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	<title>comunicazione interna efficace &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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	<description>Formazione Aziendale, Coaching, Counseling, Ricerca e Sviluppo</description>
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	<title>comunicazione interna efficace &#8211; Dr. Daniele Trevisani &#8211; Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</title>
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	<item>
		<title>Riepilogo delle Keywords sul tema “Fiducia”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[DR. DANIELE TREVISANI]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Oct 2010 09:10:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[comunicazione interna efficace]]></category>
		<category><![CDATA[consumer research]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia di marketing e comunicazione]]></category>
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		<category><![CDATA[formazione]]></category>
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		<category><![CDATA[psicologia]]></category>
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		<category><![CDATA[qualità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fiducia e cliente Source Credibility: Credibilità della fonte Trustworthiness: essere degni di fiducia, meritevoli sul piano morale, potersi fidare di… sul piano umano Expertise: competenza tecnica Coerenza, nei Messaggi Comportamenti Ambienti Andare a caccia di dissonanze Attenzione al cliente come persona (fattore umano) Rispetto Fiducia e legame con la soddisfazione (customer satisfaction) Emozioni e segnali &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="font-family:Georgia, 'Bitstream Charter', serif;"> Fiducia e cliente</span></h2>
<ul>
<li>Source Credibility: Credibilità della fonte</li>
<li>Trustworthiness: essere degni di fiducia, meritevoli sul piano morale, potersi fidare di… sul piano umano</li>
<li>Expertise: competenza tecnica</li>
<li>Coerenza, nei
<ul>
<li>Messaggi</li>
<li>Comportamenti</li>
<li>Ambienti</li>
</ul>
</li>
<li>Andare a caccia di dissonanze</li>
<li>Attenzione al cliente come persona (fattore umano)</li>
<li>Rispetto</li>
<li>Fiducia e legame con la soddisfazione (customer satisfaction)</li>
<li>Emozioni e segnali (consci e inconsci) ricevuti nel punto vendita = reazioni viscerali che si sviluppano nel punto vendita a contatto con ambienti e persone</li>
<li>Reazioni viscerali (istantanee, interiori, preconscie, non mediate dalla ragione, frutto di una elaborazione immediata)</li>
<li>Fiducia come “bonus” che crea benevolenza</li>
<li>Bonus euristico &#8211; credito relazionale che “lascia in secondo piano” difetti minori e predispone le persone meglio rispetto a quanto sarebbe se non vi vosse tale atteggiamento positivo verso il brand, il prodotto o la persona</li>
<li>Doppio livello di fiducia</li>
</ul>
<ul>
<li>Fiducia del cliente verso l’azienda</li>
<li>Fiducia del collaboratore verso l’azienda &#8211; il collaboratore stesso si fida dell’azienda? Che immagine ne ha? Come ne parla con gli altri all’interno? Come ne parla ai clienti?</li>
</ul>
<div></div>
<li>Strategia di intervento sulla fiducia</li>
<ul></ul>
<ol>
<li>Analisi dei livelli di fiducia percepita, sia generale che localizzata</li>
<li>Localizzazione di aree critiche</li>
<li>Impegno verso la risoluzione</li>
<li>Intervento concreto per il miglioramento</li>
</ol>
<ul>
<li>Capacità di localizzare le priorità su cui intervenire</li>
<li>Segmentazione e localizzazione (<em>tangibles</em> vs <em>intangibles</em>)
<ul>
<li>Aspetti tangibili e intangibili della fiducia</li>
<li>Aspetti tangibili per l’area food</li>
<li>Aspetti in tangibili per l’area food</li>
<li>Aspetti tangibili per l’area non-food</li>
<li>Aspetti in tangibili per l’area non-food</li>
</ul>
</li>
</ul>
<p><strong>Relazione tra fiducia e risorse umane</strong></p>
<ul>
<li>Responsabilità organizzative per la fiducia
<ul>
<li>Chi</li>
<li>Per cosa</li>
<li>In quali ruoli</li>
<li>Con quali confini</li>
<li>Come avviene la “delega” per il presidio dei fattori che generano fiducia o sfiducia</li>
<li>Localizzazione delle penombre organizzative e zone d’ombra nei confini di responsabilità</li>
<li>Chiarire le responsabilità</li>
<li>Comunicare al personale e sensibilizzarlo</li>
<li>Interventi di sensibilizzazione del personale sul tema della fiducia e percezione della fiducia nel cliente, dai comportamenti ai segnali deboli, aspetti visivi, olfattivi, ambientali, di prodotto</li>
<li>Buonsenso vs. procedura</li>
<li>Stereotipi e falsi miti sul buon senso “lo sanno tutti che…” o “lo capisce anche un bambino che…” non sono ragionamenti sufficienti. Cosa, quando e quanto possiamo lasciare al buon senso</li>
