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	<title>Misurazione delle reazioni emozionali &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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	<description>Formazione Aziendale, Coaching, Counseling, Ricerca e Sviluppo</description>
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	<title>Misurazione delle reazioni emozionali &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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		<title>La potenza psicologica del prodotto attraverso l&#8217;immagine</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Daniel Trevisani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 May 2024 10:32:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;Psicologia di Marketing e Comunicazione&#8221; Franco Angeli Editore, Milano Una forma di misurazione dell’immagine, derivante dalla psicologia sociale e dagli studi di psicolinguistica, si attua tramite il &#8220;differenziale semantico&#8221;[1]. Questo strumento permette di costruire un profilo di immagine del prodotto, del marchio, o &#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una forma di misurazione dell’immagine, derivante dalla psicologia sociale e dagli studi di psicolinguistica, si attua tramite il &#8220;differenziale semantico&#8221;<a href="#_ftn1" id="_ftnref1">[1]</a>. Questo strumento permette di costruire un <strong>profilo di immagine </strong>del prodotto, del marchio, o persino di una persona.&nbsp; Esso restituisce al ricercatore il profilo percettivo che un qualsiasi oggetto o entità genera in un valutatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il modello si presta ottimamente ad essere utilizzato per valutare la <strong>performance comunicativa</strong> di un venditore, di un politico, di uno speaker, o di un docente, o per capire come gli amici colleghi ci vedono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le applicazioni del differenziale semantico sono state utilizzate per diversi scopi, tra cui la misurazione delle reazioni emozionali prodotte da uno stimolo di marketing, l&#8217;analisi dell&#8217;impatto di un nome di prodotto, di un logo o marchio. Un uso estensivo ne viene fatto anche nella ricerca sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il differenziale semantico è uno strumento prevalentemente quantitativo, nel senso che richiede elaborazione statistica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla base della tecnica, come per ogni forma di misurazione psicosociale, vi è la constatazione che gli atteggiamenti non possono essere osservati direttamente, ma devono essere inferiti in base ad espressioni e comportamenti, utilizzando “indicatori”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto riguarda la scelta degli indicatori, il differenziale semantico utilizza <strong>aggettivi bipolari</strong>, che esprimono <strong>opposti gradi di giudizio</strong> (es: positivo–negativo, profondo–superficiale, tollerante–intollerante, coraggioso–vile, aggressivo–remissivo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli aggettivi sono disposti lungo una scala di risposta (in genere a 7 punti, ma possono essere utilizzate anche formulazioni diverse) dove ciascun punto esprime un diverso grado di giudizio. Nelle istruzioni di compilazione è possibile fornire “ancoraggi semantici” delle caselle di risposta, es: “moltissimo” o “estremamente” per i poli estremi della scala, “molto” per il secondo grado, “abbastanza” o “leggermente” per il terzo grado, come evidenziato di seguito.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> La tecnica del differenziale semantico è stata sviluppata partendo dagli studi di Osgood (1952) e quindi perfezionata da Osgood, Suci e Tannenbaum e pubblicata (1957) in <em>The Measurement of Meaning</em>, con lo scopo, come evidenzia il titolo, di misurare i significati linguistici. Vedi bibliografia per indicazioni sulla pubblicazione originale.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="915" height="139" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image.png" alt="" class="wp-image-26467" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image.png 915w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-300x46.png 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-768x117.png 768w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-175x27.png 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/image-450x68.png 450w" sizes="(max-width: 915px) 100vw, 915px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Al grado intermedio sono associate espressioni tipo “né&#8230;/né…”, che indicano un punto centrale, sostanzialmente una valutazione neutra. Altri modelli richiedono invece al compilatore di circolare un numero sulla scala.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="826" height="625" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Modello-originario.jpg" alt="" class="wp-image-26468" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Modello-originario.jpg 826w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Modello-originario-300x227.jpg 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Modello-originario-768x581.jpg 768w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Modello-originario-175x132.jpg 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Modello-originario-450x340.jpg 450w" sizes="(max-width: 826px) 100vw, 826px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Utilizzando le scale del modello originale (Osgood, Suci, Tannenbaum, 1957), la ricerca ha evidenziato che queste coppie di aggettivi si aggregano mentalmente nelle seguenti categorie: <strong>Valutazione</strong> (good/bad, beautiful/ugly, interesting/boring, e effective/ineffective), <strong>Potenza</strong> (strong/weak, heavy/light, e tense/relaxed), e <strong>Attività</strong> (active/passive, fast/slow, e agitated/calm).</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="949" height="185" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Il-fattore-di-valutazione.jpg" alt="" class="wp-image-26469" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Il-fattore-di-valutazione.jpg 949w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Il-fattore-di-valutazione-300x58.jpg 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Il-fattore-di-valutazione-768x150.jpg 768w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Il-fattore-di-valutazione-175x34.jpg 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Il-fattore-di-valutazione-450x88.jpg 450w" sizes="(max-width: 949px) 100vw, 949px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Queste dimensioni possono essere applicate per valutare marchi, persone o prodotti, e persino concetti o idee politiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il differenziale semantico originario aveva tra i suoi scopi primari l’obiettivo di misurare il significato delle parole, e compararlo tra diverse culture o sottoculture. Il differenziale semantico originario permette di misurare fattori primari della reazione emotiva del consumatore rispetto ad un oggetto d’acquisto, e quindi determinare la <strong>potenza dell’oggetto</strong> in termini di generazione delle pulsioni d’acquisto. Al crescere dei punteggi lungo entrambi i fattori, aumenta la probabilità che si generi pulsione d’acquisto. Cala inoltre l’importanza del prezzo, in quanto il prodotto assume valenze psicologiche ancor prima che funzionali. Il principio che ne deriva è il seguente:</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="961" height="198" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Potenza-evocativa.jpg" alt="" class="wp-image-26470" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Potenza-evocativa.jpg 961w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Potenza-evocativa-300x62.jpg 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Potenza-evocativa-768x158.jpg 768w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Potenza-evocativa-175x36.jpg 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Potenza-evocativa-450x93.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 961px) 100vw, 961px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



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<h3 class="wp-block-heading">Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Differenziale semanticoInizio modulo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Profilo di immagine</p>



<p class="wp-block-paragraph">Profilo percettivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Performance comunicativa</p>



<p class="wp-block-paragraph">Misurazione delle reazioni emozionali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Valutazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potenza del prodotto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attività</p>



<p class="wp-block-paragraph">Misurare il significato delle parole</p>



<p class="wp-block-paragraph">Potenza psicologica del prodotto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Percezione del valore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing sensoriale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia del consumo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Branding emotivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scarsità del prodotto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia dei colori</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fattori di fiducia</p>



<p class="wp-block-paragraph">Effetto placebo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aspettative del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing esperienziale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia della scelta</p>



<p class="wp-block-paragraph">Effetto di ancoraggio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fattori di persuasione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Teoria del comportamento del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Effetto di priming</p>



<p class="wp-block-paragraph">Coinvolgimento emotivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia della gratificazione istantanea</p>



<p class="wp-block-paragraph">Aspirazioni e desideri del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Effetto di contrasto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing dell&#8217;autenticità</p>
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