|
1
|
- Communication Research n. 2/2006
- Tratto dal volume “Negoziazione Interculturale: comunicazione oltre le
barriere culturali”, di Daniele Trevisani. Franco Angeli editore, 2005,
cap. 8 Empatia e tecniche di ascolto empatico
- Elaborazione a cura di:
- dott. Daniele Trevisani, Studio Trevisani www.studiotrevisani.it
- In collaborazione con www.marketingolistico.it
|
|
2
|
- Empatia (versione semplificata) riuscire a porsi nei panni degli altri,
capire cosa gli altri pensano, come vedono le cose, dal loro punto di
vista.
- Empatia (aspetto tecnico): capacità di sintonizzarsi comunicativamente
per comprendere le dinamiche del flusso psicofisiologico vissuto da un
soggetto che esperisce realtà interiori e percettive diverse dalle
nostre.
|
|
3
|
|
|
4
|
- Nel metodo ALM distinguiamo alcuni tipi principali di empatia
- In base agli angoli di osservazione:
- Empatia comportamentale: capire i comportamenti e le loro cause, capire
il perché del comportamento e le catene di comportamenti correlati.
- Empatia emozionale: riuscire a percepire le emozioni vissute dagli
altri, capire che emozioni prova il soggetto (quale emozione è in
circolo), di quale intensità, quali mix emozionali vive l’interlocutore,
come le emozioni si associano a persone, oggetti, fatti, situazioni
interne o esterne che l’altro vive.
- Empatia relazionale: capire la mappa delle relazioni del soggetto e le
sue valenze affettive, capire con chi il soggetto si rapporta
volontariamente o per obbligo, con chi deve rapportarsi per decidere,
lavorare o vivere, quale è la sua mappa degli “altri significativi”, dei referenti, degli interlocutori, degli
“altri rilevanti” e influenzatori che incidono sulle sue decisioni, con
chi va d’accordo e chi no, chi incide sulla sua vita professionale (e in
alcuni casi personale).
- Empatia cognitiva (o dei prototipi cognitivi): capire i prototipi
cognitivi attivi in un dato momento del tempo, le credenze, i valori, le
ideologie, le strutture mentali che il soggetto possiede e a cui si
ancora.
|
|
5
|
- L’ascolto è una delle abilità più
critiche della comunicazione interculturale. Lo stereotipo classico del
comunicatore intento a “parlare sull’altro”, a “vincere nella
conversazione”, ad avere sempre l’ultima parola è sbagliato.
- L’approccio empatico prevede una
concezione opposta: ascoltare in profondità per capire la mappa mentale
del nostro interlocutore, il suo sistema di credenze (belief system), e
trovare gli spazi psicologici per l’inserimento di una proposta.
|
|
6
|
|
|
7
|
- curiosità;
- partecipazione reale all’ascolto, non finzione;
- riformulazione dei contenuti;
- pluralità di approcci di domanda (domande aperte, chiuse, di
precisazione, di focalizzazione, di generalizzazione);
- centratura sul vissuto emotivo;
- segnali non verbali di attenzione;
- segnali paralinguistici di attenzione, incoraggiamento ad esprimersi,
segnali “fatici” (segnali che esprimono il fatto di essere presenti e
attenti);
|
|
8
|
- disinteresse interiore;
- fingere un ruolo di ascolto solo per dovere professionale;
- giudizio sui contenuti, commenti;
- monotonia nel tipo di domande;
- centratura esclusiva sui fatti;
- body language che esprime disinteresse o noia;
- scarsa dimostrazione di interesse e attenzione al flusso di pensiero.
|
|
9
|
- Durante le fasi di ascolto è necessario:
- non interrompere l’altro;
- non giudicarlo prematuramente;
- non esprimere giudizi che possano bloccare il flusso comunicativo
altrui;
- non distrarsi, non pensare ad altro, non fare altre attività mentre si
ascolta (tranne prendere eventuali appunti), usare il pensiero per
ascoltare, non vagare;
- non correggere l’altro mentre afferma, anche quando non si è d’accordo,
rimanere in ascolto;
- non cercare di sopraffarlo;
|
|
10
|
- L’atteggiamento empatico verso l’altro è un modo di essere, che prevede:
- non cercare di dominarlo;
- non cercare di insegnarli o impartire verità, trattenere la tentazione
di immettersi nel flusso espressivo per correggere qualcosa che non si
ritiene corretto;
- non parlare di sè;
- testimoniare interesse e partecipazione attraverso i segnali verbali e
il linguaggio del corpo;
|
|
11
|
|
|
12
|
|
|
13
|
- tecniche verbali di ascolto attivo;
- tecniche paralinguistiche di ascolto attivo;
- tecniche non verbali di ascolto attivo.
|
|
14
|
- Comprende parole che segnalano attenzione e comprensione.
