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	<title>Esperienze precedenti &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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	<description>Formazione Aziendale, Coaching, Counseling, Ricerca e Sviluppo</description>
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	<title>Esperienze precedenti &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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		<title>Sistema di credenze e attitudini acquisto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Daniel Trevisani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 May 2024 10:36:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;Psicologia di Marketing e Comunicazione&#8221; Franco Angeli Editore, Milano Le credenze, secondo Rokeach,[1] sono «proposizioni semplici, consapevoli o inconsapevoli, inferite da ciò che una persona dice o fa, che possano essere precedute dalla frase &#8230;Credo che&#8230;». Alla base della formazione degli atteggiamenti verso &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/sistema-di-credenze-e-attitudini-acquisto/">Sistema di credenze e attitudini acquisto</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le credenze, secondo Rokeach,<a href="#_ftn1" id="_ftnref1">[1]</a> sono «proposizioni semplici, consapevoli o inconsapevoli, inferite da ciò che una persona dice o fa, che possano essere precedute dalla frase &#8230;Credo che&#8230;».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla base della formazione degli atteggiamenti verso il prodotto vi sono le «credenze» del soggetto (<em>beliefs</em>) relative al prodotto. La somma delle diverse credenze crea il “sistema delle credenze” (<em>belief system</em>) del cliente relativo alle conseguenze dell&#8217;acquisto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credenze e atteggiamenti sono concetti diversi, in quanto le credenze rappresentano le componenti di base degli atteggiamenti, i mattoni costitutivi. Un atteggiamento può quindi essere considerato come una <strong>organizzazione di credenze</strong>. Il sistema delle credenze è un composto instabile, in cui ogni informazione in ingresso può modificarne la struttura. Le diverse credenze, valutate soggettivamente, producono l&#8217;atteggiamento complessivo di prodotto</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="#_ftnref1" id="_ftn1">[1]</a> Rokeach, M. (1968). <em>Beliefs, attitudes, and values</em>. San Francisco: Jossey-Bass.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rokeach, M. (1973). <em>The nature of human values</em>. New York: Free Press.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Formazione-dellatteggiamento.jpg" alt="" class="wp-image-26429"/></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Il termine “credenze” evidenzia subito un fatto importante: gli atteggiamenti verso il prodotto sono un fatto psicologico, ed esistono anche senza la prova diretta o test del prodotto svolto in prima persona. È sufficiente un passaparola negativo (o positivo), o una supposizione tutta interiore sul gradimento, o persino il <em>sound</em> del marchio, ad innestare lo sviluppo di credenze e quindi la formazione di atteggiamenti. La credenza è una convinzione, che può anche essere sbagliata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel caso del prodotto “formazione aziendale manageriale”, è sufficiente che un imprenditore abbia avuto una remota esperienza negativa, o persino un &#8220;sentito dire&#8221; negativo, per far partire un incontro di vendita da una posizione D o E (di accettazione negativa ed ostilità), mentre esperienze precedenti positive, o evidenti pressioni dal mercato (la richiesta di una nuova competenza specifica espressa dai clienti) possono far ricadere il soggetto in A o in B.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non dobbiamo pensare che il fondamento di una valutazione di prodotto si basi su riscontri oggettivi o valutazioni scientifiche, <a>ma prendere atto che le credenze (<em>beliefs</em>) di prodotto</a> si formano indipendentemente dalla volontà del venditore: sono dati di fatto con i quali egli deve avere a che fare, e che può tuttavia cercare di cambiare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli atteggiamenti hanno quindi componenti cognitive, affettive e comportamentali.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/La-componente-cognitiva.jpg" alt="" class="wp-image-26430"/></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">La maggior parte degli scienziati sociali è d’accordo sul fatto che un atteggiamento non sia un elemento basilare, irriducibile, all’interno della personalità, ma rappresenti un <em>cluster</em> (aggregazione) di più elementi intercorrelati.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-full"><img decoding="async" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/05/Triplice-componente.jpg" alt="" class="wp-image-26431"/></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph">Esistono forti influenze reciproche tra le tre componenti dell&#8217;atteggiamento. Se dispongo di una informazione non veritiera su una persona (ad esempio, penso &#8211; sbagliando &#8211; che abbia tradito la fiducia di qualcuno), la componente cognitiva sarà viziata da un errore di conoscenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo errore si trasferirà alla componente valutativa (inizierò ad avere un rifiuto interno di quella persona, se per il mio sistema di valori il tradimento della fiducia è un comportamento indegno) e alla componente comportamentale (non lo inviterò ad una festa).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La traduzione non è tuttavia automatica, poiché, come ricordato, vincoli esterni possono creare vincoli così forti da non consentire alla persona di agire coerentemente con i propri atteggiamenti. Ad esempio, la necessità di lavorare può frenarmi dal criticare un cliente che non stimo, oppure la non disponibilità economica può impedirmi dal tradurre in comportamento reale (acquistare un biglietto aereo) un mio atteggiamento positivo verso una vacanza alle Hawaii, o ancora, un imprenditore può evitare di effettuare un acquisto importante se ritiene che altre priorità di bilancio debbano prima essere esaudite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



