Potenziale e Performance

Dal mondo dei limiti al mondo della scoperta

Viviamo in un mondo limitato. O almeno così pensiamo. Ogni volta che valutiamo se inseguire o meno un sogno, o lasciarlo andare per sempre, scatta una valutazione – ampiamente inconscia – sulle risorse di cui disponiamo.

Le energie personali sono risorse che il soggetto possiede. Risorse interiori, non monetarie. Può esistere un forte divario tra le risorse che uno sente di avere (risorse percepite) e le risorse realmente disponibili se sviluppiamo la capacità di accedervi (risorse latenti).

Quando le due diverse “letture” non sono coincidenti, possono accadere diversi problemi, tra cui (1) la sottovalutazione delle proprie risorse (sentire di avere meno energie e competenze di quante se ne abbiano veramente), e (2) la iper-valutazione delle proprie risorse: contare su energie e competenze che in realtà non possediamo

Figura 1 – Gap o distanza tra la percezione di energie personali e le risorse reali

 

 

 

 

 Spesso non ci sentiamo pronti, non ci sentiamo all’altezza, vediamo le cose troppo difficili, ci ritiriamo, e questo stato riguarda un’innumerevole gamma di questioni: impegnarsi in una ricerca difficile, fare una scelta che continuiamo a posticipare, o azioni come parlare in pubblico, fare una presentazione, decisioni di vita come avere figli, assumere una responsabilità, cambiare lavoro, cambiare vita, coltivare una relazione difficile.

Le sfide sembrano insormontabili. Tuttavia, a volte accade qualcosa di sorprendente. In alcune di queste, quando ci si trova catapultati all’interno, si scopre di avere qualcosa dentro, qualcosa che non sospettavamo di avere.

Scoprire di avere questa energia nascosta, inconsapevole, sapere dove e come farla emergere, capire quanta è realmente, riuscire a portarla allo stato di coscienza, è un grande risultato. Se solo potessimo contarci fino in fondo accetteremmo molte più sfide e andremmo verso ideali ben più grandi di quelli che perseguiamo nel quotidiano. Questo aspetto riguarda sia la vita delle persone, ma anche quella delle aziende, che si nutrono dell’energia dei manager e di ogni singolo collaboratore.

Mi è capitato oramai troppe volte di osservare che dietro alla tristezza, o a vite che decadono, ma anche nascosti nei meandri dei malesseri organizzativi o problemi di mercato di un’azienda, si nascondo profonde crisi e mancanze di energie personali. Ho potuto notare questo fenomeno anche in campo sportivo, e nei rapporti interpersonali. La ricorrenza di questo fatto e le sue implicazioni sono di portata tale che ho dovuto, per necessità, studiarlo, se volevo andare alla radice del problema come consulente e formatore che aiuta persone e aziende ad evolvere: come aiutare le persone e le organizzazioni a crescere, a formarsi, a evolvere – se le energie mancano? A cosa servono tutti gli strumenti dell’universo se non c’è “fuoco sacro” e volontà?  

Ho notato, come professionista, che - quando voglio veramente andare alla radice di un aiuto forte, che produce effetti, e non voglio limitarmi ad un lavoro burocratico - devo veramente pormi il problema delle energie personali e dei team, delle persone per cui lavoro e di come queste riescono a produrre energie personali o invece ne sono deprivati, e di come queste forze ed energie fluiscono tra persone e nelle organizzazioni, e – non ultimo - dentro di me.

Non farlo mi lascia ad uno stato di superficie dal quale non riesco a fare niente di serio. Posso consegnare uno stupendo piano o progetto, ma se nessuno avrà la volontà di applicarlo, la forza di farlo, non verrà nemmeno sfogliato.

Se lavoro in uno spazio mentale in cui non si produce vero sviluppo e vera crescita, non sono appagato. Questo livello di superficie non mi accontenta né personalmente né professionalmente.

 Sono stato praticamente costretto ad aumentare sempre più le mie attenzioni e le mie attività di ricerca verso il tema del potenziale umano e delle energie personali, ma per quanto mi riguarda, è una sfida che ho accettato volentieri.

