in gioco in termini di acquisto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli studi sul campo hanno confermato che lo sforzo di ricerca cresce in genere al crescere delle somme coinvolte. Le somme assumono tuttavia una valenza diversa a seconda di quanto l’esborso pesa sulle finanze della persona. Un investimento di 2000 dollari, se rappresenta il 70% delle risorse disponibili del soggetto, avrà una forte valenza emotiva, e vi sarà forte timore di sbagliare, mentre, se rappresenta lo 0,01% del totale disponibile, la preoccupazione di sbagliare avrà valenza emotiva inferiore (effetto di riduzione proporzionale della criticità economica dell’investimento).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vi sono molti casi, tuttavia, di <strong>mancanza di equilibrio</strong> <strong>manageriale</strong> nel tempo dedicato a valutare la bontà delle proprie spese e decisioni, soprattutto in campo aziendale. A volte decisioni miliardarie o dagli effetti potenzialmente devastanti sull’azienda (in caso di errore) vengono prese senza perdere tanto tempo nella ricerca di informazioni indispensabili, mentre per decisioni tutto sommato stupide ed ininfluenti si perdono intere giornate in riunioni, o si investono somme ingenti in consulenza, in tempo manageriale e complesse ricerche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una Giunta comunale può dedicare enormi energie per la ricerca dei materiali e la scelta del colore del marmo di una futura fontana nella piazza del paese (che probabilmente non verrà mai costruita), e non predisporre, in compenso, un budget sufficiente (o non porsi il problema nemmeno) per la formazione professionale del personale dell&#8217;ente e lo sviluppo delle capacità manageriali (variabile da cui dipende praticamente tutto, in termini di efficienza e risultato gestionale).</p>



<p class="wp-block-paragraph">I costi di ricerca possono essere analizzati secondo diversi parametri (disgiunti o congiunti):</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="1024" height="171" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/06/image-21-1024x171.png" alt="" class="wp-image-26658" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/06/image-21-1024x171.png 1024w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/06/image-21-300x50.png 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/06/image-21-768x129.png 768w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/06/image-21-175x29.png 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/06/image-21-450x75.png 450w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/06/image-21.png 1105w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</div>

<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="470" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/06/image-22-1024x470.png" alt="" class="wp-image-26659" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/06/image-22-1024x470.png 1024w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/06/image-22-300x138.png 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/06/image-22-768x353.png 768w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/06/image-22-175x80.png 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/06/image-22-450x207.png 450w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/06/image-22.png 1043w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">I consumatori si trovano spesso, oggi, nell&#8217;incapacità di elaborare tutta l’informazione presente sui mercati, particolarmente nei settori caratterizzati da rapida innovazione e cambiamenti tecnologici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il commercio elettronico e i canali internet accrescono a dismisura il mercato di offerta e l&#8217;informazione disponibile, così che per un determinato acquisto, mentre in passato esisteva solo il negozio del paese (e non si poteva comprare altro che lì), oggi esistono innumerevoli potenziali punti di vendita e fonti informative. L&#8217;esito è un possibile <strong>overload informativo</strong>, un eccesso di dati che il soggetto non riesce più a manipolare. Questo confonde il consumatore e crea un senso di inadeguatezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I consumatori devono quindi apprendere nuove competenze:</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/06/image-23-1024x595.png" alt="" class="wp-image-26660"/></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Questo curriculum di studi dovrebbe essere presente in ogni percorso scolastico di base, intermedio e superiore. Se si pensa a quanto tempo si perde nelle scuole per apprendere informazioni che non si utilizzeranno mai, e quanto tempo <strong>non</strong> si impiega ad apprendere come acquistare bene (azione che si compie ogni giorno della propria vita) viene da chiedersi se non vi sia una regia occulta che determina questo stato di cose, o se si tratti semplicemente di ignoranza o incapacità politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Per contatti con l’autore puoi <a href="https://www.studiotrevisani.it/about-3/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">compilare questo form</a>, ti risponderemo al più presto</li>



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</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Costo della ricerca di informazioni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sforzo di ricerca</p>



<p class="wp-block-paragraph">Valenza emotiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Costi cognitivi</p>



<p class="wp-block-paragraph">Overload informativo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Wish list</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scala dei bisogni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Affidabilità della fonte</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricerca delle fonti</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comportamento del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Processo decisionale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricerca di informazioni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fattori psicologici</p>



