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	<title>Fattori culturali &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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	<title>Fattori culturali &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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		<title>Comportamenti di consumo nell&#8217;era della interculturalità</title>
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		<pubDate>Sun, 30 Jun 2024 08:44:05 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo un orientamento antropologico, la cultura (insieme di modalità di percezione, comunicazione e visione del mondo) può essere considerata una delle determinanti principali dei bisogni percepiti da una persona, nonché dei comportamenti, inclusi quelli di consumo. L&#8217;influenza culturale determina in larga misura i consumi intellettuali e sociali e le modalità di risposta a bisogni di livello superiore (i gradini elevati della scala di Maslow), ma incide anche sulla modalità di soddisfazione dei bisogni primari (gli elementi di base della scala di Maslow), ad esempio nella scelta del cibo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i casi più noti di influenza culturale sulla modalità di soddisfare bisogni di base, ad esempio, le culture Islamiche pongono barriere al consumo di carne di maiale, e richiedono una macellazione del bestiame scrupolosamente confacente ai dettami religiosi, così come in India la mucca assume valore di sacralità, o negli Stati Uniti e in occidente non è visto di buon occhio, culturalmente parlando, mangiare cani o gatti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il relativismo culturale di marketing rende ogni cultura un pianeta simbolico a se stante, con le proprie leggi e norme valutative dei prodotti e della comunicazione. Questo si traduce in chiara esigenza di capire la dimensione culturale del consumo, soprattutto per quelle imprese che si rivolgono a target culturali differenziati, ad esempio ai gruppi immigrati (vedi il caso dei banchi di carne macellata secondo il rito islamico, largamente presenti nei supermercati delle zone ad alta densità immigrativa), o l’adattamento culturale del prodotto e della comunicazione per l’accesso ai mercati distanti ed emergenti (marketing interculturale).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fallimento di molti programmi alimentari o di profilassi condotti dalle agenzie internazionali nei paesi poveri, è dato, in larga misura, dalla scarsa conoscenza antropologica della cultura locale, che produce metodi di intervento controculturali e non accettabili dai destinatari. Operare nel buio culturale genera alta probabilità di fallimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cultura determina inoltre in larga misura le modalità di ricezione e trattamento dei messaggi pubblicitari e persuasivi. Le ricerche hanno dimostrato che negli Stati Uniti esistono differenze tra consumatori religiosi e atei nel trattamento della comunicazione pubblicitaria, dove i soggetti di religione protestante tendevano ad essere più critici e valutativi della pubblicità rispetto agli atei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fattore culturale porta un italiano a consumare volentieri pasta piuttosto che insetti, mentre in realtà il valore nutrizionale di questi è superiore. In alcune culture orientali essi costituiscono un normale piatto di portata e nessuno verrebbe colto da malore se essi fossero serviti a tavola. Allo stesso tempo, un pasto a base di hamburger consumato all&#8217;interno di un fast-food può essere considerato una modalità di unire la famiglia, oppure una modalità di &#8220;adesione all&#8217;imperialismo americano che estende la propria influenza anche sul modo di cibarsi&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In altre parole, la cultura determina la &#8220;lettura&#8221; che le persone danno dei comportamenti di consumo, e dei prodotti, si pone come interfaccia tra soggetto e realtà, e crea &#8220;frames interpretativi&#8221; che guidano le conseguenti reazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



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<h3 class="wp-block-heading">Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogni percepiti</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comportamento di consumo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Influenza culturale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Soddisfazione dei bisogni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Relativismo culturale di marketing</p>



<p class="wp-block-paragraph">Valutazione del prodotto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dimensione culturale del consumo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Adattamento culturale del prodotto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fattori culturali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Valori culturali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Norme sociali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Identità culturale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Consumo simbolico</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tradizioni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riti di consumo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Influenze etniche</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comportamento di acquisto culturale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Acculturazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Globalizzazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comportamento del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Differenze interculturali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Classi sociali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stereotipi culturali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing interculturale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stili di vita</p>



<p class="wp-block-paragraph">Consumo ostentativo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Brand perception</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cultural branding</p>



