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	<title>Aristotele &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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	<description>Formazione Aziendale, Coaching, Counseling, Ricerca e Sviluppo</description>
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	<title>Aristotele &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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		<title>Etica Aristotelica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[DR. DANIELE TREVISANI]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jan 2021 11:55:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il bene come scopo dell&#8217;etica Secondo Aristotele, ciò a cui mira l&#8217;etica è il bene umano: per gli uomini in generale, è individuato nella politica, nella vita collettiva e anche nella vita individuale. In quest&#8217;ultima, uno dei fini a cui è possibile puntare è sicuramente la felicità. Dunque, l&#8217;etica è la scienza delle azioni che &#8230;</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Il bene come scopo dell&#8217;etica</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo Aristotele, ciò a cui mira l&#8217;etica è il bene umano: per gli uomini in generale, è individuato nella politica, nella vita collettiva e anche nella vita individuale. In quest&#8217;ultima, uno dei fini a cui è possibile puntare è sicuramente la felicità. Dunque, l&#8217;etica è la scienza delle azioni che conducono l&#8217;uomo alla <strong>felicità</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La felicità consiste nell&#8217;esercitare al meglio la funzione che è propria dell&#8217;uomo, realizzando la virtù ovvero l&#8217;eccellenza o la perfezione. <strong>L&#8217;etica Niconomachea</strong> spiega l&#8217;etica dal punto di vista di Aristotele, componendo il discorso in dieci libri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;opera ha inizio tramite la spiegazione che l&#8217;attività dell&#8217;uomo ha come proprio fine il bene. Il fine e bene ultimo, viene identificato come il <strong>Sommo Bene</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per ogni vivente, il sommo bene è la felicità e poichè questa è perseguita da tutti gli uomini, la determinazione del suo concetto è compito della scienza politica, che costituisce per Aristotele il vertice stesso dell&#8217;etica. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La definizione di concetto di felicità relativo all&#8217;uomo singolo deve fondarsi sulla natura stessa dell&#8217;uomo. Ora, poichè l&#8217;uomo è un essere <strong>razionale</strong>, la felicità per lui non può prescindere dall&#8217;esercizio della sua facoltà principale, che è la ragione. Quando essa viene usata correttamente, da origine a quella che viene definita come virtù dianoetiche:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Arte</strong>, ovvero la capacità di produrre un qualsiasi tipo di oggetto</li><li><strong>Saggezza</strong>, ovvero la capacità di ragionare in modo razionale sulle questioni riguardanti buono e cattivo</li><li><strong>Intelligenza</strong>, ovvero la capacità di cogliere le origini di tutte le cose</li><li><strong>Scienza</strong>, ovvero la capacità di dimostrare e verificare</li><li><strong>Sapienza</strong>, ovvero la capacità di conoscere come unico fine, senza necessariamente riversare queste conoscenze nella produzione di oggetti reali</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Quando invece la ragione contiene sentimenti e pulsioni, nascono le virtù etiche o morali. Esse sono i frutto delle abitudini di comportamento in maniera misurata e moderata e l&#8217;uomo diventa virtuoso scegliendo il giusto mezzo tra gli estremi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La principale virtù etica è la giustizia. La <strong>giustizia legale</strong> rappresenta per Aristotele la virtù intera e perfetta per quanto riguarda i rapporti con gli altri. L&#8217;uomo che rispetta tutte le leggi imposte è necessariamente un uomo <strong>virtuoso</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Esiste anche la <strong>giustizia particolare</strong>, che consiste nell&#8217;agire in vista di un guadagno per quanto riguarda i rapporti con gli altri. Ne esistono due diversi tipi:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Distributiva</li><li>Commutativa</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Quella distributiva è quella che distribuisce a tutti secondo i propri meriti. Quella commutativa mira a pareggiare i vantaggi e gli svantaggi tra le persone coinvolte. </p>



<p class="wp-block-paragraph"> </p>
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		<title>Il primo motore immobile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[DR. DANIELE TREVISANI]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jan 2021 11:55:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[filosofia antica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esiste qualcosa di incorruttibile ed eterno ? Aristotele sostiene che ognuno di noi abbia esperienza del divenire infinito del tempo. Porsi delle domande su ciò che viene prima e ciò che ci sarà dopo è solamente un interrogativo che riguarda una realtà temporale, cosi come lo sarebbe la risposta a tale domanda. Il tempo è &#8230;</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Esiste qualcosa di incorruttibile ed eterno ?</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Aristotele sostiene che ognuno di noi abbia esperienza del divenire infinito del tempo. Porsi delle domande su ciò che viene prima e ciò che ci sarà dopo è solamente un interrogativo che riguarda una realtà temporale, cosi come lo sarebbe la risposta a tale domanda. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tempo è divenire eterno nel passato, nel presente e nel futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il primo motore non è un generatore di vita, perchè il mondo è eterno, Una volta dato il primo motore, di conseguenza otterremo anche il mondo ed il divenire del tempo. Se Dio è motore primo, attrae a sè, come causa finale, tutta la realtà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste sono le condizioni per il quale può sussitere un divenire eterno:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Deve esistere una causa altrettanto eterna che muove il divenire eterno</li><li>La causa che muove deve essere immobile, perchè se si muovesse avrebbe bisogno a sua volta di un&#8217;altra causa che ne spieghi il movimento.</li><li>Il principio primo che muove deve essere in atto, o meglio, deve essere atto &#8220;puro&#8221;. Se muovesse in potenza, potrebbe anche non muovere. Il divenire del tempo è la prova che il motore muove in atto.</li><li>La sostanza che muove tutto deve essere pura forma e cioè priva di materia, perchè dove sussiste materialità c&#8217;è potenzialità. </li><li>Il principio che muove tutto è un motore immobile. Come può muovere restando immobile ? Muove come oggetto d&#8217;amore.</li><li>Il motore primo non è perciò causa efficiente, ma finale.</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Più precisamente il primo motore immobile muove direttamente il primo cielo, cioè il cielo delle stelle fisse. Il movimento degli altri pianeti è prodotto da 47 o 55 motori che muovono tutti come il primo motore. </p>
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		<title>Fisica e Cosmologia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Jan 2021 15:27:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cause e mutamenti di Aristotele Aristotele passa alla ricerca dei principi e della cause della natura, e utilizza come punto di partenza la fisica per il fatto che essa precede tutte le cose. Cosa rende possibile il mutamento ? Per Aristotele i mutamenti avvengono in quattro diversi modi: Mutamenti di sostanza, ovvero di generazione e &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h2 class="wp-block-heading">Cause e mutamenti di Aristotele</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Aristotele passa alla ricerca dei <strong>principi </strong>e della <strong>cause </strong>della natura, e utilizza come punto di partenza la fisica per il fatto che essa precede tutte le cose.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa rende possibile il mutamento ?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Aristotele i mutamenti avvengono in quattro diversi modi:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Mutamenti di sostanza</strong>, ovvero di generazione e corruzione, come il nascere e il morire</li><li><strong>Mutamenti di quantità</strong>, ovvero di accrescimento e diminuzione</li><li><strong>Mutamenti di qualità</strong>, ovvero di alterazione come di colore</li><li><strong>Mutamenti locali</strong>, che riguardano il movimento vero e proprio, e vengono distinti in moti secondo natura e contro natura</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">La differenza infatti tra enti <strong>naturali </strong>ed enti <strong>artificiali </strong>riguarda il moto e la quiete. Solo gli enti naturali possiedono queste due caratteristiche. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le quattro cause di Aristotele sono:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Causa materiale</strong>: la materia di cui è composta una cosa</li><li><strong>Causa formale</strong>: la forma o il modello di cui è composta una cosa</li><li><strong>Causa efficiente</strong>: ciò che ha prodotto la cosa</li><li><strong>Causa finale</strong>: il fine che quella cosa deve realizzare, il motivo per cui è stata costituita</li></ul>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Cosmologia Aristotelica</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il mondo era concepito come qualcosa di unico, finito fatto di sfere concentriche, e diviso in due parti distinte. L&#8217;universo era pensato come l&#8217;unica cosa esistente, e perciò unico, nel quale valeva la teoria dei <strong>luoghi naturali</strong>: secondo questa teoria, ogni materia possibile doveva trovarsi in un determinato posto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;universo era pensato chiuso, ogni cosa era in esso, che era limitato superiormente dal cielo delle <strong>stelle fisse</strong>, oltre il quale non era presente nulla, nemmeno il vuoto. Ogni cosa è nell&#8217;universo, mentre l&#8217;universo non è in nessun luogo. Essendo chiuso, esso era anche finito, in quanto se fosse stato infinito sarebbe apparso soltanto come un&#8217;idea e non come una realtà attuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era composto di sfere concentriche, intese come qualcosa di <strong>reale </strong>e non di ideale. Su queste sfere erano presenti stelle e pianeti. Al di sotto del cielo che comprendeva il Sole e la Luna, si trovava la terra immobile, al centro di tutto, con i suoi quattro elementi. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Possiamo quindi evidenziare due zone ben distinte: </p>



<ul class="wp-block-list"><li>la zona cosmica <strong>perfetta</strong>, composta dal mondo sopralunare, formato dall&#8217;etere, incorruttibile </li><li>la zona cosmica <strong>imperfetta</strong>, composta dal mondo sublunare, formato da terra, acqua, aria e fuoco</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Aristotele</title>
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		<dc:creator><![CDATA[trevisani@studiotrevisani.it]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Jan 2021 15:27:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Vita e pensiero del filosofi di Stagira Aristotele è nato a Stagira nel 384 a.C. circa,d al padre Nicomano, un medico, e da madre Festide. All&#8217;età di diciassette anni entrò a far parte dell&#8217;accademia di Platone vi rimase fino alla morte di quest&#8217;ultimo. Nel 336, dopo svariate peripezie personali, Aristotele fonda ad Atene una scuola, &#8230;</p>
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<h2 class="wp-block-heading">Vita e pensiero del filosofi di Stagira</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Aristotele è nato a Stagira nel 384 a.C. circa,d al padre Nicomano, un medico, e da madre Festide. All&#8217;età di diciassette anni entrò a far parte dell&#8217;accademia di Platone vi rimase fino alla morte di quest&#8217;ultimo. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 336, dopo svariate peripezie personali, Aristotele fonda ad Atene una scuola, nel giardino dedicato ad Apollo Licio, chiamata Liceo. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Logica e Dialettica</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Aristotele è il vero inventore della Logica, ovvero della teoria dell&#8217;inferenza, o deduzione. Nel &#8220;De interpretatione&#8221; egli parla del <strong>discorso</strong>, in cui le cose sono dette con connessione: il soggetto è legato al predicato. I campi d&#8217;uso sono sia il linguaggio, che il pensiero, ma anche la realtà. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nome ed il verbo, presi singolarmente, non sono nè veri nè falsi, solamente il discorso può esserlo:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>Verità significa uniformità del discorso</li><li>Falsità significa difformità del discorso</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">I principi logici del discorso sono due:</p>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Principio di non contraddizione</strong></li><li><strong>Principio del terzo escluso</strong></li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>primo </strong>viene spiegato in questa maniera: &#8220;È impossibile che il medesimo attributo, nel medesimo tempo, appartenga e non appartenga al medesimo oggetto e sotto il medesimo riguardo&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>secondo</strong>, invece: &#8220;Dato un giudizio positivo ed uno negativo, di uguale soggetto e predicato, essi non possono essere ne veri ne falsi contemporaneamente, inoltre la verità di uno implica la falsità dell&#8217;altro e viceversa. Non c&#8217;è una terza possibilità&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>sillogismo </strong>è dato dalla relazione che sussiste tra tre giudizi, due dei quali sono presi come premesse, mentre il terzo è la conclusione. La correttezza e la verità del sillogismo non riguarda la verità delle premesse, ma solamente la necessità con cui la conclusione consegue da esse. </p>



<h3 class="wp-block-heading">Tre figure del sillogismo</h3>



<ul class="wp-block-list"><li><strong>Figura 1</strong>: il termine medio funge da soggetto all&#8217;estremo maggiore e da predicato  all&#8217;estremo minore</li><li><strong>Figura 2</strong>: il termine medio funge sempre e solo da predicato degli estremi</li><li><strong>Figura 3</strong>: il termine medio funge sempre e solo come soggetto degli estremi</li></ul>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>confutazione </strong>consiste nella deduzione di una conclusione che contraddica la tesi generale sostenuta da un interlocutore. <strong>L&#8217;induzione</strong>, invece, consiste nell&#8217;inferire da premesse particolari una conclusione universale, osservando che è valida solo se il primo estremo comprende tutti i particolari di quel tipo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;abduzione </strong>ha luogo quando il primo termine inerisce al medio, mentre non è chiaro se il &#8220;medio&#8221; inerisca al terzo, pur essendo ciò credibile allo stesso modo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>sillogismo scientifico</strong> avviene quando le premesse prime sono vere e causa della conclusione. Dalla verità delle premesse abbiamo la verità della conclusione. Infine, esiste la <strong>dimostrazione per assurdo</strong>: dimostra un enunciato assumendo come premessa la negazione di essa e, unito con una premessa vera, giunge ad una conclusione impossibile perchè contraddice un altro enunciato che si sa essere vero. </p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Persuasione e Retorica. I contributi di Aristotele alle Scienze della Comunicazione Persuasiva</title>
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		<dc:creator><![CDATA[DR. DANIELE TREVISANI]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Jan 2021 09:33:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Retorica (Aristotele) Nel Trattato &#8220;Retorica&#8221; Aristotele introduce l&#8217;analisi di temi che oggi sono molto in voga, molto popolari e falsamente attribuiti a scienziati o autori contemporanei. Leggendo questo articolo scoprirai che i concetti di intelligenza emotiva, di persuasione emotiva, di stili comunicativi, di comunicazione efficace, e tanti altri temi, erano già stati trattati ed esaminati &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/persuasione-e-retorica-i-contributi-di-aristotele-alle-scienze-della-comunicazione-persuasiva/">Persuasione e Retorica. I contributi di Aristotele alle Scienze della Comunicazione Persuasiva</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1 id="firstHeading" class="firstHeading" lang="it">Retorica (Aristotele)</h1>