<p class="wp-block-paragraph">Motivazioni di ricerca</p>



<p class="wp-block-paragraph">Percezione del rischio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attitudine alla ricerca</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fonti di informazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comportamento di ricerca online</p>



<p class="wp-block-paragraph">Influenza sociale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esperienza d&#8217;acquisto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Conoscenza del prodotto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fattori demografici</p>



<p class="wp-block-paragraph">Segmentazione del mercato</p>



<p class="wp-block-paragraph">Decisioni informate</p>



<p class="wp-block-paragraph">Analisi delle preferenze</p>



<p class="wp-block-paragraph">Coinvolgimento del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing cognitivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fidelizzazione del cliente</p>



<p class="wp-block-paragraph">Strategie di comunicazione</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La gerarchia dei bisogni tra immagine interna ed immagine esterna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Daniel Trevisani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 May 2024 09:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libro Psicologia di marketing e comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Libro Psicologia di Marketing e Comunicazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Stimoli emozionali]]></category>
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		<category><![CDATA[valore percepito]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;Psicologia di Marketing e Comunicazione&#8221; Franco Angeli Editore, Milano Stante la centralità del concetto di bisogno nel comportamento di acquisto, diviene necessario elaborare una teoria dei bisogni adeguata. Lo psicologo Abrham Maslow ha realizzato una utile classificazione delle gerarchie di bisogno e motivazione, &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/la-gerarchia-dei-bisogni-tra-immagine-interna-ed-immagine-esterna/">La gerarchia dei bisogni tra immagine interna ed immagine esterna</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stante la centralità del concetto di bisogno nel comportamento di acquisto, diviene necessario elaborare una teoria dei bisogni adeguata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo psicologo Abrham Maslow ha realizzato una utile classificazione delle gerarchie di bisogno e motivazione, nota come piramide di Maslow, che comprende 5 classi<a href="#_ftn1" id="_ftnref1">[1]</a>:</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="#_ftnref1" id="_ftn1">[1]</a> Maslow, A.H. (1954). <em>Motivation and </em><em>personality</em>. New York, Harper. Trad it: <em>Motivazione e personalità</em>, Roma, Armando, 1977.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="173" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-21-1024x173.png" alt="" class="wp-image-26541" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-21-1024x173.png 1024w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-21-300x51.png 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-21-768x130.png 768w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-21-175x30.png 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-21-450x76.png 450w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-21.png 1102w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">In base a questa scala Maslow afferma che, una volta soddisfatti i bisogni di livello inferiore (fisiologici), l&#8217;individuo sia portato a spostare la propria attenzione su livelli sempre superiori, fino ai bisogni di autorealizzazione e successo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo rielaborato questa scala, con alcune modificazioni, per costruire un modello finalizzato al marketing, identificando 5 tipologie, che rispetto al modello originale sviluppano alcune differenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La più forte di queste variazioni consiste nel dividere nettamente i bisogni d&#8217;immagine interna (autoimmagine) dai bisogni di immagine esterna (immagine sociale). Questo è necessario, secondo l&#8217;autore, per meglio categorizzare i relativi prodotti e il loro &#8220;appeal&#8221; per il cliente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



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<h3 class="wp-block-heading">Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Gerarchie di bisogno</p>



<p class="wp-block-paragraph">Autorealizzazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prestigio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogni fisiologici</p>



<p class="wp-block-paragraph">Senso di appartenenza</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sicurezza</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogno di sicurezza</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogno di amore e appartenenza</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogno di stima</p>



<p class="wp-block-paragraph">Motivazione all&#8217;acquisto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Teoria di Maslow</p>



<p class="wp-block-paragraph">Piramide dei bisogni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stimoli emozionali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Influenza sociale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Necessità primaria</p>



<p class="wp-block-paragraph">Desiderio secondario</p>



<p class="wp-block-paragraph">Appagamento personale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Valore percepito</p>



<p class="wp-block-paragraph">Beneficio funzionale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Appello emotivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fattori psicologici</p>



