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	<title>uscire dalla zona di comfort &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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	<description>Formazione Aziendale, Coaching, Counseling, Ricerca e Sviluppo</description>
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	<title>uscire dalla zona di comfort &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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		<title>Le nostre zone operative: noia, comfort, sfida, over-reaching. Il nostro percorso evolutivo. Articolo, video, e sondaggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[DR. DANIELE TREVISANI]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jun 2018 13:03:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Coaching del Potenziale Personale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>https://youtu.be/yJ-hcFgKyAE &#160; Sondaggio: è possibile cliccale le categorie esistenti o inserirne di nuove. Dopo aver messo le proprie preferenze (è possibile anche inserirne di nuove) con &#8220;view results&#8221; potrai vedere le % delle risposte complessive finora avute. [polldaddy poll=10043451] In qualsiasi situazione siamo, dobbiamo riconoscere in che zona mentale stiamo operando. Ogni zona ha le &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/le-nostre-zone-operative-noia-comfort-sfida-over-reaching-e-il-nostro-percorso-evolutivo-articolo-e-video/">Le nostre zone operative: noia, comfort, sfida, over-reaching. Il nostro percorso evolutivo. Articolo, video, e sondaggio</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>https://youtu.be/yJ-hcFgKyAE</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Sondaggio: è possibile cliccale le categorie esistenti o inserirne di nuove. Dopo aver messo le proprie preferenze (è possibile anche inserirne di nuove) con &#8220;view results&#8221; potrai vedere le % delle risposte complessive finora avute.<br />
</strong></p>
<p><em>[polldaddy poll=10043451]</em></p>
<p><em>In qualsiasi situazione siamo, dobbiamo riconoscere in che zona mentale stiamo operando. Ogni zona ha le proprie peculiarità, vantaggi e svantaggi, rischi e opportunità. Ma la consapevolezza del &#8220;dove siamo&#8221; e del &#8220;dove stiamo andando&#8221; è obbligatoria, necessaria per chiunque voglia lavorare seriamente sul proprio potenziale personale.</em></p>
<p><em>© Dal testo</em></p>
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<section>
<div id="title">
<h1><em><a href="https://www.ibs.it/potenziale-umano-metodi-tecniche-di-libro-daniele-trevisani/e/9788846498625" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Il potenziale umano. Metodi e tecniche di coaching e training per lo sviluppo delle performance</a></em></h1>
<p><em>Franco Angeli, Milano.</em></p>
<p>________<br />
Ognuno vuole evolvere, ma vi sono diversi modi per farlo. In generale, i tipi di percorso evolutivo principali sono:</p>
</div>
</section>
</div>
<ul>
<li>la <strong>progressione naturale</strong>: un dono di pochi eletti, in quanto consiste nel la­sciare che la forza naturale dell’auto-evoluzione faccia il proprio corso. Pur­troppo i fattori ambientali sono spesso talmente forti da impedire che questo accada. All’interno di una <em>experience engineering</em>, tuttavia, possia­mo fare in modo che la persona diventi più abile nel trasformare eventi quotidiani in esperienze di crescita, più capace di elaborare e apprendere dal proprio flusso di esperienze quotidiane (fattore meta-formativo: imparare ad apprendere dagli eventi);</li>
<li><strong>esperienze sintetiche di sensibilizzazione</strong>: brevi momenti di inquadramento, “apertura di canali di riflessione”, di un’ora, una giornata, o poco più, lettura di materiali stimolo come <em>papers</em>, libri, materiali audiovisivi, col­loqui stimolo, sessioni maieutiche, incontri di coaching, e altri formati es­perienziali brevi; questi momenti sono utili soprattutto alla sensibilizzazione ma non sono equiparabili alla costruzione di un percorso serio e continuativo; all’interno di una <em>experience engineering</em> hanno lo scopo im­por­tante di (1) gettare semi concettuali, affinché l’individuo possa prosegui­re una elaborazione interiore e (2) offrire punti di partenza o link (colle­ga­menti) per poter continuare, da quel link, ad esplorare in autonomia nuovi contenuti;</li>
<li><strong>esperienze di sviluppo di lungo periodo: </strong>progetti e percorsi di training, coaching e mentoring annuali e pluriennali, condotti attraverso una “regia” di più interventi, cadenzati in specifiche sessioni, divisi in macro-cicli e mi­cro-cicli. Spesso, questo modello utilizza un’alternanza tra sessioni di consulenza (per focalizzare gli obiettivi e fare il punto) e sessioni formative, per introdurre concetti e abilità. Gli stimoli sono basati su uno o più mo­delli di intervento, con sinergia tra diversi ambiti di azione e con più tar­get di sviluppo. Questa fase è la vera zona in cui si esplicita una compiu­ta ingegneria formativa ed esperienziale, produttiva di effetti.</li>