Consulenza dopo consulenza, corso dopo corso, lezione dopo lezione, ho preso coscienza di un problema, comune e devastante: è l’inconsapevolezza delle persone sul divario tra le loro risorse attuali (lo stato del momento) e le risorse potenziali (lo stato che può essere raggiunto con un opportuno lavoro allenante e formativo).

Troppo spesso si considera una situazione come data, nasce la rassegnazione, le persone si auto-castrano.

 

Figura 2 – Gap o distanza tra la stato attuale e stato potenziale

 

 

 

 

 

 

 


 

Come vediamo ogni giorno, le energie totali di cui dispone una persona non equivalgono alle energie accessibili.

Le energie a cui riusciamo ad attingere sono solitamente solo una frazione delle energie totali, come se un motore capace di sviluppare 200 cavalli di potenza riuscisse, per qualche strano motivo, a produrne solo 50. Ma non solo, il peggio è considerare quei 50 (limite attuale) fissi, inamovibili, rassegnatamente. Come cambierebbe la vita se riuscissimo a far uscire i 150 cavalli nascosti?

Saper come localizzare negli altri i blocchi, i “colli di bottiglia”, strozzature e impedimenti al pieno potenziale e alla performance, avere strumenti per poterli scientificamente localizzare, è un tema che mi affascina come ricercatore e di cui ho bisogno come professionista per essere efficace.

Un errore drastico, mortale, ma assolutamente comune, è il prendere una situazione attuale (stato attuale) e considerarla inamovibile, senza riflettere su quanto sia enorme e vasto il possibile salto di qualità che una persona o un team può fare, utilizzando le adeguate strategie formative, allenanti e le opportune stimolazioni esperienziali, didattiche, umanistiche.

Notiamo le due seguenti situazioni. Il soggetto A ha un margine di crescita, ma in alcuni punti del suo stato attuale le sue prestazioni collimano già con il suo potenziale.

Il soggetto B invece ha un enorme potenziale ancora da raggiungere, è può compiere enormi passi avanti. Tuttavia, se osserviamo le performance attuali di entrambi, le due persone al momento offrono lo stesso tipo di prestazione o rendimento, sembrano avere le stesse energie.

 

Figura 3 – Diversità tra stato attuale e stato potenziale

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

Il mio contributo vuole essere nella direzione di non sottovalutare il margine di crescita di ogni persona, in qualsiasi momento della vita.

Vuole cercare e costruire strumenti nuovi,  modelli che attingono a più aree del sapere, per intervenire sullo sviluppo del potenziale delle persone.

Vuole inoltre dare un messaggio positivo sul fatto che è importante osservare una persona non solo per quanto sembra essere il suo potenziale e quali sembrano essere le sue performance, ma su quello che può concretamente essere e diventare, con stimoli allenanti e formativi adeguati.

Per tutti, è bene riflettere sul potenziale reale nascosto, quelle energie e competenze che possiamo sviluppare se riuscissimo a smontare i vincoli, catene o freni.

E il gioco non è finito, come sostengono molti psicologi e coach, con la scoperta di “credenze autolimitanti”, da sostituire magicamente con “credenze potenzianti”. Lavoro importante, ma non sufficiente, da non spacciare come un programma di evoluzione completa del potenziale personale.

Il lavoro è ben più forte, occorre agire negli anni per costruire le competenze, sia micro che macro. Occorre prendersi carico di qualcosa di estremamente tangibile (la macchina fisica, il corpo), così come di qualcosa di etereo e impalpabile, l’anima, i valori che abbiamo o abbiamo smesso di avere, gli ideali, i principi guida che agiscono da ancoraggio alla motivazione.

Le performance sono una conseguenza. Si possono sviluppare con un lavoro adeguato di sviluppo, attivando diversi tipi di stimolazione o “lavoro” sulla persona (lavoro formativo, lavoro allenante, lavoro intellettuale, lavoro fisico).

La consapevolezza è che questo tipo di lavoro è indispensabile sia per l’individuo, che per le organizzazioni, che per l’intera società umana.

