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	<title>ambienti sacri &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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	<description>Formazione Aziendale, Coaching, Counseling, Ricerca e Sviluppo</description>
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		<title>Dojo: lo spazio della ricerca interiore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[DR. DANIELE TREVISANI]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Mar 2012 08:34:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura Marziale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dōjō (道場, Dōjō?), comunemente traslitterato come dojo, è un termine giapponese che significa etimologicamente luogo (jō) dove si segue la via (dō). In origine il termine, ereditato dalla tradizione buddhista cinese, indicava il luogo in cui il Buddha ottenne il risveglio e per estensione i luoghi deputati alla pratica religiosa nei templi buddhisti. Il termine &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h2><a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2012/03/light-love-meditation.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-974" title="light-love-meditation" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2012/03/light-love-meditation.jpg?w=300" alt="dojo ricerca interiore" width="300" height="225" /></a></h2>
<p><strong>Dōjō</strong> (道場, <em><strong>Dōjō</strong></em><a title="Aiuto:Giapponese" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aiuto:Giapponese" target="_blank" rel="noopener"><sup>?</sup></a>), comunemente traslitterato come <strong>dojo</strong>, è un termine <a title="Lingua giapponese" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_giapponese" target="_blank" rel="noopener">giapponese</a> che significa etimologicamente luogo (<em>jō</em>) dove si segue la via (<em><a title="Do (filosofia) (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Do_(filosofia)&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank" rel="noopener">dō</a></em>). In origine il termine, ereditato dalla tradizione <a title="Buddhismo cinese" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Buddhismo_cinese" target="_blank" rel="noopener">buddhista cinese</a>, indicava il luogo in cui il <a title="Buddha" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Buddha" target="_blank" rel="noopener">Buddha</a> ottenne il risveglio e per estensione i luoghi deputati alla pratica religiosa nei templi <a title="Buddhismo" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Buddhismo" target="_blank" rel="noopener">buddhisti</a>. Il termine venne poi adottato nel mondo militare e nella pratica del <a title="Bujutsu" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bujutsu" target="_blank" rel="noopener">Bujutsu</a>, che durante il periodo <a title="Era Tokugawa" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Era_Tokugawa" target="_blank" rel="noopener">Tokugawa</a> fu influenzata dalla tradizione <a title="Zen" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Zen" target="_blank" rel="noopener">Zen</a>, perciò è a tutt&#8217;oggi diffuso nell&#8217;ambiente delle <a title="Arti marziali" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Arti_marziali" target="_blank" rel="noopener">arti marziali</a>.<br />
Nel <a title="Budō" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bud%C5%8D" target="_blank" rel="noopener">budō</a> è lo spazio in cui si svolge l&#8217;allenamento ma è anche simbolo della profondità del rapporto che il praticante instaura con l&#8217;<a title="Arti marziali" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Arti_marziali" target="_blank" rel="noopener">arte marziale</a>; tale ultimo aspetto è proprio della cultura buddhista cinese e giapponese, che individua il dojo quale luogo dell&#8217;isolamento e della <a title="Meditazione" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Meditazione" target="_blank" rel="noopener">meditazione</a>.<br />
I dojo erano spesso piccoli locali situati nelle vicinanza di un <a title="Tempio" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Tempio" target="_blank" rel="noopener">tempio</a> o di un <a title="Castello" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Castello" target="_blank" rel="noopener">castello</a>, ai margini delle <a title="Foresta" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Foresta" target="_blank" rel="noopener">foreste</a>, perché i segreti delle tecniche venissero più facilmente preservati. Con la diffusione delle arti marziali sorsero numerosi dojo che venivano in molti casi considerati da maestri e praticanti una seconda casa; abbelliti con lavori di <a title="Calligrafia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Calligrafia" target="_blank" rel="noopener">calligrafia</a> e oggetti artistici preparati dagli stessi allievi, essi eprimevano appieno l&#8217;atmosfera di dignità che vi regnava; talvolta su di una parete veniva posto uno <a title="Scrigno" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Scrigno" target="_blank" rel="noopener">scrigno</a>, simbolo che il dojo era dedicato ai più alti valori e alle virtù del <strong>Do</strong>, non soltanto all&#8217;esercizio fisico. In altri dojo si trovavano gli altari detti <a title="Kamiza (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Kamiza&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank" rel="noopener">kamiza</a> (sede degli Dei), riferiti non a <a title="Divinità" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Divinit%C3%A0" target="_blank" rel="noopener">divinità</a> ma al ricordo di un grande maestro defunto. Il dojo rappresenta un luogo di meditazione, concentrazione, apprendimento, amicizia e rispetto, è il simbolo della <em>Via</em> dell&#8217;arte marziale.<br />