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</ul>



<h3 class="wp-block-heading">Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Formazione degli atteggiamenti</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sistema di credenze</p>



<p class="wp-block-paragraph">Atteggiamento di prodotto</p>



<p class="wp-block-paragraph">Convinzioni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esperienze precedenti</p>



<p class="wp-block-paragraph">Componente cognitiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Componente affettiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Componente comportamentale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Psicologia del consumatore</p>



<p class="wp-block-paragraph">Percezione del brand</p>



<p class="wp-block-paragraph">Valori del marchio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credibilità del marchio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Coinvolgimento emotivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Costruzione dell&#8217;immagine del marchio</p>



<p class="wp-block-paragraph">Influencer marketing</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing etico</p>



<p class="wp-block-paragraph">Storytelling del brand</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing autentico</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comunicazione persuasiva</p>



<p class="wp-block-paragraph">Creazione di fiducia</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gestione della reputazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing basato sui valori</p>



<p class="wp-block-paragraph">Testimonianze dei clienti</p>



<p class="wp-block-paragraph">Creazione di legami di fiducia</p>



<p class="wp-block-paragraph">Marketing responsabile</p>



<p class="wp-block-paragraph">Efficacia della comunicazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Percezione della qualità</p>



<p class="wp-block-paragraph">Brand advocacy</p>
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		<title>Non esiste una seconda occasione per fare una prima buona impressione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Dr. Daniel Trevisani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Apr 2024 10:00:00 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un esperimento di Bugelsky e Alampay, del 1961, ha dimostrato come il fattore situazionale modifichi radicalmente la percezione dello stesso oggetto. Il loro esperimento viene spesso usato per definire l’influenza del set percettivo. Il set percettivo è un contesto situazionale ampio, che coinvolge le esperienze precedenti dell’individuo e determina l’inquadramento delle nuove informazioni in ingresso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad un gruppo di osservatori nell’esperimento è stato mostrato un disegno ambiguo aperto all’interpretazione. Il disegno poteva essere interpretato infatti come un topo o un come un volto umano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima di vedere l’immagine, ai gruppi sono state mostrate delle sequenze di immagini. Un gruppo di controllo, che non aveva visto alcuna immagine precedente, vide nella figura un uomo. Il gruppo che aveva visto la prima sequenza di immagini (vedi figura seguente) percepiva in seguito un topo . In altre parole, lo stesso stimolo visivo può subire due interpretazioni completamente diverse in funzione di ciò che è accaduto prima.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2024/04/Esperimento-di-Bugkesky.jpg" alt="" class="wp-image-26267"/></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Lo studio è stato da me replicato e verificato sperimentalmente in numerose altre situazioni ottenendo identici risultati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;effetto sopra dimostrato (set percettivo) ci induce a sottolineare l’importanza della cura progettuale degli elementi di primo impatto nei prodotti, e&nbsp; &#8211; in generale &#8211; la cura di qualsiasi prima occasione di incontro tra azienda e cliente, o tra persone che non si conoscono ancora.