<p class="wp-block-paragraph">Condizionamento culturale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing motivazionale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esperienza del consumatore</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La progettazione del prodotto secondo la psicologia dell&#8217;atteggiamento e del comportamento del consumatore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Daniel Trevisani]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 May 2024 10:16:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libro Psicologia di marketing e comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Libro Psicologia di Marketing e Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Acquisto]]></category>
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		<category><![CDATA[credenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;Psicologia di Marketing e Comunicazione&#8221; Franco Angeli Editore, Milano Gli atteggiamenti sono un concetto fondamentale della psicologia sociale. Il loro utilizzo nelle ricerche psicologiche e nel marketing è ampio e permea diverse funzioni: comunicazione, ricerca di mercato, test dei prodotti, segmentazione del mercato, &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli atteggiamenti sono un concetto fondamentale della psicologia sociale. Il loro utilizzo nelle ricerche psicologiche e nel marketing è ampio e permea diverse funzioni: comunicazione, ricerca di mercato, test dei prodotti, segmentazione del mercato, risorse umane e formazione aziendale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forniamo innanzitutto una prima definizione di Thurstone e di Allport.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Psicologia-degli-atteggiamenti.jpg" alt="" class="wp-image-26404"/></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Come sottolineano Eiser e van der Pligt (1991)<a href="#_ftn1" id="_ftnref1">[1]</a>, gli atteggiamenti non sono vaghi stati d&#8217;animo o sensazioni, ma forme di esperienza che (a) si riferiscono a specifici oggetti, eventi, persone o problemi, e (b) sono di natura essenzialmente valutativa, cioè implicano dei giudizi di buono-cattivo, positivo-negativo, giusto-sbagliato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La relazione tra atteggiamento e obiettivi aziendali è forte e immediata. Gli atteggiamenti verso il prodotto, verso il marchio o impresa, e verso il venditore, generano o eliminano la propensione all&#8217;acquisto. Darley, Gluksberg, Kamin e Kinchla (1986)<a href="#_ftn2" id="_ftnref2">[2]</a> collegano direttamente il concetto di atteggiamento alla problematica della persuasione:</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Si spendono miliardi per tentare di convincere le persone che la marca X è migliore, meno cara, e più efficace della marca Y o Z&#8221;, e questo porta immediatamente a chiedersi &#8220;quali sono i fattori della comunicazione che fanno cambiare gli atteggiamenti?&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La psicologia degli atteggiamenti applicata al marketing è in grado di fornire numerosi contributi di grande rilevanza per la comprensione di come le persone valutano i prodotti. L&#8217;importanza del concetto di atteggiamento proviene dalla sua stretta correlazione con il comportamento. Gli atteggiamenti sono precursori dei comportamenti. In altre parole, la creazione di atteggiamenti positivi<strong> (1) verso il prodotto, (2) verso il venditore e (3) verso il marchio, </strong>è indispensabile per conseguire <strong>successo di vendita.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca evidenzia che l’atteggiamento individuale non è l’unica causa del comportamento, altri fattori situazionali (ad esempio la pressione degli amici o della famiglia, o tagli alla disponibilità economica, tanto per fornire un dato concreto) possono bloccare l’azione, o dirigerla verso altre mete.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="#_ftnref1" id="_ftn1">[1]</a> Eiser, J.R., &amp; van der Pligt, J. (1991). <em>Atteggiamenti e decisioni</em>. Bologna, Il Mulino. Edizione originale: <em>Attitudes and Decisions</em>. London, Routledge, 1988.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> Darley, J.M., Glucksberg, S., Kamin, L.J, Kinchla, R.A., (1984). <em>Psicologia</em>. Bologna: Il Mulino. Edizione originale: <em>Psychology</em>. Englewood Cliffs: Prentice-Hall, 1984.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Fattori-valutativi.jpg" alt="" class="wp-image-26405"/></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">In generale, possiamo affermare che nel marketing l&#8217;atteggiamento individuale verso un prodotto o un comportamento è il risultato di una serie di valutazioni specifiche, e si forma come sommatoria delle opinioni e credenze (convinzioni) relative alle componenti del prodotto. L’atteggiamento verso un comportamento emerge come risultato delle varie credenze riguardanti l&#8217;esito del comportamento stesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;atteggiamento può avere una valenza positiva o negativa. Inoltre, ciascun atteggiamento avrà una certa &#8220;forza&#8221;, cioè un livello più o meno alto di <strong>radicamento</strong> nel soggetto. Perciò potremo identificare atteggiamenti fortemente positivi o fortemente negativi, moderatamente positivi o moderatamente negativi, oppure atteggiamenti neutri o inesistenti, verso qualsiasi tipo di prodotto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>forza di un atteggiamento verso il prodotto</strong> si determina grazie ad un ragionamento moltiplicatorio: è il risultato delle <strong>credenze soggettive</strong> sul fatto che il prodotto possegga una certa proprietà per la <strong>valutazione</strong> (positiva o negativa) di quella proprietà.