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Principio di reciprocità e competitività relazionaleQual è il segreto dei flussi di valore competitivo? Il metodo ALM identifica nel principio di reciprocità il cardine della creazione di flussi duraturi e funzionanti realmente. Per reciprocità si intende il conseguimento del livello di transazione che massimizza e ottimizza con equità il valore nello scambio tra due soggetti, soddisfacendo le esigenze di entrambi. Non è competitivo quindi - secondo questo principio - il flusso elevato di valore dal cliente (prezzo alto) cui corrisponda valore basso da parte dell'azienda, anche se il bilancio monetario è favorevole all'impresa (guadagnare molto non equivale a successo, se il valore in uscita non è altrettanto elevato). Il motivo della scarsa competitività è semplice: appena il cliente se ne accorgerà, cambierà fornitore, generando inoltre un flusso corrosivo di immagine negativa, minandone alla base la credibilità. Le possibilità di cambio di fornitore, oggi, sono ampie e variegate nel mercato globale, e nessuno può godere di barriere sicure e rendite di posizione. Il metodo ALM si prefigge di guidare le scelte strategiche dell'impresa verso la creazione di relazioni forti, legami selettivi ma duraturi e stabili con i clienti e i fornitori - obiettivo alla cui radice si colloca la ricerca di un rapporto di soddisfazione reciproca: un vero cardine delle relazioni vincenti e competitive, aziendali e personali. Due quindi sono le variabili principali in gioco nel concetto di reciprocità: da un lato la customer satisfaction - soddisfazione del cliente relativa al prodotto e al processo di acquisto - e dall'altro la company satisfaction: soddisfazione dell'azienda relativa ai flussi di valore in entrata (economici e non economici) apportati dal cliente. Figura 31 - Reciprocità delle relazioni
Il principio di reciprocità si basa sull'assunto che la customer satisfaction e la company satisfaction non siano - isolate l'una dall'altra - condizioni sufficienti per il successo dell'impresa. Solo una compresenza dei due fattori può generare relazioni forti e stabili tra soggetti sul mercato. Principio 13 – Della reciprocità negli scambi § La competitività aziendale dipende dalla capacità di stabilire relazioni di soddisfazione per entrambi i soggetti di una transazione (azienda-cliente, azienda fornitore), generando soddisfazione reciproca (modello WIN-WIN). § Risultati eccellenti per una sola delle parti o comunque sbilanciati determinano l'insostenibilità della relazione nel lungo periodo. § La reciprocità deriva, per il cliente, dall'ottenere dal prodotto l'effetto desiderato, dalla valutazione dell'equità del prezzo pagato, dalla facilità di accesso e fruizione del prodotto, dalla coerenza tra immagine del prodotto e auto-immagine sommata ad altri flussi immateriali. § Essi devono bilanciare il flusso che il cliente eroga all'azienda: remunerazione economica adeguata, rispetto e stima dal cliente, e altri flussi non economici e immateriali. Fonte: Daniele Trevisani "Competitività Aziendale, Personale, Organizzativa: Strumenti di sviluppo e creazione del valore". Franco Angeli editore. © Copyright. Altri articoli di Management
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Dal volume: "Strategic Selling: Psicologia e Comunicazione per la Vendita"Il libro di riferimento in Italia per lo sviluppo delle competenze di psicologia e comunicazione nella vendita, le strategie di vendita, i corsi di formazione nella vendita, la formazione per le vendite consulenziali e vendite complesse Immergersi nella vendita significa prepararsi da professionistiLo strategic selling richiede un l'immersione in un sistema di equilibri delicato, così come l'apnea, richiede la massima concentrazione mentale e la liberazione da ogni rumore di fondo Prepararsi da professionisti
Prepararsi da professionisti della vendita significa:
Esiste una grande confusione in campo aziendale su cosa sia la formazione. Alcuni pretendono di preparare negoziatori e venditori tramite un paio di ore di lezioni teoriche in cui vengono propinate teorie e concetti astratti, affidandosi a professori universitari che non hanno mai venduto niente in vita loro. Altri si affidano a persone che li faranno camminare sul fuoco raccontandogli che questo li porterà a dominare l’universo, con l’effetto pratico di fargli bruciare i piedi (se va bene), o li trascinano in meeting di vendita in cui dovranno cantare e ballare come poveri deficienti deliranti. Altri assegnano incarichi a società di consulenza blasonate (le tante Consulting), e sperano di risolvere il problema (avere negoziatori e venditori preparati) affidandosi a presunti Guru che mostrano diapositive sfavillanti, frasi ad effetto, autori dai nomi esotici e famosi. Utile, ma insufficiente. Altri ancora puntano sul “fai da te”, facendo affiancare i giovani a venditori anziani, senza filtro, con l’effetto pratico di propagare e disseminare tutti i loro errori per generazioni e generazioni. Un disastro che si perpetua. Più che una formazione classica, serve una forte “sensibilizzazione”, qualcosa che vada oltre le regole stereotipate. Ad esempio, imparare a vedere come noi reagiamo alle comunicazioni altrui, come funziona il nostro dialogo interno[1], capire come esaminare una conversazione e cogliere le sue mosse strategiche, preparasi ad essere analisti.