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<div id="contentSub2">Nel Trattato &#8220;Retorica&#8221; Aristotele introduce l&#8217;analisi di temi che oggi sono molto in voga, molto popolari e falsamente attribuiti a scienziati o autori contemporanei. Leggendo questo articolo scoprirai che i concetti di intelligenza emotiva, di persuasione emotiva, di stili comunicativi, di comunicazione efficace, e tanti altri temi, erano già stati trattati ed esaminati accuratamente da Aristotele nel 4° Secolo Avanti Cristo.</div>
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<p>&nbsp;</p>
<p>La <i><b>Retorica</b></i> (Τέχνη ῥητορική o anche Περὶ ῥητορικῆς) è una delle opere di <a title="Aristotele" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Aristotele" target="_blank" rel="noopener">Aristotele</a>, quelle opere cioè composte dal <a title="Filosofia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Filosofia" target="_blank" rel="noopener">filosofo</a> per essere studiate dai suoi allievi nel <a title="Liceo di Aristotele" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Liceo_di_Aristotele" target="_blank" rel="noopener">Liceo</a>. L&#8217;opera, composta durante l&#8217;ultima fase della vita dello Stagirita, e successiva alla <i><a title="Poetica (Aristotele)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Poetica_(Aristotele)" target="_blank" rel="noopener">Poetica</a></i> (quindi al <a title="330 a.C." href="https://it.wikipedia.org/wiki/330_a.C." target="_blank" rel="noopener">330 a.C.</a>), raccoglie le riflessioni relative alla <a title="Retorica" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica" target="_blank" rel="noopener">retorica</a> sviluppate da Aristotele nel corso della propria esistenza.<sup id="cite_ref-1" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_(Aristotele)#cite_note-1" target="_blank" rel="noopener">[1]</a></sup></p>
<p>Il testo è composto da tre libri, per ciascuno dei quali, seguendo <a title="Roland Barthes" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Roland_Barthes" target="_blank" rel="noopener">Roland Barthes</a>, è individuabile un argomento preciso: il <i>Libro I</i> è dedicato alla figura dell&#8217;oratore; il <i>Libro II</i> tratta del pubblico; il <i>Libro III</i>, più breve, affronta invece il tema del discorso vero e proprio.<sup id="cite_ref-2" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_(Aristotele)#cite_note-2" target="_blank" rel="noopener">[2]</a></sup> Inoltre, nel trattato sono distinguibili due fasi di stesura: ad una prima fase, caratterizzata dallo studio degli elementi <i>entechnoi</i> (propri della retorica in quanto <i>techne</i>), corrisponde a quanto scritto nel <i>Libro I</i> (eccetto il cap. 2 e parte del 15), mentre una seconda fase è riconoscibile nei due libri successivi.<sup id="cite_ref-3" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_(Aristotele)#cite_note-3" target="_blank" rel="noopener">[3]</a></sup></p>
<h2><span id="Libro_I:_l'oratore" class="mw-headline">Libro I: l&#8217;oratore</span></h2>
<p>Il libro che apre la <i>Retorica</i> aristotelica è dedicato alla figura di colui che emette il messaggio: l&#8217;oratore. Aristotele qui propone una definizione della retorica in quanto <i><a title="Tecnica" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tecnica" target="_blank" rel="noopener">techne</a></i>, analizzando poi i tre tipi di discorso (giudiziario, deliberativo, epidittico) e i tipi di argomentazione, nella misura in cui vengono scelti dal retore per adattarsi al pubblico.</p>
<h3><span id="La_definizione_della_retorica" class="mw-headline">La definizione della retorica</span></h3>
<p>Aristotele definisce la retorica come «la facoltà di scoprire il possibile mezzo di persuasione riguardo a ciascun soggetto» (I, 2, 1355b). Tale capacità è sua peculiare, e la differenzia dalle altre <i>technai</i>, le quali si occupano sì di persuadere un pubblico, ma unicamente riguardo agli argomenti specifici di cui trattano. Diversamente da quanto affermava <a title="Platone" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Platone" target="_blank" rel="noopener">Platone</a> nel <i><a title="Gorgia (dialogo)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gorgia_(dialogo)" target="_blank" rel="noopener">Gorgia</a></i>, Aristotele dunque attribuisce alla retorica il titolo di <i>techne</i>, più precisamente l&#8217;unica <i>techne</i> in grado di produrre persuasione (<i>pythanon</i>) riguardo a qual si voglia argomento proposto.<sup id="cite_ref-4" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_(Aristotele)#cite_note-4" target="_blank" rel="noopener">[4]</a></sup> Oggetto della retorica non è la <i>aletheia</i> (verità), ma l’<i>eikós</i> (possibile, verosimile), ovvero ciò che è valido nella maggior parte dei casi, relativamente a tutto ciò che ammette una situazione differente dalla tesi sostenuta (1357b).</p>
<p>Ciò rende la retorica «speculare alla <a title="Dialettica" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dialettica" target="_blank" rel="noopener">dialettica</a>» (I, 1, 1354a):<sup id="cite_ref-5" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_(Aristotele)#cite_note-5" target="_blank" rel="noopener">[5]</a></sup> entrambe infatti si occupano di argomenti la cui conoscenza è patrimonio condiviso di tutti gli uomini, e non appartenenti ad una scienza specifica. In questo senso, è comprensibile l&#8217;importanza che Aristotele conferisce all&#8217;<a title="Entimema" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Entimema" target="_blank" rel="noopener">entimema</a> (ἐνθύμημα), il cosiddetto «sillogismo retorico» basato su premesse probabili (<i>éndoxa</i>): la dialettica si occupa di sillogismi, la retorica di entimemi (I, 1, 1355a). La retorica è utile perché, attraverso l&#8217;entimema, è in grado di indagare le verità scientifiche, confutare gli avversari o difendere se stessi da accuse e critiche. Diverso è invece il caso dell&#8217;<a title="Paradigma" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Paradigma" target="_blank" rel="noopener">esempio</a> (<i>paradeigma</i>), definito da Aristotele una «induzione retorica» (I, 2, 1356b). Quest&#8217;ultimo, infatti, mira a dimostrare la tesi attraverso casi analoghi ai fatti trattati &#8211; la medesima cosa che fa la dialettica attraverso l&#8217;<a title="Induzione" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Induzione" target="_blank" rel="noopener">induzione</a>. Si spiega così il motivo per cui la <i>Retorica</i> fu talvolta inserita (insieme alla <i>Poetica</i>) tra le opere di <a title="Logica" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Logica" target="_blank" rel="noopener">logica</a> nella versione estesa dell’<i><a class="mw-redirect" title="Logica (Aristotele)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Logica_(Aristotele)" target="_blank" rel="noopener">Organon</a></i>.</p>
<h3><span id="I_tipi_di_argomentazione" class="mw-headline">I tipi di argomentazione</span></h3>
<p>La qualità della retorica sta nel trovare, per qualsiasi argomento, i mezzi di persuasione (reali o apparenti) più utili al proprio fine. Aristotele passa così in rassegna i vari tipi di argomentazione (<i>pisteis</i>), suddividendole in «tecniche» (<i>entechnoi</i>) e «non tecniche» (<i>atechnoi</i>). Le argomentazioni non tecniche sono quelle che non vengono fornite dal retore, ma che sono preesistenti &#8211; come le testimonianze, le confessioni sotto tortura, i documenti scritti (I, 2, 1355b). Le argomentazioni tecniche, invece, dipendono dal retore e si possono ottenere applicando un metodo. Queste ultime sono così classificate (I, 2, 1356a1-20):</p>
<ul>
<li><i>&#8211; Argomentazioni che realizzano la persuasione grazie al carattere dell&#8217;oratore</i>. L&#8217;ascoltatore accorda maggiore fiducia ad un oratore che dimostra di conoscere prontamente l&#8217;argomento di cui sta parlando; diversamente, risulta poco credibile chi propone varie opinioni su un argomento, piuttosto che una certezza assoluta. Il carattere dell&#8217;oratore rappresenta quindi l&#8217;argomento più forte. E&#8217; il tema che oggi nelle scienze della persuasione viene identificato come &#8220;fattore Expertise&#8221;, parte della &#8220;Source Credibility&#8221;, la credibilità della fonte.</li>
<li><i>&#8211; Argomentazioni che realizzano la persuasione predisponendo l&#8217;ascoltatore in un dato modo</i>. Il retore che voglia riuscire a persuadere il proprio pubblico deve anche tenere conto dei <a title="Sentimento" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sentimento" target="_blank" rel="noopener">sentimenti</a> e delle <a title="Emozione" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Emozione" target="_blank" rel="noopener">emozioni</a> che il suo discorso genera negli ascoltatori, poiché i sentimenti influenzano inevitabilmente i giudizi. E&#8217; il tema che oggi viene definito come Intelligenza Emotiva e Competenze Emotive.</li>
<li><i>&#8211; Argomentazioni che realizzano la persuasione unicamente grazie al discorso</i>. È il caso dei discorsi che dimostrano la verità (reale o apparente) di una tesi mediante gli opportuni mezzi di persuasione.</li>
</ul>
<p>Tali considerazioni, afferma Aristotele, dimostrano ancora una volta che la retorica è una <i>techne</i> comprensibile solo da chi è in grado di ragionare logicamente, e di riflettere attorno a caratteri, <a title="Virtù" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Virt%C3%B9" target="_blank" rel="noopener">virtù</a> ed emozioni. In secondo luogo, il filosofo ribadisce che la retorica è una ramificazione della dialettica, nonché una filiazione dell&#8217;<a title="Etica" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Etica" target="_blank" rel="noopener">etica</a> e della <a title="Politica" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Politica" target="_blank" rel="noopener">politica</a>.<sup id="cite_ref-6" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_(Aristotele)#cite_note-6" target="_blank" rel="noopener">[6]</a></sup></p>
<h3><span id="I_tre_tipi_di_discorso" class="mw-headline">I tre tipi di discorso</span></h3>
<p>Aristotele termina il <i>Libro I</i> analizzando i tre tipi di discorso.</p>
<ul>
<li><i>&#8211; Discorso deliberativo</i> (γένος συμβουλευτικόν). Di questo tipo di retorica fanno parte i discorsi di esortazione e dissuasione, siano essi privati (consigli o rimproveri) o pubblici (è il caso di <a title="Legge" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Legge" target="_blank" rel="noopener">leggi</a> e <a title="Costituzione" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Costituzione" target="_blank" rel="noopener">costituzioni</a>). Un discorso deliberativo tratterà dunque temi politici o morali, e i suoi fini saranno la <a title="Felicità" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Felicit%C3%A0" target="_blank" rel="noopener">felicità</a> e il <a title="Bene (filosofia)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bene_(filosofia)" target="_blank" rel="noopener">bene</a>; inoltre, avendo per oggetto decisioni in vista dell&#8217;avvenire, il suo tempo di riferimento è il futuro (capp. 4–8).</li>
<li><i><a class="mw-redirect" title="Eloquenza epidittica" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Eloquenza_epidittica" target="_blank" rel="noopener">&#8211; Discorso epidittico</a></i> (γένος ἐπιδεικτικόν). Il genere inventato da <a title="Gorgia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gorgia" target="_blank" rel="noopener">Gorgia</a>, ha come scopo la lode e il biasimo. La retorica epidittica mira infatti a dimostrare la virtù e l&#8217;eccellenza di una persona, attraverso le varie forme di elogio, e per questo si riferisce al presente (cap. 9).</li>
<li><i>&#8211; Discorso giudiziario</i> (γένος δικανικόν). È il tipo di retorica utilizzato nei <a title="Tribunale" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tribunale" target="_blank" rel="noopener">tribunali</a>, per difendere o accusare un imputato. Fa largo uso di argomentazioni non tecniche (leggi scritte e non scritte, testimonianze, contratti), e cerca di indagare la causa di un&#8217;azione delittuosa, tentando anche di determinare se un&#8217;azione è peggiore di un&#8217;altra. Il suo tempo di riferimento è il passato (capp. 10–15).</li>
</ul>
<p>Per ricorrere a queste tre tipologie è necessario conoscere le premesse proprie della retorica (prove, probabilità e segni), e le caratteristiche specifiche del genere utilizzato (ovvero il tempo verbale da impiegare, i tipi di argomentazione e via dicendo).</p>
<h2><span id="Libro_II:_il_pubblico" class="mw-headline">Libro II: il pubblico</span></h2>
<p>Il <i>Libro II</i> è dedicato al pubblico, ovvero chi riceve il messaggio. Aristotele tocca i temi delle emozioni e analizza come le argomentazioni sono recepite dal pubblico. E&#8217; una vera e propria trattazione di quello che oggi viene chiamato &#8220;public speaking&#8221; e insegnato in tanti corsi di formazione sul parlare in pubblico.</p>
<h3><span id="Emozione_e_persuasione" class="mw-headline">Emozione e persuasione</span></h3>
<p>La retorica, afferma Aristotele, esiste in funzione di un giudizio: ogni deliberazione deve essere giudicata, e in ciò svolgono un ruolo fondamentale sia l&#8217;atteggiamento del retore (<i><a title="Ethos" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ethos" target="_blank" rel="noopener">ethos</a></i>), sia la disposizione d&#8217;animo di chi ascolta (<i><a title="Pathos" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pathos" target="_blank" rel="noopener">pathos</a></i>). La retorica infatti mira a persuadere un uditorio della bontà di certe affermazioni, e per fare ciò è necessario non solo curare i discorsi, ma anche il modo in cui l&#8217;oratore si presenta, così da adattare gli argomenti ai sentimenti del pubblico che si ha di fronte (II, 1, 1377b).<sup id="cite_ref-7" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_(Aristotele)#cite_note-7" target="_blank" rel="noopener">[7]</a></sup> Le emozioni infatti alterano le opinioni degli uomini, e sono in grado di modificare i giudizi in base a <a title="Piacere" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Piacere" target="_blank" rel="noopener">piacere</a> o <a title="Dolore" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dolore" target="_blank" rel="noopener">dolore</a> (1378a). Più nello specifico, lo Stagirita afferma che nella retorica deliberativa è più importante il carattere dell&#8217;oratore, mentre i sentimenti del pubblico sono centrali nel genere giudiziario.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;oratore, questi deve possedere essenzialmente tre doti: saggezza (<i><a title="Phronesis" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Phronesis" target="_blank" rel="noopener">phronesis</a></i>), virtù (<i>areté</i>) e benevolenza (<i>eunoia</i>). Un oratore che non abbia opinioni corrette riguardo all&#8217;argomento di cui sta trattando, o che per malvagità nasconda certi particolari o non sia in grado di dare buoni consigli, non riuscirà ad essere persuasivo. D&#8217;altra parte, il buon oratore deve anche saper sfruttare le emozioni a proprio vantaggio, riuscendo a suscitare nel pubblico quelle più adatte ai suoi scopi. Per questo motivo, Aristotele dedica larga parte del <i>Libro II</i> (capp. 2–11) a studiare le varie emozioni, dandone una definizione e analizzando le circostanze e le persone con cui si è solito provarle. Nell&#8217;ordine, il filosofo parla di: <a class="mw-redirect" title="Collera" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Collera" target="_blank" rel="noopener">collera</a>, <a title="Mitezza" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mitezza" target="_blank" rel="noopener">mitezza</a>, <a title="Amicizia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Amicizia" target="_blank" rel="noopener">amicizia</a> e inimicizia (<a title="Amore" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Amore" target="_blank" rel="noopener">amore</a> e <a class="mw-redirect" title="Odio (sentimento)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Odio_(sentimento)" target="_blank" rel="noopener">odio</a>), timore, <a title="Vergogna" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vergogna" target="_blank" rel="noopener">vergogna</a>, gentilezza e sgarbatezza, <a title="Pietà (sentimento)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Piet%C3%A0_(sentimento)" target="_blank" rel="noopener">pietà</a>, sdegno, <a title="Invidia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Invidia" target="_blank" rel="noopener">invidia</a>, emulazione.</p>