<p class="wp-block-paragraph">Moda e tendenze culturali</p>
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		<title>Schemi di acquisto, scelte valoriali ed equilibrio congnitivo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Daniel Trevisani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 May 2024 14:09:19 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’equilibrio interno della persona, in termini psicologici (tra opinioni possedute ed espresse, tra azioni e atteggiamenti, e tra i diversi atteggiamenti concatenati), è una necessità&nbsp; per la stabilità emotiva e per la qualità della vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni persona ha la necessità di possedere un equilibrio psicologico, anche in relazione alle valutazioni e alle scelte di acquisto. La presenza di valutazioni miste, cioè la compresenza di valutazioni sia positive che negative &#8211; può portare il soggetto ad uno stato di dissonanza interna &#8211; teorizzato nella letteratura psicologica classica come dissonanza cognitiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La dissonanza cognitiva è uno stato mentale che avviene ogniqualvolta una persona prova <strong>pulsioni tra di loro contrastanti</strong>, emozioni di opposta natura, desideri tra di loro antitetici, o si trova a doversi comportare in modo difforme dai propri valori. Le scelte di acquisto sono tra i comportamenti che più sottostanno alle leggi della dissonanza e dell’equilibrio cognitivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è possibile acquistare tranquillamente un prodotto se questo è fortemente contrastante con i <strong>valori</strong> della persona. Un prodotto può avere alcune componenti gradevoli ed altre assolutamente indesiderabili. Ad esempio, un ecologista che consideri di acquistare un profumo per lui o lei molto gradevole, si trova in dissonanza cognitiva se viene a conoscenza del fatto che esso è stato testato su animali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ancora, può accadere che il gradimento e le preferenze di acquisto di un individuo vadano in direzione opposta alle <strong>aspettative dei gruppi di riferimento</strong>, le persone per lui importanti: la famiglia, o gli amici, o i colleghi di lavoro, o altri gruppi sociali che contano nella sua vita. Anche questi casi creano dissonanza cognitiva. Ogni azione, comportamento, valore, atteggiamento, ha connessioni con altre azioni, valori, comportamenti, atteggiamenti. Mantenere equilibrio in un reticolo così complesso (che nella figura è mostrato un modello semplificato) è un compito difficile.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="908" height="352" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Reticolo.jpg" alt="" class="wp-image-26442" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Reticolo.jpg 908w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Reticolo-300x116.jpg 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Reticolo-768x298.jpg 768w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Reticolo-175x68.jpg 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Reticolo-450x174.jpg 450w" sizes="(max-width: 908px) 100vw, 908px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Tra le aree di più forte interesse nel campo della dissonanza, vi è quella delle contraddizioni tra<strong> pulsioni primarie</strong> (istintuali, non inibite, impulsive, di natura spesso inconscia) e le <strong>pulsioni secondarie</strong>, frutto dei doveri, delle norme, della cultura radicata nell’individuo<a href="#_ftn1" id="_ftnref1">[1]</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I lavori di Heider (1946, 1958)<a href="#_ftn2" id="_ftnref2">[2]</a> nell’area della dissonanza e dell’equilibrio cognitivo hanno prodotto modelli di ampia portata, utilizzabili anche nello studio dei processi di acquisto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È possibile in particolare determinare i nodi presenti in una struttura decisionale, il grado di equilibrio che emerge in tale struttura, e i rapporti di sentimento (es: &#8220;piace&#8221;, &#8220;disprezza&#8221;, &#8220;apprezza&#8221; o &#8220;condanna&#8221;) tra gli elementi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La forma di analisi grafica che presenteremo deriva &#8211; in forma semplificata &#8211; dalle &#8220;teorie dei grafi&#8221; utilizzate dagli psicologi cognitivi per l&#8217;analisi dell&#8217;equilibrio dei rapporti interpersonali, e &#8211; più in generale &#8211; per lo studio dell&#8217;<strong>equilibrio tra entità psichiche</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli elementi della triade fondamentale contengono il soggetto (colui che può esperire la dissonanza) e almeno altri due elementi mentali di valutazione:&nbsp; altre due persone, o due caratteristiche diverse di un prodotto, o due opinioni diverse, o una persona e un prodotto, o ancora due idee diverse. La dissonanza può riguardare sia i <strong>rapporti oggettuali</strong> (con oggetti tangibili, prodotti fisici) che i <strong>rapporti intangibili</strong> (valori, opinioni, pensieri, desideri, idee).</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="#_ftnref1" id="_ftn1">[1]</a> In questa sede tratteremo le pulsioni culturali subconscie all’interno delle pulsioni secondarie, in quanto sistemi normativi per il soggetto che non fanno parte della componente istintuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="#_ftnref2" id="_ftn2">[2]</a> Heider, F. (1946). Attitudes and cognitive organization. <em>Journal of Psychology.