In <a title="Occidente" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Occidente" target="_blank" rel="noopener">Occidente</a> questo termine viene impropriamente tradotto in <a title="Palestra" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Palestra" target="_blank" rel="noopener">palestra</a> ed inteso unicamente come spazio per l&#8217;allenamento, mentre nella cultura orientale il dojo è il luogo nel quale si può raggiungere, seguendo la Via, la perfetta unità tra <a title="Zen" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Zen" target="_blank" rel="noopener">zen</a> (mente) e ken (corpo) e, quindi, il perfetto equilibrio psicofisico, massima realizzazione della propria individualità. Il dojo è la scuola del <a title="Sensei" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sensei" target="_blank" rel="noopener">sensei</a> (maestro): egli ne rappresenta il vertice e sue sono le direttive e le norme di buon andamento della stessa; oltre al maestro ci sono altri insegnanti, suoi allievi, ed i <a title="Senpai" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Senpai" target="_blank" rel="noopener">senpai</a> (allievi anziani di grado) che svolgono un importante ruolo: il loro comportamento quotidiano rappresenta l&#8217;esempio che deve guidare gli altri praticanti; quando un sempai non si cura del proprio comportamento diventa un danno per tutta la scuola.<br />
Nessun allievo avanzato prende dal dojo più di quanto esso non dia a sua volta: il dojo non è semplice spazio ma anche immagine di un atteggiamento, i dojo della Via si differenziano in questo aspetto dai normali spazi sportivi: l&#8217;esercizio fisico può anche essere il medesimo ma è la ricerca del giusto atteggiamento che consente di progredire. L&#8217;allievo entra nel dojo e deve lasciare alle spalle tutti i problemi della quotidianità, purificarsi la mente e concentrarsi sull&#8217;allenamento per superare i propri limiti e le proprie insiscurezze, in un costante confronto con sé stesso.<br />
Il dojo è come una piccola <a title="Società umana" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Societ%C3%A0_umana" target="_blank" rel="noopener">società</a>, con regole ben precise che devono essere rispettate. Quando gli allievi indossano il <a title="Keikogi" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Keikogi" target="_blank" rel="noopener">keikogi</a> diventano tutti uguali; la loro condizione sociale o professionale viene lasciata negli spogliatoi, per il maestro essi sono tutti sullo stesso piano. Si apprende con le tecniche una serie di norme, che vanno dalla cura della persona e del keikogi (che mostra solo l&#8217;emblema della scuola), al fatto di non urlare, non sporcare, non fumare, non portare orecchini od altri abbellimenti (per evitare di ferirsi o di ferire), al fatto di comportarsi educatamente sino all&#8217;acquisizione dell&#8217;<a title="Etica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Etica" target="_blank" rel="noopener">etica</a> dell&#8217;arte marziale che discende da quella arcaico-feudale dei <a title="Samurai" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Samurai" target="_blank" rel="noopener">samurai</a>: il <a title="Bushido" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Bushido" target="_blank" rel="noopener">Bushido</a> o <em>Via del guerriero</em>.<br />
Il coraggio, la gentilezza, il reciproco aiuto, il rispetto di se stessi e degli altri sono dettami che entrano a far parte del bagaglio culturale dell&#8217;allievo. Nel dojo non si usa la violenza: non per nulla le arti marziali enfatizzano la forza mentale e non quella fisica, condannata prima o poi ad affievolirsi.<br />
Si entra e si esce dal dojo inchinandosi: un segno di rispetto verso l&#8217;arte del ringraziamento per tutto ciò che di valido essa ha offerto. Anticamente nel dojo veniva eseguito il rito del <a title="Soji (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=Soji&amp;action=edit&amp;redlink=1" target="_blank" rel="noopener">soji</a> (pulizia): gli allievi, usando scope e strofinacci, pulivano l&#8217;ambiente, lasciandolo in ordine per i successivi allenamenti. Tale gesto è il simbolo della purificazione del corpo e della mente: i praticanti si preparano ad affrontare il mondo esterno con umiltà, dote necessaria per apprendere e per insegnare l&#8217;arte marziale. (fonte: Wikipedia)</p>
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