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Forza-dellatteggiamento.jpg" alt="" class="wp-image-26406"/></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Ad esempio, il mio atteggiamento verso l&#8217; &#8220;oggetto mentale&#8221; Internet sarà dato (1) dalle proprietà positive che io vi attribuisco (ritengo che Internet renda possibile una ricerca veloce di informazioni; considero anche indispensabile, oggi, poter scambiare dati con altre persone senza spostarmi fisicamente) e (2) da quanto risulta per me importante quella proprietà (per me la velocità nelle ricerche di informazioni è molto importante, così come poter risparmiare tempo negli spostamenti). Queste valutazioni spingeranno il soggetto ad avere un atteggiamento complessivamente positivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni prodotto è possibile percepire sia componenti positive che negative, le quali vengono soppesate secondo un sistema di bilanciamento che è estremamente individuale e soggettivo. Posso personalmente ritenere che Internet contenga anche informazioni errate ed inutili, e questo possa generare dispersività, ma questo fatto è per me poco incisivo, in quanto sento di padroneggiare bene lo strumento e di poter gestire facilmente il problema. Tutto sommato, quindi, il mio atteggiamento complessivo verso Internet sarà positivo (sommatoria di forti valutazioni positive, con qualche debole valutazione negativa).</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Elementi-di-atteggiamento.jpg" alt="" class="wp-image-26407"/></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Nell’individuo, le diverse informazioni e valutazioni (positive e negative) compongono un <strong>quadro di atteggiamento</strong> verso il prodotto. Questo sistema complesso di valutazioni deve essere capito se si vuole sperare di ottenere una buona probabilità di successo di mercato. Il quadro, inoltre, può variare da persona a persona. Ad esempio, verso Internet un soggetto diverso (es: un imprenditore) può aver formulato il seguente quadro (negativo).</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Diverso-quadro-di-atteggiamento.jpg" alt="" class="wp-image-26408"/></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">In questo caso, il soggetto (l&#8217;imprenditore) formula il suo atteggiamento sulla base di quattro credenze, di cui tre fortemente negative (per lui): (1) la possibilità che il personale perda tempo in siti inutili, (2) il fatto di vedere il sistema internet come qualcosa di complicato che egli non capisce (e quindi diminuisce il suo potere in azienda), e (3) un aggravio di costi. Tra le sue credenze vi è anche un elemento valutativo positivo, (4) la possibilità di ricercare velocemente informazioni. Tuttavia il soggetto ritiene che vi siano tante altre fonti alternative, e perciò questo dato influisce solo debolmente. Il valore complessivo dell&#8217;atteggiamento che emerge dal quadro, è negativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In termini numerici, l’atteggiamento può essere ridotto e sintetizzato ad un singolo punteggio (ad esempio, 65 su una scala da 1 a 100), ma le dimensioni sottostanti devono essere comunque sviscerate. Per un’azienda, non è sufficiente sapere che la valutazione del proprio marchio su una scala di atteggiamento, da parte di un campione di clienti, sia di 65/100, ma occorre comprendere in base a quali criteri sottostanti avviene la valutazione (perché, ad esempio, è 65 e non 90, quali elementi hanno “tirato giù” la valutazione, quali l’hanno spinta in alto). Solo così sarà possibile capire i propri punti di forza e di debolezza. Questo consente di migliorare la propria offerta, la progettazione di prodotto, e la comunicazione al cliente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



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<h3 class="wp-block-heading">Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Atteggiamento valutativo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esperienza di prodotto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Problematica della persuasione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comunicazione persuasiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Valutazione del prodotto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Successo di vendita</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forza dell’atteggiamento</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credenze soggettive</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia</p>



<p class="wp-block-paragraph">Atteggiamento</p>



<p class="wp-block-paragraph">Acquisto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comportamento del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Motivazioni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Preferenze</p>



<p class="wp-block-paragraph">Percezioni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Decisioni di acquisto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fattori psicologici</p>



<p class="wp-block-paragraph">Influenza sociale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Processi decisionali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aspettative</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credenze</p>



<p class="wp-block-paragraph">Valori personali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Risposte emotive</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rappresentazioni mentali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mentalità del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Biases cognitivi</p>



<p class="wp-block-paragraph">Teoria del comportamento pianificato</p>



<p class="wp-block-paragraph">Condizionamento comportamentale</p>
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