<p>È interessante notare che, rivolgendosi qui allo studio delle passioni, Aristotele si rifà alla lezione dei <a title="Sofistica" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sofistica" target="_blank" rel="noopener">sofisti</a> e dei <a title="Scuola pitagorica" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Scuola_pitagorica" target="_blank" rel="noopener">pitagorici</a>, per i quali era centrale il tema della <i>psicagogia</i>.<sup id="cite_ref-8" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_(Aristotele)#cite_note-8" target="_blank" rel="noopener">[8]</a></sup> Nel riconoscimento dell&#8217;importanza delle emozioni, che in questo modo vanno ad affiancarsi alle dimostrazioni come portatrici di persuasione, è inoltre ravvisabile il passaggio dalla prima alla seconda fase dello studio della <i>techne rhetoriké</i> da parte dello Stagirita.<sup id="cite_ref-9" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_(Aristotele)#cite_note-9" target="_blank" rel="noopener">[9]</a></sup></p>
<h3><span id="I_caratteri" class="mw-headline">I caratteri</span></h3>
<p>Una volta analizzate le emozioni, l&#8217;attenzione di Aristotele si sposta sui caratteri (<i>ethoi</i>). Il filosofo analizza anche qui i vari tipi di caratteri, suddividendoli in base alla condizione dell&#8217;uditore: il giovane, il vecchio e l&#8217;uomo maturo, e in seconda battuta il nobile, il ricco e il potente. I giovani sono inclini a seguire i desideri, ragion per cui sono passionali, incostanti e volubili, e desiderano soprattutto onori e ricchezza; la loro indole è buona, in quanto vergine delle malvagità della vita, e pertanto sono più propensi a provare fiducia e a ritenere le persone migliori di quanto non siano; infine, i giovani nutrono grandi speranze, poiché potenzialmente hanno davanti a sé un lungo futuro (cap. 12). Diversa è la situazione dei vecchi, che vivono di ricordi e sono spesso cinici, diffidenti e sospettosi per l&#8217;esperienza del mondo; essi inoltre non «sanno» niente, semmai «credono», e non sono in grado di affermare qualcosa con fermezza, ma vivono attaccati alle proprie ricchezze e giudicano le cose in modo deteriore (cap. 13). Tra questi due tipi, si collocano gli uomini adulti e maturi, che perseguono un certo equilibrio nei desideri, come nelle emozioni (cap. 14).</p>
<p>Oltre all&#8217;età, gioca un ruolo importante la condizione sociale ed economica. Gli uomini nati da una famiglia nobile sono individui con grandi ambizioni, ma sprezzanti delle condizioni altrui, che considerano inferiori alla propria (anche se, aggiunge Aristotele, i nobili per nascita sono in genere persone di scarso valore, e addirittura, con il passare delle generazioni, le stirpi più insigni danno luogo a caratteri folli, quando non degenerano nella stupidità e nel torpore; cap. 15). La ricchezza genera invece caratteri arroganti, insolenti: i ricchi credono infatti di poter valutare e ottenere tutto con il denaro, e questa grettezza li porta a essere dissoluti e boriosi, e a ostentare il proprio benessere – ovvero, i ricchi sono «sciocchi fortunati» (cap. 16). Chi detiene il potere, infine, è senz&#8217;altro più ambizioso ed energico dei ricchi, poiché ha la possibilità di compiere grandi imprese, e il fatto di essere un uomo in vista lo costringe ad essere temperante (cap. 17).</p>
<h3><span id="L'argomentazione_logica" class="mw-headline">L&#8217;argomentazione logica</span></h3>
<p>Infine, Aristotele torna sulle argomentazioni (capp. 18–26). Come già si è detto riguardo al <i>Libro I</i>, quelle più comuni sono di due tipi: l&#8217;esempio e l&#8217;entimema.</p>
<p>L&#8217;esempio, dice Aristotele, deriva dall&#8217;induzione, la quale è il principio grazie a cui è possibile un ragionamento.<sup id="cite_ref-10" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_(Aristotele)#cite_note-10" target="_blank" rel="noopener">[10]</a></sup> Gli esempi, a loro volta, possono essere inventati dall&#8217;autore (è il caso delle <a title="Favola" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Favola" target="_blank" rel="noopener">favole</a> o degli <a title="Apologo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Apologo" target="_blank" rel="noopener">apologhi</a>); oppure essere tratti dalla realtà (avvenimenti realmente accaduti, <a title="Storia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Storia" target="_blank" rel="noopener">fatti storici</a> e così via); l&#8217;importante è però che abbiano qualche <a title="Analogia (retorica)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Analogia_(retorica)" target="_blank" rel="noopener">analogia</a> con l&#8217;oggetto del discorso.</p>
<p>All&#8217;esempio si deve però preferire, laddove è possibile, l&#8217;entimema (II, 20, 1394a), poiché, essendo simile al sillogismo, deve essere utilizzato per le dimostrazioni (siano esse di sostegno o contrasto a una tesi; II, 22, 1396b), e in questo caso l&#8217;esempio può fungere da premessa. <strong>L&#8217;entimema parte infatti da quegli assunti la cui validità viene riconosciuta dall&#8217;uditorio o dal giudice che si ha di fronte</strong>, in modo che chi ascolta abbia coscienza dell&#8217;evidenza degli argomenti. Quattro sono i tipi di premesse da ognuno dei quali deriva un tipo diverso di entimema: dalla prova (<i>tekmerion</i>) l&#8217;entimema apodittico, dall&#8217;esempio l&#8217;entimema induttivo, dal verosimile l&#8217;entimema anapodittico e dal segno l&#8217;entimema asillogico. Di questi, l&#8217;entimema anapodittico e quello asillogico sono entimemi apparenti, poiché non hanno carattere di necessità.</p>
<p>Connessa all&#8217;entimema e all&#8217;argomentazione logica è anche la teoria dei luoghi (<i><a title="Topos" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Topos" target="_blank" rel="noopener">topoi</a></i>), descritta nel cap. 2 del <i>Libro I</i>. I luoghi, che caratterizzano i sillogismi e gli entimemi, possono essere comuni o propri: i primi riguardano cause di carattere generale, mentre quelli propri sono relativi a una determinata specie o un determinato genere. Il luoghi comuni possono a loro volta suddividersi tra quelli degli entimemi reali e quelli degli entimemi apparenti, per ciascuno dei quali sono riportati degli esempi al cap. 18.<sup id="cite_ref-11" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_(Aristotele)#cite_note-11" target="_blank" rel="noopener">[11]</a></sup></p>
<p>Infine, Aristotele parla dell&#8217;importanza delle massime, intese come affermazioni «di carattere universale» riguardanti ciò che può essere scelto in relazione ad un&#8217;azione. Esse hanno una certa efficacia sul pubblico, soprattutto se si rifanno a concetti generalmente bene accettati da chi sta ascoltando; nel caso contrario, bisogna ricorrere all&#8217;entimema, la cui conclusione sarà, appunto, una massima (II, 21, 1394a).</p>
<h2><span id="Libro_III:_il_messaggio" class="mw-headline">Libro III: il messaggio</span></h2>
<p>Il <i>Libro III</i> è infine dedicato al messaggio vero e proprio: è il luogo della <i>lexis</i> (la latina <i><a title="Elocutio" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Elocutio" target="_blank" rel="noopener">elocutio</a></i>), delle varie figure da utilizzare nei discorsi, e della <i>taxis</i> (quella che <a class="mw-redirect" title="Quintiliano" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Quintiliano" target="_blank" rel="noopener">Quintiliano</a> chiama <i><a title="Dispositio" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dispositio" target="_blank" rel="noopener">dispositio</a></i>).<sup id="cite_ref-12" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_(Aristotele)#cite_note-12" target="_blank" rel="noopener">[12]</a></sup></p>
<h3><span id="Lo_stile" class="mw-headline">Lo stile</span></h3>
<p>Per essere persuasivi non basta avere degli argomenti solidi, ma bisogna anche saperli disporre, ordinandoli in modo appropriato e scegliendo lo stile di volta in volta più consono al contesto. Per questo motivo bisognerà avere particolare cura nelle scelte lessicali, in modo che il discorso soddisfi i requisiti di chiarezza e convenienza. A questo scopo è possibile ricorrere anche al lessico <a title="Poesia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Poesia" target="_blank" rel="noopener">poetico</a> e alle <a title="Figura retorica" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Figura_retorica" target="_blank" rel="noopener">figure retoriche</a>, e fare uso di paragoni, similitudini e <a title="Metafora" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Metafora" target="_blank" rel="noopener">metafore</a> (cap. 2). Inoltre, anche il tono dovrà adattarsi, elevandosi o abbassandosi quando è necessario, e rispettare un certo ritmo nella <a title="Prosa" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Prosa" target="_blank" rel="noopener">prosa</a> per non riuscire sgradevole. Un ruolo importante avrà infine anche la <a class="mw-redirect" title="Recitazione" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Recitazione" target="_blank" rel="noopener">recitazione</a>, nel caso il discorso sarà orale (diverse sono ovviamente le specifiche per il discorso scritto).</p>
<p>In particolare, Aristotele qui si sofferma sulla <a title="Metafora" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Metafora" target="_blank" rel="noopener">metafora</a>, in quanto elemento in comune tra poesia e retorica. È infatti opinione diffusa che l&#8217;elocuzione abbia avuto origine dalla <a title="Poesia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Poesia" target="_blank" rel="noopener">poesia</a>, e che solo in un secondo momento l&#8217;eloquenza in <a title="Prosa" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Prosa" target="_blank" rel="noopener">prosa</a> (retorica) si sia distaccata da quella poetica; Tuttavia, la retorica ha mantenuto, per i propri fini, l&#8217;uso di espedienti poetici, come appunto la metafora, la quale risponde all&#8217;esigenza di chiarezza, piacevolezza e ricercatezza (III, 2, 1404b).<sup id="cite_ref-13" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_(Aristotele)#cite_note-13" target="_blank" rel="noopener">[13]</a></sup> Sullo stesso piano si colloca inoltre l&#8217;impiego di <a title="Antitesi" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Antitesi" target="_blank" rel="noopener">antitesi</a>, cioè la presenza di elementi opposti, i quali, se conosciuti, generano piacere in chi ascolta.<sup id="cite_ref-14" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_(Aristotele)#cite_note-14" target="_blank" rel="noopener">[14]</a></sup></p>
<h3><span id="Le_parti_dell'orazione" class="mw-headline">Le parti dell&#8217;orazione</span></h3>
<p>Aristotele conclude la <i>Retorica</i> analizzando le parti di cui si deve comporre un&#8217;orazione. In ogni discorso vi sono sempre due momenti fondamentali, l&#8217;enunciazione della tesi (<i>prothesis</i>) e la sua dimostrazione mediante argomentazioni (<i>pisteis</i>). Le altre parti che vengono indicate sono valide a seconda dei casi e dei generi di discorsi:</p>
<ul>
<li><i>Esordio</i> (<i>prooimion</i>): l’<i>incipit</i> del discorso, deve indicare chiaramente, qualora non lo si sappia già, quale sarà l&#8217;argomento di cui intende parlare.</li>
<li><i>Narrazione</i> (<i>diegesis</i>): la parte centrale dell&#8217;orazione, non deve essere particolarmente lunga né troppo breve, ma deve esporre l&#8217;argomento secondo misura.</li>
<li><i>Dimostrazione</i> (<i>apodeixis</i>): deve elencare le varie argomentazioni, proponendo le prove a sostegno della propria tesi e cercando di confutare quelle contrarie.</li>
<li><i>Epilogo</i> (<i>epilogos</i>): la parte finale deve disporre l&#8217;ascoltatore favorevolmente nei confronti dell&#8217;oratore, aumentare la pregnanza delle tesi, suscitare reazioni emotive e infine ricapitolare quando si è detto.</li>
</ul>
<h2><span id="Note" class="mw-headline">Note</span></h2>
<div class="mw-references-wrap mw-references-columns">
<ol class="references">
<li id="cite_note-1"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_(Aristotele)#cite_ref-1" target="_blank" rel="noopener"><b>^</b></a> <span class="reference-text">F. Montanari, <i>Introduzione</i> a: Aristotele, <i>Retorica</i>, a cura di M. Dorati, Milano 1996, p. XIX.</span></li>
<li id="cite_note-2"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_(Aristotele)#cite_ref-2" target="_blank" rel="noopener"><b>^</b></a> <span class="reference-text">R. Barthes, <i>La retorica antica</i>, trad. it., Milano 2006<sup>2</sup>, pp. 19-22.</span></li>
<li id="cite_note-3"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_(Aristotele)#cite_ref-3" target="_blank" rel="noopener"><b>^</b></a> <span class="reference-text">A. Plebe, <i>Breve storia della retorica antica</i>, Roma 1988, pp. 56.</span></li>
<li id="cite_note-4"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_(Aristotele)#cite_ref-4" target="_blank" rel="noopener"><b>^</b></a> <span class="reference-text">Ben diverso è invece ciò che Socrate sostiene discutendo con Gorgia e Polo. Per Platone, infatti, essa non ha diritto al titolo di <i>techne</i>, bensì a quello di <i>empeiria</i> (abilità). Cfr. <a title="Platone" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Platone" target="_blank" rel="noopener">Platone</a>, <i><a title="Gorgia (dialogo)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gorgia_(dialogo)" target="_blank" rel="noopener">Gorgia</a></i> 452d-455a.</span></li>
<li id="cite_note-5"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_(Aristotele)#cite_ref-5" target="_blank" rel="noopener"><b>^</b></a> <span class="reference-text">&#8220;ἡ ῥητορική ἐστιν ἀντίστροφος τῇ διαλεκτικ&#8221; (La retorica è speculare alla dialettica). Sulle possibili traduzioni del termine <i>antistrophos</i> vedere Aristotele, <i>Retorica</i> a cura di Silvia Gastaldi, Carocci, 2014, p. 341. Sull&#8217;accezione aristotelica di dialettica si veda la voce <a title="Aristotele" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Aristotele#Dialettica" target="_blank" rel="noopener">Aristotele</a>.</span></li>
<li id="cite_note-6"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_(Aristotele)#cite_ref-6" target="_blank" rel="noopener"><b>^</b></a> <span class="reference-text">E. Garver, <i>Aristotle&#8217;s</i> Rhetoric <i>as a Work of Philosophy</i>, «Philosophy and Rhetoric», 19 (1986), p. 4.</span></li>
<li id="cite_note-7"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_(Aristotele)#cite_ref-7" target="_blank" rel="noopener"><b>^</b></a> <span class="reference-text">E. Garver, <i>Aristotle&#8217;s</i> Rhetoric <i>as a Work of Philosophy</i>, cit., p. 15.</span></li>
<li id="cite_note-8"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_(Aristotele)#cite_ref-8" target="_blank" rel="noopener"><b>^</b></a> <span class="reference-text">A. Plebe, <i>Breve storia della retorica antica</i>, Roma 1988, pp. 62-3.</span></li>
<li id="cite_note-9"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_(Aristotele)#cite_ref-9" target="_blank" rel="noopener"><b>^</b></a> <span class="reference-text">A. Plebe, <i>Breve storia della retorica antica</i>, Roma 1988, p. 63.</span></li>
<li id="cite_note-10"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_(Aristotele)#cite_ref-10" target="_blank" rel="noopener"><b>^</b></a> <span class="reference-text">L&#8217;induzione è necessaria per stabilire la premessa maggiore di un sillogismo. Cfr. <i>Retorica</i> 1393 a.</span></li>
<li id="cite_note-11"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_(Aristotele)#cite_ref-11" target="_blank" rel="noopener"><b>^</b></a> <span class="reference-text">A. Plebe, <i>Breve storia della retorica antica</i>, Roma 1988, pp. 66-7.</span></li>
<li id="cite_note-12"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_(Aristotele)#cite_ref-12" target="_blank" rel="noopener"><b>^</b></a> <span class="reference-text">A. Plebe, <i>Breve storia della retorica antica</i>, Roma 1988, p. 68.</span></li>
<li id="cite_note-13"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_(Aristotele)#cite_ref-13" target="_blank" rel="noopener"><b>^</b></a> <span class="reference-text">A. Plebe, <i>Breve storia della retorica antica</i>, Roma 1988, pp. 68-69.</span></li>
<li id="cite_note-14"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica_(Aristotele)#cite_ref-14" target="_blank" rel="noopener"><b>^</b></a> <span class="reference-text">A. Plebe, <i>Breve storia delle retorica antica</i>, Roma 1988, p. 70.</span></li>
</ol>
</div>
<h2><span id="Bibliografia" class="mw-headline">Bibliografia</span></h2>
<dl>
<dt>Edizioni e traduzioni</dt>
</dl>
<ul>