<li>Differenza tra addestramento e sensibilizzazione del personale. Addestramento: devo dirti ogni possibile cosa su cui intervenire e come farlo. Sensibilizzazione: devo metterti in condizione di accorgerti da solo delle cose</li>
<li>Cosa dobbiamo inserire in “procedure”</li>
<li>Quanta discrezionalità dobbiamo lasciare?</li>
<li>Autorevolezza vs. autorità. Autorevolezza come capacità di creare partecipazione. Autorità come strumento gerarchico che non genera automaticamente autorevolezza</li>
<li>Il valore dell’esempio</li>
</ul>
</li>
</ul>
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		<title>La Fiducia è di casa in Coop</title>
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		<dc:creator><![CDATA[DR. DANIELE TREVISANI]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 14:01:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[comunicazione interna efficace]]></category>
		<category><![CDATA[consumer research]]></category>
		<category><![CDATA[Pillole di riflessione]]></category>
		<category><![CDATA[psicologia di marketing e comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[ricerche e stimoli]]></category>
		<category><![CDATA[benevolenza del consumatore]]></category>
		<category><![CDATA[Comunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[fiducia]]></category>
		<category><![CDATA[insegna]]></category>
		<category><![CDATA[punto vendita]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni interpersonali]]></category>
		<category><![CDATA[soddisfazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>di Roberto Meglioli resp. Servizio Marketing Coop Consumatori Nordest, Roberta Neri Ricerche e Ascolto Coop Adriatica, David Orvieto Area Commerciale Sait Tutti i giorni si vendono o si acquistano prodotti e servizi ma incartati di fiducia, significati, valori. Il flusso di messaggi trasmessi ai consumatori avviene all’interno di ogni punto di vendita tramite le merci, &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>di Roberto Meglioli resp. Servizio Marketing Coop Consumatori Nordest, </em></strong><strong><em>Roberta Neri Ricerche e Ascolto Coop Adriatica, David Orvieto Area Commerciale Sait</em></strong></p>
<p>Tutti i giorni si vendono o si acquistano prodotti e servizi ma incartati di fiducia, significati, valori.</p>
<p>Il flusso di messaggi trasmessi ai consumatori avviene all’interno di ogni punto di vendita tramite le merci, la loro esposizione, il rapporto con il personale.</p>
<p>Prodotto servizio e relazione sono ciò che vendiamo, come lo esponiamo e valorizziamo, come lo raccontiamo.</p>
<p>Ogni segnale, ogni messaggio all’interno del canale comunicativo “punto di vendita” raggiunge il consumatore anche tramite i segni involontari.</p>
<p>Dobbiamo porre attenzione a come raccontiamo ciò che offriamo con competenza e passione.</p>
<p>Competenza relativamente al prodotto e passione come accento della relazione.</p>
<p>Si tratta di trasmettere tramite l’esposizione del prodotto segnali caldi e coinvolgenti che diano la sensazione di aiuto, supporto, accompagnamento, facilitazione visiva dell’atto di acquisto.</p>
<p>Il consumatore vive sempre con incertezza la fase critica dell’atto di acquisto. Una valida esposizione può semplificare la lettura tra i prodotti e trasmettere informazioni utili per rassicurarlo nella scelta tra soverchianti possibilità.</p>
<p>Ad esempio valorizzare prodotti stagionali, di provenienza geografica, ad alta intensità valoriale, oppure in apposite isole tematiche per enfatizzare la presenza di prodotti a scarsa rotazione o di nicchia, o penalizzati dall’allestimento e dal facing, dall’acquisto abitudinario e veloce, dall’assenza di comunicazione pubblicitaria.</p>
<p>Una percentuale significativa di consumatori acquisisce informazioni ritenute importanti per effettuare l’atto di acquisto direttamente a punto di vendita. Ci scontriamo con la necessità da parte del consumatore di capire, decodificare, ricordare, porre attenzione su testi e messaggi.</p>
<p>Avanza una cultura orale immersa nel frastuono di innumerevoli fonti comunicative.</p>
<p>La comunicazione nel punto di vendita deve essere semplice, immediata, trasparente, esaustiva quanto basta per essere utile, onesta.</p>
<p>L’interazione anche occasionale, che il personale ha con il cliente rappresenta un momento essenziale per trasmettere rispetto e attenzione nei suoi confronti, credibilità e competenza dell’insegna.</p>
<p>Il consumatore vede il singolo addetto al quale si rivolge per ottenere un consiglio all’acquisto come il rappresentante principale dell’organizzazione di vendita.</p>
<p>Occorre nei pochi secondi di interazione con il cliente trasmettere messaggi verbali e non verbali che comunichino: accuratezza nell’abbigliamento e nella presenza, disponibilità all’interazione, ascolto e comprensione di quanto comunicato dal cliente, sensazione di interesse e affidabilità, appiglio per la soluzione alla problematica avanzata.</p>