- Domande aperte: chi, dove, quando, come, perché, con chi, in quale modo,
in quali tempi, per quanto, cos’altro... e altre domande che consentano
di allargare il discorso e precisarlo.
- Domande chiuse o di precisazione: verifica di parti del contenuto
tramite domande che prevedano una risposta di tipo “Si/No” o altre
categorie precise “molto/poco”, “prima/dopo” e altre di questo tipo.
- Tecnica dello specchio (riflessione del contenuto): ripetizione di frasi
o parti di frasi dette dalla controparte, senza modifiche e alterazioni.
La tecnica dello “specchio” proviene dalle metodologie di ascolto
empatico utilizzate nel colloquio terapeutico Rogersiano[1]. È una
tecnica di origine psicoterapeutica, che consente al “cliente” di far
emergere i contenuti e riflettersi nei contenuti stessi da egli
espressi.
- Parafrasi: utilizzo del “come se”. Ricerca della comprensione di quanto
detto, con l’uso di metafore o esempi che cercano di valutare se si è
realmente compreso il senso profondo di quanto la controparte dice.
- Sintesi storica: ripetizione di quanto asserito, sotto forma di
riassunto dei punti salienti della “storia”.
- Incoraggiamenti verbali: es, “bene”, “interessante”, “si”, “ok”.
- [1] Rogers, Carl R. (1961). On becoming a Person. Boston, Houghton
Mifflin.
- Rogers, Carl R. (1951). Client-Centered Therapy: Its Current Practice,
Implications, and Theory. Boston, Houghton Mifflin.
|
|
15
|
|
|
16
|
- Utilizzano l’atteggiamento del corpo per esprimere interesse:
- postura, aperta ed inclinata in avanti per indicare disponibilità;
- avvicinamento e allontanamento (prossemica): ridurre la distanza con
l’interlocutore nei momenti di maggiore interesse, allontanarsi nei
momenti di distensione;
- espressione del volto: non dubitativa, ironica o aggressiva, ma attenta
e partecipativa;
- sguardo attento e diretto;
- movimenti delle sopracciglia associati a punti salienti del discorso
altrui;
- cenni del capo, cenni assenso o di diniego;
- gesti morbidi, lenti e rotatori per comunicare senso di rilassamento e
incoraggiare ad andare avanti nella conversazione;
- metafore non verbali utilizzando il body language, che dimostrano
comprensione di quanto detto dalla controparte.
|
|
17
|
- Per avviare il flusso empatico occorre utilizzare:
- curiosità e interesse;
- parafrasi: ripetere con le proprie parole quanto capito (questo non
equivale ad essere d’accordo con quanto detto dall’altro);
- sintesi e riassunti: riformulare la “storia” nei suoi punti salienti,
per consolidare quanto raccolto;
- direzionare l’ascolto tramite domande mirate (ricentraggio
conversazionale) per chiarire i punti ancora oscuri o poco chiari;
- evitare domande eccessivamente personali finche non si sia creato un
rapporto;
- offrire al parlante la possibilità di dare feedback sul fatto che quanto
capito sia corretto, accurato o invece distorto o lacunoso;
- Atteggiamento empatico:
- leggere le parole ma anche i segnali non verbali per valutare i
sentimenti e stati d’animo;
- verificare la corretta comprensione sia dei sentimenti che del
contenuto, non ignorare l’aspetto dei sentimenti;
- non dire alle persone come dovrebbero sentirsi o ciò che dovrebbero
pensare.
|
|
18
|
- Disponibili al sito www.studiotrevisani.it/alm4
|
|
19
|
- Realizzazione: www.studiotrevisani.it
- Copyright: per i testi pubblicati: Franco Angeli Editore, Milano; per i
materiali autonomi: Studio Trevisani Human Performance & Communication
Research, Ferrara.
- Ogni diritto riservato. Vietata la riproduzione anche parziale senza
l’autorizzazione dei titolari del copyright
- Per segnalare ad un amico o collega la possibilità di ricevere
gratuitamente la rivista clic qui
|