<li>Aristotele, <i>Retorica</i>, traduzione di Armando Plebe, in: <i>Opere</i>, vol. IX, Roma-Bari, Laterza, 1992<sup>6</sup> (prima edizione 1961)</li>
<li>Aristotele, <i>Retorica</i>, introduzione di Franco Montanari, traduzioni e note a cura di Marco Dorati, Milano, Mondadori, Milano 1996</li>
<li>Aristotele, <i>Retorica e Poetica</i>, a cura di Marcello Zanatta, Torino, Utet, 2002</li>
<li>Aristotele, <i>Retorica</i>, introduzione, traduzione e commento a cura di Silvia Gastaldi, Roma, Carocci, 2014</li>
<li><cite class="citation libro">Aristotele, <a class="external text" href="https://gutenberg.beic.it/webclient/DeliveryManager?pid=2725843&amp;custom_att_2=simple_viewer&amp;search_terms=DTL7&amp;pds_handle=" rel="nofollow noopener" target="_blank">Rhetorica</a>, a cura di Edward Meredith Cope, vol. 1, Cambridge, University Press, 1877, pp. 303.</cite></li>
<li><cite class="citation libro">Aristotele, <a class="external text" href="https://gutenberg.beic.it/webclient/DeliveryManager?pid=2726522&amp;custom_att_2=simple_viewer&amp;search_terms=DTL5&amp;pds_handle=" rel="nofollow noopener" target="_blank">Rhetorica</a>, a cura di Edward Meredith Cope, vol. 2, Cambridge, University Press, 1877, pp. 340.</cite></li>
<li><cite class="citation libro">Aristotele, <a class="external text" href="https://gutenberg.beic.it/webclient/DeliveryManager?pid=2727241&amp;custom_att_2=simple_viewer&amp;search_terms=DTL7&amp;pds_handle=" rel="nofollow noopener" target="_blank">Rhetorica</a>, a cura di Edward Meredith Cope, vol. 3, Cambridge, University Press, 1877, pp. 270.</cite></li>
</ul>
<dl>
<dt>Saggi e bibliografia secondaria</dt>
</dl>
<ul>
<li>R. Barthes, <i>La retorica antica</i>, Milano, Bompiani, Milano 1972</li>
<li>E. M. Cope, <i>An Introduction to Aristotle&#8217;s</i> Rhetoric, (1867), ristampa Hildesheim, Georg Olms, 1970</li>
<li>E. Garver, <i>Aristotle&#8217;s</i> Rhetoric <i>as a Work of Philosophy</i>, «Philosophy and Rhetoric»,. 19, (1986), pp. 1–22</li>
<li>F. Piazza, <i>La Retorica di Aristotele. Introduzione alla lettura</i>, Roma, Carocci, 2008</li>
<li>A. Plebe, <i>Breve storia della retorica antica</i>, Roma-Bari, Laterza 1961</li>
</ul>
<h2><span id="Voci_correlate" class="mw-headline">Voci correlate</span></h2>
<ul>
<li><a title="Aristotele" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Aristotele" target="_blank" rel="noopener">Aristotele</a></li>
<li><a title="Poetica (Aristotele)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Poetica_(Aristotele)" target="_blank" rel="noopener">Poetica (Aristotele)</a></li>
<li><a title="Retorica" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica" target="_blank" rel="noopener">Retorica</a></li>
<li><a title="Dialettica" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dialettica" target="_blank" rel="noopener">Dialettica</a></li>
<li><a title="Metafora" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Metafora" target="_blank" rel="noopener">Metafora</a></li>
</ul>
</div>
</div>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<h2><span id="Classificazione" class="mw-headline">Classificazione delle figure retoriche usate nella Persuasione</span></h2>
<h3><span id="Classificazione_tradizionale" class="mw-headline">Classificazione tradizionale</span></h3>
<ul>
<li>figure di pensiero o di concetto, che concernono l&#8217;idea o l&#8217;immagine che appare in una frase, e quindi la coinvolgono per intero:
<ul>
<li><a title="Prosopopea" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Prosopopea" target="_blank" rel="noopener">prosopopea</a></li>
<li><a title="Apostrofe" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Apostrofe" target="_blank" rel="noopener">apostrofe</a></li>
<li><a title="Domanda retorica" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Domanda_retorica" target="_blank" rel="noopener">interrogazione</a></li>
<li><a title="Esclamazione (figura retorica)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Esclamazione_(figura_retorica)" target="_blank" rel="noopener">esclamazione</a></li>
<li><a title="Imprecazione" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Imprecazione" target="_blank" rel="noopener">imprecazione</a></li>
<li><a title="Epifonema" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Epifonema" target="_blank" rel="noopener">epifonema</a></li>
<li><a class="mw-redirect" title="Reticenza" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Reticenza" target="_blank" rel="noopener">reticenza</a></li>
<li><a title="Preterizione" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Preterizione" target="_blank" rel="noopener">preterizione</a></li>
<li><a title="Cleuasmo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cleuasmo" target="_blank" rel="noopener">cleuasmo</a></li>
<li><a title="Ossimoro" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ossimoro" target="_blank" rel="noopener">ossimoro</a></li>
<li><a title="Antitesi" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Antitesi" target="_blank" rel="noopener">antitesi</a></li>
</ul>
</li>
<li>figure di significazione o di significato o anche <a title="Tropo (retorica)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tropo_(retorica)" target="_blank" rel="noopener">tropi</a>, che vertono sul senso delle parole e sulla possibilità di modificarlo:
<ul>
<li><a title="Metafora" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Metafora" target="_blank" rel="noopener">metafora</a></li>
<li><a title="Metonimia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Metonimia" target="_blank" rel="noopener">metonimia</a></li>
<li><a title="Sineddoche" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sineddoche" target="_blank" rel="noopener">sineddoche</a></li>
<li><a title="Allegoria" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Allegoria" target="_blank" rel="noopener">allegoria</a></li>
<li><a title="Antonomasia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Antonomasia" target="_blank" rel="noopener">antonomasia</a></li>
<li><a title="Iperbole (figura retorica)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Iperbole_(figura_retorica)" target="_blank" rel="noopener">iperbole</a></li>
<li><a title="Litote" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Litote" target="_blank" rel="noopener">litote</a></li>
<li><a title="Antifrasi" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Antifrasi" target="_blank" rel="noopener">antifrasi</a> o <a title="Ironia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ironia" target="_blank" rel="noopener">ironia</a></li>
</ul>
</li>
<li>figure di dizione o di parola, che vertono sulla forma delle parole:
<ul>
<li><a title="Apocope" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Apocope" target="_blank" rel="noopener">apocope</a></li>
<li><a title="Aferesi (linguistica)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Aferesi_(linguistica)" target="_blank" rel="noopener">aferesi</a></li>
<li><a class="mw-redirect" title="Metatesi fonetica" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Metatesi_fonetica" target="_blank" rel="noopener">metatesi fonetica</a></li>
<li><a title="Crasi" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Crasi" target="_blank" rel="noopener">crasi</a></li>
</ul>
</li>
<li>figure di elocuzione, che vertono sul repertorio delle parole e sulla scelta delle più adatte:
<ul>
<li><a title="Eufemismo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Eufemismo" target="_blank" rel="noopener">eufemismo</a></li>
<li><a title="Disfemismo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Disfemismo" target="_blank" rel="noopener">disfemismo</a></li>
<li><a title="Epiteto" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Epiteto" target="_blank" rel="noopener">epiteto</a></li>
<li><a title="Ripetizione" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ripetizione" target="_blank" rel="noopener">ripetizione</a></li>
<li><a title="Sinonimia (figura retorica)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sinonimia_(figura_retorica)" target="_blank" rel="noopener">sinonimia</a></li>
<li><a title="Polisindeto" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Polisindeto" target="_blank" rel="noopener">polisindeto</a></li>
<li><a title="Endiadi" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Endiadi" target="_blank" rel="noopener">endiadi</a></li>
<li><a title="Endiatri" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Endiatri" target="_blank" rel="noopener">endiatri</a></li>
</ul>
</li>
<li>figure di costruzione, che si riferiscono all&#8217;ordine delle parole nella frase:
<ul>
<li><a title="Anafora (figura retorica)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Anafora_(figura_retorica)" target="_blank" rel="noopener">anafora</a></li>
<li><a title="Metatesi (retorica)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Metatesi_(retorica)" target="_blank" rel="noopener">metatesi</a></li>
<li><a title="Anastrofe" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Anastrofe" target="_blank" rel="noopener">anastrofe</a></li>
<li><a title="Asindeto" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Asindeto" target="_blank" rel="noopener">asindeto</a></li>
<li><a title="Chiasmo (figura retorica)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Chiasmo_(figura_retorica)" target="_blank" rel="noopener">chiasmo</a></li>
<li><a title="Climax (retorica)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Climax_(retorica)" target="_blank" rel="noopener">climax</a></li>
<li><a title="Epanodo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Epanodo" target="_blank" rel="noopener">epanodo</a></li>
<li><a title="Iperbato" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Iperbato" target="_blank" rel="noopener">iperbato</a></li>
<li><a title="Dialisi (figura retorica)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dialisi_(figura_retorica)" target="_blank" rel="noopener">dialisi</a></li>
<li><a title="Apallage" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Apallage" target="_blank" rel="noopener">apallage</a></li>
<li><a title="Sinchisi" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sinchisi" target="_blank" rel="noopener">sinchisi</a></li>
<li><a title="Ellissi (figura retorica)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ellissi_(figura_retorica)" target="_blank" rel="noopener">ellissi</a></li>
<li><a title="Enumerazione (figura retorica)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Enumerazione_(figura_retorica)" target="_blank" rel="noopener">enumerazione</a></li>
<li><a title="Epifora (figura retorica)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Epifora_(figura_retorica)" target="_blank" rel="noopener">epifora</a></li>
<li><a title="Ipallage" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ipallage" target="_blank" rel="noopener">ipallage</a></li>
<li><a title="Iperbato" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Iperbato" target="_blank" rel="noopener">iperbato</a></li>
<li>iterazione</li>
<li><a title="Parallelismo (figura retorica)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Parallelismo_(figura_retorica)" target="_blank" rel="noopener">parallelismo</a></li>
<li><a title="Zeugma (figura retorica)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Zeugma_(figura_retorica)" target="_blank" rel="noopener">zeugma</a></li>
</ul>
</li>
<li>figure di ritmo, che giocano sugli effetti fonici ottenuti mediante la ripetizione di fonemi, sillabe, parole:
<ul>
<li><a title="Onomatopea" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Onomatopea" target="_blank" rel="noopener">onomatopea</a></li>
<li><a class="new" title="Armonia imitativa (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Armonia_imitativa&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank" rel="noopener">armonia imitativa</a></li>
<li><a title="Allitterazione" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Allitterazione" target="_blank" rel="noopener">allitterazione</a></li>
<li><a title="Assonanza" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Assonanza" target="_blank" rel="noopener">assonanza</a></li>
<li><a class="new" title="Consonanza figura retiorica (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Consonanza_figura_retiorica&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank" rel="noopener">consonanza</a></li>
<li><a title="Paronomasia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Paronomasia" target="_blank" rel="noopener">paronomasia</a></li>
</ul>
</li>
</ul>
<p>Nello specifico, Quintiliano aveva distinto <a title="Tropo (retorica)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tropo_(retorica)" target="_blank" rel="noopener">tropi</a> e figure, e queste ultime in figure di parola (<i>léxeos schémata</i> in greco; <i>figurae elocutionis</i> o <i>figurae verborum</i> in latino) e figure di pensiero (<i>schémata tês dianoías</i> in greco; <i>figurae sententiae</i> in latino).<sup id="cite_ref-6" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Figura_retorica#cite_note-6" target="_blank" rel="noopener">[6]</a></sup><sup id="cite_ref-beccaria315_1-3" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Figura_retorica#cite_note-beccaria315-1" target="_blank" rel="noopener">[1]</a></sup></p>
<p>Tutte le figure venivano poi catalogate secondo il mutamento (<i>mutatio</i>, &#8216;variazione&#8217;) e a questo proposito Quintiliano descrive una <i>quadripartita ratio</i><sup id="cite_ref-7" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Figura_retorica#cite_note-7" target="_blank" rel="noopener">[7]</a></sup><sup id="cite_ref-beccaria315_1-4" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Figura_retorica#cite_note-beccaria315-1" target="_blank" rel="noopener">[1]</a></sup>:</p>
<ul>
<li><i>adiectio</i>: aggiunta di elementi linguistici, con conseguente ridondanza dell&#8217;espressione;</li>
<li><i>detractio</i>: sottrazione di elementi linguistici, come avviene tipicamente nell&#8217;<a title="Ellissi (figura retorica)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ellissi_(figura_retorica)" target="_blank" rel="noopener">ellissi</a>;</li>
<li><i>transmutatio</i>: cambiamento della posizione di alcuni elementi linguistici, come avviene tipicamente nell&#8217;<a title="Anastrofe" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Anastrofe" target="_blank" rel="noopener">anastrofe</a>;</li>
<li><i>immutatio</i>: sostituzione di elementi linguistici tramite <a title="Sinonimia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sinonimia" target="_blank" rel="noopener">sinonimi</a>, <a title="Accrescitivo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Accrescitivo" target="_blank" rel="noopener">accrescitivi</a>, <a title="Diminutivo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Diminutivo" target="_blank" rel="noopener">diminutivi</a>.</li>
</ul>
<h3><span id="Classificazioni_moderne" class="mw-headline">Classificazioni moderne</span></h3>
<p>Le classificazioni tradizionali sono state più volte sottoposte a critica e molteplici sono stati i tentativi moderni di classificazione. Una classificazione particolarmente originale e rilevante è quella elaborata dal grammatico francese <a class="new" title="Pierre Fontanier (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Pierre_Fontanier&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank" rel="noopener">Pierre Fontanier</a> (1765-1844) in <i>Les figures du discours</i> (1827-1830)<sup id="cite_ref-beccaria315_1-5" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Figura_retorica#cite_note-beccaria315-1" target="_blank" rel="noopener">[1]</a></sup>.</p>
<h4><span id="La_classificazione_di_Bonsiepe" class="mw-headline">La classificazione di Bonsiepe</span></h4>
<p>Il teorico del design e scrittore tedesco <a class="new" title="Gui Bonsiepe (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Gui_Bonsiepe&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank" rel="noopener">Gui Bonsiepe</a> distinse tra figure sintattiche e semantiche. Nello specifico, egli offre questa catalogazione<sup id="cite_ref-marchese115_2-4" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Figura_retorica#cite_note-marchese115-2" target="_blank" rel="noopener">[2]</a></sup>:</p>
<ul>
<li>figure sintattiche
<ul>
<li>figure traspositive</li>
<li>figure privative</li>
<li>figure ripetitive</li>
</ul>
</li>
<li>figure semantiche
<ul>
<li>figure contrarie</li>
<li>figure comparative</li>
<li>figure sostitutive</li>
</ul>
</li>
</ul>
<h4><span id="La_classificazione_del_Gruppo_.CE.BC"></span><span id="La_classificazione_del_Gruppo_μ" class="mw-headline">La classificazione del Gruppo μ</span></h4>