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In base al fenomeno del set percettivo, le persone si auto-condizionano a valutare le esperienze successive sulla base delle prime esperienze. Le prime esperienze di prodotto, in altre parole, formano un <em>imprinting</em>, una &#8220;marchiatura&#8221; dell&#8217;azienda, uno schema di riferimento valutativo che guiderà le future considerazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad esempio, una lettera sbagliata, un sito internet mal progettato e dilettantesco, un catalogo male impaginato, macchie, errori grammaticali e ortografici &#8211; producono un filtro negativo che guiderà&nbsp; le valutazioni future del cliente. Le valutazioni di un singolo elemento si trasferiscono per osmosi all&#8217;intero sistema aziendale. Se così poca cura è stata posta in una semplice lettera&nbsp; &#8211; pensa il cliente &#8211; cosa succederà poi a livello di prodotti, o di assistenza e garanzie?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Le prime impressioni guidano le impressioni future</strong>. Modificare le impressioni successive ad una serie di valutazioni iniziali negative, i primi momenti di impatto avuti dal cliente, è opera ardua, e richiede molto sforzo (inversione di atteggiamento).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il fenomeno della persistenza dell&#8217;impressione porta il soggetto a ragionare sulla base di <strong>regole euristiche</strong>. Le euristiche sono modalità di ragionamento stereotipiche, che utilizzano particolari frame o set percettivi per guidare le future analisi degli oggetti o delle persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca dell&#8217;evitazione di dissonanza cognitiva dirige la percezione lungo una linea di stabilità e uniformità con le sensazioni iniziali. Se il sito internet dell&#8217;azienda (elemento altamente esposto nella linea di visibilità) contiene errori o produce immagine negativa, il cliente sarà portato a ricercare errori e negatività anche in altre parti dell&#8217;azienda. Se l&#8217;impressione iniziale è positiva, gli errori successivi verranno valutati meno negativamente, godendo di un &#8220;bonus&#8221; euristico, che porta il cliente a convincersi che si tratta di &#8220;errori passeggeri&#8221; e non di &#8220;errori fondamentali&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">©Copyright. Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore dal libro di Daniele Trevisani: &#8220;<a href="https://amzn.to/3P2m50e" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Psicologia di Marketing e Comunicazione</strong></a>&#8221; Franco Angeli Editore, Milano</p>



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</ul>



<h2 class="wp-block-heading">Semantica articolo. Le parole chiave di questo articolo sono:</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Set percettivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Contesto situazionale</p>



<p class="wp-block-paragraph">Esperienze precedenti</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nuove informazioni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Interpretazione dell’immagine</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stimolo visivo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Auto-condizionamento</p>



<p class="wp-block-paragraph">Imprinting</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prime impressioni</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inversione di atteggiamento</p>



<p class="wp-block-paragraph">Regole euristiche</p>



<p class="wp-block-paragraph">Design</p>



<p class="wp-block-paragraph">Estetica</p>



<p class="wp-block-paragraph">Funzionalità</p>



<p class="wp-block-paragraph">Affidabilità</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durabilità</p>



<p class="wp-block-paragraph">Comfort</p>



<p class="wp-block-paragraph">Innovazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Performance</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ergonomia</p>



<p class="wp-block-paragraph">Utilità</p>



<p class="wp-block-paragraph">Materiali</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eleganza</p>



<p class="wp-block-paragraph">Semplicità</p>



<p class="wp-block-paragraph">Efficienza</p>



<p class="wp-block-paragraph">Piacevolezza</p>



<p class="wp-block-paragraph">Versatilità</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fiducia</p>



<p class="wp-block-paragraph">Soddisfazione</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eccellenza</p>
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