<p>Non trascurare la fase di chiusura salutando gentilmente.</p>
<p>La fiducia può portare ad uno stato di benevolenza del consumatore nei confronti di una marca o di un’insegna a tal punto da scusare e giustificare determinati errori a patto che siano riconosciuti ed affrontati anche in caso di risoluzione non positiva.</p>
<p>Ambiente, punto di vendita, dipendenti devono trasmettere con coerenza segnali che costruiscano passo a passo una fiducia cumulata nell’agire quotidiano.</p>
<p>Il legame tra soddisfazione del cliente e fiducia nel punto di vendita è stringente e direttamente correlato. Chi è più soddisfatto, è più propenso a raccomandare ad altri il punto di vendita, prova piacere ad effettuare gli atti di acquisto, si sente accolto, si sente come a casa propria.</p>
<p>Un sorriso si ricorda per un sorriso si ritorna.</p>
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		<title>Zone di lavoro per la crescita personale: tra apatia e perfezionismi inutili</title>
		<link>https://www.studiotrevisani.it/zone-di-lavoro-per-la-crescita-personale-tra-apatia-e-perfezionismi-inutili/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[DR. DANIELE TREVISANI]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 11:40:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Business Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Coaching]]></category>
		<category><![CDATA[Coaching del Potenziale Personale]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione interna efficace]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione interpersonale]]></category>
		<category><![CDATA[formazione aziendale]]></category>
		<category><![CDATA[Il Potenziale Umano - Cap.2]]></category>
		<category><![CDATA[apatia]]></category>
		<category><![CDATA[coaching del potenziale umano]]></category>
		<category><![CDATA[concentrazione]]></category>
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		<category><![CDATA[eccellenza]]></category>
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		<category><![CDATA[psicologia cognitiva]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Autore: Daniele Trevisani. Estratto dal volume &#8220;Il Potenziale Umano&#8220;, Franco Angeli editore, Milano, 2009, Copyright 2.9.  Ricerca dell’eccellenza vs. perfezionismi inutili Chi si occupa di performance è spesso portato a confondere due piani distinti di una prestazione: la perfezione e l’eccellenza. Una prestazione eccellente è quella che offre contributi significativi a chi ne deve fruire, mentre &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/zone-di-lavoro-per-la-crescita-personale-tra-apatia-e-perfezionismi-inutili/">Zone di lavoro per la crescita personale: tra apatia e perfezionismi inutili</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Autore: <a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noopener">Daniele Trevisani</a>. Estratto dal volume &#8220;<a href="https://www.studiotrevisani.it/hpm2/">Il Potenziale Umano</a>&#8220;, Franco Angeli editore, Milano, 2009, Copyright</p>
<p><a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/1783861.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" title="1783861" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/1783861.jpg?w=150" alt="" width="150" height="99" /></a><a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/bld063676.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" title="BLD063676" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/bld063676.jpg?w=150" alt="" width="150" height="99" /></a><a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/bxp2454142.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" title="bxp245414" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/bxp2454142.jpg?w=150" alt="" width="150" height="99" /></a><a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/bn2290051.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" title="bn229005" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/bn2290051.jpg?w=150" alt="" width="150" height="99" /></a><a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/k12156351.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" title="k1215635" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/k12156351.jpg?w=150" alt="" width="150" height="102" /></a><a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/u121572891.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" title="u12157289" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/u121572891.jpg?w=150" alt="" width="150" height="99" /></a></p>
<h2>2.9.  Ricerca dell’eccellenza vs. perfezionismi inutili</h2>
<p>Chi si occupa di performance è spesso portato a confondere due piani distinti di una prestazione: la perfezione e l’eccellenza.</p>