<p>Il cosiddetto <a title="Gruppo μ" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gruppo_%CE%BC" target="_blank" rel="noopener">Gruppo μ</a> (o Gruppo di Liegi) ha prodotto il tentativo più organico di classificazione delle figure, nell&#8217;opera <i><a class="new" title="Retorica generale (la pagina non esiste)" href="https://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Retorica_generale&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank" rel="noopener">Retorica generale</a></i>, edita a Parigi nel <a title="1970" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1970" target="_blank" rel="noopener">1970</a>. Le figure sono definite come opere di trasformazione del linguaggio e vengono divise in<sup id="cite_ref-marchese115_2-5" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Figura_retorica#cite_note-marchese115-2" target="_blank" rel="noopener">[2]</a></sup>:</p>
<ul>
<li><a title="Metaplasmo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Metaplasmo" target="_blank" rel="noopener">metaplasmi</a>, che consistono in modificazioni morfologiche, quindi sul piano del significante;</li>
<li><a title="Metatassi" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Metatassi" target="_blank" rel="noopener">metatassi</a>, che consistono in modificazioni sintattiche, quindi relative alla struttura delle frasi;</li>
<li><a title="Metasemema" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Metasemema" target="_blank" rel="noopener">metasememi</a>, che consistono in modificazioni semantiche, quindi sul piano del significato;</li>
<li><a title="Metalogismo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Metalogismo" target="_blank" rel="noopener">metalogismi</a>, che consistono in modificazioni logiche, cioè del valore logico di una frase nel suo complesso.</li>
</ul>
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		<title>Aristotele &#8211; Ethos, Logos, Pathos &#8211;  le tre categorie di analisi della comunicazione persuasiva, del primo vero Scienziato della Comunicazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[DR. DANIELE TREVISANI]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Oct 2013 09:00:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ethos, Logos, Pathos: le prime tre variabili fondamentali per analizzare un messaggio persuasivo e la comunicazione persuasiva Se una persona ama definirsi scienziato deve procedere nel &#8220;variables reasoning&#8220;, il ragionamento per variabili. Deve quindi prendere un risultato, chiedersi quali fattori lo possono determinare, e testarli. il Greco Aristotele (Stagira, 384 a.C. o 383 a.C.[2] – &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h1>Ethos, Logos, Pathos: le prime tre variabili fondamentali per analizzare un messaggio persuasivo e la comunicazione persuasiva</h1>
<p lang="it">Se una persona ama definirsi scienziato deve procedere nel &#8220;<em>variables reasoning</em>&#8220;, il ragionamento per variabili. Deve quindi prendere un risultato, chiedersi quali fattori lo possono determinare, e testarli.</p>
<p lang="it">il Greco Aristotele (<a title="Stagira" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stagira" target="_blank" rel="noopener">Stagira</a>, <a title="384 a.C." href="https://it.wikipedia.org/wiki/384_a.C." target="_blank" rel="noopener">384 a.C.</a> o <a title="383 a.C." href="https://it.wikipedia.org/wiki/383_a.C." target="_blank" rel="noopener">383 a.C.</a><sup id="cite_ref-2" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Aristotele#cite_note-2" target="_blank" rel="noopener">[2]</a></sup> – <a title="Calcide" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Calcide" target="_blank" rel="noopener">Calcide</a>, <a title="322 a.C." href="https://it.wikipedia.org/wiki/322_a.C." target="_blank" rel="noopener">322 a.C.</a>) può essere considerato il primo Scienziato nelle Scienze della Comunicazione, grazie all&#8217;individuazione delle tre grandi categorie di variabili che rendono un messaggio persuasivo ed efficace.</p>
<p lang="it">__________________</p>
<p lang="it">Approfondimenti sulle variabili, da fonte Wikipedia</p>
<p lang="it">Diversamente da Platone che le rifiutava il titolo di <i>techne</i>, <a title="Aristotele" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Aristotele" target="_blank" rel="noopener">Aristotele</a> definì la retorica «la facoltà di scoprire il possibile mezzo di persuasione riguardo a ciascun soggetto».<sup id="cite_ref-35"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica#cite_note-35" target="_blank" rel="noopener">[35]</a></sup> Egli distolse l&#8217;attenzione dal considerare la retorica una mera arte della persuasione, incentrando invece l&#8217;analisi sullo studio dei mezzi di persuasione, strumenti indipendenti dall&#8217;oggetto dell&#8217;argomentare.<sup id="cite_ref-36"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica#cite_note-36" target="_blank" rel="noopener">[36]</a></sup> La retorica riacquista così una funzione propria, autonoma dalla filosofia e in stretta relazione con la <a title="Dialettica" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dialettica" target="_blank" rel="noopener">dialettica</a>, della quale è da considerare la controparte. Il merito di Aristotele è quello di aver raccolto in un sistema organico tutte le scoperte fatte fino ad allora dai retori, sottolineando come la retorica debba essere una tecnica rigorosa</p>
<h1 id="firstHeading">Ethos</h1>
<div id="bodyContent">
<div id="mw-content-text" dir="ltr" lang="it">
<p><b>Ethos</b> (ἦθος) è un termine <a title="Grecia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Grecia" target="_blank" rel="noopener">greco</a> originariamente significante &#8220;il posto da vivere&#8221; che può essere tradotto in diversi modi. Può significare &#8220;inizio&#8221;, &#8220;apparire&#8221;, &#8220;disposizione&#8221; e da qui &#8220;carattere&#8221; o &#8220;temperamento&#8221;. Dalla stessa radice greca deriva il termine <i>ethikos</i> (ἠθικός) che significa &#8220;teoria del vivere&#8221;, da cui il termine moderno <a title="Etica" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Etica" target="_blank" rel="noopener">etica</a>.</p>
<p>In <a title="Retorica" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Retorica" target="_blank" rel="noopener">retorica</a> <i>ethos</i> è uno dei tre modi di persuasione; gli altri sono <a title="Logos" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Logos" target="_blank" rel="noopener">logos</a> e <a title="Pathos" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pathos" target="_blank" rel="noopener">pathos</a> e sono indicati nella <i>Retorica</i> di <a title="Aristotele" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Aristotele" target="_blank" rel="noopener">Aristotele</a> come componenti del ragionamento. Per prima cosa l&#8217;oratore deve instaurare <i>ethos</i>. Da un canto questo può voler dire capacità morale, ma Aristotele amplia il significato sino a includere competenza e conoscenza. Egli rimarca espressamente che l&#8217; <i>ethos</i> sarà raggiunto soltanto da quello che l&#8217;oratore dice e non da ciò che la gente pensava del suo carattere prima che egli cominciasse a parlare. Questa asserzione è spesso confutata e altri scrittori di retorica sostengono che l&#8217; <i>ethos</i> è connesso alla morale e alla storia dell&#8217;oratore (cfr. <a title="Isocrate" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Isocrate" target="_blank" rel="noopener">Isocrate</a>).</p>
<p>Quando dobbiamo decidere se un argomento è utile, bisogna chiedersi che <i>ethos</i> l&#8217;oratore sia riuscito a stabilire. Violazioni dell&#8217;<i>ethos</i> possono implicare le seguenti situazioni:</p>
<ul>
<li>L&#8217;oratore ha un diretto interesse nell&#8217;uscire da una discussione (per esempio una persona si dichiara innocente di un crimine del quale è stato accusato);</li>
<li>L&#8217;oratore ha un interesse particolare per uscire dalla discussione;</li>
<li>L&#8217;oratore non ha competenza (per esempio un avvocato nel parlare della diminuzione della forza di gravità in un&#8217;astronave sarà meno convincente di un astronauta).</li>
</ul>
<p>Si sarà notato che respingere un argomento basato sulle suddette violazioni dell&#8217;<i>ethos</i> è un errore formale che invalida il respingimento dell&#8217;argomento.</p>
</div>
</div>
<h1></h1>
<h1 id="firstHeading">Pathos</h1>
<div id="bodyContent">
<p><i><b>Pathos</b></i> [πάθος, pathos] (dal greco πάσχειν &#8220;<i>paschein</i>&#8220;, letteralmente &#8220;soffrire&#8221; o &#8220;emozionarsi&#8221;; <a title="Aggettivo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Aggettivo" target="_blank" rel="noopener">aggettivo</a>: &#8220;patetico&#8221; da παθητικός) è una delle due forze che regolano l&#8217;animo umano secondo il <a title="Filosofia greca" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Filosofia_greca" target="_blank" rel="noopener">pensiero greco</a>. Esso si oppone al <i><a title="Logos" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Logos" target="_blank" rel="noopener">Logos</a></i>, che è la parte razionale. Il Pathos infatti corrisponde alla parte irrazionale dell&#8217;<a title="Anima" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Anima" target="_blank" rel="noopener">animo</a>. Esso può avere sia connotazione positiva, sia negativa a seconda del contesto (il verbo πάσχειν è, infatti, una vox media). Può indicare, quindi, sia il sentimento come affezione dell&#8217;animo, sia un effetto-mezzo utilizzato per creare la partecipazione empatica del pubblico (συμπάθεια &#8220;sumpatheia&#8221;, letteralmente &#8220;conformità di sentire&#8221; o &#8220;simpatia&#8221;).</p>
<p>Per gli antichi greci questa &#8220;forza emotiva&#8221; era strettamente collegata alle realtà <a title="Dioniso" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dioniso" target="_blank" rel="noopener">dionisiache</a> o comunque dei riti misterici. Per questo il Pathos indicava tutti gli istinti irrazionali che legano l&#8217;uomo alla sua natura animale e gli impediscono di innalzarsi al livello divino.</p>
<p>Nell&#8217;<a title="Lingua italiana" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_italiana" target="_blank" rel="noopener">Italiano</a> moderno può assumere il significato di carica emotiva e di commozione derivati dalle <a class="mw-redirect" title="Rappresentazioni teatrali" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Rappresentazioni_teatrali" target="_blank" rel="noopener">rappresentazioni teatrali</a> e delle arti figurative in genere, il sentimento insito in un&#8217;opera. In <a class="mw-redirect" title="Epica" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Epica" target="_blank" rel="noopener">epica</a>, quando si parla di <i>pathos</i>, si intendono quelle sequenze della vicenda più cariche di emozioni, come quando si descrive qualcosa di triste, una sofferenza.</p>
<h2><span id="Retorica" class="mw-headline">Retorica</span></h2>
<p>Nella “Retorica”, <a title="Aristotele" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Aristotele" target="_blank" rel="noopener">Aristotele</a> identifica tre modalità artistiche di persuasione il <i>pathos,</i> l&#8217;<i><a title="Ethos" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ethos" target="_blank" rel="noopener">ethos</a></i> e il <i><a title="Logos" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Logos" target="_blank" rel="noopener">logos</a></i>. Il pathos si rivela nell&#8217;emozione suscitata nell&#8217;ascoltatore.</p>
<p>Le reazioni emozionali possono avvenire in due diversi modi:</p>
<ul>
<li>con una <a title="Metafora" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Metafora" target="_blank" rel="noopener">metafora</a> o con il racconto di un <a title="Aneddoto" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Aneddoto" target="_blank" rel="noopener">aneddoto</a>;</li>
<li>con l&#8217;uso di un intercalare pregno di <a class="mw-redirect" title="Passione (sentimento)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Passione_%28sentimento%29" target="_blank" rel="noopener">passione</a> nell&#8217;avanzare di un discorso.</li>
</ul>
<p>Aristotele identifica l’introduzione e la conclusione come due delle parti più importanti per suscitare emozioni in ogni discorso persuasivo.</p>
<p>Nel primo capitolo de&#8217; &#8220;La Retorica&#8221;, affronta il modo in cui “gli uomini cambiano la propria opinione in base ai loro giudizi. Come tali, le emozioni hanno specifiche cause ed effetti” (Libro 2.1.2-3). <a title="Aristotele" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Aristotele" target="_blank" rel="noopener">Aristotele</a> identifica il pathos come uno dei tre essenziali modi di persuasione affermando che “capire le emozioni vuol dire dare loro un nome e descriverle, conoscere le loro cause e il modo in cui sono espresse”. <a title="Aristotele" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Aristotele" target="_blank" rel="noopener">Aristotele</a> postula che, oltre al pathos, l’oratore deve anche disporre di un buon ethos, affinché abbia credibilità (Libro 2.1.9).</p>
<p>Aristotele specifica quali sono le emozioni utili all’oratore (Libro 2.2.27). Così facendo, egli si focalizza su <i>chi, a chi e perché</i>, affermando che “non basta conoscere uno o anche due di questi punti; finché non li conosciamo tutti e tre, non saremo in grado di suscitare la rabbia in qualcuno. La stessa cosa vale per le altre emozioni”. Aristotele, inoltre, combina un’emozione con un’altra affinché possano neutralizzarsi a vicenda. Per esempio, si potrebbero accostare tristezza e felicità (Libro 2.1.9).</p>
<p>Con queste premesse, Aristotele sostiene che il retore debba conoscere l’intera situazione e il pubblico che gli si presenta per capire come impostare il suo discorso e suscitare determinate emozioni affinché possa raggiungere i suoi obiettivi. Le teoria del pathos di Aristotele ha tre punti principali: il modo di pensare del pubblico, la diversa concezione delle emozioni in ogni persona e l’influenza che ha l’oratore sulle emozioni del pubblico. Aristotele considera l’ultimo di questi come obiettivo finale del pathos. Allo stesso modo, delinea l’importanza individuale delle emozioni persuasive, così come l’efficacia combinata di queste nel pubblico. Inoltre, egli discute sul piacere e sul dolore in relazione alle reazioni che queste due emozioni causano in un ascoltatore. Secondo Aristotele, le emozioni variano da persona a persona. Perciò, sottolinea l’importanza di capire gli specifici contesti sociali in modo da utilizzare con successo il pathos come metodo di persuasione.</p>
<p>Aristotele, inoltre, conia il termine παθημάτων κάθαρσιν (<i>&#8220;pathemáton kátharsin&#8221;</i>, letteralmente &#8220;la purificazione che è propria di quei patimenti&#8221;) in merito alle tragedie nella sua opera &#8220;<a title="Poetica (Aristotele)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Poetica_%28Aristotele%29" target="_blank" rel="noopener">Dell&#8217;arte poetica</a>&#8220;. Si tratta di quei patimenti che vengono espressi attraverso gli attori e sono recepiti dal pubblico, portando quest&#8217;ultimo alla catarsi, ovvero la purificazione, delle emozioni suscitate.</p>
<h2><span id="Apollineo_e_Dionisiaco" class="mw-headline">Apollineo e Dionisiaco</span></h2>
<p>Nella cultura greca, accanto alla visione del mondo caratterizzata dal buon senso, esiste la visione <a title="Orfismo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Orfismo" target="_blank" rel="noopener">orfica &#8211; dionisiaca</a> che rappresenta l&#8217;aspetto interiore e spesso inquietante della grecità e che costituisce l&#8217;argomento di alcuni miti e rituali orgiastici. Questi due elementi dello spirito greco, a cui fa riferimento Nietzsche all&#8217;interno della sua opera &#8220;La nascita della tragedia dallo spirito della musica&#8221; (1872), distinti e contrapposti, ma in rapporto costante e interconnesso tra loro vengono definiti rispettivamente &#8220;apollineo&#8221; e &#8220;dionisiaco&#8221;. Il termine apollineo deriva dal Dio <a title="Apollo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Apollo" target="_blank" rel="noopener">Apollo</a>, importante divinità collegata al sole e alla bellezza. Egli è il Dio di tutte le facoltà figurative, patrono del bello e splendore dell&#8217;intimo mondo della fantasia. Questo termine fa subito riferimento ad una bellezza statuaria ma può anche collegarsi alla delicata poesia. Lo spirito <a class="mw-redirect" title="Apollineo e dionisiaco" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Apollineo_e_dionisiaco" target="_blank" rel="noopener">Apollineo</a> è basato sulla ragione e sulla repressione degli istinti naturali. Nell&#8217;arte viene rappresentato nella scultura e nell&#8217;architettura. Il termine <a class="mw-redirect" title="Apollineo e dionisiaco" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Apollineo_e_dionisiaco" target="_blank" rel="noopener">dionisiaco</a>, al contrario, è basato su un forte entusiasmo per la vita, l&#8217;uomo gode completamente degli aspetti naturali e del proprio corpo. Questi due aspetti si sono concretizzati nella tragedia greca. Sulle due divinità, <a title="Apollo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Apollo" target="_blank" rel="noopener">Apollo</a> e <a title="Dioniso" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dioniso" target="_blank" rel="noopener">Dioniso</a>, è fondata la nostra teoria, tra l&#8217;arte plastica di Apollo e l&#8217;arte non figurativa della musica di Dioniso. I due istinti, diversi e contrapposti, sono interconnessi al fine di trasmettere quel contrasto che l&#8217;arte riesce a risolvere solo apparentemente.</p>