</ul>
<p>In generale, ogni scuola di coaching, formazione, istruzione, o terapia (se ha solide basi scientifiche) ha sviluppato un proprio metodo di riferimento per predisporre percorsi, e si ispira ad un modello-base condiviso da chi si riconosce in quella scuola di pensiero.</p>
<p>Disporre di un modello di riferimento genera dei pro e dei contro. I pro sono la disponibilità di strumenti rodati e di esperienze. I contro sono la chiusura entro il modello, tale che ogni scuola di pensiero alternativa o diversa sia considerata semplicemente inferiore o peggio da screditare.</p>
<p>Questa deriva autocentrante (mettere la propria scuola al centro di tutto,e svilire le altre) è pericolosissima e cerchiamo di combatterla in ogni modo.</p>
<p>L’esigenza di disporre di un metodo ha portato i miei interventi a costruire un principio generale aperto, un metodo interdisciplinare di Regie di Cambiamento<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />, che comprende sotto-modelli come lo Human Performance Model (HPM), metodi sviluppato nelle nostre esperienze di ricerca e di coaching per dare struttura consistenza ai percorsi di crescita personale e/o organizzativa.</p>
<p>Nel progetto sulle Regie di Cambiamento sono stati inquadrati diversi tipi di stimolazione formativa, che corrispondono a spazi di azione in cui le persone si muovono:</p>
<p>Figura 9 – Zone stimolo e gli effetti sul potenziale personale</p>
<p><a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2018/06/zone-noia-sfida-overreaching.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-10439" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2018/06/zone-noia-sfida-overreaching.jpg" alt="" width="473" height="118" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2018/06/zone-noia-sfida-overreaching.jpg 473w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2018/06/zone-noia-sfida-overreaching-300x75.jpg 300w" sizes="(max-width: 473px) 100vw, 473px" /></a></p>
<p>In questa sede vogliamo esaminare il rapporto tra le zone e l’ingegneria dell’apprendimento (<em>Learning Experience Engineering</em>).</p>
<p>Il compito delle azioni di sviluppo del potenziale è allargare la zona operativa e accedere con nuove risorse alla zona che prima era proibita. Il senso sottostante non è quello di trasformare un essere umano in un robot privo di emozioni, ma di permettergli di essere ciò che può essere rimuovendo ostacoli e barriere, e accedendo pienamente alle sue risorse non ancora coltivate e trasformate in energie disponibili.</p>
<p>Una larga parte degli esseri umani ha il potenziale fisico, alla nascita, di arrivare a livelli atletici olimpionici, o ricercatori eccellenti, se il potenziale viene coltivato, e lo stesso soggetto potrà invece ridursi in condizioni di quasi totale abulia in condizioni diverse e negative.</p>
<p>Anche sul piano intellettuale, una stragrande maggioranza degli esseri umani che vedono la luce sul pianeta ha la possibilità e le basi genetiche per avvicinarsi a livelli di pensiero ed umanistici molto elevati, ad esempio laurearsi e pluri-laurearsi, essere creativi, sviluppare pensiero strategico e problem-solving di alto livello.</p>
<p>Una piccola frazione di persone tuttavia vi riesce, largamente a causa del clima psicologico che incontra, favorevole o sfavorevole all’autoespressione e alla crescita. Questi blocchi diventano poi auto-convinzioni, ed il circolo si chiude a spirale in un crescendo di auto-impoverimento.</p>
<p>Il ruolo di un professionista del potenziale umano consiste soprattutto nel costruire il clima psicologico adeguato allo sviluppo di sé, e orchestrare azioni stimolo entro una ingegneria degli stimoli che tocchi tutte le aree della crescita personale e professionale.</p>
<p>La noia, non subita ma adeguatamente “ingegnerizzata”, può essere utilizzata per fasi di “scarico” o recupero, la zona di comfort è utile per consolidare competenze, la zona di sfida per “produrre adrenalina”, stimolare e aumentare l’acquisizione di nuove risorse, la zona di <em>over-reaching</em> è utile per fare i conti con se stessi e la realtà, capire dove sono i limiti, fare “stretching” e “incursioni guidate” su aree prima proibite, ampliare gli orizzonti.</p>
<p>© Dal testo</p>
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<p>Franco Angeli, Milano.</p>
<p>&nbsp;</p>
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<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/le-nostre-zone-operative-noia-comfort-sfida-over-reaching-e-il-nostro-percorso-evolutivo-articolo-e-video/">Le nostre zone operative: noia, comfort, sfida, over-reaching. Il nostro percorso evolutivo. Articolo, video, e sondaggio</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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