<p>Una prestazione eccellente è quella che offre contributi significativi a chi ne deve fruire, mentre una prestazione perfetta è spesso autoreferenziale, forzatamente ed esasperatamente sovraccarica di attenzione, anche nei dettagli nei quali nessuno può percepire un contributo in più o vantaggi ulteriori veri.</p>
<p>La vera eccellenza si misura sul valore vero prodotto, non in finezze snob.</p>
<p>I performer non possono essere danneggiati dalla ricerca della perfezione ma devono essere stimolati dalla ricerca dell’eccellenza. Si tratta di una differenza sottile ma importante.</p>
<p>Perfezionismo e ricerca dell’eccellenza sono atteggiamenti diversi. Il perfezionismo assorbe energie in modo maniacale anche oltre il livello in cui un contributo diventa significativo. Consuma energie inutilmente.</p>
<p>Le attività dei cercatori di perfezione non sono mai finite, mai terminate, mai perfette, esiste sempre una ragione per non completarle o non essere soddisfatti di sè.</p>
<p>L’eccellenza richiede che le energie vengano investite là dove un contributo produce effetti, e sino al livello in cui un miglioramento è reale, percepibile, dotato di senso, creatore di valore buono, e non oltre.</p>
<p>Il perfezionismo non aumenta il successo delle persone, è uno stato di maniacalità. Il successo è determinato dal talento, energia, impegno, non dal perfezionismo o testardaggine verso i dettagli inutili. Il successo avviene nonostante il perfezionismo, non a causa di esso. Come evidenzia Greenspon<a href="http://studiotrevisani.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftn1" target="_blank" rel="noopener">[1]</a>, il perfezionismo è una sorta di malattia:</p>
<p>“Il perfezionismo non è fare del proprio meglio, o ricercare l’eccellenza. È una convinzione emotiva sul fatto che la perfezione sia la sola via all’accettazione personale. È la convinzione emotiva che solo essendo perfetti uno sarà finalmente accettato come persona”.</p>
<p>Un coaching efficace dovrà aiutare il cliente o team ad identificare le soglie di valutazione corrette nelle proprie attività, evitando sia le performance scadenti che quelle dotate di attenzioni maniacali non necessarie.</p>
<p>Localizzare dove si situino le varie attività dell’individuo o del team in questa scala, è fondamentale. Specificamente, localizzare la differenza tra il perfezionismo inutile e l’eccellenza è particolarmente importante nel metodo HPM, vista la presenza della cella “micro-competenze”, che stimola proprio ad andare alla ricerca dei dettagli significativi su cui lavorare. Essa – ricordiamo – non è da non confondere con l’ossessione maniacale sull’inutile e sulla superficie.</p>
<p>Una delle funzioni fondamentali del coaching e della formazione consulenziale consiste proprio nell’aiutare le persone a capire su quali aree è bene investire e su quali invece sia inutile farlo ora, o non valga la pena in quanto il livello raggiunto è già sufficientemente buono.</p>
<p>Le persone non riescono, da sole, il più delle volte, a percepire se stesse con lucidità, a fissare bene i propri scopi, ancora meno a raggiungerli o sviluppare performance ottimali. Esiste una coltre di nebbia che offusca la visione di noi stessi e i nostri veri obiettivi. Guardare oltre non è facile, e anche una sfida, per definizione, non è semplice.</p>
<p>Il coaching, la formazione, la consulenza, sono discipline che – quando fatte con passione e serietà – lavorano sul dare supporto individuale, o a una squadra o intera organizzazione, per aiutarla a percepirsi correttamente, senza lenti sfuocate, a fissare veri obiettivi e fare piazza pulita di falsi obiettivi o presupposti fuorvianti, evolvere e andare verso nuove sfide, crescere, progredire. Perché il senso dell’uomo è questo: la ricerca.</p>
<p>Rispetto alle variabili del modello HPM, ciascuna può essere osservata come uno spazio di crescita con territori in parte conosciuti e raggiunti, ed altri ancora da conquistare ed esplorare.</p>
<p>La domanda non diventa <em>se</em> andare avanti, ma <em>come</em>. Il fatto di andare avanti deve diventare un atteggiamento di fondo, forza di volontà costante.</p>
<p>Un’ultima convinzione e riflessione: l’eccellenza non è materia solo tecnica. L’eccellenza si raggiunge quando si crede in qualcosa.</p>
<p>I puri di cuore, e coloro che lavorano per una causa, fanno quasi sempre cose eccellenti, poiché vi mettono passione.</p>
<p>La tecnica e la formazione ci possono solo aiutare a trasformare la purezza del cuore e la volontà in progetti reali, tangibili e utili.</p>
<p><em>Vivere, essere puri di cuore, e morire</em></p>
<p><em>Per rendere immortale il nostro spirito.</em></p>
<p>Gustavo Adolfo Rol (1903-1994)</p>
<p>______</p>
<p>Copyright, Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore, dal volume di Daniele Trevisani &#8220;<a href="https://www.studiotrevisani.it/hpm2/">Il Potenziale Umano</a>&#8220;, Franco Angeli editore, Milano.2009. Pubblicato con il contributo editoriale di <a href="https://www.studiotrevisani.it">Studio Trevisani Communication Research, Formazione e Coaching</a>.</p>