<h2><span id="Teatro" class="mw-headline">Teatro</span></h2>
<p>Il dramma è azione. La recitazione è movimento. L&#8217;attore parla, questa è la sua passione. Passione e teatro danno vita al meraviglioso teatro passionale.</p>
<p>Significative sono le tragedie di <a title="William Shakespeare" href="https://it.wikipedia.org/wiki/William_Shakespeare" target="_blank" rel="noopener">William Shakespeare</a>; in Amleto il &#8220;pathos&#8221; è dato sia dalla drammaticità del testo, sia dal dibattersi del protagonista tra istinti passionali e scelte razionali. Il soliloquio &#8220;<a class="mw-redirect" title="To be or not to be" href="https://it.wikipedia.org/wiki/To_be_or_not_to_be" target="_blank" rel="noopener">to be or not to be</a>&#8221; ne è esempio emblematico. Il drammaturgo esprime le passioni attraverso la forza della parola, l&#8217;attore interpreta il testo immedesimandosi nel ruolo, ricorrendo alla espressività del tono della voce e della gestualità. L&#8217;Amleto è una tragedia mancata poiché, essa presenta un personaggio dominato da un &#8220;pathos&#8221; incomprensibile.</p>
<p>Un esponente del teatro moderno è <a title="Eduardo De Filippo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Eduardo_De_Filippo" target="_blank" rel="noopener">Eduardo De Filippo</a>; nelle sue commedie vi è sia l&#8217;elemento comico, che produce la risata nello spettatore, sia l&#8217;elemento drammatico che porta lo spettatore a riflettere.</p>
<p>Eduardo mostra il pathos sottolineando le diversità culturali, sociali, umane; mentre la comicità è rappresentata da contrasti e giochi di parole.</p>
<h2><span id="Arte" class="mw-headline">Arte</span></h2>
<div class="thumbinner">
<p><a class="image" href="https://it.wikipedia.org/wiki/File:Arte_romana,_ercole,_II-III_secolo_da_un_originale_greco_di_skopas_del_370-350_ac..JPG" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="thumbimage" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/8/84/Arte_romana%2C_ercole%2C_II-III_secolo_da_un_originale_greco_di_skopas_del_370-350_ac..JPG/97px-Arte_romana%2C_ercole%2C_II-III_secolo_da_un_originale_greco_di_skopas_del_370-350_ac..JPG" alt="" width="97" height="272" /></a></p>
<div class="thumbcaption"></div>
</div>
<div class="thumb tright">
<div class="thumbinner">
<div class="thumbcaption">Arte romana, ercole, II-III secolo da un originale greco di skopas del 370-350 ac</div>
</div>
</div>
<div class="thumb tleft">
<div class="thumbinner">
<p><a class="image" href="https://it.wikipedia.org/wiki/File:Giotto_-_Scrovegni_-_-36-_-_Lamentation_%28The_Mourning_of_Christ%29.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="thumbimage" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/4/40/Giotto_-_Scrovegni_-_-36-_-_Lamentation_%28The_Mourning_of_Christ%29.jpg/185px-Giotto_-_Scrovegni_-_-36-_-_Lamentation_%28The_Mourning_of_Christ%29.jpg" alt="" width="185" height="171" /></a></p>
<div class="thumbcaption"></div>
</div>
</div>
<div class="thumb tleft">
<div class="thumbinner">
<div class="thumbcaption">Giotto, <i><a title="Compianto sul Cristo morto (Giotto)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Compianto_sul_Cristo_morto_%28Giotto%29" target="_blank" rel="noopener">Compianto sul Cristo morto</a></i>, Cappella degli Scrovegni, Padova</div>
</div>
</div>
<p>Il Πάθος (gr. sofferenza), quando è presente in un’opera d’arte, indica una complicata reazione che suscita emozione e al contempo commozione con un’immedesimazione nel personaggio o nella situazione espressa.</p>
<p>Per la prima volta si parla di Πάθος con lo scultore ed architetto greco <a title="Skopas" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Skopas" target="_blank" rel="noopener">skopas</a> che ebbe il merito di introdurre l’emozione umana, fino a quel momento poco esplorata.</p>
<p>Il vero Πάθος però arriverà solo con lo spettacolo di dolore ed afflizione del suggestivo gruppo ellenistico di <a class="mw-redirect" title="Laocoonte ed i suoi figli" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Laocoonte_ed_i_suoi_figli" target="_blank" rel="noopener">Laocoonte ed i suoi figli</a> dilaniati dai serpenti marini inviati da <a title="Atena" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Atena" target="_blank" rel="noopener">atena</a>, per portare a termine il volere degli dei. Questo però fu un caso isolato poiché bisognerà aspettare oltre milletrecento anni per il rimanifestarsi di una sofferenza con l’enfasi precedente. Ed è proprio con il pittore <a title="Giotto" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giotto" target="_blank" rel="noopener">giotto</a> che si riaffermano le emozioni e le afflizioni, rappresentate nell’affresco <a title="Compianto sul Cristo morto (Giotto)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Compianto_sul_Cristo_morto_%28Giotto%29" target="_blank" rel="noopener">Compianto sul Cristo morto (Giotto)</a>, appartenente al ciclo della <a title="Cappella degli Scrovegni" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cappella_degli_Scrovegni" target="_blank" rel="noopener">cappella degli Scrovegni</a>.</p>
<p>Un esempio significativo di fine <a title="500" href="https://it.wikipedia.org/wiki/500" target="_blank" rel="noopener">&#8216;500</a> inizio &#8216;<a title="600" href="https://it.wikipedia.org/wiki/600" target="_blank" rel="noopener">600</a> sono le opere di <a title="Caravaggio" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Caravaggio" target="_blank" rel="noopener">Caravaggio</a>, in cui l’artista esprime un forte sentimento interiore; infatti nelle sue opere è possibile percepire ogni sfumatura delle emozioni umane.</p>
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<p><a class="image" href="https://it.wikipedia.org/wiki/File:Laocoon_and_His_Sons.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="thumbimage" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/b/bd/Laocoon_and_His_Sons.jpg/201px-Laocoon_and_His_Sons.jpg" alt="" width="201" height="181" /></a></p>
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<div class="thumbcaption">Laocoonte e i suoi figli</div>
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<h2><span id="Letteratura_italiana" class="mw-headline">Letteratura italiana</span></h2>
<p>Non esiste nella letteratura italiana un autore o una corrente letteraria che parli propriamente di pathos, ma si può trovare nella drammaticità che ricorre frequentemente nel <a class="mw-redirect" title="Movimento crepuscolare" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Movimento_crepuscolare" target="_blank" rel="noopener">Movimento crepuscolare</a>, di cui il massimo esponente è <a title="Sergio Corazzini" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Corazzini" target="_blank" rel="noopener">Sergio Corazzini</a>, a causa delle drammatiche vicende autobiografiche: un&#8217;infanzia difficile per il tracollo economico della famiglia piccolo-borghese, l&#8217;impegno monotono in una compagnia di assicurazioni e la malattia. Il suo pensiero poetico è incentrato sulle &#8220;piccole cose&#8221;, dietro le quali si nasconde il vuoto tipico dei poeti crepuscolari. Da un lato i suoi versi esprimono un malinconico desiderio per la vita negatagli dalla malattia, dall&#8217;altro un triste ritrarsi dall&#8217;esistenza presente, perché priva prospettive future. In &#8220;Desolazione del povero poeta sentimentale&#8221; esprime tutta la sua sofferenza dietro la figura del piccolo fanciullo che piange, nascondendo l&#8217;impossibilità di essere chiamato poeta. Un altro esempio di alta drammaticità è la vicenda di <a title="Clorinda (personaggio)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Clorinda_%28personaggio%29" target="_blank" rel="noopener">Clorinda</a>, la bella e valorosa guerriera saracena, personaggio del capolavoro tassiano <a class="mw-redirect" title="La Gerusalemme liberata" href="https://it.wikipedia.org/wiki/La_Gerusalemme_liberata" target="_blank" rel="noopener">La Gerusalemme liberata</a>, uno degli episodi più tragici dell’opera. Clorinda, morente, pronuncia parole di fede nei confronti dell’amato eroe cristiano <a title="Tancredi di Galilea" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tancredi_di_Galilea" target="_blank" rel="noopener">Tancredi di Galilea</a>. L’intero episodio è caratterizzato da un intenso pathos che raggiunge il suo culmine nella solitudine finale dell’eroe cristiano sconsolata e miserabile.</p>
<h2><span id="Letteratura_latina" class="mw-headline">Letteratura latina</span></h2>
<p>La lirica latina produce una poesia riflessiva e difficile, in cui il racconto avventuroso assume tratti tipicamente eroici, con accentuazione del πάθος, ma anche con una spiccata tendenza all&#8217;approfondimento psicologico dei personaggi tale da farli apparire grandiosi e allo stesso tempo cupi. I <a class="mw-redirect" title="Poesia latina" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Poesia_latina" target="_blank" rel="noopener">poeti latini</a> prendono spunto dai <a title="Lirica greca" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lirica_greca" target="_blank" rel="noopener">lirici greci</a> e dagli Alessandrini nella molteplicità di ritmi metrici e nei contenuti che spaziano dall&#8217;<a class="mw-redirect" title="Epopea" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Epopea" target="_blank" rel="noopener">epopea</a> amorosa a quella <a title="Mito" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mito" target="_blank" rel="noopener">mitologica</a>. Troveremo infatti, da un lato, le <a title="Satire (Orazio)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Satire_%28Orazio%29" target="_blank" rel="noopener">Satire</a> e le <a title="Epistole" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Epistole" target="_blank" rel="noopener">Epistole</a> di Orazio, componimenti in esametri di ispirazione moralizzante, dall&#8217;altro le <a title="Odi (Orazio)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Odi_%28Orazio%29" target="_blank" rel="noopener">Odi</a>, <a title="Canto (metrica)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Canto_%28metrica%29" target="_blank" rel="noopener">canti</a> <a class="mw-redirect" title="Lirica (poesia)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lirica_%28poesia%29" target="_blank" rel="noopener">lirici</a> dedicati alla virtù romana e all&#8217;amore. Tipica della poesia lirica è pure la ricerca del “pathos” cioè della tensione drammatica e della solennità. Al centro di tutte le tragedie di Seneca, ad esempio, vi è la rappresentazione dello scatenarsi rovinoso di sfrenate passioni non dominate dalla ragione; infatti da un lato agisce la ragione di cui si fanno portavoce personaggi che cercano di dissuadere i protagonisti dai loro insani propositi e, dall’altra, il furor cioè l’impulso irrazionale, la passione ( amore, odio, gelosia, ira e rancore), la morte della ragione e disintegrazione della personalità interiore. L’accentuazione degli elementi cupi serve per raggiungere il significato pedagogico e morale. Questa accezione di pathos è presente nei frammenti rimanenti di Livio Andronico. Il pathos può assumere varie forme e in <a title="Gaio Valerio Catullo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Gaio_Valerio_Catullo" target="_blank" rel="noopener">Gaio Valerio Catullo</a> esso si manifesta attraverso la fusione linguistica di vocaboli attinti dal linguaggio plebeo e dalla cultura più raffinata. Il pathos catulliano è presente sia nei carmi dedicati all’amata nei quali vi è lo scontro tra amore e passione e odio e razionalità, come nel testo &#8220;<a title="Odi et amo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Odi_et_amo" target="_blank" rel="noopener">Odi et amo</a>&#8220;.</p>
<blockquote><p>&#8220;Odi et amo. quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior.&#8221;</p></blockquote>
<blockquote><p>Trad: &#8220;Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile; non so, ma è proprio così e mi tormento.&#8221; S. Quasimodo.</p></blockquote>
<p>Il carme101, ad esempio, mette in evidenza il compianto per la morte del fratello, ma anche una contrapposizione tra dolcezza e rimpianto per la sua perdita, oltre che una stanca rassegnazione e dolore derivante dall&#8217;amara consapevolezza della morte. In poeti elegiaci di età augustea, come <a title="Albio Tibullo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Albio_Tibullo" target="_blank" rel="noopener">Albio Tibullo</a> e <a title="Sesto Properzio" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sesto_Properzio" target="_blank" rel="noopener">Sesto Properzio</a>, l’amore è un morbus, malum, servitium e rende l’uomo addolorato come cantato anche da Catullo. Il pathos è scaturito dal turbamento del tradimento della donna amata e dalla gelosia. In <a class="mw-redirect" title="Ovidio" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ovidio" target="_blank" rel="noopener">Ovidio</a> invece prevale il carattere erotico-mondano; in egli il pathos amoroso diventa lusus o ludus, un gioco incostante che fa parte dell’Ars Amatoria.</p>
<h2><span id="Pathos_in_Cartesio" class="mw-headline">Pathos in Cartesio</span></h2>
<p>Le passioni sono definite da <a title="Cartesio" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cartesio" target="_blank" rel="noopener">Cartesio</a> «percezioni, o sentimenti o emozioni dell’anima che si riferiscono particolarmente all’anima stessa e sono causate, mantenute o rafforzate da qualche movimento degli spiriti».</p>
<p>La fisica cartesiana giunge a considerare macchine ogni organismo animale. Tra questi solo l’uomo risulta fornito di un’anima spirituale, che viene definita <i>sostanza pensante</i>. Si apre dunque il problema dell’interazione tra anima e corpo, due elementi concepiti da <a title="Cartesio" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cartesio" target="_blank" rel="noopener">Cartesio</a> nettamente distinte.</p>
<p>L’anima dell’uomo viene pensata come messa in relazione al corpo, ma la difficoltà sta nell’immaginare un movimento che si traduce in impulsi che a loro volta si traducono in sensazioni.</p>
<p>Intraprendendo un’approfondita ricerca sui due principali organi umani, il cuore e il cervello, Cartesio individua il punto di contatto tra queste due dimensioni nella ghiandola pineale, sede dell’anima e delle passioni, realtà assolutamente incorporea che “spinge” la ghiandola o ne subisce il movimento e sollecitazioni tradotte in sensazioni.</p>
<p>Contrariamente alle sensazioni, le passioni, pur scaturendo anch’esse dal corpo, sono poste in riferimento all’anima, che non avendole causate non può interagire con esse se non contrastandole riguardo ciò che è bene e ciò che è male e, partendo da questo punto, orientare l’azione morale.</p>
<p>Per Cartesio esistono sei passioni primitive: meraviglia, amore, odio, desiderio, gioia e tristezza.</p>
<p>«La meraviglia è una sorpresa improvvisa dell’anima», scrive Cartesio. Poiché la meraviglia deriva dall’<i>impressione</i> che il cervello ha e a cui attribuisce un determinato peso. La particolarità della meraviglia non ha nulla a che vedere con la modificazione del cuore e del sangue, poiché per oggetto non vi è né bene né male ma solo conoscenza: tutto dipende dalla conoscenza acquisita attraverso i nostri organi.</p>
<p>Quando prova amore l’anima è agitata da passioni diverse, definite <i>passioni complementari</i> o <i>alternative</i>. Cartesio descrive l’amore come una cura per il corpo e per l’anima in quanto favorisce la digestione e il battito cardiaco, durane la fase dell’innamoramento, è ampio e regolare. In contrapposizione all’amore, si pone l’odio che provoca una pungente sensazione nel petto ed è negativo per la salute sia dell’anima sia del corpo in quanto induce a eliminare i cibi ingeriti e lo stomaco viene meno alla propria funzione.</p>
<p>Il desiderio non è altro che la volontà di ottenere qualche bene o di sfuggire a qualche male e fornisce al cervello impulsi più violenti, aumentando il battito cardiaco.</p>
<p>La gioia è provocata dalla dilatazione delle arterie principali che inducono il sangue a scorrere più velocemente producendo pensieri e immagini gai e tranquilli. In opposizione alla gioia vi è la tristezza che fa diminuire la quantità di sangue che scorre nelle vene limitando l’arrivo di pensieri idilliaci al cervello che, di conseguenza, produce pensieri spiacevoli.</p>