Bisogna aiutare le persone a muoversi da professionisti, a “pensare” come professionisti. La ricerca del Potenziale Umano che si nasconde in ogni persona non è né facile né immediata, lo sappiamo tutti benissimo. Ma, a volte, cerchiamo scorciatoie che non esistono. Le situazioni in cui la comunicazione cambia le cose sono tante.
Tante situazioni, un denominatore comune: il risultato delle attività di comunicazione e negoziazione cambia la vita. Affrontare questo mondo intrigante richiede l’esame di molte variabili. Ma cerchiamo prima un tratto comune e valutiamo quali sono le poche certezze di cui disponiamo. Una prima consapevolezza di fondo è il bisogno di una grande serietà in chi opera nel mondo della comunicazione e della negoziazione complessa: essere coscienti del fatto che dagli esiti di una trattativa strategica dipendono svolte di tipo professionale, effetti che cambiano la vita, propria o altrui. Se condotte bene, gettano le basi per un futuro migliore. Se condotte male, producono danni enormi. Una seconda certezza: per comunicare bene serve formazione specifica, l’abito mentale di chi si prepara alla negoziazione, dedica ad essa risorse mentali, la gestisce come un’attività professionale e strategica (approccio mentale del Get-Ready Mind Set), e non trascura i dettagli[2]. Una terza certezza è il bisogno di curare la “macchina” del venditore, negoziatore o comunicatore, ancora prima di preoccuparci delle sue prestazioni esterne. Una persona che sta bene, piena di energie fisiche e mentali, avrà ottime chance di esprimere anche il suo potenziale comunicativo. Al contrario, una persona fisicamente debilitata o esaurita, e psicologicamente stanca o che si sente fuori ruolo, non farà altro che errori continui. Come sottolinea un collega e amico, importante psicologo e counselor italiano, allenatore della nazionale italiana di Apnea e di campioni del mondo di apnea, quando ci si “immerge” nelle relazioni e nelle negoziazioni si va incontro, come fa un apneista, anche a se stessi e al proprio inconscio. Possono emergere paure o incongruenze, ansie e timori ragionevoli o irragionevoli, coscienti o subcoscienti.
[1] Per il dialogo interiore nelle situazioni di consumo e scelta di acquisto, vedi Bahl, S. e Milne G. R. (2010), Talking to Ourselves: A Dialogical Exploration of Consumption Experiences, in Journal of Consumer Research, Vol. 37, June 2010. [2] La preparazione mentale a compiti successivi, e l’utilizzo delle risorse mentali, nella Consumer Research, è stata affrontata in un articolo specifico. Vedi Bosmans Anick, Pieters Rik e Baumgartner Hans (2010), The Get Ready Mind-Set: How Gearing Up for Later Impacts Effort Allocation Now, in Journal of Consumer Research, Vol. 37, June 2010. [3] Manfredini, Lorenzo (2010), Appunti di counseling, materiale didattico riservato, Associazione Olos e Istituto di Dinamica Mentale, Ferrara. (vedi
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