<hr size="1" /><a href="http://studiotrevisani.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftnref1" target="_blank" rel="noopener">[1]</a> Greenspon, T. (2008), <em>The Courage to be Imperfect: Tom Greenspon on Perfectionism</em>,<em> </em>Northwestern University, Center for Talent Development.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/zone-di-lavoro-per-la-crescita-personale-tra-apatia-e-perfezionismi-inutili/">Zone di lavoro per la crescita personale: tra apatia e perfezionismi inutili</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
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		<title>Potenziamento delle competenze emotive e nuove competenze emotive</title>
		<link>https://www.studiotrevisani.it/potenziamento-delle-competenze-emotive-e-nuove-competenze-emotive/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[DR. DANIELE TREVISANI]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Dec 2009 11:07:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Autore: Daniele Trevisani. Estratto dal volume &#8220;Il Potenziale Umano&#8220;, Franco Angeli editore, Milano, 2009, Copyright 2.5. Le nuove competenze emotive (mood awareness, mood labeling, mood monitoring, cognitive la­beling) Bisognerebbe tentare di essere felici, non fosse altro per dare l’esempio. (Jacques Prévert) L’umore è uno degli elementi più esplicitamente correlati alle energie mentali, e dalle forti capacità “contagiose”, &#8230;</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it/potenziamento-delle-competenze-emotive-e-nuove-competenze-emotive/">Potenziamento delle competenze emotive e nuove competenze emotive</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://www.studiotrevisani.it">Dr. Daniele Trevisani - Formazione Aziendale, Ricerca, Coaching</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Autore: <a href="http://www.danieletrevisani.com/" target="_blank" rel="noopener">Daniele Trevisani</a>. Estratto dal volume &#8220;<a href="https://www.studiotrevisani.it/hpm2/">Il Potenziale Umano</a>&#8220;, Franco Angeli editore, Milano, 2009, Copyright</p>
<p><a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/1783861.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" title="1783861" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/1783861.jpg?w=150" alt="" width="150" height="99" /></a><a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/bld063676.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" title="BLD063676" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/bld063676.jpg?w=150" alt="" width="150" height="99" /></a><a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/bxp2454142.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" title="bxp245414" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/bxp2454142.jpg?w=150" alt="" width="150" height="99" /></a><a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/bn2290051.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" title="bn229005" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/bn2290051.jpg?w=150" alt="" width="150" height="99" /></a><a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/k12156351.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" title="k1215635" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/k12156351.jpg?w=150" alt="" width="150" height="102" /></a><a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/u121572891.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" title="u12157289" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/u121572891.jpg?w=150" alt="" width="150" height="99" /></a></p>
<h2>2.5. Le nuove competenze emotive (<em>mood awareness, mood labeling, mood monitoring, cognitive la­beling</em>)</h2>
<p style="text-align:right;"><em>Bisognerebbe tentare di essere felici, non fosse altro per dare l’esempio.</em></p>
<p style="text-align:right;"><em>(Jacques Prévert)</em></p>
<p>L’umore è uno degli elementi più esplicitamente correlati alle energie mentali, e dalle forti capacità “contagiose”, in bene e in male.</p>
<p>Un umore è una condizione emotiva di maggiore durata rispetto al­l’emozione istantanea, e meno collegata ad un singolo evento scatenante.</p>
<p>I tipi di personalità sono invece tratti più duraturi che predispongono a tipi di umore specifici. Lottare contro l’eredità umorale appresa è una sfida nobile.</p>
<p>Secondo Thayer, l’umore è un prodotto di due dimensioni, l’energia e la tensione<a href="http://studiotrevisani.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftn1" target="_blank" rel="noopener">[1]</a>. Gli umori positivi avvengono in zone di energie elevate e stato di calma, mentre ci sentiamo peggio quando siamo in condizione di basse energie fisiche accompagnate a tensione emotiva.</p>