<p>Cartesio conclude i suoi ragionamenti filosofici postulando il dominio della ragione sui sensi e sulle passioni.</p>
<h2><span id="Pathos_in_Pascal" class="mw-headline">Pathos in Pascal</span></h2>
<p>Per Pascal la questione più importante dell’uomo è l’interrogazione filosofica sul senso dell’esistenza e al suo relativo destino. Pur riconoscendo la validità del metodo razionalistico in campo scientifico, ritiene che lo stesso non dia risposte esaustive riguardo l’esistenza. Pertanto, Pascal crede che cuore e fede (che assumono una valenza intellettiva e non sentimentale) siano superiori alla ragione: sono infatti questi che “sentono” le ragioni dell’esistenza.</p>
<p><i>“Gli stoici dicono: “Rientrate in voi stessi; è lì che troverete la vostra quiete”. E ciò non è vero. Gli altri dicono: “Uscite al di fuori; cercate la felicità, divertendovi”. E ciò non è vero. La felicità non è né fuori di noi, né dentro di noi; è in Dio, e fuori e dentro di noi.” (Pensieri, 391)</i></p>
<p>La passione in Pascal è quindi la fiducia cieca nel divino, che però non va contro la ragione, semplicemente la sorpassa; nell’uomo ragione e cuore convivono. Conoscere attraverso la fede è il primo passo verso la conoscenza effettiva e solo successivamente interviene la ragione. Pascal sa che gli uomini, basandosi sulla ragione, potranno solamente arrivare alla consapevolezza dei propri limiti, ma non a trovare il senso vero e ultimo dell&#8217;esistenza umana. L&#8217;uomo è quindi consapevole del suo stato e si riconosce infelice, soffre costantemente proprio per la presenza dei suoi limiti.</p>
<p><i>“L&#8217;uomo non è che una canna, la più debole della natura; ma è una canna pensante. Non c&#8217;è bisogno che tutto l&#8217;universo s&#8217;armi per schiacciarlo: un vapore, una goccia d&#8217;acqua basta a ucciderlo. Ma, anche se l&#8217;universo lo schiacciasse, l&#8217;uomo sarebbe ancor più nobile di chi lo uccide, perché sa di morire e conosce la superiorità dell&#8217;universo su di lui; l&#8217;universo invece non ne sa niente. Tutta la nostra dignità consiste dunque nel pensiero. È con questo che dobbiamo nobilitarci e non già con lo spazio e il tempo che potremmo riempire. Studiamoci dunque di pensare bene: questo è il principio della morale.” (Pensieri, 347)</i></p>
<p>Questo è quello che distingue dagli animali dagli uomini. Le altre creature non sanno di esistere:</p>
<p><i>“La grandezza dell’uomo è così evidente che si deduce anche dalla sua miseria. Infatti ciò che è natura negli animali lo chiamiamo miseria nell’uomo. Dal che deduciamo che essendo oggi la sua natura simile a quella degli animali, egli è decaduto da una migliore natura che un tempo gli era propria.” (Pensieri, 409)</i></p>
<p>Il pensiero che distingue l’essere umano è dunque la drammatica autocoscienza della sua miseria, che alla fine però ne nobilita l’infelicità.</p>
<p><i>“Nulla è così insopportabile all’uomo come essere in pieno riposo, senza passioni, senza faccende, senza svaghi, senza occupazione. Egli sente allora la sua nullità, il suo abbandono, la sua insufficienza, la sua dipendenza la sua impotenza, il suo vuoto. E subito sorgeranno dal fondo della sua anima il tedio, l’umor nero, la tristezza, il cruccio, il dispetto, la disperazione.” (Pensieri,352)</i></p>
<p>Per non sentire il peso dei suoi limiti, della “sua insufficienza”, l’uomo si dedica a delle passioni. Le passioni, definite <i>divertissement</i>, sono degli stratagemmi dell’uomo per tutelarsi dalla sofferenza, per sottrarsi alla consapevolezza della propria miseria e agli interrogativi circa la vita e la morte.</p>
<p><i>“Gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, la miseria, l’ignoranza, hanno creduto meglio, per essere felici, di non pensarci.” (Pensieri, 168)</i></p>
<p>.</p>
<h2><span id="Il_pathos_in_Hobbes" class="mw-headline">Il pathos in Hobbes</span></h2>
<p>Da un&#8217;accurata analisi della realtà, <a class="mw-redirect" title="Hobbes" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Hobbes" target="_blank" rel="noopener">Hobbes</a>, giunge alla constatazione della natura umana, caratterizzata da una bramosia naturale, dove ogni individuo è mosso dall&#8217;istinto di sopravvivenza e sopraffazione e tende a conservare se stesso.&#8221;<a title="Homo homini lupus" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Homo_homini_lupus" target="_blank" rel="noopener">Homo homini lupus</a>&#8221; l&#8217;uomo è lupo per l&#8217;altro uomo. Questa condizione che si verificherebbe nello stato di natura, si esplica nel &#8220;<a title="Bellum omnium contra omnes" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bellum_omnium_contra_omnes" target="_blank" rel="noopener">bellum omnium contra omnes</a>&#8221; all&#8217;interno del quale, tutti gli uomini animati dalle loro passioni finirebbero, inesorabilmente, per eliminarsi a vicenda. Per assicurare la propria conservazione, ogni individuo sopprime la parte dell&#8217;animo irrazionale che lo porterebbe ad agire secondo la propria reale natura. Servendosi della ragione, gli uomini stipulando un patto cedono parte della propria libertà e dei propri dirriti ad una sovranità che diventa galante della sicurezza e della conservazione di ogni individuo. Il pathos in Hobbes quindi, scaturisce dall&#8217;eterno conflitto tra l&#8217;istinto che porterebbe gli uomini a soddisfare i propri bisogni entrando in conflitto gli uni con gli altri; e la ragione che ha il compito di garantire la conversazione dell&#8217;umanità.</p>
<h2><span id="Scienze" class="mw-headline">Scienze</span></h2>
<p>Con il termine “Pathos” (Πάθος<i>)</i> è possibile riferirsi ad altre sensazioni dell’animo che coinvolgono anche altri ambiti, come quello biologico, medico e psicologico.</p>
<ul>
<li>In ambito biologico tutte le manifestazioni emotive del <a title="Sistema nervoso autonomo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_nervoso_autonomo" target="_blank" rel="noopener">Sistema nervoso autonomo</a> appartengono alla sfera dell’inconscio e quando il nostro corpo manifesta movimenti del sistema nervoso autonomo, mostra la nostra parte inconscia. Il sistema nervoso autonomo è composto dal <a class="mw-redirect" title="Sistema ortosimpatico" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_ortosimpatico" target="_blank" rel="noopener">Sistema ortosimpatico</a> (o simpatico) e del <a class="mw-redirect" title="Sistema parasimpatico" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_parasimpatico" target="_blank" rel="noopener">Sistema parasimpatico</a><i>.</i> Il significato attuale del termine simpatico corrisponde alla sua etimologia: dal gr. <i>συν</i> -&gt; <i>con, insieme</i> più Πάθος <i>-&gt; passione</i> cioè “in relazione con gli stati affettivi”.</li>
<li>In ambito medico il termine Pathos è riconducibile alla <i>Scienza che tratta dei disordini relativi alla disposizione materiale degli organi del corpo umano e alle loro funzioni</i> denominata <a title="Patologia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Patologia" target="_blank" rel="noopener">Patologia</a>, dal gr. <i>Παθολογία</i> composta da Πάθος<i>-&gt; malattia, sofferenza e Λόγος-&gt;</i> discorso.</li>
<li>Riconducibile alla radice <i>Παθ</i> derivante dal verbo <i>πάσχω</i>= soffrire, è il termine <i>Patema</i> che indica delle particolari sofferenze dell’animo. “Patema d’animo” è la classica espressione per indicare lo stato di angoscia, di preoccupazione e di afflizione del singolo individuo che porta allo scaturire di stabilità psicologica.</li>
</ul>
<div id="mw-content-text" dir="ltr" lang="it">
<h1>Logos</h1>
<p><b>Logos</b> (in <a title="Lingua greca" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_greca" target="_blank" rel="noopener">greco</a>: λόγος) deriva dal greco λέγω (<i>légο</i>) che significa scegliere, raccontare, enumerare, parlare, pensare<sup id="cite_ref-1" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Logos#cite_note-1" target="_blank" rel="noopener">[1]</a></sup>. I termini latini corrispondenti (<i>ratio</i>, <i>oratio</i>) si rifanno con il loro significato di <i>calcolo</i>, <i>discorso</i> al senso originario della parola che successivamente ha assunto nella lingua greca molteplici significati: «stima, studio (come suffisso), apprezzamento, relazione, legame, proporzione, misura, ragion d&#8217;essere, causa, spiegazione, frase, enunciato, definizione, argomento, ragionamento, ragione, disegno».<sup id="cite_ref-2" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Logos#cite_note-2" target="_blank" rel="noopener">[2]</a></sup></p>
<h2><span id="Parlare_e_udire" class="mw-headline">Parlare e udire</span></h2>
<p>Secondo <a title="Martin Heidegger" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Martin_Heidegger" target="_blank" rel="noopener">Martin Heidegger</a> nella lingua greca antica i verbi parlare, dire, raccontare si riferivano non solo al sostantivo corrispondente <i>logos</i> ma anche al verbo <i>leghein</i> che significava anche conservare, raccogliere, accogliere ciò che viene detto e quindi ascoltare.</p>
<p>Nello sviluppo della cultura occidentale, a suo parere, il valore del pensare e del dire ha prevalso su quello dell&#8217;ascoltare mentre l&#8217;udire e il dire, come si riproponeva nel <a class="mw-redirect" title="Dialogo socratico" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dialogo_socratico" target="_blank" rel="noopener">dialogo socratico</a>, sono entrambi essenziali «L&#8217;udire autentico appartiene al logos. Perciò questo udire stesso è un leghein. In quanto tale, l&#8217;udire autentico dei mortali è in un certo senso lo stesso logos»<sup id="cite_ref-3" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Logos#cite_note-3" target="_blank" rel="noopener">[3]</a></sup><sup id="cite_ref-4" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Logos#cite_note-4" target="_blank" rel="noopener">[4]</a></sup></p>
<p>Lo stesso Heidegger ha individuato il significato di <i>raccolta</i>, nel termine derivato da <i>logos</i>: <i>silloge</i> riportandolo all&#8217;interpretazione del logos <a title="Eraclito" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Eraclito" target="_blank" rel="noopener">eracliteo</a>.</p>
<h2><span id="Filosofia_greca_antica" class="mw-headline">Filosofia greca antica</span></h2>
<h3><span id="Eraclito" class="mw-headline">Eraclito</span></h3>
<p>Da un frammento di <a title="Leucippo (filosofo)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Leucippo_%28filosofo%29" target="_blank" rel="noopener">Leucippo</a> sembra possa attribuirsi ad Eraclito un significato del Logos come &#8220;legge universale&#8221;<sup id="cite_ref-5" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Logos#cite_note-5" target="_blank" rel="noopener">[5]</a></sup> che regola secondo ragione e necessità tutte le cose:</p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td>« Nessuna cosa avviene per caso ma tutto secondo logos e necessità. »</td>
</tr>
<tr>
<td>(<small><a title="Leucippo (filosofo)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Leucippo_%28filosofo%29" target="_blank" rel="noopener">Leucippo</a>, fr.2</small>)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Agli uomini è stata rivelata questa legge ma essi continuano ad ignorarla anche dopo averla ascoltata.<sup id="cite_ref-6" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Logos#cite_note-6" target="_blank" rel="noopener">[6]</a></sup> Il Logos appartiene a tutti gli uomini ma in effetti ognuno di loro si comporta secondo una sua personale <i>phronesis</i>, una propria <a title="Saggezza" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Saggezza" target="_blank" rel="noopener">saggezza</a>.<sup id="cite_ref-7" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Logos#cite_note-7" target="_blank" rel="noopener">[7]</a></sup> I veri saggi invece sono quelli che riconoscono in loro il Logos e ad esso s&#8217;ispirano come fanno coloro che governano la città adeguando le leggi alla razionalità universale della legge divina.<sup id="cite_ref-8" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Logos#cite_note-8" target="_blank" rel="noopener">[8]</a></sup></p>
<p>Un ulteriore significato del logos inteso come &#8220;ascolto&#8221;<sup id="cite_ref-9" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Logos#cite_note-9" target="_blank" rel="noopener">[9]</a></sup> è nella affermazione di Eraclito che sostiene che molti non capiscono la sua &#8220;oscura&#8221; dottrina poiché si sforzano di ascoltare lui invece che il logos.</p>
<p>Secondo altri interpreti del pensiero eracliteo una dottrina del logos sembra non essere nella sua filosofia. Sia Platone che Aristotele non si riferiscono mai a lui riguardo al logos: per il primo Eraclito è colui che ha sostenuto l&#8217;incessante fluire dell&#8217;<a title="Essere" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Essere" target="_blank" rel="noopener">essere</a> e di come ogni cosa sia nello stesso tempo uno e molti, mentre per Aristotele e per <a title="Teofrasto" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Teofrasto" target="_blank" rel="noopener">Teofrasto</a> il pensiero eracliteo si fonda sul <a title="Archè" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Arch%C3%A8" target="_blank" rel="noopener">principio</a> incorruttibile del fuoco causa di ogni cosa.</p>
<h3><span id="Platone" class="mw-headline">Platone</span></h3>
<p><a title="Platone" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Platone" target="_blank" rel="noopener">Platone</a> riferendosi a un sapere definito come «credenza vera associata a un logos»<sup id="cite_ref-10" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Logos#cite_note-10" target="_blank" rel="noopener">[10]</a></sup> identifica in quest&#8217;ultimo tre diversi significati:</p>
<ul>
<li>è l&#8217;espressione tramite suoni linguistici del pensiero</li>
<li>è l&#8217;enumerazione delle caratteristiche di una cosa</li>
<li>è l&#8217;individuazione della &#8220;differenza&#8221; (<i>diaphorotes</i>) di una cosa, vale a dire di quel particolare segno che la differenzia da tutte le altre cose e la definisce nella sua realtà specifica<sup id="cite_ref-11" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Logos#cite_note-11" target="_blank" rel="noopener">[11]</a></sup></li>
</ul>
<p>Da questi significati ne deriva che per Platone il logos filosofico va riportato nell&#8217;ambito del discorso definitorio (il logos <i>apophantikòs</i> o dichiarativo, che serve a stabilire la verità o falsità di una proposizione, di cui <a title="Aristotele" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Aristotele" target="_blank" rel="noopener">Aristotele</a> si occuperà nella sua Logica).</p>
<h3><span id="Lo_Stoicismo" class="mw-headline">Lo Stoicismo</span></h3>
<p>Una vera e propria &#8220;filosofia del <i>logos</i>&#8221; la si ritrova invece nello <a title="Stoicismo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stoicismo" target="_blank" rel="noopener">Stoicismo</a>. <a title="Cleante" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cleante" target="_blank" rel="noopener">Cleante</a>, richiamandosi ad Eraclito, afferma la dottrina del <i>logos spermatikòs</i>, la &#8220;ragione seminale&#8221;, un principio vivente ed attivo (<i>poioun</i>) che si diffonde nella materia inerte animandola e portando alla vita i diversi <a class="mw-redirect" title="Ente (filosofia)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ente_%28filosofia%29" target="_blank" rel="noopener">enti</a>. Il logos è presente in tutte le cose, dalle più grandi alle più piccole, dalle cose terrene sino alle stelle garantendo così l&#8217;unità razionale dell&#8217;intero cosmo:<br />
«[il logos] attraversa tutte le cose mescolandosi al grande come ai piccoli astri luminosi»<sup id="cite_ref-12" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Logos#cite_note-12" target="_blank" rel="noopener">[12]</a></sup></p>
<p>Esiste dunque un comune sentire (una συμπάθεια (sympatheia), &#8220;simpatia&#8221;) universale, una legge naturale seguendo la quale lo stoicismo insegna a «vivere conformemente alla natura».</p>
<p>Dal punto di vista fisico il logos è identificato col <a title="Fuoco" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Fuoco" target="_blank" rel="noopener">fuoco</a>, che contiene in sé le diverse &#8220;ragioni seminali&#8221; individuali. Alla fine dei tempi avverrà una conflagrazione che consumerà l&#8217;intero universo, in cui però si salveranno le &#8220;ragioni seminali&#8221;, per garantire la generazione del nuovo mondo che sarà nuovamente arso secondo un andamento ciclico.</p>