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Heider, F. (1958). <em>The psychology of interpersonal relations</em>. New York, Wiley. Trad It. <em>Psicologia delle relazioni interpersonali</em>. Bologna: il Mulino, 1972.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="936" height="268" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Esempio-di-relazione.jpg" alt="" class="wp-image-26443" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Esempio-di-relazione.jpg 936w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Esempio-di-relazione-300x86.jpg 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Esempio-di-relazione-768x220.jpg 768w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Esempio-di-relazione-175x50.jpg 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Esempio-di-relazione-450x129.jpg 450w" sizes="(max-width: 936px) 100vw, 936px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Nello studio di tali relazioni, Heider sottolinea la naturale tendenza umana alla ricerca di un equilibrio:</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Il postulato fondamentale vuole che i rapporti sentimentali e i rapporti di unità tendano verso una situazione di equilibrio&#8230;.se non esiste uno stato di equilibrio, sorgeranno allora forze tendenti al raggiungimento di tale stato. Se il mutamento non è possibile, lo stato di squilibrio produrrà tensione&#8221; (Heider, 1958, trad. it. 273).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La tensione di cui parla Heider è stata sperimentata da tutti noi, ogniqualvolta ci siamo confrontati con scelte difficili relative ad un acquisto. Ad esempio, acquistare un abito desiderato ma troppo costoso a discapito di altri utilizzi del denaro, oppure un acquisto che sia in grado di generare discordia: l&#8217;acquisto di una minigonna eccessivamente corta da parte di una adolescente, ben sapendo che essa sarebbe stata mal digerita dalla famiglia. Oppure l’acquisto aziendale di beni da un fornitore sgradito, ma imposto da equilibri politici della direzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le strategie aziendali di riduzione della dissonanza ha un posto importante la <strong>comunicazione post-vendita</strong>, che deve tranquillizzare l’acquirente della bontà della scelta effettuata. Ogni atto di vendita importante deve essere seguito da messaggi rassicuranti, affinché venga meno la <strong>dissonanza post-vendita</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Croyle &amp; Cooper (1983)<a href="#_ftn1" id="_ftnref1">[1]</a> hanno dimostrato l&#8217;esistenza di un effetto fisiologico sull&#8217;organismo degli stati di dissonanza cognitiva (aumento dello stato di <em>arousal</em> e maggiore conduttività epidermica, sudorazione). Abraham (1999)<a href="#_ftn2" id="_ftnref2">[2]</a> ha evidenziato come la dissonanza possa nascere anche nelle situazioni lavorative in cui i soggetti &#8211; spinti da esigenze aziendali &#8211; sono portati a fare dichiarazioni in cui non credono (conflitto tra emozioni espresse forzatamente, in cui non si crede, ed emozioni provate realmente).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le applicazioni di marketing della teorie sulla dissonanza trovano un terreno applicativo enorme nella ponderazione dell’acquisto svolta dal cliente e nelle dinamiche che avvengono durante la <strong>trattativa di vendita</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando si determinano dissonanze interne nel cliente, l’individuo cercherà di ridurre lo stato di tensione, che è sempre in qualche misura doloroso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il problema della dissonanza si ritrova specialmente nell’acquisto di beni e servizi ad alto tasso di innovazione, i quali non rientrano negli schemi precostituiti. In questo tipo di acquisto, affinché avvenga un innesco della decisione di acquisto è necessario che si provochi in precedenza uno stato di dissonanza, un’alterazione degli equilibri, che vengono in seguito ricomposti dall’atto di acquisto stesso.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="#_ftnref1" id="_ftn1">[1]</a> Croyle, R. T., &amp; Cooper, J. (1983). Dissonance arousal: Physiological evidence. <em>Journal of Personality and Social Psychology</em>, 45, 782-791.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a id="_ftn2" href="#_ftnref2">[2]</a> Abraham, R. (1999). Negative affectivity: moderator or confound in emotional dissonance-outcome relationships? <em>Journal of Psychology</em>, 133(1), 61-72.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" width="957" height="565" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Ridefinizione-cognitiva.jpg" alt="" class="wp-image-26444" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Ridefinizione-cognitiva.jpg 957w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Ridefinizione-cognitiva-300x177.jpg 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Ridefinizione-cognitiva-768x453.jpg 768w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Ridefinizione-cognitiva-175x103.jpg 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Ridefinizione-cognitiva-450x266.jpg 450w" sizes="(max-width: 957px) 100vw, 957px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