<p>Bassi livelli di energie mentali sono in genere accompagnati da condizioni umorali negative, tristezza, depressione, mentre alti livelli sono accompagnati da stati positivi, dal rilassamento sino alla gioia e all’euforia.</p>
<p>Ciò che ci interessa maggiormente in termini di coaching analitico è il concetto di <em>mood awareness</em><a href="http://studiotrevisani.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftn2" target="_blank" rel="noopener">[2]</a>, la consapevolezza dello stato umorale, una capacità specifica ed allenabile, composta da <em>mood labeling</em> (saper etichettare lo stato emotivo in corso) e <em>mood monitoring</em> (saper monitorare l’anda­mento del proprio umore, coscientemente, tener traccia delle variazioni).</p>
<p>Il <em>labeling</em>, in particolare, rappresenta il ponte essenziale tra il sentimento interno e la possibilità di comunicarlo.</p>
<p>Comunicare ad altri come ci si sente è importantissimo, ed è tema di cui si occupano molte ricerche, che giungono a inquadrare il concetto di empatia interna<a href="http://studiotrevisani.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftn3" target="_blank" rel="noopener">[3]</a>, o la capacità di capirsi. Questa dipende anche dalla capacità di trovare etichette (verbali) per gli stati cognitivi e per i sentimenti vissuti.</p>
<p>Conoscere i propri stati e non negarli è essenziale, ma poi serve la capacità di descriverli e – soprattutto &#8211;  l’occasione fisica, vera, di parlarne a qualcuno che ci ascolti.  Trovare oggi chi sia in grado da farci da contenitore emotivo è qualcosa di estremamente raro, ma non è su questo che mi voglio soffermare ora. Il fattore tecnico è che anche quando questa occasione di ascolto accade, non siamo sufficientemente capaci di esprimere i nostri veri sentimenti con precisione. Di questo ogni coach, leader o psicologo dovrebbe tenere conto.</p>
<p>Più in generale, la capacità di riuscire a dare nome e descrizione ai processi mentali in corso (<em>cognitive labeling</em> <em>skills</em>) permette di crescere psicologicamente.</p>
<p>Infatti, non è per nulla scontato sapere come ci si sente, riuscire a riflettervi sopra analiticamente, o riuscire a comunicarlo, prima che gli umori diventino distruttivi. Molti subiscono lo stato umorale passivamente, o non riescono a condividerlo, o essere ascoltati, e in questo modo non arrivano a scardinare i meccanismi che lo generano, o replicare stati positivi.</p>
<p>Le energie mentali producono specifici stati umorali. Nella fig. 2 vediamo diverse tipologie.</p>
<p><a href="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/ruota-stati-umore.png"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-675" title="ruota-stati-umore" src="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/ruota-stati-umore.png" alt="" width="500" height="365" srcset="https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/ruota-stati-umore.png 515w, https://www.studiotrevisani.it/wp-content/uploads/2009/12/ruota-stati-umore-300x219.png 300w" sizes="auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px" /></a></p>
<p>La domanda primaria rispetto allo schema evidenziato è “come ti senti?” L’attività di scavo deve riguardare invece il “perché ti senti così?”</p>
<p>All’interno delle risposte devono essere notati e scoperti i meccanismi di ragionamento che depotenziano e corrodono l’umore, le azioni e stili di vita che avvizziscono la persona, gli stili cognitivi disfunzionali, le aree su cui lavorare, e tutte le azioni invece positive da consolidare e rinforzare.</p>
<p>La psicoenergetica nel metodo HPM si occupa dei fattori psicologici che producono tali stati soggettivi o livelli di umore.</p>
<p>In questo lavoro, non è possibile astenersi dal giudizio, non è possibile evitare di applicare valori e criteri di riferimento personali.</p>
<p>In questo, il coaching differenzia sostanzialmente dalla psicoterapia non direttiva, in quanto arriva a dare giudizi di valore e indicare strade da perseguire.</p>
<hr size="1" /><a href="http://studiotrevisani.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftnref1" target="_blank" rel="noopener">[1]</a> Thayer, R. E. (1989), <em>The biopsychology of mood and arousal</em>, Oxford University Press, New York, NY.</p>
<p>Thayer, R. E. (1996), <em>The origin of everyday moods: Managing energy, tension and stress,</em> Oxford University Press, New York, NY.</p>
<p>Thayer, R. E. (2001), <em>Calm Energy</em>, Oxford University Press, New York, NY.</p>
<p><a href="http://studiotrevisani.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftnref2" target="_blank" rel="noopener">[2]</a> Woodhouse, S. S., Gelso, C.J. (2008), <em>Volunteer Client Adult Attachment, Memory for In-Session Emotion, and Mood Awareness: An Affect Regulation Perspective</em>, Journal of Counseling Psychology, v. 55, n. 2, pp. 197-208, Apr.</p>