<p>Il logos inteso come &#8220;calcolo&#8221; (<i>ratio</i>) e &#8220;discorso&#8221; (<i>oratio</i>) è mantenuto dallo stoicismo che distingue tra il &#8220;discorso interiore&#8221; (<i>logos endiathetos</i>, <i>oratio concepta</i>) la riflessione razionale e il &#8220;discorso profferto&#8221;, il discorso parlato, (<i>logos prophorikos</i>, <i>oratio prolata</i>)<sup id="cite_ref-13" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Logos#cite_note-13" target="_blank" rel="noopener">[13]</a></sup></p>
<h2><span id="Neoplatonismo" class="mw-headline">Neoplatonismo</span></h2>
<p><a title="Plotino" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Plotino" target="_blank" rel="noopener">Plotino</a> riprenderà questa teoria stoica delle ragioni seminali che sono presenti nell&#8217;anima del mondo, ne spiegano i movimenti e fanno in modo che gli individui siano diversi tra loro.<sup id="cite_ref-14" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Logos#cite_note-14" target="_blank" rel="noopener">[14]</a></sup></p>
<h2><span id="Nel_giudaismo_alessandrino" class="mw-headline">Nel giudaismo alessandrino</span></h2>
<p>Il <a title="Giudaismo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giudaismo" target="_blank" rel="noopener">Giudaismo</a> alessandrino, con <a title="Filone di Alessandria" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Filone_di_Alessandria" target="_blank" rel="noopener">Filone Alessandrino</a> come esponente, riprende il <i>logos</i> della <a title="Stoicismo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Stoicismo" target="_blank" rel="noopener">tradizione stoica</a> incorporandolo nella sua <a title="Teologia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Teologia" target="_blank" rel="noopener">teologia</a> e connettendolo al tema <a title="Bibbia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bibbia" target="_blank" rel="noopener">biblico</a> della &#8220;parola di Dio&#8221;, acquisendo la fisionomia di un agente quasi personale, cosciente, della volontà creatrice e provvidente di Dio; la Parola a cui si unisce o sostituisce, con valore di sinonimo, la Sapienza. Per Filone, che si rifà anche al <i><a title="Timeo (dialogo)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Timeo_%28dialogo%29" target="_blank" rel="noopener">Timeo</a></i> di <a title="Platone" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Platone" target="_blank" rel="noopener">Platone</a>, Dio è <a title="Trascendenza" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Trascendenza" target="_blank" rel="noopener">trascendente</a> rispetto al mondo, e a far da mediatore tra il primo e il secondo è proprio il <i>Logos</i>, fonte degli <a title="Archetipo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Archetipo" target="_blank" rel="noopener">archetipi</a> sulla cui base il mondo viene modellato, costituendo da cornice e, in un certo senso, da sintesi a tutte le realtà intermedie: le Idee, la Sapienza, gli angeli, lo Spirito e le potenze; il <i>Logos</i>, infatti è lo strumento con il quale Dio ha fatto tutte le cose ed è la Luce divina offerta agli uomini. Nella dottrina di Filone si riconoscono temi e concetti che poi torneranno nel <a title="Cristianesimo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cristianesimo" target="_blank" rel="noopener">Cristianesimo</a>.</p>
<h2><span id="Nel_Cristianesimo" class="mw-headline">Nel Cristianesimo</span></h2>
<table class="noprint">
<tbody>
<tr>
<td><img loading="lazy" decoding="async" class="noviewer" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/f/f1/Exquisite-kfind.png/20px-Exquisite-kfind.png" alt="Exquisite-kfind.png" width="20" height="20" /></td>
<td><i>Lo stesso argomento in dettaglio: <b><a class="mw-redirect" title="Verbo (Cristianesimo)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Verbo_%28Cristianesimo%29" target="_blank" rel="noopener">Verbo (Cristianesimo)</a></b></i>.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table align="right">
<tbody>
<tr>
<td>1 Ἐν ἀρχῇ ἦν ὁ λόγος,καὶ ὁ λόγος ἦν πρὸς τὸν θεόν,<br />
καὶ θεὸς ἦν ὁ λόγος.<br />
2 οὗτος ἦν ἐν ἀρχῇ πρὸς τὸν θεόν.<br />
3 πάντα δι&#8217; αὐτοῦ ἐγένετο,<br />
καὶ χωρὶς αὐτοῦ ἐγένετο οὐδὲ ἕν. ὃ γέγονεν<br />
4 ἐν αὐτῷ ζωὴ ἦν, καὶ ἡ ζωὴ ἦν τὸ φῶς τῶν ἀνθρώπων·<br />
5 καὶ τὸ φῶς ἐν τῇ σκοτίᾳ φαίνει,<br />
καὶ ἡ σκοτία αὐτὸ οὐ κατέλαβεν.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<table cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td></td>
<td><b>«</b> In principio era il Logose il Logos era presso Dio<br />
e Dio era il Logos<br />
Questi era in principio presso Dio.Tutto è venuto ad essere<br />
per mezzo di Lui,<br />
e senza di Lui<br />
nulla è venuto ad essere<br />
di ciò che esiste.In Lui era la vita<br />
e la vita era la luce degli uomini<br />
e questa luce splende ancora nelle tenebre<br />
poiché le tenebre non riuscirono ad offuscarla. <b>»</b>   <small>(Giovanni 1:1-5 <a class="external autonumber" href="http://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=Giovanni+1%3A1-5&amp;formato_rif=vp" rel="nofollow noopener" target="_blank">[1]</a>)</small></td>
<td></td>
<td></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div class="center">
<div class="thumb tnone">
<div class="thumbinner">
<p><a class="image" href="https://it.wikipedia.org/wiki/File:Johannesevangelium_%28Papyrus_66%29.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="thumbimage" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/9/92/Johannesevangelium_%28Papyrus_66%29.jpg/750px-Johannesevangelium_%28Papyrus_66%29.jpg" alt="" width="750" height="140" /></a></p>
<div class="thumbcaption"></div>
</div>
</div>
</div>
<div class="center">
<div class="thumb tnone">
<div class="thumbinner">
<div class="thumbcaption">Il famoso &#8220;Prologo&#8221; giovanneo o &#8220;Inno al Logos&#8221; nei reperti risalenti all&#8217;anno 200 del Papiro 66 detto anche Papiro Bodmer II attualmente conservato a Ginevra</div>
</div>
</div>
</div>
<div class="thumb tright">
<div class="thumbinner">
<p><a class="image" href="https://it.wikipedia.org/wiki/File:Cefalu_Christus_Pantokrator_cropped.jpg" target="_blank" rel="noopener"><img loading="lazy" decoding="async" class="thumbimage" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/1/19/Cefalu_Christus_Pantokrator_cropped.jpg/220px-Cefalu_Christus_Pantokrator_cropped.jpg" alt="" width="220" height="190" /></a></p>
<div class="thumbcaption"></div>
</div>
</div>
<div class="thumb tright">
<div class="thumbinner">
<div class="thumbcaption">Il Logos fatto Persona</div>
</div>
</div>
<p>Nel <a title="Cristianesimo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cristianesimo" target="_blank" rel="noopener">Cristianesimo</a> il Logos compare all&#8217;inizio del <a class="mw-redirect" title="Vangelo di Giovanni" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vangelo_di_Giovanni" target="_blank" rel="noopener">Vangelo di Giovanni</a>, dov&#8217;è coincidente con Dio creatore e poi storicamente incarnato in <a title="Cristo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Cristo" target="_blank" rel="noopener">Cristo</a> e quindi negli uomini venendo ad «abitare in mezzo a noi». Gli spunti del Vangelo di Giovanni trovano in seguito una loro conclusione nella definizione dei due dogmi, quello della <a title="Trinità (cristianesimo)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Trinit%C3%A0_%28cristianesimo%29" target="_blank" rel="noopener">trinità</a> e dell&#8217;incarnazione di Dio, formulati nel <a class="mw-redirect" title="Concilio di Nicea" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Concilio_di_Nicea" target="_blank" rel="noopener">Concilio di Nicea</a>.</p>
<p>Il termine &#8220;logos&#8221; in ambito cristiano è reso in italiano come &#8220;Verbo&#8221;, riprendendo con un <a title="Calco linguistico" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Calco_linguistico" target="_blank" rel="noopener">calco</a> il latino &#8220;<i>verbum</i>&#8221; o con &#8220;Parola&#8221;.</p>
<p>Alcuni studiosi della <a title="Bibbia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Bibbia" target="_blank" rel="noopener">Bibbia</a> ritengono che Giovanni abbia usato il termine &#8220;logos&#8221; in una doppia accezione: sia per rendere comprensibile agli ambienti ebraici, familiari, il concetto della divina sapienza, sia per rimanere connesso con gli ambienti della filosofia <a title="Ellenismo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ellenismo" target="_blank" rel="noopener">ellenistica</a>, dove il &#8220;logos&#8221; era un concetto filosofico radicato da tempo.</p>
<p>Alcune traduzioni cinesi del Vangelo di Giovanni hanno definito il termine &#8220;logos&#8221; come &#8220;<a title="Tao" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tao" target="_blank" rel="noopener">Tao</a>&#8220;<sup id="cite_ref-15" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Logos#cite_note-15" target="_blank" rel="noopener">[15]</a></sup> (letteralmente la Via o il Sentiero) spesso tradotto come il Principio, è uno dei principali concetti della filosofia cinese. È l&#8217;eterna, essenziale e fondamentale forza che scorre attraverso tutta la materia dell&#8217;<a title="Universo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Universo" target="_blank" rel="noopener">Universo</a>, vivente o meno.</p>
<p>Il filosofo e teologo <a title="Calvinismo" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Calvinismo" target="_blank" rel="noopener">calvinista</a> statunitense Gordon Clark, nella sua traduzione della Bibbia, ha reso &#8220;logos&#8221; con &#8220;<a title="Logica" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Logica" target="_blank" rel="noopener">logica</a>&#8220;: «In principio era la Logica, e la Logica era presso Dio, e la Logica era Dio». In tal modo Clark vuole affermare che le leggi della logica non sono un principio secolare imposto sulla visione cristiana del mondo, ma qualcosa già presente nella Bibbia.</p>
<p><a class="mw-redirect" title="Sant&#039;Agostino" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Sant%27Agostino" target="_blank" rel="noopener">Sant&#8217;Agostino</a> insegnava che il Logos è prima di tutto <a title="Relazione (filosofia)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Relazione_%28filosofia%29" target="_blank" rel="noopener">relazione</a>: «Come il Figlio dice relazione al Padre, così il Verbo dice relazione a colui di cui è il Verbo».<sup id="cite_ref-16" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Logos#cite_note-16" target="_blank" rel="noopener">[16]</a></sup> Il concetto di Logos come relazione è stato ripreso da altri, fra cui il teologo contemporaneo <a title="Vito Mancuso" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Vito_Mancuso" target="_blank" rel="noopener">Vito Mancuso</a> (<a title="1962" href="https://it.wikipedia.org/wiki/1962" target="_blank" rel="noopener">1962</a>)<sup id="cite_ref-17" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Logos#cite_note-17" target="_blank" rel="noopener">[17]</a></sup><sup id="cite_ref-18" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Logos#cite_note-18" target="_blank" rel="noopener">[18]</a></sup> o lo storico della filosofia <a title="Giangiorgio Pasqualotto" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Giangiorgio_Pasqualotto" target="_blank" rel="noopener">Giangiorgio Pasqualotto</a>.<sup id="cite_ref-19" class="reference"><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Logos#cite_note-19" target="_blank" rel="noopener">[19]</a></sup></p>
<h2><span id="Altri_usi" class="mw-headline">Altri usi</span></h2>
<p>Nella filosofia contemporanea spesso il termine &#8220;logos&#8221; è adoperato in senso generico opponendolo al termine <i><a class="mw-disambig" title="Mythos" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mythos" target="_blank" rel="noopener">mythos</a></i>. In questa opposizione il mythos corrisponde al <a title="Pensiero mitico" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pensiero_mitico" target="_blank" rel="noopener">pensiero mitico</a>, basato sulle immagini, sull&#8217;autorità della tradizione arcaica, su princìpi accettati e condivisi acriticamente, mentre il logos corrisponde al <a title="Pensiero critico" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pensiero_critico" target="_blank" rel="noopener">pensiero critico</a>, <a title="Ragione" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Ragione" target="_blank" rel="noopener">razionale</a> e <a title="Oggetto (filosofia)" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Oggetto_%28filosofia%29" target="_blank" rel="noopener">oggettivo</a>, in grado di sottoporre al suo vaglio <a title="Credenza" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Credenza" target="_blank" rel="noopener">credenze</a> e <a title="Pregiudizio" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Pregiudizio" target="_blank" rel="noopener">pregiudizi</a>.</p>
<h2><span id="Uso_come_suffisso" class="mw-headline">Uso come suffisso</span></h2>
<p>Il termine logos compare come etimo di <i>-logia</i>, suffisso di moltissime parole le quali indicano generalmente discipline e campi specifici di studio, come ad es. <a title="Teologia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Teologia" target="_blank" rel="noopener">teologia</a>, <a title="Biologia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Biologia" target="_blank" rel="noopener">biologia</a>, <a title="Epistemologia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Epistemologia" target="_blank" rel="noopener">epistemologia</a>, <a title="Virologia" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Virologia" target="_blank" rel="noopener">virologia</a>, ecc. In questo senso il termine può essere tradotto con &#8220;discorso razionale su&#8230;&#8221; o &#8220;ciò che si può dire di ragionevole su&#8230;&#8221; (per replicare i quattro esempi succitati, le discipline indicherebbero ciò che è riconosciuto come discorso ragionevole rispettivamente su Dio, il vivente, la conoscenza e i virus). Etimologicamente quindi, le discipline stanno per il totale delle affermazioni riconosciute come razionali (e quindi argomentabili secondo ragione) sul singolo campo studiato (specificato nel prefisso).</p>
<h2><span id="Concetti_similari" class="mw-headline">Concetti similari</span></h2>
<p>Al di fuori del pensiero europeo è possibile rintracciare, con le dovute cautele, termini e concetti che è possibile accostare con diversi gradi di similarità, al logos: il <a title="Tao" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Tao" target="_blank" rel="noopener">Tao</a> nel pensiero cinese, l&#8217;<a title="Oṃ" href="https://it.wikipedia.org/wiki/O%E1%B9%83" target="_blank" rel="noopener">Aum</a> in quello indiano, e il <a title="Dharma" href="https://it.wikipedia.org/wiki/Dharma" target="_blank" rel="noopener">dharma</a> in quello buddhista</p>
<p>Altre risorse su:</p>
<ul>
<li>Daniele Trevisani website in English <a href="http://www.danieletrevisani.com" rel="nofollow noopener" target="_blank">www.danieletrevisani.com</a></li>
<li>Daniele Trevisani, sito web in Italiano <a href="https://www.studiotrevisani.it" rel="nofollow">www.studiotrevisani.it</a></li>
<li>Facebook Public Page <a href="https://www.facebook.com/humanpotentialcoaching/" rel="nofollow noopener" target="_blank">humanpotentialcoaching</a></li>
<li>Daniele Trevisani Twitter profile <a href="https://twitter.com/studiotrevisani" rel="nofollow noopener" target="_blank">twitter.com/studiotrevisani</a></li>
<li>Daniele Trevisani <a href="https://it.linkedin.com/in/danieletrevisani" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Profilo Linkedin</a></li>
<li>Daniele Trevisani su Instagram <a href="https://www.instagram.com/danieletrevisani/" rel="nofollow noopener" target="_blank">instagram.com/danieletrevisani/</a></li>
<li><a href="http://eepurl.com/b727Pv" target="_blank" rel="noopener">Iscrizione alla Rivista online di Comunicazione, Coaching e Formazione Communication Research &amp; Human Potential</a></li>
</ul>
<p>Le parole chiave di questo articolo sono:</p>
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le armi della persuasione wikipedia</p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
</div>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/aristotele-ethos-logos-pathos-le-tre-categorie-di-analisi-della-comunicazione-persuasiva-del-primo-vero-scienziato-della-comunicazione/">Aristotele &#8211; Ethos, Logos, Pathos &#8211;  le tre categorie di analisi della comunicazione persuasiva, del primo vero Scienziato della Comunicazione</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.studiotrevisani.it/aristotele-ethos-logos-pathos-le-tre-categorie-di-analisi-della-comunicazione-persuasiva-del-primo-vero-scienziato-della-comunicazione/feed/</wfw:commentRss>
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