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<h3 class="wp-block-heading">Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Equilibrio interno</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stabilità emotiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualità della vita</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dissonanza cognitiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pulsioni contrastanti</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scelte di acquisto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pulsioni primarie</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comunicazione post-vendita</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trattativa di vendita</p>



<p class="wp-block-paragraph">Segmentazione comportamentale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Analisi del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Motivazioni di acquisto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Influenza sociale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Norme sociali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abitudini di consumo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Processi decisionali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fattori culturali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stili di vita</p>



<p class="wp-block-paragraph">Teoria dell&#8217;autoconcetto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Teoria della congruenza</p>



<p class="wp-block-paragraph">Teoria dell&#8217;equità</p>



<p class="wp-block-paragraph">Conformità sociale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Innovazione tecnologica e comportamento</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scelte razionali vs emotive</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fattori demografici</p>



<p class="wp-block-paragraph">Percezione del rischio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Teoria della motivazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comportamenti di fidelizzazione</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La soddisfazione del cliente nella psicologia della percezione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Daniel Trevisani]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Apr 2024 10:07:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libro Psicologia di Marketing e Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Libro Psicologia di marketing e comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Attribuzione]]></category>
		<category><![CDATA[Bias cognitivi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;Psicologia di Marketing e Comunicazione&#8221; Franco Angeli Editore, Milano La funzione di risposta del mercato definisce il tipo di reazione che il consumatore o cliente sviluppa a fronte di un certo stimolo. Nel nostro lavoro, è necessario collegare questa funzione ad alcuni meccanismi &#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<p class="wp-block-paragraph">La funzione di risposta del mercato definisce il tipo di reazione che il consumatore o cliente sviluppa a fronte di un certo stimolo. Nel nostro lavoro, è necessario collegare questa funzione ad alcuni meccanismi che avvengono nella percezione umana, in particolare il fenomeno delle soglie percettive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La psicologia della percezione identifica due tipi di soglie &#8211; soglia assoluta e soglia differenziale &#8211; le quali generano altrettanti tipi di prestazione (prestazione assoluta e prestazione differenziale).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>soglia assoluta</strong> identifica la quantità minima di stimolazione sensoriale necessaria affinché un particolare stimolo (una vibrazione, un oggetto, un colore) sia percepito da un individuo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <strong>soglia differenziale</strong> fa riferimento al differenziale di stimolazione sensoriale che determina per l&#8217;individuo la consapevolezza di un cambiamento, l&#8217;accorgersi di una mutazione nello stato precedente. È quindi basata sul concetto di percezione della differenza di intensità.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="951" height="451" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/04/Soglie-percettive.jpg" alt="" class="wp-image-26230" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/04/Soglie-percettive.jpg 951w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/04/Soglie-percettive-300x142.jpg 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/04/Soglie-percettive-768x364.jpg 768w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/04/Soglie-percettive-175x83.jpg 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/04/Soglie-percettive-450x213.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 951px) 100vw, 951px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Questi fattori percettivi devono entrare al centro del processo imprenditoriale di gestione della customer satisfaction. Ad esempio, produrre un miglioramento nelle vibrazioni di un volante (riduzione di vibrazioni) quando non esiste un margine per ottenere un miglioramento percepibile (condizione di <em>ceiling-effect</em>) è un intervento che non supera la soglia differenziale, e sostanzialmente uno spreco di investimenti.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="957" height="572" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/04/Ceiling-effect.jpg" alt="" class="wp-image-26231" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/04/Ceiling-effect.jpg 957w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/04/Ceiling-effect-300x179.jpg 300w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/04/Ceiling-effect-768x459.jpg 768w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/04/Ceiling-effect-175x105.jpg 175w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/04/Ceiling-effect-450x269.jpg 450w" sizes="auto, (max-width: 957px) 100vw, 957px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nel caso evidenziato, lo sforzo dell’azienda per l&#8217;incremento di prestazioni tecnico/ingegneristiche (passare dal punto A al punto B) produce anche un incremento della prestazione percepita nel cliente. Lo sforzo viene premiato. Nel passaggio da B a C, l&#8217;incremento della prestazione reale (tecnico-ingegneristica) è ancora più elevato, ma la prestazione percepita dal cliente migliora di poco. Lo sforzo è poco premiato. Nel passaggio da C a D, invece, la prestazione ingegneristica migliora ma non avviene alcun effetto percettivo nel cliente. Lo sforzo non viene per niente premiato. Quindi sostanzialmente si tratta di denaro sprecato, a meno che l&#8217;azienda non si impegni in attività di comunicazione in grado di valorizzare l&#8217;investimento e renderlo più percepibile, più visibile, più tangibile per il cliente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli incrementi prestazionali non sono tali, dal punto di vista di marketing, se non superano la soglia di sensibilità del fruitore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo sviluppo del prodotto, pertanto, dovrebbe essere guidato dalla ricerca di miglioramenti percepibili, in cui l&#8217;investimento produca effetti tangibili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



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<h2 class="wp-block-heading">Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Customer satisfaction</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia della percezione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Risposta del mercato</p>



<p class="wp-block-paragraph">Reazione del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Soglia percettiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stimolazione sensoriale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stimolo percepito</p>



<p class="wp-block-paragraph">Consapevolezza di cambiamento</p>



<p class="wp-block-paragraph">Differenza di intensità</p>



<p class="wp-block-paragraph">Processo imprenditoriale<br>Percezione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Differenziale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia cognitiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Interpretazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bias cognitivi</p>



<p class="wp-block-paragraph">Effetto contrasto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Teoria della prospettiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia sociale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Framing</p>



<p class="wp-block-paragraph">Selezione percettiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Processi decisionali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Influenza sociale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credenze distorte</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attribuzione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Teoria della gestalt</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esposizione selettiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Filtri percettivi</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fattori culturali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Contesto situazionale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Schemi mentali</p>
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