<p><a href="http://studiotrevisani.wordpress.com/wp-admin/post-new.php#_ftnref3" target="_blank" rel="noopener">[3]</a> Jackson, E. (1986), <em>Internal Empathy, Cognitive Labeling, and Demonstrated Empathy, </em>Journal of Humanistic Education and Development, v. 24, n. 3, pp. 104-115, Mar.</p>
<p>______</p>
<p>Copyright, Articolo estratto con il permesso dell&#8217;autore, dal volume di Daniele Trevisani &#8220;<a href="https://www.studiotrevisani.it/hpm2/">Il Potenziale Umano</a>&#8220;, Franco Angeli editore, Milano.2009. Pubblicato con il contributo editoriale di <a href="https://www.studiotrevisani.it">Studio Trevisani Communication Research, Formazione e Coaching</a>.</p>
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			</item>
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		<title>Il buon funzionamento di un gruppo</title>
		<link>https://www.studiotrevisani.it/il-buon-funzionamento-di-un-gruppo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[DR. DANIELE TREVISANI]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2009 13:50:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[comunicazione interna efficace]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questioni di comunicazione interna, dal volume &#8220;Competitività Aziendale, Personale, Organizzativa&#8220;, Franco Angeli editore. Obiettivo Strumenti Sviluppare una cultura interna condivisa Realizzare piani formativi che pongano le fondamenta dei valori aziendali e definiscano le linee guida del management, i principi a cui ispirarsi. Contenuti del piano formativo da attuare in azienda: la missione aziendale e il &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questioni di comunicazione interna, dal volume &#8220;<a href="http://www.ibs.it/code/9788846417886/trevisani-daniele/competitivit-agrave-aziendale-personale-organizzativa.html?shop=4636" target="_blank" rel="noopener">Competitività Aziendale, Personale, Organizzativa</a>&#8220;, Franco Angeli editore.</p>
<table border="1" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td width="90" valign="top">Obiettivo</td>
<td width="354" valign="top">Strumenti</td>
</tr>
<tr>
<td width="90" valign="top">Sviluppare una cultura interna condivisa</td>
<td width="354" valign="top">
<ol>
<li>Realizzare piani formativi che pongano le   fondamenta dei valori aziendali e definiscano le linee guida del management,   i principi a cui ispirarsi.</li>
</ol>
<p><strong>Contenuti   del piano formativo da attuare in azienda</strong>:</p>
<ol>
<li>la missione aziendale e il BSS</li>
<li>la visione dell&#8217;impresa, dove vogliamo   arrivare</li>
<li>i nostri metodi di lavoro e la direzione per   obiettivi</li>
<li>le fasi della creazione del valore nel metodo   ALM (5 punti)</li>
<li>esercitazioni manageriali, analisi congiunte   di scenario</li>
<li>analisi congiunte di ridefinizione della   mission</li>
<li>analisi congiunte di creazione di visione</li>
<li>lo sviluppo del mix: tutti i manager   realizzano progetti di: sviluppo del prodotto, del servizio, del pricing,   della distribuzione, della comunicazione esterna, offrendo i loro contributi   settoriali specifici</li>
<li>l&#8217;analisi tramite check-list del metodo ALM</li>
<li>la gestione delle linee di azione con i   diversi interlocutori aziendali (con i fornitori, con i clienti, con i media,   ecc.)</li>
<li>l&#8217;impostazione dei comportamenti front-line e   lo sviluppo dell&#8217;argomentario aziendale di <em>corporate image</em> e <em>product   image</em> (vendita dell&#8217;impresa, vendita del prodotto)</li>
</ol>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="90" valign="top">Sviluppo di coesione e team-building</p>
<p> </td>
<td width="354" valign="top">
<ol>
<li>Creazione di task-force di progetto intersettoriali:   gruppi multiarea</li>
<li>Sviluppo della leadership di progetto con   affidamento di responsabiltà inequivocabili. Ogni manager e professional deve   essere responsabile di qualche progetto di miglioramento, anche limitato</li>
<li>Stage aziendali interni: favoriscono lo   sviluppo interculturale e l&#8217;acquisizione del know-how diffuso</li>
</ol>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="90" valign="top">Linguaggio comune</p>
<p> </td>
<td width="354" valign="top">
<ol>
<li>Sviluppo di un <em>corporate-identity book</em> da diffondere a tutto il personale,   contenente il breviario dei termini cardine della cultura aziendale. Da   affiancare all’attività formativa</li>
<li>Obbligo di lettura di alcuni testi cardine che   i manager devono assimilare per essere all&#8217;altezza del loro compito, con   successivi test di verifica</li>
</ol>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="90" valign="top">Eliminare lotta interna per le risorse e clan</p>
<p> </td>
<td width="354" valign="top">
<ol>
<li>Rotazione dei compiti (<em>job-rotation</em>) applicata ad ogni livello. Stage interni</li>
<li>Allocazione delle risorse orientata agli   obiettivi strategici</li>
