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1.2. Ricercare una visione ispiratrice per il percorso: le tre zone del cambiamentoPrima di acquistare un biglietto per una vacanza, occorre decidere il tipo di esperienza che si vuole vivere. È necessario ispirarsi ad una visione, a volte questo significa sognare, guardare oltre, decidere se si desidera viaggiare per far raccolta di fotografie o di emozioni, se stare da soli o in compagnia, e di chi. In altre parole, serve una visione ispiratrice. Anche nel cambiamento organizzativo siamo di fronte a questa scelta di fondo. Un meta-modello, una visione ispiratrice che governa i modelli specifici di cui ci occupiamo, è il modello metabolico. Nella nostra visione, ogni soggetto (persona, team o azienda) - impegnato in un percorso di cambiamento - può essere assimilato ad una cellula. Una cellula che “respira” è viva, una cellula imprigionata in se stessa è morta. Il sistema-cellula scambia informazioni o sostanze con l’ambiente esterno, muta, evolve, si sforza di far entrare sostanze nutrienti, e cerca di espellere cataboliti (sostanze di scarto), veleni o sostanze tossiche. Agire sul cambiamento significa dare impulso a tali dinamiche. Ogni sistema vivente, piccolo o grande - se desidera vivere - deve continuamente lavorare per mantenere i suoi equilibri interiori in un ambiente che cambia senza sosta. Il funzionamento descritto assomiglia molto a quello di una macchina, o di una unità biologica, tuttavia la dinamica del cambiamento psicologico, culturale e organizzativo, non è estranea a questi processi. Diversi approcci alla psicologia, come la Bioenergetica, riconoscono questo tipo di funzionamento: ... un qualsiasi organismo, per quanto complicato, funziona sempre, nel suo insieme, come un’unica cellula. Le funzioni vitali dell’organismo quali l’espansione e la contrazione, la tensione verso l’esterno ed il ritiro in sé o all’indietro, l’assorbimento e l’emissione, sono regolate da quello che è conosciuto come principio del piacere[1]. In altre parole, il cambiamento positivo cerca di portare tendenzialmente una persona o un sistema verso uno stato di maggiore piacere e soddisfazione (“andare verso”), rifuggendo da dolore e disagio (“allontanarsi da”). Questo prototipo di funzionamento generale ha tuttavia delle aberrazioni pratiche e apparentemente illogiche, come la persistenza volontaria in uno stato di disagio o l’assunzione di sostanze (fisiche) o credenze (mentali) che causano danni all’organismo. Nel capitolo sull’omeostasi esamineremo come questi fatti siano da collegare ai meccanismi di regressione verso l’abitudine, il tentativo di mantenere equilibri, anche se precari o dannosi, mosso dalla pulsione umana verso la sedentarietà o dalla difesa del carattere da attacchi esterni. Lottare contro questi antagonisti del cambiamento, tra cui la “resistenza” e la regressione, fa parte di una analisi registica del cambiamento. In termini metaforici, possiamo evidenziare in un sistema umano che cambia tre differenti attività prima di tutto mentali, che corrispondono ad altrettante operazioni psicologiche pratiche e concrete: acquisire, consolidare, espellere. Nel metodo delle Regie il cambiamento è visto come un meccanismo nel quale è necessario far luce su (1) cosa sia bene acquisire, far entrare (2) cosa sia bene mantenere, consolidare e (3) di cosa sia invece opportuno disfarsi, abbandonare, lasciare. Si tratta del principio di base del metabolismo, la cui sostanza vale in ogni processo di cambiamento personale o aziendale, terapeutico o formativo. Riepilogando, le tre aree di analisi principali individuate nel “modello metabolico” sono:
· Zona 1: cedere, rimuovere, abbandonare, rinunciare a ..., disapprendere, lasciar andare, disfarsi di... · Zona 2: consolidare, mantenere, aggrapparsi a, rafforzare, ancorarsi a... · Zona 3: acquisire, imparare, apprendere, assimilare, far entrare...
Il lavoro mentale di focusing (identificazione, localizzazione, far luce, far uscire dalla nebbia) consiste nella ricerca di quali siano i contenuti delle tre aree. Senza un focusing adeguato, una azione che intende produrre cambiamento può diventare persino controproducente o avere effetti opposti a quelli desiderati. Fig. 1 – Il cambiamento e le zone del di cambiamento
Riflessioni operative: · analizzare cosa il soggetto (persona o sistema) deve disapprendere, abbandonare, eliminare dal proprio modo di essere, di agire o pensare; · analizzare e rafforzare gli ancoraggi di identità, di comportamento e di atteggiamento, sui quali si costruisce la propria solidità interiore; · valutare i bisogni di apprendimento, sia come conoscenza da immettere, che come comportamenti o atteggiamenti da far entrare per produrre sviluppo positivo. Dal volume di Trevisani, Daniele (2007). Regie di Cambiamento. Approcci integrati alle risorse umane, allo sviluppo personale e organizzativo, e al coaching. FrancoAngeli, Milano. Diritti di riproduzione riservati. Sono possibili gli utilizzi per fini formativi, didattici e di ricerca; in ogni utilizzo o citazione è sempre obbligatoria la citazione dell’autore e della fonte. Altri materiali al sito www.studiotrevisani.it/hpm1
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