Un percorso di analisi delle risorse personali richiede di adottare numerosi e variati angoli di osservazione.

Figura 4 - Tipologie di analisi delle risorse personali e dei team

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Altre schede di Psicologia della Performance:

[Su]
[Psicologia delle Performance]
[Le 6 celle del potenziale]
[Visioni sulle performance]
[Potenziale e Performance]
[Il monitor interiore]
[Blocchi e Gatekeepers]
[Performance-Wellness]
[Emozioni e obiettivi]
[Competenze emotive]
[Mappe emotive]
[Limiti inferiori e superiori]

 

Dal volume: "Strategic Selling: Psicologia e Comunicazione per la Vendita"

Il libro di riferimento in Italia per lo sviluppo delle competenze di psicologia e comunicazione nella vendita, le strategie di vendita, i corsi di formazione nella vendita, la formazione per le vendite consulenziali e vendite complesse

 Strategic Selling: Psicologia e Comunicazione per la Vendita

Immergersi nella vendita significa prepararsi da professionisti

Lo strategic selling richiede un l'immersione in un sistema di equilibri delicato, così come l'apnea, richiede la massima concentrazione mentale e la liberazione da ogni rumore di fondo

 Prepararsi da professionisti

Modello ALM5 per le strategie di vendita, i corsi di formazione nella vendita, la formazione per le vendite consulenziali e vendite complesse

Prepararsi da professionisti della vendita significa:

  • applicare un approccio mentale da analista: volontà di esaminare, ricercare, prepararsi,capire e analizzare il sistema-cliente con il quale vogliamo interagire, e muoversi con strategia

  • conoscersi: essere assolutamente coscienti dei propri punti di forza e debolezza, caratteristiche del prodotto, dell'azienda, benefici erogabili, vantaggi per il cliente, e unicità

  • conoscere l'altro: esaminare le delicate mappe di potere e gli atteggiamenti che troviamo, strada facendo, nell'avvicinamento al cliente e durante il rapporto, e seguirne i mutamenti

  • costruire la relazione: creare una situazione nella quale la nostra presenza diventi indispensabile, e costituisca fattore di successo per il cliente stesso. Siamo un'arma da usare per le sue stesse strategie di sviluppo, non una semplice commodity, non semplici fornitori.

Esiste una grande confusione in campo aziendale su cosa sia la formazione. Alcuni pretendono di preparare negoziatori e venditori tramite un paio di ore di lezioni teoriche in cui vengono propinate teorie e concetti astratti, affidandosi a professori universitari che non hanno mai venduto niente in vita loro.

Altri si affidano a persone che li faranno camminare sul fuoco raccontandogli che questo li porterà a dominare l’universo, con l’effetto pratico di fargli bruciare i piedi (se va bene), o li trascinano in meeting di vendita in cui dovranno cantare e ballare come poveri deficienti deliranti.

Altri assegnano incarichi a società di consulenza blasonate (le tante Consulting), e sperano di risolvere il problema (avere negoziatori e venditori preparati) affidandosi a presunti Guru che mostrano diapositive sfavillanti, frasi ad effetto, autori dai nomi esotici e famosi. Utile, ma insufficiente.

Altri ancora puntano sul “fai da te”, facendo affiancare i giovani a venditori anziani, senza filtro, con l’effetto pratico di propagare e disseminare tutti i loro errori per generazioni e generazioni. Un disastro che si perpetua.

Più che una formazione classica, serve una forte “sensibilizzazione”, qualcosa che vada oltre le regole stereotipate. Ad esempio, imparare a vedere come noi reagiamo alle comunicazioni altrui, come funziona il nostro dialogo interno[1], capire come esaminare una conversazione e cogliere le sue mosse strategiche, preparasi ad essere analisti.

  • La formazione seria è una forma di apprendimento molto forte, parte da un’autoanalisi che nessun PowerPoint può sostituire, e ci chiede di fare i conti con chi siamo veramente.