<li>Formazione alla collaborazione e partnership</li>
<li>Allontanamento del personale che attua   comportamenti contrari allo sviluppo dell&#8217;impresa</li>
</ol>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="90" valign="top">Accrescere la    densità temporale</p>
<p> </td>
<td width="354" valign="top">
<ol>
<li>Costruzione di una <em>to-do-list</em> di breve e medio periodo, per ciascun settore e   persona, sviluppo di progetti settoriali tramite con tecniche Gantt</li>
<li>Consolidamento di progetti (incrocio tra   diagrammi Gantt) intersettoriali</li>
</ol>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="90" valign="top">Sviluppare estensione della prospettiva temporale</p>
<p> </td>
<td width="354" valign="top">
<ol>
<li>Fissare i punti di arrivo nel medio lungo   periodo, per l&#8217;azienda, per i singoli reparti/aree, e per i singoli   profili/persone</li>
<li>Definire i grandi traguardi pluriennali. Far   crescere la visione</li>
<li>Realizzare piani strategici di comunicazione   interna a tutto il personale (utilizzare tecnica e strategia di   comunicazione, strumenti e media evoluti e tradizionali, avvalersi di   professionalità adeguate interne ed esterne)</li>
</ol>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="90" valign="top">Responsabilità e rintracciabilità</p>
<p> </td>
<td width="354" valign="top">
<ol>
<li>Sviluppo della gestione aziendale per obiettivi   e direzione per obiettivi</li>
<li>Tradurre i progetti aziendali in diagrammi   attuativi (diagrammi Gantt) identificare ogni responsabilità di fase o step   del progetto a livello di persona. Non riunirsi senza i rispettivi diagrammi   Gantt</li>
<li>Definire le gerarchie di responsabilità &#8211;   organigramma <em>mission-oriented</em></li>
</ol>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="90" valign="top">Migliorare l&#8217;organizzazione e la produttività</p>
<p> </td>
<td width="354" valign="top">
<ol>
<li>Formare il personale sulle tecniche di   comunicazione interna e produttività computerizzata (o<em>ffice productivity tools</em>, networking interno elettronico,   intranet e extranet)</li>
<li>Diffondere il principio di minimizzazione dei   problemi</li>
<li>Realizzare progetti pilota sul miglioramento   organizzativo</li>
<li>Punire chi persevera nella devianza dalle   norme di buona organizzazione interna (es: continuare a scaricare su altri le   proprie responsabilità, ecc.)</li>
<li>Premiare i contributi rilevanti provenienti   dall’interno</li>
<li>Remunerare per obiettivi e per competenze</li>
</ol>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="90" valign="top">Combattere la demotivazione</p>
<p> </td>
<td width="354" valign="top">Realizzare sistemi incentivanti che leghino i   risultati aziendali alla remunerazione tramite:</p>
<ol>
<li>Partecipazione agli utili dell’azienda</li>
<li>Incentivi non monetari (benefits)</li>
<li>Pagamento in azioni e quote societarie</li>
<li>Incentivi alle contribuzioni per la crescita   aziendale (suggerimenti utili forniti, azioni particolarmente meritevoli,   impegno per la causa aziendale)</li>
<li>Collegamento tra retribuzione e indicatori   primari di performance (customer satisfaction, <em>customer loyalty</em>)</li>
<li>Collegamento tra retribuzione e competenze (<em>pay-per-knowledge</em>, <em>pay-per-skills</em>)</li>
<li>Realizzare formazione continua al personale,   tramite analisi periodica dei fabbisogni e interventi formativi di alta   qualità</li>
</ol>
</td>
</tr>
<tr>
<td width="90" valign="top">Migliorare la comunicazione interna</p>
<p> </td>
<td width="354" valign="top">
<ol>
<li>Creare reti di comunicazione elettronica   interna, sviluppo di sistemi organizzati di comunicazione tra uffici e aree (<em>cross-field communication</em>)</li>
<li>Definire sistemi di rintracciabilità delle   persone negli orari di lavoro</li>
<li>Formazione sulle tecniche di gestione delle   riunioni (<em>meeting-management</em> <em>skills</em>)</li>
<li>Realizzare bollettini, newsletter e altri   strumenti di publishing interno</li>
<li>Migliorare la capacità di ascolto direzionale   dei suggerimenti interni</li>
<li>Creare sistemi di ascolto delle opinioni del   personale e feedback (<em>bottom-up   communication</em>) e coinvolgimento decisionale</li>
<li>Sviluppo dei sistemi di comunicazione   direzionale al personale (<em>top-down   communication</em>) (frequenza, qualità della comunicazione, chiarezza,   contenuti dei messaggi, media, strategia di comunicazione interna   motivazionale, ecc.)</li>
<li>Sviluppo dei sistemi propositivi e di   comunicazione dal personale (circoli di qualità, suggerimenti su   organizzazione e produzione, micromiglioramenti) e loro stimolazione e   motivazione (b<em>ottom-up improvement</em>).</li>
</ol>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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