  • Al contrario dei seminari tenuti dai “corsifici”, un buon coaching in profondità (coaching personale o team coaching) può aiutare la persona e il team a prestare attenzione a ciò che prima gli sfuggiva, e questo non ha niente a che fare con la formazione classica.

Bisogna aiutare le persone a muoversi da professionisti, a “pensare” come professionisti. La ricerca del Potenziale Umano che si nasconde in ogni persona non è né facile né immediata, lo sappiamo tutti benissimo. Ma, a volte, cerchiamo scorciatoie che non esistono.

Le situazioni in cui la comunicazione cambia le cose sono tante.

  • Possiamo avere un colloquio di lavoro nel quale si decide una svolta nella vita, nel quale far emergere chi siamo e cosa valiamo.

  • Gli effetti di ogni parola e di ogni gesto saranno sommatori e decisivi.

  • Lo stesso bisogno di essere comunicatori efficaci tocca il problema di trovare un finanziatore per progetto, o un sogno da concretizzare.

Tante situazioni, un denominatore comune: il risultato delle attività di comunicazione e negoziazione cambia la vita. Affrontare questo mondo intrigante richiede l’esame di molte variabili. Ma cerchiamo prima un tratto comune e valutiamo quali sono le poche certezze di cui disponiamo.

Una prima consapevolezza di fondo è il bisogno di una grande serietà in chi opera nel mondo della comunicazione e della negoziazione complessa: essere coscienti del fatto che dagli esiti di una trattativa strategica dipendono svolte di tipo professionale, effetti che cambiano la vita, propria o altrui.

Se condotte bene, gettano le basi per un futuro migliore. Se condotte male, producono danni enormi.

Una seconda certezza: per comunicare bene serve formazione specifica, l’abito mentale di chi si prepara alla negoziazione, dedica ad essa risorse mentali, la gestisce come un’attività professionale e strategica (approccio mentale del Get-Ready Mind Set), e non trascura i dettagli[2].

Una terza certezza è il bisogno di curare la “macchina” del venditore, negoziatore o comunicatore, ancora prima di preoccuparci delle sue prestazioni esterne. Una persona che sta bene, piena di energie fisiche e mentali, avrà ottime chance di esprimere anche il suo potenziale comunicativo. Al contrario, una persona fisicamente debilitata o esaurita, e psicologicamente stanca o che si sente fuori ruolo, non farà altro che errori continui.

Come sottolinea un collega e amico, importante psicologo e counselor italiano, allenatore della nazionale italiana di Apnea e di campioni del mondo di apnea, quando ci si “immerge” nelle relazioni e nelle negoziazioni si va incontro, come fa un apneista, anche a se stessi e al proprio inconscio.

Possono emergere paure o incongruenze, ansie e timori ragionevoli o irragionevoli, coscienti o subcoscienti.

  • Se questi ci bloccano, ci rallentano, ne subiremo gli effetti negativi.

  • Al contrario una persona che abbia fatto un lavoro profondo su di sé può “immergersi” tranquillamente sia in acqua che nella più difficile trattativa, senza perdere in consapevolezza emotiva e rimanendo sostanzialmente sereno nonostante l’ambiente difficile che lo circonda[3].
 


 


[1] Per il dialogo interiore nelle situazioni di consumo e scelta di acquisto, vedi Bahl, S. e Milne G. R. (2010), Talking to Ourselves: A Dialogical Exploration of Consumption Experiences, in Journal of Consumer Research, Vol. 37, June 2010.

[2] La preparazione mentale a compiti successivi, e l’utilizzo delle risorse mentali, nella Consumer Research, è stata affrontata in un articolo specifico. Vedi Bosmans Anick, Pieters Rik e Baumgartner Hans (2010), The Get Ready Mind-Set: How Gearing Up for Later Impacts Effort Allocation Now, in Journal of Consumer Research, Vol. 37, June 2010.

[3] Manfredini, Lorenzo (2010), Appunti di counseling, materiale didattico riservato, Associazione Olos e Istituto di Dinamica Mentale, Ferrara.

(vedi altre schede sul volume per ulteriori contenuti)
 

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